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Smog-fog

20171021_185015Smog. Fog…”Non aprite quella porta”, (che sembra il titolo di un film) anzi, porte e finestre, meglio se chiuse;  tra una pagina e l’altra della “preghiera laica mattutina”, cosi come sosteneva Hegel,  e un orecchio a radio e tv, dopo aver sorseggiato il mio caffè nero bollente, scendo per strada e osservo gente che corre, felpe addosso, indicatori o meglio “riti” di passaggio, che ci  segnalano che…c’era una volta l’estate e ora l’autunno. A pochi passi da ieri e da domani. È il periodo giusto per prendere un treno è lasciarsi inghiottire da nebbie padane. Per ora resto e opto per  un giro in centro, di Torino, mani nelle tasche, rasentando via Roma, dove c’era La Stampa mentre oggi,  a due passi da quel luogo resta solo l’insegna del bar che la ricorda. Osservo di tutto un po’, attentamente, in attesa dell’uscita didattica, presso La Stampa. Un pochino di storia non guasta mai: ma dirigo a piedi e poi in metro  da  piazza Solferino a via Lugaro passando appunto per via Roma. Di  freddo penso solo ai titoli, come a quelli caldi. Al sommario, all’editoriale, alle colonne, di via Roma, e del giornale. All’occhiello

 

20171019_192431Al rientro, un giro veloce in un supermercato. Una bottiglia, Coca-cola Senigallia, sola soletta,  mi ricorda la “bella estate” e altro o oltre. Mi ricorda il mare, la spiaggia, il velluto e lei vellutata, il faro i suoi occhi.Non ho nessuna intenzione di lasciarla sola. Ecco, le faccio l’occhiello, anzi no, l’occhiolino. Ho sempre la scuola “in testa”. La prendo con me e alla cassa pago, insieme ad altre cose. Esco, immerso nella nebbia recupero casa, scala, appartamento. Sprofondo sul divano in compagnia di  un litro di buonissimi….ricordi.

A Torino

A Torino oggi non c’e’ il sole di ieri e il tepore gioca a nascondino. Non importa: sempre meglio del freddo polacco. Manciate di coriandoli sparsi lungo le vie torinesi, sono  indice di Carnevale alle porte di qualcuno,  anche nostro.  Cento,  Venezia,  Viareggio, Fano e Senigallia non sono poi così distanti da Gianduja. Tempo speso al “recupero” delle notizie durante il tempo “polacco”. I giornali,  in una settimana,  mi sono davvero mancati e cosi i tg. A proposito: l’escursione termica tra i meno 8 gradi di Cracovia e i nostri “piu'” torinesi fanno sembrare questo clima l’inizio di primavera. Anche se non è  così. Lavati,  stesi,  asciugati,  stirati maglioni e “compagnia”;  idem per  zaino uno e zaino due,  lavati e appesi al chiodo. Ora,  ” viaggero’ da solo,  come scriveva la Perosino. Che dire? La scuola è  ripresa normalmente venerdì,  anche se in realtà  sono io che ho ripreso dato che le attività  didattiche han sempre funzionato regolarmente. La politica rimanda le discussioni interne al PD,  Renzi,  maggioranza,  Bersani,  minoranza,  D’Alema e compagnia,  la sinistra che si aggrega, dopo lo scioglimento di Sel,  intorno ad un nuovo soggetto politico;    Baggio,  divin codino,  festeggia i 50 anni nelle zone terremotate,  esprimendo così la sua solidarieta’ verso quelle popolazioni private di molto,  il Festival di Sanremo ha espresso il suo trionfatore e “partorito” come sempre le sue polemiche sulle esclusioni dei Big. Ci sarebbe molto altro da raccontare osservando lo zaino da poco relegato in soffitta,  ma preferisco avanzare nuove argomentazioni piuttosto che avvitarmi su quelle vecchie. Sfioro lentamente la dolcevita e gia’ mi entusiasmo per non avere addosso altri due maglioni. Va bene così. È  sufficiente. Osservo un’altra volta lo zaino: una buona impresa all’insegna del “siate realisti: chiedete l’impossibile” (Camus).

