Archivi tag: Indesit

Lavoratori Indesit “sulla strada”

360 lavoratori che lavorano una settimana si ed una no. Dove? a None (Torino). Trovare una soluzione? il 19 giugno. Soluzione difficile. Coppie con bambini, con tante spese, che rischiano di essere lasciati a casa. Lavoratori Indesit in assemblea davanti ai cancelli. Umore nero, poca voglia di parlare. Il solito prezzo pagato dai piu’ deboli. Le delocalizzazioni non terminano mai.  Cassa integrazione per cessazione dell’attività produttiva a None.  Il 13 luglio del 2013 la probabile data. La produzione “volerà” in Polonia. Speriamo che l’incontro tra le parti sociali produca nuove prospettive, passando così dalle parole ai fatti. Il 15 intanto è prevista lo sciopero nazionale del gruppo con manifestazione a Fabriano.  Un cartello di un operaio cita: ” Industria nata a None, delocalizzata in Polonia eclissa e sabota i diritti territoriali” (Indesit). Questo, sommato alla grave difficoltà di trovare un lavoro per i ragazzi con un’età inferiore ai 30 anni e per i soggetti con un’età superiore ai 45. E sommato a tutte le persone di buona volontà che vorrebbero lavorare in qualche catena di supermercato, magari anche la domenica. O solo la domenica. Magari un lavoro “non suo”, pur di garantire un futuro migliore ai propri figli e garantire loro un’istruzione, una formazione continua. Sacrifici continui.

Non è possibile che alcuni continuno a comportarsi come i padroni delle ferriere anni ’60. Siamo ridotti all’osso e l’ingordigia, l’inganno, il tradimento ai danni dei lavoratori non hanno mai termine. “Prendi i soldi, e scappa”. “Sfrutta, tutto cio’ che puoi e scappa”. E “sulla strada” non è piu’ soltanto un titolo di un libro. ……Bisogno di cambiamento….abbassiamo l’orario di lavoro e redistribuiamo quello esistente. Creiamo lavoro, in un Paese dove davvero ha bisogno di tutela del territorio,messa in sicurezza, costruzione scuole…..

Un angioletto, e il ricordo di Pascoli

 La visusale frontale dell’angioletto, così incastonato nell’aiuola,  volto a contemplare fiori, giardini, e nuovi nidi posti tra gli alberi, mi ha indotto a riflettere  “ad altro nido”, simbolicamente inteso come spazio vuoto, luogo di abbandono, e racconto di vita e storie personali da raccontare . Ogni vita è un romanzo e quindi, alcune vite interessano piu’ dei romanzi, si leggeva alcuni giorni orsono su un noto quotidiano torinese.  Spesso siamo soliti, pero’, interessarci apparentemente, delle vite degli altri. Altre volte, ne diveniamo “cantori” al solo scopo di catalizzare attenzioni.  Essere narratori, affabulatori, è un conto, provare ad entrare nel vissuto sociale degli altri è davvero altro. Esperienze personali, molto dolorose, come una malattia o una perdita, un lutto…forse racconti molto personali.. e il loro racconto deciso dal tempo, quello giusto. Oggi in tanti si raccontano, si mettono in mostra, con tanta “finta voglia di meravigliare”.  E forse con obiettivi altri. Vendere? Forse meglio fare chiarezza. Certo, da questi se ne discostano tantissimi,  bellissimi, veri, scelt, da scrivere e pubblicare  nel tempo giust;  mi vengono in mente bellissimi libri, letti poco tempo fa, tra questi,  quello  di Michela Marzano, “Volevo essere una farfalla” .   

A proposito,  Lalla Romano sosteneva che una biografia “è una menzogna ben congegnata“).  Ma, tornando al nido, alla famiglia, al ruolo del “padre” che tanto induce a parlare di noi,  non posso, in merito, non ricordare che il 6 aprile 1912  morì il grande poeta e professore Giovanni Pascoli. Grande Zvani, che non riesce mai a smettere di cercare la verità, proteso sempre a tenere unita la famiglia, a cercare di comporre una “identità” anche quando  ci si sente fantasmi. Fantasmi tra fantasmi.  Fanciullini che si cercano, per farsi coraggio. Bello rileggere, “La cavalla storna”.  Ogni vita è un romanzo, e quanti romanzi ci apprestiamo ad ascoltare, e a raccontare, sul solo ritorno della cavalla. Ma la cavalla storna, è unica, irripetibile. Inimitabile.

Ma oggi si ricorda anche L’Aquila. Si deve.

