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Monumento ad un lettore

A Roma ci sono passato sempre intorno,  a Palazzo Venezia. Sempre. Mai entrato. Provandone a immaginare gli eventi storici che via via in esso maturarono. Dalla “macchina da scrivere”  o “dentiera” come viene chiamato l’Altare della Patria,  la lunghissima via del Corso,  arriva in maniera perpendicolare a piazza del Popolo. Una bellissima quanto lunghissima camminata,  rasentando Palazzo Chigi,  Montecitorio,  la via che conduce a Piazza di Spagna,  e così via. Centinaia di volte “scalata” pensando all’interno di quel Palazzo,  Venezia,  dove si trova un bellissimo giardino circondato da un bellissimo porticato ad archi.  “Che ci sarà  mai li dentro? ”  E questa volta,  scendendo lentamente gli scalini del Campidoglio,  ho maturato l’idea che fosse giunto il momento di entrarvi,  farvi  visita,  “dentro” il Palazzo,  all’interno del quale,  “mostra” ai visitatori una bellissima e intetessantissima mostra. “La stagione del sentimento di Giorgione”. Metterci il naso,  insomma,  curiosare,  vedere “dentro quello scatolone”,  è  l’obiettivo,  stufo di ricordare le tantissime lezioni di diritto penale che sempre me lo riproponevano.  Tra i tanti pezzi reperti storici conservati,  osservabili, uno in particolare,  del XV secolo,  il monumento ad un  lettore (ma anche ad una lettrice)  ha assorbito il tempo e attenzione. L’opera che mi ha impressionato favorevolmente, per amore del leggere, probabilmente è  da attribuirsi a Giovanni De’ Rettori. L’ammiro e la riammiro… probabilmente non la dimentichero’ mai,  come quando qualcuno suggerisce un autore,  la lettura di un libro e da questo poi,  si apre un mondo che non scordi.

Il vento è cambiato. Precari: Col nostro stipendio paghiamo chi ci insulta

Il vento è cambiato e alla fine, coloro che tifavano per l’astensionismo al referendum, non sono riusciti a metterlo “nel quorum”. La domanda di partecipazione politica si protrae da febbraio, anche se, a mio modo di vedere, in alcune circostanze, quali le amministrative di Milano, l’elettorato, forse, chiedeva altre cose. Sicuramente non Tabacci. Come che sia, il vento è cambiato e pare che gli unici a non accorgersene siano proprio i domiciliati a Montecitorio. Un referendum inutile, è stato detto, da un “capitano” senza fascia, forse per non “caricarlo” troppo di significato politico,  ed evitare così ulteriori “sberle”, anche se, a mio modo di vedere, ne aveva, di senso politico. Eccome. In Germania si è dato uno stop al nucleare, sicuramente perchè i verdi hanno un’influenza, forte, in quella realtà e quel tema è particolarmente sentito. Qui, in Italia, sentono solo il profumo degli euri. Volevano provarci e riprovarci a rifilarci l’acqua privata, il nucleare, il legittimo impedimento. Le prime, questioni di profitto. O personali, come l’ultima. Anche se, a mio modo di vedere, nonostante un referendum abbia sancito 4 si, secchi, la gente che si incontra in coda nei supermercati, con i carrelli pieni di confezioni di acqua, è davvero in contraddizione con se stessa. Dovremmo davvero recuperare le famose caraffe e utilizzare l’acqua del rubinetto. A Torino, inoltre, l’acqua pubblica è una delle migliori, e i controlli mensili sono costanti e continui. Sarebbe bastato osservare il caso parigino per capire come la privatizzazione dell’acqua avrebbe aumentato le tariffe in maniera esponenziale. Una città, la capitale francese, con due società che si spartivano il territorio, suddiviso tra la riva destra e la riva sinistra.

Il vento sta cambiando, e ripeto, gli unici a non accorgersene sono davvero una buona fetta degli inquilini di Montecitorio. La parte peggiore dell’Italia? Qualcuno ha avuto il coraggio di dire che sono i precari. Incredibile, davvero. Parrebbe che a Montecitorio, alcuni, siano i protagonisti di un film e che il titolo, attribuibile al Governo sia: “Unico indizio: assente”. Alcuni precari, quelli della scuola, si sono già congedati, e, risultano disoccupati, termine contratto. Di qui a poco, migliaia li seguiranno. Senza sapere meta, inizio e termine di un nuovo ipotetico nuovo contratto. Ora, in molti attendono il ricorso, il risultato di una class action, per chi ha lavorato per almeno un paio d’anni come precario. Peccato che questi risultati arrivino mediante la forza di sentenza e non mediante la forza del sindacato o di una politica capace di ascoltare e rappresentare questi bisogni. Complice anche l’effetto “voto utile” di veltroniana memoria che ancora oggi brucia lasciando una buona fetta di elettorato priva di rappresentanza.

