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Lecce, 10 agosto 2019

20190810_144441.jpgUtilizzare il trenino per muoversi in Salento è uno degli aspetti piu divertenti, economici e arricchente di conoscenze storiche economiche sociali del territorio. La sua lentezza è  un elemento aggiuntivo in quanto permette di spaziare con  l’occhio da un punto ad un altro velocemente, “agguantando” masserie di ogni fattura, muretti a secco e contadini al lavoro su campi immensi e ben lavorati, panni stesi che narrano vicende sociali e private, e anche questo ritengo sia un aspetto che vale il viaggio. Per non parlare di “appendici” di case, dal vago aspetto di garage o contenitore di ogni cosa:gomme di auto, caffettiere,  pentole, reti e pomodori stesi a seccare. Lungo questo “nastro ferrato” tutto, ad un occhio attento e vigile, racconta, peccato che ogni tanto si debbano anche vedere  incendi “non governati”.  Il treno rallenta, accenna a fermarsi, tutti noi viaggiatori “tremiamo” a questa possibilità  non preventivate nel prezzo e nel tempo. Fortunatamente, si riparte, tanto, più  a vista di così, impossibile viaggiare.20190810_140227Il viaggio è  una occasione per scambiare due chiacchiere su questa linea, di contratti fra ferrovie e velocità fra poderi, velocità in corrispondenza fra  passaggi a livello ed enti locali, insomma, qua sopra, su questo pezzo storico in movimento,  i miei studenti, a parlare, sentire e approfondire potrebbero preparare un esame di diritto amministrativo e pubblico. Giunto a Lecce recupero  il

20190810_150727centro storico, il Duomo, l’anfiteatro romano, la piazza con le sue luminarie e mi addentro in una sala del 20190810_152644Bar Alvino, così, per accumulare aria condizionata in una giornata caldissima in cui molti operai sono alle prese con i preparativi della festa di S.Oronzo.  Una vetrina lunghissima presenta ogni tipo di pasticciotto, anche  gelato, e questo deve essere davvero ottimo. Opto per il classico ed un Quarta. Le mie vicine sorseggiando velocemente un caffè con ghiaccio, hanno mappe ed itinerari ma lasciano ben presto sul “campo”  al fondo della tazzina i cubetti di ghiaccio. Mi fiondo come per sgusviare via dall’afa a visitare santa Croce, ora libera dalle impalcature. È  davvero molto bella. Al suo interno si sta per celebrare un matrimonio e quindi non sara possibile “osservare” con cura e attenzione il suo  interno. Velocemente, mentalmente,  ripasso Riforma e Controriforma, perché siamo più o meno in quegli anni. Anche Santa Irene mi piace e non ci avevo mai fatto cado a quante somiglianze con altra basilica romana, santa’Andrea Dellavalle. Tra una basilica e l’altra, ragazze salentine, carine, munite di trecce e no, offrono ai passanti taralli di ogni specie. Unico neo, personale,  è  il pagamento di un obolo per entrare in Duomo. Il viaggio e la sua bellezza insomma consistono nel viaggio stesso e la sua imponderabilta. È  sufficiente avere a disposizione tempo e pazienza.   È  ora di riprendere il trenino.

Lecce, stazione di Lecce

Porto Cesareo Le.23 7 2016.foto Borrelli RomanoC’era la pioggia nel pineto,  questa mattina. E la terra sprigionava i suoi profumi e cominciava a dare i suoi primi frutti mentre il mare conduceva i suoi  fino a me con leggerezza e a bordo di un venticello

