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Maestrale

Il caldo torrido aveva ed ha le ore contate. “Toc-toc”,  il maestrale è  arrivato. Sulla spiaggia ombrelloni piantati,  chiusi,  punti esclamativi al brontolio marino!!! Le onde hanno schiuma “alla bocca”. Battono la spiaggia e ne fanno di essa un sol boccone.  Pochi i coraggiosi in acqua. La bandiera rossa è  un deterrente, anche ai piu’ coraggiosi o fanatici. Molti i resti della scorsa notte,  sulla spiaggia, quella dedicata a san Lorenzo,  (il diacono,  martirizzato),  e al conteggio di quelle stelle viste cadere. O sviste. “Cielo. Manca”. Notte di lacrime e preghiere. Che poi,  onestamente,  quando certe stelle cadono,  non è proprio  un bel vedere.  Delle stelle. Le stelle-stelle, si: “le stelle stanno in cielo e i sogni non lo so, so solo che son pochi quelli che si avverano” (Vasco Rossi,  che tra l’altro,  è  da queste parti,  in vacanza). Per i piu’ sfortunati,  ancora qualche serata da trascorrere in prima  visione,  al mare o in centro,  nel patio. Sulla spiaggia il seggiolone del bagnino è  sguarnito. E’ in tutto simile a quello di un arbitro di pallavolo. Ma senza campo e senza giocatori. Insomma,  “non prende”.  Sulla sabbia un divisorio fra lo stabilimento azzurro e quella privata. Sette bastoni tenuti insieme da una fune spessa, divenuti cappelliere e appendi abiti di fortuna, e un salvagente rosso alle estremita’. Allargo lo sguardo: c’è  qualcosa di romantico anche in tutto cio’,  su questa spiaggia molto vellutata,  come “laura” spiaggia, direbbero quaggiù.  Accarezzo il seggiolone come se accarezzassi dolci ricordi,  che quando entrano,  non escono piu’. Riaffiorano. Il popolo dei “selfie” canta: ” mi manchi,  mi manchi,  in carne ed ossa… “. Il mare “vomita” a più  riprese cose che l’uomo ha fatto ingoiare a forza,  nel tempo. Le onde si rincorrono,  velocemente. Resta comunque un bel mare,  dai colori espressivi,  anche quando teasporta sabbia. Non e’ il mare e non e’ la costa narrata nel libro che mi accompagna qui ed ora,  su questa sabbia: “La strada”. Su altre onde il trasporto di una musica: “L’estate sta finendo… ” Il maestrale e’ arrivato.

San Lorenzo: 10. 8. 2016

Porto Cesareo,Le.10 8 2016 foto Romano BorrelliSan Lorenzo. Aspettando le stelle e la loro conta. Leggendo. Che è   provato,  statisticamente,  che chi legge ha una vita piu’ lunga. Non importa cosa. Certo non il biglietto del tram o dello scontrino della spesa. Libri e giornali e riviste intendeva la ricerca e così ribadisco e chiarisco. Mi fa piacere  pensare che da sempre faccio incetta di giornali del luogo in cui mi trovo . Ho cosi “scoperto” che questa azione quotidiana tanto semplice quanto utile  mi allunga la vita la loro lettura  e me la sono allungata e guadagnata. Come accadeva “per una telefonata”: vi ricordate la pubblicità della Telecom,  mentre tutto era pronto per una esecuzione arrivava una telefonata interminabile? Ma qualcuno ricorda anche le telefonate urbane e interrurbane?  Ma pensiamo all’oggi,  10 agosto,  festa di san Lorenzo. Chi era. Fu uno dei sette diaconi di Roma,  martirizzato nel 258 durante le persecuzioni volute dall’Imperatore Valeriano nel 257.  d. C. La Chiesa cattolica lo venera come santo.  Allora,  questa sera,  occhi su, sedia a sdraio,  insetticida o autan per eventuali zanzare, acqua o bibita,  popcorn,  rustico,  calzone e… “santa” pazienza. A Gallipoli si possono contare le stelle al castello. Io preferisco in piazza,  quella di Santa Maria Di Leuca,  sotto il faro che produce luce e aiuta la riflessione. Ottimi sono anche i giardini ed i cortili. Anche la piazza del paese,  con le nuove sedie installate da poco tempo. Bellissime le promesse e gli auspici nel momento in cui si avvistato. “Conservo ancora da qualche parte dei documenti,  lettere e testamenti…  “… appunti vari di dedideri espressi. Ovviamente,  desueti. Da queste parti i cortili sono davvero  tanti e cosi le masserie. Saranno multisala all’aperto,  aspettando San Lorenzo. Un film romantico chesi ripete da anni. In spiaggia non mancheranno scambi di piatti tipici,  falò  e bagni di mezzanotte,  aspettando l’alba. Facendo incetta di odori,  suoni, gusti,  colori,  azzurro,  giallo,  verde. Intanto questi colori li intercetto ora,  a Porto Cesareo, Le.10 8 1016 foto Borrelli RomanoPorto Cesareo,  metà  mattinata. L’azzurro come il cielo e il mare,  il verde come molti tratti di mare che sconfinano verso l’isolotto 20160810_083928e il giallo sole. Proprio come questo. Porto Cesareo, Le.10 8 2016 foto Borrelli Romano Il ficarolo ha aggiunto un nuovo prodotto alla sua “bancarella”ambulante: “la ficatigna senza spine”. Presumibilmente sara’ ancora più… dolce. E’bellissimo divenuto un personaggio,  questo  ficarolo che ci concede molte occasioni per ritrovare il buon umore e la sana  risata. Ficarolo mai volgare.

frisella leccese.10 8 2016 foto Romano BorrelliPs. Qui,  ottimo pasticciotto,  ma davvero “ecstra” e “rubo” l’idea al ficarolo,  a 1. 20.

