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Viterbo

Era da molto tempo che mi sentivo rivolgere la domanda, “Si  ma a Viterbo, ci sei stato?” Eccomi cosi giunto a Viterbo, la città  dei Papa. Cittadina poco distante da Roma, raggiungibile piu o meno facilmente  in treno (due stazioni, Porta Fiorentina e Porta Romana, ma mi avevano parlato  anche di altro trenino dalle parti di piazza del Popolo), con un clima, oggi, gradevole. Scopro che qui, in alcune piazze, hanno girato alcuni film, “il vigile” di Alberto Sordi e un paio su Lucrezia Borgia e altri ancora. Qui, per restate in quella famiglia, vissero il fratelli Farnese, Paolo, futuro Paolo III e Giulia, la bella, si dice amante di Papa Alessandro VI, modella di alcuni capolavori del Pinturicchio (stanze dei Borgia, Musei Vaticani).. .Ah, la si può trovare anche nei tarocchi, come…la forza.

Musei Vaticani

Roma, h.7.45, metro, direzione Battistini. Fermata: Cipro, Musei Vaticani.

H.8.00 Musei Vaticani. Pensavo di essere uno dei primi, questa mattina, alle 8, e invece…E invece è  successo che non soltanto in molti, avevano fatto lo stesso mio ragionamento, e quindi, in coda per accedere ai Musei Vaticani eravamo davvero TANTISSIMI, ma, sulla corsia di destra eravamo ripetutamente sorpassati da chi la prenotazione l’aveva fatta su… internet! Sembrava di essere sull’autostrada, io, una piccola panda superato da altre cilindrate. Per fortuna avevo portato da leggere, non uno, ma due quotidiani, cosi, tanto per…Nel frattempo, intorno, si creava un bazar ad itinere: c’era chi cercava di vendere di tutto: acqua gelata a due euro, biglietti supera code, biglietti senza supera coda, guide di Roma, biglietti di ogni tipo,  barzellette per intrattenere…Poi, qualche poliziotto o vigile ripristinava lo status quo. Ma erano solo momenti. La fila era lunghissima e controllare tutto è  davvero non facile. Sulla destra intanto correvano quelli col “telepass”. E non uno, ma…altre folle oceaniche muniti di lascia pasdare stampato. Beati loro, ho pensato. Come che sia, raggiungo il portone d’ingresso dei  musei alle 9 e 15. Biglietto, audioguida e pinacoteca il primo obiettivo. Si, d’accordo, c’ero già stato, ma, come si fa a non tornare, magari esigendo da se stessi più attenzione, magari muniti di penna e blocchetto? E poi, l’arte, davvero non ha prezzo. Perché così mi sono palesato questa volta, munito di tutto punto. Giotto, e il trittico, Perugino, Raffaello, Caravaggio…e giu con appunti. Alle 12, come da scuola, intervallo, un caffè,  veloce, ecologico (presumo bicchiere di carta paletta riciclabili, e allo stesso tempo, un pochino “amaro”: si, un euro e 20 mi è  sembrato davvero…ripeto, l’arte non ha prezzo, ma questo, con l’arte poco ha a che fare!). Restiamo in tema, dopo il caffè   andato “di traverso” via verso tutte le altre bellezze qui presenti per approdare poi alle stanze di Raffaello, le stanze dei Borgia con i capolavori del Pinturicchio, il pittore appunto dei  Borgia, (queste mi erano “scappate” nelle altre visite, eppure avevo interesse a vedere la ragazza dalle sembianze di Lucrezia Borgia e la Madonna col viso, si dice, di Giulia Farnese, e ovviamente, Alessandro VI Borgia e suo figlio Cesare) e la stanza della segnatura di Raffaello, la Cappella Sistina. E qui si è  concluso il secondo tempo della visita. Meraviglia delle meraviglie. Trovato un posticino dove sedermi lo difendo con tutto me stesso per un’ora circa. Le figure rappresentate sulla parete dal grande Michelangelo nel suo Giudizio  sono 300 e per osservarle e studiarla davvero tutte occorre del tempo, tanto…Per trovare tempo?Bhe, qui si che si potrebbe lavorare…

