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Maestrale

Il caldo torrido aveva ed ha le ore contate. “Toc-toc”,  il maestrale è  arrivato. Sulla spiaggia ombrelloni piantati,  chiusi,  punti esclamativi al brontolio marino!!! Le onde hanno schiuma “alla bocca”. Battono la spiaggia e ne fanno di essa un sol boccone.  Pochi i coraggiosi in acqua. La bandiera rossa è  un deterrente, anche ai piu’ coraggiosi o fanatici. Molti i resti della scorsa notte,  sulla spiaggia, quella dedicata a san Lorenzo,  (il diacono,  martirizzato),  e al conteggio di quelle stelle viste cadere. O sviste. “Cielo. Manca”. Notte di lacrime e preghiere. Che poi,  onestamente,  quando certe stelle cadono,  non è proprio  un bel vedere.  Delle stelle. Le stelle-stelle, si: “le stelle stanno in cielo e i sogni non lo so, so solo che son pochi quelli che si avverano” (Vasco Rossi,  che tra l’altro,  è  da queste parti,  in vacanza). Per i piu’ sfortunati,  ancora qualche serata da trascorrere in prima  visione,  al mare o in centro,  nel patio. Sulla spiaggia il seggiolone del bagnino è  sguarnito. E’ in tutto simile a quello di un arbitro di pallavolo. Ma senza campo e senza giocatori. Insomma,  “non prende”.  Sulla sabbia un divisorio fra lo stabilimento azzurro e quella privata. Sette bastoni tenuti insieme da una fune spessa, divenuti cappelliere e appendi abiti di fortuna, e un salvagente rosso alle estremita’. Allargo lo sguardo: c’è  qualcosa di romantico anche in tutto cio’,  su questa spiaggia molto vellutata,  come “laura” spiaggia, direbbero quaggiù.  Accarezzo il seggiolone come se accarezzassi dolci ricordi,  che quando entrano,  non escono piu’. Riaffiorano. Il popolo dei “selfie” canta: ” mi manchi,  mi manchi,  in carne ed ossa… “. Il mare “vomita” a più  riprese cose che l’uomo ha fatto ingoiare a forza,  nel tempo. Le onde si rincorrono,  velocemente. Resta comunque un bel mare,  dai colori espressivi,  anche quando teasporta sabbia. Non e’ il mare e non e’ la costa narrata nel libro che mi accompagna qui ed ora,  su questa sabbia: “La strada”. Su altre onde il trasporto di una musica: “L’estate sta finendo… ” Il maestrale e’ arrivato.

9 Agosto 2017

L’alba non e’ per nulla timida e il mondo non e’ bianco,  nero,  grigio,  freddo. E’ tutto colorato e accalorato. Il giorno e’ lunghissimo,  corta e’ la notte. Troppo caldo,  afa,  sudore. Luce e colori dispiegati per km e spiegati a moltitudini che prendono d’assalto il Salento,  “lu mare,  lu sule,  lu jentu”. Luce e caldo mai avari! La strada. La grande pineta che dava riparo a schiere di turisti e residenti si è  via via scorticata. È  spelacchiata e sulla terra,  rossa,  dura,  compatta, restano i segni di quelli che un tempo erano tronchi. Un tempo,  quando c’erano gli  alberi  e i bimbi giocavano a pallone,  quando questo finiva li sotto,  recuperarlo era una caccia al tesoro.  Oggi che i pini e gli alberi maestosi di quella pineta non ci sono piu,  i bimbi non giocano piu a pallone per mancanza di ombra e gli adilti corrono a fare scorta di condizionatori e ventilatori. E poi capita che la “corrente” salti. Nulla da ‘laudare’ all’operato dell’uomo.  Il contadino col “panaro” pieno,  di fichi,  maturati prima del tempo fa capolino in mezzo. La strada. Scruta il cielo. Per abitudine,  da tantissime primavere. Ma nulla da vedere. Solo azzurro. E neanche  il passaggio di una nuvola,  a pagarlo,  o pregato,  questo “Benedetto cielo” che ha “vomitato” tutta la neve possibile a gennaio e ora non ne vuole sapere di due lacrimucce d’acqua che farebbero tanta vita,  vite, ulivi. Contadino.   Bicicletta,  coppola,  in  piedi da chissa’ quante ore,  un pezzo di storia,  la sua,  che merita, meriterebbe,   questa, si,  essere ascoltata,  all’ombra di un fico. Forse i suoi o forse di conoscenti,  amci che non hanno voglia e tempo di raccogliere,  in “questo tempo”,  complici gli uomini, che non mutano,  consumi,  abitudini,  pensando di poterlo fare,  sempre,  uso eccessivo,  indiscriminato di risorse,  limitate.  Cosi come il consumo,  del suolo. Verdi,  quei fichi,  come l’acqua del mare. Cielo azzurro,  teso,  come il mare. Blu,  cristallino come il suo occhio che racconta di quando qui “c’erano le baracche” per i villeggianti. Sole che spacca,  ma che lui,  il contadino,  proprio non sente addosso . Un pezzo di pane,  colorato: rosso,  nero,  olive,  nere,  che lasciano il segno sulla sua pelle rigata dal passare degli anni,  dando schiena e viso a questo “sole” benedetto. Caldo che spacca.  Anche le pietre. Come contrastano questi colori,  come il grigio ed il nero del libro,  in via di lettura,  verso il termine,  a dire il vero,  “La strada”. Padre e figlio,  senza nomi,  in fuga dai “cattivi”,  verso la costa,  il mare. Che contrasto,  tutta questa bellezza, appena volgo lo sguardo dalla parte opposta,  verso case,  probabilmente di troppo,  che  forse non avrebbero dovuto esserci dato il male che fanno alla natura. Che tristezza quando vedo sbarre che limitano l’accesso al mare ed un cancelletto attaccato alla sbarra. Le conto,  dovrebbero essere tre che impediscono probabilmente,  in qualche modo l’accesso. Ripenso al tema di maturita’:   progresso materiale e morale. Mi piacerebbe avere tempo,  forse essere giornalista e come si diceva un tempo,  ” inchiestare”… su tante cose…e poter capire qualcosa in piu’. Laudato  si… una bella enciclica. Chissà  se un giorno…

