“Lettera 28”

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Il Bicerin di Torino. Davanti alla Basilica della Consolata
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Piazza Castello. Torino. Una sera d’inverno

Non so se sia la vicinanza della Holden e dell’aria che emana e che sei indotto a respirare a trasformare ogni pensiero in una narrazione o se davvero ogni cosa possa essere come una lampada, grattarla, e oplà…storie, personaggi e persone.  In una carta d’alluminio, conservo il cibo serale. Una semplice patata. Un tubero. Allo scartare, profumo di mare. E più la scarti, come le caramelle, più ti accorgi di quanto sono dolci. E più le scarti, più rimbalzano storie.  A guardarla, questa piazza… Seduto su questa panchina la osservo, la piazza, con cura, con attenzione. Ripenso a quelle mani intrecciate, che insieme attraversano la piazza e il corso della vita.  La Mole, a due passi, occhieggia. La stella, in cima, indica la traiettoria. E’ bussola per il cammino. Ai suoi piedi, lettere smarrite e ritrovate, e personaggi “evaporati” e dissolti nelle nebbie. Lettere di Natale, e Natale di letterine, dissolte anche queste, “ricercate” da qualcuno. E lettera 28, di prossima pubblicazione.  Ogni cubetto di porfido posto sotto i miei piedi pare un tasto, una lettera. A, S, D, F… Una enorme macchina da scrivere. Torino 18 ottobre 2014. Foto, Romano BorrelliDi quelle nere. Bellissime. Lo zio Vito ne possedeva una, sulla  sua scrivania. Un po’ come La Stampa per un torinese, una L 28 è per un eporediese. Lui, così ligio al suo dovere, chissà quante pagelle avrà compilato con quella bellissima L 28. Una lettera 28, di Ivrea. E Ivrea significava Olivetti.  La spolverava e ammirava ogni giorno. Quasi come fosse una bella ragazza. E una bella, lo è per davvero. La professoressa T. pone un foglio, bianco, sopra la tastiera, affinché gli studenti non vedano dove sono posizionati i tasti. Ci si avvia, così, lentamente, a scrivere, una pagina di storia. Forse un libro, in capo al biennio di corso.   A, s, d, f, moltiplicato tre righe. Michela e Paola, sono le più brave. A ruota, seguono Riccardo e Danilo. Io, faccio come posso. A pigiarli, tutti quei tasti, sull’ immenso foglio, che si chiama piazza Castello, l'”inchiostro immaginario” comincia lentamente a colare, colorare e  riempirla, la piazza,  di contenuti, persone, storie, città, anni. Lentamente, lo svolgimento, del tema, prende “corpo”. Una pergamena, con qualche “bruciatura“, ma ricca di contenuti. Un bel tema. Lentamente, la srotolo e la leggo. Una storia, nella storia. Che continua a fare storia.

 

“Il Bicerin era pronto davanti a me, sul bancone di quel caffè storico, della città più affascinante che io abbia mai visitato. Certo erano diversi fattori a produrre quell’eco, quel richiamo, arrivato fino al mare. La promessa di una vita più solleticante. Un senso di ordine, l’assenza di frenesia, una certa eleganza. Il romanticismo. E l’accoglienza della casa di lui, di lui indaffarato a preparare un piatto di pasta di rara bontà. Sapori del Sud, genuini. E la cura. Delle sue mani guantate avvolgenti le mie, nude, per impedire al freddo di penetrare nel cuore di quell’intreccio. Della sua voce, la sera, che leggeva i passi di un libro a ripercorrere gli stessi posti di qualche ora prima. Forse voleva fissare nei miei ricordi quelle immagini, ma non sapeva che le stesse immagini non solo si erano fissate ma si erano fatte emozione, sogno, speranza, tanto da concedere alla mia mente stanca un repentino abbandono al sonno. Come una bambina avevo bisogno di essere rassicurata per dormire. Ma ancora non sapevo di quella ninnananna, davanti a quel bicerin. Faceva venire l’acquolina in bocca, un triplo strato di cioccolata, caffè e fiordilatte, perchè, si sa, la vista e il gusto vanno a braccetto. E vanno a braccetto anche con le emozioni, i sentimenti, i ricordi, piacevoli o dolorosi. Il cibo è soprattutto cibo dell’anima. Sarà per questo che quel ghiacciolo era così succoso a Superga. Incomparabilmente più squisito di qualsiasi altro ghiacciolo al limone. E sarà per questo che a volte, pur volendo ed essendo sul punto di gustare qualcosa, ci tratteniamo dal farlo. Perchè vivere, nutrirsi, amare, decidere, crescere potrebbero evocare fantasmi. Abbiamo sempre bisogno di qualcuno che ci racconti una favola. O una storia vera, magari piccola piccola ma pregna di grande valore. Lui ha continuato a raccontarmele le favole, da lontano, con un blog. Un appuntamento quotidiano con numerose e variegate storie che solo i suoi occhi potevano cogliere e anticipare. Proseguì quel giorno la passeggiata, mano nella mano, fiumi di parole che non ci eravamo forse detti, ma anche momenti di silenzioso ascolto, delle cose nuove che la città sembrava promettere a entrambi.”

