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Torino Jazz Festival

21 4 2016 foto Borrelli RomanoFermata Metro Torinese. Davanti: Marconi, Porta Nuova, ecc.ecc. Dietro: Dante, Carducci, ecceteta eccetera. Dentro. A sinistra una signora sulla settantina risponde al cellulare. Voce altissima. Ci porta a conoscenza dei suoi tentativi per una prenotazione ad un tal ospedale. Si sdoppia e mima l’operatrice, l’agenda, il calendario, il dottore e nel giro di poco sappiamo tutto delle sue cartelle cliniche. Condivisione sociale non voluta e non cercata. Solo passivamente sopportata. Cento occhi tutti a sinistra. Verso di lei. “Ti preghiamo, smettila” pensiamo collettivamente. Al centro della metro. Un ragazzo probabilmente in mancanza di una rotella  o di un giovedi intero con bottiglia d’acqua in mano da portare a passeggio in pochi centimetri quadrati si avvicina ad ogni passeggero dicendo:”eccoti!” sorridendo. Ma chi e’? Mima le mosse di ciascuno e ognuno. Si abbassa, si alza, ride, sorride, guarda dove osservano i viaggiatori. “Signore e signori, dalla metro torinese va ora in onda Uno nessuno e centomila”, dice urlando e ridendo sotto i suoi baffetti. Mha’. Tra alcune fermate scendero’. Musica e  Jazz mi verranno incontro e la musica si fara’ strada, tra le mie e altrui orecchie.  Giorni di musica a cavallo tra il 25 aprile e il primo maggio, tra Costituzuone (da salvare!!!) e lavoratori, e lavoro da creare. Velocemente perche’ A.A.A. lavoro cercasi! Urgentemente al reparto 18-35. Il referendum, con i vari cambi di campo stile tennis, strategie   di alcuni politici tra una consultazione referendaria e l’altra e’ ormai alle spalle. Chi vince e chi perde, tutti vincono nessuno perde. 32,1 per cento. Quorum non raggiunto. Tredici milioni di si. I No 2 milioni e tot. Vince la Basilicata e il Salento (perche’ far arrivare tubi e tubicini a S.Foca? E allungare cosi di 50 km e arrivare proprio sulla perla del Salento?). L’astensionismo tiene banco. I voti si contano. A ottobre conteremo. Aria di 2006. Sana e robusta Costituzione. Sopra la metro. Torino 21 4 2016, Romano Borrelli fotoOggi, domani e dopo in piazza a Torino, lungo le strade musica e festa. A ottobre, sara’ tutta un’altra musica. Qualcuno si ricordera’ di un ‘ciaone’. E allora, la corsa e’ finita. Si scende. Ciao. Solo ciao. Ne. Dicono a Torino.

 

 

Referendum popolare: urne aperte

20160417_114720E finalmente il tanto atteso 17 aprile e’ arrivato. Urne aperte dalle 7 alle 11. Referendum popolare. Proposto dalle Regioni.

51 milioni di elettori alle urne tra un si e un no. La consultazione  sara’ valida se si rechera’ alle urne la maggioranza degli aventi diritto,  cioe’ 25 milioni e “tot.” di elettori.

Se vince il si le societa’ petrolifere che hanno “in mano” concessioni per cercare-estrarre petrolio-gas entro le 12 miglia, una volta scaduta la concessione, chiuderanno la piattaforma e riconsegneranno la concessione. Lo stop per la prima trivella sara’ previsto per il 2018. L’ultimo per il 2034. Nel frattempo con il si le piattaforme sottocosta chiuderanno. Sottocosta significa  cioe’ entro le 12 miglia.

Se vince il no tutto resta come e’ con attivita’ di estrazione fino ad esaurimento giacimento.

Ora all’interno delle 12 miglia le piattaforme  sono 92 su un totale di 135 trivelle.

Stamattina  alle 5 e 30 il tempo non volgeva al brutto ne si sentiva odore di pioggia ma verso est il tempo era “decisamente” non bello. Fogli alla mano (designazioni, bolli, atti) in direzione dei seggi verso le scuole. Non avevo ombrello con me ma un pochino mi sentivo “Amerigo Ormea”.  Torino intanto dormiva ancora e in giro si potevano vedere solo Presidenti di seggio, scrutatori, scrutatori dell’ultima ora che andavano a sostituire quelli assenti per malattia o altro. Nella citta’ che era stata della Fiat ora Fca, i nuovi “operai” sono gli addetti ai seggi. Qualche bus strideva nel tratto antecedente la via dei Santi Sociali. I tetti delle case si alzavano e abbassavano a piacimento in un “ronf-ronf”, “zzżz” stile fumetti. Un colpo di vento allontanava dai miei piedi alcune cartacce di un sabato sera consumato da chissa’ chi e chissa’ dove. Non diro’ ora in  quale scuola  sono diretto ma l’obiettivo si. Sentirsi per un giorno proprio Amerigo. Senza ombrello e altro ancora. Ma…ci provo…il cancello, le famiglie, un altro cancello, il cortile, un numero. Suono il campanello. Un visino carino, occhi dolci e chiari mi apre. Ha un berrettino “d’arma” calato sulla fronte e occhi bellissimi. Mi apre e riconosce, dal giorno prima. Entro. Ritrovo il Presidente, un amico, una vecchia conoscenza. Prendo confidenza con i registri, firmo e sento l’organizzazione dei lavori impartita dal Presidente. Le pause…la prima elettrice. Sono le 7: si comincia. Dopo un’ora cerco la macchinetta del caffe’ o il bar. E’ chiuso. Nel salone una tv e’ accesa. La corsa va in onda. In molti vedono ma non guardano. Chissa’ dove sono. Un caffe’ e rientro in sezione.

