Una storia importante. Completa.

DSC00310Un piatto di salsiccia fumante, delle verdure e il riflesso di una storia nel bicchiere. Riavvolgere il nastro. Nell’inverno o dell’inverno del nostro scontento, citando Steinbeck. C’era tutto. Eppure mancava qualcosa. Mancava qualcuno. Passare il dito su di una carta geografica. Come si era soliti durante le lezioni di geografia. Atlante in mano. Bacchetta sulla carta geografica appesa al muro della classe. O agli inizi, o al termine, che poi è lo stesso, di un vagone. Quando eri prossimo all’arrivo. Così, tanto per ricordare la strada che avevi fatto e ricordare in prossimità dell’arrivo di tutti quei paesini e della loro bellezza, che mai avresti rivisto, se non fuori dal finestrino.  Il pranzo, lentamente si avviava al termine, tra fumi e vapori dei ricordi. Avere le coordinate eppure non trovare il posto esatto al quale  stiamo pensando. Un gran bar, in piazza. Un bar, una stazione, luci accese, un albero di Natale. Neve al Valentino e raffiche di vento, come brezza marina. Mancava qualcuno, più che qualcosa. Per definire una storia importante, occorre la parte mancante di sé. Il completamento. Una analisi su storie a distanza, condite o infarcite e conti che non tornano. Sommatorie, sottrazioni, treni che partono, che arrivano; un dialogo, l’ascolto, la condivisione. Città elencate come posti in cui poter lavorare. Snocciolare numeri di chiamate, di mail e di biglietti. Mancava qualcuno. Assenza.  Una figura. Un nome. Solo a fine pranzo ho realmente realizzato che mancava una lei, nel qualificare una storia davvero importante.  Il figlio, le figlie, c’erano già, in qualche modo. Chi mancava, nei meandri dei ricordi era la moglie, di Antonio, il protagonista di una storia importante, che mancava nel quadro famigliare, non dipinto ma inscritto nell’alveo di  una storia che continua. Un po’ come la nostra città, che “è sempre in movimento”.

Un salto presso il laboratorio, un saluto veloce, lui dedito al suo “lavoro”, ed ecco finalmente le cose che son tornate a posto. E’ la moglie di Antonio che mancava nel quadro famigliare. Difatti, lui, fiero, la mostra nell’ultimo quadretto. “Guarda mia moglie. Quanto è bella. Il quadro, il suo, l’ho terminata da poco. Anche se, tutti possono guardarla, ora, nel quadro, mentre io l’ho avuta al mio fianco. Una vita intera. Fiero perché tutto quel che ha avuto è avvenuto perchè  “la moglie, nel silenzio quotidiano, mi ha permesso di dipingere la vita come la volevo io. Lei, i colori della mia vita. Sempre al mio fianco.”

Prima di andar via, ci mostra una m, sul palmo della mano. Una m che abbiamo tutti, sostiene. E’ bello tornare da queste parti, in questo laboratorio, in questa culla di valori. Molto bello.

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