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Roma-Arezzo-Siena

Ho appena lasciate alle mie spalle (ma  certamente ben presenti nei ricordi e nel cuore)  nell’ordine, la Capitale, Arezzo e Siena. Roma è stata soltanto un ponte, per Arezzo e Siena. Ci son tornato volentieri, in Toscana. La capitale, oramai, è una visita “da prescrizione”. Mia. Le cittadine toscane, mi piacciono. Ad Arezzo “la vita è sempre bella”, è così, anche questa volta ho continuato ad immaginare, Benigni in bicicletta, scorrazzare per Piazza Grande, che ha visto da poco “La giostra del Saracino”, rievocazione storico medioevale con i suoi quattro quartieri. Peccato averla mancata, per pochissimo. Per non parlare del Duomo, al cui interno e’ possibile ammirare una Maria Maddalena di Piero Della Francesca. Il sagrato del Duomo ricorda la  pioggia insistente, quella del  film, (non in questi giorni) una macchina ferma, un tappeto rosso e…l’amore. E a ricordare le numerose volte in cui l’ho visto e rivisto. Il teatro Petrarca, il bar caffè Costanti che pullula di vita fino a sera tardi. In uno dei tanti bar ordino una ribollita e osservo. La gente, discute, il lavoro in cima. Qui, davvero, la vita è molto bella. Ritmi lenti e serenità. Ripeto la visita alle opere di Piero Della Francesca, “Le storie della vera Croce” in San Domenico, seguendo un gruppo con visita programmata. Allungo “l’orecchio” e presto attenzione alla guida, cioè, alla sua spiegazione. Ne esco sicuramente più informato rispetto ad una lettura veloce su qualche libricino di passaggio che avrei potuto fare. Un salto in piazza Grande, le foto, ai  “i mesi”  e un salto doveroso a San Francesco, a riammirare il Crocefisso di Cimabue.  Il clima raccolto, il silenzio, la pace e lo sguardo verso quel Crocefisso. A Siena invece ci torno con il bus. A metà strada, o forse meno, il luogo dell’eccidio del 29 giugno 1944. Sui monti pini dalle “braccia chiuse” verso l’alto e alberi che indossano parrucche da vari colori. È tutto una tavolozza variopinta, “colori vitaminici” che rinnovano. A Siena, dopo un caffe’ espresso al bar Nannini, recupero la  Piazza del Palio che e’ ricolma di gente al punto che è “sold out”. Il sole lentamente scaldate la gente comincia ad alleggerirsi.  È un diesel, il sole, ma appena “messo in moto”…scalda che è una bellezza. Raggiungo il Duomo e mi perdo davanti a tanta bellezza. Cerco le statue dei filosofi, Platone in primis. Poi le Sibille. Entro e alzo lo sguardo ai busti dei Papi, lo poso a terra sui mosaici e cerco la Libreria Piccolomini contenente i capolavori del Pinturicchio e davanti alle sue bellezze  poi, mi perdo… definitivamente…

27 luglio… Roma e’….