Senigallia-Ancona

Senigallia.agosto 2016 foto Borrelli RomanoE’ certamente una situazione coinvolgente emotivamente risvegliarsi col sole che filtra attraverso le fessure delle finestre lasciate leggermente distese ma non aperte. Il vento smuove lentamente le tende e se ne sente il fruscio un po’ come quegli abiti succinti di certe donne,  la sera,  col vento contro. La chiave,  adagiata la sera prima sul comodino che affonda  in tutte le cose alla rinfusa, messe a riposo. “Devo mettere ordine in tutta questa confusione,  ma sono già  le 8,  devo fare colazione. Per  sistemare il tutto,  ho tempo dopo. Ora le idee si moltiplicano”. E così pensando faccio gracchiare anche la mia tv. Appena apro la porta e un treno ad alta velocità  sembra entrare in stanza. Ad affacciarsi lungo il corridoio,  da alcune stanze provengono rumori di tv che gracchiano notizie del giorno mentre in altre ancora docce che lasciano correre acqua. Chi corre invece,  è  li fuori,  tra mare e stabilimenti e qualche palma. Dopo aver chiuso  la porta della stanza numero.. alla perfezione e aver fatto  una rampa di scale i 5 sensi si attivano.Senigallia h.hamburg foto Borrelli RomanoHotel Hamburg Senigallia foto Borrelli Romano.3 8 La colazione e’ gia’ pronta. Basta solo scegliere. Cosa e dove: fuori? Dentro?  Operazione non semplice,  a onor del vero. Fuori. Mare. Sabbia. Panorama. Un pensiero a oggi,  con lo sguardo a ieri e domani. Orizzonte che si apre e fantadie da concretizzare e dar corpo. Conchiglie.  Mare. Navigare. Viaggiare. Fantasia,  virtuale. Reale. Cappuccino,  brioches,  dolci,  vaschette di miele. Miele. “Dove è  il miele? ” Terminata colazione 4 passi e piu’. Senigallia, ag 2016 foto Romano BorrelliLa rotonda, la data,  mese e anno,  un po’ di metri,  il fiume,   il faro. Faro Senigallia.foto Borrelli RomanoMi piace. “Si,  gia’ scritto… Frenesia,  caratteristica estiva,  forse apparente. Chi corre,  Chi pedala,  Chi ginnastica in mare. La calca anche sul marciapiede. E’ ancora presto. Mi piace l’ombra e la “piazza” che crea,  dove,  raccolti a gruppettini,  scambiano parole e organizzano la giornata giovani e anziani. Senigallia,3 8 2016 Borrelli Romano fotoUno parla gli altri ascoltano. Uno parla,  gli altri ridono. Un gatto sembra osservarli,  ma oltre e’ in sosta un furgone. Da buon felino  ha sentito l’odore del pesce: un uomo scarica dal furgoncino bianco alcune casse di polistirolo,  al cui interno sono adagiate varie specialita  di pesce. È  Tutto contenuto in questo ultimo lembo o lingua di terra,  prima del mare,  prima che il fiume si faccia abbracciare. Attendo ancora un attimo e guardo l’orologio. E’ ora. Rientro. Hotel,  ordine,  zaino,  verifica,  chiave,  documento. Tutte operazioni al contrario di quando si giunge. Ancora: viale,  stazione,  treno. Salgo.Foto Borrelli Romano.Senigallia, An.3 8 2016 Poche fermate. Ancona. Oltre il Porto mi manca Colle Fiasco,  ove e’ posizionata la Cattedrale Metropolitana della Diocesi di Ancona-Osimo. Una costruzione in stile romanico che si fonde con quello bizantino. Siamo intorno all’anno mille. È  stupendo anche se giungere fino qui è  stato molto faticoso. Ma è  un bellissimo panorama: il Porto,  le colline che si perdono,  l’autostrada,  Ancona vecchia,  i resti del foro romano…

Era da tanto che desideravo scardinare fino qui. Mi affascinata sempre ogni qual volta la osservavo,  vuoi dal Porto, posto che adoro da sempre,  sia giungendo in treno,  dal Sud,  dopo una lunghissima galleria. Mi pareva irraggiungibile e invece,  eccola qua. Mi sembra di aver piantato una bandierina. Mi sembra di vedere Nanni Moretti correre,  al porto,  nell’atto di girare il film. Era il desiderio,  la curiosità : accontentate. Per le foto bisognerà  aspettare… ho usato la classica macchinetta fotografica digitale.

