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Torino-Aosta: ancora una vergogna (lunedì 16 novembre)

Lunedì. Ore 7.30. Giornali in mano: Liberazione, La Stampa, la Repubblica. Mentre raggiungo velocemente la nuovissima stazione di Porta Susa, sotterranea, gli occhi si fissano sulla prima pagina del giornale torinese. “L’alta velocità salta Porta Susa“. Con disappunto del nostro sindaco. Sai che guaio. Tanti soldi spesi…..Invece quando si è deciso di demolire lo stadio Delle Alpi, costruito con i soldi pubblici…..Mentre penso cio’, alcuni compagni diretti ad Ivrea (con il treno delle 6.34) per questioni di lavoro, mi ragguagliano sull’ennesimo guaio al treno: “ritardo di mezz’ora, con sosta a Chivasso”; un guaio al locomotore? si poteva conoscere il cattivo funzionamento già dalla sera prima? Chi lo sa. In ogni caso, non è un freccia rossa e i viaggiatori di quella linea sono “soltanto” lavoratori, operai, precari: gente da meno di mille euro al mese e dintorni di mille. Non sono soggetti certamente rilevanti per certi politici anche se i loro voti al momento opportuno fan sempre gola. Viceversa, se il treno “non dovesse fermare a Porta Susa, i grandi punteranno i piedi”; e lo aspetteranno comunque. Se il treno ritarda a Chivasso e si arriva al lavoro con mezz’ora di ritardo, nessun “grande” si lamenterà. Pazienza. Pagheranno di tasca loro i soliti noti. Ilavoratori e gli studenti che subiscono quel ritardo. Una giornata, quella di lunedì, cominciata male. Peccato, perchè c’era dell’entusiasmo. Liberazione ci informava sugli studenti in piazza, con lo sciopero dell’11 dicembre, le richieste della Flc Cgil riguardanti il ritiro dei tagli agli organici previsti dalla legge 133. Buone notizie, soprattutto per noi, precari. Ma, qualcuno del governo non aveva svolto un tema “elogio del posto fisso”? Si, un tema scritto nell’aria. Qualcuno continua a scrivere delle favole. Molti vogliono sentiresele raccontare. Ricordo che i diritti sono frutto di lotte. Non sono favole. Un altro titolo di Liberazione ci rammenta della lotta di alcuni lavoratori. Come la vertenza Eutelia con gli operai in corteo a Roma. Lottano. Per sopravvivere. Polticamente segnalo “l’apertura del blog” del compagno Claudio Grassi. Sarà come vederlo in federazione tutti i giorni. La lettura del blog mi obbligherà a mettere nell’azione politica gli insegnamenti di due persone che partecipavano molto alle riunioni di area: Mario Contu, e Carla Perasso. Una buona iniziativa. Condivido la scelta e l’intuizione.

Ciao Carla, bella!Ciao!

Ciao, Carla. Hai lasciato un vuoto incolmabile. Ho pensato di “caricare” una canzone che a te piaceva tantissimo. Ho incontrato alcuni compagni, che parlano di te al presente. Ho sentito e visto l’amico Juri Bossuto: continua, infaticabile l’attività politica. Tra mille attività e incontri, non dimentica mai le radici.  Conservo il pezzo di giornale che annunciava la scomparsa del compagno Mario Contu, “un comunista scomodo e contro ogni ingiustizia”. “Anche io, lo penso”, mi confida Juri, e “oriento il mio agire politico con la stessa convinzione di Mario”. Ora , sono convinto, penserà anche a te. Il partito non è cambiato. Siamo noi, a volte, che non vogliamo essere abbastanza scomodi. Come era Mario; come sei tu. Come è Juri. Come vorrei essere io.

Ciao Carla, ciao bella, ciao!

Una sedia vuota al circolo Lenin di Torino: ciao, compagna “Carla”

