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Ciao Lecce

Lecce: 10:55. Freccia bianca. Verso Torino. Binario due. Ecco. Siamo giunti anche per quest’anno alla conclusione delle vacanze estive. Certamente ci saranno appendici ma non saranno vacanze di tale durata e bellezza. Non resta quindi che riavvolgere il nastro dei ricordi e cominciare il lungo viaggio. Verso Nord. E augurarmi buon viaggio. Il treno ha fischiato e l’odore che promana e’ gia’ di scuola. “Eventuali accompagnatori sono pregati di scendere dal treno”. Eventuali lacrime, di viaggiatori e accompagnatori,  riavvolgerle nei. Fazzolettini. 10:55,  disco verde,  le porte si chiudono,  il viaggio comincia.  Ciao Lecce.

Lec c’è : “arrivederci sule meu”

20160823_103932“Buongiorno sule meu. Puru ca è  picca… ce face… ” A Lec c’è  qualcosa nell’aria che sa di festa nei giorni di Lecce 23 8.2016 foto Romano BorrelliSant’ Oronzo,  Giusto  Fortunato. Oronzo,  martire,  vescovo scelto da San Paolo. Profumi di cose antiche riportate alla memoria nel volger di poco. Basta poco. Respirare lungamente. Allungo le braccia e roteo le mani e poi il dito,  sulla guancia,  a mo’ di indicare “quanto e’ buono”.  Tempo. 24-25-26 agosto. Luci,  luminarie e posti per “baracche” utili per sbirciare il naso e comprare. Aspettando la taranta.  Il 27 a Melpignano. Un po’ di traffico, in citta’,   obblighi,  svolte,  divieti,  la stazione,  il centro.” A Lec c’è ” ancora  un’ora e più di tempo prima che agosto fischi la fine e settembre trasformi questa strana felicità . E ci vado. Lecce; 23 8 2016 foto Borrelli RomanoLecce; 23 8 2016.foto Romano Borrelli23 8 2016 Lecce.Foto Romano BorrelliSacco in spalla e qualche briciola di tutto: tra le tasche e lo zaino. Forse,  taralli,  rustici,  biscotti. Di tutto un po’. E allora vediamola questa bella città  un po’ barocca così affollata di turisti. Ogni anno più  dell’anno prima. Per il treno… “c’è  tiempo”. “Pe mie,  puru”. Foto Borrelli Romano.Le 23 8 2016La lupa ha bisogno di un trucco: qualche tessera al mosaico,  effettivamente,  andrebbe rifatta. Ricorda il Toro di piazza San Carlo. Tutti sopra.  Speriamo lo rimettano a posto presto o quanto prima. Il tempo ha partorito il suo tempo e la creatura  e’ un treno per il nord. E’ ora di andare veloci in stazione: Torino,  Milano,  Roma. Si risale. L’annuncio e’ in corso. Un rosario di stazioni di citta’ srotola uno stivale intero. Salgo. 20160823_113725A presto,  “sule meu. Ne itimu quantu prima”. Mi manchera’ molto ma tutto quel che ho avuto e’ tantissiml. Certo il pasticviotto,  certamente il caffe’,  il Quotidiano e il non poter piu seguire il resoconto di Gianni’,  ma soprattutto il mare,   gli ulivi,  le viti,  i fichi e fichi d’india. I colori. Da piazza Sant’ Oronzo,  un abbraccio. Lecce 23 agosto 2016 foto Romano Borrelli

Lecce, ciao

Lecce ag 2016 foto Borrelli RomanoIntorno alle 19 l’esercito dei trolley o vacanzieri tira un sospiro di sollievo: il viaggio è  terminato. Fortunatamente,  questo giro,  è  stato più  breve,  e lungo ugualmente.  Chi cerca parenti, chi abbraccia e non si stacca,  chi un taxi,  chi… Sud est salento.ag 2016 foto Borrelli Romanola Sud est per le mete gettonate,  la città  bella,  Otranto,  Gagliano… e chi altro. Il Salento e’ molto esteso. A me,  piace.

Bacino Grande, Le.foto Borrelli Romano.ag 2016Naturalmente,  un bagno al tramonto,  ci sta.

