Archivi tag: Primo Levi

Leggo per legittima difesa

11 4 2017.Torino pzza Umbria foto Romano BorrelliMissione compiuta. Una classe ora possiede in “tasca” nozioni su Giotto e la Cappella degli Scrovegni. Ovviamente la visita riguardava il modello riprosto qui, a Torino pressol’Istituto  Faa  di Bruno,  in via San Donato. Arte non facile,  quella espressa da Giotto,   ma studenti  disposti all’attenzione verso un tema cosi complesso. L’imprtante era interessarli e suscitare curiosità in quei visi,  colori,  emozioni,  impressi nelle tevole. Obiettivo raggiunto. Al ritorno,  lettura, ricordando Primo Levi.  A trenta anni dalla sua morte. Torino, 11 4 2017 foto Romano BorrelliLettura, in piazza Umbria,  a Torino. Immerso nei rumori del traffico cittadino e una parvenza di verde,  natura e sedili vuoti, e uno,  suggeritore di titoli di libri e pagine che aiutano nell’evasione di quanto si muove alle mie spalle: bus,  auto, motorini…. leggo,  per legittima difesa.

Lettura come legittima difesa.

Un libro oltre

torino-24-2-2017-foto-romano-borrelli-via-montebLa fine del mese di febbraio ha sempre un odore particolare: annuncia primavera strizzando l’occhio al passato-presente che e’ ancora inverno. Quell’odore da esame di diritto penale che nonostante gli anni ti resta nelle narici,  attaccato sulla pelle che non si scrolla mai di dosso,  in questo periodo. Esame tostissimo. Al tatto,  sui polpastrelli,  par di  sentire ancora le pagine di quel manuale oramai consumato,  (consunto,  arato,  da piu grafite, sottolineato,  evidenziato), e del codice che era appaiato.  Era un pomeriggio di fine febbraio,  la data,  l’esame,  il voto, la firma del  prifessore.  Avevo incassato uno dei piu difficili esami di Scienze Politiche.  Il pomeriggio vedeva sera e questa ben presto si sarebbe trasformata in una lunghissima notte ventosa  di viaggio. Le giornate,  pero’, oggi,   si sono allungate e  verso Est il barometro segnala  bel tempo, mentre   a Ovest incalzano danzanti  le nuvole. Sara’ pioggia o un’ultimissima coda di fiocchi? Per ora sulle strade si registrano solo quelli colorati,  che fanno tanto Carnevale,  grasso,  prima della Quaresima. In ogni fazzoletto del mio quartiere spuntano resti di un recente passato industriale e glorioso. Via Saint Bon: chi la ricordava piu?  torno-24-2-2017-foto-borrelli-romanoIl trinceronetorino-24-2-2017-foto-romano-borrelli di un treno che non passa piu,  lontano dal centro,  dove il Re sul corso Vittorio,  scruta ridendosela sotto i suoi baffi verso Roma canticchiando “sognando California” e così io,   insieme a lui, a cavallo tra passato e presente. La storia,  sognando California e gli anni ’70,  il palazzetto dello Sport di Bologna e DP,  ovvero,  la scissione nel PD. Ma questo è  un capitolo poco interessante.   Sempre al confine, meglio,  oltre il confine,  un libro aperto sulla staccionata,  letto nel pensiero  da una ragazza piena dei suoi  che volano alti,  oltre,  verso il trentesimo salone del libro,  ricordando Toto’,  don Milani,  Primo Levi.  A proposito di Primo Levi,  di “Se questo è un uomo”,  de ” I Sommersi e i salvati” la Stampa di oggi racconta cosa è  il treno della memoria.  Sfoglio l’articolo che crea in me l’occasione per rivisitare i sei giorni trascorsi col mio Istituto all’interno del nostro treno della memoria.

Gia’,  mi ero dimenticato: quali libri “oltre”?  Una storia di Costantino (Alessandro Barbero) e “La mite” di Dost