Il resto lo annoto tra le pieghe di un blocco.

L’affluenza al momento (sono le ore 16:15) non e’ molto alta. 15-20-12 per cento….Da questo mio banco scruto gli elettori che come gocce d’acqua, scheda e carta di identita’ alla mano attendono un gesto da parte degli scrutatori “appollaiati” su di un banchetto “uomini-donne”. Oggi a dire il vero non vi e’ bisogno di un cenno…nessuna attesa, nessuna coda al momento…la giornata in ogni caso e’ ancora lunga. “Amerigo” scruta” in religioso silenzio. Davanti a me solo una lunga fila di banchi accatastati “circondati” da un nastro bianco e rosso. “Magari fosse una coda di elettori” afferma uno scrutatore uscito un attimo dall’aula per una boccata d’aria. In alto a sinistra i numeri delle sezioni a me famigliari. Molto. A ricordo di competizioni elettorali andate nel tempo. ..

Oggi un numero davanti a 58-un sltro 59-e un altro ancora al 61….in quest’ultima sezione  risuonano ancora i complimenti del Presidente. Era il 2006.   Fra un cartello e l’altro, sezioni, sanzioni, convocazione dei comizi e norme resistono attaccati i cartelli….Un carabiniere sale e scende portando documenti mentre un vigile contempla plichi e annuncia numeri. Il “quorum” batte ma e’ lontano.

E  dalle parti di Amerigo? Qui le suore vestite di bianco sono una rarita’. Difficile scovarle. E’ormai calata la sera. E’  buio e un filo volante pende tra una cabina e l’altra. A illuminare il tutto, due occhi bellissimi che incorniciano il viso della “finanziera”…quando li incroci il “quorum” comincia a battere.

E’ mezzanotte.Il referendum non ha ottenuto il quorum. Oserei dire o scrivere un titolo “referendum…impopolare”.

La mia citta’, Torino,  ha concluso con il 36,6per cento dei votanti e la cosa mi rasserena per il lavoro svolto. Al momento unica regione da premiare la Basilicata. Unica citta’ al momento che supera il quorum e’ Potenza.

Non resta che trovare un po’ di luce. Esco sconsolato, saluto seggio e…finanziera e…”buonanotte” agli aventi diritto che il loro diritto non hanno utilizzato.

L’Epifania…tutte le feste si porta via

Ravenna, 20 luglio 2014. Sant'Apollinare Nuovo. I re Magi. Foto, Romano BorrelliL’Epifania …quasi tutte le Luci…d’Artista si porta via. Le feste volgono al termine e domani si rientra a scuola. Ma  oggi abbiamo ancora tempo per una passeggiata e rileggere le poesie di queste “benedette luci d’artista” prima che si spengano. “Ehi ma ti ricordi dieci anni fa? Torino 2006… Le Olimpiadi…il rosso cinabro, la passione da vivere che…lives here….o lived here. Tu che dici? Le luci le spensero a marzo!” Cosi raccontavano alcuni oggi, nei loro dialoghi post panettoni e cibarie varie che hanno messo alla prova fegato e stomaco. Ma i racconti piu’ interessanti erano in voga in alcune palestre. Bastava, con una scusa qualsiasi, prezzo, costo, orari, per una ipotetica iscrizione, avvicinarsi al bancone  ed entrare in una di quelle, (ieri, ma anche oggi), per sentire certi discorsi (cibo, calorie e…)su questi 15 giorni appena trascorsi. Volete appagare la vostra curiosita’? Bhe’ facciamo un’altra volta, ok?Torino via Garibaldi 6 1 2015 foto Borrelli Romano

