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Alba Chiara

La domenica  mattina è  spesso pigra e cosi io,  ingessato, dai movimenti lenti, anche dopo aver stropicciato rudemente il viso, aver azionato l’interruttore automatico che mi permette di affacciarmi con gli occhi sulla strada e preparato la moka. La  bellezza consiste in poche cose: farsi un caffè ristretto, sentire il suo profumo, il picchiettio della pioggia fuori, oltre i tre vetri che mi separano dalla strada, accendere la tv e sentire la storia di Vasco in tv. Mi fermo e cosi sento, vedo, ricordo, Laura, Luca, e “ogni volta”, “una vita spericolata”, tanto  da “dirlo alla luna”, e non importa se  con “gli angeli” , o senza o se  “siamo solo noi”…Le luci di San Siro si accendono nella testa e il Delle Alpi nuovo di zecca scoppia nel cuore; poi un bus, il 46, una 126 e una Peugeot 106 come casa….
Tutto il resto può aspettare. Compresa la tessera elettorale. Alla porta bussano le elezioni europee e quelle per il rinnovo del consiglio regionale del Piemonte. Ma ora,  ci sono i miei 20 anni, che passano una volta sola e che eccezionalmente ritornano, ora, e quante volte lo vogliamo, nella nostra mente, nel ricordo,  insieme  a “una vita spericolata” all’ombra di un'”Alba Chiara” che è  una bellissima donna di 40 anni. Chissa`se mangia ancora la mela e se diventa rossa e un  pochino si vergogna. Scusate. Era solo un “Piccolo, spazio, pubblicità”.

Ora, posso andare ad esprimere il mio voto.

La scuola prestata alla politica. continua

Torino 25 maggio 2014. Ai seggiOre 01. 30. La sezione si chiude, in  classe resta poco. Le schede dei 552  “votanti” di questa sezione  , una del torinese, han preso il “largo” verso il “deposito”. Superga vista da dove c'era la stazione Dora.Dormono sonni tranquilli, suddivisi e racchiusi all’interno di pacchetti. Un fogliettino bianco, davanti, ne indica il numero e il partito. Ogni oggetto avanzato viene riposto all’interno della busta, come richiesto, dal verbale. Qualcuno conta ancora mentre si sa già chi conterà in Europa.i 49 milioni di italiani, elettrici, elettori, con il loro voto, hanno provveduto ad eleggere i 73 che andranno a formare il parlamento europeo insieme agli altri eurodeputati. Noi,  dei seggi si  torna a casa! Dopo, questa nottata. Ma noi siamo anche altro, Altra Europa. Un’ altra Europa e’ possibile. Anzi, l’Altra Europa e’possibile. Altri parleranno per giorni di referendum, plebiscito, vocazione maggioritaria, De Gasperi e brutta campagna elettorale, forse la piu’ brutta. Vedremo. Ora, buonanotte.

Dieci minuti alle 14. Borsoni blu e gialli a spasso per Torino. Si riconoscono i Presidenti e Segretari dei seggi, sezioni, sparsi per Torino. Ore 14 in punto. Una campanella suona, ma e’ quella riservata agli studenti, quando sono presenti a scuola. In ogni caso, porte chise e operazioni di spoglio al via. Ovviamente questo solo, per un paio di regioni e tra queste il Piemonte. La ripresa ai seggi, l’apertura, lo spoglio e lo scrutinio, potrebbero essere descritte come questa foto di Torino. E’ Torino, ma non sembrerebbe di essere a Torino.   Alcuni partiti hanno fatto davvero un buco. Qualcuno ha perso qualche  milione di voti e un elettore, attivo e passivo, e altri “non hanno vinto loro”. Si torna. A casa. Casa-casa. Per riposare. Nel frattempo osservo i cambiamenti di una zona della nostra citta’. Si riconosce la vecchia linea ferroviaria Torino-Milano.  Da un paio di anni il treno corre sotto. Sopra dovrebbe nascere una strada, fino al Politecnico. E oltre. Ritrovo il concessionario, ma “Dodo’” , con la sua uno, non arriva più da via Monterosa per “caricare” i colleghi senza auto   per recarsi al lavoro. Solidarietà d’altri tempi, che continuava all’uscita. Magari ti divideva una tessera, ma la persona, l’umanità, no.  La sala danze, idem c.s. La stazione ferroviaria Dora, non so più dove sia, o meglio, l’edificio. Abbattuto. Peccato. Era piccolina, ma riusciva a fare ancora il suo dovere. Al suo posto, una simil rotonda. Il nome, ma solo il nome, ricorda la rotonda di Senigallia. A proposito: come staranno dalle parti di Senigallia? Mi consolo guardando Superga, da questa stessa rotonda. Non è identica cosa pero’…Ho riconosciuto inoltre una cabina telefonica.”Marina fatti sentire“, c’era scritto e fatale fu in altre elezioni  con i  numeri da prefisso telefonico. Oggi i numeri sono 43%, il  dato affluenza alle urne in Europa, 60 % in Italia. Poi, il 40% al Pd, 4% Altra Europa…ecc.ecc. Li riguardo e torno al via. “Marina fatti sentire“. Forse Marina, ha “chiuso la porta. Della politica”. Uscendo dalla stazione DoraTorino-Ceres stazione. Ex stazione Dora Foto 26 maggio 2014. Foto Romano Borrelli , quella riferita alla Torino-Cers, l’altra, direzione Milano-Venezia, come edificio, è stato abbattuo, ho riconosciuto alcuni posti a me famigliari dove un tempo c’era il cavalcavia con la grande fabbrica, dove ora si trova un Ld e qualche altro supermercato.  Ho riconosciuto la scorciatoia che dava sul cavalcavia privata di questa. In fondo, i grattacieli, con la pubblicita’da caffe’ in cima. Oltre Mappano, Leini’. Qui, nei paraggi, molto e’mutato. Piove. il resto, tutto scivolato via. Come nulla fosse stato. Abituati a spettacoli teatrali, dove la fantasia eclissa i fatti.

Per la cronaca, Chiamparino “esagerato” trionfa in Piemonte. Solo ieri, sabaudamente, si scherniva dicendo “esageruma nen”.

A casa.