Lecce

20160628_105548La macchina sfreccia sulla statale per Lecce mentre costeggia auto ferme e cofani aperti: angurie a 50 centesimi, pesche 1,20 o “a padella”: “che sara’ mai ‘sta vendita a padella?”. Bho? Cartelli con su affittasi e “culummi” a un euro.  Manca pochissimo alla partenza programmata, ore 10.55 e il rischio di perdere il treno e’forte e  fondato. Sulle terrazze di Lecce sventolano bandiere italiane aumentate di colpo in vendita ed esposizione dopo la vittoria sui campioni d’Europa: Italia 2 – Spagna 0. Certo ne mancano due del 2012 ma fa nulla. Le bandiere nella tela hanno cotone e pelle un po’ salentine grazie a Conte e giocatori vari. E questo si sa, e’ “un amore cosi grande”. Terrazze: lunghi pezzi di legno a “v” sorreggono panni stesi ad asciugare su di un filo. Costumi di ogni tipo belli a vedersi sottolineano l’inizio di una nuova stagione estiva. Dal finestrino della macchina entra il profumo di caffe’ e pregusto la delusione che a questo giro non ci sara’ pasticciotto per me. Due filobus davanti, incolonnati in un traffico inconsueto composto (o scomposto) apposta per farmi perdere il treno. Scatta il verde, i filobus  incolonnati girano sulla destra, e noi pure, dietro; una specie di rotatoria, i taxi e la scritta blu notte Lecce in lontananza, al fondo del viale alberato. Controllo l’ora sul cellulare. Due minuti alla partenza. La stazione ora  la vedo nitida. Scendo dall’auto, imbocco il sottopasso, svelto, corro, scendo, mezza rampa, salgo, mezza rampa, la banchina, il binario, il due, la carrozza, due, il posto, uno, la lettera, d, salgo, il fischio, il treno parte. Tempo zero. Mi siedo. Frecciabianca e il benvenuto. Vorrei parlare con qualcuno ma alle partenze non c’e’ mai nessuno, un po’ come le Chiese, chiuse, quando ti vuoi confessare. E poi anche trovassi qualcuno o qualcuna con con cui scambiare due parole, queste dovrei pur alleggerirle, renderle piu’ snelle. Depurarle o renderle piu’ dolci per non dar loro effetto fastidioso, noioso, nostalgico. Solo tre pensieri, a mio padre, le sue rughe, disciplinate, sciolte, ora, dalla gioia nell’esserci rivisti, e mia madre, occhi scuri sempre indagatori nel chiedere “serve nienzi?” come se gli anni non ci fossero mai calati addosso, e ancora all’oscillare delle onde 20160627_101430sulla spiaggia che tra una conchiglia e l’altra hanno cullato dolcemente i piedi, cosi, per paura che anche loro potessero esprimere pensieri profondi tali da disturbarli. No, nulla di tutto questo. Le onde solleticavano e io galleggiavo mentre il sole ha provveduto al resto: assorbire. Il resto-resto, in un atto di grande generosita’ se lo e’ tenuto. Tutto qui e’ “ecstra”. Il terzo a…Pippi che ho rivisto con piacere e grande affetto. Sciupato, asciutto, ma sempre “ecstra” nel cuore. Qualita’ che quaggiu’ e’

ecstra in tutti. Ah, dimenticavo: la fantasia ha continuamente pettinato i miei pensieri soprattutto nel corso dell’ultimo giorno, tramonto e sera. Una fantasia nelnon rientrare, che ha immobilizzato e imbavagliato il tempo nel suo alternarsi mare, spiaggia, tramonto, alba.

E allora, alla prossima. Cioe’, a presto.

Dalla lavanderia

1 9 2015.foto Borrelli RomanoUn caffe’, veloce. Un espresso e “faccio la valigia”. Ma in vacanza non mi reco io ma alcuni capi d’abbigliamento. Un giro veloce “centrifugato” o forse 10 o forse 400. In lavatrice. Fino a questa mattina non avevo ancora pensato alle lavanderie come luoghi in cui, parlando o no,  si depositano e si raccolgono storie. Si condensano, tutte ammucchiate, ancora una volta, forse l’ultima, insieme, e poi si scioglieranno. Storie. Strampalate o meno. Ci si svuota, posando sul bancone, di cose utili, inutili, intime, importanti, meno. Ricordi di una estate: “Impasto umano”. Riprese dal borsone, ripiegate o meno, in ordine, come giorni del calendario. Cosa non esce dalle tasche dei capi d’abbigliamento  quando ci frughi ancora una volta: uno scontrino che di colpo si anima e diviene un bar  diviene bar (il Lido.Belvedere, la stazione di Lecce, un ristorante ad Otranto, un biglietto per Melpignano, un aperitivo a Gallipoli…), aperitivo, negozi, alimentari, incontri, notizie. “L’estate addosso”, tormentone estivo, e’ tutta li sopra. E’ uno dei pochi casi in cui ci si spoglia e l’altra non vede). E’ lo sfogliare l’album dei ricordi. Poi ci saranno un getto d’acqua, uno di vapore, e si puliscono e ci ripuliscono e ci rinnovano. Un capo abbinato ad un numero, emozioni abbinate,  questo e quella poi…Una puntina, una pinzata, i vapori che vengono da dietro. Gocce, umido e vai a capire cosa e quali emozioni e sentimenti in questo momento disegnano la storia, di un giorno, una settimana, un viaggio, uno sguardo, un amore. Li per li osservi e pensi: “Ecco, e’ come un tergicristallo che espande le gocce mischiate al pulviscolo fino a farle sparire, ripulendo il vetro”. Poi, alcuni giorni dopo ritorni, ritiri i capi Torino, foto, Romano Borrellili indossi e cosi inizia il gioco del “reinterpretare” quelle emozioni, quei ricordi, magari addomesticandoli, per farci compagnia. Foto,Borrelli RomanoPer quando si accorceranno le giornate.E i ricordi. Anche se talune e taluni sono ben fissi nel cuore di ognuno e gli altri non li vedranno mai.

Ps.In attesa che altri riversassero le loro storie sul bancone ascoltavo i discorsi sulle stabilizzazioni degli insegnanti e sulla foto del bimbo siriano morto annegato, trasportato dal mare sulla spiaggia. Cercava liberta’ e ha trovato morte, insieme al fratellino. Un soldato turco lo tiene tra le sue braccia: una pieta’ maschile.