Con oggi comincia l’esodo, per le vacanze, per  chi potrà permetterselo (per chi continua a viaggiare sull’ottovolante dei “danè” o “sghei”),  dato che i segnali derivanti dal fronte economia non sono certo incoraggianti, specie per quanto riguarda la disoccupazione, quella giovanile, (15-24 anni), che ha raggiunto cifre davvero drammatiche. Certamente ci saranno “42.250 offerte di impiego senza risposta”, cioè inserzioni che cadono nel nulla, ma il fatto principe è che altri 335 mila posti “sono spariti”, dissolti.  “Incaponirsi” sull’articolo 18 non aveva nessun senso. Pochi casi di “reintegro”, di licenziati non possono certo distruggere la ripresa. Non possono ingessare il tutto.  Forse bisognerebbe focalizzare l’attenzione su altri fatti e dati di cronaca, come quello di “nonna Nunzia”, impaurita, come tanti, dall’allegerimento della sua pensione, e che ci ha lasciati proprio per questo. Il caso Indesit, e del ventilato trasferimento di produzione, come ci ricordano in questi giorni numerosi lavoratori, a distanza di soli tre anni da una situazione analoga a questi giorni, che sembrava chiusa. E invece, “ad incasso” non vi è nulla. Nenache le lavastoviglie. “Incassati”, (sarebbe appropriato mettere le z) restano solo i lavoratori.  Qui, in Italia, resterà solo la ricerca. Forse. O poco altro. Il caso di Termini Imerse, luogo dove negli  anni ’80 si produceva la famosa Panda. E l’elenco potrebbe continuare…

Difficile davvero, in un frangente come questo, provare a recuperare quei 25 minuti di sorriso che ci mancano. Una volta si rideva di piu’……………”Così ridevano…” …Proviamo a pensare alla primavera, al mare, al suo profumo, (non il Profumo con la P maiuscola) alle sue onde, alle spiagge di velluto, a vele in lontananza. “Così, rideremo”…almeno ci proveremo…

“Si respira una dolce aria che scioglie le dure zolle, e visita le chiese di campagna, ch’erbose hanno le soglie: un’aria d’altro luogo e d’altro mese e d’altra vita: un’aria celestina che regga molte bianche ali sospese…..si, gli aquiloni..”

(Giovanni Pascoli, da l’Aquilone)

Buon Primo maggio a tutti noi “che ci eravamo mancati tanto”

elezioni-rsu-fiom-skf-airascaTorino 30 aprile 2009. In anticipo di qualche ora mi vedo una Torino, come da migliore tradizione, colorata di rosso, con tanta gente, donne, uomini, bambini, uniti, sotto un unico colore: il rosso, della passione, di un ideale; ideale di giustizia sociale, volta ad una redistribuzione più equa delle risorse. Il mio grazie va a tutte le persone che ho conosciuto fin da bambino e che mi hanno trasmesso il senso di un’idea di giustizia. Una di queste, la partigiana Enrica Dellavalle, che mi ha trasmesso “storia”, di solidarietà e di lotta. Dei suoi parenti, che lavoravano nelle fabbriche di Torino, dei suoi numerosi scioperi, che oggi, quando vengono indetti, non sono più partecipati. Un ricordo ed un grazie a tutti i racconti di Gianni Alasia, che con i suoi racconti nel giorno della liberazione di Torino, e delle sue manifestazioni al primo maggio, fanno ancora venire la pelle d’oca. Un grazie ai compagni della Fiom, che questa sera, dopo tantissimo tempo, rivedrò: compagni della Fiom Denso, che si propongono come candidati a Poirino. Candidati in una lista civica ma che portano in essa la propria “storia” e la propria appartenenza a Rifondazione Comunista. Palazzo Claudio, Cardamone Michelina e tantissimi altri, che continuamente si battono ogni giorno per “l’affermazione dei diritti sul luogo di lavoro”. Insieme a loro rivedrò tantissima altra “bella gente”, che vuole ringraziarmi per il bellissimo lavoro svolto con il blog e portato alla conoscenza di molti grazie anche all’articolo di giornale “Classe operaia va sul web”, anche se io, vorrei portarla “in paradiso”, senza più lotte né “conflitti”, perché finalmente “hanno ottenuto tutto quanto di cui hanno bisogno”. Compagni di fabbrica, come quelli che rivedrò domani, come quelli conosciuti nelle manifestazioni: Barbara e gli  amici Fiom della SKF impegnati di qui a poco in una campagna sindacale che li vedrà impegnati in una tornata “elettorale”- sindacale. Il Blog li sostiene. I miei migliori auguri e la mia preferenza è ormai nota: “Barbara delegata”. Insieme ad altri  della Bertone, Indesit, Magneti Marelli, Iveco e tutti, ma proprio tutti, che insieme abbiamo “invaso” più volte le strade e le piazze di Roma e Torino. Auguro a tutti un buon primo maggio, e prendo a prestito delle parole dedicatemi da una persona particolare: “ci eravamo mancati tanto”.

Buon primo maggio 2009.