Roma

20190801_122014Roma mi piace immaginarla così, e poi “srotolarla” dagli occhi come  una pellicola di un film o un vecchio negativo di foto, un rullino, sa ripassare tutto insieme, e andare a ritroso, sul passetto del Castello, con la fantasia e  vedere e dare forma a  figure di Papi che corrono e si mettono al riparo da qualche congiura o possibile attentato, dare forma e vedere Papa Borgia in fuga, e immaginare  Giulia Farnese, Lucrezia, il fratello Cesare dopo chissa’   cosa e cortigiane e mettiamoci pure il Pinturicchio che chissà…retrodatare ancora e pensare all’Imperatore Adriano, col suo testone osservato nella Galleria Borghese che da questa fortezza, con i suoi fidi e corte  si muove verso Ostia antica e Tivoli, nella sua sontuosa villa. Roma è  presente e passato anche recente, nome di donna, capelli lunghi e neri, viso grazioso e acceso, occhi scuri e passione, e arte.

20190801_10052720190801_100748Roma è cavalcare lungo il corso della storia, all’ombra del Quirinale, lasciandosi alle spalle via XX Settembre, prendere due capolavori, di due grandi, che la storia ha sempre messo in competizione e rivalita`, tanto per cominciare; capolavori   che stazionano sulla stessa via, all’ombra del Quirinale, san Carlo alle Quattro Fontane, comunemente conosciuta dai romani come san Carlino, per le ridotte dimensioni, (Francesco Borromini, capolavoro dell’architettura  Barocca) e sant’Andrea al Quirinale, architettura barocca, (Bernini) e mettere  a confronto, i due prima di procedere ad ulteriori confronti verso gloriose bellezze e scendere verso  piazza Navona,ritrovarsi al loro cospetto e pensare di passare dal Barocco al Rinascimento, a concetti come staticità e dinamismo.

Rimini-Ravenna-Ferrara-Faenza

Colpo di coda,  spiccioli di un agosto 2018 che si avvia ad essere archiviato, forse velocemente e male,   scampoli di libertà personale,  prima delle campanelle che annunciano al loro suono riparazioni, scrutini,  e collegio. Ma prima di varcare il portone per l’appendice di un anno scolastico che volge al termine,  c’è  tempo.  In una manciata di alcuni giorni o di  ore ci stanno ancora comodamente sdraiate cittadine che contengono storia e storie, passato,  presente e futuro,  sempre a braccetto: Rimini,  Ravenna,  Ferrara e Faenza. Stazioni,  strade ferrate,  zaini,  trolley,  treni,  caldo, finestrini aperti e visi fuori,  oltre il finestrino,  a vedere cosa succede dalla’altra parte: trattori,  campi, frutta,  matura,  acerba, terra arata, ragazze,  donne, campanili e campanilismo,  cartelli blu notte con cornice bianca: Godo,  Russi,  Solarolo,  Gaibanella.  Visi che si sfiorano, carte geografiche e una infilata di alberghi dai nomi dolci.  E poi posti già  visti,  e che con piacere rivisito, tra trionfi di mosaici,  significati  e   contenuti,  San Vitale e Galla Placidia,  Dante e poi Castello Estense a Ferrara,  Isabella,  Beatrice e Lucrezia. …