Alle 20. 00 sulla spiaggia stazionavano in tantissimi,  sprovvisti dell’idea di far ritorno a casa. Anzi,  la casa,  stanotte e’ una tenda,  per la visione della caduta delle stelle.  Ed esprimere un desiderio. In prima fila.  Intanto,  nel frattempo,  chi comincia a scambiare i piatti e chi condisce la “frisedda”,  piatto semplice e tradizionale. Frisella,  bagnata appena,  per ammorbidirla,  pomodoro,  olio,  sale e origano La cena è  servirà. Aspettando le stelle. Sarà  una gara,  a chi ne a vista di più. E se nel corso dei mesi tutto dovesse essere positivo sarà  proprio merito di questa notte. E di una stella avvistata.

Buona visione.

La Storia

20160208_185827Non ho molte cose da scrivere se non pensieri da offrire. Tra ostacoli di varia natura, finalmente son riuscito ad andare “app-asseggio” sulle orme de “La Storia” di Elsa Morante. E’ stato un tour emozionante, tra le strade e le case dello Scalo San Lorenzo. Il libro in mano, La Storia, coi passi gia’ segnati, un ombrello nell’altra. La geografia della capitale, della citta’ eterna, di un quartiere si distende davanti a me e sotto i miei piedi. Marciapiedi, vie, svolte, le mura in fondo a via dei Volsci e un treno in manovra sopra la massicciata che tossisce.   La vita delle botteghe, in questo fazzoletto da vita col suo linguaggio, colori, odori di botteghe varie.  Roma e’ bella quando pioviggina. Roma e’ bella quando c’e’ vento. Roma e’ bella quando i treni rasentano quel “torrione” sulla massicciata e io …la Storia, mia e di…Ida, Nino, Bliz me la coccolo.20160208_093806 Che bella. Due ore, da via dei Volsci20160208_093849, il 15, 20160208_094845la scala D, il cortile, “sfogliando” vie del libro. Il mio preferito. Entro, chiedo, nessuno sa rispondermi:” aho’ che hai mai sentito de la Morante? Qua ce sta uno…..”. Peccato penso. Le insegne degli alberghi oltre il tunnel, un’altra storia, con inizio e fine. Nomi di donne. Roma, Roma, Roma. Roma 8 2 2016  foto Borrelli RomanoRoma e’ bella quando il fiume compie il suo cammino, lentamente, come un pellegrinaggio,  ed io inconsapevolmente, quando il giorno cede il passo al tramonto, partecipo al sorgere di un nuovo amore. Due ragazze si tengono per manoRoma.foto Borrelli Romano8 2 2016, parlano in inglese, ma uno, linguaggio,  e’ maccheronico. Sul ponte, isola alle spalle, si fermano, mi chiedono di farle una foto. Si abbracciano, si baciano. La foto e’ stata scattata,  ma loro continuano a baciarsi.  Si son dimenticati che ho il loro I-phone. Non disturbo il “neonato” e per far passare tempo,  attivo il “video”. “It’s the first kiss”, mi dice quella “maccheronica” smettendo di baciare l’altra, tenendole i capelli.  Una mano compare e scompare tra quella masssa di capelli. Poi mi guarda e quando capisce che sono italiano mi informa che la loro, o la sua passione e’ appena nata. “Sto bruciando”, mi sussurra. E’ avvinghiata, mi manifesta l’amore per l’altra. Ha l’aria di chi vorrebbe dirlo al mondo intero. Si giustifica. “I miei non lo sanno” mi dice…si avvicinano entrambe. Sono bellissime. Due more, capelli lunghi, lisci una, crespi l’altra. Occhi scuri. La straniera ha un piercing e mi guarda quando parlo. Vorrebbe che la sua”fiamma”traducesse….porgo il cellulare e bacio ad entrambe le mani. Si dicono parole dolci, scrivendole nel marmo di una citta’ eterna: Roma, Amor, permutazioni matematiche. La fontana di Trilussa, Testaccio il corsodegli amori.

Sotto la Torre

Al mattino presto il sole brucia gia’ sulla pelle. Profumi intensi, aria pulita, mare cristallino, gente che corre. La pioggia di ieri e dell’altro ieri ha modificato leggermente qualcosa nell’aria. Sono giorni di temporali, che scendono, dal Nord Ovest. Profumo di bagno schiuma al pino, di sughero, di spugnette umide, di capperi, fichi…Di latte fresco e caffe’ caldo e pasticciotti appena sfornati. Un “grappolo” di magliette verdi “, i ragazz* addett* al Lido Belvedere” scambiano tra di loro alcune parole, frutto della notte allungata e “non consumata” nel dormire. Sono solo attimi.Non tutto e’ condivisibile. La connessione ad Internet non sempre e’ facile.Coda avevate capito? Probabilmente il popolo dei connessi che scruta il proprio tablet o smartphone almeno 70 volte al giorno e’  tutta qui, nel Salento “aperto per ferie”.  Come che sia, un motivo in più per guardare il proprio smartphone, esiste: nell’applicazione “Salento Eventi” si trova di tutto: spiagge, eventi, cultura.Una App che si compone di tre categorie.