La lettera di una sconosciuta è stata riposta nella biblioteca di famiglia. Questa, è la lettera di Marina. Scritta da una formidabile …L 28.

“Quelli veri fioriranno qui a primavera”. Eccoli

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“Quelli veri fioriranno in primavera”. Eccoli, davanti alla Biblioteca Civica di Torino. Via della Cittadella

 

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Matteo, uno dei volontari senior, Comune di Torino. Davanti alla Biblioteca Civica di Torino

Alcuni lettori mi hanno chiesto se i fiori finti, posti davanti al Biblioteca Civica di Torino hanno  finalmente lasciato il posto a quelli veri. (ne avevo scritto il 26 febbraio).

 

Eccoli. E insieme a loro, ho trovato  “la cura”, di uno dei volontari del progetto. Anche in un giorno festivo come quello di oggi, Matteo,  uno dei volontari del progetto, era li. Racchiuso nella felpa rossa, di Torino & you….a presidio di un lavoro a vantaggio della collettività. Un’occasione per parlare di riciclo, raccolta differenziata, e volontariato. Progetti e idee. Davvero valide. Il mio parere è che bisognerebbe ascoltarli di più, i senior. E di tanto in tano, quando prendiamo in prestito un libro, magari, porgere un saluto e un…grazie.

Meriterebbero un box sul nostro giornale cittadino, ora che, quelli veri sono fioriti. Speriamo che qualche giornalisti possa incontrarli. Magari riceverebbe anche un fiore.

Davvero un ottimo lavoro e ancora un grazie a tutti i volontari. I lettori  della nostra città e della Biblioteca, durante le loro pause, avranno, oltre un “bel leggere” e un “bel prenotare” al http://www.comperio.it ,anche  un…”bel…vedere”.

A mano a mano, mano nella mano

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Libreria Fogola. Torino. Libro di Patrizia Berti. La forza di una donna.

Alcuni lettori mi hanno gentilmente richiesto di pubblicare una foto relativa al libro citato ieri,  “La forza di una donna”, dell’autrice Patrizia Berti,  libro che verrà presentato domani mattina, alle dieci, presso la libreria Fogola. A Torino. Eccola. La foto del libro.  ASAP. Tanto per emulare le giovanissime leve che usano in maniera maniacale le abbreviazioni di termini, storpiandone il senso.

 

La forza di una donna.  La forza delle  donne……….”cmq”…

Piace molto la foto, di ieri, sul blog, e piacciono le mani intrecciate della coppia che attraversa la piazza, senza dossi, senza strettoie, senza quei cartelli che ne limitano l’andatura, il percorso e il pericolo. Al più, un un semplicissimo punto interrogativo. Alcuni si sono sbizzarriti ad abbinare alla foto qualche canzone del tempo andato.  La vita come festival e come canzone. “Sarà, sarà quel che sarà…del nostro amore che sarà…” Cantava Tiziana Rivale… e  “Se un giorno il mondo intero cadesse giù…Sarà quel che sarà.” Una piazza e l’attraversamento  che divengono corso di vita. Nel controviale, ai margini i corsi e ricorsi che la storia riserva. Un punto interrogativo, al più.  Intanto piace l'”attraversamento”, tra le quattro fontane zampillanti, in piazza Castello,  riaperte per il grande ritorno della bella stagione e termine dell’esodo del lungo autunno.  Acqua, segno e simbolo.  Di vita. Della vita. Segni, simboli, liturgie.  Acqua, ai margini e attraversamento, al centro.  Passaggio. Nuova vita. Vita nuova. Attraversamento. Della città. Una città che non “sta ferma”. Passioni vive e vivere di passioni.