23 Dicembre

Nel mio breve giro, confuso tra confusi “corridori” o “maratoneti” dello shopping forzato dell’ultimo minuto, ho come meta l’atrio della stazione di Torino Porta Nuova. Dopo la visita di alcune classi, e delle loro richieste, in formato letterina, con grande rispolvero delle vecchie ma buone abitudini, oggi è il mio turno: sono sotto l’albero, appena catapultato dalle scale mobili della metro torinese. Ho un paio di letterine da depositare su qualche ramo, dell’albero: trovare un piccolo pertugio richiedera’ una gran fatica; faccio il “giro-giro tondo” intorno all’albero, ma senza cascare, non io e non il mondo, dando una rapida occhiata di quel che chiedono cittadini, turisti, viaggiatori. Pensando all’articolo de La Stampa di un anno fa, di cosa saremo “In deficit questo anno che ci lasceremo alle spalle tra pochi giorni?” L’anno scorso eravamo, a dire in punta di penna del cronista, in deficit  di…gioia. Lascio il mio bigliettino, intestato “tipografia salesiana” e due righe di Gianni Rodari, autore capace di riportare sempre ai tempi e ai luoghi dell’infanzia ognuno di noi. Riportarci al come eravamo: Letterina, fiocco che incorniciava il grembiule, viso sorridente e noi sempre, camera e obiettivo davanti, a far finta di scrivere. Alle nostre spalle la vecchia  cartina geografica dai nomi e posti cosi lontani…un albero e un piccolo Presepe al nostro fianco. Ah….le tanto belle scuole elementari…

Lungo il tragitto, tra piazza Carlo Felice e via Roma, proseguendo verso piazza San Carlo e procedendo oltre, verso piazza Castello, è  tutto uno sfavillare di  luci e alberi. Le orecchie, nonostante il cappello calcato bene bene,   raccolgono dagli sportivi delle compere in “area cesarini” menu’ e telefonate fatte e da fare, conti, scontrini, regali fatti, da fare, e se quel parente lo merita oppure no quel tal regalino o anche solo un augurino. Le piu’ belle e simpatiche sono le coppiette che si accompagnano in questo mare di fente e vetrine ch continuamente invitano e richiamano ad entrare. Ah come rileggerei ancora una volta il magnifico “Canto di Natale” di Dickens. Di pensiero in pensiero,  un altro corre a Charlie Chaplin: conservo da qualche parte  un biglietto d’auguri di Natale datomi da una carissima amica con una sua cirazione. Lo ricordo perché era scritto su di un biglietto a forma di cuore e le cose di cuore, si sa, restano per sempre. Nella testa e nell’andamento delle gambe girano e concorrono ad accompagnarmi  musiche e canzoni di De Gregori: fra due giorni è “Natale” e “Gesu’ Bambino”. Testi e musiche bellissimi: strizzo idealmente  l’occhio a chi a suo tempo mi condusse all’ascolto del cantautore anche se, a quel tempo, erano altre le canzoni: “Ti leggo nel pensiero” e “4 cani”.  Il giro si chiude con una “puntata” al Circolo dei Lettori, dove, sia nell’atrio, sia al Circolo fanno bella mostra bellissimi alberi. Quello del primo piano, è bellissimo. Come sempre. Ci sono tante sedie vuote. Staziono un pichino.In una tasca, approfittando dei tempi vuoti, leggo sempre qualcosa, e oggi, in questo periodo, è la volta de “Il giardino dei Finzi Contini”. Un pochino, a dire il veto, sono rimasto con la testa a Ferrara, avvolto tra la sua nebbia e la grande bellezza, sospeso tra il Castello, i palazzi Rinascimentali, Isabella d’Este e Lucrezia Borgia, è tra Micol, che immagino bellissima, biondina, occhi azzurri, ed il giardino. Dei Finzi Contini.

Lascio Il magico Natale di Gianni Rosari.

RODARI, Il magico Natale.

S’io fossi il mago di Natale
farei spuntare un albero di Natale
in ogni casa, in ogni appartamento
dalle piastrelle del pavimento,
ma non l’alberello finto,
di plastica, dipinto
che vendono adesso all’Upim:
un vero abete, un pino di montagna,
con un po’ di vento vero
impigliato tra i rami,
che mandi profumo di resina
in tutte le camere,
e sui rami i magici frutti: regali per tutti.
Poi con la mia bacchetta me ne andrei
a fare magie
per tutte le vie.