Gramsci e tre chiese

treno-lecce-torino-super-ritardo1In una sera d’inizio aprile, durante un colloquio finalizzato al rilascio di un’intervista, volta a descrivere l’impegno sociale e politico, descrivevo le “tre Chiese”, di gramsciana memoria a cui, in gran parte dovevo l’emergere di una visibilità non voluta: “i protagonisti”, asserivo,  (altre volte, durante l’intervista, li contemplavo prendendoli in considerazione), dovevano essere gli appartenenti ad una classe emarginata, forse con un calo di coscienza sociale, ma sempre protagonista: la classe operaia “allargata”, includendo in allargata cassintegrati, in mobilità, “nuovi operai” dei call center, disoccupati, precari.

Le tre chiese: la Fiom, Rifondazione Comunista, l’Istituto Storico della Resistenza di Torino. In ognuno di questi soggetti, vi sono stati o vi sono personaggi che hanno contribuito a forgiare le mie scelte.  Nella “formazione Fiom” non posso che metterci i “soliti noti”: Claudio Palazzo, Michelina Cardamone, Pietro Passarino, e altri ancora. In Rifondazione, “duri e puri”, ma anche altri “dalle “animie fragili”: il segretario, Armando Petrini, Juri Bossuto, Sergio Dalmasso, Luigi Saragnese, e i coniugi Roberto e Carla Perasso, che “hanno fornito un tetto alla casa Rifondazione”. E poi, “l’operaio per una vita”: Mario Contu. L’ultima, è la più bella e dolce, accogliente, sempre, la casa, così preziosa dell’Istituto storico di Resistenza con tutte le persone che a vario titolo lavorano “per la memoria”.

Inoltre, così, come i “campetti di calcio da oratorio salesiano” hanno sicuramente contribuito “al gioco leale”. Oggi, giocare lealmente è davvero difficile. In ogni gara c’è sempre qualcuno che parte prima. Parrebbe che in ogni competizione qualcuno bluffa i possibili esiti. Penso a chi mi scrive asserendo che anche nelle elezioni sindacali c’è sempre qualcuno che fa di più di altri, ma ad essere eletti sono sempre altri: “politically scorrect”? Oltre alle tre chiese ribadisco che la notorietà in un contesto, attualmente locale, è un merito da condividere, con l’amico Domenico Capano: sempre disponibile, anche quando per altri “è sabato”. Ogni tanto è lecito essere spigolosi. Grazie Domenico. (siamo persone normali, quindi, ci rapportiamo “senza titoli”).

In ogni caso, vorrei chiarire che gli scopi, originanti il Blog, possono sintetizzarsi nel rilancio di un dibattito utile a sensibilizzare una certa coscienza sociale, e l’appoggio al partito d’appartenenza, un partito che crede fortemente nelle uguaglianze; quindi, nessuna intenzione, “di formare un movimento” o “di essere scelto” per le candidature imminenti. Solo ed esclusivamente un “mettersi al servizio”.  Perché gli operai? Perché contrariamente a quanto si affermava, non è una parola impronunciabile. Esistono, e non solo negli articoli di giornale. “Giù gli operai, su gli autonomi” titolava “La Stampa” a pagina 5 mercoledì 22 aprile (Stefano Lepri). Nel pezzo si citava che: “Il potere d’acquisto di salari e stipendi, al netto delle tasse, è restato pressoché fermo negli ultimi 15 anni (+0,2% annuo). Nel frattempo crescevano i profitti e anche i guadagni dei lavoratori autonomi”. Oppure, “il Manifesto”, Cgil:”La crisi non è finita. Bankitalia: operai più poveri”, a pagina 8 di mercoledì 22 aprile (Sara Farolfi). Ancora sempre sullo stesso giornale: “In 15 anni si è allargata la forbice tra autonomi e salariati”. Ancora, “la Repubblica” “Redditi, radiografia Bankitalia. Più poveri operai e impiegati”, a pagina 8 di mercoledì 22 aprile. Interessante a questo proposito il box proposto dallo stesso quotidiano:”+0,6%: le retribuzioni lorde sono cresciute solo dello 0,6% in 15 anni”. La classe operaia non è scomparsa: a sparire sono i suoi portafogli e i suoi conto corrente! L’altro giorno ho ascoltato alcune lamentele di operai che mi riferivano come “non abbiano tenuto i loro investimenti, piccoli, in polizze-pensioni”. “Fine della storia”, raccontava qualcuno alcuni anni fa. Si, della storia dei personaggi con la s minuscola, di quelli che sono “eroi” perché riescono a sfamare una famiglia per un mese intero “campando” con 1000 euro. Sempre “la Repubblica” titolava giovedì 23 aprile che “Due milioni e mezzo di italiani vivono in povertà assoluta” (Luisa Grion). “La Stampa”, giovedì 23 aprile: “Italia, quasi 2,5 milioni di poveri assoluti”(Fabio Pozzo). Ancora, “Liberazione” di giovedì 23 aprile : “Crisi, previsioni nere per l’Italia. L’Istat conferma la povertà dei lavoratori” (Sara Picaro). Stipendi e salari che ristagnano, mercato del lavoro flessibile e per coloro che entrano al lavoro ora, gli stipendi non sono così come dovrebbero essere. Stima e autostima  a giorni alterni che si posizionano “una volta sull’on una volta sull’off”. Potrei continuare a ribadire dati e concetti, ma come dice l’amico Domenico, “il lettore potrebbe stufarsi dinanzi ad una riflessione lunga”. Ciò di cui non dobbiamo stufarci è la voglia di lottare, per modificare il nostro circostante e portare avanti le nostre istanze, le nostre richieste, che poi son anche le istanze di quelli “che non hanno voce”, ora. Per un mondo più giusto, perché un altro mondo è possibile! Perché là, dove c’è una Barbara “delegata Fiom uscente” e “ricandidata ad esserlo” è giusto perché il suo è “mettersi a disposizione di”, la sua è passione, il suo è “un credo”, la sua “è libertà” da condizionamenti. Barbara e molti altri hanno voglia di gareggiare, ma ad armi pari.

