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Buon 25 Aprile Resistente

20190425_111636Torino dorme. Alcuni svogliatamente escono, chi verso un’edicola, chi verso un bar, per  la sua prima colazione, chi, militante e riconoscente, con un mazzetto di fiori nella mano, alla ricerca dei cippi commemorativi di giovani partigiani morti per cacciare l’invasore e per la libertà. I bus, grigi, (ma oggi, a mio modo di vedere,  dovrebbero vestirsi di altri colori) “sbuffano” appena; scatole pubbliche, metalliche numerate, secondo alcuni nuovi panocticon dei nostri giorni (per via delle bippature che tutto saprebbero di noi, al pari di una carta di credito o bancomat, come strumenti utili per sondaggi elettorali) pigramente e lentamente raggiungono la fermata appostandosi a ridosso della pensilina. Tratti gialli, stile panchina campionato di calcio del mondo. Al loro interno, pochi passeggeri. Fuori del bus, una bandierina tricolore sventola nel breve tratto del cielo torinese. Leggermente mossa, Immediato è  il mio istinto di cantare, guardandola, “Bella ciao”, così come accadeva, da piccolo, ogni qual volta quella bandierina faceva la sua comparsa ai miei occhi, ed  io, stretto nella mano di mio padre la cantavo. Poi da grande cominciarono i “pellegrinaggi” presso qualche lapide commemorativa, in giro per  Torino, a ricordare i partigiani caduti per  la libertà.  E così mi capita di fare ancora oggi. “Aldo dice 26 X 1”! Penso alla nostra città e alla Resistenza, ai partigiani, ai tanti Bube e Mara del nostro Paese, giovani e belli di quel periodo, ricchi di niente, e di grandi speranze. Come sempre avviene, non manca un saluto alla lapide commemorativa di Gramsci.

Buon 1 Maggio 2016

Torino 1 5 2016 foto Borrelli RomanoBuon primo maggio, anche se bagnato. Sotto la pioggia, bloccati, corteo monco, diviso. Qualcuno ha deciso che un pezzo non passa. Siamo fermi. Alcuni distanti da me hanno subito anche “carezze” e attenzioni da non poco. Che dire? Non so proprio…Aspettavo questa giornata dall’anno scorso.Siamo qui. Chi canta “Bella Ciao” e chi “Resistenza”. Mancano le parole per poter scrivere qualcosa. Dopo esser stati fermi per un po’ di tempo (incalcolabile) finalmente un varco si apre e via Roma torna libera. Liberta’ di “camminare” e poterstare nel corteo ripristinata. Avevo voglia di rivedere vecchi compagn* e amic* di lavoro ma parevo impossibilitato a cio’. Anche recuperare via Po o indietreggiare verso piazza Vittorio pareva impossibile. Incontro Juri e Luigi Saragnese e amic* di vecchia data. Scambiamo opinioni. Poi ci perdiamo. Davanti un accenno di “alleggerimento”. Ora tutto riprende come avrebbe dovuto essereTorino. Corteo.1 5 2016 foto Borrelli Romano.20160501_114013. Passano i primi poi i secondi….verso le 12 si raggiunge piazza San Carlo.

 

I Mondi di Primo Levi

Torino, Piazza Castello, gennaio 2015.Foto Romano BorrelliTorino, Piazza Castello, gennaio. Foto, Romano Borrelli.“Se questo è un uomo”

(dal primo capitolo)

“I vagoni erano dodici, e noi seicentocinquanta; nel mio vagone eravamo quarantacinque soltanto, ma era un vagone piccolo. Ecco dunque, sotto i nostri occhi, sotto i nostri piedi, una delle famose tradotte tedesche, quelle che non ritornano, quelle di cui, fremendo e sempre un poco increduli, avevamo così spesso sentito narrare. Proprio così, punto per punto: vagoni e merci, chiusi dall’esterno, e dentro uomini donne bambini, compressi senza pietà, come merce di dozzina, in viaggio verso il nulla, in viaggio all’ingiù, verso il fondo. Questa volta dentro siamo noi”. Torino Piazza Castello, gennaio. Foto, Borrelli Romano.

Primo Levi.