Torino 24 maggio 2014.  0re 22.30 circa.E al termine, tutti a casa.  A dormire, nella propria “cameretta“. Felici e contenti. Sembrerebbe il titolo di un film, in realtà, non lo è. Casa, parola, pensiero ripetuta e rimbalzata nella testa di molti, nella scorsa notte, tra  un popolo molto variegato. Ripetuta, mentalmente e lentamente, al pari di un bimbo esausto che vuole tornare a casa, ma solo perchè stanco, in compagnia dei suoi giochi, prima della nanna. A casa. Forse solo per giocare. E provare ad immaginare un mondo diverso. Un popolo arcobaleno, che rientra a casa, stanco ma gioioso. Per un attimo penso a mio padre, quando da piccolo, dopo la scuola, aspettavo lui, per la cena, per uno sguardo veloce ai compiti, al diario. Mentre ora, aspetta me, con gioia, qualche scritta di troppo, sulla pelle, sulle  mani consumate dal lavoro. 

Popolo  che mentre si “disperde” ne  intercetta altro.  Lungo le vie di una circoscrizione, la 7, (a Torino)  si è palesato un popolo ben rappresentato. Anche in questo caso vi è chi si sforza, questa mattina, di esprimere la quantità dei presenti, ieri, con un numero, una cifra.  “Affluenti”, “presenti”. “astenuti”, di quelli che erano qui, ma erano anche altrove. Con la testa.  Ma è la qualità, quel che conta. L’impegno, l’esserci, nel senso di essere presenti a se stessi e vivere qualsiasi  momento che ci è dato con intensità e gioia. E ieri, sono stati tantissimi, questi  momenti. Incontri. Saluti. Abbracci, mani intrecciate. Avrebbe potuto essere il titolo di un libro, “Riti e rituali” ma non lo è stato. Negli anni il percorso della processione si è modificato, al pari di come mutavano  i preparativi e le feste relativi alle celebrazioni dei matrimoni nella Francia meridionale. Il corteo degli amici degli sposi, per le strade  terrose che imponevano certi rituali poi modificati con l’avanzare degli anni e la “civiltà” che incede con le strade asfaltate e le macchine. E con l’asfalto, addio all’albero della sposa…Ma l’intensità dell’evento, del rito è sempre la stessa. La devozione, la passione è sempre identica. Bastava sollevare gli occhi, verso i balconi delle case. Lenzuoli ricamati, rigorosamente bianchi e tovaglie e tappetti. Umanità. Via Maria Ausiliatrice, via Biella, via Brindisi…Sempre l’identica bellezza, che non muta mai. Così come la bellezza dei capelli di una donna che rimbalzano sulle sue spalle, sulla schiena. La sua eleganza nell’incedere, il volto che si gira e l’intercettare di uno sguardo, occhi negli occhi. Capelli color miele, occhi nocciola.Torino 24 maggio 2014. Cortile Maria Ausiliatrice. Foto Romano Borrelli Bellezza di uno sguardo disarmante. Torino 24 maggio 2014. Ore 19.00 Ragazzi in attesa. Cortile Maria Ausiliatrice. Foto Romano BorrelliAllo stesso modo, certe cose,  come quella, come altre, non possono mutare. L’importanza del rito. “Tutti a casa”, slogan  che si ripete in giornate come quella odierna, di sezioni, di matite, di scrutatori, di Presidente di seggio e di rappresentanti di lista. Di liste e listini. Di partiti. “Tutti a casa”, dirà qualcuno. Lavorando a scuola, sono molti i giovani che si apprestano ad andare al voto per la prima volta. Emozioni, gioie, speranze. Generazione Erasmus. Chissà cosa si aspettano dall‘Europa. Cosa domandano, alla politica, con la loro intenzione di voto, all’Europa. Studenti sempre più internazionali  che “passeggiano” per i corridoi della scuola durante i loro intervalli. Immersi nei pensieri del  voto altrui  e intenzioni di voto proprio, di interrogazioni   e domande all’Europa. Cosa promuoveranno e cosa bocceranno nelle loro intenzioni di voto? Chissà. Intanto, presto, i loro educatori, cominceranno a giudicarli  con l’espressione di un voto. “Come andrà”? domandi, di tanto in tanto. “Dovro’ accendere un cero alla Madonna” risponde più di uno. Maria Ausiliatrice in processione. In via Maria Ausiliatrice. Ore 21.45 circa. Foto Romano BorrelliE in tanti, un cero lo hanno davvero  acceso e portato in Processione.  Per un voto. Dal voto al voto. Intanto, a notte inoltrata il popolo si “scioglie” e  ne intercetta altro. Quello sportivo, che  dopo aver vissuto momenti esaltanti di una finale di Coppa dei Campioni davanti alla televisione esce per le strade della città, del quartiere.Torino 24 maggio 2014. Ore 19.00 Cortile interno Maria Ausiliatrice. Candele. Luce nella luce. Foto Romano Borrelli  La coppa dei campioni. Anche se, in realtà, non si chiama più così. Riti, rituali. Anche qui,  al termine di una partita interminabile, qualcuno è “tornato a casa”. Nella stessa casa. Due squadre della stessa città. Atletico-Real. Un evento sportivo. Entrambe le squadre sono state le migliori. A mio modo di vedere, hanno vinto entrambe.

Di queste giornate ricorderemo visi giovani, che hanno vissuto e che si apprestano a vivere qualcosa di entusiasmante. Nella speranza che qualcosa di migliore possa davvero arrivare.

Torino 24 maggio 2014. Ore 2.00 Cortile. Foto Romano BorrelliPer ora, si torna a casa.Torino 25 maggio 2014. Davanti ai seggi. Prima delle elezioni.

Storia di devozione tra fabbrica, edicola e altro. Quando un’ immaginetta sacra va in processione. A Torino

Storia di una immagine di Maria Ausiliatrce del 1973. Ritornata a casa, dopo un furto. Amorosi Teresa. Foto di Romano B.Storia di una immaginetta di Maria Ausiliatrice, del 1973. Amorosi Teresa. Foto di Romano B.Questa è la storia di una donna, Amorosi Teresa, nata a S. Arcangelo di Potenza  il 16 giungo del 1951.

Meglio. Questa e’ la storia di un’ immaginetta che va in processione. A Torino.