25 7 16 foto Borrelli Romano

. La luna nei giorni scorsi,  con le sue gambe divaricate ha partorito notti bellissime e mentre la musica o “lu rusciu te lu mare” le ha rese ancora piu’ belle e goderecce.  Paesaggio “pascoliano”,  molto intimo,  e’ stato il primo pensiero. Pascoli cominciai a studiarlo con occhi attenti quando cominciò  “il tempo delle conchiglie”.  A dirla cosi sembrerebbe un film sugli amori adolescenziali.  Forse solo sull’amore. Che bisogno c’è  di declinarlo?  Salutati velocemente amici e vicini (che mi dicono: “ce sta faci,  sta parti? Allora si cujone”) creando cosi un’ennesima occasione di risata e Porto Cesareo con le sue casette basse poste  tra terra e mare mi dirigo velocemente verso Lecce dove è  in attesa il treno per Torino. Un  disegno lungo le strade di Porto Cesareo mi ha rammentato il significato di  un vero viaggio e per il tempo (gli occhi,  Proust,  anche questo e’ a corredo del tempo delle conchiglie) che ho disponibile voglio gustarmi un po’ di queste bellezze salentine. 20160726_094929Certo non mi faccio mancare il solito giro in centro,  Lecce 26 7 2016 ,foto Borrelli Romano20160726_095449Lecce.26 7 2016.foto Borrelli Romanoal Duomo,  davanti all’anfiteatro,Lecce 26 7 2016 foto Borrelli Romano ” con occhi da poeta” gustando ancora una volta,  alla faccia della dieta,  un pasticciotto. Un giro e il tempo stringe: Lecce staz.26 7 2016 foto Borrelli Romanole 11 si avvicinano e alla stazione dovrò  pur arrivare. In città  frotte di turisti carte geografica tra le mani. Un cartello in città  ci da il suo benvenuto. Nessun problema: il treno è  li ma è  solo una piccolissima parentesi.

“Cassapanca”

Lecce.20 7 2016 .staz.foto Borrelli RomanoA Lecce,  quando non si parte e non si arriva e’ tutta un’altra storia. Lecce: Firenze del Sud,  citta’ stupenda,  barocca. Sole alto e luce obliqua.  Il treno e’ li,  fermo,  sul primo binario,  ma non e’ stato e non sara’ il mio.  Ha smesso da poco di “vomitare” persone,  trolley e storie e solo per un caso o gioco del destino molti viaggiatori si sono incrociati,  parlati,  conosciuti per alcune ore. Un treno blu,  notte che profuma di Alpi,  Appennini,  Pianura Padana,  fiumi,  mar Adriatico,  citta’ e raffinerie e ha portato con se chissa’ quale carico. E’ li e ora riposa dopo aver fatto il suo mestiere e non andra’ mai in pensione. Silenzio. Anche l’altoparlante non annuncia nulla stamattina. Silenzio che e’ attesa.  Vado alla ricerca spasmodica di un caffe’,  del pasticciotto e del Quotidiano di Lecce e questi si,   restano invece la stessa storiaLecce.20 7 2016 foto Borrelli Romanoe fanno letteratura che non e’ vita ma esaltazione della vita.  Da qui si scrive e racconta. Oggi la luna si accende,  mercoledi di plenilunio, e quindi  riflettori accesi su molto. Stazione. Un sorriso lungo un viaggio,  anche se oggi,  fortuna,  non si viaggia ma si raccontano viaggi. Qui e’ il posto preferito per gustarmeli,    i pasticciotti,  e chissa’ perche’,  resta sempre il bar della stazione il luogo preferito dove farlo. Forse perche’ da qui i sogni viaggiano e hanno gambe. All’uscita qualche taxi in attesa di qualcuno  mentre altri attendono e ciondolano per l’arrivo di “quello da Torino”. Emozioni e ansia congelati almeno per altri dieci minuti. Oltre i taxi il viale alberato,  il centro,  il gazebo. 20 7 2016 Lecce.foto Borrelli Romano.  La ricerca del Salentoinbus idem. Niente orologio niente tempo. Alle 8 di mattina il sole era gia’ alto,  e sui nastri d’asfalto lungo la direttrice Porto Cesareo-Lecce i venditori ambulanti hanno gia’ sistemato nelle macchine cassette di frutta e verdure pronte per la vendita. E l’immancabile bilancia,  strumento commerciale da sempre e simbolo di giustizia. Le terrazze leccesi richiamano vita: sventolano 251 bandire del Gusto,  un ottimo risultato se si tiene conto che in Italia sono 4. 965. Sulle terrazze svetta e veglia  il campanile del Duomo con  i suoi 5 rettangoli che sono li, disponibili alla vista di tutti,  fin dall’accesso della città  e oltre.  Poi il ritorno. Sole ancora piu alto e tutto come prima,  con qualche macchina in piu verso il mare.  25 minuti di strada e di caldo,  qualche rotatoria e si e’ a Porto Cesareo dove un’altra giornata di mare è  pronta per essere consumata. Un giro veloce nel Paese tra negozi che richiamano “pillole felici”Porto Cesareo, Le.19 7 2016.foto Borrelli Romano e il solito “chiodo fisso”Porto Cesareo.Le.19 7 2016.foto Borrelli Romano. Il sole ora è  già  molto alto e scotta anche. Acceca.  Cerco un riparo,  sotto la veranda.  Li fuori, oltre le finestre,   persone e personaggi che hanno fatto la storia della via (che e’bellissimo un quartiere! )si aggirano con una consueta flemma. Escono dai loro fantasmi e si materializzato divenendo personaggi.  Mi muovo sorridendo,  al fresco. Incrocio una cassapanca la apro e. .. al tatto impatto in una storia gradevole. Un tempo contenitore per la  farina,  buona per il pane. D. ricorda quando il forno era unico e le giornate per cuocere i “pezzi” erano solo due la settimana. Il fornaio passava con il suo camioncino e sulle tavole di legno depositava i pezzi. “E come facevano a non confondersi tutti quei pezzi di pane? Perché  i numeri sono numeri ma le forme,  la farina forse no”,  potrebbe domandare qualcuno dotato di buon senso.  Semplice: ognuno sul suo pezzo metteva l’iniziale del nome o cognome.  L. per esempio e si capiva cosi a chi apparteneva. Ma questo,  un tempo. Oggi ho ritrovato storia recente, che mi ha tolto il fiato,  per un po”,  tanto quanto potrebbe farlo una bellissima foto del mare del SalentoBacino Grande (Le) 23 7 2016 foto Borrelli Romano. Con dedica di… corredo. Proprio come una cassapanca.

