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“Fausto e Anna”

Una bellissima storia nella Storia, quella della lettura  appena conclusa del libro di Carlo Cassola, “Fausto e Anna”. Due parti, 5 capitoli ciascuno, la Toscana, tra Grosseto e Siena, la guerra, la Resistenza, l’amore, trovato, perduto, ritovato e ancora, il suo destino. Grosseto libera, prima citta’, dopo Roma, estate 1944. Grosseto, cittadina bella. Mi e’ piaciuto tantissimo, il libro, i personaggi, i sentimenti descritti. Tanti pensieri ritovati. Una marea di titoli e libri letti, altri sentiti, consigliati, imposti dalla professoressa di lettere, Luisa M. insegnante delle medie!!! Capelli bianchi, la sua penna, La Stampa, quotidiana, le sue sigarette, (chussa’ la marca!)per dopo la scuola, la Resistenza sulla sua pelle e nelle parole. Mai come in questo periodo la ricordo e ne rimpiango i suoi insegnamenti, e oggi penso che avrei potuto-dovuto darle piu’ ascolto, nei suoi consigli. Il pensiero vaga al suo borsone che portava a “tracolla” ogni giorno e in quello un libro al giorno per noi studenti che banco dopo banco ci passavamo,  di mano in mano, di riga in riga, capitolo dopo capitolo, giorno dopo giorno. Ricordo che le dissi che avrei voluto fare lettere e storia…poi, chissa’ perche’,  a quell’eta’ si finisce sempre per scegliere altro. Un consiglio sbagliato, un modulo compilato per mancanza di coraggio e…. al posto delle lettere finisci a fare conti. Ho preso l’abitudine di avere con me una borsa-zaino e libri ogni giorno, da scegliere e proporli,  e cosi ho ritrovato i suoi titoli, consigliati…Distribuisco  parole, ci provo,  date eventi ma non come lei, la prof.ssa  Luisa. Lei era eccezionalmente brava! L’altro giorno passavo dal centro citta’. Guardavo la Facolta’, di Lettere, l’attraversato e attraverso…frugo nel borsone e nei pensieri e sento pero’ che mi manca qualcosa…un titolo.

Quando il sorriso allaga il mare

Profumo di mimosa, e l’occhio si allarga, e le narici dilatano, su quel fiore appuntato al bavero del cappotto. L’occhio della mente si dilata, fino a Ventimiglia e da li in Provenza e poi mare, tanto mare, nella giornata della donna. Un piano bar e le note di Cammariere Sergio si diffondono nell’aria. E dimmi, di che mese sai? Si, “sai”. Il tuo viso roseo ha un profumo intenso che quando si allarga, allaga il mare. Questo mi capita di pensare, osservando sbocciare un fiore che si apre come il tuo sorriso, ogni qual volta osservo il mare. Certo, vorrei scrivere di mimose e di storia, di “E tre”, articolo del blog, al  quarto anno del suo compleanno, oppure del convegno, dell’altro ieri, a Torino, su don Milani e  la figura dell’Idr.  E che dire del sig. Antonio Corapi, artista, sarto approdato a Torino  da “Gasperina” omaggiato da Bruno Gambarotta su Torino Sette? Che bello il primo, e il “tre” , le emozioni per una  bella pagina di storia, personale, che a pensarci bene, nessuno ci avrebbe scommesso un euro  su. Ma le cose piu’ belle sono le piu’ difficili. Il parka blu, il vento, il sorriso, un volume rosso tra le mani. Torino era mia. Cerco di “chiudere” il volume. Ma il mare allontana molto e avvicina te. Il Profumo di mimosa, sul bavero e in ogni dove, nella giornata-festa-ricorrenza della donna.