Lastoria di una mamma, come tante. La storia di una mamma, alle prese prima, con la crescita di due figlie, in una Torino operaia, forse grigia, negli anni ‘ 70 .Alle presse, poi. Una citta’ grigia ma anche un pochino rossa, come il colore di talune rose, di quelle che si vedono in alcune zone della citta’ il 22 di maggio dalle parti di Santa Rita. La storia di Teresa, una donna operaia prima, edicolante ora. ( a Torino, in via XX Settembre dove fin dalle prime luci dell’alba e’ presente nel suo chiosco a distribuire quotidiani alla nostra citta’).

Sposata con Guarini Luigi, nato a S. Arcangelo di Potenza..

Due figlie, G., e S. M. Una bella famiglia, con una storia importante alle spalle.

Teresa la incontro per caso. Nel cuore della fede della nostra citta’, un pezzo di terra racchiuso tra la Consolata, divenuta Patrona di Torino a partire dal 21 maggio del 1714 con atto ufficiale del Corpo Decurionale cittadino, il Cottolengo e Maria Ausiliatrice in quella che e’ la terra di Valdocco, don Bosco. Senza dimenticare che verso sud della citta’ dove un tempo erano di moda le tute blu, vi e’la presenza di Santa Rita. Venuta a sapere del dipinto di Maria Ausiliatrice, lasciato in dono, (almeno per il momento, dato che saranno in vista opere di ritinteggiaturanello stabile, ler sentito dire) agli occhi dei torinesi e non, che si trovassero a passare sotto quella casa di ringhiera da me ricordata, (opera attribuita ad un tal  Savino, proveniente da Minervino Murge, come riferito da alcu i condo ini dello stabile di via Caselle) ha cercato di trovare analogie e somiglianze in altra storia di forte devozione.  La sua. E la sua immaginetta, datata, rubata, ritrovata, confrontata, amata.Ma torniamo a questo nuovo racconto.

Teresa e Luigi, sposi nel 1972,  si stabiliscono poco fuori Torino, ad Avigliana. La residenza  stabilita in una casa in affitto,   di proprietà di anziane signore andatesi  a stabilire a S. Ambrogio, altro paese a qualche km dal capoluogo. Teresa, una giovane sposina, 21 anni, con tutta la vita davanti. Gioia, felicità e tanti sogni nel cassetto. Il primo, una bella famiglia, coronata possibilmente dalla presenza e dalla gioia di bambini. Bimbe che presto arriveranno.  I tempi degli inizi per la nuova sposina , sono un po’ lenti, a dire il vero, al pari di quelli dei bambini quando si trovano ad assistere a qualche funzione, in una delle tante Chiese sparse nel nostro Bel Paese. Tempi lenti, in attesa di notizie dal paese d’origine, arrivate, per come si usava in quel tempo, nella buca delle lettere. Il telefono era un lusso, almeno in quel periodo. Un paese d’origine lasciato all’inseguimento del grande amore, Luigi.

Edicola via XX Settembre, Torino. Foto, Romano Borrelli

Di tanto in tanto, nelle cassette delle lettere,  Teresa ne ritrova alcune, a lei indirizzate, mischiate ad altre, non sue, ai Bollettini Salesiani, riviste collegate al  Santuario. Riviste intestate alle due signore anziane, proprietarie dell’appartamento. Le riviste, in realtà, sono indirizzate alle proprietarie dell’alloggio, che a fine mese, si recano in loco per ritirare i soldi dell’affitto e la posta. Teresa, le apre, le sfoglia.  Comincia ad interessarsi  e approfondire temi teologici. Forse, in queste, è “inscritto” un destino. Intanto, dalla lettura del Bollettino impara  di tutto un po’. E comincia a conoscere paesi lontani, usi, abitudini, costumi diversi e soprattutto  a sapere chi sono  Maria Ausiliatrice, don Bosco,  e cosa fanno le attività missionarie. Inoltre, si appassiona alla lettura delle suppliche, guarigioni,  miracoli,  promesse. Non è suggestione, ma un interesse da approfondire. Un interesse che matura, giorno dopo giorno: dalla religione alla geografia alla storia sociale ai costumi.  Al proprio credo. Per ogni numero di ciascuna rivista , si ritrova sempre più ricca , grazie alle storie altrui. Un Incontro, sempre più ravvicinato. Con l’Altro.  Storie stampate, illustrate, vissute empaticamente.  Al termine di ciascuna storia, di ogni articolo,  si ritrova a ribadire la stessa promessa: appena le sarà possibile, partecipare a quella bella missione cominciata con una Ave Maria. Un abbonamento e un’offerta per le missioni.

Teresa, nel marzo del 1973 rimane incinta. A fine dicembre dicembre nascerà  G. che allieterà la vita di Teresa e Luigi. Il pensiero della futura mamma corre immediatamente ad altre Scritture. Giulia, in realtà, in onore alla Madonna, avrebbe dovuto chiamarsi G.M., ma, si sa, spesso,  tra una corsa e l’altra, all’anagrafe ci si dimentica di qualcosa. In questo caso, di un pezzo di nome.  Una dimenticanza, cosa che non accadrà invece per un’antica promessa pronunciata al termine della lettura di ciascun numero del Bollettino e delle opere salesiane. L’offerta promessa, “s’aveva da fare”.  Saranno  5 mila lire l’equivalente dell’offerta relativa alla promessa. Non molto, ma tanto, se tenuto conto che il solo “portatore”  di reddito famigliare era il solo marito. E con i ringraziamenti del Bollettino Salesiano, nella buca delle lettere è inclusa anche  una bellissima immagine di Maria Ausiliatrice, di quelle di un tempo, con lo sfondo verde. Da quel momento in  poi,  l’immaginetta sarà custodita nel portafogli come una reliquia. E nel cassetto dei sogni e delle promesse ben presto ne aggiungerà un’altra. “Se avro’ la fortuna di avere una seconda bambina, il suo nome sarà anche Maria”. E così,  in agosto del 1976 nascerà la seconda figlia, S.M., in onore della Madonna e col ricordo dell’Ausiliatrice.

Ma Teresa, nel frattempo, oltre che fare la mamma, di cosa si occupa?