Sotto la pioggia, un pensiero a Senigallia

20160503_190931Sabato pomeriggio. Ripongo il libro,  appena cominciato, “La strada di Swann” e dopo aver deciso per una corsa mi fiondo verso il parco. Mi lascio alle spalle i racconti fiume e storie intrecciate e che rapiscono tra sogni e speranze. Recupero la strada. Come me altri.  Sbracciati e scalzi. Cuffiette alle orecchie. Scarpette da jogging e selciato di Parco Dora. Ultimo allenamento prima della Stratorino. Corrono veloci. Sembrano in fuga da qualcosa verso qualcosa d’altro. “La vita fugge e non s’arresta” scriveva Petrarca forse pensando un po’ a Laura. Altri sotto la grande struttura, lo scheletro della  fabbrica di un tempo, giocano  a basket, calcio o via sullo skate. Altri ancora ballano o ascoltano Carlos Gardel e Astor Piazzolla. Il fiume a sinistra i campi da gioco a destra e qualche nuvola in cielo. La pioggia fa la sua apparizione. Primo e secondo tempo. Scivola sulla pelle ma non lava via certi ricordi di un paio di primavere fa quando la forza distruttiva del mare, del fiume e della pioggia fecero le loro parti a Senigallia. In ginocchio ma non doma. Spiaggia di velluto, “gomito” sullo sfondo e le luci di Falconara e Ancona. Il rumore del treno, il suo cullare insieme al mare e il loro narrare.  Personaggi del passato e amore di quel  presente che si muovevano e muovono tra il frusciare delle tendine di una stanza d’albergo. Il ricordo dell’amore che respira e ansima. Quello della luce che filtra sotto la porta. Zaino da rovesciare sulla coperta di un letto non tuo. Cuscino sul quale trovare riparo come tra i seni di una donna. Scuola di scrittura,  sempre affacciata in prospettiva. Affacciati sull’orizzonte. Sul mare. Palestra nel narrare nuovi incontri e amori. Senigallia. Sempre pronta ad accogliere nel giro di poco  con qualche cerotto e cicatrice. Il pensiero della rotonda, coi suoi colori e profumi richiama spesso. E allora, un pensiero a Senigallia. Porto. Arrivi e partenze. Mare. Storie d’amore e amicizia con storie e nomi veri o fasulli con buone nuove da raccontare.

Porta Susa: Mercato Metropolitano

Foto Borrelli Romano.To Porta Susa.12 12 2015Questa sera avevo voglia di farmi un giro, (era da tempo, in realta’) e per un po’, nel tempo. Ho deciso cosi che mi sarei recato a Porta Susa, dove ero solito prendere il treno e imbucare la lettera, prima di andare a scuola e che da oggi e’ “Mercato Metropolitano” 2.500 metri quadrati all’insegna del buon cibo e della filiera corta. A km zero proprio da qui dove di km se ne facevano, eccome.  Da quella buca, (scrivevo) che poi in realta’ erano due, rosse, le lettere arrivavano sempre prima a destinazione. E difatti era cosi. La “levata” della posta, come si chiamava, avveniva prima che dalle altre cassette, (o cosi si pensava) adagiate al muro. Se andavano verso Est, cioe’ a Venezia, un treno serale, intorno alle 24 avrebbe caricato su di se’, cioe’sul postale. Verso le 5 del mattino, quella stessa lettera poteva essere in un ufficio postale di Venezia come di Trieste o Pordenone. Era cosi che nel giro inverso, della lettera di risposta mi ritrovavo, biglietto alla mano,  a Pordenone o a Venezia, o Triedte. Citta’ che spesso avevano  capelli biondi, occhi chiari e dotate di una certa eleganza insieme ad una passione  per l’arte e la storia dell’arte. E anche delle lingue, ad essere onesti, perche’ da quelle parti, quell’Universita’ era parecchio quotata e da queste, invece,  le biondine. Col tempo cominciai a pensare che da qui, dalle cassette rosse di Porta Susa, potevano partire, dopo la levata, lettere verso “la rossa” dell’Adriatico. Da queste parti, le citta’ avevano capelli scuri (sporadicamente rossi) e talvolta occhi chiari, (verde mare) ma il piu’ delle volte, neri o al piu’, nocciola. Anche in questo caso, alla lettera  del ritorno si accompagnava sempre, nell’ordine, una rapida occhiata al tabellone degli orari, quelli gialli, righe e colonne: una occhiata prima a questi e  qualche deca allungato al bigliettaio, poi, direzione per quei lidi li. Perche’ da Porta Susa?  Perche da qui si raggiungeva Milano  con il regionale e da li, tanti inter-city erano pronti per abbracciare la riviera adriatica: Rimini, Ravenna, Ferrara. Questo almeno anni prima della Freccia, e dell’amore per la Pentapoli meridionale, famosa per un Papa, una rotonda sul mare  e gli anni’50. A dire il vero, ricordo anche i libri che mi accompagnarono in quei viaggi: Hesse verso est, la Morante verso il lido. Poi, ricordo le occhiate al tabellone e quei pochi soldi che tintinnavano nelle tasche del giubbotto di jeans: li pescavo, li estraevo per un espresso ristretto che all’epoca  era sempre in orario: davvero  piacevole il caffe’ alla stazione di Porta Susa. Cosi come la lettura dei giornali sulla panchina al passaggio dei treni…Ma di questo e molto altro, a Porta Susa, nulla e’ rimasto oggi. Nuovi locali e insegne a ricoprire una buona fetta di ricordi. Sempre vivi nel cuore di tanti. E quanta emozione vedere in quei locali, oggi, l’apertura di un mercato…metropolitano. Pizze, dolci, pane, formaggi. Vapore, di caffe’, quando un tempo era nebbia o qualche trenino che faceva le sue prove di partenza.Appena fuori, c’erano infatti due binari tronchi, con i vagoni “legati”, un pezzo per Rivarolo, un pezzo pe Castellamonte. Nei pressi c’erano alcune panchine e una fontanella. C’era anche chi si sedeva, blocco e penna, e ci scriveva. Storie che iniziavano e si dipanavano lungo le strade di Torino.To Porta Susa. Foto Borrelli Romano.12 12 2015proprio la’ dove si facevano biglietti. To Pta Susa.Foto Borrelli Romano.12 12 2015Vino la’ dove era la sala d’attesaTo Pta Susa.12 12 2015 foto Romano Borrelli e tavolini da barTo pta Susa.12 12 2015 foto Borrelli Romano dove in molti stazionavamo in attesa che capitasse qualcosa…a Porta Susa vecchia ci si incontrava, si partiva, si arrivava, si amava. E spesso ci si perdeva. Dalla sala d’attesa il rumore discreto di alcuni “viaggiatori”- avventori si confonde con i ricordi.  Alle spalle  la fontanella e’  al suo solito posto, mai stanca di emettere quel suono poetico alla Palazzeschi. Davanti all’atrio un’insegna sopra l’albergo: le sue finestre, i suoi balconi, tantissimi occhi curiosi che scrutano. Al di sopra di questi un cielo stellato; una coperta ben distesa, l’interno di quelli e sopra di quello. Tirata, ben distesa, da due mani femminili, forti e gentili allo stesso tempo. Senza una piega, per una storia liscia senza smussi. Il cielo e’ diverso, se lo assaporo ha un retrogusto dolce un po’amaro. Provo a ricordarne il gusto e a trattenerne il ricordo: dolce miele. Un attimo,  prima di perdermi nel ricordo. Da una delle tante cabine telefoniche sparse per l’atrio un uomo implora una donna: vieni, ti prego, per favore”. A due passi dalla cabina e da lui, senti’ risuonare  dal suo torace una dolce speranza. Come era bella Porta Susa, con la sua storia, le sue storie, le persone, i suoi personaggi, nella loro prima volta a Torino.To pta Susa.12 12 2015,foto Romano Borrelli