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Auguri per un 18 mo compleanno. Quello di una delle due Isabella. La biondina. Cuori che fanno “scuola”. A scuola. Compagni di classe che accolgono Isabella con cuoricini affissi sulla porta di classe.

Città. Che si racconta lasciandosi abbracciare da chi la attraversa, da chi la coglie e se ne innamora.  Da chi se la rivede, prima di dormire, aperta, come una cartina geografica, rimandando a memoria ogni suo punto, ogni piccolo neo, impresso come un tatuaggio, nel cuore e nella mente. Rendendone più dolce e lieve l’abbraccio e il dormire insieme. Nomi di vie e di corsi, di fiumi e di affluenti, che sono parole a sera, appena sussurrate. Percorsi tracciati, rimandati a memoria. Altri, da tracciare. Porte che si schiudono. E post-it che ne ricordano il senso e la classe e che un amore non puo’ che essere “di classe”.  Il festival dell’abbinamento continua…a “mano a mano”  (Rino Gaetano) che se ne rivede la foto..

 

A mano a mano, ti accorgi che il vento ti soffia sul viso e ti ruba il sorriso, la bella stagione sta per cominciare (era, per finire, ma…..). A mano mano che la coppia procede, mano nella mano……….

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Muro di Torino. Mano anonima che ha scritto, “Ti amo”. Altra mano anonima, magari conoscente dell’altra, in risposta: “Pure io”.

(scritta murale della nostra città)

 

Torino, città “aperta”. Da “leggere”

Strada facendo
Torino. Piazza Castello. “Strada facendo. L’amore e il suo corso. In piazza”.

La primavera, finalmente. Su tutte le porte.  La grande bellezza in “salsa” torinese si “offre” ai torinesi,  e turisti in ogni suo angolo. Meglio, sotto forma di “crema” gianduia. Una “città da leggere”. E quindi da “assaporare”.  Non solo “Torino, città aperta”. La città della Mole è un libro aperto. “Strada facendo” si aprono vite e  piazze reali. In due, poi, la visuale è migliore. “Un uomo che legge vale il doppio”. Due che leggono poi… Dopo il lungo autunno, in cui, a farla da padroni, un po’ per le giornate più corte, un po’ per le poltrone comode erano le piazze virtuali, finalmente ci si riappropria di quelle reali. Di piazze.  E non solo quella antistante la “Chiesa reale”.   Luoghi di grande bellezza, riconoscibili ovunque. Il tram storico che continua a girare in questa “metà” di ex “coppa rotatoria” e “dolci metà” che la percorrono tutta.  Occhi in su e occhi negli occhi. Piazza di zucchero e “miele”.  La “luna” avrà modo di arrivare. Ora, solo e soltanto miele.  Ogni cosa a suo tempo. Ora è il tempo di camminare e godersi questa bellezza. E l’amore. Che è simile al testamento. L’ultimo annulla tutti gli altri.  L’aiuola ai “piedi” della bicicletta bianca ha preso colore e vedere la città con “occhiali diversi” aiuta a mettere a fuoco  i “suoi colori”. Un invito a “vederci positivo”. Le tazze di  cioccolata fumante  hanno lasciato il posto al gelato in un tripudio di creme e frutta. Sotto i portici, in via Po, e non solo, si registra “il tutto esaurito”. Gruppi di “saggi”  torinesi si raccontano il nuovo corso di vita sperimentato e in via di sperimentazione,  con il “silver co housing”, una strategia resistente al costo della vita. Ma non solo. Una riscoperta e una “rilettura” delle nuove offerte che la vita pone. Nel breve, nell’ambito delle iniziative dell’Università, questi “ragazzi” si danno appuntamento per una “presentazione”. Di un libro. Da bravi ragazzi, e ragazze, cercano sempre, in qualsiasi modo, “La forza di una donna”.  In questo caso, pero’, la presentazione è di un libro.  “La forza di una donna“, di Patrizia Berti. Per l’appunto. Un appuntamento per lunedì, alle dieci, da Fogola.

 

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Piazza Castello
Torino. Piazza Castello. Spuntano fiori ai piedi della bici. E della Mole.