Per quel motivo, nel vai e vieni della connessione (tutt* conness*) finisco per “sfogliare” l’evasione tradizionale, quella del Dottor Zivago, di Boris Pasternak. Sorseggiando l’espressino leccese (caffè, latte, cacao) e addentando un pasticciotto leccese. Una musica martella “mi piace vederti e sentirti sotto le coperte e non sulle copertine”….però ora…silenzio…parleranno le stelle.

A proposito, in fatto di mancata connessione, ieri non ho potuto segnalare e condividere un gesto di solidarieta’: una famiglia salentina condivide parte del suo pranzo con una venditrice ambulante di libri, bimba al seguito, sulle spalle.Porto Cesareo, Le.8 8 2015 foto Borrelli.Romano

Un pensiero a Torino, dove a Valdoccco fervono i preparativi per una grande festa. Il tutto in attesa, come accennato, delle stelle cadenti e dei desideri da esprimere: Lacrime di San Lorenzo, Peseidi.3 8 2015, La Chianca, Le. Foto Borrelli RomanoLa Chianca, Le. Foto Borrelli Romano. 3 8 2015La Chianca. Le. Foto Borrelli Romano, 3 8 2015La Chianca (Le) foto Borrelli Romano, 3 8 2015La Chianca, Le. 3 8 2015, foto Borrelli Romano.La Chianca, Le. 3 8 2015, foto Borrelli RomanoLa Chianca (Le) 3 8 2015 foto Borrelli RomanoLa Chianca, 3 8 2015 foto Romano BorrelliLa Chianca, Le, 3 8 2015, foto Borrelli Romano.La Chianca, Le. 3 8 2015 foto Borrelli Romano