Da Porto Cesareo a Lecce

Porto Cesareo 4 8 2015 foto Borrelli RomanoLecce 4 8 2015 foto,  Borrelli Romano.Qualche km a piedi, attraversando tre Torri. Profumi e odori si appiccicano addosso insieme al sudore  disperso sull’asfalto mai trattenuto fino in fondo, gocciolante,io, in grande quantitativo. Odore di legno bagnato, umido, bottiglie di birra e vino consumate a meta’, disperse sul muretto, fino a qualche ora prima compagnia per compagnie e compagni per anime sole. Ma qui e’ davvero difficile attraversare tale condizione. Ancora sudore, altrui, di chi lavora la terra, amara e rossa, generosa e sudore di gente che mi corre vicino, di mare, alghe e fazzoletti appena stirati, con quel tepore che rimanda al calore umano, di certe notti. Il capolinea di Salento in bus e’ stato spostato.Passa quello “ordinario” 4 stagioni, come la pizza. Ci monto su, ho voglia di vedere la strada che percorre d’inverno e immaginare un po’ l’umanita’ che ci sale su. Mi diverte ascoltare il dialetto parlato tra ragazzi e pensare a Pavese e le sue considerazioni in proposito, sull’uso cioe’ del dialetto. Mi diverte il pensiero dei ragazzi a scuola, nel loro comunicare. Un’oretta e mezza e sono a Lecce. Stazione. “E una stazione la faremo a piedi/e quell’altra cammineremo” ricordando Dino Campana, “Questo viaggio chiamavamo amore” (Laura Pariani, Einaudi). E cosa non si fa per un amore…Poi,  Il centro storico, il campanile20150804_095616, Lecce 4 8 2015.Foto Borrelli Romanoil Duomo, p.zza s.OronzoLecce 4 8 2015 foto Borrelli Romano, Lecce.4 8 2015 pzza s.Oronzo foto Romano Borrellile bandiere un po’ sbiadite che la “invitavano” ad essere capitale della cultura europea per il 2019 ormai Matera incoronata.L’anfiteatro e il jazz al suo interno e nella storia. Le terrazzeLecce 4 8 2015 foto Borrelli Romano., turist*, stranier* e del luogo, bar, caffe’ pasticciotto Quotidiano…e questo profumo buono di fazzoletti appena stirati che mi pervade ogni poro della pelle…4 8 2015 FOTO Borrelli Romano