Roma è … Marco Aurelio e’ al centro della piazza. E dell’attenzione. Acqua si,  acqua no?  Ma questa e’ altra cosa,  ceramente,  indiscutibilmente piu piu’ importante. Dietro e sul  Marco Aurelio, che fa  tanto 50 centesimi,  ma tantissimo Michelangelo, due statue,  la cornucopia in mano. Frutti che vuol dire abbondanza. Davanti a me, “sparsi”all’aria, una marea di profumi,  riconoscibilissimi e allo stesso tempo ignoti,  che si mischiano,  che li inali  insieme a quest’aria romana, e li trattieni, nelle narici, e poi te li ritovi,  “cuciti” addosso,  come una bellissima storia,  da scrivere e raccontare. Odori mischiati “frutti” di tantissine  creme solari,  doposole,  protettive,  di tutti i gradi, provenienti da ogni lato dei cinque continenti. Uno dei motivi per cui sostengo che stare-andare a Roma e’ un po’ come fare il giro del mondo stando fermi. Li respiri,  quei profumi, che come acqua miracolosa,  fuoriescono da boccette di ogni formato,  passate,  a lavoro ultimato,  di mano in mano,  lentamente,  per una messa in comune di “frutti”,  ma non della cornucopia: al cocco,  alla mandorla,  pesca,  fragola;  prodotti provenienti da ogni nazione. Creme,  fluidi di tubetti strizzati che lasciano fuoriuscire e  scorrere unguento sulle mani e da queste, “asfaltato” lungo l’ autostrada della pelle: da mano a  capo a piedi. Lentamente,  delicatamente,  mentre sei in coda,  per aspettare il tuo turno ed il tuo biglietto per il Pinturicchio,  per l’ennesima volta. “Ma ‘sta,  Giulia Farnese,  ma quanto era bella?  Già,  quanto era bella… un paio d’ore a rimirare il Pinturicchio nei musei capitolini, stordito da quelle creme ficcatesi nelle narici. Tempo,  per Pinturicchio, per poi passare ad ammirare Caravaggio,  Guercino,  Domenichino,  Cola Dell’Amatrice,  Lotto… Per fortuna che è la vista che deve fare il suo lavoro,  altrimenti l’olfatto,  abbastanza “mutilato” da quelle pozioni, son certo non farebbe il suo lavoro. E’ inoltre  piacevole osservare gente  all’interno del polo museale che,  matita alla mano,  fa prendere vita forma e copia dalla grafite a figli A 4. Dopo due ore mi ricordo che il Pinturicchio e’ visitabile anche a due passi da qui,  in cima a quell’altra scala,  quella della dell’AraCoeli. Già,  le storie di San Bernardino… del 1486,  ben prima quindi dell’ascesa al papato di Alessandro VI (1492, anno della scoperta dell’America) vado,  giù, dalla scala del Campidoglio,  di Marco Aurelio,  per intenderci e  poi su,  risalgo,  verso la Basilica. Insieme ad una laureanda di archeologia “sezioniamo” l’opera,  con l’aiuto di testi e tablet,  in ogni sua parte. Su molto non abbiamo tratto conclusioni,  degli affreschi,  in stile giottesco, in altra parte della Badilica, per esempio,  presumibilmente,  ma non importa. Non preferiamo piu’ parola.  Salutandoci,  cosi,  “annusando” quel “sembrerebbe giottesco”.