Buongiorno, Roma

20140827_075131Buongiorno Roma! Mi piace l’idea che dai, di avere il mondo addosso stando fermi, le voci di mondi e realta’ lontanissime che ti entrano continuamente dalla finestra, comprese le rotelle dei trolley che girano e rigirano e consumano il manto stradale che pare il corridoio ed entrano fino in camera ad interrompere il  sonno della notte, se mai questa vi e’ stata. Voci che in continuazione chiedono “dove e’via Vicenza“? Buongiorno Roma, sei acqua fresca che lava. Acqua dei tuoi ‘nasoni’ 20140827_083531instancabili. E ne dai a quanti instancabilmente chiedono acqua, in coda, come sestessero andando a prendere la Santa Comunione. Acqua rappresentata, disegnata, dipinta  in ogni modo e che di tanto in tanto si materializza in  qualche goccia, come capita durante la visita alle catacombe.  Acqua ricercata come fonte dove dissetarsi, come i cervi, rappresentati a San Giovanni in Laterano. Due cervi che cercano l’acqua. Il mosaico nel catino dell’abside  della Basilica fatto rifare da Innocenzo III che ne illustra il versetto 42 del Salmo: “come il cervo desidera le fonti d’acqua  così l’anima mia desidera Te, o Dio”)Roma 27 agosto 2014. San Giovanni in Laterano. Particolare cervi verso fonte d'acqua. Foto, Romano Borrelli . Ma di questa Basilica ci sarà modo di vederla e parlarne.  Mi muovo percorrendo a piedi via Marsala,Roma 27 agosto 2014. Via Marsala. Foto, Romano Borrelli fino al suo termine, costeggiando la Caritas (quanto e quale lavoro, qui, i volontari e quanta dedizione e attenzione al prossimo). Roma 27 agosto 2014. Via Marsala, Caritas. Foto, Romano Borrelli Tutta via Marsala, senza dimenticare che sulla stessa via passo’piu’ di cento anni fa don Bosco20140827_080823La Chiesa è intitolata al Sacro Cuore. Al suo interno, tra i tanti, un altare di Maria Ausiliatrice.Roma, Salesiani via Marsala. Altare di Via Maria Ausiliatrice. Foto, Romano Borrelli..  Roma, 27 agosto 2014. Foto, Romano BorrelliProseguo a piedi tutta la via, Marsala. Un tunnel, sotto  i binari della stazione Termini e sono dall’altra parte. Un gruppo mi precede. E’ alla ricerca di Via Giolitti, dove si trovano alberghi non cari, a loro dire. Qualche albergo, hotel, BB,  gente in attesa di avventurarsi per Roma e  approdo  alle porte del quartiere  di San Lorenzo,  da dove si vede svettare il torrino di Roma Termini.Roma, 27 agosto 2014. Nei pressi di San Lorenzo. Foto, Romano Borrelli Una rapida occhiata, per immergermi mentalmente tra le pagine di una mia lettura preferita: “La Storia” di Elsa Morante. Mi immergo appena nel quartiere, così, per avere l’impressione di sentire le voci dei personaggi del romanzo.Roma 27 agosto 2014. Porta San Lorenzo. Foto, Romano Borrelli Roma, Quartiere San Lorenzo. Foto, Romano BorrelliIl romanzo che mi ha dato e continua a darmi ancora tantissimo.  Un capolavoro letterario.La storia Ida e di Useppe, suo figlio, frutto di uno stupro.Ida e la sua dignita’gonfiano il cuore di emozioni.Una storiav dove Elsa Morante ha alternato poesia e dramma.Un libro d’amore. Una rapida occhiata verso questo quartiere, lo scalo, San Lorenzo e il rimando a memoria  di una frase di Elsa Morante:”Con te per sempre finch’io viva e pi’in la’”. Da qui mi dirigo verso Porta Maggiore Roma, 27 agosto 2014. Piazza di Porta Maggiore. Foto, Romano Borrelliper prendere un tram, il treRoma 27 agosto 2014. Fermata tram. Porta Maggiore. Foto, Romano Borrelli, e dirigermi verso Piazza San Giovanni56Nel giro di qualche fermata di tram (il tre) ma leggo alcuni numeri a me famigliari, il 14, Viale Palmiro Togliatti, il 19…ricordo il Prenestino, Cinecittà, quasi un’ora di tram da Termini…)Roma 27 agosto 2014, tram in Piazza di Porta Maggiore. Foto, Romano Borrellisono a Piazza San Giovanni. Il capolinea del 218 è qui.Roma. 27 agosto 2014. Da Piazza San Giovanni verso le Catacombe. Il bus 218. Foto, Romano Borrelli Mi accomodo e nel giro di 15 minuti sono alle Catacombe, nei pressi delle Fosse Ardeatine. Dalla fermata del bus, un dieci minuti a piedi. Sulla destra, le Catacombe di San Callisto e i Salesiani. San Tarcisio. Costeggio la mia sinistra fino ad arrivare alle Catacombe di Domitilla.Roma. 27 agosto 2014. Le Catacombe di Domitilla. Foto, Romano Borrelli.Roma 27 agosto 2014. Orari Catacombe Domitilla. Foto, Romano BorrelliFortunatamente oggi è possibile la visita. 7Le altre, sono chiuse per giorno di riposo.Roma, 27 agosto 2014. Le Catacombe di Domitilla. Foto, Romano Borrelli (2) Roma, 27 agosto 2014. Catacombe di Domitilla. Foto, Romano Borrelli (2)Qui, eravamo tre gruppi: americani, orientali e un gruppo, davvero esiguo di italiani. I primi sembravano fossero tutti sotto le catacombe, a milioni. Non terminavano mai. Noi italiani invece  sembrava avessimo il “tutor” personale, una guida tutta per noi, dato che eravamo in otto a seguire la spiegazione. Eevidentemente siamo sazi di tanta superficialita’. La guida e’stata davvero paziente nel rispondere a curiosita’ davvero….Quanti gradi vi sono qui sotto qui sotto?quanta umidita’? Quanto sono lunghi i cunicoli? Quante catacombe ci sono, sparse, a Roma? E’ vero come dice il film Quo Vadis….?  Le Catacombe sono quelle di Domitilla, in via delle sette Chiese. La Chiesa è davvero Roma, 27 agosto 2014. Catacombe di Domitilla. Foto, Romano Borrellibella. Roma, 27 agosto 2014. Le Catacombe di Domitilla. Foto, Romano BorrelliFa freddo, qui sotto.Roma, 27 agosto 2014. Le Catacombe di Domitilla. Foto, Romano Borrelli (3) Roma, 27 agosto 2014. Catacombe. Foto, Romano BorrelliUna visita guidata, un’ora circa. Ora si sa di più  sul tufo, sul refrigerium, fossores,  e su quante sono a Roma le catacombe, anche se, queste sono le Catacombe. In questa zona. Quelle di San Callisto,Roma, 27 agosto 2014. Catacombe di San Callisto. Foto, Romano Borrelli. oggi, come detto, sono chiuse.Roma, 27 agosto, foto Romano Borrelli Terminata la visita faccio ritorno, verso San Giovanni. Percorro un viale, da porta a porta.  Ne approfitto  per fare due passi , una zona a me tanto cara e carica. Un viale, lunghissimo.  Roma, da qui è ancora più bella. Chiudo gli occhi un attimo. Mi pare di vedere le luci che salutano l’arrivo del nuovo anno.Roma, 27 maggio 2014. Salesiani, San Tarcisio, Foto, Romano BorrelliLa terrazza di questo istituto internazionale dei SalesianiRoma, 27 agosto 2014. Salesiani San Callisto. Foto, Romano Borrelli e il Cupolone e sullo sfondo. Roma, Sei bella anche da quassu’, da questa terrazza. Il tempo trascorso ti rende ancora piu’ bella e affascinante.  Quanto sei bella, Roma. Non solo una canzone di Venditti. Non ti preoccupare, L’acqua lava tutto.20140827_083531Mi piace l’idea di passare dopo anni da piazza San Giovanni e ricordare nomi e visi incontrati e conosciuti per  vie di citta’ adriatiche. Mi piace questo odore, Roma, che hai addosso e che si attacca come un vestito. Mi piace questa idea di padronananza che ho di te, nonostante il tempo trascorso, tra una visita e l’altra e qualche cicatrice di cadute che ancora porto addosso e che grazie a quelle ora mi muovo liberamente, saltellando di qua e di là,  privo di cartina tra le mani, confondendomi tra i tuoi tanti abitanti. Sei bella, ma sempre capace di renderti nuova ad ogni incontro e spiazzarmi. E forse per questo, mi piaci, cosi come mi e’ piaciuta la mostra di Frida Kahlo (artista messicana, 1907-1954, simbolo dell’avanguardia artistica e dell’esuberanza della cultura messicana del ‘900. La mostra romana, aperta dal 20 marzo presso le scuderie del Quirinale e in prossimità di chiusura, il 31 agosto. Costo del biglietto, 12 euro) , tanto bella e appasionante la sua vita da volerla rivedere ancora e ancora. Una donna che porta impresso l’amato, in ogni suo autoritratto, ora sotto la fronte, ora tra le sopracciglie, ora nel cuore. Una donna capace di amare fino all’ ossessione, una lampada osram mai mancata, per il suo Diego Ravera. L’abbraccio dell’universo, un’opera spettacolare. Almeno lei, c’era sempre. Davvero qui passa il mondo intero, in continuazione. Per rinfrescare la memoria occorre prendere i tram e la metro.20140827_145152Le cicale cantano, il sole spacca le pietre e …20140827_13333320140827_150554Roma, 27 agosto 2014, Foto, Romano BorrelliRoma, 27 agosto 2014. Foto, Romano BorrelliIn questo momento mi trovo presso la Basilica di San Clemente.Roma. 27 agosto 2014. Basilica di San Clemente. Foto, Romano Borrelli Qualcosa di molto simile, quasi identico a Ravenna, Sant’Apollinare in Classe per quanto mi riguarda, almeno per  i mosaici. La primitiva chiesa fu edificata nel tardo IV secolo nei pressi del Colosseo e delle caserme dei gladiatori ai margini dell’area monumentale su preesistente edificio del II secolo d.C.: si trattava verosimilmente della domus ecclesiae di Clemente, un liberto martirizzato sotto Diocleziano. “Domus Ecclesiae” erano luoghi di culto dove si riunivano i fedeli nei primi secoli del Cristianesimo, generalmente identificabili con ambienti di abitazioni private adatte allo scopo. A due passi dal Colosseo su via di San Giovanni in Laterano.Roma, 27 agosto 2014. Basilica di San Clemente. Foto, Romano Borrelli20140827_15574020140827_15580420140827_160216Roma, 27 agosto 2014. Basilica di San Clemente. Foto, Romano Borrelli (2)Da qui, un salto ai Fori 20140827_161706e sulla via dei Fori Imperiali. E poi, Colosseo e poi…Roma 27 agosto 2014. Foto, Romano Borrelli Trovo un posto sul palco e “mi accomodo”.20140827_161924Quando la stanchezza prende il sopravvento decido di lavarla via. Un salto a Termini, per togliermi la curiossta’di vedere se la ragazza cantata da Claudio Baglioni stara’ancora aspettando per poterle dire che lui le piace tanto.20140827_173503 Qui, penso, l’amore continua a perdersi, l’amore continua a trovarsi, oggi come ieri. A Roma Termini, molto è cambiato negli ultimi anni, tranne il via vai. Gente che arriva, gente che parte. Roma Termini, un porto di mare, si potrebbe dire. E poi, in quale posto meglio di altri si potrebbe cantare “lasciarsi un giorno a Roma?” (Niccolò Fabi). E poi dimenticarsi, ovviamente.