Bruno Gambarotta

Realizzo  ora che son trascorsi alcuni giorni dall’ultimo scritto. Distratto dalle notizie che la tv rimanda nelle case, relative alla tragedia del treno dei pendolari nei pressi di Milano e dal caso “”Zhong Zhong e Hua Hua” (scimmie clonate) avevo scordato di raccontare un pochino di scuola. A scuola, nella mia, in una seconda, Bruno Gambarotta è “salito in cattedra”. Magistrale. In una delle ultime giornate di vacanze natalizie, avevo intercettato, tra una pagina e l’altra, tra un libro e l’altro, nei locali della Civica Torinese, il giornalista “ciclista”  Bruno Gambarotta.  Un saluto, veloce, un ricordo dell’incontro precedente (anni fa, di ritorno, io, da Vernante, sul treno), e, “Bruno, pisso chiamarti Bruno, vero?”. E lui. “Certo, mi chiamo cosi. Ma se vuoi chiamarmi Filippo”…Troppo forte! E io: “Senti, ci verresti da me, a scuola, a raccontare qualcosa? Magari nelle seconde…”.E lui, in piemontese .”Esageruma nen…”.Fortissimo!! Bruno e’ stato ospite di una classe dell’Istituto. Avevo accennato, nel corso delle mie lezioni,  alla tragedia di Vermicino, la vicenda di Alfredino Rampi, il ruolo dell’informazione-comunicazione, la diretta televisiva, 72 ore, l’annuncio della vicinanza alla famiglia e la presenza sul luogo dell’evento di Sandro Pertini, scavalcando ogni protocollo, come talvolta era suo modo di fare e procedere; una vicenda, quella e Vermicino e tragedia,  “sfuggita di mano” all’informazione…e da questo punto in poi,  Bruno ha preso “il largo” e ha cominciato a raccontare, il suo punto di vista sulla vicenda, sul suo ruolo in Rai, in quel periodo, del suo  lavoro, di scrittore, del come è perché, …giornalista, studente, lettore, padre, nonno…insomma, grazie a Bruno, è stata una bella mattinata. Ovviamente un sentito grazie per aver accettato l’invito. Bhe’, gia’, come mi faceva notare durante la pausa caffè, altrimenti “avrei potuto tagliare le gomme”. Della sua bicicletta.

Ferrara

Ferrara.29 6 2017.Romano Borrelli fotoFerrara poi non è  così calda,  oggi,  come lo era,  nei giorni scorsi. Ferrara, 29 6 2017, Romano Borrelli fotoChe dire? Tutto merito di… Sulle tracce di Isabella d’Este e Lucrezia Borgia.  Gia’,  perche mi interessava addentrarmi nella storia della citta’,  alla luce delle letture effettuate.  20170629_134159Il castello,  che fa pensare ai “bucintori” alle fughe e ai giochi, Palazzo Schifanoia… che nome,  gia’,  una sorta di “divertimentificio” dell’epoca. A Ferrara, mi aggiro,  perlustro,  una rapida occhiata alla Cattedrale e al Castello,  al suo Savonarola e alle sue delizie. I “tenerini”? Entro,  in un  bar pasticceria,  mi accomodo,  davanti a dolcezze davvero da capogiro. Sfoglio velicemente il giornale locale e scopro che e’ in abbinata a La Stampa. Li richiudo.   E intanto gusto questi dolci al cioccolato,  la fine del mondo. Ne ordino un po’,  per portarli a casa. Apro la cartina perche’  cerco un quadro,   delle  due sorelle,  Isabella e Beatrice,  descritte in uno dei tanti libri che fortemente mi hanno rilortato qua…   “nel palazzo di Ludovico il Moro-futuro sposo di Beatrice-c’e’ un delizioso affresco del Garofalo,  nel quale le due sono ritratte in eta’ adolescente,  nell’atto di affacciarsi a un balcone,  sotto un cielo celeste chiaro solcato da qualche leggera nuvola. Il volto angelico,  gli occhi espressivi,  le labbra morbide e piene,  i capelli mossi,  Isabella e’ in primo piano e tiene in mano un liuto,  mentre Beatrice,  piu piccola,  intimidita e un pochino discosta,  si appoggia a lei come a cercare conforto e protezione” (Alessandra Necci,  “Isabella e Lucrezia,  le due cognate”). Ferrara 29 6 2017 foto Borrelli RomanoUn tour rinascimentale calato nello studio… Una addetta alle sale leggeva gli stessi testi,  e cosi ci siamo ritrovati a discutere per alcuni istanti su personaggi e luoghi. Non la ricordavo così bella, la città,  forse perché a suo tempo non ne avevo passato in rassegna legrandi bellezze. Una gran bella cittadina,  giovane,  universitaria,  nuova ai miei occhi.  Nel castello osservo un po’ di cose e pare di rileggere i testina poco conclusi.  Devo chinare La testa e di molto per passare nelle stanze delle prigioni.  La Torre-prigione   ove furono rinchiusi i fratelli di Isabella e Alfonso d’Este, imprigionati nella Torre dei Leoni: Ferrante che morira’ in carcere 34 anni dopo e don Giulio liberato da Alfonso II,  nipote di Lucrezia Borgia esattamente 53 anni dolo. Che è quali brividi al pensiero. E poi le cucine con un sistema di scolo acque davvero all’avanguardia. Il giardino,  l’orologio,  la salita sulla Torre e il panorama su Ferrara.  Poi riducendo e faccio un salto sulla piazza.  Peccato per la facciata della  Cattedrale,  coperta… ma non importa… ho tempo per visitare e raccontare.