La strada, la sabbia, la borsa frigo

7 agosto 2017. La strada, le borse frigo.  Potrebbe essere un tema: “elogio della borsa frigo. Storia economica e sociale di un Paese che muta”. Bisognerebbe “guardarvi” dentro per “intrecciare” tanta storia. E probabilmente,  capirne qualcosa di piu’,  di certi “panieri”,  con prodotti che entrano e altri che escono. Un po’ come chi arriva e chi va su quella “lingua” dorata che un tempi era davvero selvaggia, posta davanti ai miei occhi,  mentre io, al fresco,  mi sento molto simile all’uomo in ammollo. Senza vestiti, che si lavano da soli,   ovviamente. Il sole,  “sorto” (come sempre diciamo) da poco,  fa pensare ad Est. E’ sbucato dietro Villa Belvedere e ora pare  avvicinarsi e “attaccare” in un’altra giornata che si annuncua molto luciferina.   E’ un cielo grigio,  che sa di cenere;  sembra uno di quei cieli che  da qui a poco ne manderà  giu’ tanta,  di pioggia,  mentre in realta’, che è  sempre differente,  e’ solo e soltanto colore che annuncia afa. Crema. Spray. Friziona. Spalma. Cocco,  avocado. Capelli. Radice,  cuoio capelluto. Friziona,  spalma. Grida,  spruzzi,  pale, palloni,  palline,  palle. Girano. Tutte insieme. Da dentro l’acqua, del mare, uno specchio limpido,  azzurro,  blu,  verde, una tavolozza per artisti,  tra una bracciata e l’altra,  la spiaggia color oro pare una stazione ferroviaria senza atrio,  dove tutti sono alla ricerca di un loro “scomparto”,  un fazzolettino di sabbia,  libero da “concessioni” o “stabilimenti”. Uomini,  donne,  ragazzi,  braccia tese che reggono borse frigo: piccole,  grandi,   rigide, di plastica,  all’ultimo grido. “Sicuramente acqua,  frutta,  verdura… “. Braccia tese. Il braccio della borsa frigo e’ perfettamente bilanciato dal peso delle ciabatte,  chiuse a conchiglia,  tenute nell’altro. Braccio. Poco piu’ in là,  oltre il vialetto che congiunge le due spiaggette interrotte  dalla “casa ai margini dell’acqua”, (verrebbe da infierire e dire “sull’acqua”) i ragazzi si sono attrezzati per il gioco dei tuffi. Una fila di sacchi impedisce all’acqua del mare di lambire l’abitazione quasi arroccata sulle ex dune e attaccata oramai da anni dalla forza del mare. Perché  si sa,  la natura,  prima o poi,  si riprende tutto ciò che l’uomo ha strappato con forza. E qui,  di forza,  a guardare certe case,  l’uomo di forza,  ne ha usata parecchia. I provetti tuffatori,  invece,  raccontiamoci.   Molti dei sacchi, a difesa della villa, sono diventati un trampolino di lancio. Alcuni padri accompagnano i figlioletti,  almeno quelli più piccoli,  divenuti tutti Magnini e Pellegrini. Come per un colloquio di lavoro. Tuffi,  acqua che si apre,  cerchi, schizzi. Verticalità. Inseguendo la verticalità. L’estate è  breve. Una parentesi,  uno spruzzo di felicità.

Ogni giorno che passa,  il trampolino diviene sempre più alto. Sulla ex-spiaggia.  Sulla strada. Del mare. Località di vacanza,  il mare,    pare la scelta-meta privilegiata dal 56 per cento di italiani che pare passeranno 11 giorni-notti di ferie. Ma la strada è  anche quella di un libro,  ripreso. Una storia,  di padre e figlio. Non sappiamo dalle prime pagine cosa sia successo e perche padre e figlio siano in cammino,   forse non è  neanche importante porsi la questione… pare ci sia stata una fine,  un attacco,  una guerra,  un cataclisma,  un giorno dopo,  fatto piu’ di “castighi che delitti”.  E questo è  evidente fin  dalle prime pagine della storia. Forse una tragedia,  chi lo sa…padre e figlio  sono alla ricerca del mare… ma anche presumibilmente di altro.