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A proposito di caffè (e tazzina)

Costo ďi un caffè. All’anno. “Ma mi faccia il piacere”, diceva Totò. Caffè nel thermos. Mi è sempre piaciuto. Conserva sempre un pochino di “casa”, quando questa è lontana da noi, messa tra parentesi,  e versarne un goccio, nel tappo-bicchiere, dopo aver separato il tappo sughero, sprigiona le nostre sicurezze, certezze, agi. Poi, diciamocelo, sembriamo , nell’atto di versare, “La lattaia”,  del famoso olio su tela, di Jan Veermer. Il caffe, nel thermos,  si conserva, caldo, trattiene l’aroma. Mi piaceva sorseggiarlo in treno, quando nello scompartimento si era in 6 o in 8 in un viaggio infinito, Treno “espresso” Torino-Lecce. Buono, sia nei viaggi estivi che invernali. Il viaggio dell’andata, indifferentemente  versione caldo, freddo, era sempre piu dolce, piu “nenia”,  cullato e quando le prime luci dell’alba spegnevano quelle dello scompartimento e accendevano quelle dell’umanità, il sole penetrava nello scompartimento e “allagava” tutto e si appiattiva su di noi che ci stiravamo, con poco sonno alle spalle e schiene a forma di sedili, e con quello “schiaffo” pensavi fossero già le 8 ma in realtà erano le 6, ma eri ad est e non al nord ovest. Ad est, ad est si va. Meglio: Sud, est.  “Il Barletta”, (chiamato cosi perché  originario della cittadina pugliese a pochi km da Bari), chitarrista dell’oratorio Valdocco, incontrato casualmente nello stesso scompartimento del treno che ci avrebbe riportati giu per le vacanze, svegliò  sua sorella, che viaggiava con lui (ma come facesse a dormire, difficile dirlo) dicendole: “sveglia, guarda, guarda, questa alba che  la vedi solo in cartolina. Questo farà  passare tutti gli stress.  Stress era una parola usata spesso in quel periodo, per indicare ogni tipo di stanchezza. E lei e noi invitati da lui a spirgerci oltre il corridoio guardammo fuori e capimmo che era proprio cosi. Sole, terrazze, cani sulle terrazze, anziani in bicicletta. A quell’ora! Quello del ritorno invece era un caffè più forte ma amaro, molto. Mi piaceva anche quello sorseggiato in autostrada, non in autogrill, perché le ristrettezze cominciavano già dalla partenza, bisognava pensare ai 4 pieni di benzina, il casello autostradale, le spese che sarebbero arrivate,ma, era troppo bello andare al mare con le lire, e guardare Vialli e Mancini che sorridevano con le loro sagome di cartone alle pompe della benzina, ma intanto il Mondiale delle notti magiche era terminato e i mondiali li avevamo persi. Ci restavano occhi spiritati e medaglie da terzo posto e stadio Delle Alpi e San Nicola di Bari. Era buono quel caffè, con le auto che andavano verso il mare e qualche zanzara che, finestrini aperti, la faceva franca e, zac! Come erano lontani i condizionatori. Era buono quel caffè oramai, tiepido, divenuto tale dopo ore di viaggio, centellinato nei vari passaggi,  ingoiato quando pensavi di essere giunto a destinazione, ma papà alla guida della vettura, alle 5 del mattino, a 100 km dall’arrivo, si attendeva, annunciando,  “ho sonno, mi fermo”. Era difficile comprendere, per me,che il viaggio, iniziato dopo il loro primo turno in fabbrica, alle 14, sommava la stanchezza cumulata a montare auto in catena di montaggio, a questa del guidare alla chiusura delle fabbriche….per me, che avevo la freschezza degli anni  e la massima stanchezza era lo studio di “ragio”, e mi mancava lo sfruttamento del padrone. Vedevo alberggiare, il mare, la Grecia e l’Albania dall’altra parte del mare, ma noi dovevamo andare dalla parte opposta, lo Jonio. E mi restava un fondo di caffè e la voglia di andare al mare. Ieri e oggi. Buono il caffe del thermos che poi sorseggiai in seguito quando presi il posto, dei miei, in fabbrica e poi quando mi sono “imborghesito” quello della scuola….”caffe….caffè…amico, “quattro e quattro 8….”  per dire che i lavori si fanno. Ora col carrellino, il caffè, in treno è acqua, …ma si è imborghesito anche l’atto o il ritodel caffè…..Poi ho iniziato a pensionare il thermos….e 2, 3, 5 tazzine di caffè e caffè sospesi….E poi con ghiaccio, macchiato, ristretto, lungo, amaro, dolce, espressino…Figuriamoci se risparmio il costo di una tazzina di caffè. All’anno, poi….