 

Dalla panchina,  un’occasione per rileggere una poesia. “Con il naso sul collo ringrazio la fortuna di essere incappata per caso nell’amore che dopo tanti anni conservo ancora intatto il suo splendore. Abbracci, leggeri nell’acqua calda, bagnati dalla luce ambrata dalle candele, sentivo che mi fondevo …un percorso lungo e sconnesso, inciampando, cadendo, rialzandoci, tra litigi e riconciliazione, ma senza mai tradirci. La somma dei giorni, dolori e gioie condivise, era già il nostro destino.” (Amore, Isabel Allende).

Davanti al Cinema Massimo, le locandine “offrono” alcuni film. Uno di questi su Berlinguer…Ah, la questione morale.

 

Torino, un libro aperto
Torino. Piazza Castello. “Chi legge vale doppio”.

Una giornata “all’insegna del femminile”

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Donna americana in ascolto. Al Teatro Regio di Torino

Tutto al femminile. Dopo i bellissimi racconti  e stupendi personaggi femminili che ci hanno regalato i  racconti di Sara Rattaro, Alice Corsi, la Lettera di una sconosciuta e la Mite del grande Dostoevskij, prosegue la strada “all’insegna del femminile”. In una piazza Castello aperta a numerose sensibilità, vi è anche chi, in religioso silenzio ascolta  musica proveniente da sotto il porticato. Una sorta di  “pronao” al Teatro Regio. Dal New York Times, applausi al Teatro Regio. Ma anche fuori, dal teatro Regio, come questa donna americana che si trova a gustare della buona musica.  Di tanto in tanto, al tempo giusto, con un po’ di fortuna,  una musica  “avvolge” il passante come un nastro al suo lento incedere. E’ una esperienza stupenda. Musica classica. A tratti pare di essere a Parigi, in metropolitana. Di tanto in tanto ci si imbatte in turisti che ascoltano e ammirano la nostra stupenda piazza. In maggior parte, donne. Forse, una sensibilità diversa. Occhi fissi e attenti. Orecchie aperte e sorriso. Pensieri che volano. In attesa. Che la musica continui. Una giornata al femminile. Anche una studentessa, felice e contenta per aver “vinto con un manifesto contro l’alcool”. Un bel manifesto. Davvero. Meriterebbe un bel pezzo. Oltre ad aver espresso un grande talento grafico e comunicativo, lodevole è l’impegno per il tema della prevenzione. Brava. L’Asl dovrebbe tenerne conto.  Ma la strada al femminile continua. Anche “in attesa” di un caffè, quando si consuma velocemente la colazione e ti trovi a “recepire” pezzi di comunicazione “serviti” al banco, ma diretti altrove, ad altri “chi”. “Pensieri e parole”, un sottofondo di Battisti e di gente comune. La mattina, al bar. Gente divertente, pensierosa a volta “carica”. Di chi pensa al dopo “il timbro” del cartellino. Al dopo aver varcato il cancello che separa la necessità dal piacere e ci si riappropria della nostra libertà. Chi “consuma” questa libertà nello studio, chi nello shopping, chi ancora in palestra. E allora, essendo “girato” tutto al femminile, anche nel racconto, colto a pezzi, di chi “investirà” il proprio tempo libero in palestra, cerco di coglierne i motivi di una scelta per una palestra “tutta al femminile”. Incuriosito, come tutti, provo a domandare direttamente, per quale motivo.

 

“Ho scelto una palestra per sole donne, perché posso allenarmi incurante di chi mi sta intorno,  in fondo siamo tutte li per lo stesso motivo chi per dimagrire o per tonificare. In una palestra mista, la maggioranza degli attrezzi sono strutturati a prova di uomo e il più delle volte ti senti a disagio.”  Quindi comprendo che uno dei motivi nella sua scelta è dettato dalla tipologia dagli attrezzi in essa presenti.  Non hanno bisogno di “competizione”, le donne, lì. E non è scelta  neanche per socializzare. Almeno  con l’altro genere. Quindi, solo una scelta mirata. Per meglio concentrarsi. Su quanto si fa. Provo ancora a chiedere la dimensione della palestra.
“È piccolina come palestra, il che la rende un luogo abitato, quasi come se fossimo tutte di famiglia; è un bell’ambiente sereno e spesso divertente. Inoltre all’interno della palestra si trova anche un asilo nido, baby parking e dei corsi adatti anche ai bambini come Hip Hop, Danza…il sabato affittano persino per feste di compleanno. Decisamente, questa palestra racchiude le esigenze di tutti senza rinunciare a nulla. ” Questa la trovo davvero una risposta interessante. Mi fa pensare ad una sorta di……paese scandinavo, dove lo Stato “ci pensa”. Questo tema dell’asilo nido è davvero interessante. Molto. Pensare che la neo mamma possa fare un po’ di palestra con il bimbo vicino…Elemento che rientra nel pomeriggio quando le chiacchiere diventano accenni “politici”. Provo ancora a chiedere da quanto tempo è iscritta e se hanno un istruttore.