Al via l’esame di maturita’

“La notte prima degli esami” (Venditti sempre intramontabile)si è  appena conclusa. Per mezzo milione di ragazzi è  arrivata “l’ora della maturita’”.  La ricorderanno, (come è  capitato a noi) per sempre,  e per tantissime occasioni verra’ “tirata fuori” come un bel vestito,  in tantissime occasioni.  “Ti ricordi quando…? “.  E’ il giorno del tema,  tempo massimo sei ore. Una delle ultime volte in cui siederete li,  tra le mura che vi hanno accolto ogni mattina per sei anni,  scandendo emozioni interminabili. Ora,  penna,  dizionario,  carta di identita’. Pronti,  via. Maturita’,  Non fai paura.  Auguro alla mia classe tanta serenita’… sono bravi e alla “Ligabue”,  ” niente paura”.  Aggiungo: “amerete il finale” (dalla foto,  la “mia classe” V G all’uscita dalla visita presso “La Stampa”).

A Porta Nuova è tornato l’albero di Natale

torino-porta-nuova-foto-borrelli-romano-6-12-2016A Torino Porta Nuova è  arrivato -ritornato l’albero di Natale sotto l’atrio. È  bello,  diverso dagli ultimi. “E’ bello come la scuola dove insegno”. Non ho resistito alla tentazione. E’ davvero diverso da quelli degli anni precedenti documentati dal quotidiano torinese La Stampa e…. dal blog!! Stamattina,  sotto l’atrio,  una giovane donna suonava al pianoforte, musiche romantiche,  il tabellone “giocava” con gli arrivi e le partenze,  ed io,  con la fantasia mentre  il cuore batteva al rumore dei treni,  oltre l’atrio rimanevo incollato e così gli occhi e le orecchie.  Voglia di partire,  andare,  viaggiare.   Ho staccato un foglio e ho scritto i miei auguri. Su carta “tipografia don Bosco”. E’ il primo biglietto.  Vado in biglietteria e. . . ne stacco un altro. 20161206_152050Eccolo. Poi son tornato indietro e l’ho modificato un pochino. Un augurio di cuore,  dal cuore,  il mio,  al cuore di tutti.torino-foto-borrelli-romano-porta-nuova Buon Natale a tutt*.

Il ’68… a Palazzo Nuovo

torino-palazzo-nuovoUn’inflazione di quotidiani,  tra le mani,  sotto le  braccia,  ad inizio autunno in vista dell’estate della maturita’ 2017. Questo il mio corredo  verso scuola, insieme a libri e agenda,  con gli appuntamenti dei consigli di classe e dipartimenti. La Stampa mi induce al ricordo della colazione dai nonni materni quando durante l’estate la trascorrevo in anticipo sui miei e quando i nonni la sfogliavano a 1200 km da dove si stampava. Ma possibile che mio nonno dovesse comprare La Stampa di Torino abitando nel profondo Sud? Dalle parti di Lecce? Lui la preferiva,  come Enrica,  la signora anziana che invece abitava sotto casa,  che pero’ era torinese e abitando a Torino,  alle 14 scendeva sotto casa per comprare l’edizione pomeridiana: “Stampa Sera”. E io puntualmente scendevo a sfogliare il tutto. Ogni pomeriggio. E ogni pagina,  Enrica mi raccontava pagine di Resistenza,  avendo fatto la partigiana,  qui,  a Torino. E le fabbriche,  il biennio rosso,  il ’68… La Repubblica invece mi ricorda una ragazza che anche lei come la Melloni,  ma poi se e’ la stessa non importa,  aveva una frangetta e un piccolissimo neo e la comprava al sabato,  all’uscita da scuola,  quando al liceo,  il sabato era d’obbligo. Pur non vedendola,  quella casa,  ho introiettato talmente alla perfezione i suoi racconti,  che nella casa di suo nonno è  come ci fossi stato pure io,  a sfogliarlo,  quel giornale,  insieme a lei,  a due passi dal mare. E ogni volta che la compero ritorno alla maturita’. La sua. E alle sue letture,  divenute un pochino anche mie. Giocando a nascondino,  tra una riga e l’altra. Non so perché,   ma i ricordi divengono prepotenti e si affermano tra le aule di Palazzo Nuovo,  all’incrocio tra lettere e filosofia,  all’uscita da un’aula dopo un corso sul ’68. Forse perché  Palazzo Nuovo ha segnato la mia storia,  o forse per lettere,  o filosofia,  o per via di questa Repubblica sotto il braccio. O forse per la fame. Di sapere. E di amore. Per il sapere. Che non abbandona mai.