Ora, che dire……………ancora un salto, da Frida. Certe cose sfuggono e prima che chiudano le Scuderie del Quirinale,Roma. Il Quirinale. Foto, Romano Borrelli meglio muoversi.

Bhe, buonanotte Roma.Roma. Il Cupolone dal Quirinale. Foto, Romano Borrelli

Torino: Piazza San Carlo a tavola. In bianco

Torino 29 giugno 2014. Piazza San Carlo. Tavola in...bianco. Foto, Borrelli RomanoTorino 29 giugno 2014. Piazza San Carlo. Tavola in...bianco. Foto di Borrelli RomanoTorino 29 giugno 2014. Piazza San Carlo. Tavola in...bianco. Foto, Romano BorrelliSe ne aspettano 11.000, tutti, rigorosamente vestiti di bianco. Per cena. Autoconvocati. Bastava una semplice mail per prenotarsi e aggiudicarsi un posto, sedia alla mano, nel salotto buono torinese. “Aggiungi un posto a tavola”, ma, in bianco. Il colore che per qualche ora “vestirà” Piazza San Carlo. Una cena esagerata, per i numeri. Giunta alla terza edizione torinese, organizzata da Antonella Bentivoglio d’Afflitto. Il  Comune ne ha concesso il patrocinio, per una manifestazione ritenuta turistica.Torino 29 giugno 2014. Via Roma. In arrivo per tavola in...bianco. Foto Romano BorrelliSui tram cittadini che avvicinano a  questa piazza, in molti salivano, sedie alla mano, borse frigo e scatole nuove di zecca contente posate. In molti che osservavano enormi punti interrogativi si intravedevano dalle loro pupille. Per un attimo il tutto faceva pensare ad una serata stile mare, di quelle che ricordano il ferragosto o San Lorenzo, dove la gente, canta, balla, mangia, in un tripudio di cibo, profumi di cibo provenienti da ogni luogo. Verso il Duomo si poteva incontrare una coppia, poi un’altra, un’altra ancora.Torino 29 giugno 2014. Duomo. Verso Piazza San Carlo, per la tavola in...bianco. Foto, Romano Borrelli Il luogo induceva a pensare ad un…matrimonio di…massa all’interno di una messa comune. In piazza Castello il bianco diventava ancora più insistente fino a caratterizzarsi verso metà di via Roma. Torino 29 giugno 2014. Via Roma. Verso tavola in...bianco...Foto Romano BorrelliTorino 29 giugno 2014. Piazza Castello. Verso Piazza San Carlo, tavola in ...bianco. Foto, Romano BorrelliA Piazza San Carlo poi, il tripudio.  Fazzoletti alla mano un saluto in…comune. Lentamente le tavole, le sedie, componevano questa enorme sala da…pranzo. Il bianco mozzarella, domina ormai in ogni punto. Lo sfondo del colore, ormai, lo abbiamo detto. Quello musicale è un tripudio di mascelle impegnate a gustare ogni ben di Dio. Allora, Buon appetito.