Dal 24 maggio del 1979 al 24 maggio del 1989 lavora in Fiat, come operaia,  a Mirafiori, reparto carrozzeria, verniciatura. Forse quanto si dirà successivamente lascerà   in alcuni dello scetticismo, ma  per Teresa, questo non importa. Il credo e’ personale vissuto in maniera ecclesiale. La coscienza non va coartata, e Teresa risponde alla sua . Continuando il racconto della   sua storia,  si comprende che per lei, le date diventano anche un simbolo. Una parentesi con corsi e ricorsi a leggere le cronache. Elezioni europee alle porte, devozione quotidiana.

Il concepimento, la nascita della figlia, il 24 maggio la data di assunzione, il 24 maggio la data di licenziamento.  Molto evangelico, il tutto. Mirafiori, una tappa fondamentale. Per l’inizio e per la fine della storia.  Immaginare il viale alberato torinese, con il tram dieci o novantuno che corrono, su quei binari, carico di lavoratrici e lavoratori. Lavoratrici e lavoratori carichi di pensieri all’andata e  di fatica e stanchezza al ritorno, alleggeriti di ogni forza e di tempo sottratto dalle catene, dalla vernice, dalle carrozzerie.    I tram stancamente raggiungono il capolinea, nel viale alberato di Corso Tazzoli. Donne e uomini si apprestano, in procinto dei cancelli, meglio, le porte,  a mettere mano ai propri portafogli. Il mitico tesserino, un’occhiata a qualche fotografia, che ritrae la famiglia, i figli, il fidanzato, la fidanzata. Teresa, oltre a questo, concede un’ulteriore occhiata alla sua immaginetta dell’ Ausiliatrice.  Un pensiero, una richiesta di aiuto e protezione costante, per sé e la propria famiglia. Una compagnia in ogni movimento, ripetuto all’ossessione. A fine turno, poi, un saluto, alle colleghe, i colleghi, e alla sua Madonnina, riposta all’interno del portafogli.  Un ringraziamento per aver superato indenne quelle otto ore incatenata  ad una fabbrica.  Scorriamo le cronache di quel giorno. Il 24 maggio del 1979, viene  ricordato dalle cronache cittadine perché un detenuto,  andato, insieme ad altri, in  pellegrinaggio a Lourdes, non farà  più  ritorno alle  carceri Nuove di Torino.  Altre notizie da Mirafiori, proprio lo scatolone manifatturiero  in cui Teresa lavora. 24 maggio: le cronache ci raccontano  un gravissimo atto di intimidazione contro militanti e attacchini del Pdup.  Devozione,  luogo di lavoro e ancora devozione si concentrano nella quotidianità di Teresa, che osserva fuori  dal finestrino del tram, dalla catena di montaggio e nel frattempo,  cresce dentro.Sovente in questo periodo ricorda come collghe e colleghi di lavoro, dopo qualche fermata ditram erano soliti scendere, per un saluto veloce, di devozione, a Santa Rita.

Il  24 maggio, festa di Maria Ausiliatrce. La processione è alle porte, proprio come a migliaia, che entravano ed uscivano dalle porte di Mirafiori. E ad ogni entrata e uscita dallo stabilimento, quella Madonnina è la fedele compagna di viaggio e di lavoro di Teresa. Immagine custodita gelosamente all’interno di quel portafogli.  L’immagine sarà fedele compagna della nostra narratrice  fino al  mese di giugno del 1999  quando in seguito ad un furto del portafogli e del suo contenuto, si perderanno notizie della “reliquia”.  Una compagnia durata  26 anni. Una vita.  Le pene  di Teresa per questo fatto sono enormi. Per lei  era come avere, sempre con sé la propria famiglia. A quell’immagine confidava e affidava molto. Quell’immagine era Altro, per Teresa. Era tutto. L’assenza dell’immaginetta dura una decina d’anni.

Nel 2009,  sul finire dell’estate, durante le pulizie che Teresa svolgeva  in casa,  si  ritrova, inspiegabilmente,  l’immaginetta che rubata  dieci anni prima. Il ritrovamento avviene all’interno di  un cestino di vimini, in una stanza usata un tempo dalle figlie. All’interno di un cestino di vimini più volte movimentato nel corso di quegli anni, di quei mesi, prima del ritrovamento. Nel suo interno  vi erano contenuti oggetti quotidiani utilizzati d’abitudine. Una pinzatrice, ad esempio, utilizzata poco tempo prima di partire per le ferie d’ agosto. “Strano, ho pensato. Ho utilizzato questa pinzatrice ad agosto, prima delle ferie, e non mi sono accorto della sua presenza”. Il ritrovamento dell’immaginetta si accompagna ad episodi particolari, personali, intimi e delicati di Teresa. Episodi che toccano direttamente la salute, racconti di sofferenze e malattie troncate sul nascere, miracolosamente. Guarigioni  che, la stessa interessata attribuisce a qualcosa di grande, misterioso, miracoloso. Una storia di referti e cartelle cliniche, che agli inizi lasciavano presagire qualcosa di cattivo, e che invece, hanno avuto, fortunatamente per Teresa un’altra storia. L’immaginetta è tornata a casa, o forse non l’ha mai lasciata, la casa,  e questo vorrà dire qualcosa.  Teresa non si pronuncia, né pretende che si accetti questa storia per come la intende lei.  E’ una donna che lascia liberi di credere o meno. Era importante per lei, socializzare l’immagine dell’Ausiliatrice e sulle ricorrenze. In definitiva, sul 24 maggio.

Teresa la potete incontrare al mattino, presso la sua edicola, in via XX Settembre, a Torino, dalle cinque del mattino alle tredici. Dopo pausa pranzo, si reca qui, nella Basilica di  Maria Ausiliatrice, dove l’ho incontrata ,  e dove con tanta devozione continua a pregare per sé e per altri. Terminata le preghiere,  è solita accende una candela. Ad osservarla da lontano, nella sua compostezza, davanti a quel treno di candele, viene da  pensare a quanto mistero si trovi in una candela, nella luce, all’interno della Luce.

“La luna è splendida in questa calda luce serale, proprio come la fiamma di una candela è bellissima nella luce mattutina. Luce nella luce. Sembra una metafora di qualche sorta. Mi sembra una metafora dell’anima umana, la luce individuale racchiusa nella grande luce universale dell’esistenza” (tratto dal libro Gilead).