Buone vacanze

20150804_171958Pochi mesi son trascori da un corso universitario che ha sviscerato un’opera letteraria di Tolstoy, un libro e un film americano e un capolavoro di Nanni Moretti, La stanza del figlio, ambientato ad Ancona4 8 2015 Ancona foto Borrelli Romano e paraggi. Mi e’ sempre piaciuta questa cittadina, fin da prima del film. E, ovviamente il film, occasione per visitarla. Poi, il corso di quest’anno mi ha concesso ulteriore possibilita’ di ripensarla e fantasticarci su. Mentre il professore spiegva, intrattenuto dalle sequenze del film, orientavo la mia fantasia. Allungando le distanze, in quel momento, fra lui e me. La luce del mare cambiava in me pellicola e registro e la fantasia contribuiva a  proiettare un altro film. Pensavo a come sarebbe stata bella una traversata a nuoto da AnconaAncona 4 8 2015.foto Romano Borrelli a  Brindisi, da porto da porto, o da porta a porta, verso l’Oriente. E fantasticavo mischiando come sempre ingredienti vari, nell’attesa che quella lezione terminasse. Fino a quando, nel riporre il testo sotto il banco rinvenivo una lettera ripiegata ( lasciata da chissa’ chi), tempo prima, contenente  una bellissima poesia,  ritrovata  ore fa su di un wall  cittadino.. .E cosi, ci fantastico su, ancora.