Facciamo solo un passo indietro e “rileggiamo” le parole di Francesco nella giornata di oggi: “L’esperienza dei Magi ci insegna a non vivacchiare ma a cercare il senso delle cose assecondando il cuore”. Occorre mettersi in viaggio. A domanda cosa hai letto, richiesta da lettori blog, rispondo: bhe’, ho preparato…il vecchio programma! Certamente fossi liberissimo parlerei dei Mosaici di Ravenna (vedere foto dei Magi), del significato del termine “compagni” (condividere il pane) ritrovato nel libro di Enzo Bianchi,  ancora “Spezzare il pane”, poi, “Mangiare da crisiani” di Massimo Montanari, “Vino e pane” di Ignazio Silone e quel periodo storico, di pane, di vino e del “Cantico dei cantici”, “la persona e il sacro” di Simone Weil…e pagine e pagine esplorate se solo…Ma questo sara’ domani. Oggi c’era ancora un giorno di festa; facile intercettare “cacciatori” di saldi e befane Torino 6 1 2016.foto Borrelli Romanoper le strade torinesi a distribuire dolci vari.  Belle erano belle, coi loro fazzoletti sul capo e menti allungati. Diciamoci la vetita’: certe ragazze con la “sbessola” non sono male! E poi poverine, a solcare i cieli sulla scopa non e’ che abbiano respirato il meglio del meglio. Questione di naso. Ma certe befane il naso sanno sempre dove ficcarlo. Torino 6 1 2016.foto Borrelli Romano.pza.San CarloCode nei negozi aperti e molti a socializzare con tutti ingannando cosi il tempo di attesa. Il Toro e la Juve in testa a tutto e nella testa di molti.I discorsi:  “Le giovani vite spezzate delle partorienti (e figli) Giovanna, Marta e Angela mentre doveva essere cronaca e futuro, speranza e gioia. Si puo’ nel 2016 morire di parto?” E ancora il “guano di Roma”, il Giubileo, il referendum abrogativo o confermativo e “dove batte il quorum”,  l’intervento del Presidente della Repubblica: “piu’alla Pertini o alla Napolitano?” Da caminetto, lo giuravano e vicino a questo ci va sempre la pipa.  Ancora: il prossimo ponte. Beati certi professori che non devono aspettare Pasqua per la prossima fermata: Carnevale fara’ la sua parte. Ultima annotazione. Dopo tante polemiche di inizio periodo natalizio (meglio, Avvento)chiudo con la foto di un Presepe (Basilica Maria Ausiliatrice, Torino).20160106_191538

La scuola prestata alla politica. continua

Torino 25 maggio 2014. Ai seggiOre 01. 30. La sezione si chiude, in  classe resta poco. Le schede dei 552  “votanti” di questa sezione  , una del torinese, han preso il “largo” verso il “deposito”. Superga vista da dove c'era la stazione Dora.Dormono sonni tranquilli, suddivisi e racchiusi all’interno di pacchetti. Un fogliettino bianco, davanti, ne indica il numero e il partito. Ogni oggetto avanzato viene riposto all’interno della busta, come richiesto, dal verbale. Qualcuno conta ancora mentre si sa già chi conterà in Europa.i 49 milioni di italiani, elettrici, elettori, con il loro voto, hanno provveduto ad eleggere i 73 che andranno a formare il parlamento europeo insieme agli altri eurodeputati. Noi,  dei seggi si  torna a casa! Dopo, questa nottata. Ma noi siamo anche altro, Altra Europa. Un’ altra Europa e’ possibile. Anzi, l’Altra Europa e’possibile. Altri parleranno per giorni di referendum, plebiscito, vocazione maggioritaria, De Gasperi e brutta campagna elettorale, forse la piu’ brutta. Vedremo. Ora, buonanotte.