Abbiamo voluto fare luce, nella Luce, su una storia. Di un ritorno a casa. A questo mondo, non abbiamo una casa. Ma quell’immaginetta, ci è voluta tornare. Forse dopo una lunga Processione. La storia di una immaginetta che va in processione per le strace di una citta’.

La mia Torino. 4. Tra storia locale e devozione

Interno di una casa condominiale, Torino
Interno di una casa condominiale, Torino

Torino. Casa di ringhiera, interno con un dipinto dedicato a Maria Ausiliatrice. Foto, Romano Borrelli

Un profumo particolare, ci coglie, nel nostro piccolo “borgo” torinese, appena “metti il naso fuori” di casa. Un profumo che si allarga, a macchia d’olio. Un profumo ricercato, come i luoghi, ritrovati e racconti. Provare a raccontarli, sapendo della limitatezza  del “blog di Romano B”. rispetto ad  altri blog, “sponsorizzati”  come quelli “stile progetto” della provincia, che “confluiscono” sulla stampa cittadina e nazionale.  Pero’, per correttezza,  la storia delle circolari a scuola, come documenti, era partita proprio da qui, dal blog di Romano B.  (vedere quotidiano cittadino, dicembre). Un intento diverso, questo. Riproporre e raccontare persone e luoghi che davvero hanno scritto e fatto storia. Nel loro piccolo. Storia locale.  Provare ad immaginare, una camminata, e far vedere e narrare, e poi appuntare, con la lettera 28, o per la lettera 28, e raccontarla con lei e grazie a lei,  e al termine, esserne fieri, di “tanto colore”, dopo tanto bianco e nero. Scriverla e riscriverla. Quando anche un piccolo quadernetto, una rubrica si proponeva come un conto aperto per chi, le tasche, continuava ad averle vuote, nonostante  il duro e tanto lavoro. Famiglie di un tempo. Con tante bocche da sfamare. Storia di un quartiere di città. Esci. E non sai più se è l’odore, il profumo o il profumo di un ricordo. Ti assorbe. Lentamente. Un odore, misto, di erba appena tagliata, di colla, appena passata, sui cartelloni elettorali che propongono, ” Alle europee, vota questo, vota quello”. Alle regionali, “vota questo, vota quello”.  Odori di passato e di presente, misto a rumori di lavori, di un tempo e attuali. Rasentandoli,  quei cartelloni, senti quell’odore, di stampa, di colla, di fatica, di sudore, di attacchini, militanti, magari anziani. E pensi a quante riunioni, fumose e fluviali, consumatesi a loro volta in un fiume di parole. Riunioni a tempo, capaci di celebrare sempre qualche leader di questa o quella mozione. L’ultimo a resistere, e chiudere la sezione, o il circolo,  sarebbe stato incoronato  leader. Dalla passione, non dalla conta.  Avrebbe saputo dire sempre una parola in più degli altri.  Di conforto, se la tua area era perdente, di incoraggiamento se la timidezza prendeva il sopravvento. La casa, in fondo, era sempre comune. Come la causa. E il pane che si mangiava, era sempre lo stesso. La Resistenza, continua. Continua la Resistenza, anche nella dialettica. “Care compagne, cari compagni…”.  Una prova di forza, di carattere, una prova di ostruzionismo. Gruppi di anziani, nei pressi di una panchina, controllano i lavori degli attacchini. Li avvicini. Discutono. Di 80 euro. Osservi attentamente la piazzetta,  con i suoi alberi e ti  rendi conto di quanto un tempo questa area  sembrava più grande.  E non soltanto, l’area politica, di appartenenza, di riferimento. Era l’altra Chiesa. Analogie, somiglianze. Giochi di parole.  E anche gli odori, degli stessi alberi, sembrano, ora,  diversi, come effettivamente lo sono dal giorno alla notte. In realtà, eravamo noi, piccoli, allora che percepivamo tutto più grande. In realtà, non erano ancora presenti su scala nazionale,  le allergie che impedivano di respirare a pieni polmoni e a testarne le differenze.  Tra poco, la notte calerà. Luci si accenderanno in ciascuna casa. Alcune di quelle si spegneranno, altre invece resteranno accese. Occhi attenti, occhi vigili. Uno scrutarsi vicendevole. Chi ha terminato il turno, chi lo dovrà iniziare,chi si occuperà, nella notte della farina, del lievito, del forno. Del pane per domani. E pensi a quel profumo di pane che investiva tutto il borgo. Un tempo.  E non solo. Strano a pensarci, ma davvero, col pane, i panettieri, non solo portano “la biovetta” o “la michetta” sulle tavole di casa nostra.  Ma ci stanno essi stessi. Quotidianamente. I panettieri ci restano, nelle case, con il nostro  ( e il loro pane quotidiano.).Ci portano una storia, di lavoro, del lavoro, di fatica e di fatica; la loro storia, quelle di altri. Storie che trasudano da qualche rubrica. A, b, c, d…L. E all’interno di ogni lettera, un nome, un cognome, una famiglia, una casa, luci elettriche e luci di candela. Talvolta un numero.  Consumi, abitudini, tipologia di pane, quantità, preferenze. Un conto aperto. Un universo. Da quelle rubrica, si aprono altri mondi. Altri modi. Vecchi lavori dei quali ora non esiste più traccia. Una Istat in miniatura.  Intimità.  Tipologie di lavori collegati a persone che avevano presso quel negozio il “conto aperto”. All’interno di una rubrica, la storia, operaia, di un pezzo di borgo. La storia italiana, la storia di Torino, degli operai Fiat, della continua lotta per la sopravvivenza, e di lotta continua, della lira e di quando la paga era percepita il 15, con l’acconto, e il 30, con il saldo.  E il 28, si cominciava, per ogni lettera, a tratteggiare il conto.  Il 28, poi, con il saldo, cominciava a bisbigliare sottovoce, il quanto, e che, se si poteva, si chiudeva il conto aperto,  raccontato da quella rubrica, che giro e rigiro tra le mani. Con la consapevolezza di non sfogliare pagine, ma “trattare” con persone. “Handle with care”.Una rubrica che racconta “gli terni” di un quartiere, che potrebbero essere  di una città qualsiasi. Una “rubrica” che racconta l’interno del vissuto famigliare, ora che delle rubriche, sono rimaste solo nelle memorie telefoniche.  Case di ringhiera, ricche di forte umanità e semplicità. Cortili, dove in questo mese si recitano rosari.  Con tanta devozione popolare, soprattutto dalle parti della circoscrizione 7, dove anche le “paline” del bus, raccontano qualcosa di devozione.