Ogni anno passo a salutarti senza avere la certezza se partirai per le vacanze o resterai a casa o al lavoro, stagionale.Immagino le tue mani, dopo l’ennesimo trancio di pizza o la solita coppetta di gelato,  garbatamente sporti insieme ad un cortese saluto e sorriso, e a fine turno quella giusta liberta’ che sempre anelavi.E ancora, se ti incontrero’, come accadde un tempo recente. Penso a quel grande parco di una cittadina medioevale e ad un’altra piu a sud dove  la musica e’ di casa.Scambio i treni per una metropolitana mi ci infilo e vado su e giu macinando km alla ricerca di qualche chincaglieria da portarti in dono, comprata tra tante  in quel negozietto che ti affascinava quando eri piccola. Insieme al gelato coi nonni.La gelateria M. ha chiuso dopo anni. Per me c’era sempre della crema in piu’ del solito.Ci affondavo il cucchiaino mentre ci ridevamo su al suono “mandibolare” di qualche cantuccio. Era piu’ dolce guardare le tue mezzelune color nocciola dietro gli occhiali neri e quel piccolo neo sul viso, piu dolce di quella crema. Nel sottopassaggio dove correvamo tenendoci la mano ora qualche murales in piu allieta la vista di quanti rientrano dal lavoro o si apprestano  ad andarvi. Una lei sul muro ha la frangia come la tua.Sopra di noi sentivamo le macchine mentre ora da qui, musica anni ’50 e vestitini pallinati blu e rossi. Davanti orgoglioso e fiero e tutto impettito il castello e le sue torri. Ho riconosciuto i posti degli ultimi saluti ma anche quelli dove ci scambiammo i primi. Il faro4 8 2015 foto, Borrelli Romano. è al suo posto, la macchina della luce è per chi ne vuole, l’amore si sa non e’ mai abbastanza. Chissa’ dove andrai per le vacanze. Sfido il destino per incontrarti e augurartele buone. E’ il capodanno con il sole, senza il freddo.Mi piace pensare che l’inizio dell’anno cominci dopo le vacanze. (Aho’ io aspetto la cattedra!!!). Non butto via nulla. Anzi. Ho ricercato i cocci per riaggiustare un po’. Ho cercato posti a noi famigliari. Altri luoghi programmati per una visita son riusciti difficili a realizzarsi e allora il cuore ha detto di aspettare. Il cuore? Si, lui prendendomi per mano mi ha condotto sotto un portico, davanti ad una poesia. Che bella!!! Allora, buone vacanze e…Buon anno.
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1 Maggio

Torino 1 maggio 2015. Piazza  San Carlo. Foto, Romano Borrelli

Torino Valdocco.2.5.2015 foto Borrelli RomanoE così è passato anche il primo maggio…….solo un affacciarsi……..Qualcosa aveva tolto anche l’entusiasmo di scrivere due righe.  Forse la mancanza di chi doveva essere presente e invece manifestava la sua assenza. Lavoro, dove sei finito? Una giornata un po’  sottotono, forse, con una strana sensazione addosso, quella di essere stato un tantino “ingabbiato”  lungo il breve percorso, o “incappato” come molti tra “cuscinetti” blu, ora per strada ora sotto i portici di via Roma. E così, un salto dalle parti di Valdocco dove era di scena la storia.

Un caffè, la colazione, senza mail, presso la pasticceria Sida. Tra i giornali, il profumo della rivista sul bancone che si confondeva con profumi migliori, provenienti dalla pasticceria. Sfoglio la rivista e……………….sorpresa, l’articolo scritto tempo addietro. Sul bancone una moleskine. L’afferro, scrivo due pensieri…..

ps. In un periodo dove tutto corre velocemente, un pensiero a Senigallia, un anno dopo l’alluvione.

Senigallia…a “lume di candela…”

Senigallia. 19 luglio 2014. Foto, Romano Borrelli

Senigallia. Sabato 19 luglio 2014. Foto, Romano BorrelliIl mare è calmo, la spiaggia è bella, anzi, “vellutata”,  l’accoglienza idem. Senigallia a…lume di candela, ci puo’ stare. Per un paio di volte…perdoniamo tutto, dopo “le ferite”. In fondo, vedere un “mare” di cellulari accesi nello stesso istante per “farsi strada“, o per farsi mare,  utilizzati come fossero torce, è stato uno spettacolo nello spettacolo. Centinaia o migliaia di cellulari, mani alzate e danze lente imposte dall’occasione. Zero panico, per la cronaca. Solo spettacolo. E nonostante questo variegato mondo danzante, appendice umana, quasi una terza mano, nella danza di luci pare in fondo che  qualcosa manchi sempre.  Per quanto ci si sforzi di riempire i “buchi” qualcosa manca.Senigallia. 19 luglio 2014. Foto, Romano Borrelli (2)E siamo continuamente alla ricerca di Luce nella luce. Ad ogni modo, questo agitarsi di cellulari  non era uno spot, ma una esigenza…”Le Marche non abbandonano mai“.  Anche in questo momento mentre scrivo, un altro black out. “Ma che succede stasera co sta luce?” in una cadenza marchigiana. Un altro dice: “e mo che fago?”. Non aveva il cellulare e aveva già perso di suo…anche la comunicazione sincopata…(ORE 23 10).