Torino 29 giugno 2014. Piazza San Carlo. Tavola in...bianco. Foto Romano Borrelli

Viaggiando viaggiando…si viene e si va

“….si viene e si va……”viaggiando viaggiando, non si termina mai di viaggiare……..

Albert Camus sosteneve che “viaggiare è un’occasione per affrontare una nuova prova spiriturale. Il piacere ci allontanta da noi stessi. Il viaggio, invece,  che è come unsa scienza piu grande e grave, ci riporta a noi stessi.”

Evidentemente il luogo in cui siamo immersi non è sufficiente, non ci basta.  Si viaggia perchè ci  muove una speranza, una utopia. Talvolta viaggiamo, e scopriamo di non essere arrivati mai.  Ma solo col viaggio impariamo a conoscere meglio noi stessi, le nostre patologie e i nostri nodi. Solo col viaggio, impariamo tutto cio’. E a volte, un viaggio tanto pensato, programmato, voluto, si rivela una delusione. E non si torna “sotto braccio” come avevi pensato. E qualcuno o qualcosa ti dice: “Torna indietro”….e invece….Torni con te stesso….

tra caldo micidiale, treni costosi, e problemi di sempre…..Si avvicina la notte delle stelle cadenti, San Lorenzo. Tutti con lo sguardo in cielo, a vedere le “lacrime di San Lorenzo” ed esprimere un desiderio. Il Santo, secondo la tradizione, fu arso vivo, sulla graticola,   e le  lacrime, del santo, trovarono e trovano, ogni anno, finalmente pace  sulla terra.  Fra qualche giorno, una “marea” di gente, resterà o tornerà sulla sabbia e tra canti e balli, “pizze” cotte in casa, mozzarelle, frittate, friselle con acqua di mare e pomodorini con olio, sale, capperi,  e taralli che piacciono tanto “su al Nord”, passeranno di mano in mano, tra gente sconosciuta. Sarà qui l’ombelico del mondo. E pare che San Lorenzo ascolti gli uomini e i loro desideri….regalando “miracoli”….anche se………..

A proposito di giornate d’agosto, un pensiero, da parte mia,  andrà sicuramente all’incendio scoppiato l’otto agosto 1956 nella miniera di Marcinelle, Belgio, a 975 metri sotto terra, dove morirono 262 minatori (136 erano immigrati italiani). Consiglio la lettura del libro “La Catastrofa”, di Paolo Di Stefano, Sellerio Editore.( Ricordo l’accordo dello Stato italiano, (indifferente verso cittadini italiani costretti ad emigrare) col Belgio nel 1946 per ricevere tonnellate di carbone (da 2500 o 5.000 ogni mille minatori)  che consentirono un altro “miracolo”, quello “economico”).

Un altro anno è passato. Afa in città e non solo. Solite cicale a cantare, con 40 gradi, spiagge sempre piu’ ridotte da stabilimenti balneari, e quelle libere da cartolina e da ricordo. Un altro chiosco ha “deturpato” un  pezzo di spiaggia, dove una bellissima duna ricordava tempi andati. Chiosco ancora da inaugurare, e intanto un bel pezzo di spiaggia è stato sottratto alla libera fruizione dei cittadini.  Piante di capperi che crescono nei terreni piu’ accidentati fanno pensare alle difficoltà della vita e evenutali soluzioni………Ulivi secolari: che bellezza. Viti e fichi d’india: che incanto. Autobotti che vanno su e giu, verso qualche cisterna da riempire’: per alcuni versi la storia si è fermata. Code alle fontane: come una volta, mangiando quei taralli, tanto conosciuti nel centro Italia e al Nord.  Biciclette “28”, con una busta di nylon legata al manubrio: visi invecchiati alla ricerca di qualche verdura. Prezzi alle stelle, per una classe media ridotta a sopravvivere; nessuna novità. Un altro anno è passato….pochi chilometri da qui, un mare da amare……Salento, “lu mare, lu sule, lu ientu”.

Un cuore nel cielo (di Senigallia)

Sguardi rivolti al cielo, come in preghiera. Un cuore enorme, come disegnato, e pensato che tale deve essere, da quei tanti che affidano al cielo i propri desideri e le proprie aspettative. Aerei, prima presentatisi ai nostri occhi come puntini, poi, via via che si avvicinano,  bolidi che sfrecciano e assordano e si materializzano nel giro di poco, nel loro reale aspetto,  che poi sono  “le frecce tricolori” , col loro carburante che hanno in “corpo”, “scaricato”  e sbuffato, insieme al grigio, il rosso, ilbianco, il verde, sul grande foglio della vita che si chiama cielo.