Interno panetteria Torino. Foto, Romano

Spesso, ad ogni lettera, che era una famiglia, una nota a piè di pagina, come si usa fare nei libri, un rimando. “Passerà il mese prossimo”.  Brevi commenti, a matita, a penna. Già immagino quelle punte, non fatte, per la mancanza di tempo, per la delicatezza, per la riservatezza, per la coda di chi preme e ha fretta di prendere il pane, e tornare a casa. Le giustifiche apportate, talvolta, sono strazianti. Visite mediche, moglie, figli, qualche viaggio improvviso al Sud per la suocera o qualche congiunto, la prima Comunione di qualche figlio, il padrone che non paga, la cig in agguato. Con il far della mattina, la luce. Una luce leggera, che allontana umidità e nebbia. Un tratto cancella, apparentemente qualcosa.  Il pane fresco, appena cotto, caldo, continua a farsi, come una volta, nonostante in tantissimi di quegli interni, ora, si preferisce farselo a casa. Luce nella luce. Entro, in un paio di cortili, a me famigliari.  La sfornation, la famosa bici, è poggiata sul muro del cortile. Qualche gatto la osserva, sornione, godendosi i primi raggi del sole. “Giovanni“, non è solo il nome di un materassaio. E’ un nome molto comune, che continua a leggersi e a farsi leggere, e gridare, da un cortile all’altro. E’ comune, come il pane, come la farina, come la storia, come certe storie.  La storia di un negoziante, di un borgo, che la storia l’ha scritta, e non solo su una rubrica,  che tratterò, perché meritano. Perché hanno fatto la storia. Di un pezzo di città. Che vale la pena scrivere e ricordare. Per il senso di umanità, di solidarietà che l’uomo, quando vuole, riesce ancora ad esprimere in atti concreti.

ps. Non posso non terminare queste riflessioni, questi ricordi con un pensiero a Senigallia. Nel 2000, a Torino, nel borgo, e non solo, l’alluvione fece “irruzione”,  lungo le strade cittadine,  insieme a tanti disastri. Il pensiero va a Senigallia, colpita duramente. Con il rinnovato augurio che possa riprendersi, insieme a tutta la cittadinanza, affinché possa tornare in forma, più e meglio di prima, per coccolare ogni ritorno e ogni nuovo arrivo.

Interno di una panetteria. Il forno.
Interno di una panetteria torinese. Il forno.

Gli occhiali… per vederli da…vicino

DSC00575DSC00567Alcuni lettori del blog mi hanno chiesto gentilmente di riproporre gli occhiali per… “rivederli da vicino”. Eccoli. E con essi, uno sguardo appena diverso su una delle più belle piazze d’Europa: Piazza Vittorio vista dai Cappuccini.

Nella piazza, sciamare continuo di giovani. Capannelli più o meno consistenti di giovani. Da qualche parte, spunta un pallone. Un solo “rimbalzo”. Con gli occhiali, a guardarlo, il pallone, (e non soltanto) non solo rimbalza, ma assume anche un “effetto” tendenziale diverso. Un effetto alla “Zico”.  Un… “due o tre“, in più. Poi, verso maggio, quando il tempo sarà più bello, ci sarà posto per qualche numero in più. Dalle tabelline al tabellino al cedolino. Come promesso. Forse un 85. Euro. (Senza promesse, pero’, e con altre premesse, le notizie e le tasche ci han ricordato che ne abbiamo persi per strada un bel po’…2.400?). Pero’, 85 ricorda anche il numero dei miliardari in giro per un’altra piazza, affari. Un numero che possiede tanto quanto possiedono tre miliardi di persone. Allora, davvero nonostante tutto “l’effetto pilota automatico” è sempre inserito a prescindere dalle scelte e dalla volontà dell’elettore? Davvero sempre e solo “la piazza?” A vederci giusto, anche senza occhiali, è una vera…ingiustizia.   Mha.  Intanto la piazza continua ad animarsi. E rianimarsi. Baci e abbracci. Abbracci di piazza e abbracci d’Europa. L’Europa abbraccia l’Ucraina, la Russia riabbraccia la Crimea. A vedere questa piazza,  ricordi  politici riaffiorano. Le elezioni europee “bussano” alle porte.  Intanto, mentre un ex-sindaco inforca la bici, noi, “inforchiamo” gli occhiali. Per vederci meglio. E il panorama, la piazza e Torino sono davvero stupende.

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Sconfitta ma dato incoraggiante