Mercoledì 4 novembre ci ha lasciati la compagna Romana Perazzi, nata a Torino il 2 febbraio 1931; compagna iscritta al Pci sin dal primo dopoguerra. La passione per la storia, quella con la s minuscola, scritta da gente comune, mi ha portato ad compagna-carlaapprezzare la figura e le qualità di Romana, conosciuta da noi tutti come Carla. Militante di Rifondazione, insieme al suo compagno Roberto (in alto a sinistra nel banner del blog), entrambi, hanno sempre messo a disposizione ogni loro respiro per il bene del partito e, di ciascuno di noi. Il telefono, ora, non squillerà più, nelle nostre case, per ricordarci un appuntamento, un volantinaggio, un direttivo di circolo, un federale, un intervento di Grassi o Burgio, un seminario di una mozione, Essere Comunisti, “quella di Mario Contu“, e ancora, uno sciopero, un primo maggio. L’ultima volta che l’ho incontrata, a febbraio scorso, al termine di una manifestazione, era stanca, sofferente; era insieme al compagno, Roberto. Carla era affaticata, ma anche preoccupata, per lo stato del partito, per i problemi economici di tanti militanti. Mi raccomando, mi disse: “Abbiamo “dato una vita”, per questa bandiera, per questo partito. Tieni duro, tu che sei giovane”. Mi avete accolto nel vostro circolo, la vostra casa; in federazione, la vostra casa per noi. Venivo da una storia sentimentale consumata, ascoltare te, Roberto e gli altri compagni durante le riunioni, non è stato facile. Ma era bello quando mi “davate la parola per un intervento”:  era la vostra fiducia. Mi avete ridato autostima. Da questa settimana, al circolo Lenin ci sarà una sedia vuota, la tua compagna Carla. Ma vi saranno anche tanti cuori pieni di gioia pensando ai tuoi occhi belli, incontrati mille volte, in cento piazze di Torino.

Grazie compagna Carla. Di cuore. Rosso. Come lo è stato il tuo.

Romano Borrelli

Gramsci e tre chiese

treno-lecce-torino-super-ritardo1In una sera d’inizio aprile, durante un colloquio finalizzato al rilascio di un’intervista, volta a descrivere l’impegno sociale e politico, descrivevo le “tre Chiese”, di gramsciana memoria a cui, in gran parte dovevo l’emergere di una visibilità non voluta: “i protagonisti”, asserivo,  (altre volte, durante l’intervista, li contemplavo prendendoli in considerazione), dovevano essere gli appartenenti ad una classe emarginata, forse con un calo di coscienza sociale, ma sempre protagonista: la classe operaia “allargata”, includendo in allargata cassintegrati, in mobilità, “nuovi operai” dei call center, disoccupati, precari.

Le tre chiese: la Fiom, Rifondazione Comunista, l’Istituto Storico della Resistenza di Torino. In ognuno di questi soggetti, vi sono stati o vi sono personaggi che hanno contribuito a forgiare le mie scelte.  Nella “formazione Fiom” non posso che metterci i “soliti noti”: Claudio Palazzo, Michelina Cardamone, Pietro Passarino, e altri ancora. In Rifondazione, “duri e puri”, ma anche altri “dalle “animie fragili”: il segretario, Armando Petrini, Juri Bossuto, Sergio Dalmasso, Luigi Saragnese, e i coniugi Roberto e Carla Perasso, che “hanno fornito un tetto alla casa Rifondazione”. E poi, “l’operaio per una vita”: Mario Contu. L’ultima, è la più bella e dolce, accogliente, sempre, la casa, così preziosa dell’Istituto storico di Resistenza con tutte le persone che a vario titolo lavorano “per la memoria”.

Inoltre, così, come i “campetti di calcio da oratorio salesiano” hanno sicuramente contribuito “al gioco leale”. Oggi, giocare lealmente è davvero difficile. In ogni gara c’è sempre qualcuno che parte prima. Parrebbe che in ogni competizione qualcuno bluffa i possibili esiti. Penso a chi mi scrive asserendo che anche nelle elezioni sindacali c’è sempre qualcuno che fa di più di altri, ma ad essere eletti sono sempre altri: “politically scorrect”? Oltre alle tre chiese ribadisco che la notorietà in un contesto, attualmente locale, è un merito da condividere, con l’amico Domenico Capano: sempre disponibile, anche quando per altri “è sabato”. Ogni tanto è lecito essere spigolosi. Grazie Domenico. (siamo persone normali, quindi, ci rapportiamo “senza titoli”).