A Porto Cesareo, Lucrezia… Borgia

Porto Cesareo (Le) 18 7 2017 Romano Borrelli fotoCaronte si appresta a rifare il suo ingresso. La sua presenza e’ ancora sulla pelle e brucia. Molto. Al solo nominarlo,  si rabbrividisce. La previsioni attestano che senza bussare “sciogliera’” molti,  anzi,  tutti, a partire da domani.  Intanto,  il vento di tanto in tanto,  soffia. Mare appena mosso,  acqua abbastanza fredda,  schiamazzi in libertà  di una scolaresca, che sfidando la calura del primo pomeriggio non smette mai di tuffarsi dal molo. Ragazzi che dedicano “alla ragazza di Veglie” il tuffo e quello prossimo,  “alla Cagnotto”,  si intende.   Ma per loro,  tuffi e richieste, sono solo tanti… buchi nell’acqua: la ragazza di Veglie,  biondina,  occhi verdi,  fisico slanciato,  proprio non se li fila. Deve essere proprio interessante pero’ questa “ragazza di Veglie” se viene insignita di così tanti tuffi.  Il tutto,  naturalmente,  avviene all’ombra della Torre. Di Porto Cesareo. Il mare luccica e sullo sfondo, il paese,  Porto Cesareo, che d’estate si trasforma,  si dilata, in una Rimini del Salento,  al pari di Gallipoli. A quest’ora,  la parte di cittadina, sotto i miei occhi,  sonnecchia,  adagiata sulla spiaggia dei bimbi”all’ombra del solito onnipresente pino che “ombreggia’  e regala frescura, da sempre,  ai residenti delle varie “stagioni”.  Le panchine che incorniciano la Torre sono gia’ “aggiudicate” giusto premio dei  tanti che proprio non riescono a dormire nel pomeriggio: pensionati che giocane a carte,  sotto l’occhio non piu vigile e poco elastico di Enrico, solita canottiera, appoggiato alla sua altrettanto eterna e solita bicicletta. Sul manubrio,  da parte a parte,  sventolano gagliardetti dell’Italia, a ricordo dei tanti Europei e Mondiali che ne hanno segnato la storia. Pantaloncini e viso volto al passato,  a ricordo della sua gioventu’  quando gli bastava una chitarra,  nei suoi pomeriggi. Di tanto in tanto un colpo di vento accarezza le pagine del mio libro su Lucrezia Borgia… della Bellonci,  ultima mia compera presso Paravia. Nello zaino,  si fa sempre posto, alle buone letture. E’ un bellissimo libro,  e in questo momento,  sono arrivato al suo ennesimo matrimonio,  con Alfonso di Ferrara. E’ una figura affiscinante,  questa di Lucrezia come quella di Isabella d’Este,  come tutto il periodo,  il Rinascimento,  che coinvolge Michelangelo,  Pinturicchio,  Raffaello, Ariosto… così,  tanto per avere sempre in mente la mia,  di scolaresca.

9 luglio

Domenica 9 luglio… giornata di memoria e storia. Termini sembra in aereoporto:uscita,  entrata,  gate,  lettera. L’attraverso da parte a parte entrando da via Marsala. Sul lato opposto un salto veloce a Santa Maria Maggiore. Cappella “Paolina”  a sinistra e “Sistina” a destra,  il soffito a cassettoni d’oro,  proveniente dal Peru’,  come dono,  ad Alessandro VI,  il Borgia. A sinistra della Basilica,  al suo interno, la cappella ideata da Michelangelo.  Rapidamente cerco di interpretare mosaici e pitture che riproducono l’Antico e il Nuovo Testsmento. Troppo in alto e con occhiali deboli. Mi sforzo. Aguzzo la vista e mi aiuto con un libro. Doppio giro andata e ritorno in “stile olimpionico”. E poi il Presepe, capolavoro di Arnolfo di Cambio visitabile nel museo.  Esco,  “recupero” velocemente un bus direzione Campidoglio. Ai musei capitolini c’è  “Pinturicchio,  pittore dei Borgia” e in altro cortile dello stesso museo, Caravaggio, la sua zingarella che legge la mano al giovanotto e intanto gli sfila l’anello e il San Giovanni, quasi con un ghigno beffardo, poi tanto  Guercino,  Domenichino,  Cola Dell’Amatrice…il  Baglioni,  a destra del grandissimo quadro,  pala d’altare.

Due anni fa si “discuteva” oggi  si osserva,  si analizza,  si studia…Due anni fa si pensava di concludere un ciclo gettando fogli all’aria mentre in realtà  si ricomincia tutto,  ogni giorno.  Una ragazza sfoggia davanti a me una maglietta:” La vita è  a colori: scegli quelli giusti”. Ecco,  questo è  il parametro giusto.

