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5 Agosto 2017

I mass-media ci informano “quotidianamente” che siamo uno dei Paesi piu’  caldi,  o forse il piu’ caldo escluse le zone desertiche. Reale,  percepita,  confronti fra questo caldo e quello del 2003,  come  se,  parlando dello stesso argomento si affievolissero le pene di questo “inferno” chiamato Lucifero.  Questi i discorsi da “ombrellati” e sotto l’ombrellone. Fin dalle prime luci dell’alba,  a Porto Cesareo,  dove è  obbligo rifornirmi di Stampa (peccato per la sola pagine tra di cronaca torinese),  Messaggero e Quotidiano, notizie condite  dal gusto di caffè  e pasticciotto, per la cronaca di vita quotidiana,  il ficarolo si è   piazzato,  come da anni a questa parte gli capita,   nel medesimo luogo dove lo avevamo intercettato in qualche post fa: parcheggiato a due passi dal gran “ricamatore” medico chirurgo del paese,  conosciutissimo, da tutti i bambini proprietari di una bici e che tutti a quel loro tempo si facevano chiamare Fignon,  Moser o Il Pirata,  almeno fino a quando non interveniva lui,  il dottore,  ad incidere su qualche loro gamba e chiudere la faccenda con qualche punto di sutura. Un dottore,  apprezzatissimo e riverito  a suon di levate di cappelli,  proprio ora che si avvia verso i 90. Sul furgone del Ficarolo,  posto tra dottore e “Bei tramonti”,  solo il colore del pennarello si è  sbiadito un po’ così che, qualche parolina un tempo  dolce e succosa presenta oggi il segno dei tempi e il sogno infranto di altri. Tempo che passa,   anche per il ficarolo, senza più il suo richiamo per la “fica”, tempo passato evidenziato da qualche ricamo sulla pelle,  al pari delle sue “fiche” sulla buccia. Tutti scrivono e anche le Scritture sulla frutta hanno avuto sempre  qualcosa da dirci.  Il cielo ha un colore indefinito: sembra di essere in attesa, un lieto evento, ma certamente non partorirà   pioggia. È  l’effetto calore-afa. Tutto qui. Per la pioggia,  qui,  non è  ancora tempo. Ma per i ricordi,  si. Eccolo. Fresco di “pezzo di carta”,  passeggiando dalle parti di Roma Termini,  esattamente a Santa Maria Maggiore, partecipai,  anni fa,  alla funzione celebrativa della Madonna della neve. Oggi,  5 agosto,  infatti,  si ricorda “il miracolo della Madonna della neve”. Da una delle tante botole poste sul soffitto della Basilica  vidi scendere tantissimi petali, o fiocchi, “neve”. Fu uno spettacolo davvero molto bello e coinvolgente.  Lo rivedrei  volentieri. E anche la neve, rivederla,  non mi dispiacerebbe.

 

“Qui Roma”

“Qui Roma”. Piazza Vittorio. Roma. Quartiere multietnico,  come si sostiene e come di fatto è.  Avanzandomi “spiccioli” di ore di “vacanze romane” termino il mio viaggio con la metro A,  nelle viscere della capitale,  esattamente alla fermata metro “Piazza Vittorio”. Le scale mobili,  l’uscita,  dopo quelle e le tradizionali, la segnaletica “M”, proprio in faccia ad un portone che rimanda ad un film: “era della Laura,   Morante?” I portici contribuiscono a rendere questa porzione  di capitale, molto sabauda,  simile a Torino, ma mai fredda,   con i portici simili  a quelli di pizza Statuto,   palazzi umbertini,  tram verdi che sferragliano direzione Termini,  o Togliatti, che resistono,  (tutto,  binari,  tram,  bancarelle… ) e il mercato coperto,  Esquilino,  che resiste,  negli anni con il suo stesso identico fascino di sempre.  Al centro della piazza il giardino,  tanto confuso, e davanti le tre direttrici che confluiscono verso Santa  Maria Maggiore.  Spiccioli,  di tempo,  e monete,  ne ho ancora e quindi decido di proiettarmi all’interno del mercato. Cibarie di ogni tempo,  primizie o frutta fuori tempo massimo. Lucida,  invitante,  come l’uva.  I profumi e i colori si perdono nell’aria sollecitando olfatto e vista. L’umanità  qui è  infinita e una babele di lingue stordisce i passanti. Dopo aver comprato qualche frutto recupero l’uscita.  Mi ridesta lo sferragliare piu’ imponente, difatti sento un treno fischiare. Il trincerone di Termini è  a due passi da qui. Un altro  treno fischia,  quasi per salutarmi, e nel farlo pare tanto il rumore di un petardo,  di un capodanno di venti anni fa. Quando la cronaca cittadina di questo spicchio romano potevi leggerla sulla carta di… “Qui Roma”. Con la Stampa,  ovviamente,  con un piede qua e uno su,  sotto gli altri portici. Di Torino. Tanto e molto altro ancora,  “qui, a Roma”,  addentando un gustosissimo “trapizzino” al pollo,  a quattro euro. Tutto bello,  tutto buono,  tutto un sogno. “Qui Roma”.