In ogni caso, vorrei chiarire che gli scopi, originanti il Blog, possono sintetizzarsi nel rilancio di un dibattito utile a sensibilizzare una certa coscienza sociale, e l’appoggio al partito d’appartenenza, un partito che crede fortemente nelle uguaglianze; quindi, nessuna intenzione, “di formare un movimento” o “di essere scelto” per le candidature imminenti. Solo ed esclusivamente un “mettersi al servizio”.  Perché gli operai? Perché contrariamente a quanto si affermava, non è una parola impronunciabile. Esistono, e non solo negli articoli di giornale. “Giù gli operai, su gli autonomi” titolava “La Stampa” a pagina 5 mercoledì 22 aprile (Stefano Lepri). Nel pezzo si citava che: “Il potere d’acquisto di salari e stipendi, al netto delle tasse, è restato pressoché fermo negli ultimi 15 anni (+0,2% annuo). Nel frattempo crescevano i profitti e anche i guadagni dei lavoratori autonomi”. Oppure, “il Manifesto”, Cgil:”La crisi non è finita. Bankitalia: operai più poveri”, a pagina 8 di mercoledì 22 aprile (Sara Farolfi). Ancora sempre sullo stesso giornale: “In 15 anni si è allargata la forbice tra autonomi e salariati”. Ancora, “la Repubblica” “Redditi, radiografia Bankitalia. Più poveri operai e impiegati”, a pagina 8 di mercoledì 22 aprile. Interessante a questo proposito il box proposto dallo stesso quotidiano:”+0,6%: le retribuzioni lorde sono cresciute solo dello 0,6% in 15 anni”. La classe operaia non è scomparsa: a sparire sono i suoi portafogli e i suoi conto corrente! L’altro giorno ho ascoltato alcune lamentele di operai che mi riferivano come “non abbiano tenuto i loro investimenti, piccoli, in polizze-pensioni”. “Fine della storia”, raccontava qualcuno alcuni anni fa. Si, della storia dei personaggi con la s minuscola, di quelli che sono “eroi” perché riescono a sfamare una famiglia per un mese intero “campando” con 1000 euro. Sempre “la Repubblica” titolava giovedì 23 aprile che “Due milioni e mezzo di italiani vivono in povertà assoluta” (Luisa Grion). “La Stampa”, giovedì 23 aprile: “Italia, quasi 2,5 milioni di poveri assoluti”(Fabio Pozzo). Ancora, “Liberazione” di giovedì 23 aprile : “Crisi, previsioni nere per l’Italia. L’Istat conferma la povertà dei lavoratori” (Sara Picaro). Stipendi e salari che ristagnano, mercato del lavoro flessibile e per coloro che entrano al lavoro ora, gli stipendi non sono così come dovrebbero essere. Stima e autostima  a giorni alterni che si posizionano “una volta sull’on una volta sull’off”. Potrei continuare a ribadire dati e concetti, ma come dice l’amico Domenico, “il lettore potrebbe stufarsi dinanzi ad una riflessione lunga”. Ciò di cui non dobbiamo stufarci è la voglia di lottare, per modificare il nostro circostante e portare avanti le nostre istanze, le nostre richieste, che poi son anche le istanze di quelli “che non hanno voce”, ora. Per un mondo più giusto, perché un altro mondo è possibile! Perché là, dove c’è una Barbara “delegata Fiom uscente” e “ricandidata ad esserlo” è giusto perché il suo è “mettersi a disposizione di”, la sua è passione, il suo è “un credo”, la sua “è libertà” da condizionamenti. Barbara e molti altri hanno voglia di gareggiare, ma ad armi pari.

classe-operaia-webCorriere di Chieri. Venerdì 24 Aprile 2009. Classe Operaia va sul web di Federica Costamagna

Potrei continuare, ma la mia voleva essere solo e soltanto un’anticipazione ad un bell’articolo di giornale, a firma Federica Costamagna, che “non aveva l’intenzione di fuorviare”, perché oggi, bisogna leggere attentamente, tutto. Oggi, il divieto “è fuorviare”. Proprio oggi, Italia Oggi titolava “Ne azzeccassero mai una. Gli economisti? Un bluff. Un libro svela tutte le loro previsioni fallite” (Franco Bechis).

Studiare, mettere a disposizione il sapere, informarsi e informare: posso leggere, verso le ore 16,00 di un 24 aprile 2009, su di un tabellone ferroviario, un ritardo di un treno, “360” minuti e pensare tantissime cose, ma forse sarebbe meglio “stare dentro la notizia e vedere chi e cosa c’è dietro”.

Un’ultima considerazione: il Blog con me, con Rosina, Lucia, Daniele, Sebastiano, Massy e tutti gli Altri ti sostiene; coraggio Barbara, vincerai le elezioni.

Domani vi aspetto numerosissimi alle 11.30 davanti la casa di Gramsci.

“Il silenzio è la miglior cosa”