Arrivederci, Salento

20150826_115610Lecce.Il treno i.c.night proveniente da Torino, (notturno), è un pochino in ritardo: un paio di ore. Un po’ invidio chi scende, in tutti i sensi, nonostante la stanchezza e la rabbia mal celata. Più di due ore di ritardo. Motivi? “Guasto alla rete elettrica e motrice”  mi dice chi scende rabbrividendo per il caldo guardando a Sud Est. Consumo velocemente il mio pasticciotto accompagnato da un buon Quarta caffe’ e sfoglio il Quotidiano di Lecce: mi mancherete nell’ordine. Lentamente le porte della Freccia Bianca si aprono. Salgo su e ripongo dove posso trolley e zaino. La voce metallica di trenitalia snocciola tutti i dati possibili lungo i 1200 km circa che legano Capo a capo: città, stazioni, orari. Armaroli  del Tg 5 non informera’ quanta gente, sulle strade e quelle ferrate,  la coda ai caselli e i treni con tutte le sue domande a e su e come e quando,e nessuno sapra’ se ad Ancona si sorridera’ come una volta se sulla Senigallia Marotta Mondolfo pure e se a Bologna…Chissa’ perche’ torno indietro negli anni: piccolo, bambino, i miei, i nonni…Io che guardo fuori, sulle terrazze, sulle “chianche” bianche baciate dal sole, appena catramate ai lati , poco  umide o quasi mai bagnate. Fichi secchi e pomodori spaccati e panni stesi al vento. Sono una meraviglia, a pensarci. Quest’inverno apriro’ i “vasetti” e uscira’ tutto il Salento.  Sara’ la mia lampada e dentro una sorta di mago asciughera’ umor acquei. Fuori e’festa: Sant’Oronzo, il patrono di Lecce. Luminarie si o no ma che importa? Guardate la grande bellezza che avete! Tutto l’anno senza strofinare “du cazzu te vasettu cu bitite nu picca d’estate”. Da voi è sempre estate. E’ il momento dei saluti. Abbraccio forte mio padre e mia madre. Le porte del treno si chiudono.

Poi, il treno comincia a sferragliare. Lentamente. Al suo interno nessuno parla. E chi ne avrebbe voglia? Guardiamo tutti fuori, dal finestrino, come i bamnini, quasi a voler trattenere il tempo

.Tutti indietro, e indietro tutta, solo che non fa ridere e viene voglia di piangere. Penso alla bellezza dei giorni appena trascorsi. Penso a quelli passati, penso ad una sala d’aspetto vuota e una banchina altrettanto vuota. Penso al mare ai miei…un selfie, si, un selfie. 23 8 2015 Porto Cesareo, Le.foto Borrelli RomanoArrivederci, Lecce, arrivederci Salento e salentin*: Voglio ricordarvi così: belli e bellissime.Torre Lapillo, Le, 24 8 2015 Borrelli Romano

Sogni che viaggiano

20140815_101057Si parte in “Quarta”20140815_092605,come spesso capita (ma questa volta, quando si parte, è con Quarta caffè) quando si parte “fisicamente” ma mentalmente si resta, si parte con una tazzina di “Quarta caffe'” , 20140815_111952leggendo, tanto (ma anche togliendo la virgola, andrebbe bene ugualmente e forse meglio) per ingannare l’attesa, di un treno che porterà indietro, “su al nord”, corpi arrossati dal sole ma non ancora vendemmiati, sorseggiando il caffe’, riposto all’interno del solito bicchierino di plastica, davanti ad  una cartina  (quella del Salento) ripensando a tutti i trasbordi di bus e treni effettuati, ma non riportati sulla cartina, (luoghi ideali per distendersi e andare a spasso con se stessi) con un paio di sogni in tasca, sperando che diventino realta’: che il treno sia puntuale e possibilmente non cumuli ritardo durante il, suo sfrecciare e, piu’ che un sogno, la consapevolezza che le cose belle debbano necessariamente terminare per lasciare che ne accadano altre ancora più belle. E così sia.  E si continua a leggere, di tanto in tanto, il Quotidiano di Lecce nelle pagine dedicate alle sagre, al cibo, ai buoni sapori e ai bei saperi,  o letture  piu impegnative di tanto in tanto messe tra parentesi per dare una occhiata a paesaggi che continuamente mutano, e che intrecciano  passato, presente, futuro.20140815_104620Letture interrotte da sguardi rivolti oltre il finestrino direzion e spiaggia dove fervono preparativi per le  grandi tavolate poste al riparo da  catene ininterrotte di ombrelloni. Letture interrotte da un campanellio tipo Standa che reclamano la nostra attenzione per avvertirci che la prossima fermate è…, oppure che nella carrozza tre è in servizio un mini bar. Ma la novità consiste nella prenotazione della colazione o il pranzo. Una signorina percorre il treno,consegna a ciascun viaggiatore una locandina con menù e prezzi,  e noi, dopo aver scelto, nel giro di poco tempo possiamo avere il nostro pasto comodamente al nostro…posto.  Pagamento anche con carta o bancomat. Vero. Sogni. Alcuni succede che si realizzino (come mostrato da quel 10,5%  su 9.000 iscritti intervistati,della ricerca-sondaggio Linkedin che ha visto realizzato il sogno che si aveva da bambini di poter diventare professionalmente un medico, o giornalista, o avvocato o……. ) come ad esempio l’arrivo del treno a destinazione, come capitato ad una delle tante frecce attese a destinazione e precisamente quello previsto alle 21.40 a Porta Nuova, freccia numero 9824, magicamente apparsa a tempo esatto. Non solo puntuale ma addirittura qualche centinaia di secondi prima, in una città, Torino che ha visto due residenti su tre presenti in questo week-end’. C’era una volta l’esodo… Ora sono rimasti i mini esodo, come capita per certi gelati. Questo del 2014 e’  il mini esodo di ferragosto piu’ basso registrato negli ultimi tre anni. Chi lo sostiene? Il consumo dell’acqua.  Quindi, rientri per pochi e arrivi in stazione all’ora esatta.  Incredibile ma vero se qualche anno fa blog e Stampa scrissero “il viaggio e’ terminato ” (o qualcosa simile su La Stampa) a proposito di una odissea accorsa ad alcuni turisti di ritorno dalle vacanze.PaperArtist_2014-08-16_20-15-2120140815_214003Su quale treno? Il Lecce-Torino. Chissà se si chiamava Freccia Bianca o Eurostar. Detto questo, per chi è rimasto in città le iniziative e gli intrattenimenti non sono mancati. E neanche un pezzetto di “playa” sui Murazzi, un pezzettino di città trasformata in spiaggia, senza mare. Un sogno, sarebbe averlo. Ci resta solo la possibilità di cantarlo, vamos a la playa.   Appena partite in città e a Castelnuovo don Bosco (dove era presente il decimo successore di don Bosco, don Angel Fernandez Artime, che ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Castelnuovo) le celebrazioni per i 200 anni dalla nascita di un santo sociale, di un Santo giovane e dei giovani e, restando in tema, di un sogno. Quello di don Bosco.20140816_184902