Da Roma

20151206_103719Piove, qui a Roma. Anzi no. Piovono ricordi. Ieri e’ stata una giornata intensa. Dopo aver “letto” dal vivo un po’ di Arte Cristiana, tra “porte” mosaici, edifici, Basiliche e dopo aver preso confidenza con il “nuovo alloggio” ma vecchio e gonfio di ricordi, l’appuntamento era alla Caritas, per un po’ di volontariato. Solo una fermata di metromappa, la A, direzione Anagnina, dalla fermata Colli Albani, per approdare ad20151206_103926Arco di Travertino.  E proprio a Colli Albani piovono ricordi e si riaprono vecchie ferite. Roma da, Roma leva. Ma a volte e’ necessario esibirle, le ferite. Per ricordarle e ricordare e allo stesso tempo,  avvertire che non erano e non sono mortali. Quanto sei bella Roma, col tuo tranonto, per ogni stagione e con due occhi a mandorla che ti scrurano e scrutavano ancora dentro. Arco di Travertino. Roma Arco di Travertino Foto Borrelli RomanoQui staziona in bella evidenza un bus, il 409. Pare stia aspettando. “Wrooom, wrooom”….Mi lascio alle spalle la fermata, un garage e attraverso il corso. Sento vicinissimo  il rombo del bus. “Wroooom…..”. E’avviato e probabilmente in procinto di partire. Non e’ l’inizio del concerto di Madonna ma sono caldo pure io e la temperatura pute, difatti  e’ primaverile. Uno scatto felino, dopo aver attraversato lo stradone e ci “monto” su, direzione Tor Pignattara. Mi segno i nomi delle fermate che fara’ questo autosnodato:20151207_173026 Travertino, Porta Furba Tuscolana, Porta Furba, Porta Furba/ Angeli, Pignattara Ciro da Urbino, Marranella, via Casilina. Ad una fermata noto una Congregazione intera di suore, anzi, uno sciame: ci sara’ qualche loro casa, da queste parti. Intanto il bus “ingoia” e “vomita” gente fermata dopo fermata” . In molti individuo nelle loro mani smartphone e “app” nell’eventualita’ che qualche problemino possa palesarsi dietro l'”angolo” . A Tor Pignattara Foto Borrelli Romano.Romascendo dal bus 409 e individuo la fermata del trenino cosi vagheggiato e caro a molti. 20151205_205416Roma foto Borrelli Romano.Casilna Con quello mi dirigo  fino a Casilina, direzione Laziali,  passando dalle fermate Filarete, Alessi, Villini, S.Elena e Ponte Casilino. Appena si scende dal trenino giallo noto che una quantita’ di binari di treno ci costeggiano: e’ la ferrovia. Una scala in ferro fa da ponte per l’uscita (ma anche entrata).Roma Casilina foto Borrelli Romano Attraverso il corso, destra, sinistra e la Caritas e’ pronta ad accogliere. Qui da un po’ di tempo si trova la Caritas, almeno per un po’, fino a quando non avranno termine i lavori in corso in via Marsala. Una signorina insieme a molte altre ci accoglie nello stesso identico luogo dove avvolgono, faldoni e documenti alla mano, gli assistiti. I volontari sono davvero tantissimi. Studentesse e studenti che servono, accolgono e rivolgono parole: le distribuiscono come fossero coriandoli, stampando sorrisi in grandissima quantita’. Il tempo di indossare anche io una pettorina bianca e mi fiondo all’interno di una sala nella vana ricerca di rendermi utile, nel servire pasti o nell’elargire sorrisi e parole. Non e’ necessaria una grande esperienza, penso. E cosi comincio. Ho voluto immergermi in questa attivita’ con generosita’ e impegno dove a farla da padrone sono persone e  un mare di storie tanto delicate e personali da far accaponare la pelle. 4 ore ben “distese” fra brocche d’acqua da riempire, versare, e cose che mancavano e che necessitavano. Poi, verso il termine della serata mi prendo il vassoio, un piatto di pasta e mi siedo con loro, pronto a raccogliere ancora qualche parola durante la cena. Quanto tempo dal mio primo “Giubileo”, di Giovanni Paolo II e del sindaco Rutelli. Quanti volontari, allora. Chissa’ tutta quella gente che fine avra’ fatto. Per restare all’oggi, tantissimi vissuti serviti al tavolo di gente che insieme al pane necessitava della parola. L’ascolto, il narrare, l’esistenza. Poi, dopo, e’ stata la volta delle gambe, “distese”. Roma e’ bellissima, anche sotto la coperta dei ricordi. Roma e’ bella perche’ anche quando hai perso tutto lo hai sempre ritrovato, magari altrove. E allora guardo dal ponte e me la scruto. Questo volevo: un ponte. Roma Casilna foto Borrelli RomanoE allora, prima che le gambe abbiano avuto il loro meritatato riposo ancora, trenino dalla Casilina, direzione Giardinetti, Ponte Casilino, S.Elena, Villini, Alessi, Filarete e poi 409 a Tor Pignatara: Via Casilina, Maranella, Pignattara Ciro da Urbino, Porta Furba/Angeli, Porta Furba, Porta Furba Tuscolana, Travertino. E ancora a metro fino a Colli Albani. Ecco finalmente il momento per “gambe lunghe e ben distese”.