Dieci minuti alle 14. Borsoni blu e gialli a spasso per Torino. Si riconoscono i Presidenti e Segretari dei seggi, sezioni, sparsi per Torino. Ore 14 in punto. Una campanella suona, ma e’ quella riservata agli studenti, quando sono presenti a scuola. In ogni caso, porte chise e operazioni di spoglio al via. Ovviamente questo solo, per un paio di regioni e tra queste il Piemonte. La ripresa ai seggi, l’apertura, lo spoglio e lo scrutinio, potrebbero essere descritte come questa foto di Torino. E’ Torino, ma non sembrerebbe di essere a Torino.   Alcuni partiti hanno fatto davvero un buco. Qualcuno ha perso qualche  milione di voti e un elettore, attivo e passivo, e altri “non hanno vinto loro”. Si torna. A casa. Casa-casa. Per riposare. Nel frattempo osservo i cambiamenti di una zona della nostra citta’. Si riconosce la vecchia linea ferroviaria Torino-Milano.  Da un paio di anni il treno corre sotto. Sopra dovrebbe nascere una strada, fino al Politecnico. E oltre. Ritrovo il concessionario, ma “Dodo’” , con la sua uno, non arriva più da via Monterosa per “caricare” i colleghi senza auto   per recarsi al lavoro. Solidarietà d’altri tempi, che continuava all’uscita. Magari ti divideva una tessera, ma la persona, l’umanità, no.  La sala danze, idem c.s. La stazione ferroviaria Dora, non so più dove sia, o meglio, l’edificio. Abbattuto. Peccato. Era piccolina, ma riusciva a fare ancora il suo dovere. Al suo posto, una simil rotonda. Il nome, ma solo il nome, ricorda la rotonda di Senigallia. A proposito: come staranno dalle parti di Senigallia? Mi consolo guardando Superga, da questa stessa rotonda. Non è identica cosa pero’…Ho riconosciuto inoltre una cabina telefonica.”Marina fatti sentire“, c’era scritto e fatale fu in altre elezioni  con i  numeri da prefisso telefonico. Oggi i numeri sono 43%, il  dato affluenza alle urne in Europa, 60 % in Italia. Poi, il 40% al Pd, 4% Altra Europa…ecc.ecc. Li riguardo e torno al via. “Marina fatti sentire“. Forse Marina, ha “chiuso la porta. Della politica”. Uscendo dalla stazione DoraTorino-Ceres stazione. Ex stazione Dora Foto 26 maggio 2014. Foto Romano Borrelli , quella riferita alla Torino-Cers, l’altra, direzione Milano-Venezia, come edificio, è stato abbattuo, ho riconosciuto alcuni posti a me famigliari dove un tempo c’era il cavalcavia con la grande fabbrica, dove ora si trova un Ld e qualche altro supermercato.  Ho riconosciuto la scorciatoia che dava sul cavalcavia privata di questa. In fondo, i grattacieli, con la pubblicita’da caffe’ in cima. Oltre Mappano, Leini’. Qui, nei paraggi, molto e’mutato. Piove. il resto, tutto scivolato via. Come nulla fosse stato. Abituati a spettacoli teatrali, dove la fantasia eclissa i fatti.

Per la cronaca, Chiamparino “esagerato” trionfa in Piemonte. Solo ieri, sabaudamente, si scherniva dicendo “esageruma nen”.

Aria fredda natalizia, domenicale

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Prima domenica con negozi aperti. Domani, come sempre, sapremo i numeri: cosa, quanto, chi, tendenze.  Chi è stato “sequestrato” e sottratto agli affetti famigliari per una giornata dedita “alla forza per spostamento” (lavoro).  Una domenica un po’ borghese e un po’ no, nelle vie centrali. Occhi. Dentro le vetrine e dentro di sè.  Ogni cosa, pare essere, occhi. Il Derby cittadino, la Juve,il Toro,  il TFF appena concluso, la tredicesima, l’Imu, le primarie… pensieri e parole. “Prendiamoci un caffè“, è il ritmo che rimbalza. (ricordo un caffè da blog, filosofando diversamente…). Altri discutono di lavoro e delle modifiche dell’articolo 18 e delle firme che si raccolgono per un referendum che abroghi la nuova normativa. “Torniamo all’antico e sarà davvero un progresso”. Concordo.

Nelle vie laterali, file di persone alla ricerca di una panchina o un appiglio qualsiasi, con sacchi, sacchetti, buste varie: il loro mondo racchiuso tutto li dentro. Cose necessarie, utili. E “occhio” a non perdere nulla,  per non perdersi poi.  Altre, decisamente vuote. Specchio del loro sé.  Ma sono loro. Sacchetti. La loro stanza.  Cittadini  di ritorno dalle mense , quelle poche, aperte. Vie centrali e laterali, che non si incontrano, in una città che ha fretta. Occhi scintillanti del benessere da una parte, occhi  del vivere male che incontrano il mal di vivere dall’altra. Occhi tristi e pensierosi. Ma anche innamorati. Della vita. Comunque sia, La diseguaglianza non è produttiva, anzi, “La disuguaglianza è produttiva: falso!”  (titolo del saggio di Marco Revelli), troppi eccessi del liberismo. (vedere lunedì pomeriggio, Centro Gobetti, con Luciano Gallino, seminario sul tema).

In altra via, defilata, un paio di vecchiette, scialle sulle spalle, sbocconcellano un pezzo di pane. Hanno del latte in mano. Tra pochi istanti lo porgeranno a qualche gatto che si raduna nei pressi. Regaleranno qualche carezza e riceveranno qualche fusa, un miagolio di ringraziamento. Le vecchiette si stringono ancor piu’ nel loro scialle e socchiudono gli occhi, pronte per un riavvitamento dei pensieri, un viaggio a ritroso nella loro memoria. La memoria. “Memoria che va fatta riposare, deve trovare pace, non puo’ bruciare per sempre” .