“Anche se da poco che frequento questa palestra, posso dire di essermi trovata bene, il personal trainer che ci segue è una donna qualificata e competente, va su appuntamento per potersi dedicare ad un gruppetto di massimo 5/6 persone e seguirle a pieno. Questo denota grande serietà, inoltre a seconda delle esigenze e di eventuali problemi fisici,  preferisce farci lavorare con la ginnastica a corpo libero (addominali, esercizi per gambe e braccia ecc…), piuttosto che con l’ausilio dei macchinari (vengono utilizzati anche quelli, ma non come in una palestra qualsiasi “.

Il caffè, che da espresso, è diventato un pochino lungo, termina con la curiosità che manifesterebbero i lettori, anche se, non è intento fare della pubblicità. Dove e come si chiama, naturalmente. Via Oulx, “La casa del fitness”.

La giornata al femminile termina con un atto di devozione. Una donna raccoglie alcuni petali, bellissimi, depositati dal vento su un “francobollo” di prato antistante una scuola. Lì, nei pressi, vicino al Cottolengo, tra due ali e all’incrocio con due vie, esiste una madonnina. Devozione popolare. La mano gentile di quella donna, posa quei petali con tanta devozione e mani giunte. Tra tanta polvere, “crescono” fiori. Offerti ad una Donna. Una Mamma. Madre di Uomo.

Ps. Fuori dall’Italia, è una “settimana” all’insegna del femminile. Due donne candidate sindaco nella Ville Lumiere. Una sfida tutta al femminile.  “La forza di una donna”. Pare il titolo di un libro. E difatti lo è. (Patrizia Berti).Come sosteneva in un saggio il sociologo francese Alain Touraine, “Il mondo è delle donne”.

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Madonnina nei pressi del Cottolengo. A Torino

 

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Un “occhio” verso l’alto. “Bella!”

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Chiesa San Lorenzo. Torino. Piazza Castello. Interno. Cupola.

Fa ancora freddo, a Torino. A tratti, piove. Entro nella Chiesa di San Lorenzo, a Torino. Una “struttura” barocca, del Guarino Guarini, opera “a cavallo” tra il 1668 e il 1687. Trovo riparo e accoglienza. A due passi dalla Mole e da Piazza Castello.

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Chiesa San Lorenzo. Piazza Castello. Torino

 

Esattamente come anni addietro, studenti tendono l’orecchio al loro insegnante.  Un tempo, educazione tecnica, o educazione artistica. Ci si fissava con l’attenzione sulle finestrelle, sulla cupola. Matite ben affilate e appunti. Oggi, identica attenzione. E dopo aver prestato l’orecchio, fissano gli occhi verso la cupola. Un altro gruppo intento a “creare” su fogli A 4 quanto stanno appena osservando, sotto la direzione di un valido professore. Una meraviglia. Cupola e l’osservare in religioso silenzio il gruppo di studenti.  In un angolo, ragazzini da scuola media mostrano “un grado avanzato di conoscenze”.  Tablet e smartphone riproducono esattamente quanto stanno osservando. Sono attrezzatissimi. Oltre al loro zainetto, il corredo di inizio settembre, strutture informatiche. Chissà se sono attrezzati anche interiormente. Vero è che siamo tutti bambini nell’era di twitter, rendendoci, in gran parte dipendenti dai social network. Allora, come siamo attrezzati? Interiormente, penso. Una domanda che mi accompagna ogni giorno, lungo le “vie” di un altro edificio che si chiama scuola.  La fabbrica della conoscenza. Dove giorno dopo giorno si cresce e si matura. Luogo dove incontri, luogo di incontro. Se si ha voglia di spendersi. Dove crescita cognitiva e crescita emotiva non vanno di pari passo. Ci si parla, ci si confronta. Dal dialogo, dai racconti, si traggono autentiche storie di vita. Difficoltà, problemi, speranze. Il lavoro, in cima a tutto.  Confidenze, “cavolate” e amori in corso. E lavori in corso. Dalla cupola della Chiesa San Lorenzo, a scuola.  Un gruppo di studenti “imbianca” nuovamente un altro pezzo di edificio. Sotto la “sorveglianza” attenta e scrupolosa del loro insegnante. Mentre questi sono dediti al lavoro, passano anche giovanili “amori in corso“. Trafelati, di corsa, sfuggenti, discreti. In ogni caso, li riconosci. Visi sorridenti e furbeschi. Tutto fa scuola, nella scuola. Un altro gruppo è in procinto di rientrare “dal viaggio della memoria”.  Un’esperienza davvero importante.