Il mio viaggio ad Auschwitz -Birkenau

birkenau-13-2-2017-foto-borrelli-romanoOnestamente, non ci riesco proprio, a dormire, questa notte, che non è “La notte” così tante volte letta, a scuola, in classe,  cosi spesso richiamata. Non riesco a dormire, oggi, giornata dedicata all’amore, s.  Valentino, senza pensare al loro amore, di Mala e di Edek, due ragazzi d’eta’ cosi simile ai ragazzi che accompagno nel viaggio-treno della memoria;  Mala ed Edek,  una storia vera, un  libro così spesso “riferito” in classe: lei così bella,  lui non da meno. Ragazzi “d’amore”la’ dove amare sembrava essere bandito, e guai a parlarne,  ma Amare è  anche altra cosa. Due ragazzi che mettono “in campo”l’Amore per l’uomo che vince l’odio brutale che rende simili alle bestie. Amore per il prossimo in  quelle condizioni,  (e quali! -20 gradi,  baracche,  latrine come buchi,  stracci addosso, malattie di ogni tipo,  crudeltà)  : Mala ed Edek tesi a provvedere ad una coperta,  un tozzo di pane,  un cambio d’ abito, le scarpe,  l’infermeria,  la salvezza dal gas.  Ho così tante volte sperato che un briciolo di quell’ Amore potesse e possa resistere e tramandarsi. Ho guardato masse di capelli e avrei voluto passarli tra le dita,  lievemente, accarezzare una treccia, darle un pizzico di sollievo che le e’ stato negato. Reciso,  con un taglio! Tutto.  Onestamente non riesco a dormire, ne’ guardare il mio zaino per finire a ripensare  a quelle valigie dei deportati,  con le poche cose che erano state una vita per tanti: un pezzo di pane e un giocattolo per i bambini, pur sapendo che forse, sarebbe stata l’ultima notte. Di vita. Ma noi, forse, ricordando Levi, non avremmo fatto così? Preparare pane e giocattoli per i nostri figli pur sapendo che forse, sara’ l’ultima notte. Non riesco a dormire, dopo aver calpestato certamente cenere di persone, sparse al vento, sulle betulle, sul laghetto, senza un luogo, dove poterle ricordare. Non riesco a dormire, ripensando a quel binario che è vita, è stata vita, e che per la malvagita’ umana è stata interrotta. Non riesco, ma probabilmente il ” testimone” che non c’e’ piu ma che mi e’ stato vicino oggi comprendera’ tutto questo, e forse,  ancora una volta,  saprà dare lui, ancora e ancora, la forza per riuscirci.

Giornata della memoria

torino-p-castello-25-1-2015-foto-borrelli-romano27 febbraio. Fa freddo. Non nevica. Corro,  come ogni anno,  in edicola. Compero e sfoglio i quotidiani . “La giornata della memoria”. Tutta la settimana l’ho dedicata al ricordo, alla memoria,  di cosa è  stato,  affinché non si ripeta. “Mala ed Edek”,  “La notte”,  “Oltre la cenere”,  “Se questo è  un uomo”,  “La tregua”,  “I sommersi ed i salvati”… Una introduzione, la  lettura collettiva  dei passi sottolineati. I concetti chiave. I 6 milioni di ebrei uccisi,  gli esclusi,  i non ricordati,  omosessuali,  zingari,  disabili,  oppositori politici,  campi,  lager,  escaletion di concetti,  esclusione,  emarginazione,  ghetto,  drportazione,  annientamento,  soluzione finale. Notte dei cristalli,  leggi razziali. Due ore sono davvero poche. Occorre ricordare. La campana non suona per il momento di raccoglimento. Una studentessa dell’Istituto scrive, una mail,  a tutt*,   un suo elaborato: e’ lei quest’anno la campanella. Lo leggo e rileggo. Mi piace.

 

Eccolo:

UN VIAGGIO CHE CAMBIERÀ LA MIA VITA

“27 Gennaio, Giorno della Memoria. Per non dimenticare. Per non scordarsi di un passato triste, angoscioso, di disperazione, ma soprattutto di rabbia. Rabbia, che ho io in questo momento mentre scrivo, perché non comprendo chi ha voluto che tutto questo avvenisse, non concepisco chi è riuscito a sterminare una popolazione mettendo un ordine di lavoro davanti alla vita di una persona che è il dono più importante che si possa avere. Non mi faccio capace della forza e della fermezza con la quale queste persone uccidevano senza avere un minimo di pentimento e di rimorso. Non capisco con che coraggio si possa arrivare a ridurre una persona come se non fosse e non valesse niente.
Quest’anno per ricordare questo evento, ho deciso di partire per rivivere un’epoca ormai distante dai giorni miei, ma che poi così lontana non è. Ho voluto fare il biglietto del treno per una meta dove c’è stato tanto dolore, tanta sofferenza e tanto terrore.
Ho scelto di andare fino ad Auschwitz, perchè vorrei poter mettere in gioco tutte le mie emozioni. Vorrei cimentarmi in quest’avventura e provare ad osservare la vita con occhi diversi dai miei, ovvero quelli della paura. Vorrei sentire il dolore in maniera intensa e profonda per poter provare almeno per un momento la sofferenza di tutte quelle persone. Vorrei poter capire come si sentivano, quali erano i loro pensieri e i loro sentimenti in quel periodo buio che mai più nessun essere umano deve vivere, perché non lo merita. Voglio portare il calore che non c’è mai stato e il colore in quella terra che per anni si è servita solo del bianco e del nero, non provando mai ad osservare le varie sfumature.
Sono sicura che questo viaggio mi renderà più ricca interiormente, saró capace di rendermi ancora più rispettosa nei confronti delle unicità di ciascuna persona e tornerò in Italia cambiata nel modo di pensare e di vedere le cose, perchè sarò segnata per sempre da quest’esperienza che mi insegnerà a vivere diversamente”. M. V.