(nella foto, via Garibaldi)

Siopero. No alle politiche d’austerità a senso unico

Torino. Ore 9.30. Piazza Vittorio. Un grido si alza verso verso il cielo, pulito come poche altre volte, e la collina davanti: “No alle politche d’austerità”, solo ed esclusivamente a senso unico, nella giornata di sciopero indetta anche dalla Cgil e dalla Ces, la Confederazione del sindacato europeo. Il lavoro si muove. Anche se strangolato. Come i lavoratori. Strangolati e prosciugati del giusto per vivere. Lavoro. Quello che “La Repubblica italiana è fondata sul lavoro”, e che manca.  Quel poco, che vi è ancora, composto da “invisibili” che continuamente, quotidianamente vengono  penalizzati. Si  parla, si scrive, si descrive lo stato dell’economia attuale e di quello che verrà, nel nostro Paese, in” mare agitato, tempestoso”, come descritto da una relazione europea. E in fuutro,  altri duecentomila posti di lavoro  si perderanno con una disoccupazione che toccherà l’11 per cento. Per non parlare poi delle condizioni di lavoro, in molti siti, da ferriere anni cinquanta…nonostante le arroganze e gli inganni, di promesse non mantenute. Bene i vigili del fuoco, applauditissimi, al loro passaggio. Un segnale importante, la loro presenza, in un Paese dove la cultura muore, lentamente. Il corteo si dirige verso Piazza Castello, dove nei pressi, un banchetto della Federazione della sinistra  raccoglie firme pro referndum ripristino articolo 18, e, nello stesso tempo,  in altra zona di Torino, poco distante, in via Pietro Micca, zona Miur, un altro corteo si muove, quello del mondo della scuola….gli studenti,gli insegnanti, i precari della scuola, sindacato di base, collettivi autonomi, centri sociali,  per dire no a Francesco, e al suo profumo di inganno (tablet e ancora precari nonostante …), che non piace, che porta sempre addosso. Si puo’ essere geni e mediatori quanto si vuole, e “medagliati” con curriculum da lista della spesa, ma sono i valori che contano…Si puo’ ricevere un applauso per un tablet sapendo che miglia di precari son ancora impallinati?

Un pensiero ai venticinquemila in mobilità e a coloro che hanno perso il lavoro.

Intanto si registrano scontri in alcune città.

La prima campana: sciopero generale.

L’imminente apertura delle scuole, lascia sullo sfondo l’estate. Canzoni come “Spiagge” (Renato Zero) e “l’estate sta finendo” (Righeira) sono cio’ che rimane, ad ogni inizio settembre, del periodo estivo appena trascorso. Ansia e angoscia, invece, persistono per molti e ci accompagnano alla ricerca di una nuova “identità” lavorativa. Dove si verrà proiettati quest’anno? Alcuni, come fumo negli occhi, assunti a tempo indeterminato, assunti così”nel ruolo” di addetti al turibolo per incensare questo governo, sono stati catapultati, in una sorta di apprendistato dell’apprendistato, perchè dopo anni di precariato, nella stessa mansione lavorativa, devono obbligatoriamente superare il periodo prova: due mesi, chi quattro, chi un anno. Come se stesse iniziando un nuovo lavoro. Una moltitudine, invece, è rimasta fuori. Coloro i quali immediatamente hanno fatto di conto. A fronte delle immissioni in ruolo, questo era il terzo anno di tagli programmato.  E mentre i primi continuano col ciondolio del turibolo dopo anni di “compressione di ogni cosa e in ogni dove” molti, tantissimi, sono rimasti ad osservare. “Oggi non vado a lavorare”, pare essere il titolo di un film.  Solo che non è finzione.  Solo che i pescecani, non guardano. Mangiano. E come se mangiano. E nei molti che vivono nel limbo, in una condizione a tempo, magari con contratto a dieci mesi, la possibilità che quel contratto li faccia scollinare in una “convenzione Basilea” è forte. Ma che cosa sarà mai questa Convenzione Basilea? Vuoi vedere che a coloro che sono in possesso di un contratto a tempo  determinato magari gli è preclusa la possibilità di accedere ad un fido bancario, perchè le mensilità retribuite  da quel contratto sono solo dieci e non, magari, come avveniva (avviene?) a chi lavora in un luogo che ti pubblicizza la vita come una “scala mobile” (grazie al “paternalismo di una banca”) di mensilità magari ne percepiva 15 o 16?  E già, perchè sono i numeri che contano, bellezza! Non le persone.  Eppure quel paternalismo che rimanda alla Convenzione Basilea non è presente ogni qual volta vengono inviati gli estratti conti. Bontà loro. Grandi banche, banche grandi, grandi capitali, grandi patrimoni….governanti….non pervenuti. Come la mancata volontà politica di tassare i grandi patrimoni, le rendite, le transazioni finanziarie….E così, propirio per la voglia di dire no e provare a reagire a questo stato di cose, la prima campane a suonare è stata per  lo sciopero generale.  Contro una manovra brutale, pericolosa. Iniqua. Una manovra che, rifatta quattro, o cinque volte, colpisce sempe nello sesso modo sempre i soliti. Persone.  Pensionati, giovani lavoratori, precari. Persone e stato sociale sotto attacco. Una manovra che scarica i costi sul mondo del lavoro dipendente. E i contratti nazionali? Voglia di smantellarli? Forse il vento di Basilea, soffia anche su questi. Povera Costituzione, “luogo di equilibrio” tra diritti politici e sociali. Già, come sosteneva Zagrebelsky alcuni giorni fa “la condizione iniziale era quella in cui solo i proprietari avevano diritti. I lavoratori o aderivano alle condizioni loro proposte  oppure non ottenevano o perdevano il lavoro, potendo l’imprenditore attingere al ribasso da un serbatoio di forza lavoro in cerca di occupazione……stiamo tornando a questo in nome del mercato e della competitività?“. Già, Basilea, Italia, Europa.….e sembra uno sfottò se ricordi a chi ti sciorina “la convenzione di Basilea” uno che di conti magari ne capisce tantissimo, ma di empatia, zero, se asserisce la mancanza di colpe, sue, se le nostre mensilità sono solo dieci e non 15 o forse 16……..Forse bisognerebbe ricordarci delle “bolle di sapone”…..magari…Certo che le proteste “indignade” non sono davvero “campade” per aria. Speriamo in una maggiore e consapevole indignazione.