In via Nazionale
farei crescere un albero di Natale
carico di bambole
d’ogni qualità,
che chiudono gli occhi
e chiamano papà,
camminano da sole,
ballano il rock an’roll
e fanno le capriole.
Chi le vuole, le prende:
gratis, s’intende.

In piazza San Cosimato
faccio crescere l’albero
del cioccolato;
in via del Tritone
l’albero del panettone
in viale Buozzi
l’albero dei maritozzi,
e in largo di Santa Susanna
quello dei maritozzi con la panna.

Continuiamo la passeggiata?
La magia è appena cominciata:
dobbiamo scegliere il posto
all’albero dei trenini:
va bene piazza Mazzini?
Quello degli aeroplani
lo faccio in via dei Campani.
Ogni strada avrà un albero speciale
e il giorno di Natale
i bimbi faranno
il giro di Roma
a prendersi quel che vorranno.
Per ogni giocattolo
colto dal suo ramo
ne spunterà un altro
dello stesso modello
o anche più bello.
Per i grandi invece ci sarà
magari in via Condotti
l’albero delle scarpe e dei cappotti.
Tutto questo farei se fossi un mago.
Però non lo sono
che posso fare?
Non ho che auguri da regalare:
di auguri ne ho tanti,
scegliete quelli che volete,
prendeteli tutti quanti.

Ferrara

Ho seguito kilometro dopo kilometro la linea ferroviaria che da Bologna procede verso Ferrara immaginando di rileggere riga dopo riga uno dei libri di Giorgio Bassani, “Gli occhiali d’oro”. I due palazzi, grattacieli, adiacenti la stazione, sono visibili in lontananza, dal treno stesso, e ne annunciano,  al viaggiatore, l’arrivo nella cittadina estense. Con un pizzico di fortuna sono riuscito nell’intento di raggiungere la meta prefissata, nonostante lo sciopero ferroviario, proclamato da una organizzazione sindacale. Appena sceso dal treno sono immerso e attanagliato  da  un misto di foschia e da una morsa di gelo. Attraverso il corso facendomi strada tra persone in attesa di qualche bus.  Accelero il passo, da percepire cosi facendo,  il minor freddo possibile. Passo tra due palazzi, uno spiazzo aperto, come fosse un cortile. Lo oltrepasso. Riflettori e transenne mi annunciano che sono sul terreno della Spal (squadra di calcio ferrarese); costeggio lo stadio e cammino sempre diritto:Ferrara 17 12 2017.Romano Borrelli foto nel giro di 5 o 6 minuti  giungo al Castello EstenseFerrara.17 12 2017, Borrelli Romano foto. Le cose da rivedere sono molte, dal castello stesso, al Ferrara.17 12 2017,Borrelli Romano fotoDuomo (il Guercino, sfuggitomi a giugno!), al Palazzo Costabili, detto di Ludovic(in particolar modo la Sala del Tesoro e la rappresentazione delle due sorelle, Beatrice e Isabella, affacciate al balcone) ancora, Schifanoia (e qui la fortuna è doppia).  Al palazzo Schifanoia,  una guida davvero competente, gentile, ben preparata, spiega il Salone dei Mesi, cosa ne e’ rimasto, la suddivisione dei registri, dei personaggi, della vita di corte, e non solo, di Ferrara, del buon governo, di Borso d’Este, raffigurati da Francesco Del Cossa, Cosme’ Tura, Ercole De’ Roberti. Poi, è la volta  della visita presso il  convento del Corpus Domini (e un ringraziamento alle suore che ne hanno permesso la visita fuori orario) dove sono collocate le tombe degli Estensi e quella di Lucrezia Borgia. Infine, il complesso che ospita la mostra sugli ebrei. Tutto veloce, compatto, ma ora che sono di ritorno, in treno, penso ne sia valsa davvero la pena. Ferrara, merita davvero. Tanta dolcezza…un pochino è con me. Vassoi di doci caratteristici sono al mio seguito. Ben conservati. Ancora per poco.