Buon ferragosto 2014

20140815_095149Un bicchierino di plastica, con del caffe’, un po’ amaro, oggi, a dire il, vero con un profumo nell’aria  diverso dal solito. Diverso dalle altre mattine, quando l’aria fresca della liberta’, del mare, dei pini ti entra nei polmoni con forza e piacere.  Anche questa mattina l’ alba si e’ distesa e stirata velocemente e gia’ da un pezzo. Ma nell’aria, qualcosa sta cambiando. Forse sara’ la bustina dello zucchero, gialla, a rammentare che sarai uno dei tanti  di questo periodo e uno dei pochi, oggi, meglio,  il prossimo, a salire sul treno, con la valigia e al suo interni la speranza. 20140815_095128Meglio, il trolley. “Gente che va, gente che viene, e tanti motivi per tornare”. Le dita della mano non possono trattenerne il gusto, tantomeno, fermare la clessidra del tempo.Sfoglieranno, le dita,qualche pagina del Quotidiano di Lecce, una copia di testimonianza e di provenienza per quanti saranno ospitatitra questi sedili e  qualche foglio con l’agenda delle sagre e festa patronale con i saperi ed i sapori restera’ a ricordo con noi, in qualche libro, a scuola, all’Universita’.  I fischi di questi “contenitori” chiamati ” frecce” e che per una decina di che saranno una casa e si sdraieranno sulla dorsale adriatca si posizionano o arrivano e rumoreggiano come cinghiali alla porta.  Ormai sei in trappola, viene da pensare. Ma a volte parole dolci e gentili come miele che si dispiegano in una banale e semplice informazione possono avere la forza di tramutarsi in parole  dure al pari di  pugni allo stomaco. “Scusi, e’ questo il treno che va a…?”20140815_110101 E una volta tanto avresti piacere a non rispondere, o farlo gentilmente, dicendo che “mi trovo qui per caso” o “ero di passaggio”, o ancora “aspetto una persona”.  A ferragosto .Un gusto un po’ amaro, questo caffe’ ma che fortunatamente i ricordi, il pensiero e gli affetti  si assimilano alla perfezione, tutto, e lo restituiscono zuccherato, immesso in “circolo” da una macchina meravigliosa che si chiama cuore. Tutto restituito in dolcezza, e gli occhi e la percezione delle cose e le relazioni con gli altri non sono piu cosi netti, dello stesso colore, o bianco o nero, ma verdi, azzurri, rossi, color sabbia, assorbiti da tanta bellezza visti oggi e ieri. Il cuore pompa tutto questo fluire e lo rigenera e ora e domani, nei giorni delle piogge ci ricorderemo di tutto cio’ e allora saremo argini, abbastanza robusti da trattenere smottamenti e dossi che la vita di tanto in tanto riserva, ora a destra, ora a manca e saremo abbastanza forti da non far straripare nulla. Avremo nei nostri occhi sole e mare e tramonti, luna spiaggia nelle nebbie e tra le nevi, gli affanni e gli inganni ma saremo e sapremo essere diga, per noi e per altri. Avremo il sorriso negli occhi e negli sguardi che si aprono al mondo  proprio come si aprono davanti a tanta meraviglia. Sorrisi donati e restituiti e si sa, “un sorriso se non offende, ne fa sempre nascere un altro” (Robert Walser,  in uno dei suoi romanzi piu belli, i Fratelli Tanner).  Colori …La taranta non ci prendera’ e non saremo il suo pasto. Verro’ presto, a scovarti e a stanarti, ma solo per ballarci insieme (anche a Melpignano), e sara’ ancora festa, sotto questo sole, sopra questa terra, arida, mai avara e sempre generosa. Accogliente. Sensibile. Attenta. Come una donna. Con la terra rossa tra le dita  e le lacrime agli occhi per la gioia e il piacere di esserci ritrovati. Ciao ciao Salento. E’ un arrivederci. La bustina dello zuchero, non la ho utilizzata . Solo per questo motivo , il caffe’ mi era sembrato amaro. Ma da sempre e’ lo stesso, forte, buono, capace di farti sentire meno solo. La dolcezza e’ nella speranza e nei tanti motivi per tornare. Presto. La ricchezza e’  che ho avuto la fortuna di vedere la  tua bellezza, con semplicita’ e voglia di conoscerti un pochino di piu e meglio, nonostante le distanze e talvolta le difficolta’, ma non insormontabili, in ogni caso sempre nel rispetto, di conoscere per riconoscere il  Salento, con Santa Maria di Leuca ed Otranto, storia dell’arte, arte cristiana e mosaici con il barocco, e gente mite perche’ si sa, “beati i miti perche’ erediteranno la terra”(Matteo 5,1-12). Riceverne carezze e reimparare ad accarezzarsi. Caresser e se caresser.  Luogo di ritrovo di parole e contenuti.  Do ancora una occhiata a questo bicchierino e all’ultimo sorso di caffe’.  Pero’, era davvero buono. Inizialmente pareva amaro, ma ora, non piu’. Sono sereno, “sono allegro e felice: tutto in me e’ sorriso, un beato sorriso. Il cuore intero sorride”. (Klara in Fratelli Tanner). Ho ricevuto molto. Buon ferragosto 2014. Dimenticavo: grazie ed un augurio sentito per la candidatura di Lecce 2019 a capitale europea  della cultura.