classe-operaia-webCorriere di Chieri. Venerdì 24 Aprile 2009. Classe Operaia va sul web di Federica Costamagna

Potrei continuare, ma la mia voleva essere solo e soltanto un’anticipazione ad un bell’articolo di giornale, a firma Federica Costamagna, che “non aveva l’intenzione di fuorviare”, perché oggi, bisogna leggere attentamente, tutto. Oggi, il divieto “è fuorviare”. Proprio oggi, Italia Oggi titolava “Ne azzeccassero mai una. Gli economisti? Un bluff. Un libro svela tutte le loro previsioni fallite” (Franco Bechis).

Studiare, mettere a disposizione il sapere, informarsi e informare: posso leggere, verso le ore 16,00 di un 24 aprile 2009, su di un tabellone ferroviario, un ritardo di un treno, “360” minuti e pensare tantissime cose, ma forse sarebbe meglio “stare dentro la notizia e vedere chi e cosa c’è dietro”.

Un’ultima considerazione: il Blog con me, con Rosina, Lucia, Daniele, Sebastiano, Massy e tutti gli Altri ti sostiene; coraggio Barbara, vincerai le elezioni.

Domani vi aspetto numerosissimi alle 11.30 davanti la casa di Gramsci.

“Gig” lancia i componenti: a meno di mille euro.