Per quanto riguarda ora, a scuola, il classico saluto. E allora, “bella”!

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Chiesa San Lorenzo. Torino. Piazza Castello. Interno. Cupola

La cupola è davvero stupenda. Maestosa. All’uscita dalla Chiesa San Lorenzo, alcuni conoscenti mi informano sull’elezione del nuovo successore di don Bosco, il Rettor Maggiore dei Salesiani.  E’ don Angel Fernadez Artime (spagnolo, è stato ispettore dell’ Argentina). Anche io comincio a pensare ad altra cupola. Meglio, cupolone. A via Cavalleggeri, Via Gregorio VII, Avanzini, i bus l’H e l’808. Roma, l’ Osservatore Romano, la Pisana…Una grande bellezza.

 

Scambiamo due chiacchiere e mi informano ancora di aver letto attentamente alcuni articoli sul blog inerenti il capitolo e don Bosco.

Ancora in tanti, inoltre, continuano a dirmi grazie per il bel lavoro su Torre Giuseppe.  Persone e voci provenienti dal primo oratorio di don Bosco, Valdocco. Sarebbe bello che anche la rivista salesiana riproponesse la storia sulla rivista Maria Ausiliatrice. Un bell’esempio, di uomo e di stile salesiano. Un uomo capace di abbracciare l’umanità. Sarebbe bello perché in molti che non hanno dimestichezza con il pc potrebbero leggere la storia su formato cartaceo. E assaporarne la storia ancora meglio.

Modelli tra l’antico e il nuovo

DSC00582 DSC00576Individuato un punto nevralgico della nostra città, ho potuto constatare come molte cose a riguardo, dei mezzi pubblici sono cambiate. Prima di ogni cosa, il costo del biglietto. Un euro e cinquanta. Un po’ altino, a dire il vero. Altri mutamenti: il materiale dei tram i numeri, i capolinea, navette bus…fervono mutamenti con modelli alternativi. Almeno quattro.  C’era una volta la griglia. Forse non piu’. Zona situata nei pressi di due Basiliche,  Maria Ausiliatrice e la Consolata e il Duomo, provo a chiedere quale “modello” sia preminente, tra i due, tra “l’antico e il nuovo”. Certo, questi spostamenti, questi trasbordi, qualche “conflittualità” tra i due, la pongono. Soprattutto perché da queste parti i cambi, continui,  dovrebbero essere assicurati senza tanta attesa. In vista del mercato Porta Palazzo, borse e carrelli della spesa non si contano, in andata e in ritorno. Un mercato globale. Il trionfo della globalizzazione, bellezza.  La metropolitana leggera, quella con otto entrate-uscite, non esiste più. Almeno, non transita più.  Quei “trenini” come li chiamavano in tanti quando li videro circolare per la prima volta tra l’86 e l’87 saranno “ricoverati” in qualche deposito periferico. Bottoncino rosso per richiedere la fermata ad ogni uscita e, oplà, in prossimità della fermata, si “aprivano” i gradini. Pronti per la discesa. Chissà per quanto resteranno parcheggiati.  Chissà quale sarà il loro destino. Una discontinuità. Da qui, da Corso Regina Margherita, un tempo, passava anche il “tipo” di metropolitana, leggera. Che “typos”.  Direzione Stadio Delle Alpi (una volta, c’era, quello stadio, e allo stadio ci si andava anche per i concerti) o direzione “Piazza Hermada”. Già, ma adesso, cosa ci arriverà a Piazza Hermada, ovvero oltre l’ospedale Gradenigo, dove si trova l’incrocio con il 30 direzione collina, Pino Torinese-Chieri? Un modello allegorico, la metropolitana leggera con la “promessa” e il compimento di una vera. La storia, ci consegna invece un ulteriore modello, quello “storico”. Un tram storico e il suo capolinea, nei pressi. Come che sia, molto è mutato, tra difficoltà e promesse, tempi di percorrenza  e  attesa. Un tempo, passava un due, poi, il tre. Anche se, in definitiva, sono l’identica cosa. Cosa ne pensano i torinesi, di tutti questi cambi?  E a proposito di modelli, e di alleanza, in una giornata come oggi, per chi l’ha santificata, impossibile non pensare all’acqua. La samaritana, l’ incontro che suscita sete, il popolo che soffriva la sete, Mose’, la roccia, la fonte. Il nuovo e il veccchio, il vecchio e il nuovo. Modelli, a confronto.