Senigallia. Una cittadina che meritava e merita la visita. Un imperativo categorico esserci, dopo il fango e le tante lacrime versate. Bisognava esserci, testimoniare anche a distanza che un altro mondo e ‘possibile, che lentamente si puo’ ricostruire. Un atto di stima e di fiducia. Per una delle più belle spiagge italiane. Di velluto. Un segno piccolo, il mio, ma importante. Esserci. Per una stetta di mano, a chi ha patito l’alluvione e fatica, in silenzio, con compostezza. In questa cittadina, dove i nomi degli alberghi rimandano  a cose e luoghi particolari e nazioni oltre confine. Un saluto, una stretta di mano a chi, in fondo, si è trovato a vivere una calamità come l’alluvione di maggio. Alluvioni capitati anche nella nostra città, Torino. Nel 1994 e nel 2000. Acqua alta, tutto da rifare. Nel racconto di chi l’ha vissuto qualcosa di simile in chi lo ricorda nella nostra città. Solidali con la nostra città, con il nostro Borgo, dove la Dora esondo’ generando disastri. E allora, se si puo’, nonostante la crisi che morde, un passaggio lo merita. Insieme ad una stretta di mano al sig. Rocco e famiglia. Spiaggia e mare meritano davvero. E l’accoglienza proverbiale. Una cittadina, che, come detto altre volte su questo blog, un biglietto lo merita davvero.DSC01254

Poco prima che andasse via la luce, anzi, La luce, osservavo  qualche libro depositato qua durante la giornata piuttosto afosa. Proprio là, su quei  lettini che di li a poco sarebbero serviti a tanti, per riposare le stanche membra, fino al sorgere del sole. Quel “deposito” di pagine scritte mi induceva a pensare come possono essere considerate  le letture estive;  forse migliori, più spensierate, meno esigenti rispetto a quelle invernali, che obbligano a tornare indietro, riflettere, ripensare su di un passo appena letto e magari non colto. L’inverno esprime una esigenza. Siamo intolleranti. Permalosi. Puntigliosi. D’estate le pagine del libro si bagnano e  dalla carta, al tatto con le dita, si sprigionano odori particolari, misti al dolce di crema solare. Sono odori pregnanti. Ecco, nella brutta stagione, sarebbe davvero un guaio, avere un libro bagnato. Guai se qualche goccia d’acqua, fiocco di neve, o altro si lascia cadere sulle pagine del libro. Lo proteggiamo fino alla fine. Lo foderiamo e cerchiamo di preservarne la sua dignità. Guai a chi lo tocca. D’inverno è più probabile che i neuroni specchio si facciano sentire maggiormente. Puo’ essere che le gocce arrivino a contatto con la carta. Ma di quali gocce stiamo parlando? Forse la solitudine e il mare reso deserto, le folate di vento che ti aggrediscono e senti sul viso quell’umor acqueo che ti spieghi con gocce marine, ma in realtà sai benissimo che è la commozione, l’empatia, per una storia che diventa grande, che si intreccia e si dipana in una d’inizio, a metà, e il finale. E forse il finale e’ quello che si capisce meglio d’inverno, quello che risveglia i neuroni specchio. Addentri, aderisci al personaggio perfettamente. Una storia d’amore che si deposita in un clima d’angoscia e d’attesa. D’estate invece le pagine corrono via velocemente. Forse partecipiamo meno alle vicende, alla storia. Si ha forse voglia di concludere in fretta il libro. D’inverno si ha come l’impressione che emergano tutti insieme gli stati femminili presenti e che emergono  nei personaggi raccontati…solarità, mistero, fragilità. Almeno cosi’ mi pare, cosi’ sembra. E mentre cosi sembra si prova a mettere insieme libro e vita , cose lasciate indietro  e che continuano a stare  a vivere “accanto a noi”. Cose che camminano su strade parallele alla nostra, appena qualche metro piu’ indietro. Questo credo per causa di quello che tra me e me da anni chiamo il 49%” (Maria Perosino, “Le scelte che non hai fatto“). Cosa resta di quel 49% rimasto in panchina? Cosa resta di una scritta sulla sabbia mesi prima, di una citta’ che no si vedeva da tempo e che abbiamo lasciato, magari a malincuore, mentre una porta dopo l’ altra si chiudevano, a partire da quella di un bar, di una sala d’ attesa, di un treno e  che inizia il suo lento veloce movimento nel viaggio del ritorno? Resta in panchina…. quel 49%, avvolto da una eterna giovinezza. Lo si incontra,  spesso, magari nella malinconia, solitudine, nel rispolverare un album di foto, qualche scontrino, un foglio scritto sul bancone di un treno, o un biglietto dello stesso. Si incontra, come si incontra una persona speciale. Basta poco e la ritroviamo davanti. Pensieri…a cavallo tra l’inverno e l’estate. Pensieri in viaggio tra disegni, di vita e mosaici.. Il bicchierino di caffè, stretto tra le mani, recita, “un sorriso lungo un viaggio”. Un viaggio nel viaggio. Estate. Luce nella luce.Foto, Romano Borrelli.