Perugia, ciao

“Ciao Perugia”.  E buon agosto anche se ci sussurra con piogge e vento che il sig. settembre si avvicina a 30 passi. 30 7 2016, Perugia.Borrelli Romano fotoPerugia.30 7 2016,foto Romano BorrelliPerugia.30 7 2016.foto Borrelli RomanoPeruhia.30 7 2016.Romano Borrelli foto.20160729_153435Perugia, 30 7 2016 Romano Borrelli foto30 7 2016 foto Romano Borrelli.PerugiaBuon viaggio,  mi occhieggia e sembra voler dire  ancora il Corriere dell’Umbria” adagiato sul bellissimo libro della Chiara Frugoni,  “Quale Francesco?  Il messaggio nascosto della Basilica superiore ad Assisi. Edizione Einaudi”1 8 2016.foto Borrelli Romano. Pensavate fosse sufficiente una micro guida al prezzo di sei euro impegnando anche  la carta di identita’? Certo che no. Si e’ in cammino,  verso il meglio. “Io studio” e’ la risposta piu’ appropriata a quanti ci vorrebbero soli nel nostro recinto. Io ci provo.  Pollici su,  like,  cuori  e reazioni,  Non mi importa. Questo per restare in comunità  virtuale. Per il resto si: voglio il meglio per me e la scuola. Restando ai giorni di vacanza-studio.  Posso confermare di aver trovato una parte di Umbria davvero interessante,  bella,  dove arte,  cultura,  musica,  enogastronomia non hanno confini. Umbria,  un capolavoro. In vetta al mio gradimento Perugia e AssisiBorrelli Romano foto,  già  visitata in doppia “seduta” dove oggi mi rechero’ ancora una volta prima di fare un “coast to coast” verso l’Adriatico. Assisi,  citta’ che si prepara per la visita del Papa,  di ritorno da Cracovia e i suoi giovani della giornata giovanile mondiale. Assisi che si prepara a vivere un momento bellissimo: “il Perdono di Assisi”. Giovani spronati a fare della propria vita un capolavoro. Andare e camminare senza essere “uomini divano”.  Per restare in tema,  bellissima Passignano sul Trasimeno coi suoi 4 rioni  che si sfidano nelle singole prove. “L’incendio” al castello,  la corsa delle brocche,  prove singole e poi la corsa,  il palio delle barche. E poi colori: nitidi,  vivi,  per vivere in maniera tale e non in bianco e nero. “Vivere  a colori”  e “andare” motti dell’estate 2016.  E che dire poi del Trasimeno? Luci bellissime,  tramonti belli,  morbidi,  che invogliano ad abbracciare  ogni singola cosa di questo territorio e provare ad ammorbidirsi dentro e fuori. E i girasoli poi? Fantastici. Del cibo poi preferisco non parlarne ma… mangiare,  anche quando era “Street food”  avendo tra le mani un panino con la porchetta e la crescia con verdura e salsiccia. Umbria,  terra di santi,  un po’ come Torino,  dei santi sociali. 20160730_07531720160730_20133520160731_060614Anche qui sono presenti i salesiani che svolgono un lavoro attento e fondamentale in questa città  dalla forte presenza universitaria. Bhe’ che dire ora? È  il momento di andare… buon cammino allora. 20160730_201427

“Pietre di inciampo”