Verso Otranto

Una bella fetta di sole addosso, alba oramai distesa da ore, pasticciotto classico per colazione, con un buon caffè, forte, bus e direzione Lecce. 20140815_09225520140814_154307Dopo un Salento in bus, la tappa e’ la stazione di Lecce, precisamente, ferrovie Sud Est, direzione Otranto. La biglietteria “Sud-Est”  e’ affollatissima, cosi, mancando pochi minuti alla partenza del diretto per Otranto, chiedo di poter effettuare il biglietto a bordo. Concesso.  Scopro che anche qui come a Gallipoli il trenino bianco e blu, la famosa littorina, conosciuta anche più a Nord grazie a studenti leccesi fuori sede, ha lasciato il posto a qualcosa di d20140815_092519iverso e piu funzionale, con aria condizionata a bordo. Un po’ onestamente, dispiace. Il treno e’ pieno, turisti a go-go un po’ da tutta Italia, un po’ da tutto il mondo.20140814_09573520140814_095741Piu turisti che locali, a dire il vero. Molte pagliette bianche calate su capelli ora raccolti ora lunghi. Come è di moda ora. Magliettine sul Salento e profumo di crema solare che stordisce e cancella quell’odore che solo una stazione emana e appiccica addosso: sentimenti misti, girati e rigirati non soltanto all’interno di un bicchierino da un caffe’. Gente che va, gente che viene. E tanti motivi per tornare. Non è un biglietto da visita, ma la bustina dello zucchero in distribuzione al Bar stazione, che ne attesta la verità. Seduti nello stesso vagone, alcuni, cartina alla mano, conoscono a menadito curve a destra, curve a sinistra. Solo curve. Il paesaggio e’ bello. Terra rossa, alberi su distese sterminate dii fichi e ulivi. Il treno corre velocemente. Vero. Alcune fermate normalmente effettuate da altri treni impiegati sulla stessa linea, non si effettuano. La prima fermata e’ Zollino.20140814_101717 Il treno carica su di sé  passeggeri sul binario due. Alcuni sostano al binario uno,  al riparo da un sole capace di spaccare le pietre. Su uno dei binari di Zollino,  e’ricoverato un treno, dei tempi andati. Chissa’ quanta storia si e’ consumata li dentro. 20140814_101731Il treno riparte. Al binario tre e’ in arrivo altro treno. Sopra alcuni viaggiatori  chiedono come poter fare  per arrivare a Galliano e da qui a  Santa Maria di Leuca. Nel frattempo, Il treno e’ giunto  a Maglie, stazione di interscambio tra un luogo e l’altro del “Capo”. Sento e leggo dalle insegne verdastri   nomi carichi, densi  di ricordi: Poggiardo, Racale…L’interno di questo vagone si carica di ricordi, di saperi e di sapori: mandorle, cioccolata, “mustazzoli”…Solo un attimo. Ma le narici sono ormai impregnate e così sarà per un bel pezzo. Passato un paese, Bagnolo20140814_102948dove scopro che il tempo è fermo, almeno per quanto riguarda il lavoro del casellante. Anche altri paesi presentano qualcosa di caratteristici e sarebbe bello avere tantissimo tempo per visitarli tutti e parlare con la gente del posto, dei loro ricordi, del loro lavoro. Studio, sogni, speranze, se esiste ancora nei giovani il sogno del nord e quale nord.20140814_143138Il viaggio  e’ terminato alle 10  e 45 circa. 20140814_10514720140814_10513320140814_105331La stazione e’ piccolina, ma carina. Termina con tre binari e possiede delle panchine sia nella parte centrale sia ai lati. Consta di una struttura sorretta da sostegni verdi. Appena scesi dal treno si entra nel lato biglietteria, un piccolo botteghino posto al primo piano, livello ferrovia. Per accedere livello  strada bisogna  scendere di un piano, qualche gradino ed il calore e il sole sono  il benvenuto che ci viene offerto da questa splendida cittadina, davvero accogliente. Parecchio caldo, diciamo che e’ una temperatura ideale per cuocere biscotti e torte. (Davvero impressionante la distesa di ulivi in questi circa 45 km percorsi tra Lecce e Otranto.  Il pensiero è che questa terra debba rassomigliare alla Palestina.). Butto una ultima occhiata sulla cartina di questa ferrovia Sud- Est  e sugli orari da Otranto a Lecce e viceversa 20140814_135511e per un momento provo ad immaginare quanti turisti potrebbe portare in giro nel 2019. 20140814_135735Appena uscito dalla stazione si procede fino  ad una rotonda, ( rassomiglia tanto ad un posto un pochino piu a nord, sede di universita’ )  dove cartelli elencano le direzioni per il porto e la Cattedrale. Già, perché ad Otranto oggi è festa in onore dei santi Martiri. Riti e ritmi non si faranno mancare, insieme alle bande musicali e agli spettacoli pirotecnici. 