 

 

1 Agosto 2017

Luglio è  terminato. Agosto” si incammina”. Per qualcuno il termine di luglio  è  “apice della malinconia estiva”. Per me,  giro di pagina del calendario e chiusura del libro; Lucrezia Borgia è  stata una bellissima compagnia e interessantissima compagna di viaggio: treno,  mare,  città,  paesi. Riccioli biondi, trecce,  occhi azzurri-verde-mare tutto immaginato,  riga dopo riga. Lucrezia… Con lei, come accaduto  prima per “Isabella d’Este” (Bellonci) e “Lucrezia e Isabella,  due cognate”, (e altri comprati da Paravia a Torino) ho “ripassato” un po’ Roma tra vie e corsi e viali alberati e conosciuta la “grande bellezza” sotto altri aspetti,  insieme a città  e cittadine ad essa/e connessa/e. La sua lettura mi lascia e ga lasciato ricco di storia e letteratura unite ad  una curiosita’ per alcuni soggetti femminili:  Barbara Torelli,  Veronica Gambaro e Lucia di Narni…Angela Borgia,  Giulia Farnese,  la Brognina,  solo alcune tra  le tante proposte nella lettura.  La curiosità  è  enorme… vedro’ di trovare risposte adeguate. Un altro testo mi attende,  “I Borgia”. Ora è  tempo di “sfogliare” questo nuovo mese,  sotto la cappa della quinta ondata di calore dedicata a “lucifero”,  sotto ad  un fico ed una pagina di nuovi libri da sfogliare.

Fiammetta

Fiammetta? Chi era costei? Provo a pensarla come una bellissima biondina dagli occhi azzurri con due trecce all’altezza delle spalle,  pantaloncini color sabbia,  canotta bianca e un paio di Superga,  che presta il viso carino e un po’ smorfioso ad una qualche pubblicità di oggi. Insomma,  una bella ragazza discesa dal cielo. Ma non e’ una ragazza di oggi: è anzi una donna…  rinascimentale!  Ci arrivo, davanti all’abitazione,  indicatami da un  cartello verde: è  una bella casetta del XV secolo dotata di un bel portico con tre archi frontali,  due laterali,  uno per parte,  un terrazzino con porte ad archi al primo piano,  un balcone con porta al secondo. Mi ci imbatto,  ma non per caso! Conoscevo la storia di questa Fiammetta Micheli,  una donna amata dal Valentino figlio del Papa Borgia. La palazzina e’ molto bella,  pare disabitata ed è  situata come scrivevo proprio in piazza “Fiammetta”. Si trova a due passi da piazza delle 5 Lune e a 5 passi da piazza Navona,  vicino la Basilica di S. Agostino,  dove pare,  pare, che Fiammetta Micheli,  gentildonna di Firenze avesse avuto li,  una cappella.  La storia di questa donna,  molto dettagliata,  occupa quasi una pagina del bellissimo libro su Lucrezia scritto dalla Bellonci. Vediamone alcune righe…. “… Fiammetta Micheli di Firenze detta ” del Duca Valentino” che lascio’ il suo nome ad una piazza nel quartiere del Rinascimento a Roma. Fiammetta apparteneva alla classe delle cortigiane ed ebbe,  tra le sue compagne,  un destino fortunato perché  (ce ne informa Pietro Aretino nei suoi “aggressivi” Dialoghi) riuscì  a farsi un posto onorevole nel mondo così da pervenire ad una vecchiaia e ad una morte da signora ricca e stimata,  e da possedere perfino una cappella nella Chiesa di Sant’Agostino.. ” pag. 186 Lucrezia Borgia, Maria Bellonci,  Oscar Mondadori).  La storia di Fiammetta,  cortigiana fiorentina, “che per il Valentino era salita alla fortuna e alla ricchezza e che stava diventando a poco a poco una donna pia”. Pag. 450 Lucrezia Borgia,  Maria Bellonci,  Oscar Mondadori). E,  come si capisce,  non ci sono  arrivato per caso,  nella suddetta piazzetta,  ma dopo aver visitato nuovamente la Basilica di S. Agostino.  Nella  suddetta Chiesa è  possibile ammirare un affresco di Raffaello (che rappresenta un profeta) e un bellissimo dipinto del Caravaggio,  la Madonna di Loreto,  situato all’entrata a sinistra. Due “vecchini” inginocchiati, mani giunte, davanti alla Madonna col bambinello in braccio.  I piedi sembrano dell’anziana coppia paiono reali,  di due contadini anziani che hanno da poco lavorato;  piedi di contadini fuoriusciti dalla terra, rossa,  che e’ talmente “reale” che  pare di toccarla. Ovviamente Fiammetta in Chiesa non c’è  e per scorgere una sua presenza occorre immaginarsela andando presso l’ abitazione dove misero in piazza,  insieme al Valentino,  il loro presunto amore:” che lo amasse,  come cortigiana,  è  inutile domandarselo: poteva e non poteva essere”,  ma agiata e buona riuscita della sua esistenza questo è  certo ricavabile da un testamento del 1512 ci scrive la Bellonci nella stessa pagina.