Colgo l’occasione, dato che ho citato la canzone “spiagge” per lanciare la proposta di un referendum, quello di rendere le spiagge libere, o come erano fino a poco tempo fa. Di ritorno da una delle spiagge piu’ belle d’Italia, ho pensato che forse, questa potesse essere una delle ultime volte che potevo accedervi con tanta facilità. Proliferano infatti gli stabilimenti balneari, 800 euro al mese, 35 o 45 euro al giorno, ombrellone e due sedie sdraio. Caro Vendola, le battaglie referendarie non terminano con l’acqua e il nucleare, per fortuna vinte. Bisognerebbe avre il coraggio di inserire nei bene  comuni la spiaggia, il mare………perchè devo pagare per accedere al mare? perchè in una zona della Puglia, quella dove sei stato alcuni anni fa, mi riferiscono,  non l’alta marea, ma l’ingordigia dell’uomo, si è mangiata una buona fetta di spiaggia? Per caso anche l’accesso al mare e sulla spiaggia è diventata questione per ricchi? Ma, qualche anno fa, non sostenevi, che anche i ricchi dovevano piangere? Vorrei le spiagge libere, per tutti. Ottocento sono gli euro guadagnati da un precario, che certamente non dovrebbero andare ad “ingrassare” uno stabilimento balneare. Senza dimenticare che un tempo, per accedere in quel posto bellissimo potevo benissimo usufruire di un treno serale, a 50 euro, ora, ridotto di numero di carrozze, mentre ore, mi si propongono due treni giornalieri, a quasi cento euro. Proporre o imporre? Fare un giro la sera in stazione per la scelta.

Il vento è cambiato. Precari: Col nostro stipendio paghiamo chi ci insulta

Il vento è cambiato e alla fine, coloro che tifavano per l’astensionismo al referendum, non sono riusciti a metterlo “nel quorum”. La domanda di partecipazione politica si protrae da febbraio, anche se, a mio modo di vedere, in alcune circostanze, quali le amministrative di Milano, l’elettorato, forse, chiedeva altre cose. Sicuramente non Tabacci. Come che sia, il vento è cambiato e pare che gli unici a non accorgersene siano proprio i domiciliati a Montecitorio. Un referendum inutile, è stato detto, da un “capitano” senza fascia, forse per non “caricarlo” troppo di significato politico,  ed evitare così ulteriori “sberle”, anche se, a mio modo di vedere, ne aveva, di senso politico. Eccome. In Germania si è dato uno stop al nucleare, sicuramente perchè i verdi hanno un’influenza, forte, in quella realtà e quel tema è particolarmente sentito. Qui, in Italia, sentono solo il profumo degli euri. Volevano provarci e riprovarci a rifilarci l’acqua privata, il nucleare, il legittimo impedimento. Le prime, questioni di profitto. O personali, come l’ultima. Anche se, a mio modo di vedere, nonostante un referendum abbia sancito 4 si, secchi, la gente che si incontra in coda nei supermercati, con i carrelli pieni di confezioni di acqua, è davvero in contraddizione con se stessa. Dovremmo davvero recuperare le famose caraffe e utilizzare l’acqua del rubinetto. A Torino, inoltre, l’acqua pubblica è una delle migliori, e i controlli mensili sono costanti e continui. Sarebbe bastato osservare il caso parigino per capire come la privatizzazione dell’acqua avrebbe aumentato le tariffe in maniera esponenziale. Una città, la capitale francese, con due società che si spartivano il territorio, suddiviso tra la riva destra e la riva sinistra.