Lecce

20140807_09351020140801_20350620140801_20483720140801_17302220140801_16211820140801_17300320140801_17290020140801_170327Come gia’ scritto, la c20140801_191401osa migliore per conoscere parte del Salento e’ provare a prendere un bus, e andare. Mi dirigo a Porto Cesareo nei pressi delle scuole, dove il bus (Salento in bus)  proveniente da “altri lidi” (Gallipoli)  si dirigera’ nel giro di cinquanta minuti a  Lecce, denominata la Firenze del Sud. Il bus, a dire il vero si fa aspettare un po’, come capita con alcune donne, ma, come gia’ scritto altre volte, in tempo di vacanza siamo tolleranti, pazienti e generosi. (per la cronaca il bus, questo,  parte da Gallipoli alle ore 14 per arrivare, se tutto fila, alle 14.50 a Porto Cesareo).  Il biglietto non e’ caro e lo spettacolo che la natura dona in questo tratto di strada, è garantito. Pago una sovratassa per l’emissione del titolo di viaggio a bordo, come capita altrove. Sarebbe bene munire la femata di una emettitrice automatca, perche’ onestamente non si capiva dove poter comprare il biglietto. Vero e’ che siamo in un inizio di pomeriggio particolarmente caldo e risulta faticoso girare nei pressi dei giardini antistanti la fermata al fine di poter  comprare il biglietto. Dopo la partenza sfilano via alcuni paesi e tra questi, Leverano (dove è in corso la festa della birra) Copertino… Dal bus noto i contrasti tra quella che e’ la  vocazione contadina e quella turistica. La terra con le sue  sue bellezze e i suoi frutti resistono nel temo come se questo non fosse mai passato. Fazzoletti di terra con pomodorini  ricavati in ogni angolo, possibile, rendendo evidente l’alternarsi del tempo: il passato e il presente. Dopo quasi un’ora di strada e bus quasi pieno, si giunge a Lecce. La fermata “Salento in bus” e’ situata proprio davanti un gazebo dove fino a sera sono assicurate le risposte ad ogni tipo di informazioni dei turisti; gazebo poco distante dalla Camera di Commercio e un dieci minuti a piedi, zaini o trolley alla mano, dalla stazione. (Una cortesia a chi di dovere: qualche cartello che ne indichi dalla stazione la strada per arrivare a questo incrocio di bus, stazione di arrivo e di partenze  in un incrocio di culture. Due auspici: un noleggio di biciclette nei pressi del gazebo. Piu’ paline alle fermate degli autobus che ne indichino i passaggi, le ore e fermate, il che vale soprattutto anche per le fermate iniziali del percorso e della zona in cui ho usufruito fino ad ora dei bus). Una breve sosta in stazione, perche’ questa volta, pasticciotto e caffe’ Quarta, saranno gustati con calma, senza il dolcificante delle lacrime, senza la mazzetta dei giornali per lenire almeno le prime ore di una lunga e lenta sofferenza. Oggi sorrisi. Ma lacrime e sorrisi sono emozioni sorelle nella loro friabilità, e allora, le lacrime si offrono. O si ricevono E allora, se così, sono l’ultima cosa che si ha il diritto di sprecare.  Gustare queste bonta’, mentre la voce femminile  ci fa sapere di porgere  “attenzione, allontanarsi dalla linea gialla. E’ in arrivo al binario uno, frecciabianca, proveniente da…”  . Mangiare il pasticciotto, buono ovunque e bere il caffè Quarta. I.c.s.: buono ovunque.  Con la dovuta lentezza e osservare gli altri, intenti alla partenza, o all’ arrivo. Trecce, cappellini e zaini, direzione sud, con la Sud-est e direzione Nord. Oggi il sole spacca anche le pietre. Un via vai continuo con la voce che annuncia treni per posti sperduti, all’inizio o alla fine di questo tacco. Gagliano evoca antichi ricordi, in altro mare, a nord, questa volta. Il trenino e’ pronto. Leggo attentamente la cartina esposta nel bar della stazione, con  le sue meraviglie, del Salento e della citta’ e la sua offerta culturale, davvero notevole, prendendomi il tempo giusto e necessario per individuare e scegliere cosa visitare, come  fosse una tesi di laurea, che non si termina mai di scrivere e di leggere. Percorro il corso antistante la stazione. Un viale alberato con un chiosco. Una via taglia il viale, e anche qui, sembra di essere a casa, a Torino, coi salesiani e don Bosco.  Mi immergo nel centro. I turisti sono tantissimi. Le case, bellissime, in tufo. Negozi di cartapesta e trionfo del barocco. I leccesi sono gentili e particolarmente accoglienti. I negozi aperti dal sorriso leccese per qualsiasi informazione e necessità’ e non per una vendita dei loro prodotti ad ogni costo. Indicano vie e città da scoprire lasciando le loro faccende per mettersi al servizio del turista, con un entusiasmo e una meraviglia fanciullesca, con la consapevolezza di essere loro il primo biglietto da visita per un ritorno da qui al 2019. Anche l’ ufficio informazioni turistiche si e’ mostrato particolarmente attento e gentile nel restituirmi ogni tipo di risposta alle mie domande. Ho notato con piacere che i lavori per quell’appuntamento, fervono. E Vendola, ne è un accanito tifoso. Lecce, la Firenze del Sud. Raggiungo piazza Santo Ronzo, con l’ anfiteatro, piazza Mazzini per fare ritorno verso Santa Croce. Entro. Iniziata nel 1549, con i lavori della facciata di impianto generale, e semplice,   sotto la dominazione spagnola  con l’attiguo convento.  Lavori protrattisi fino al 1695. Una basilica nata come simbolo di fede cristiana in relazione alla battaglia di Lepanto (1571) quando i Turchi furono sconfitti definitivamente. Nel 1549 i lavori iniziarono sotto la direzione dell’Arch. Gabriele Riccardi e il suo impianto ricorda l’influenza del gusto rinascimentale della prima metà del ‘500.  Il portale centrale è del 1606 ed è inserito tra due coppie di colonne. I due portali minori mostrano, a destra, lo stemma dell’ Ordine dei Celestini e a sinistra lo stemma dell’Ordine di Santa Croce.  Si possono notare anche piccoli rosoni sui portali minori. L’interno della Basilica è a croce latina. Uno spazio tripartito da una serie di colonne. Sui capitelli delle colonne è possibile notare la raffigurazione dei volti degli apostoli. Due coppie di colonne introducono al transetto corto  con le figure degli Evangelisti, Luca e Marco sulla destra e Matteo e Giovanni sulla sinistra I capitelli si presentano con foglie d’acanto, figure tratte dalle Sacre Scritture. La cupola risale al 1590. Gli Altari posti all’interno della Basilica sono numerosi.  A destra troviamo l’Altare di S. Antonio con la tela, pare di Oronzo Tiso che ritrae una serie di santi e angeli che osservano il Santo al quale compare il Bambino.20140801_18470320140801_18574320140801_18534420140801_18403920140801_180405 Dopo le bellezze del barocco leccese di Santa Croce, un salto presso la Chiesa Cattedrale e una visita alla sua cripta. Meglio lasciar parlare alcune foto. Una bellezza davvero grande. Sotto la cattedrale una cripta, del XII secolo rimaneggiata nel XVI secolo con aggiunte barocche. E’ davvero  stupenda, composta da 92 colonne con i capitelli decorati da figure umane. E’ presente un corridoio longiutdinale contenente due cappelle barocche. Tra le colonne un dipinto del XVI secolo raffigura San Giovanni e la Madonna ai piedi della Croce.20140801_17031220140801_17001120140801_16414320140801_16542520140801_16483520140801_16515420140801_175752