Posate in piazza Castello 161, a Torino, ieri, Torino 15 12 2016.foto Borrelli Romano. .jpgle “Pietre di inciampo”, giusto sotto i portici (e altre in altri luoghi). Che fare se non andarci con i ragazzi e cercare di narrarne vicende e storia? Torino 16 1 2016 foto Borrelli RomanoE allora, pronti? Via. Andiamo. Anche l’ultima studentessa e’ arrivata, trafelata, per non mancare l’appuntamento. Chiudiamo il cancello della scuola alle nostre spalle. La via, destra, sinistra, la seconda a destra e finiamo in bocca alle scale della metro che ci ingoiano in un sol boccone. Ma siamo pulsanti nel cuore pulsante e invisibile della citta’. Due fermate di metro e siamo a Porta Nuova.  Il tempo di sorridere qualche secondo: la mia vicina, una sconosciuta, come io a lei, risponde dal suo mega cellulare a “mamma” che insiste nel suo chiamare: “sto guidando.Chiamero’ dopo”. Guidando? E rido.Forse si accorge. Mi guarda e mi sorride come a chiedere complicita’ che non so dare ma ridere si. Recupero il mio gruppetto. Risaliamo dalle viscere della citta’ che non sono come quelle di New York, dove occorre essere animati da coraggio per sconfiggere certe paure.  La poltrona rossa  e’ li che ci scruta. Saliamo e alziamo gli occhi al cielo: l’atrio e Porta Nuova sono belli nel loro rosso originario. Mi piace. L’albero oramai e’ stato riposto in qualche magazzino della citta’ e le lettere studiate chissa’ dove e da chi. Un piccolo campione sociologico, psicologico, economico.  Le mani di qualcuno fanno il solletico ai tasti bianchi e neri di un pianoforte incatenato. La musica e’ dolce. Usciamo dopo aver orecchiato un paio di note suonate gentilmente da qualche passante. Elvis Presley. Forse oggi avrebbe 80 anni. Recuperiamo un bus per raggiungere il Duomo e unnpo’ di…Misericordia e da li piazza Castello 161. Ci chiniamo, ci genuflettiamo davanti alle pietre e leggiamo quanto in esse scritto. Sono tre. “Qui abitavano i fratelli Benvenuto ed Enrico Colombo con Mario, il figlio di Benvenuto”.  Deportati ad Auschwitz nel dicembre del 1943. Mai tornati. Facciamo una breve riflessione. E poi: cosa sono, a cosa servono e chi le posa e dove. L’autore del progetto i ternazionale e’ l’artista tedesco Gunter Demnig. Cosa sono e a cosa servono: piccole pietre d’ottone (Stolpersteine) e servono ad inciampare nella Storia. Sono piccole pietre poste sui marciapiedi in prossimita’ dell’ultimo luogo, abitazione, residenza, dei deportati.  Entro domenica ne saranno messe una quarantina. Le prime pietre dovrebbero essere state collocate in Germania, a Colonia, lel 1995. Su questo blog avevo registrato quelle dell’anno scorso, una in particolare, via Vicenza. Le nostre mani sono rosse, cone l’atrio di Porta Nuova: e’ il gelo, nessuna ristrutturazione. Soffiamo e le mettiamo in tasca: una caverna per le nostre povere mani.  Ma resistiamo. Siaamo capitani coraggiosi. Recuperiamo la via del ritorno. La stazione, la metro, la scuola. Un paio d’ore e ripeto con altra classe. Il tutto nel tempo “giusto”, quello concesso.  Stesso percorso, stessa strada. Il Duomo, l’interno e le “pietre d’inciampo”. E’ ora di rientrare.  I ragazzi fanno domande come e’ giusto che sia su Ebraismo, Buddismo, Induismo, Islam…Il tutto sfidando un’aria frizzante, gelida che sa di montagna e neve e il “tempo”. Ma al termine posso dire, “Yes, I did”. E ora, gli scrutini.

L’estate nel “cuore” d’autunno

Torino. Estate nel cuore d’autunno. Torino 13 11 2015 foto Borrelli RomanoBraccia che si aprono e accolgono. Torino, piazza Statuto, 13 11 2015.Romano BorrelliCome i portici della nostra citta’ che abbracciano e avviluppano. Non si riesce a comprendere in quale stagione siamo immersi. Fa caldo. Il sole scalda le case e le ossa, nell’estate di San Martino. Qualcuno ha scritto e molti ne parlano dell’effetto “biscotto” , smog che sovrasta la nostra citta’ vista collina. Effetto collaterale. E non solo. Non fa freddo, almeno come dovrebbe. Ho voglia di mare, vorrei fare un bagno, a mare, in Salento. Ho sete. Parecchio. Di molte cose, talune inespresse. Forse ho la febbre ed il tepore e’ ancora piu’ intenso. Al Valentino, il parco degli innamorati di Torino al cui interno si custodiscono segreti oltre che una bellissima riproduzione medioevale, scoiattoli corrono e si avvicinano all’uomo alla ricerca di cibo mentre i cani rincorrono i primi in un circolo vizioso. Foglie mosse dal vento, appena accennato, e una musica intorno del tutto dolce, composta e suonata dal frusciare degli alberi.  Alberi che provano ad indossare abiti dai nuovi colori. Voci e nomi di donne si ricorrono nel tempo: “Stefania, Marta, Laura”, urla impazzite di mamme vigili. Ne accarezzo ricordi e parole. Voglia di gelato, di maniche corte, coperte ma scoperti sui prati del Valentino, a ripassare o preparare una lezione: una storia realmente accaduta, a Torino, una lettera, quella di Diego a Marilisa, una lettera- libro, di Kafka, e lettere di Freud. Il percorso di studio e’ bello, interessante. Cominciamo da una lettera, contestualizzandola, poi, si vedra’. Per ora, godiamoci la bellezza di questa citta’ con uno sfondo poco…autunnale.