Il vento sta cambiando, e ripeto, gli unici a non accorgersene sono davvero una buona fetta degli inquilini di Montecitorio. La parte peggiore dell’Italia? Qualcuno ha avuto il coraggio di dire che sono i precari. Incredibile, davvero. Parrebbe che a Montecitorio, alcuni, siano i protagonisti di un film e che il titolo, attribuibile al Governo sia: “Unico indizio: assente”. Alcuni precari, quelli della scuola, si sono già congedati, e, risultano disoccupati, termine contratto. Di qui a poco, migliaia li seguiranno. Senza sapere meta, inizio e termine di un nuovo ipotetico nuovo contratto. Ora, in molti attendono il ricorso, il risultato di una class action, per chi ha lavorato per almeno un paio d’anni come precario. Peccato che questi risultati arrivino mediante la forza di sentenza e non mediante la forza del sindacato o di una politica capace di ascoltare e rappresentare questi bisogni. Complice anche l’effetto “voto utile” di veltroniana memoria che ancora oggi brucia lasciando una buona fetta di elettorato priva di rappresentanza.

Sotto lo stesso tetto, un tempo, un unico contratto, un unico padrone, una solidarietà. Oggi non è piu’ così, almeno per ora. Penso che davvero gli schiaffi se li diano da soli, questi governanti. Loro si, parte peggiore incapaci di capire che non rappresentano piu’ la maggioranza reale del Paese e che, forse, non ne possiedono una in Parlamento.

Aspettiamo il passaggio parlamentare, da qui a pochi giorni, e speriamo in una dichiarazione di fidiuca. Anzi, di sfiducia. Molte cose sono cambiate, da quell’aprile 2008.

Il vento è davvero cambiato.

Referendum del 12 e 13 giugno 2011: andiamo a votare

Referendum 12 e 13 giugno 2011
Non tutte le febbri sono la conseguenza di uno stato di malattia. Per esempio ci sono la febbre degli innamorati o quella della crescita che non sono per niente malsane.

Dal giorno dopo la manifestazione delle donne del 13 febbraio “Se non ora quando” questo paese ha cominciato pian piano a crescere. E la febbre è salita. E non si tratta di questioni politiche legate ai partiti. Ma di dignità.

Ora che la febbre è cresciuta non è proprio il caso di correre a prendere la tachipirina. Il lavoro iniziato dalle donne il 13 febbraio non è finito. Va completato il 12 e il 13 giugno ai referendum.

Il mio piccolo contributo in proposito è di aver curato un romanzo di un giovane autore sul tema dell’energia. Uno di quelli che non si vedono in tv, ma che vale la pena leggere per non farsi passare la febbre. Si intitola ENERGY FEVER. Appunto.

E’ un romanzo breve in forma di pdf che ci aiuta a riflettere se andare al mare oppure no i giorni delle votazioni.
Ed e’ GRATIS scaricabile QUI: Energy_Fever

Mauro Sandrini

 

Un 25 aprile, un’altra Italia è possibile.

Ricevo e pubblico da Simone Ciabattoni

E’ INIZIATO UN NUOVO ANNO MA I PROBLEMI SONO SEMPRE GLI STESSI DI QUELLO PRECEDENTE; UNA CRISI ECONOMICA CHE DA DIVERSI ANNI STA TAGLIANDO LE GAMBE ALLE FAMIGLIE E NON ACCENNA A SMORZARE LA SUA FORZA. PER ESSRE PRECISI NON A TUTTE LE FAMIGLIE, IMPRIME LA SUA FORZA; C’E’ CHI CONTINUA AD ARRICCHIRSI SULLE SPALLE DEI CITTADINI SOCIALMENTE PIU’ DISAGIATI.

IL 13 E 14 GENNAIO SI TERRA’ UN IMPORTANTISSIMO REFERENDUM TRA GLI OPERAI DI MIRAFIORI CHE MOLTO PROBABILMENTE SANCIRÀ LA AMORTE DELLA DEMOCRAZIA NELLE FABBRICHE.