Dal libro ai libri

Questa contrapposizione Torino-Milano sul salone del libro e sul leggere pero’…che noia:  “chi ruba cosa”…. leggere… ma quanti leggono cosa e chi? E a chi? Davvero bisognerebbe cominciare a spiegare il tutto dall’abc? Quotidiano,  settimanale,  mensile,  rivista in tutte le declinazioni. Davvero poi all’esame di maturita’ i maturandi finiscono di fare “cilecca” sull’articolo di giornale? “Leggete,  leggete”,  diceva la prof. ssa Morganti delle medie. E ancora.  “Partite dal biglietto del tram,  poi da Topolino e poi… “L’Agnese va a morire”. E poi, se vi piace,  continuate con  “Lessico famigliare” e “Se questo è  un uomo”. E poi fini’ davvero, che da  quella frase buttata li  dalla prof. ssa Morganti sulla storia del biglietto del tram da leggere porto’ molti ragazzi a fare incetta  di biglietti Atm: giornalieri,  settimanali,  mensili. E fu l’inizio. Della lettura. Poi fu la biblioteca e librerie. La Morganti fumava e penso pure i suoi libri,  dato l’odore che emanavano.  Aveva una borsa di tela,  e ogni settimana ne estraeva uno e lo prestava a chi lo desiderava. Piu’ tardi arrivai alle superiori. La prof. ssa di lettere,  qui,  non fumava. Aveva capelli neri,  fin sulle spalle,  una frangetta,  occhiali neri e un piccolissimo neo a lato della bocca. Leggeva un capitolo dei Promessi Sposi  ogni settimana. Era “la Melloni” e oltre ad essere impallinata sulle descrizioni dei personaggi dei Promessi Sposi ci assegno’ in seguito  un compito a noi e uno ai nostri genitori. Ai secondi,  comprare un libro. A noi,  leggerlo durante le vacanze di Natale. Con scheda e successiva interrogazione.   “Leggete la Storia,  di Elsa Morante”. Ah che bella quella lettura. Col tempo,  una,  due,  tre,  cinque volte. Poi in quinta,  una quantità incredibile   di giornali. Rinunciavo  alla colazione,  talvolta al pranzo,  pur di averli sotto il banco e a casa. “Repubblica”,  “La Stampa”,  “Corriere della Sera”. Guai a stropicciarli. E quindi,  guai se lo adocchiava quella di diritto. Me lo avrebbe chiesto o approfittando magari di un cambio d’ora o intervallo avrebbe (come faceva) allungato la manina per sfogliarli. Lo,  li,  avrei rivisto/i dopo ore  e tutto stropicciato. Poi,  dopo la maturita’  venne “il tempo delle mele” e delle parole e della “brezza marina”, dell’amore e del gioco a nascondino. Nelle librerie,  io e lei. Cioe’ noi. Partire,  entrare,  in libreria,  “contare”,  uno,  due,  tre… dieci e giocare a perdersi per poi ritrovarsi,  con un libro tra le mani. Nascondino tra i libri. Il gioco consisteva nel cercare una pagina qualsiasi di un libro altrettanto qualsiasi pensando all’altra. Per poi leggercela. In faccia. Alla faccia di chi… “parlava” male.

Palme tra le “palme” e vita agli Ulivi Salentini

Foto, Borrelli Romano. Ulivi, SalentoAvremo Palme tra le mani da consegnare e donare ad amici e parenti. Mani piene e piene mani e palme delle mani aperte, strette di mano in segno di pace che non saranno mai abbastanza perché avremmo dimenticato sempre qualcuno con cui vederci, sentirci, riconciliarci. Palme.Foto Romano Borrelli.marzo 2015Sappiamo sempre come fare per essere in deficit di pace, interiore. Felicità a metà, tirocinio quasi ultimato e relazioni da scrivere. Ma la felicità non può essere per intera e goduta fino in fondo, nonostante questo viaggio, questo percorso, pare non abbia mai termine. Eppure, l’ arrivo, senza scorciatoie, è li, a due passi dall’arrivo. Passaggi, di funzioni.Ad ore alterne, nella stessa scuola. Passaggi, Biennale Democrazia, viaggi. L’infinito viaggiare, ma non e’ il libro, suo, estivo, mio, loro, della maturita’, ma e’ Claudio Magris, con un “passaggio” tra i Passaggi d’apertura. Torniamo ai nostri, al mio, di passaggio. Il processo Di Bologna, senza fasce. Quali nubi oltre le nubi, oltre la pioggia si addensano nel cielo? Lentamente ci avviciniamo alla domenica delle Palme. Le palme mi riportano laggiù, in Salento. Il trenino, la Sud Est, l’immensa distesa di ulivi tra Santa Maria di Leuca, Otranto, Gallipoli…”Vivi, vivi…” grida un mercatale a Porta Palazzo, mercato torinese (dove da sempre e’ terra di Passaggi) volendo dire “olive, olive”, e io recepisco e rilancio:” vivi, vivi, gli olivi”. Un ritorno, per un girotondo, intorno agli alberi e poi un altro, intorno a quel palazzo che già troppo ha preso, violentemente, but, Not in my name. “Xylella” o sputacchina, e politica insieme.Quel palazzo non si prenderà anche il Salento e i suoi alberi, i nostri alberi. Not in my name Quando di qui a poco avremo le palme tra le palme, ricordiamoci del Salento. Alziamoci in piedi e scuotiamole, in un grido all’unisono. Centinaia di anni, di storie, di lavoro, di sudore, di fatiche non devono morire per i capricci di qualcuno. Avro’ le palme tra le mani e il Salento nel cuore, ma non avro’ pace in quello fino a quando la politica, o i burocrati del Nord Europa non si arresteranno davanti alle loro….politiche.