Non amo particolarmente questi “veicoli del cielo” che disegnano il cielo come fosse un foglio A3 ad una velocita’ che neanche i bambini…Ma, mi piace,  e mi lascia incuriosito, questo si, osservare il veloce movimento di quanti si affannano e  quanti velocemente, mano “ a visiera” aspettano con trepidazione questi aerei provenire da Falconara. “Eccoli, eccoli”  li si sente gridare, i turisti e i bagnanti di questo splendido posto che si chiama Senigallia. E, scatto felino in avanti, capace di far ribaltare la sedia a sdraio, i turisti, villeggianti, recuperano velocemente , cellulari e macchina fotografica  da sotto l’ombrellone, per immortalare passaggio e disegno dei bolidi nel cielo di Senigallia.  E cosi tutti di corsa, sabbia tra le dita dei piedi,  verso riva, dove onde dopo onde si infrangono sui nostri piedi,  a mollo, privati dei sandali. E mi sarei sentito come un paio di mesi prima a Recanati  con una poesia tra le mani a sentire “le stelle sul capo e stto i piedi il mare” ( Emily Dickinson). Tanto e’ il velluto che conta. E qui, è davvero in abbondanza.  Anche io ho il cellulare tra le mani, in attesa di una chiamata o un sms ma un passaggio, dei bolidi,  mi cattura e coglie l’attenzione. Le onde e il loro infrangersi sono musica,  richiami di un ritorno.  Occhi su, occhi giù, occhi sull'”appendice” così cara ai nativi digitali. In attesa. Di qualcosa o qualcuno che ora non e’ presente. Ma lassù, si. Vanno e vengono. Il dondolio delle onde mi coccola i piedi, qua, portandomi altrove, col pensiero, pensandomi  in Salento. Là, dove tra poco, tornerò, sotto il sole.

Quà. Un pensiero di smarrimento per una collocazione di necessità,  di attesa. Anche se piacevole e morbida, oserei dire…”vellutata”, mielosa.  I bolidi con le loro frecce hanno disegnato un grande cuore in cielo, forse per omaggiarla. Il cielo, un foglio da disegno, una tavola imbandita, dove, nell’Italia anni ’80, non mancava mai un cuore. E tutti saltavamo la staccionata, oltre l’ostacolo. Come oggi. L’aereoporto e’poco distante da qui, dietro le colline. Un attimo e sono gia’ qui. Lungo la massicciata il treno percorre la sua strada e il suo rumore ed il suo affannarsi nel farsi largo e strada sono coperti dal rumore dei giganti del cielo. Quasi mi dispiace che il saluto del treno, come se ci conoscessimo, sia coperto da quello del bolide. Ma forse salutava i bolidi, in una gara impari. Il passaggio del treno e’ il mio orologio tra me e lei. Ad ogni passaggio di un treno il tempo si accorcia e cosi la distanza mentre lei si posiziona tra le mie braccia e si stringe sempre più. Il treno, sarà poi la clessidra. Uno dopo l’altro, il mio orologio. Il tempo, le ore, sono come lente come e’ lento un mulino. Ma la cronaca ora e’ tutta per i bolidi. Tutti i bagnanti in avanti, tutti naso all’aria, tutti un desiderio da esprimere. Manco fosse la notte di San Lorenzo. “Dai, L. ora che sono passati gli aerei e hanno lasciato il cuore, chiama, che ti faccio vedere il nostro” ! Così parla e sospira chi mi e’ davanti, in attesa anche lui di una telefonata. Fa caldo, parecchio. Suda, come noi tutti, ma lui per la trepidazione di una chiamata che pare non arrivare. In molti, pagato dazio al calore estivo, e immortalato su cellulare e digitale il passaggio, raggiungono velocemente le loro postazioni precedentemente e momentaneamente abbandonate,  i loro ombrelloni e la loro attivita”: il dolce far niente. Anche chi era davanti a me e aspettava il trillo di  L.  Lui ha ricevuto la sua telefonata. Colgo briciole della loro conversazione. Le incollo, le mescolo, rimescolo. Agito bene e rimescolo con un pizzico di fantasia.  Lui ha un tono alto. Presto si vedranno, alla stazione. Da queste parti, fanno un bel mercatino estivo, ci sara’ modo di comprare qualcosa, un gelato, magari un paio di zeppe, di quelle che si usano quest’anno. Magari un tuffo nell’infanzia, tra i bazar, dove si veninva con in nonni, per un gelato. Anche io ripiego verso luoghi piu’ freschi grazie a pale di ventilatori posizionati in ogni stanza di quell’ albergo da me scelto, a conduzione famigliare  dal nome vagamente tedesco. “Hamburg”. Mi incammino e penso ai buoni libri che mi attendono,  in attesa, sparsi, briciole di vita di altri, incollati e messi insieme per altri ancora e ancora le cronache del Corriere Adriatico e del Messaggero venduti, da queste parti, in coppia e letti in coppia, residui delle nostre letture di coppia di ieri e dell’altro ieri e di quando eravamo e forse non siamo stati, o forse si. Di quando leggevamo, sulla spiaggia, a discettare se “la strada ” faceva “paura” e a chi e perche’ e per come. E se il “Diritto era di volare” congiuntamente a quell0 dell’amare e dell’amore, mentre le nostre dita, anche oro, disgnavano un cuore sulla sabbia. I nostri cuori erano il motore e il nostro carburante, la nostra penna.