Ieri sera si è svolta presso la Federazione di Rifondazione Comunista di Torino una riunione d’area, Essere Comunisti. Non entro nel merito degli interventi. Ognuno di noi, (eravamo una trentina) partecipava emotivamente, con un ascolto attivo, anche se, ancora frastornati. Una sconfitta, certo, ma un dato incoraggiante se paragonato all’esito di un anno fa: l‘esito fallimentare dell’Arcobaleno. Dall’introduzione del Segretario regionale di Rifondazione, Armando Petrini, che non voleva essere soltanto un’analisi del voto, si è avuto un panorama più chiaro rispetto alle notizie e alle idee che formuliamo con quelle rispetto alla situazione attuale e alle prospettive del nostro partito. Ringraziamenti a tutti per il lavoro svolto, nonostante le avversità con cui abbiamo fatto i conti: deficit di comunicazione, soglia di sbarramento, scissione nella scissione in alcune federazioni. Perdita secca del 60% dei consiglieri nelle amministrazioni, rispetto a cinque anni fa; dato deludente, nonostante gli sforzi, per il nostro candidato, Tommaso D’Elia. Abbiamo totalizzato un deludente 1,8%. Un ultimo dato, i Comunisti Italiani risultano meglio strutturati rispetto a Rifondazione. Insomma, davvero “chi siamo e non essere detti”, si, come dire, diceva Liberazione qualche giorno fa, “o ti racconti o sei raccontato“. In ogni caso, la nostra esperienza, quella europea, che ha visto le forze comuniste ed anticapitaliste, non va messa “in soffitta”, ma va continuata. Così e di questo si discuteva ieri sera, fino a notte inoltrata, con numerosi interventi. altri dati sono stati riportati. Quello più vistoso fa riferimento alla percentuale enorme dell’astensionismo che ha colpito, in maniera meno rilevante, l’Italia. Poi, i due milioni di voti persi dal Pdl e i quattro milioni di voti persi dal Pd. Interessante anche l’intervento di Luigi Saragnese. Prima di recarmi in Federazione, e nei giorni passati, ho ascotato numerosi amici e colleghi di lavoro, che hanno bocciato “la scissione”, scissione non voluta certo da chi è rimasto nel partito, e in ogni caso, la somma aritmetica, in politica, non è mai un dato verificabile a posteriori. I tre e qualcosa di Rifondazione piu’ i tre e qualcosa di Sinistra e Libertà, non è detto che avrebbero dato un risultato pari a 6 e qualcosa. Io ripenso ai dati raccolti nelle sezioni dove ho svolto l’attività di rappresentante di lista e li ho sintetizzati cumulandoli con altre sezioni della circoscrizione 7. Rifondazione comunista che ha ottenuto sempre buoni risultati si è fermata al 4,15%; per la cronaca Sinistra e Libertà al 3,76%; Partito Comunista dei lavoratori, 0,75%. Un quartiere dove ottiene buoni risutati anche l’Udc, con 6,44%.Continuo a pensare al lavoro svolto in un anno, con tutte le attività connesse, e più passa il tempo, più mi rendo conto di quanto sarà faticoso e impegnativo il cammino verso la riproposizione di quello che vuol essere un partito capace di rappresentare certe fasce di popolazione. Ripenso a agli avvenimenti degli ultimi venticinque anni, con la vittoria dei manager, e la loro prepotenza, ma soprattutto, la voglia di molti nel cercare di emularle le loro gesta, al solo scopo di trarre profitti nel giro di pochissimo tempo, abbandonando lo studo ,e la passione degli studi classici, dei personaggi storici che hanno scritto davvvero pagine interessanti di storia, e quello che più preoccupa è il fatto che recuperare tutti questi anni sarà sempre più difficile. Già, “chi si ferma è perduto” sembra questo il motto di molti, che non tiene conto dei tantissimi che arrancano, che stanno dietro, che non hanno il passo giusto. Ma per questi “nuovi dei” al “chi si ferma è perduto” aggiungono anche il “business as usual”. Eppure anche la Cei, Conferenza Episcopale Italiana, qualche giorno fa, per mezzo del suo segretario generale, Mariano Crociata, affermava che “Il lavoro, che già prima era precario, ora lo è diventato ancor più e quando si interrompe lascia senza garanzie di affidabile sussistenza”. Già, le forme di lavoro. Ieri sera pensavo a noi, che ci siamo scritti e parlati, da Daniele a Rosina, da Barbara a Massimo, e con quanti non scrivono ma raccontano, come i delegati della Fiom Denso di Poirino, (che si avvicinano a nuove elezioni, e che da qui ribadisco: votate Fiom!): noi non siamo cambiati, svolgiamo con passione e interesse le identiche cose di prima, solo che la forza di cui disponevamo un tempo era maggiore rispetto ad oggi. Forse questa espansione della Lega è dovuta anche al fatto che siamo un Paese dove otto su dieci hanno genitori, nonni, e noi stessi, che continuiamo a vivere negli stessi posti, esasperando, forse, forme di “localismo”, là dove le ideologie erano pregnanti. Ora, l’essere “intermittenti” non delega, perchè è la paura che attanaglia. E così, davvero, per capire ciò basterebbero due immagini che mi ha suggerito la lettura di un libro (e chi mi ha riportato indietro con la memoria), a pochissimi mesi fa. La differenza la fanno due personaggi: una dipendente Alitalia, e le foto di alcuni giornali che mostravano manager intenti ad abbandonare il proprio posto di lavoro dopo il tracollo finanziario. Poca comprensione per la prima, rappresentante in quel periodo, di molti altri colleghi, con situazione analoga, comprensione per i secondi. Peccato che anche “l’uscita” di questi ultimi, dal loro posto di lavoro, fosse accompagnata da una “buona uscita”: bonus, incentivi, maxi liquidazione, ecc. La differenza? Bhè, lasciamola raccontare da lei: “Per capirci: da precaria, lavorando 90, a volte 94 ore mensili, guadagnavo 2500 euro. Secondo il nuovo contratto, invece, non solo avrei dovuto arrivare a 100 ore, ma avrei pure dovutgo guadagnare di meno”. Quanto? “Mille euro circa”. Ora, mi domando come mai, così vasti strati di lavoratori preferiscono farsi rappresentare da soggetti politici vicini al capitale. E non ho parlato di un altro mondo, quello dei nuovi operai, gli addetti al call center. Ormai siamo in molti ad avere in dotazione una specie di “Vacma”, quello affidato ad alcuni ferrovieri, ovvero la Vigilanza Automatica e Controllo e Mantenimento dell’Attenzione, con cui siamo controllati nella nostra intermittenza. Eppure, nonostante ciò si preferisce affidare la rappresentanza a soggetti vicini al capitale. Per questo, da qui, reclamo nuovamente due cose. Contratto per tutti coloro ai quali sta per scadere (a giugno, nella Pubblica Amministrazione saranno in molti senza contratto); la seconda, agli operai della Denso dico: “Ridate fiducia a Palazzo Claudio e un voto alla Fiom, per riprendervi il vostro destino”.

Elezioni Europee. Chiusura della campagna elettorale nazionale della Lista Comunista.

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EUROPEE, LA LISTA COMUNISTA CHIUDE LA CAMPAGNA ELETTORALE IL 5 GIUGNO A ROMA CON FERRERO, SALVI E DILIBERTO E CON L’APPELLO DI INGRAO E ALTRI 200 PERSONALITA’ “SE SEI DI SINISTRA DILLO FORTE!”

Giugno 4, 2009. La campagna elettorale nazionale della Lista comunista e anticapitalista composta da Prc-Pdci-Socialismo 2000-Consumatori uniti verrà chiusa venerdì 5 giugno, a partire dalle ore 17, a Roma, presso la Residenza Ripetta (via di Ripetta 231).