In questi giorni ho pensato spesso ad alcuni personaggi “resistenti”: al capitale, alle avversità, alle delocalizzazioni. Uno di questi  personaggi è Rosanna Nardi, lavoratrice presso la Stabilus di Villar Perosa, una azienda metalmeccanica distante circa 20 kilometri da un’altra azienda in difficotà, la Indesit di None, e in prossimità di un’altra azienda, la Skf di Airasca.  Rosanna è una donna che sta lottando, per non “farsi portare via la fabbrica”, come si poteva leggere su Liberazione. Portare dove? Verso altri “lidi”, magari dove il costo del lavoro è più basso, magari dove si possono percepire 350 euro al mese, senza tutele. Già, perchè a quanto pare, le tutele si apprestano a diventare degli optional. Ma gli optinonal un tempo non erano riservati ai soli manager, quelli che ora si vorrebbero “salvare”, magari come oggi affermava Sergio Bonetto, avvocato di Torino, con una norma anticostituzionale”? (Liberazione, Fabio Sebastiani). Gianni Rinaldini accosta a questo tema una similitudine già usata in altri frangenti: “Un’altra porcata”. Cosa? “L’articolo salvamanager” il 10-bis, contenuto nelle modifiche al Testo unico, oggetto in questi giorni del confronto alla Conferenza Stato-Regioni. A detta degli esperti si manomette l’istituto dell’obbligo di impedimento”. ‘E’ interessante la lettura dell’articolo che paragona questo “salvamanager” al “Lodo Alfano”. “Con questa sorta di lodo Alfano introdotto da Sacconi, come si legge nel testo, – il non impedire l’evento equivale a cagionarlo,- ma solo alle seguenti condizioni”: che l’evento non sia imputabile ai soggetti di cui agli articoli dal 56 al 60 compreso del presente decreto legislativo per la violazione delle disposizioni ivi richiamate. I soggetti sono: preposti, medico competente, progettisti, fornitori e lavoratori’. Da queste righe si può interpretare come sostiene Cremaschi “una sorta di bonifica dei processi“. A partire da quello Thyssen. Ma in questa giungla “metropolitana globale” parrebbe che il mondo stia andando davvero alla rovescia. Mentre lungo le periferie del torinese, e non solo, molte bandiere rosse  nei pressi dei cancelli delle fabbriche indicano “stato di agitazione ” o delocalizzazione in atto, molti si stanno affannando a parlare di “sglobalizzazione”. Possibile? Certo non possibile seguendo le parole lanciate come slogan da alcuni: protezionismo, o addirittura autarchia. I segnali degli ultimi tempi ci indicano di navi container mezze vuote, aerei nelle identiche condizioni; addirittura una notizia di alcuni giorni fa indicava, in un posto lontanissimo da noi, dei ragazzini che smontavano pezzo per pezzo per pochi centesimi di compenso i container non più utilizzati. Con gravi rischi e conseguenze per la propria salute. Tutto questo mentre nel nostro Paese, di rimbalzo dall’Inghilterra, sempre più persone, donne e uomini, si protendono a vivere in prima persona da “gig”. No, non è in atto una “ri-proiezione” del famoso cartone animato.  Gig,  che significa “estemporanea”, e da qui, forse dopo aver lanciato “un paio di componenti, quando va bene, perchè a volte ne servono tre”, si arriva al “giganomo”, un neologismo inglese che indica il precario a vita. Quindi, in sintesi, i “componenti lanciati” dovrebbero fare “una unità”. Tre per uno? Si direbbe di si. Disponibilità, sempre e garantita e flessibilità, come al self service: “24 ore aperto”.  Ma questa realtà fa assaporare i suoi frutti anche nel nostro Paese. E non è un fenomeno dei soli professionisti, ma di gente comune. Magari non sotto i riflettori, ma in carne ed ossa comunque. Fortunatamente, una volta tanto “siamo stati scippati di un primato”: i mammoni sono domiciliati in Inghilterra, terra dove incide maggiormente la loro presenza.  Un primato “perso” a cui fa da controaltare il gran numero di “master-card” da ottanta euro ogni bimestre” che gli anziani riescono a sfoggiare. Ma, per tornare ai personaggi che riescono a resistere ed essere da stimolo ed esempio per molti compagni di lavoro e di lotta, non posso non pensare ai commenti arrivati sul blog, e in via riservata nella mia e-mail, riguardanti le elezioni sindacali imminenti alla SKF. Si è parlato di filosofia, e Barbara devo dire che è stata molto chiara nell’esprirmere un concetto di un filosofo. “Sbagliano quelli che pensano che la vita si spiega con la filosofia. Per quanti sforzi il pensiero faccia, il risultato è sempre lo stesso: la filosofia arranca dietro la vita che ride” (Volpi). Pur non facendo parte di “conventicole” particolari, di “non avere santi in paradiso”, di non avere “sponsor di quelli che contano” e che quando ci sono soffiano “sulla vela che per altri migliore” ma solo in apparenza, credo che Barbara meriti questo piccolo riflettore, un blog, (ma che ormai non  solo più questo) che dica a tutti, in modo chiaro e forte, che la sua candidatura è solo e soltanto di “servizio al compagno di lavoro”. Un servizio e non uno strumento di potere o “trampolino” di quelli che si costruiscono sovente, ma che molto spesso non hanno nessuna utilità. Coraggio Barbara.

Il 4 aprile non deve “evaporare”