20140814_11440820140814_115218Oggi e’ una giornata di festa per Otranto, la sua comunita’. Festa che va avanti gia’ da due giorni.20140814_11393920140814_114251L’interno e’ davvero da restare senza fiato. Al mio ingresso una funzione religiosa sta per celebrarsi. Esco per poi rientrare in un secondo momento, con piu tranquillita’ e magari piu rispetto. La funzione  e’ davvero bella, il sacerdote sta parlando della Puglia, tutta, delle sue Chiese, Basiliche, della giornata di oggi.  La Cattedrale di Otranto  rappresenta un crocevia di più culture, normanno-latina e bizantina in particolare. Liturgia, canti, solennita’.  Cerco di concentrare l’attenzione sul mosaico pavimentale della Cattedrale. Il mosaico ricopre il pavimento delle tre navate e l’opera è attribuita al monaco Pantaleone su commissione del Vescovo di Otranto. Sul pavimento si rappresenta  uno dei più importanti cicli musivi del medioevo, Alto Medioevo,  un mosaico datato tra il 1163 ed il 1165 incredibilmente bello, una rappresentazione lunga una storia. E’ davvero un labirinto teologico, a seguirlo. L’albero della vita con al suo vertice il peccato originale e la cacciata di Adamo ed Eva dal giardino dell’Eden, con il serpente, il peccato, che insidia Eva. E ancora, diverse figure racchiuse in 16 medaglioni che rimandano ad animali e figure umane mitiche. Nell’abside sono presenti episodi del libro di Giona ed una scena di caccia al cinghiale. Ancora la rappresentazione di Sansone che lotta contro un leone.: Dio accetta l’offerta di Abele e chiede conto a Caino del suo delitto. La rappresentazione del Diluivio Universale e le gesta di Noè. Del mosaico  per quel poco che riesco ad osservare, data la giornata, noto ancora la mano di Dio, “mano parlante” che si sporge dal cielo con il pollice ed anulare uniti, in maniera da accogliere benedicente l’offerta di Abele, alla latina, con anulare e mignolo ripiegati, mentre Dio, come detto,  chiede conto a Caino del suo delitto. Da leggere a tale proposito la scritta “Ubi est Abel, frater tuus?” (“Dove è Abele, tuo fratello?”) . La mano divina è utilizzata come una figura retorica, una sineddoche, una parte per il tutto, dato che è sentita come la parte più eloquente del corpo, più del viso.20140814_11403020140814_11385420140814_114221 Dipinti meravigliosi. 20140814_11405420140814_114320Osservo attentamente. Cerco la cripta, penso alla storia, ai martiri di Otranto.20140814_114632Esco e ne approfitto per dare un’occhiata al mare e al castello.20140814_121219In  “Giro per la città” e non so quanta storia si e’ scritta da queste parti. Entro, e noto con piacere che nonostante il, caldo la massa umana attenta all’offerta culturale e’ davvero notevole.20140814_12071220140814_120739 Dopo la visita al  castello mi reco in un locale a provare la cucina locale. Ottima. Per la precisione il locale si chiama Zia Fernanda. Ottimo cibo e belle composizioni nel piatto. Anche qui, saperi e sapori condensati in un piatto. In più piatti. Personale attento e preparato alle esigenze della clientela.Un giro ancora nel paese, tra bancarelle, con un tripudio di dolciumi e taralli e pensieri a quanti adorano i taralli e li gustano sempre con infinito piacere. Ne prendo un po’ con me, non si sa mai che non si faccia sentire il desiderio piu in la’.20140814_12003020140814_12013920140814_11232220140814_11342720140814_11524120140814_115157Per il ritorno, a sera, quando le “Luci sulla città” cominciano a cambiare colore e a cambiare la città stessa trovo una piacevole sorpresa. Da Otranto, il viaggio di ritorno, verso Lecce, e’ assicurato con un treno nuovo, con aria condizionata. Ma due trasbordi assicurano contemporaneamente ai viaggiatori la possibilita’  sia di dare una occhiata ad alcuni paesi, seppure velocemente, sia  ad un viaggio in ….littorina. Immediatamente rivedo mentalmente alcune scene dei film ….A Lecce, un termometro indica la temperatura: 45 gradi. 20140814_161111Vero è che è sotto attacco dal sole e quindi, qualche grado potrebbe essere di troppo, ma temo che non si tratti di una bugia. Le temperature, infatti, da queste parti viaggiano sui 40 gradi. Nonostante il gran caldo, i turisti non si perdono l’occasione di sbirciare le bellezze barocche di Lecce, che davvero registra presenze piuttosto elevate. Lecce, capitale della cultura e della movida. In piazza fervono i preparativi per Santo Oronzo. Io ne approfitto per fare un salto all’anfiteatro.20140814_160703 Nonostante il caldo.20140814_14473420140814_150032