Vi prenderanno parte il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero, il segretario nazionale del Pdci Oliviero Diliberto, il leader di Socialismo 2000 Cesare Salvi, che discuteranno dell’appello “Se sei di sinistra dillo forte!” promosso da Pietro Ingrao e da altri 200 esponenti del mondo della cultura, dello spettacolo, del mondo del lavoro, .

Tra i sottoscrittori dell’appello, che finora ha ricevuto su Internet, all’indirizzo www.unaltraeuropa.eu, 2020 adesioni, figurano – solo per citare alcuni dei promotori con Ingrao – gli scrittori Massimo Carlotto, Peppe Lanzetta e Fulvio Abbate, il poeta Edoardo Sanguineti, l’attore Massimo Ranieri, il regista Mario Monicelli, l’attore Paolo Rossi, il costituzionalista Gianni Ferrara, lo storico Angelo D’Orsi, i preti di stada don Franzoni e don Gallo, il cantautore Ivan della Mea, il fisico Carlo Bernardini, lo psichiatra Luigi Cancrini.

Fonte: il Blog di Paolo Ferrero.

p.s.

Firma anche tu!!

Appello di Pietro Ingrao: “Se sei di Sinistra dillo Forte”

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SE SEI DI SINISTRA, DILLO FORTE ( di Pietro Ingrao )

Viviamo il tempo buio di una crisi inedita e strutturale del capitalismo, una crisi economica, sociale, ambientale e alimentare determinata da decenni di politiche neoliberiste: si apre la strada ad una vera e propria crisi di civiltà il cui emblema è la guerra tra i poveri.

Il rischio è l’uscita da destra dalla crisi: la progressiva frantumazione del mondo del lavoro, il passaggio dal welfare alla carità, lo svuotamento della democrazia, resa sempre più impermeabile ai conflitti e ai soggetti sociali, e la ripresa di ideologie nazionaliste, razziste, fondamentaliste, sessiste e omofobe. È un processo che in Italia assume il volto di un nuovo autoritarismo – quello plebiscitario e populista del berlusconismo – che potrebbe essere rafforzato da una ulteriore deriva maggioritaria e dalla cancellazione definitiva di ogni possibile rappresentanza dell’opposizione sociale.

Noi ci battiamo per una uscita da sinistra dalla crisi e per questo motivo sosteniamo la lista anticapitalista e comunista a cui hanno dato vita esponenti dei movimenti altermondialista, femminista, pacifista, ambientalista, antirazzista, LGBTQ assieme a Rifondazione comunista – Sinistra Europea, Comunisti italiani, Socialismo 2000 e Consumatori Uniti. Un progetto di critica radicale e profonda alle politiche neoliberiste che in Europa hanno accomunato popolari, liberali e socialisti, cioè tutti i partiti attualmente presenti nel parlamento italiano.

Sosteniamo la lista anticapitalista e comunista per mantenere aperta la strada dell’alternativa, in Italia e in Europa. Un voto utile per proporre un’uscita da sinistra dalla crisi, per rafforzare un’ipotesi di ricostruzione della sinistra basata sulla connessione fra diversi soggetti del conflitto e culture critiche, fra vertenze territoriali e movimenti globali, fra ambiente e lavoro, fra uguaglianza e libertà: una sinistra che non abbia rinunciato ad elaborare un pensiero forte dalla parte dei deboli, alla sfida per l’egemonia e la costruzione di un nuovo senso comune.

Pensiamo in primo luogo ad un voto d’ascolto di questa giovane generazione di invisibili, o meglio di invisibili alla politica, che sembrava condannata, dalla precarietà del lavoro, dei saperi, delle vite a non poter immaginare il futuro, a non poter lottare per il futuro, e che ha invece trasformato la propria atipicità nell’anomalia di un’onda che ha invaso, con gioia e rabbia, scuole, università, città; che ha reclamato diritto alla conoscenza, cittadinanza, reddito sociale; che ha nominato la contraddizione tra il capitale e le vite con parole – noi la crisi non la paghiamo- che hanno connesso le tante lotte e vertenze di questi mesi.

Un voto che tenga aperta la speranza, che apra la strada all’aggregazione della sinistra anticapitalista, comunista e della sinistra socialista. Perché il futuro si può ancora scrivere, il 6 e 7 giugno votiamo la lista comunista.

Aderisci all’appello: “Se sei di sinistra, dillo forte”

Bertinotti: “Alle elezioni europee tanto peggio tanto meglio”

QUELLI DEL “TANTO PEGGIO TANTO MEGLIO”….

Peggio di così! Eppure, nell’annunciare il suo voto alla lista di Vendola e dei socialisti craxiani, Fausto Bertinotti redivivo giunge ad affermare testualmente: “Alle elezioni europee tanto peggio tanto meglio”. E’ una dichiarazione gravissima tanto più in una situazione così drammatica nella quale è l’Italia, ma ha il pregio della chiarezza, persegue un obbiettivo preciso. Così come persegue un obbiettivo preciso Ferrando che presenta la sua falce e martello di disturbo anche alle europee. L’obbiettivo di entrambi è di non far raggiungere il 4% alla lista comunista unitaria Prc-Pdci che è l’unica vera novità positiva, controcorrente, degli ultimi tempi. E’ lo stesso obbiettivo dei padroni e delle forze reazionarie. Perché l’unica possibilità di rinascita di una opposizione reale all’attacco padronale e clerico-fascista di nuovo tipo che è in corso nel nostro Paese sta nella ricostruzione/rifondazione di una forza comunista con un consenso di massa e con una organizzazione di lotta. Ma l’unica possibilità che in Italia risorga una forza comunista che dia qualche preoccupazione alle forze del capitale, e quindi non nostalgica o minoritaria, passa oggi, concretamente, dal superamento della barriera del 4%. Questo non è elettoralismo ma è la condizione necessaria anche se non sufficiente. Altrimenti viviamo nel mondo dei sogni e l’alternativa concreta, concretissima!, sarà fra la sinistra socialdemocratica bertinottiana-dalemiana e l’ulteriore frammentazione gruppuscolare dei comunisti.

In questo ultimo mese prima del 6 giugno, il massimo senso di responsabilità di tutti i comunisti, anche di chi fa politica fuori dal Prc e dal Pdci, ed un impegno straordinario di tutti i sostenitori della lista comunista e anticapitalista, possono fare la differenza.

Leonardo Masella

13 maggio 2009
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