A Siena

siena-28-2-2017foto-romano-borrelli1 marzo. Siena non dista molto da Arezzo. Chiedo ad alcuni aretini quale sia il mezzo piu conveniente, a coprire la distanza (75 km circa) in termini di tempo,  e mi viene risposto che in assoluto è  il bus ad essere piu’ competitivo. “Se non ha idea di arrivare dopodomani”,  ovviamente forzandone la risposta alla mia domanda.  Se hai tempo,  esiste un trenino fino a Sinalunga,  poi… “Alle 8. 30,  puntuale,  il bus è  davanti il piazzale della stazione di Arezzo e alle 10. 15 siamo a Siena, studenti,  impiegati,  operai,  turisti,  ecc.  Nel frattempo,  dal finestrino,  scruto,  nomi di paesi e natura che muta,  dolci colline e praterie e giardini di marzo che si vestono di nuovi colori. I cartelli,  ad un certo punto,  indicano che Perugia è a  75 km e Cesena idem.  Non me le lascero’ scappare. Ci risara’ posto ancora per loro. È   cittadina giovane ed elegante. Era da un po’,  anni,  che mancavo da Siena. Era il tempo delle azioni Telecom (chi le comprava e vendeva),  delle chitarre e delle tende canadesi,  pronte da montare in uno dei tanti campeggi della Versilia a Riotorto, come  Follonica,  Campiglia e compagnia.  Appena sceso dal bus mi metto alla ricerca del siena-borrelli-romano-fotocaffe-pasticceria Nannini,  e questo si che lo ricordo,  a pochi passi dalla piazza a Conchiglia o ventaglio,  quella per intenderci dove si svolge il palio in agosto.  siena-foto-borrelli-romano-28-2-2017Mi “accoscio” per una foto ricordo: intorno alla piazza,  bambini che cortono,  per lanciare ultimi coriandoli rimasti. siena-28-2-2017-foto-romano-borrellisiena-28-2-2017-foto-romano-borrelliAl suo interno,  meta preferita degli universitari,  si aprono,  lentamente,  libri e quaderni. Staziono un pochino e scatto foto ricordo.  Davanti, siena-28-febb-2017-foto-romano-borrelli la Torre e il pensiero va subito al governo dei 9 e all'”allegoria del buon governo e a quella del cattivo governo”. Ci andro’. Dopo. Poi recupero il tutto,siena-28-2-2017-fotoromano-borrelli  una delle uscite,  o entrate,  il che e’ lo stesso,  ed esco dalla piazza.siena-s-caterina-28-2-2017siena-santa-caterina-28-2-2017-borrelli-romano Santa Caterina,  l’Universita’ e il Duomo,  attendono.  E cosi dopo in salto da “Santa Caterina” osservo attentamente gli affreschi e la 20170228_122412Chiesa ove e’ conservata la santa Patrona d’Italia e d’Europa. Poi,  veloce verso   il siena-duomo-foto-borrelli-romano-28-2-2017Duomo,  intitolato a Santa Maria Assunta,  inizio costruzione nel 1220 e terminato nel 1370 circa; sullo stesso terreno esisteva gia in precedenza un edificio,  residenza del Vescovo fino al 913 circa,  edificio rivolto verso Est dove si trova ora il Battistero. Ha un altezza di circa 48 metri mentre il campanile circa 77 metri. È  luogo dove,  diversamente da altre volte,  nella storia, mia,    oggi ci saranno i Michelangelo,  che nel  1501 comincio’ quattro statue prima di dedicarsi al David di Firenze. Le quattro statue sono San Pietro,  San Pio,  San Gregorio Magno e San Paolo. E la mia curiosita’ e’ vedere proprio San Paolo cosi somigliante a Michelangelo,  con le torsioni impresse in ciascuno dei suoi personaggi. È  cosi il Mosè  in San Pietro in Vincoli,  a Roma.  Pisano con il suo pulpito realizzato tra il 1265 ed il 1268, un Donatello,  San Giovanni Battista scolpita nel 1455 nella stessa  cappella di San Giovanni Battista affrescata dal Pinturicchio),  Lorenzetti,  il citato Pinturicchio, con i suoi affreschi nella Libreria Piccomini,  tra il 1502 ed il 1503,  probabilmente con un giovanissimo Raffaello.  Grandi personaggi che oggi aspettano.

Ma ora è  tempo di guide,  audio guide e tablet. Non fa caldo,  Non suono più la chitarra,  non dormo nelle tende e ora ho una passione in piu’: l’arte.