Un po’di spazio e punti di sospensione per continuare il racconto e tornare in piazza sul far del buio. Molto movimento. Parecchio…. Il Duomo di Lecce è collocato nell’omonima piazza, costruito una prima volta nel 1144 e poi nel 1230. Venne ricostruito per volontà del Vescovo Luigi Pappacoda e dall’Architetto leccese  Giuseppe Zimbalo a partire dal 1659. Il Duomo è dedicato a Maria SS. Assunta. Presenta, nel suo interno, una pianta a croce latina e si presenta a tre navate. Nel Duomo vi sono 12 Altari più quello Maggiore.

Piazza Duomo e il suo complesso architettonico constano anche di un bellissimo Campanile, alto 68 metri. Lo si ammira a sinistra del largo ed è uno tra i più alti d’Europa e domina nel suo slanciarsi verso l’alto l’intero centro storico. La sua costruzione è a base quadrata e consta di cinque piani, decrescenti verso l’alto, ognuno con la sua balaustra decorata. Ogni livello presenta una finestra con arco.

La sera poi, un tripudio di colori rende vivo il centro e la zona dell’anfiteatro. E’ davvero capace di generare grandi emozioni, penso sempre, e non solo in una serata estiva, bella come questa. Monumento di epoca romana  situato appunto nella centrale piazza dedicata a Sant’Oronzo. L’anfiteatro risale all’età augustea. Insieme al teatro è il monumento più espressivo dell’importanza raggiunta da Lupiae, ovvero l’antenata romana di Lecce, tra il I e il II secolo d.C. Vederlo di sera è uno spettacolo. Vi sarà sicuramente una rappresentazione, a vedere il gioco di luci e la musica proveniente. Sono defilato, ma pare esservi una rappresentazione. Provo a chiedere ad alcuni leccesi quante persone poteva contenere. Mi rispondono circa 25 mila spettatori.

Ormai è tarda sera. Con una piccola idea su questa candidata europea alla cultura lentamente ritrovo la strada del ritorno. Piccola perché le bellezze contenute sono davvero tante. Occorre molto tempo per visitare la città.