Maturità

Torino 28 maggio 2014. Parco Dora. Foto Romano BorrelliLe scelte  che non hai fatto“. Maria Perosino. Un libro, un viaggio, tanti viaggi, possibilmente in treno, per “entrare” e stare nei discorsi e nelle vite degli altri.  E restituirle, in forma romanzata. Un libro uscito oggi e…Appena avuta notizia della scomparsa della scrittrice, una corsa in libreria per accaparrarlo. Con l’intenzione, nel pomeriggio inoltrato di poterlo  leggere. Un libro che comincia con il narrare sulla scuola, di un ciclo. Le storie,degli altri che intercettano le nostre,  il passato, la nostalgia, storie che terminano e che cominciano, fattore percentuale, 49%, 51% le scelte…Le prime, le terze….e domani le quinte. Davanti ai cancelli. Otto del mattino. Ciclo che lentamente volge al termine. Immagino ora  i tantissimi maturandi alle prese con i pc a svolgere ricerche su ipotetici temi e quelli svolti nel  passati. Messaggi che viaggiano in tutte le direzioni. File, domattina, davanti le scuole, carta di identità in mano e dizionari.  Cellulari depositati sui banchi, davanti, in primissima fila, sotto la vigile attenzione dei professori e della commissione. Dettatura delle tracce  e idee che non verranno, perché non si saprà…scegliere. Almeno per un’oretta. Poi, l’illuminazione…..Lo svolgimento, il panino, l’acqua, e la prima prova che lentamente passerà. L’uscita da scuola e il verificare le scelte delle tracce. Ma il tempo sarà poco. Ci sarà da pensare alla seconda prova. Per molti, la più impegnativa.

Difficile trovare una panchina per leggere “Le scelte che non hai fatto”.  Molte erano occupate da studenti, libri sulle ginocchia, ad intentare l’ultimo ripasso. Più facile trovare un posto per pensarle. In ogni caso, in un fazzoletto di questo Parco Dora bellissimo il benvenuto dell’asilo-scuola di via Orvieto: un prato trasformato in tavola che nel tardo pomeriggio esponeva cibi di ogni provenienza in tutte le lingue del mondo. Genitori che socializzavano e bimbi intenti a giocare. Tantissimi. Famiglie in bicicletta che si riunivano dopo il lavoro e alcune magliette di animatori di qualche centro estivo o oratorio. Riconoscibili quelle di Valdocco, a due passi da qui.

La Stampa, Temi-di Italiano Esami di Stato 2014

Temi di maturità, 2014
Temi di maturità, 2014

Alcuni bambini proponevano una riedizione di un gioco archiviato da cellulari: un gessetto e delle caselle quadrate disegnavano, per terra, il ciclo della settimana. Chi lo ricordava piu’ un gioco simile mandato in pensione da tecnologie ultra-moderne? Giochi all’aperto con piche tracce di memoria. Forse proprio questa potrebbe essere una ipotetica traccia di tema. Provando anche io nel gioco toto-tema, immagino ipotetiche tracce: le nuove tecnologie, l’uso delle app.Gia’, l’immediatezza, la velocita’: Marinetti e Balla e politica italiana?  La creazione di ricchezza, la sua distribuzione, cause della poverta’. Ricchi e favelas a confronto, gli standard imposti dalla Fifa per gi stadi e quelli  no per istruzione e sanita’. O ancora guardando i molti che giocano a pallone, i mondiali di calcio, e la realta’ sociale economica in parallelo con quelli giocati in Italia nel 90 e le cattedrali nel deserto, che tra l’altro una, (in Italia) lo stadio delle Alpi, non esiste piu’.

Allora, che dire? Una buona maturità ai tantissimi che staranno “pescando” qualcosa nella rete. Ma ci sara’ ancora qualcuno che telefona dall’altra parte del mondo? Quasi cinquecentomila tra ragazze e ragazzi impegnati nella prova scritta o meglio, la proposta per una prova tra quattro possibilita’: analisi di un testo, saggio breve, articolo giornalistico e prova a carattere storico.

Ps. In moli quadri affissi ci sarà la dicitura “licenziato”. Bene ricordare che per molti si apriranno le famose “finestre” per poter accedere al collocamento in pensione. Un augurio a quanti hanno passato una vita al servizio della scuola. Un augurio in particolare allo “zio” chiamato affettuosamente da tantissimi studenti per la sua presenza costante e assidua nella didattica di una scuola della provincia torinese. Auguri “zio” Vito.

Foto, Romano Borrelli. Quando si apre la finestra per la pensione anche nella scuolaFoto, Romano Borrelli. Quando si apre la finestra, a scuola, per la pensione