Porta Nuova, musica, danza e “Il dubbio”

20151120_115144Sotto le arcate di Porta Nuova, quasi restituite al loro splendore, un uomo danza, al ritmo delle note di un pianoforte. La scala mobile posizionata al centro della pancia e’ inaccessibile, fino a fine novembre. Porta. Porta Nuova. Porta del Giubileo da spiegare. Roma.S.M.Maggiore.Porta Santa.Borrelli RomanoPorta Santa. S.M.Maggiore Roma.Borrelli RomanoAi ragazzi. Insieme al volontariato. Possibilita’.  Alla mensa Caritas, in via Marsala.20151123_190232 L’uomo danzante allarga le braccia e pare trattenere con se il mondo intero. Alza una gamba ora l’altra. E’ in pace. E’ un palcoscenico, Porta Nuova, e lui una gru, figura immobile per pochi istanti,  al coperto, da eventuali critiche di perfetti ballerini tra un popolo di allenatori della nazionale di calcio. Altri lo osservano con espressione garbatamente severa e tratti malinconici. Io, osservo le dita di un musicista occasionale seduto sullo sgabello mentre offre note di dolcezza. Lo osservo passare le sue dita dolcemente sui tasti come fossero biscotti da infornare, per impastare musica, per noi, affamati da chissa’ quanto, di dolcezza. Quell’andare e venire delle dita mi inducono a pensare alle onde del mare, pigre, venute da chissa’ dove. Un’ombra, una donna, dietro  me. “Il dubbio”: tutto insieme, gli ultimi spiccioli dei suoi venti anni. Sento il rumore del mare. No. Mi e’ parso. “Il dubbio” . Ero venuto qui con il libro di Modiano e la sua “Dora”, il suo segreto. Pensavo di rileggerlo.  O di vederlo. “Il dubbio”.  Mentre mi godo questa dolcezza e questo dubbio altri strusciano tra le delizie di “CioccolaTo'”.20151124_085555Dora e il suo segreto. Un’ombra…ultimi spiccioli di venti che per alcuni sono stati un po’ i miei.

Je suis “en terrasse”