Torino, corso Regina Margherita. I Mondi di Primo Levi. Cartellone pubblicitario. foto, romano borrelliNon entro nel merito di quanto ha suscitato e suscita ( rispetto ai tempi e ai vincoli, ma da censurare quella bruttissima “parolaccia” baraccone) una “uscita” estemporanea del soprintendente sul vagone e contro il vagone  in Piazza Castello di  fronte alla mostra su Primo Levi , (e sui tempi di permanenza del vagone in Piazza Castello) “Mondi di Primo Levi” inaugurata a settant’anni dalla liberazione dei campi di sterminio. Serve e dovrebbe restare, a mio modo di vedere per tutta la durata dei Mondi di Primo Levi. Per riflettere. Per pensare.

Condivido il pensiero della comunità ebraica. Il treno è un inciampo metaforico per pensare. E riflettere.

Ricordo ancora l’iniziativa di anni addietro: la lettura integrale del libro, “Se questo è un uomo” al Circolo dei Lettori di Torino. Una pagina per ciascuno dei presenti. Una “maratona” ininterrotta. Spezzata solo per cibarci di quanto  veniva dato nei campi. Una iniziativa, a mio modo di vedere, che andrebbe ripetuta.

Non vi è piazza che tenga. Ho ripercorso a ritroso le pagine del blog.

Dall’albero di Natale alla piscina ad altro ancora. Piazza Castello ha ospitato di tutto. Il vagone puo’ e deve restare fino al termine della mostra i Mondi di Levi.

Nella giornata vorrei ricordare a livello personale e collettivo di quartiere la figura nota, qui, alla circoscrizione 7 della partigiana Enrica Dellavalle spentasi il 23 gennaio 1986. Una figura che ha lasciato tantissi i ricordi in chi ha avuto modo di conoscerla. Operaia presso un opificio dalle parti della stazione Dora (che ora come edificio non esiste piu’) in molti ricordano Enrica nella sua attivita’ di staffetta partigiana. In molti che hanno avuto modo di conoscerla, incontrarla e soprattutto ricordarla, ne tratteggiano la figura di una donna comunista, amante della giustizia sociale, sempre pronta a sostenere le figure deboli, indifese, sfruttate e ai margini della societa’ anche in una Torino inserita come altre citta’ nella societa’ del benessere. Enrica. Amante della giustizia sociale e attratta dalla poverta’ per darvi risposte certe e immediate ai bisogni della povera gente. In molti del quartiere ,  ricordano ancora, la banda ( come Enrica aveva sempre desiderato il suo ultimo viaggio) e “Bella ciao” a pugno chiuso quando il 23 gennaio,  su una strada asfaltata, un piccolo nastro dove si era affacciato un piccolo sole tutto per lei,  la salutarono per l’ultima volta tra le vie del nostro quartiere. Indimenticabile la sua memoria di ferro. Ricordava tutti i compleanni dei bambini del suo palazzo e oltre, in questo spicchio di terra di santi sociali e comunisti che hanno una matrice comune: il prossimo e la sua dignità. Nelle ore prima del suo ultimo viaggio, consapevole di quanto stava per accadere, diede disposizioni alla cognata di quanti compleanni dei bambini “napuli” (terroni) si sarebbero festeggiati di li a poco. Per ognuno, diecimilalire. Per il compleanno e per i pasticcini da comperare alla pasticceria S. Un tempo, quando le forze la sorreggevano, mano nella mano, come una nonna, accompagnava lei tutta quella schiera di nipoti non suoi, in pasticceria, da S, il giorno del loro compleanno. Poi, l’impegno, delegato  per il venir meno delle forze fisiche, ma mai dimenticato.

Ciao Enrica. ( per la par condicio, mi viene da dire, ciao Enrico).

 

 

 