Lecce

20140807_09351020140801_20350620140801_20483720140801_17302220140801_16211820140801_17300320140801_17290020140801_170327Come gia’ scritto, la c20140801_191401osa migliore per conoscere parte del Salento e’ provare a prendere un bus, e andare. Mi dirigo a Porto Cesareo nei pressi delle scuole, dove il bus (Salento in bus)  proveniente da “altri lidi” (Gallipoli)  si dirigera’ nel giro di cinquanta minuti a  Lecce, denominata la Firenze del Sud. Il bus, a dire il vero si fa aspettare un po’, come capita con alcune donne, ma, come gia’ scritto altre volte, in tempo di vacanza siamo tolleranti, pazienti e generosi. (per la cronaca il bus, questo,  parte da Gallipoli alle ore 14 per arrivare, se tutto fila, alle 14.50 a Porto Cesareo).  Il biglietto non e’ caro e lo spettacolo che la natura dona in questo tratto di strada, è garantito. Pago una sovratassa per l’emissione del titolo di viaggio a bordo, come capita altrove. Sarebbe bene munire la femata di una emettitrice automatca, perche’ onestamente non si capiva dove poter comprare il biglietto. Vero e’ che siamo in un inizio di pomeriggio particolarmente caldo e risulta faticoso girare nei pressi dei giardini antistanti la fermata al fine di poter  comprare il biglietto. Dopo la partenza sfilano via alcuni paesi e tra questi, Leverano (dove è in corso la festa della birra) Copertino… Dal bus noto i contrasti tra quella che e’ la  vocazione contadina e quella turistica. La terra con le sue  sue bellezze e i suoi frutti resistono nel temo come se questo non fosse mai passato. Fazzoletti di terra con pomodorini  ricavati in ogni angolo, possibile, rendendo evidente l’alternarsi del tempo: il passato e il presente. Dopo quasi un’ora di strada e bus quasi pieno, si giunge a Lecce. La fermata “Salento in bus” e’ situata proprio davanti un gazebo dove fino a sera sono assicurate le risposte ad ogni tipo di informazioni dei turisti; gazebo poco distante dalla Camera di Commercio e un dieci minuti a piedi, zaini o trolley alla mano, dalla stazione. (Una cortesia a chi di dovere: qualche cartello che ne indichi dalla stazione la strada per arrivare a questo incrocio di bus, stazione di arrivo e di partenze  in un incrocio di culture. Due auspici: un noleggio di biciclette nei pressi del gazebo. Piu’ paline alle fermate degli autobus che ne indichino i passaggi, le ore e fermate, il che vale soprattutto anche per le fermate iniziali del percorso e della zona in cui ho usufruito fino ad ora dei bus). Una breve sosta in stazione, perche’ questa volta, pasticciotto e caffe’ Quarta, saranno gustati con calma, senza il dolcificante delle lacrime, senza la mazzetta dei giornali per lenire almeno le prime ore di una lunga e lenta sofferenza. Oggi sorrisi. Ma lacrime e sorrisi sono emozioni sorelle nella loro friabilità, e allora, le lacrime si offrono. O si ricevono E allora, se così, sono l’ultima cosa che si ha il diritto di sprecare.  Gustare queste bonta’, mentre la voce femminile  ci fa sapere di porgere  “attenzione, allontanarsi dalla linea gialla. E’ in arrivo al binario uno, frecciabianca, proveniente da…”  . Mangiare il pasticciotto, buono ovunque e bere il caffè Quarta. I.c.s.: buono ovunque.  Con la dovuta lentezza e osservare gli altri, intenti alla partenza, o all’ arrivo. Trecce, cappellini e zaini, direzione sud, con la Sud-est e direzione Nord. Oggi il sole spacca anche le pietre. Un via vai continuo con la voce che annuncia treni per posti sperduti, all’inizio o alla fine di questo tacco. Gagliano evoca antichi ricordi, in altro mare, a nord, questa volta. Il trenino e’ pronto. Leggo attentamente la cartina esposta nel bar della stazione, con  le sue meraviglie, del Salento e della citta’ e la sua offerta culturale, davvero notevole, prendendomi il tempo giusto e necessario per individuare e scegliere cosa visitare, come  fosse una tesi di laurea, che non si termina mai di scrivere e di leggere. Percorro il corso antistante la stazione. Un viale alberato con un chiosco. Una via taglia il viale, e anche qui, sembra di essere a casa, a Torino, coi salesiani e don Bosco.  Mi immergo nel centro. I turisti sono tantissimi. Le case, bellissime, in tufo. Negozi di cartapesta e trionfo del barocco. I leccesi sono gentili e particolarmente accoglienti. I negozi aperti dal sorriso leccese per qualsiasi informazione e necessità’ e non per una vendita dei loro prodotti ad ogni costo. Indicano vie e città da scoprire lasciando le loro faccende per mettersi al servizio del turista, con un entusiasmo e una meraviglia fanciullesca, con la consapevolezza di essere loro il primo biglietto da visita per un ritorno da qui al 2019. Anche l’ ufficio informazioni turistiche si e’ mostrato particolarmente attento e gentile nel restituirmi ogni tipo di risposta alle mie domande. Ho notato con piacere che i lavori per quell’appuntamento, fervono. E Vendola, ne è un accanito tifoso. Lecce, la Firenze del Sud. Raggiungo piazza Santo Ronzo, con l’ anfiteatro, piazza Mazzini per fare ritorno verso Santa Croce. Entro. Iniziata nel 1549, con i lavori della facciata di impianto generale, e semplice,   sotto la dominazione spagnola  con l’attiguo convento.  Lavori protrattisi fino al 1695. Una basilica nata come simbolo di fede cristiana in relazione alla battaglia di Lepanto (1571) quando i Turchi furono sconfitti definitivamente. Nel 1549 i lavori iniziarono sotto la direzione dell’Arch. Gabriele Riccardi e il suo impianto ricorda l’influenza del gusto rinascimentale della prima metà del ‘500.  Il portale centrale è del 1606 ed è inserito tra due coppie di colonne. I due portali minori mostrano, a destra, lo stemma dell’ Ordine dei Celestini e a sinistra lo stemma dell’Ordine di Santa Croce.  Si possono notare anche piccoli rosoni sui portali minori. L’interno della Basilica è a croce latina. Uno spazio tripartito da una serie di colonne. Sui capitelli delle colonne è possibile notare la raffigurazione dei volti degli apostoli. Due coppie di colonne introducono al transetto corto  con le figure degli Evangelisti, Luca e Marco sulla destra e Matteo e Giovanni sulla sinistra I capitelli si presentano con foglie d’acanto, figure tratte dalle Sacre Scritture. La cupola risale al 1590. Gli Altari posti all’interno della Basilica sono numerosi.  A destra troviamo l’Altare di S. Antonio con la tela, pare di Oronzo Tiso che ritrae una serie di santi e angeli che osservano il Santo al quale compare il Bambino.20140801_18470320140801_18574320140801_18534420140801_18403920140801_180405 Dopo le bellezze del barocco leccese di Santa Croce, un salto presso la Chiesa Cattedrale e una visita alla sua cripta. Meglio lasciar parlare alcune foto. Una bellezza davvero grande. Sotto la cattedrale una cripta, del XII secolo rimaneggiata nel XVI secolo con aggiunte barocche. E’ davvero  stupenda, composta da 92 colonne con i capitelli decorati da figure umane. E’ presente un corridoio longiutdinale contenente due cappelle barocche. Tra le colonne un dipinto del XVI secolo raffigura San Giovanni e la Madonna ai piedi della Croce.20140801_17031220140801_17001120140801_16414320140801_16542520140801_16483520140801_16515420140801_175752