A secco

Roma 3 10 2015.V della Cordonata.foto Borrelli R.Mentre la storia  di  Lucrezia Borgia (la mia ultima lettura, di Maria Bellonci,  Oscar Mondadori) lentamente si dipana, pagina dopo pagina, per avviarsi alla conclusione, lungo le  strade tra Ferrara e Roma,  ovvero “Emilia e Flaminia,  l ‘acqua,  nella capitale scarseggia e i “nasoni”,  le fontanelle in ghisa sparse per la città  eterna,  potrebbero presto chiudere per alcune ore.  “Il lago di Bracciano,  riserva idrica della capitale si è  assottigliato di un paio di metri e cosi un milione di romani potrebbero restare a secco in alcune ore della giornata”,  così si sente dire,  parlare,  quando si introduce il tema,  acqua,  emergenza siccità,  emergenza Roma. Intanto riprendono forma per le vie,  di alcune citta’ del Sud, immagini proiettate dalla tv, le autobotti e il commercio dell’acqua. Rammentano le autobotti del Salento,  quando quasi ogni abitazione era dotata di una cisterna. Per noi bambini l’arrivo dell’ autobotte era sempre una festa,  ennesima modalità  di gioco e divertimento,  in aggiunta alle interminabili altre che aprivano e chiudevano la stagione estiva,  rottura dell’ordinario,  entrata nello straordinario piuttosto dilatato.   Tutti a bere quell’ acqua fresca nei bicchieroni,  dal nome particolare, “bucala o ucala” e tutti a spostare ora di qua ora di la’ il manicotto tra un albero e l’altro quando la cisterna era ormai colma e bisognava pensare alle piante del giardino,  data l’acqua in eccesso. Anche loro, le piante,  presumibilmente,  in festa,  al solo sentire il rumore e quel profumo caratteristico  dell’acqua,  in estate,  quando si riversa in zone di terra secche e rosse da mesi.    La parola d’ordine,  oggi,  e’ razionamento. Purtroppo. Penso a Villa D’Este e tutte quelle bellissime fontane.  Quanta bellezza. Elementi naturali,  fuoco prima,  con incendi e devastazioni di ettari ed ettari di terra in fiamme, paragonabili ad intere città  come Torino,  Milano,  Firenze. Devastazione  prima, e acqua ora che scarseggia e che entrambi i temi e le emergenze impensieriscono fortemente.  E’ come se mancasse l’intero lago di Como! Gente che torna in preghiera,  ora. Intanto si attribuiscono responsabilita’ e ci si avvia allo stato di calamita’. Una corsa contro il tempo,  per trovare soluzioni o per una “pioggia” a… “pioggia” su quasi tutto il territorio nazionale. Colpa delle condutture colabrodo per altri. Colpa dell’inquinamento per molti. Responsabilita’ di tutti,  nelle piccole azioni quotidiane,  wuando lasciamo andare l’acqua senza attribuire ad essa alcun valore. Il pensiero dell’acqua mi riporta ad Assisi,  all’affresco di Giotto,  alla fonte,  a “sora” acqua. San Francesco,  vicino alla sorgente. Acqua che lava e purifica. Sempre.  Occorre subito un’inversione di rotta, modificare i consumi,  usare accortezza e non sciupare  l’oro bianco”,  prima che sia troppo tardi. Il razionamento è  imminente e il termine,  razionamento,  non prospetta nulla di buono.