20151121_074156Torino, 21 novembre 2015.Ore 7.00. La citta’ ancora assonnata si stropiccia gli occhi, un po’ annebbiati come a tutte le sue ore, del giorno e della notte. Il cielo  di Torino “piange” lentamente e il freddo e’ pungente. Dal soffitto lattiginoso il cielo  piange di dolore. Sono stretto nel mio cappotto: e’ di qualche anno. S. ci lascio’ le sue impronte e il suo odore e un po’ di quell’azzurro-verde dei suoi occhi, uno piu’ verde dell’altro, mi diceva, fino a quando pensai fosse giunta l’ora di vederli da vicino. Trmendamente belli e profondi. E cosi mi avvicinai sempre piu’, a lei, fino a quando, lei, si allontano’. “Si dice che se non altro i luoghi serbano una lieve impronta delle persone che li hanno abitati. Impronta: segno incavato o in rilievo” (Dora Bruder, Patrick Modiano). Mi stringo nel suo interno (del cappotto) per patire meno il freddo, una borsa arancione con libri e giornali mi accompagna, direzione  Porta Susa. Diciamoci la verita’: ho voglia di poter dire “je suis en terrasse” e godermi la liberta’, per e di questo viaggio. Voglio staccarmi da pagine quotidiane di giornali e tg e vedere un po’ cosa capita al fine di poter rispondere alle numerose domande dei ragazzi,a scuola, (terrorizzati) relativamente a quanto accaduto a Parigi e ilsuo riflesso. Scale mobili, biglietteria. Allungo 109 euro per un biglietto di prima classe a Roma. E il ritorno, a parte. Sono le 8.00 e la freccia 9615 per Roma Termini spunta ed e’ pronta. Semaforo verde. Pronti, via, sfreccia. Arrivo previsto: 11.55. Qualche sedile piu’ avanti una giovane donna estrae libri da una borsa in tela con tante scritte: “Paris”.  Mi piace, l’idea. La osservo e lei si sente osservata nella sua borsa. Mi sorride. Ha uno sguardo alla Laura Morante, “una donna”. Mi piace. Avrei voluto porgerle delle rose. “In un momento”. “Giornali?” la domanda di una signorina  trenitalia che spunta dal fondo del corridoio. E si posiziona col carrello aggiungendo   un “dolce o salato?” Poi lentamente dopo tanta fretta della durata di 45  minuti “infiliamo” sotto le volte di Milano Centrale, poi,  e’ la volta del passaggio veloce da Bologna sotterranea, e Firenze con la sua pioggia obliqua che si stampa sui finestrini. Il finestrino e’ un foglio le gocce una scrittura. 15 minuti di ritardo e…sono a Roma Termini. Scendo dal treno. In  molti attendono oltre i varchi. Sotto le volte di Termini. Militari “corredati” di fucile e forze dell’ordine, pure, posizionati ora qua ora la. Compro due biglietti metro e mi infilo nella pancia direzione Battistini. Ad Ottaviano scendo dalla metro. Avrei voluto fotografare la scritta “Ottaviano” e altro ancora ma alcuni militari mi avvicinano e mi intimano  di mostrare il cellulare dicendomi che “e’ vietato fotografare: “ordinanza”! Mi chiedono di cancellare se ne ho gia’ fatte altre, di foto. Mostro lo smartphone. Ok. Penso: “Divieto di filmare e fotografare. Zona militare”. Un passo cosi identico a quello di pag. 123 del libro “Dora Bruder”. Cosi identico ancora a quello di  pag.128 Dall’alto  della metro stavo osservando le arcate di quella e gente in attesa, coi loro segreti, di perdersi verso i 4 punti cardinali. “Ora posso andare”. Esco su viale Giulio Cesare: due o tre camionette sono disposte lungo l’accesso alla metro. “Divieto di filmare o fotografare”. Piove. Allungo verso la Feltrinelli. Da qui torno indietro e mi dirigo verso San Pietro. Militari e gruppi di fedeli. Piove insistentemente e  la gente fuori mi pare in numero inferiore rispetto al solito. La gente comunque e’ fuori ugualmente. Fossimo a Parigi diremmo “En terrasse”. Velocemente raggiungo Santa Maria Maggiore e forse qui e’come sempre. Un paio di militari che c’erano anche altre volte. Il tempo stringe. 20151121_164102Il tempo e’ brutto. Il tempo e’ poco. Fuori piove e piovono ricordi mentre passano tram: “Marta di qua, Marta di la, questo non si dice e quello non si fa. Marta, Marta..”Il 5 ne  copre le voci e i ricordi. “Si dice  che se non altro i luoghi serbano una lieve impronta delle persone che li hanno abitati.Impronta: segno incavato o in rilievo” (Patrick Modiano, Dora Bruder).20151121_164013Raggiungo Termini, i varchi di accesso ai binari: incontro alcuni compagni della Fiom di ritorno dalla manifestazione. Sono le 17. Il treno parte. Ho raccolto materiale a sufficienza da raccontare ai ragazzi lunedi a scuola: alla quinta e alla quarta. Mi son fatto una idea.Tutta e solo mia.