Questa mattina ho deciso di andare a trovare amici e colleghi, ritrovati nella grandiosa manifestazione di Roma, e non più rivisti o sentiti, anche per via del tragico evento accaduto in Abruzzo (nel più totale rispetto del lutto che ha colpito la popolazione abruzzese). Una foto dei giorni scorsi, apparsa sui quotidiani mi ha colpito immensamente: un signore sorridente, al centro della fotografia, con “due signori, grandi e potenti”: un signore americano ed uno russo. Pollice alzato, e ok, tutto a posto. “Ho messo a posto tutto io”. Tutti a guardare, la grandezza di quel signore, capace di dispensare carezze e consigli. “Cose mirabolanti”. Come dice un mio amico, la potenza dell’immagine, ha sortito un grande effetto. Un’immagine studiata? Però di colpo ho pensato ad altre immagini, questa volta televisive: ascoltatori, pubblicità da mandare in onda, e “risponda subito”, quasi a pregare e a dire, “prego, riponga il dolore o il suo lavoro per un momento”; è il mercato bellezza! E così, di pensiero in pensiero, da immagine a immagine, stavo pensando, sempre nel rispetto del dolore, del lutto di quanti hanno perso parenti, cari, amici, che una grande fetta del “patrimonio di tanti lavoratori che hanno partecipato sabato 4 aprile stesse evaporando”.
giornalino-borrelli-in-bacheca-cgilChe fine hanno fatto i compagni di viaggio?
E così sono andato , a trovarli, oggi, presso le loro abitazioni. Poirino, Chieri, Riva di Chieri, Villar Perosa. A Riva, dove c’è una grande azienda ho incontrato un paio di amici, che questa settimana hanno lavorato. (le altre erano in cig). Mi hanno raccontato delle difficoltà ad andare avanti con pochi soldi a fine mese. Insieme abbiamo deciso di acquistare una copia del Corriere di Chieri, e lì mi hanno indicato l’articolo che li riguardava. “Embraco: accordo sui tagli d’orario. Contratti di solidarietà per tutti gli operai fino al novembre 2010”. Mi dicevano che i contratti di solidarietà avranno una durata di un anno e e mezzo, circa 463 i dipendenti che li utilizzeranno, con una riduzione d’orario lavorativo inferiore al 40%. Entrambi mi chiedono: “E poi, che ne sarà di noi”? Uno paga 450 euro di affitto abita con il fratello e spesso si fa aiutare dai genitori. “Datevi da fare”, avrebbe sicuramente risposto qualcuno. Dopo Riva mi sposto a Poirino:qui incontro altri due vecchi colleghi. Uno di questi, A. (nome puntato in quanto non vuole farsi riconoscere) con tante settimane di cassa integrazione, mi chiede di informarmi su un fatto che lo riversa in condizioni disperate: “Spesso sono in cassa integrazione, da settembre”, puntualizza. Nei scorsi mesi, pur essendo in cassa integrazione “ho coperto la cig con permessi vari e ferie: è possibile?”.
Poi, mi racconta:”in questo periodo, pur essendo in cassa integrazione, in seguito ad una causa persa, mi viene decurtato quanto prendo, direttamente dalla busta paga”. Mi chiede ancora.”E’ possibile”?.  Questo punto interviene anche l’altro amico, e con molta vergogna mi dice “Anche a me, non per una identica situazione, capita che mi venga decurtato lo stipendio”. Anche loro, all’incontro sono venuti con una copia del giornale e mi indicano l’articolo che riguarda la loro azienda:”Poirino, scontro alla Denso sulla “cassa. La Fiom annuncia i ricorsi, l’azienda risponde con la mobilità per 90 dipendenti”. (articolo di Federico Gottardo, venerdì 10 aprile 2009). I sindacati si incontreranno in settimana per discutere del problema. Un’azienda, continua il giornale “che a Poirino conta 1354 dipendenti”. L’altro ragazzo mi racconta situazioni incredibili, con paura e ansia, che spesso toglie il sonno. Paura che la mobilità potrebbe toccare a loro. “Differenze inventariali della quarta settimana”: forse, quasi un anno fa, questo termine poteva tenere banco nelle discussioni. Ora non più. Siamo fermi, forse alla seconda settimana. Parliamo insieme dei problemi dei pensionati, che spesso, anche loro, “stanno peggio di noi”, oppure  degli impiegati Fiat che “intravedono ancora la cassa integrazione”. Questi due compagni, sono i più disperati: entrambi avevano fatto progetti: chi una casa, chi un progetto di vita, una compagna, magari un bimbo. Approfittando di un periodo in cui l’azienda andava.
Non so cosa dire, solo ascoltare. Ci salutiamo.
Uno di questi mi ringrazia per la mia presenza, anche in suo nome, a Roma. Colgo l’occasione per fargli vedere le fotografie. Lui che a Roma, non ci è mai stato, e forse, per ancora chissà quanto, non ci andrà. Cambio zona e vado a trovare altri lavoratori, quelli della Indesit. Mi raccontano di uno stabilimento forse salvo, ma, mi dicono “con quanti lavoratori, non lo sappiamo”. Raccontano di alcuni appuntamenti, il primo a Roma per il 17, il secondo a Torino per il 24.  Anche qui, disperazione. Si parla soltanto di come alcuni si siano arricchiti dei più poveri, “dei manager assediati”, delle storture del capitalismo.

Ancora qualche giro e nel tardo pomeriggio mi reco presso la Cgil, quasi a concludere un giro iniziato esattamente una settimana fa. Trovo gli amici con cui avrei dovuto fare il viaggio verso Roma, ma che non ho fatto con loro per via del treno. Saluto Stefano e i suoi tre colleghi, che come sempre mi hanno ospitato con grande entusiasmo. Dono a loro, da tenere in quell’ufficio la maglietta della ricorrenza “Io c’ero” acquistata in treno durante “la trasferta”. Parliamo di ciò che è stata la manifestazione e di ciò che ci attende. Ricompattiamoci. Ritroviamoci. Riappriopriamoci della politica e non facciamola più essere lo zerbino dell’economia.

In Cgil ho colto l’occasione, ancora una volta per ringraziare Roberta a nome di tutti coloro che hanno scritto (anche per quelli che hanno utilizzato questo blog come fosse un erogatore di servizi: prendere, e non tornare più) problematiche inerenti la disoccupazione: quesiti spesso non facili, anche perché non è il mio lavoro. Colgo l’occasione per ribadire a tutti di informarsi sempre presso l’Inca Cgil. Avrete sempre informazioni utili.