Not in my name.

ps. Ancora un passaggio nel mio passaggio: i mondimdi Primo Levi con la classe.Foto Borrelli.Romano.Torino. i mondi di Primo LeviI mondi di Primo.Levi.foto Borrelli Romano

27 gennaio 1945 – 27 gennaio 2015

Torino,foto.Borrelli Romano“Negro latte dell’alba noi lo beviamo la sera

Noi lo beviam al meriggio come al mattino lo beviamo la notte

Noi beviamo e beviamo

Noi scaviamo una tomba nell’aria chi vi giace non sta stretto

Nella casa vive un uomo che gioca colle serpi che scrive che scrive in Germania quando abbuia i tuoi capelli d’oro Margarete

Egli scrive egli s’erge sulla porta e le stelle lampeggiano

Egli aduna i mastini con un fischio

Con un fischio fa uscire i suoi ebrei fa scavare una tomba nella terra

Ci comanda e adesso suonate perche’ si deve ballare”.

Ho atteso il termine della giornata lavorativa per recarmi in piazza Castello, il vagone. 20150125_170803Una mano gentole e delicata lascis un fiore e ports per sempre con se un pensiero…in piazza, per un momento di silenzio. Torino, foto Romano BorrelliPoi, una lettura…Torino, piazza Castello, 27 gennaio 2015. Giovane coppia in silenzio. Foto, Romano Borrelli20150127_165718

I Mondi di Primo Levi

Torino, Piazza Castello, gennaio 2015.Foto Romano BorrelliTorino, Piazza Castello, gennaio. Foto, Romano Borrelli.“Se questo è un uomo”

(dal primo capitolo)

“I vagoni erano dodici, e noi seicentocinquanta; nel mio vagone eravamo quarantacinque soltanto, ma era un vagone piccolo. Ecco dunque, sotto i nostri occhi, sotto i nostri piedi, una delle famose tradotte tedesche, quelle che non ritornano, quelle di cui, fremendo e sempre un poco increduli, avevamo così spesso sentito narrare. Proprio così, punto per punto: vagoni e merci, chiusi dall’esterno, e dentro uomini donne bambini, compressi senza pietà, come merce di dozzina, in viaggio verso il nulla, in viaggio all’ingiù, verso il fondo. Questa volta dentro siamo noi”. Torino Piazza Castello, gennaio. Foto, Borrelli Romano.

Primo Levi.

Torino, corso Regina Margherita. I Mondi di Primo Levi. Cartellone pubblicitario. foto, romano borrelliNon entro nel merito di quanto ha suscitato e suscita ( rispetto ai tempi e ai vincoli, ma da censurare quella bruttissima “parolaccia” baraccone) una “uscita” estemporanea del soprintendente sul vagone e contro il vagone  in Piazza Castello di  fronte alla mostra su Primo Levi , (e sui tempi di permanenza del vagone in Piazza Castello) “Mondi di Primo Levi” inaugurata a settant’anni dalla liberazione dei campi di sterminio. Serve e dovrebbe restare, a mio modo di vedere per tutta la durata dei Mondi di Primo Levi. Per riflettere. Per pensare.

Condivido il pensiero della comunità ebraica. Il treno è un inciampo metaforico per pensare. E riflettere.

Ricordo ancora l’iniziativa di anni addietro: la lettura integrale del libro, “Se questo è un uomo” al Circolo dei Lettori di Torino. Una pagina per ciascuno dei presenti. Una “maratona” ininterrotta. Spezzata solo per cibarci di quanto  veniva dato nei campi. Una iniziativa, a mio modo di vedere, che andrebbe ripetuta.

Non vi è piazza che tenga. Ho ripercorso a ritroso le pagine del blog.

Dall’albero di Natale alla piscina ad altro ancora. Piazza Castello ha ospitato di tutto. Il vagone puo’ e deve restare fino al termine della mostra i Mondi di Levi.