Un  po’ qua’e un po’ là, libri e costumi e abiti disseminati per la stanza come giochi estivi per bambini.  Anche l’entrata-giardino di questo albergo, dal vago sapore, almeno nel nome, tedesco (Hamburg) e’disseminata di giochi per bambini e di un tavolo da ping- pong sempre impegnato, a dire il vero,  per gare interminabili. Alcuni gradini, una rampa e recupero la mia stanza. Il profumo del cibo si espande e si attacca all’unico vestito, i boxer. Ma la pelle è una buona sostituta. Qui, si cucina davvero bene e si mangia il doppio. Anche io, sono in attesa della mia telefonata. Mi pare di sentirla già in anticipo, coperta dal rumore della  tv che gracchia mentre le pale (non con due l) girano e muovono l’aria.  “Velocita’ 1, 2, 3”, e girano e muovono ma incapaci di coprire voci e schiamazzi provenienti dal di fuori. E’ estate, giusto così. Sul comodino un blocco e la penna. Penso che talvolta la penna nella sua funzione abbia un che di vago, un qualcosa di simile ad una “siringa” che aspira pensieri e li traccia su di un foglio,  dandogli forma,  come appunti di memoria. Rimonta (la penna come “siringa”) pezzi sparsi,  qua e là e li scrivo. “A lei,la,  L. “. Gesti quotidiani e pensieri sparsi lungo quel viale che nel suo  “zoccolo”,  scritto in calce,  segna metri e km tra il porto e le sue luci e il confine di questa ridente cittadina “che ha dato i natali alla signora Yoko”. Con una Rotonda sul mare. Cosi mi disse mentre,  eravamo, in altro tempo, in attesa di una pizza. In altra vita  i suoi piedi sotto il tavolo strusciavano contro i miei, come un gatto quando fa le fusa. Eravamo solo noi, come una canzone. Il grande big bang era ancora lontano da noi. Segnali di quanto sarebbe stato bello un tramonto capace di addolcire anche i cuori piu duri. Lunga attesa, sommersa dai nostri “che ne sara’ di noi” al suono di una luce, degli occhi.   Segni incollati e mai staccati, nonostante i pantaloncini fossero ancora lontani da arrivare. Segni che restano, come cicatrici, come quando ti fai frugare nell’anima. E allora, no. Non si puo’ dimenticare. E nascono poesie come petali di fiori. Una dopo l’altra. Segnali, scrivevo, sul muretto, per quanti corrono e passeggiata e lungomare per altri,  che si pongono al riparo dai raggi del sole,  nel loro ciondolare nelle ore piu calde “della spiaggia di velluto”.  Muretto, un  sedile kilometrico per le ore notturne,  lunga passeggiata per innamorati, raccoglitore di storie e di memorie di una cittadina che non ti lascia mai solo. Muretto, dove ti metti a cavalcioni, quando sei solo, a cavallo tra la Rotonda e il mare.DSC01239

Lascio la Rotonda, la spiaggia, vellutata,  il mare, la vista delle colline sullo sfondo e ripiego. Con un cuore nelle tasche ed uno da immortalare sul blog. La sera si avvicina,  il tramonto la accompagna,  lo struscio riempie strade e piazze di come avventori i locali e la musica dei bagni (dai bagni) farà  alba.  Nel frattempo, onde e ancora onde si sono infrante e si infrangeranno in un moto continuo e perenne come promesse di ritorni mantenuti. E così  ogni notte e ogni giorno l’amore si rinnova.

Ps. Ma quanto è  bella Senigallia.

Ps. Complimenti a Jessica Rossi, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Londra, specialità, tiro a volo. Complimenti per i valori che esprime e per la dedica al suo paese, Crevalcore, uno dei paesi piu danneggiati dal terremoto di maggio.

Il viale del ritorno è lungo, sotto un sole solo, a picco. Sudato, ancora prima di incamminarmi. Alla stazione, qualche macchinetta per le bevande. Un caffè, l’acqua, i giornali all’edicola della stazione, che vende proprio tutto, anche i biglietti per il bus, di quelli che ti fanno ciondolare avanti e indietro per questi paesini così belli. Convalido il biglietto. Il treno arriva. Fischia. Mi accomodo. Per cinque ore sarà la mia casa, il mio salotto in una condivisione forzata. Amo il treno, ma anche no, per come avvicina ma anche come sa allontantare, e quando allontanta, come certe poesie, allora fa male. E non ci capisci più nulla. La vegetazione muta e così anche il mare che osservi dal finestrino e il caldo che immagini fuori, nonostante l’aria condizionata a palla, in questo bolide che è solo un freccia Adriatica. Poverino, forse si sentirà un po’ sminuito, con quelle altre frecce. Gli ulivi dicono che ormai ci siamo. Anche la fabbrica caffè Quarta mi dice che stiamo per arrivare alla stazione di Lecce. Siamo arrivati. Ancora un altra volta. Frugo nel mio zaino. Sono rimaste briciole di pane, scritte e vergate a mano. Briciole di pane che si chiamano amore. Le imbuco. Per tutte le altre destinazioni. La dove poco prima c’era il cuore. Mi volto e penso che “Ti mandero’ un bacio con il vento. Ti volterai senza vedermi ma io saro’  li” (PablobNeruda).  Un cuore a Senigallia. Un bacio a Senigallia.