Cash for trash o “persone da spazzare”?

operai-indesitIl mio pensiero va ancora una volta all’Indesit; ad essa e ai suoi lavoratori sono dedicati numerosi articoli dei giornali di ieri. Liberazione e il Manifesto su tutti. Liberazione: “Prosegue la lotta, ma la chiusura è vicina. Ferrero: Errore del partito interclassista”; “Indesit, il Pd impantanato sulla delocalizzazione”. Entrambi gli articoli, di Fabio Sebastiani e Maurizio Pagliassotti, indicano, evidenziano le contraddizioni dei deputati Pd, (con il Pd e con i lavoratori, ma nello stesso tempo, colleghi di una “proprietaria dell’azienda”) e della forte conflittualità espressa con i picchetti da parte degli operai Indesit. Ferrero e altri di Rifondazione Comunista erano presenti ieri (ndr 23 marzo) davanti ai cancelli della fabbrica. “L’idea del partito interclassista è una cazzata” (Ferrero). Il Manifesto, titolava “La Regione avverte: se l’azienda chiude perderà il capitale investito”. (Sara Farolfi).
Nel frattempo si scopre che a Torino e in Piemonte sempre più gente non riesce a pagare l’affitto e che altre aziende sono sempre più in crisi. E’ di ieri anche una comunicazione di un collega della Denso di Poirino il quale mi dice che presumibilmente a maggio ci saranno 70 persone in mobilità. Come e chi, ancora non me lo ha riferito. Approfondirò.

Foto della manifestazione Indesit del 20 marzo 2009 a Torino

INDESIT: IL 31 MARZO BRESSO INCONTRERA’ L’A.D. MILANI (ASCA)

INDESIT: IL 31 MARZO BRESSO INCONTRERA’ L’A.D. MILANI (ASCA) 

Torino, 23 mar – E” previsto per il prossimo 31 marzo un incontro tra i vertici della regione Piemonte e l’amministratore delegato del gruppo Indesit Marco Milani per individuare soluzioni alternative alla chiusura decisa dall’azienda dello stabilimento di lavastoviglie di None, che impiega 600 dipendenti. ”Faremo ogni sforzo possibile, confidenti che ci siano le condizioni per mantenere questo insediamento produttivo nel nostro territorio”, ha detto oggi il vicepresidente della regione Piemonte, Paolo Peveraro.

“Che lotta di classe”

fiom-indesit-comunanzaTorino 20 marzo 2009. Questa mattina, come promesso a me stesso, come impegno nei confronti di amici lavoratori conosciuti nelle varie manifestazioni a tutela del proprio lavoro mi sono recato presso l’Unione Industriale di Torino, luogo di “concentramento” e di avvio dello sciopero nazionale dei lavoratori Indesit. “Indesit in piazza. Faccia qualcosa anche il governo. No allo stop. Salviamo i 650 operai di None”, titolava La Stampa di oggi “Indesit, None forse non chiude. Manager al lavoro per un piano alternativo, però con tagli” era il titolo de La Repubblica. Ho pensato alla parola magica “manager”; una parola con conseguenze mirabolanti. In ogni caso, durante il tragitto, incontro alcuni amici che mi richiedono per l’ennesima volta per quale motivo sentissi necessaria la mia presenza. “Trasversalità”, “solidarietà”, “vicinanza”, sono le parole che più mi risuonano. Anche se, leggermente un interrogativo si apposta su di me facendomi riflettere: “scuola” o “fabbrica”? Entrambe, mi dico. Così vado avanti con la giusta coerenza (a mio modo di vedere). Appena arrivato, nei pressi dell’Unione Industriale, verso le 9, il colpo d’occhio offerto dalle persone e dagli striscioni presenti, mi faceva pensare che oggi, saremmo stati dinanzi ad una manifestazione un po’ diversa rispetto a quella di due giorni fa. “Uniti per non morire” avrebbe potuto essere il titolo di un resoconto giornalistico.

Operai in cassa integrazione, operai con il rischio di non entrare più nella propria fabbrica, operai con un destino triste, vacuo, nebbioso, ma con una marcia in più e con un solo obiettivo: “apparecchiare diversamente il mondo: non per loro, ma per i propri figli”. Vedo tantissimi scatoloni, che rappresentano elettrodomestici: presumibilmente lavatrici o lavastoviglie; penso, a come nonostante le difficoltà enormi, tutti quegli operai abbiano trovato anche il modo per “addolcire” la rabbia; un dolce amaro, che non poteva essere una zeppola. 650 operai affiancati dai 30 sindaci dei Comuni pinerolesi.