Nella giornata vorrei ricordare a livello personale e collettivo di quartiere la figura nota, qui, alla circoscrizione 7 della partigiana Enrica Dellavalle spentasi il 23 gennaio 1986. Una figura che ha lasciato tantissi i ricordi in chi ha avuto modo di conoscerla. Operaia presso un opificio dalle parti della stazione Dora (che ora come edificio non esiste piu’) in molti ricordano Enrica nella sua attivita’ di staffetta partigiana. In molti che hanno avuto modo di conoscerla, incontrarla e soprattutto ricordarla, ne tratteggiano la figura di una donna comunista, amante della giustizia sociale, sempre pronta a sostenere le figure deboli, indifese, sfruttate e ai margini della societa’ anche in una Torino inserita come altre citta’ nella societa’ del benessere. Enrica. Amante della giustizia sociale e attratta dalla poverta’ per darvi risposte certe e immediate ai bisogni della povera gente. In molti del quartiere ,  ricordano ancora, la banda ( come Enrica aveva sempre desiderato il suo ultimo viaggio) e “Bella ciao” a pugno chiuso quando il 23 gennaio,  su una strada asfaltata, un piccolo nastro dove si era affacciato un piccolo sole tutto per lei,  la salutarono per l’ultima volta tra le vie del nostro quartiere. Indimenticabile la sua memoria di ferro. Ricordava tutti i compleanni dei bambini del suo palazzo e oltre, in questo spicchio di terra di santi sociali e comunisti che hanno una matrice comune: il prossimo e la sua dignità. Nelle ore prima del suo ultimo viaggio, consapevole di quanto stava per accadere, diede disposizioni alla cognata di quanti compleanni dei bambini “napuli” (terroni) si sarebbero festeggiati di li a poco. Per ognuno, diecimilalire. Per il compleanno e per i pasticcini da comperare alla pasticceria S. Un tempo, quando le forze la sorreggevano, mano nella mano, come una nonna, accompagnava lei tutta quella schiera di nipoti non suoi, in pasticceria, da S, il giorno del loro compleanno. Poi, l’impegno, delegato  per il venir meno delle forze fisiche, ma mai dimenticato.

Ciao Enrica. ( per la par condicio, mi viene da dire, ciao Enrico).

 

 

 

Sulle…tracce

Torino 9 genn.2015, foto Borrelli RomanoTorino 9.1.2015, foto Romano Borrelli.Le tracce dei temi sono a mio modo di vedere interessanti. Fatti di cronaca (attentato di mdrcoledi 7 gennaio al settimanale Charlie Hebdo), diritti civili, lotta al terrorismo, quale e come (restringendo quelli?), liberta’ di parola come strumento capace di armonizzare le diversita’ con la liberta’,  liberta’ di movimento e tutela della privacy,  libertà di stampa, diritto di cronaca, opinione  e libertà di espressione, terrorismo e l’uomo, di ieri,  di oggi. L’uomo puo’ sperimentare ancora la solitudine? Penso: ma può esistere l’isola felice, oggi? E se si, dove potrebbe essere? Può trovarla ancora in un mare di informazioni? E ancora, il viaggio, il viaggiatore, oggi, nel lontano 1951 e nel 1985.  Tracce. Che bello, il momento del tema. Ricordo che il giorno prima, lo trascorrevo a leggere una quantità indescrivibile di giornali e riviste. Uno, era sempre di attualità. Tracce, ieri, come oggi. Tracce di matita, tracce di una ricerca, sulle tracce di qualcosa, di qualcuno. Tracce da ricercare con l’ausilio della lettura di un buon libro. Ma questa città davvero non si stanca mai di farsi leggere. Una città che ama…leggere! Ad ogni…modo. Fortunatamente. Anche io seguo le tracce di una storia, della storia, di cronaca, di storia locale, di alcune pagine di un libro. Dopo aver fatto il tifo abbastanza, in mattinata,  affinché da quelle penne o matite dei ragazzi uscissero  pensieri, riflessioni, decido di mettermi  anche io sulle “tracce”, per andare a scovare  cosa era rimasto di quegli spezzoni, o di quello spezzone,  dalle parti di Corso Re Umberto, 9 bis. Ci sarebbe stato ancora  qualcosa riguardante gli spezzoni? Chi lo sa. Torino 9.1.2015, Romano BorrelliNon restava allora che mettersi sulle …tracce. Giunto sul luogo, osservavo con scrupolosa attenzione e leggevo attentamente le modifiche del territorio, mappa alla mano, di ieri e oggi. Torino, 9 gennaio 2015, foto, Romano BorrelliE di lettura in lettura osservo che dalla parte opposta del corso quello che era ricercato, era un “espresso”  infine, trovato, e gustato. Difatti, l’apertura di un nuovo bar era, oggi,  l’occasione per molti di gustare gratuitamente un caffè. Una cinquantina di caffè, offerti ai numerosi passanti su corso Re Umberto 34 E,  da una ragazza appena ventitreenne, Monica, titolare del bar. Una ragazza  che non ha avuto affatto paura di cimentarsi in questa nuova impresa.  Un po’ di arte e un po’ di psicologia, hanno totalizzato un bel diplomino. Ma questo era ieri e resta. Oggi e domani, la consapevolezza di aver trovato la giusta dimensione. Un suo mondo nel mondo.  “Stare in mezzo alla gente mi è sempre piaciuto”, dice con un sorriso a quanti chiedono se  per caso non ha sentito minimamente la paura di un investimento così impegnativo in un periodo economico come questo …”La volontà, la determinazione e la grinta non mi mancano. Il resto, si vedrà“. Mi allunga un caffè ed un sorriso. Snocciola esperienze di lavoro  che compongono un lungo curriculum, tante imprese prima di questa, tutta sua.  E’ determinata. Mi mostra la sala, il reparto dolci. Torino 9 genn.2015, Romano BorrelliTutto è luce, qui dentro.  E’ un bel locale. Dalla parte opposta un collega continua il suo lavoro, parla al telefono. Da domani non si scherza e non si puo’ e non si deve sbagliare. Ci sono gli ordini e le consegne. Si fa il conto, dei negozi aperti, domani e di quanti faranno rifornimento. Il mercato e altre variabili. Tutto da ponderare. Oggi non fa molto testo. Di tanto in tanto, entrano ed escono clienti. Il cartello è un invito ad entrare. Molti, ancora, per l’espresso. Da domani, lo pagheranno. Il giusto. Esco, dopo aver gustato l’espresso, velocemente. Il tempo di pensare alla grande forza di una ragazza e la sua fiducia “nell’impresa” in un mondo in cui verrebbe voglia di dire e scrivere, dopo averne letto traccia e libro, “E lo chiamano lavoro” ( Carla Ponterio e Rita Sanlorenzo). Ma quale lavoro o quanto lavoro e quanti lavori, per farne uno soltanto, nel mio “nuovo concetto di lavoro…” discusso ormai mesi fa.  Esco, ricordo che ho un  appuntamento con la storia. Dalle parti di Valdocco, ovviamente. Natale ha trovato lettere molto datate, inerenti la storia del nostro quartiere e, allo stesso tempo son venuto a conoscenza che in uno di quei cortili, del nostro borgo, dove un tempo passava il treno, oltre all’unica Temporini, si costruivano anche…Torino 9 gennaio 2015, foto, Romano BorrelliE indovinate un po’ dove si producevano? Nello stesso cortile dove si affaccia la panetteria Corgiat di corso Principe Oddone, a Torino.Torino 9 gennaio 2015, foto, Romano Borrelli