Una “saggia” torinese, un giovane, il nuovo

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Una giornata a vedere cosa succede in città. La signora Angela, parente della citata partigiana, in altro posto del blog,  attenta lettrice de La Stampa. Una saggia dal cuore giovane, datato 1922.  Molto conosciuta in circoscrizione, la 7, racconta le ristrettezze del periodo di guerra, paragonandole a quelle di oggi. La Torino, che in pochissimo tempo divenne metropoli, con l’arrivo di forze fresche dal Sud, impiegate dapprima nell’edilizia e poi in fabbrica. Racconta di come nella casa in cui abita da un po’ di temo, frequentata già precedentemente per via della cognata, si siano “dati il cambio” famiglie di provenienza ed etnie diverse. Nell’appartamento vicino, dove un tempo abitava la democristiana, “don Camillo” in versione femminile, vi sia ora una famiglia albanese. Al piano di sotto, dove un tempo abitava una classica famiglia “Rossi“, i rumeni. Un rimescolamento. Oggi un ipotetico duello “Don Camillo e Peppone” non saprebbe con chi farlo”. Detto questo “la politica è cambiata e forse non ne avrei tanta forza a farne”. Solo i colombi, che di tanto in tanto affollano il suo balcone, alla ricerca di qualche briciola, sembrano essere gli stessi, da anni. Anche il carrozziere che un tempod lo si sentiva rumoreggiare nel palazzo affianco, ha ormai abbassato le serrande. Da un po’. E così il rumore delle molle di un materassaio, dall’altra parte del palazzo. Una  lettrice particolare de La Stampa. Un tempo, comprarlo era un appuntamento quotidiano. Oggi, questo appuntamento avviene “di tanto in tanto”, con grande dispiacere;  “qualche copia, finisce per mancare nel suo “quotidiano” investimento. Una vita dedicata al lavoro e al volontariato, al Cottolengo, tra i fornelli, le mense e gli ammalati. Una vita di lavoro, in città, a Torino. Un negozio. Lei, una commessa. Ora vicinissima ai novantadue. Ricorda quando in “via Garibaldi” si sentivano sferragliare i tram. Ricorda il “leone”, l’adesivo Marus, di un negozio dalle parti di via Roma.”Sai, quel negozio che regalava gli adesivi con il leone. Sulle macchine, di quegli adesivi se ne vedevano tanti. Forse, ma ora la mia memoria è ballerina, da quelle parti vi fu un incendio”. Ricorda la scala mobile della Standa. E ricorda ancora quando “il bus a due piani, quello inglese, passava da via Roma e in piazza San Carlo c’erano le macchine con il parcheggio”. Ricorda. Parecchio. Quando la “mente non fa i capricci”. Fratello partigiano, cognata partigiana. Bella ciao,  da cantare, il 25 di aprile e il 1 maggio. E “pentole di pasta” al “bisogno” di qualcuno. Che spesso, erano davvero in tanti, ad averne bisogno. La politica, una passione, come il prossimo. Persone silenziose che meriterebbero un riflettore, ogni tanto, ad illuminarne la storia. Con la s minuscola, ma, una grande storia. Una storia di vita. Orme e impronte, anche da qui. Qualche fotografia datata. La compagnia negli anni, prima di un cane, ma non il suo, e poi di un gatto. Anche questo non suo. Anche nella vita di Angela, tanto lavoro e tanto prossimo.

Il nuovo, che canta e suona più strumenti contemporaneamente, allietando la passeggiata, o meglio, lo struscio dei torinesi. Bella voce, niente da dire. Una chitarra, al braccio. Anzi, abbracciata. Dopo tanti abbracci inflazionati nel virtuale, qualcosa di concreto da abbracciare, effettivamente esiste. Un artista davvero bravo. Bella musica, e così i testi.

Il nuovo. Tanta umanità, in attesa del mercato di domani. Dalle parti di Borgo Dora e Porta Palazzo. Due volte al mese. E per due volte al mese un “fiume” di persone, prova a chiedere, in preghiera “dacci oggi il nostro pane quotidiano“.  A sentire la loro provenienza, i loro sogni, le loro speranze. Di un riscatto e una vita migliore. La notte è lunga. E fredda. Qualcuno la trascorrerà nel posto dove domani sarà posata un po’ di mercanzia, da vendere a due soldi. Anzi. Qualche centesimo di euro.

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Ciao Carla, bella!Ciao!

Ciao, Carla. Hai lasciato un vuoto incolmabile. Ho pensato di “caricare” una canzone che a te piaceva tantissimo. Ho incontrato alcuni compagni, che parlano di te al presente. Ho sentito e visto l’amico Juri Bossuto: continua, infaticabile l’attività politica. Tra mille attività e incontri, non dimentica mai le radici.  Conservo il pezzo di giornale che annunciava la scomparsa del compagno Mario Contu, “un comunista scomodo e contro ogni ingiustizia”. “Anche io, lo penso”, mi confida Juri, e “oriento il mio agire politico con la stessa convinzione di Mario”. Ora , sono convinto, penserà anche a te. Il partito non è cambiato. Siamo noi, a volte, che non vogliamo essere abbastanza scomodi. Come era Mario; come sei tu. Come è Juri. Come vorrei essere io.

Ciao Carla, ciao bella, ciao!