Tantissima gente, affiancata da altra proveniente dal resto d’Italia: Fabriano, Caserta…tutti motivati a far sentire la propria voce. “Noi la vostra crisi non la paghiamo”. Uno slogan? Altro che slogan: persone, famiglie, bisogni! Il corteo parte, alla testa un carro, molto rumoroso, e percorre le strade e i corsi di Torino: Corso Galileo Ferraris, Via Cernaia, via Pietro Micca, Piazza Castello, la meta finale. Durante il corteo mi muovo un po’, complice anche il freddo polare (rispetto alla giornata di ieri).

Gli striscioni e gli slogan, urlati e scritti, sono stati elencati. La mia perplessità iniziale, se appartenente a “scuola” o “fabbrica” evapora nel momento in cui vedo alcune personalità come Boccuzzi (con cui sono riuscito a scambiare qualche parola nel momento in cui ha acquistato una copia di Lotta Comunista) e Ciro Ferrentino. Quando li vedo penso alla grande tragedia, ma il pensiero che avevo ieri, quello “del vedo, non vedo” mi fa pensare alle ultime elezioni: come facevano ad essere così entusiasti tanti ragazzi quando nella lista del Pd c’erano “politiche non negoziabili”? Come potevano stare insieme un “padrone” ed “un operaio”? Sono sicuro che se stavano bene loro, come sicuramente ci stanno, oggi, a maggior ragione, stavo bene anche io: scuola e fabbrica. Ed è stato bello stare “in ferie” con voi.
Un ringraziamento a Sergio Dalmasso che è stato un infaticabile “ascoltatore” e di grande compagnia, oltre che a tutti i compagni di partito, che oggi erano in gran numero. Un grazie ancora a Juri Bossuto che tante energie ha messo nello stare vicino ai numerosi operai oggi presenti e, sulla presentazione della legge regionale a proposito delle delocalizzazioni e come evitare i suoi problemi. Da questa pagina, da questo blog, un incoraggiamento a Barbara, presente sia alla manifestazione della Flc scuola che oggi. Coraggio Barbara. E un altro incoraggiamento a superare ogni difficoltà di sorta all’amica Barbara della SKF, e a tutti i suoi colleghi di lavoro che scrivono e commentano cone energia e voglia di esserci.
Spero che questa manifestazione faccia uscire, come afferma Airaudo, l’Indesit da una posizione di ambiguità. Nonostante ciò, la crisi continua, con la cassa alla Denso e alla Teksid (vedi La Stampa).
Gli slogan apposti sui cartelli:
“Il lavoro é un diritto. Delocalizzare é un delitto”.
“E come dice Vasco, “Senza parole”, e noi diciamo “Senza lavoro”.
“Italia zero, Polonia 600”.(due bandiere, una italiana, l’altra polacca, apposte su uno scatolone di lavatrice).
“A.A.A. Azienda Cabind: imprenditore vero cercasi”
“Cassa Integrato Comau solidale con i lavoratori Indesit”.
Gli striscioni:
Non siamo in vendita. Lavoratori e lavoratrici Indesit None
RSU Johnson Electric Moncalieri (To)
RSU Valeo Sistemi Illuminazione Pianezza (To)
Fiom Indesit Comunanza (AP)
Fiat New Holland Consiglio di Fabbrica Fim Fiom Uilm
Fiom Lavoratori Cabind
Fim Fiom Uilm Ansaldo Piossasco
RSU Dayco Chivasso
Tutti insieme lavoratrici e lavoratori carrozzeria Bertone
RSU Fim Fiom Uilm Thyssenkrupp Acciai Speciali Terni Torino
Associazione lavoratori pinerolesi
Le persone presenti.
Tutte quelle investite da seri processi di “ristrutturazione”, in un territorio che come recitava La Stampa ieri, ha visto volatilizzarsi circa 100.000 posti di lavoro. Persone, lavoratrici e lavoratori che qualcuno ha voluto si piegassero alla fabbrica, alle regole del mercato; ma non andrà così, ne sono certo. La partecipazione è stata grande, immensa; già alle nove nei pressi dell’Unione Industriale, la rabbia era evidente, ma come sempre “contenuta”. Slogan forti e diretti e nonostante i 25 anni di attacchi continui delle politiche neoliberiste, la classe operaia mantiene la sua dignità.
Fra i presenti il consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Sergio Dalmasso, sempre e comunque con i lavoratori in difficoltà; molti della Cabind, dell’Indesit e di altre realtà hanno riconosciuto il ruolo di un infaticabile compagno di lotta, sempre presente, Juri Bossuto. Fra i militanti presenti, quelli di Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Sinistra Critica. A tenere lo striscione della Thyssenkrupp, Ciro Argentino e Boccuzzi.

compagni-prclavoro-e-un-dirittogiorgio-cremaschi-indesitsergio-dalmasso

borrelli-dalmassofiom-indesit-comunanza2

Spot Cgil per la Manifestazione Nazionale al Circo Massimo di Roma del 4 Aprile 2009