Natale mi aspetta. Leggiamo insieme le lettere e il giornalino…un salto nella storia, tra il 1951 con  notizie di viaggi, viaggiatori, Sud America, e da Valdocco.Torino 9 gennaio 2015, foto, Romano Borrelli (2) …fino al 1985.Torino 9 gennaio 2015, foto, Romano Borrelli (3)Ps. Tra sabato 10  gennaio e domeniche 11 verranno poste a Torino, le prime “pietre di inciampo”  un ricordo che non morira’. Un esempio sulla scia di quanto gia’ fatto in altri Paesi Europei. (La prima, in corso Regio Parco 35, edicata a Luca Pernaci, operaio partigiano nelle Sap torinesi, arrestato poi dopo gli scioperi del marzo ’44, deportato poi a Mauthausen.

 

Gherardi Natale

Gherardi Natale, foto, Borrelli Romano
Natale Gherardi.

Cerchero’ di essere sintetico. La storia che ho approfondito magari prenderà la strada della carta.

La storia.

Gherardi Natale è nato a Torino il 24 dicembre 1921. Quindi, un uomo di 93 anni. Nel suo nome è inscritta una storia. Di Avvento e dopo Avvento. La data di nascita ne dice il perché.  (Natale sposerà Giulia  il 26 dicembre del 1945).  Ci incontriamo, nel suo appartamento. Il tempo di un caffè e diviene un “fiume” in piena. Di parole. Di ricordi. La sua attività, “cartonificio” così si diceva un tempo era situata là dove era ubicata una “fabbrica” (boita) di automobili, la Temporini, (Natale ha una memoria di ferro, però, mi chiede di verificare, magari per una vocale di troppo, o in meno).

Quante auto sarebbero “uscite” da via Ravenna, via e luogo, al numero uno, di quei locali  in cui la famiglia Gherardi, in seguito (la “boita” Temporini in via Ravenna)  hanno costruito un pezzo di storia torinese e in special modo di Valdocco?

“Probabilmente, da quei locali, poi nostri, uscì una automobile  soltanto. Difatti, mio padre rilevo’ i locali proprio perché i vecchi affittuari subirono uno sfratto per via del rumore che la fabbrichetta, con i suoi battilastrsa, “produceva” disturbandone  il vicinato. Era il luglio del 1931″.
Così Gherardi risponde alla mia domanda, di oggi e di ieri, davanti al Lingotto.

Le origini e le origini qui a Valdocco.

Natale mi racconta le origini dei suoi genitori, emiliani. Di come era Torino, nel quartiere, di quando in via San Pietro in Vincoli, la presenza di due torrenti, vicino la Dora ne “rigavano”  il terreno e loro  due, si che contribuivano a creare la storia, delle persone, del loro lavoro. I mulini, le officine. E mentre rigavano il terreno il territorio, con il lavoro dell’uomo, si modificava.