Sotto lo stesso tetto, un tempo, un unico contratto, un unico padrone, una solidarietà. Oggi non è piu’ così, almeno per ora. Penso che davvero gli schiaffi se li diano da soli, questi governanti. Loro si, parte peggiore incapaci di capire che non rappresentano piu’ la maggioranza reale del Paese e che, forse, non ne possiedono una in Parlamento.

Aspettiamo il passaggio parlamentare, da qui a pochi giorni, e speriamo in una dichiarazione di fidiuca. Anzi, di sfiducia. Molte cose sono cambiate, da quell’aprile 2008.

Il vento è davvero cambiato.

Sbarramento: monta la protesta. Anche fra esponenti del Pd

Presidi e sit-in, consigli regionali sospesi e una protesta che si va estendendo in tutta italia.

Verdi e Pdci si sono associati alla protesta lanciata da Rifondazione contro il miserabile accordo tra Pd e Pdl sullo sbarramento al 4 % alle europee, e sia sabato che domenica, attiveranno nuove proteste davanti alle sedi del Pd. Inoltre per martedì è stata indetta una nuova protesta che si svolgerà prima davanti al Quirinale e poi a Montecitorio.

stop-barramento-europeeClaudio Grassi, della segreteria nazionale del Prc e responsabile Organizzazione lo dice a chiare lettere “Al parlamento europeo non ci sono problemi di governo né di frammentazione politica. L’unico scopo di questo accordo è quello di colpire noi e tutte le forze a sinistra del Pd”.
Si sta ponendo drammaticamente un problema di democrazia, se un parlamento viene in sostanza eletto da un governo, lasciando ai cittadini una scelta elettorale che in realtà è già definita dallo sbarramento.

Ma la preoccupazione comincia ad attraversare anche esponenti del Pd.

Il sindaco di Napoli Jervolino con una nota d’agenzia ha fatto sapere di condividere pienamente l’appello lanciato dai capigruppo del Prc, Sd, Pdci, Verdi e Socialisti democratici in Consiglio Comunale.

“La partecipazione dei cittadini è l’unico vero motore della democrazia e della storia. – ha detto la Jervolino – Ritengo già gravissimo che manchi la presenza delle culture di sinistra nel Parlamento italiano”. Non vanno quindi create “le condizioni perché esse rischino di essere espulse anche dal Parlamento Europeo”.

Contro lo sbarramento si è detto anche il Presidente della regione Campania Bassolino. “Nel Parlamento europeo, tra l’altro, non si pone un problema di governabilità ed è dunque saggio, anche per la democrazia italiana, muoversi in una logica di inclusione. Questa mia convinzione, maturata da tempo – conclude Bassolino – è oggi rafforzata dall’inopportunità di modificare la legge elettorale alla vigilia del voto”. Anche la presidente della regione Piemonte Mercedes Bresso si è detta contraria allo sbarramento. Pur senza rilasciare comunicati, ha precisato che nel momento cui si arrivasse a dover prendere posizione, lei voterebbe contro.

A Reggio Calabria nel frattempo sono stati interrotti i lavori consiliari per mancanza di numero legale. I consiglieri del Prc e Pdci hanno inscenato una protesta insieme ad esponenti del Pcl e socialisti in seguito alla quale il segretario provinciale del Pd ha ufficialmente dato il suo appoggio dissociandosi da Veltroni.

La protesta continua ad allargarsi in molte regioni. Il cartello “sbarramento in corso” lanciato dai consiglieri Prc di Milano sta facendo il giro dei banchi di molti consiglieri regionali, provinciali e comunali. In Umbria come a Firenze, dove seguendo l’esempio di Reggio Calabria, si cominciano ad abbandonare le sedute. E mentre ieri dalle pagine del Corriere della Sera Goffredo Bettini, braccio destro di Veltroni nel Pd, con un timing perfetto offre candidature alla sua sinistra intendendo con ciò i socialisti di Nencini e Sinistra democratica, oggi Fava fa sapere che “lo sbarramento del 4% alle europee mette a rischio le future alleanze tra Partito democratico e Sinistra democratica alle prossime elezioni amministrative”. “Non c’è un centrosinistra a geometria variabile in cui la sinistra serve solo per le giunte locali – ha detto Fava -. Se il Pd dice che non è interessato alla sinistra noi ne traiamo le conseguenze”.

Roma, 31 Gennaio 2009

Fonte: http://www.ridonfazione.it