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Un caffè veloce

Caffè espresso...in treno. Foto, Romano BorrelliSabato 19 luglio 2014. Ancona, Piazza del Papa. Foto, Romano BorrelliAvere voglia di farsi inghiottire da storie comuni e poi prendere un caffè, un tempo altrimenti detto espresso, ora, a digeribilità…Più lo mandi giù e più ti porta verso…Sud. Qua e là per l’Italia la canicola si fa sentire. Per il momento fa caldo e su strade, autostrade e ferrovie un bel po’ di movimento. Qualcuno sostiene che presto ci sarà una nuova perturbazione dalla vita breve, infatti da mercoledì tornerà la bella stagione. Per il momento il 76% ha deciso di rimanere in Italia. Qualcuno riferisce coda sia lungo il Brennero sia lungo l’Adriatico. Al mare la regina pare essere la camicia. Rigorosamente bianca. E anche il bianco, pare essere di moda, non soltanto nelle cene che si stanno organizzando in giro per l’Italia. DSC01239 Anche se, a mio modo di vedere, dai panni stesi,  un po’ di tutto è di moda. Panni stesi ad asciugare, simbolo di tanta e ricca umanita’. E a ricordare come esattamente 13 anni fa qualcuno fece “guerra” agli aspetti piu’ umani, a Genova, in vista del G8. Nascondere con barriere le cose piu’ semplici. E poi il mondo vide altro. Come la forza del potere e la sospensione della democrazia, non solo, di stendere quel che si ha. Le mutande facevano vergogna, e la democrazia sospesa invece? Le navi entrano in porto, a “passo” lento.  Lentamente quella balena galleggiante che si chiama nave da crociera,ingoia auto, camion, a passo d’uomo. I semafori danno il via libera o lo stop. Il mare luccicante la circonda e lei sbuffa quasi come se le onde le facessero il solletico. E forse ci sta, un pochino. Mi è sempre piaciuta la metafora della nave che entra in porto, abbinata allo stato d’animo di ogni uomo.   Un entrare in porto, al sicuro. Il traguardo, nell’arco della vita.La sicurezza degli e negli affetti e nuovi step. Per poi magari, di tanto in tanto, sbuffare, tanto per cambiare. Inverno o estate che sia, non mi ha mai infastidito, il mare. Il quadro è sempre stato piacevole. Certo questo luccichio e’ un piacere. Verrebbe voglia di farsi un bagno e farsi fare il solletico dalle onde, cosi’ come lo fanno alle navi. Un paio di navi sono già in attesa, pancia in giu’, o in su, così come il popolo dei vacanzieri esulta e chiacchiera sul “tetto” di questa piattaforma alta come un palazzo. Alcuni sono già seduti, in poltrona, comodi come dei Papa. Alcuni sulla banchina giocano, per ingannare il tempo. Sotto, mentre gli altri sono già sopra.Il porto, questo porto, cosi tanto caro, le corse di Nanni Moretti nel film La stanza del figlio, il centro, piazza del Papa e il caffe’ al mattino presto quando anche il porto sonnecchia e qualche autobus comincia il suo giro. E ancora la piazza del centro, il parcheggio sotterraneo e il dipinto del Presidente Pertini. Sulla banchina, la dove termina il tronco della ferrovia e un’insegna blu ci ricorda che siamo in Ancona Marittima, alcune bandiere piazzate a mo’di trofeo   ne evidenziano la provenienza dei gruppi in attesa immersi tra gli odori di creme solari e autan contro le zanzare. Una radio, di quelle che ormai non si vedono più riecheggia la voce di Fiorello, con la “Rotonda sul mare”. Pare un caso, ma di lì a poco, una coppia, appena sposata si esibisce per il proprio bookSabato 19 luglio 2014, mar Adriatico, Senigallia. Foto, Romano Borrelli.DSC01227Foto, Romano Borrelli. Panni stesi ad asciugare, al mare.Reggio Emilia. Foto, Romano Borrelli