“C’era il passaggio pedonale, una passerella piccola, in via Salerno e il ponte in via Cigna, dove c’era la conceria Durio. I Durio, che signori. Avevano una carrozza con due cavalli!  Avevano contribuito a costruire il Fortino con il gioco da bocce, il gioco con la palla” e lì dove ora esiste la torre c’era un grande birreria poi divenuto locale cinematografico.

(Mi ricorda che qualcuno gli ha indicato che del Fortino ne ho scritto  sul blog). Mi ricorda il rapporto della città con l’acqua e l’economia di questo quartiere, zona. Ricorda un altro rio, in via San Donato, che “andava a finire” sotto piazza Statuto.

Mi ricorda le sue scuole, alla Boncompagni, Scuola Boncompagni Torino, foto Borrelli RomanoScuola Boncompagni, foto Borrelli Romanoi suoi trascorsi all’oratorio Valdocco, tra i Salesiani, il premio, in qualità di  “ragazzo più buono, di Valdocco, nel 1938” (divenendo Cooperatore Salesiano  proprio in quell’anno), fatto testimoniato da una copia del Vangelo datogli in dono dal Rettor Maggiore, quarto successore di don Bosco, don Ricaldone, in occasione del giovedì Santo e della rispettiva  funzione avvenuta  nella  Basilica di  Maria Ausiliatrice.Torino 2 gennaio 2015, casa di Natale Gherardi, foto di un Vangelo regalato da don Ricaldone, quarto successore di don Bosco, insieme al regolamento dei Cooperatori Salesiani. 4 Rettor Maggiore. Foto, Romano Borrelli.

Scuola e militare.

Dopo la quinta elementare, c’era l’avviamento o altre scuole, con corso sussidiario. Natale frequentò l’avviamento e intanto dava una mano, nello scatolificio di famiglia.

Gli anni passano velocemente. Natale diviene grande e  si ritrova soldato nella “Lancieri di Milano Civitavecchia”.

“Io avevo fatto il pre militare in cavalleria ma la destinazione sarebbe stata Lanceri di Milano Civitavecchia. In sede di commissione ho avuto la forza, e non so come (anche se, in cuor mio, attribuisco ciò a…” e guarda in cielo mentre afferma  questo) di domandare, “guardate, io ho fatto il pre militare al Nizza Cavalleria, se per caso vi è la possibilità di…”.

La commissione guarda e scopre che c’era solo più un posto.  “Nizza Cavalleria, primo squadrone”. Natale venne accontentato, difatti, Nizza cavalleria era a Torino.

“Natale, fu graziato, durante il soldato, ancora un paio di volte. Una prima, grazie alla portinaia della sua abitazione, che ne conosceva il Colonnello e una buona “parolina” non venne dimenticata nel momento più…”idoneo”. Una seconda volta, “dopo l’8 settembre del 1943, e l’armistizio”.

“Il nove settembre, i tedeschi cambiarono idea rispetto a noi militari, portandoci via, tutti. Puoi immaginare dove.” E qui Natale ci introduce nel racconto della “grazia” ulteriore.

“Durante il tragitto, l’11 settembre del 1943, da Corso Stupinigi (così si chiamava il corso ove era ubicata la caserma) a Porta Nuova (la stazione, dove il treno ci avrebbe condotto in Germania),  c’era il magazzino della Cooperativa Torinese. Alcuni operai, lì nei pressi ci incitarono a scappare e così fecero alcuni soldati. I soldati tedeschi cominciarono a sparare e cavalli senza cavalieri si ritrovarono allo sbando più totale. Anche il mio, fece le bizze fino a quando  mi scaraventò a terra e restandone schiacciato dal fuggi-fuggi di soldati e cavalli. Una ragazza che non avevo mai visto e conosciuta mi sollevò e mi prestò le prime cure all’interno di un  portone.  Lì aspettò, aspettammo,  che passasse la buriana e poi insieme ad altri mi portarono in ospedale. Fui spogliato dei vestiti da soldato e lì rimasi fino a guarigione. Per una novantina di giorni, al Mauriziano. Poi, fra convalescenze, casa, riposi vari, la mia esperienza si concluse praticamente li. Da quell’esperienza, qualcosa di buono ne uscì, almeno in quel frangente: i cavalli morti divennero ben presto cibo per molti, in un tempo dove la fame era sovrana.”

“Lì, capii che a salvarmi la vita era stato probabilmente un angelo.”

L’azienda e il territorio.

L’azienda Gherardi, intorno al 37-38 aveva un 17 -18 ragazze. Le scatole che ne uscivano dalla fabbrica erano di tutti i tipi e per molte aziende.

Per chi lavoravate?