A Porto Cesareo, Lucrezia… Borgia

Porto Cesareo (Le) 18 7 2017 Romano Borrelli fotoCaronte si appresta a rifare il suo ingresso. La sua presenza e’ ancora sulla pelle e brucia. Molto. Al solo nominarlo,  si rabbrividisce. La previsioni attestano che senza bussare “sciogliera’” molti,  anzi,  tutti, a partire da domani.  Intanto,  il vento di tanto in tanto,  soffia. Mare appena mosso,  acqua abbastanza fredda,  schiamazzi in libertà  di una scolaresca, che sfidando la calura del primo pomeriggio non smette mai di tuffarsi dal molo. Ragazzi che dedicano “alla ragazza di Veglie” il tuffo e quello prossimo,  “alla Cagnotto”,  si intende.   Ma per loro,  tuffi e richieste, sono solo tanti… buchi nell’acqua: la ragazza di Veglie,  biondina,  occhi verdi,  fisico slanciato,  proprio non se li fila. Deve essere proprio interessante pero’ questa “ragazza di Veglie” se viene insignita di così tanti tuffi.  Il tutto,  naturalmente,  avviene all’ombra della Torre. Di Porto Cesareo. Il mare luccica e sullo sfondo, il paese,  Porto Cesareo, che d’estate si trasforma,  si dilata, in una Rimini del Salento,  al pari di Gallipoli. A quest’ora,  la parte di cittadina, sotto i miei occhi,  sonnecchia,  adagiata sulla spiaggia dei bimbi”all’ombra del solito onnipresente pino che “ombreggia’  e regala frescura, da sempre,  ai residenti delle varie “stagioni”.  Le panchine che incorniciano la Torre sono gia’ “aggiudicate” giusto premio dei  tanti che proprio non riescono a dormire nel pomeriggio: pensionati che giocane a carte,  sotto l’occhio non piu vigile e poco elastico di Enrico, solita canottiera, appoggiato alla sua altrettanto eterna e solita bicicletta. Sul manubrio,  da parte a parte,  sventolano gagliardetti dell’Italia, a ricordo dei tanti Europei e Mondiali che ne hanno segnato la storia. Pantaloncini e viso volto al passato,  a ricordo della sua gioventu’  quando gli bastava una chitarra,  nei suoi pomeriggi. Di tanto in tanto un colpo di vento accarezza le pagine del mio libro su Lucrezia Borgia… della Bellonci,  ultima mia compera presso Paravia. Nello zaino,  si fa sempre posto, alle buone letture. E’ un bellissimo libro,  e in questo momento,  sono arrivato al suo ennesimo matrimonio,  con Alfonso di Ferrara. E’ una figura affiscinante,  questa di Lucrezia come quella di Isabella d’Este,  come tutto il periodo,  il Rinascimento,  che coinvolge Michelangelo,  Pinturicchio,  Raffaello, Ariosto… così,  tanto per avere sempre in mente la mia,  di scolaresca.