La scuola prestata alla politica. continua

Torino 25 maggio 2014. Ai seggiOre 01. 30. La sezione si chiude, in  classe resta poco. Le schede dei 552  “votanti” di questa sezione  , una del torinese, han preso il “largo” verso il “deposito”. Superga vista da dove c'era la stazione Dora.Dormono sonni tranquilli, suddivisi e racchiusi all’interno di pacchetti. Un fogliettino bianco, davanti, ne indica il numero e il partito. Ogni oggetto avanzato viene riposto all’interno della busta, come richiesto, dal verbale. Qualcuno conta ancora mentre si sa già chi conterà in Europa.i 49 milioni di italiani, elettrici, elettori, con il loro voto, hanno provveduto ad eleggere i 73 che andranno a formare il parlamento europeo insieme agli altri eurodeputati. Noi,  dei seggi si  torna a casa! Dopo, questa nottata. Ma noi siamo anche altro, Altra Europa. Un’ altra Europa e’ possibile. Anzi, l’Altra Europa e’possibile. Altri parleranno per giorni di referendum, plebiscito, vocazione maggioritaria, De Gasperi e brutta campagna elettorale, forse la piu’ brutta. Vedremo. Ora, buonanotte.

Dieci minuti alle 14. Borsoni blu e gialli a spasso per Torino. Si riconoscono i Presidenti e Segretari dei seggi, sezioni, sparsi per Torino. Ore 14 in punto. Una campanella suona, ma e’ quella riservata agli studenti, quando sono presenti a scuola. In ogni caso, porte chise e operazioni di spoglio al via. Ovviamente questo solo, per un paio di regioni e tra queste il Piemonte. La ripresa ai seggi, l’apertura, lo spoglio e lo scrutinio, potrebbero essere descritte come questa foto di Torino. E’ Torino, ma non sembrerebbe di essere a Torino.   Alcuni partiti hanno fatto davvero un buco. Qualcuno ha perso qualche  milione di voti e un elettore, attivo e passivo, e altri “non hanno vinto loro”. Si torna. A casa. Casa-casa. Per riposare. Nel frattempo osservo i cambiamenti di una zona della nostra citta’. Si riconosce la vecchia linea ferroviaria Torino-Milano.  Da un paio di anni il treno corre sotto. Sopra dovrebbe nascere una strada, fino al Politecnico. E oltre. Ritrovo il concessionario, ma “Dodo’” , con la sua uno, non arriva più da via Monterosa per “caricare” i colleghi senza auto   per recarsi al lavoro. Solidarietà d’altri tempi, che continuava all’uscita. Magari ti divideva una tessera, ma la persona, l’umanità, no.  La sala danze, idem c.s. La stazione ferroviaria Dora, non so più dove sia, o meglio, l’edificio. Abbattuto. Peccato. Era piccolina, ma riusciva a fare ancora il suo dovere. Al suo posto, una simil rotonda. Il nome, ma solo il nome, ricorda la rotonda di Senigallia. A proposito: come staranno dalle parti di Senigallia? Mi consolo guardando Superga, da questa stessa rotonda. Non è identica cosa pero’…Ho riconosciuto inoltre una cabina telefonica.”Marina fatti sentire“, c’era scritto e fatale fu in altre elezioni  con i  numeri da prefisso telefonico. Oggi i numeri sono 43%, il  dato affluenza alle urne in Europa, 60 % in Italia. Poi, il 40% al Pd, 4% Altra Europa…ecc.ecc. Li riguardo e torno al via. “Marina fatti sentire“. Forse Marina, ha “chiuso la porta. Della politica”. Uscendo dalla stazione DoraTorino-Ceres stazione. Ex stazione Dora Foto 26 maggio 2014. Foto Romano Borrelli , quella riferita alla Torino-Cers, l’altra, direzione Milano-Venezia, come edificio, è stato abbattuo, ho riconosciuto alcuni posti a me famigliari dove un tempo c’era il cavalcavia con la grande fabbrica, dove ora si trova un Ld e qualche altro supermercato.  Ho riconosciuto la scorciatoia che dava sul cavalcavia privata di questa. In fondo, i grattacieli, con la pubblicita’da caffe’ in cima. Oltre Mappano, Leini’. Qui, nei paraggi, molto e’mutato. Piove. il resto, tutto scivolato via. Come nulla fosse stato. Abituati a spettacoli teatrali, dove la fantasia eclissa i fatti.

Per la cronaca, Chiamparino “esagerato” trionfa in Piemonte. Solo ieri, sabaudamente, si scherniva dicendo “esageruma nen”.