SE L’ESITO REFERENDARIO, TRA I LAVORATORI, DOVESSE ESSERE “SI” PASSAREBBE UN MODELLO DI LAVORO CHE ELIMINA DIRITTI DELLA CLASSE OPERAIA. QUELL’ACCORDO INFATTI RIDUCE LE PAUSE ( SE QUEST’OGGI L’ACCORDO CONTRATTUALE NE PREVEDE 2 DA 20 MINUTI, DOPO IL 14 VE NE SARANNO 3 MA DA 10 MINUTI CIASCUNA), LA POSSIBILITA’ DI MANGIARE IN MENSA POTREBBE ESSRE SPOSTATA A FINE TURNO, SE LA FIOM NON FIRMASSE I LAVORATORI ISCRITTI A QUESTA ORGANIZZAZIONE SINDACALE NON POTRANNO PIU’ ELEGGERE I PROPRI RAPPRESENTANTI IN FABBRICA, NONOSTANTE L’ARTICOLO 14 DELLO STATUTO DEI LAVORATORI AFFERMI: “ IL DIRITTO DI COSTITUIRE ASSOCIAZIONI SINDACALI, DI ADERIRVI, E’ GARANTITO A TUTTI I LAVORATORI ALL’INTERNO DEI LUOGHI DI LAVORO” . QUESTO ACCORDO COME HA DETTO BENE IL SEGRETARIO DELLA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA PAOLO FERRERO: “E’ UN RICATTO M.OSO” (HA SOSTENUTO FERRERO) FATTO DA MARCHIONNE E CHE COME MANDANTE AVREBBE SILVIO BERLUSCONI; O ACCETTI QUESTE CONDIZIONI O NON SI LAVORA PIU’ IN ITALIA. ALLA FACCIA DEI 7.6 MILIARDI DI EURO SPESI DALLO STATO ITALIANO ( O MEGLIO DAI CITTADINI ITALIANI) PER FINANZIARE LA CASSA INTEGRAZIONE, INVESTIMENTI , INCENTIVI DELLA FIAT. SE GLI OPERAI STANNO MESSI MALE, GLI STUDENTI ANCORA PEGGIO; E’ DIVENTATA LEGGE CON LA FIRMA DI GIORGIO NAPOLITANO IL DECRETO GELMINI CHE DI FATTO SMANTELLA L’ISTRUZIONE PUBBLICA. E’ POSSIBILE CHE NON VENGANO PIU’ OFFERTE BORSE DI STUDIO AGLI ALUNNI PIU’ MERITEVOLI A CAUSA DI FORTISSIMI TAGLI ALL’ISTRUZIONE. VIENE QUI VIOLATO L’ARTICOLO 34 DELLA COSTITUZIONE. SONO IMPORTANTI E MOLTO FORTI LE PAROLE DI DARIO FO IN MERITO A TALE SITUAZIONE.” OGNI PAROLA, OGNI UOVO LANCIATO E’ UN MATTONE FATTO DELLA STESSA MATERIA DI CUI E’ FATTO IL FUTURO. SONO COLPI DI CAZZUOLA E MANCIATE DI CEMENTO A SOSTEGNO DI UNA ISTRUZIONE DA PUNTELLARE AD OGNI COSTO, PERCHE’ NON CROLLI IN UN CUMULO DI MACERIE”. INOLTRE NONOSTANTE LA DISOCCUPAZIONE RIMANGA AL 8.7% A NOVEMBRE 2010, AD AUMENTARE E’ IL TASSO DI DISOCCUPAZIONE GIOVANILE CHE A NOVEMBRE SI E’ ATTESTATO SU 28.9 PUNTI PERCENTUALI, 2.4% IN PIU’ RISPETTO ALLO STESSO PERIODO DELL’ANNO SCORSO. CON QUESTI DATI CI SI ASPETTA CHE SI INVESTI SULLA CULTURA, ISTRUZIONE, RICERCA; INVECE NO IL GOVERNO ITALIANO PREFERISCE FINANZIARE LA GUERRA ( CON L’ACQUISTO DI 130 CACCIA BOMBARDIERI DA 14 MILIARDI ANZICHE’ FINANZIARE LA SCUOLA). VENGONO PERSINO “ SFORNATI” PROVVEDIMENTI COME QUELLO CHE HA DETERMINATO L’ABBASSAMENTO DELL’OBBLIGO SCOLASTICO A 14 ANNI. ALLORA OPERAI, CASSA-INTEGRATI, STUDENTI RICERCATORI UNIAMOCI PER COSTRUIRE INSIEME UN’ALTRA ITALIA; RIBADIAMO CON FORZA LA NOSTRA CONTARIETA’ A QUESTI PROVVEDIMENTI!!! LA CRISI LA PAGHI CHI LA CAUSATA; BASTA CON LA SOCIALIZZAZIONE DELLE PERDITE E LA PRIVATIZZAZIONE DEI PROFITTI! COME HA DETTO BENE PAOLO FERRERO CI VORREBBE UN ALTRO 25 APRILE PER MANDARE A CASA QUESTO GOVERNO CHE OFFRE AD OGNI OCCASIONE PROVE DI FASCISMO E CHE STA PORTANDO L’ITALIA E GLI ITALIANI ALLA ROVINA!!!!!

SIMONE CIABATTONI,

STUDENTE UNIVERSITARIO, FACOLTÀ AGRARIA