Un po’di spazio e punti di sospensione per continuare il racconto e tornare in piazza sul far del buio. Molto movimento. Parecchio…. Il Duomo di Lecce è collocato nell’omonima piazza, costruito una prima volta nel 1144 e poi nel 1230. Venne ricostruito per volontà del Vescovo Luigi Pappacoda e dall’Architetto leccese  Giuseppe Zimbalo a partire dal 1659. Il Duomo è dedicato a Maria SS. Assunta. Presenta, nel suo interno, una pianta a croce latina e si presenta a tre navate. Nel Duomo vi sono 12 Altari più quello Maggiore.

Piazza Duomo e il suo complesso architettonico constano anche di un bellissimo Campanile, alto 68 metri. Lo si ammira a sinistra del largo ed è uno tra i più alti d’Europa e domina nel suo slanciarsi verso l’alto l’intero centro storico. La sua costruzione è a base quadrata e consta di cinque piani, decrescenti verso l’alto, ognuno con la sua balaustra decorata. Ogni livello presenta una finestra con arco.

La sera poi, un tripudio di colori rende vivo il centro e la zona dell’anfiteatro. E’ davvero capace di generare grandi emozioni, penso sempre, e non solo in una serata estiva, bella come questa. Monumento di epoca romana  situato appunto nella centrale piazza dedicata a Sant’Oronzo. L’anfiteatro risale all’età augustea. Insieme al teatro è il monumento più espressivo dell’importanza raggiunta da Lupiae, ovvero l’antenata romana di Lecce, tra il I e il II secolo d.C. Vederlo di sera è uno spettacolo. Vi sarà sicuramente una rappresentazione, a vedere il gioco di luci e la musica proveniente. Sono defilato, ma pare esservi una rappresentazione. Provo a chiedere ad alcuni leccesi quante persone poteva contenere. Mi rispondono circa 25 mila spettatori.

Ormai è tarda sera. Con una piccola idea su questa candidata europea alla cultura lentamente ritrovo la strada del ritorno. Piccola perché le bellezze contenute sono davvero tante. Occorre molto tempo per visitare la città.