“C’erano diverse industrie: maglie, calze, dolciarie. L’industria Giordano, il magazzino in via San Domenico e il negozio in via Garibaldi, caramelle Gioberge, fabbrica di caramelle che ora non esiste più. E c’era anche De Coster, “Fabbrica cioccolato, caramelle, pastigliaggi, confetti” che era una fabbrica situata da queste parti, poco distante da via Maria Ausiliatrice.  Ah, quanto sei dolce, Torino. C’era  anche una grande fabbrica di wafer, gallette “mignin e mignon”che con gli anni poi, ma siamo negli anni a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 ha via via chiuso i battenti (mignin e mignon: gallette le prime e wafer i secondi, probabilmente 4 soldo il costo).  All’angolo di via Cigna, era situato un calzaturificio, bruciato anch’esso,  in seguito agli “spezzoni”.

E qui si apre un capitolo all’interno di un altro capitolo. Dalla storia alla Storia.

“Doveva essere fine 1942, con quei brutti bombardamenti su Torino”. In questo momento si riaprono pagine di storia, di libri, gli anni dell’Università, l’Istoreto, ripercorrole pagine di  Primo Levi,segni sul marciapiede” e le “lastre che conservano le tracce  delle incursioni aeree” (spezzoni incendiari) e ancora, Diego Novelli (“Le bombe di cartapesta“). Torino, gennaio 2015. Diego Novelli, ex sindaco Torino e Romano Borrelli. Foto, Borrelli RomanoDove ho parcheggiato la macchina, “al fondo di via Ravenna, a destra, prima di arrivare in via Salerno, esiste “un’impronta”, di quegli spezzoni”. Uscito da Natale, corro a verificare.Torino, via Ravenna nel racconto di Gherardi Natale Foto, Romano Borrelli, così mi ha raccontato Natale e pur credendogli cerco quel luogo, così “calpestato” da me chissà quante volte.

Continua il suo racconto. “Qui bruciava molto, in seguito alla guerra. Spezzoni al fosforo, con una base di ghisa, pesante ; avevano un innesto, posato sopra un tubo, 60 o 70 centimetri, pieno di quel materiale incendiario che quando cadeva giù, con il contatto, generava  fuoco e incendiava il circostante. Ora, è rimasta la cicatrice, su quella lastra”. In via Ravenna, come ho appena scritto. Poi, Natale mi chiede di uscire un attimo, sul balcone. Mi indica sotto, dove ora si trova un caseggiato. “Vedi, prima c’era una falegnameria, bruciata anch’essa, con la guerra”.

Poi ripercorre gli anni felici di Torino, di un’economia diversa da quella attuale.

“Uno dei miei più grandi clienti, il maglificio Poletti, di Torino,  impiegava più di 700 operai prima di fallire. Ubicata  in via Sant’Ottavio, ci forniva commesse per la produzione di oltre mille scatole al giorno”.

Poi venne il periodo dei cuscinetti a sfera e la concorrenza svedese, insieme alla plastica che aveva il pregio e convenienza per loro, di avvolgere un quantitativo maggiore di cuscinetti. Gherardi e la sua fabbrica utilizzavano una procedura di confezionamento tradizionale, ad uno ad uno e cosi la plastica finì per mangiarsi il cartone. “Abbiamo dovuto reinventarci ancora una volta. Gli operai si ridussero a 11 e ancora a 6. Poi l’innovazione, e le macchine che fustellavano, verso gli anni ’80 fecero il resto. La scatola tradizionale lentamente sparì. Ora sono tutte stampate. Un tempo, era tutto artigianale. Oggi, questo lavoro qui, lo si trova digitando “litografie”.  Ah, quando penso alle scatole da scarpe……..la carta interna…ecc. ecc. Quanto lavoro e quanti operai.”

Gherardi cede lo scatolificio nel 2006 (guarda un po’, la scritta fotografata Lingotto 2006) con due ragazze addette al lavoro. In seguito, lo  “scatolificio” si è trasferito  dalle parti di corso Vigevano. 

Torino 2 gennaio 2015, Sig. Natale Gherardi, cooperatore salesiano con Romano Borrelli. Foto, Romano Borrelli.
Gerardi e Borrelli

La mattinata è stata lunga e dispendiosa, per Natale. Racconti pubblici e privati. Ma ci siamo dati ancora appuntamento, qui, dalle parti di via Ravenna, su questo spicchio di terra dove “insistono” persone che davvero hanno scritto un pezzo di storia.

Ora, Gherardi Natale non ha più il suo grembiule da lavoro, nero, ma allarga continuamente a tutti sorrisi  esattamente come un tempo. In basso foto di Natale Gherardi al tempo del militare in compagnia del padre a Torino e nella foto piccola, Giulia da ragazza.

Gherardi Natale.Foto, Borrelli Romano

Gherardi Natale. Foto, Borrelli Romano20150102_114623

diego-novelli

Paginette di Primo Levi Segni sulla Pietra
Diego Novelli, Le Bombe di CartapestaTorino, gennaio 2015. Diego Novelli, ex sindaco Torino. Foto, Borrelli Romano