Maurizio ex precario ora disoccupato
Maurizio ex precario ora disoccupato

Il silenzio. A volte occorre lasciar “parlare il silenzio”. Questo era ed è “necessario” e, “urgente”; il silenzio, il rispetto altrui, delle altrui decisioni. Se proprio vogliamo “il necessario” e l'”urgente” facciamolo ora (anzi, lo faccia, dato che possiede “il carisma”) con tutti coloro che rischiano di non arrivare alla seconda o alla terza settimana del mese, o con chi “non parte proprio”. Facciamolo, per Maurizio che ha raccontato la sua triste vicenda “lavorativa”, da giovane di questi tempi in cui è negato loro avere un futuro, in un commento di questo blog; facciamolo per i tanti Maurizio che erano presenti allo sciopero generale.
Chiedo: perchè non decreta “l’estensione degli ammortizzatori sociali a chi non puo’ accedere alla cassa integrazione”? Perchè non decretiamo la fine della precarietà?
Perchè non decretiamo che tutti quelli che stanno lavorando nella scuola con l’articolo 40 possano ancora continuare a lavorare in quella scuola dove hanno preso servizio a settembre?
Perchè non decretiamo la fine delle lunghe attese (decennali e oltre) per l’immissione in ruolo degli insegnanti, tecnici, amministrativi, collaboratori scolastici?
Ai tanti Maurizio d’Italia dico: coraggio, ce la faremo, anche se “decretare la fine della precarietà “difetta della urgenza e della necessità, per i nostri governanti. Mi vengono in mente tante cose, ma non seguiamo, opponiamoci fermamente a chi “punta i piedi” e vorrebbe modificare la Costituzione.
Opponiamoci anche a tutti coloro che “vengono da sinistra-ti e vanno ad-destra-ti”. Opponiamoci a questo italico bipolarismo da “baraccone” mediatico. Con forza; riscopriamo la voglia dell’impegno nelle lotte per i nostri diritti, e di una coscienza civile.
Prima di terminare un pensiero ad alcune care persone. Auguri ai coniugi Perasso, che hanno speso tante loro energie per una vita e tutto quanto altro potessero dare per il funzionamento del partito e della federazione del partito a Torino; in bocca al lupo a Roberto che entrerà in ospedale per una operazione delicata. Un pensiero a Carla che lo accompagnerà per stargli vicino, come sempre, in ogni circostanza della loro vita. Un pensiero ai compagni di fabbrica, che continuano a raccontarmi le loro vicessitudini, tristi, con questa continua cassa integrazione e conseguente ristrettezza economica, nonostante mi dicano che la produzione “parrebbe ripartire in versione notturna”. Forse, in questa circostanza, gli operai ricordano un grandissimo calciatore juventino, e dato che il calcio non tira più, le linee tirate in “notturna” rendono i lavoratori “i belli di notte”.
Un pensiero, ancora, a chi mi da la possibilità di raccontarmi.

Ancora un appello: Il 13 Febbraio “TUTTI A ROMA”.

Pane e politica

Questa mattina, era stata programmata la distribuzione del pane e della pasta da parte del partito; pane ad un euro al Kg. E’ un’attività che mi entusiasma, forse perché mi riporta, idealmente, – in quanto in quel periodo ero piccolissimo,- agli anni ’70, quando gli “spacci alimentari” erano diffusi e permettevano a molti di poter acquistare beni di prima necessità a prezzi contenuti, accessibili. Certo, ora non si vendono tanti prodotti, ma è importante l’idea che vi sta a monte. Lo studio degli anni ’70 mi ha fatto conoscere delle realtà che non immaginavo; in questa attività spero di poter essere d’aiuto e contribuire, oltre che vendere pane, a distribuire “il pane”, quello che ci dovrebbe riportare ad una maggior coscienza sociale.

Mentre ero intento alla distribuzione di pane e pasta ho incontrato tante persone che mi raccontavano la situazione attuale di numerosi lavoratori delle fabbriche del torinese: la cassa integrazione, la famiglia, le difficoltà a “tirare avanti con settecento euro al mese e un mutuo da pagare”, con la speranza che “la salute li e ci assista, sempre”.
In quel preciso istante ho ricevuto un messaggio telefonico in cui mi si comunicava che molti amici erano riuniti in Piazza Castello per protestare contro “il decreto del governo Berlusconi che ha ‘sequestrato’ il corpo di Eluana”. Non entro nel merito, per non alimentare lo “sciacallaggio” televisivo che di questa triste vicenda si sta facendo; penso che meriti tanto rispetto, e così, in silenzio mi sono recato, dopo la vendita ad incontrare gli amici, di fabbrica (Fiom), di partito (Rifondazione Comunista) e della scuola, Università. Qui ho incontrato “la saggezza” del partito, i coniugi Roberto e Carla Perasso che tanto hanno dato e stanno dando in tutti i modi al partito, compresa la sede del circolo in cui saltuariamente mi reco. Poi i compagni della Fiom (c’era anche Airaudo), gli amici del consiglio regionale, e fra questi Juri Bossuto; l’amico Petrini, segretario regionale piemontese del Prc, ed il segretario della federazione torinese Patrito, oltre naturalmente tantissimi altri.
Lì si è parlato e discusso di politica: eravamo tantissimi. Finalmente!