Da qualche parte ho letto che siamo in buona posizione per quantità di “acqua importata virtuale”, cioè quella contenuta negli alimenti.  Quanta acqua conterrà una bistecca? Presumo che siamo in buona posizione  anche per quantità consumata. Guardo le nostre fontanelle torinesi, dei veri gioiellini. Da preservare e trattare con cura.

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Freddo e pioggia alle…Porte

DSC00588Piove. A Torino. Anzi, pioviggina. A tratti. Ora si, ora no. Fa freddo. A Porta Palazzo, tantissima gente. A “macchia di leopardo” in un’area ottogonale. In altre arre, a gruppi, si scambiano notizie “mondiali”. Una babele di lingue. Nell’area mercatale non si capisce se oggi è domenica o un giorno feriale. Nell’area storica, che a tratti pare di essere a Roma, le Porte Palatine,  sono state “vestite” con un “impermeabile”. Probabilmente per non prendere troppa pioggia. Una nuova collezione K-way nella giornata Fai, bussa alle…”Porte”. Nuova “Moda”, moda nuova, in Circolo? Con gli “occhiali per vederci meglio”, troviamo chi le  ha viste indossare una sorta di impermeabile, chi un k-way, chi……le ha trovate bellissime, come un abito da sposa. E belle, le torri, sono belle. E poi, nel linguaggio, non solo degli scacchi, insieme alla “regina”, le torri, hanno una “movenza” davvero particolare. La regina infatti, sa tanto di “cuore”. Muove come gli pare e si propone “all’altro”  con una sua eleganza;  la torre, con la sua movenza ad L, pare sempre incline al… “love“. Come che sia, da queste parti,  la primavera pare essersi persa per…strada. Sulla strada, resta altro. Petali bellissimi. Persa. Perduta. Anche senza la nebbia, che, a dire il vero, quest’anno, almeno da queste parti, non ha garantito una certa continuità. Assente giustificata.  A dire il vero, poco pervenuta. Ho provato a domandare, se qualcuno, per caso, l’avesse vista. La primavera. Con il dito,  quel qualcuno immobile come una statua mi ha indicato, “più in là”. Quando i tempi saranno maturi. Veramente, siamo già nel secondo giorno, d.p. (dopo primavera, che fa tanto, “doc”) e ancora non si è fatta vedere. In ogni caso, come anticipato da questo blog, “se non ci sei, ti aspetto”.  E noi, la aspettiamo fiduciosi. E purtroppo, “ben tornata”, ancora non possiamo affermarlo. Era solo un falso indizio, quel “quasi primavera”. E noi, fiduciosi, aspettiamo ancora. Intanto, l’orologio, con le sue lancette, il suo bilanciere, e la valvolina ci ricordano il passare lento del tempo. Solo e soltanto il passare del tempo? Per ora, si. I profumi che si sentono per  le strade di Torino ci annunciano che l’ora del pranzo è quasi arrivata. Quel dito che sembrava spostare più in là “la primavera” sembra aver azionato un congegno. La campana batte il suo tempo. E’ l’ora di pranzo.DSC00591

Gli occhiali… per vederli da…vicino

DSC00575DSC00567Alcuni lettori del blog mi hanno chiesto gentilmente di riproporre gli occhiali per… “rivederli da vicino”. Eccoli. E con essi, uno sguardo appena diverso su una delle più belle piazze d’Europa: Piazza Vittorio vista dai Cappuccini.

Nella piazza, sciamare continuo di giovani. Capannelli più o meno consistenti di giovani. Da qualche parte, spunta un pallone. Un solo “rimbalzo”. Con gli occhiali, a guardarlo, il pallone, (e non soltanto) non solo rimbalza, ma assume anche un “effetto” tendenziale diverso. Un effetto alla “Zico”.  Un… “due o tre“, in più. Poi, verso maggio, quando il tempo sarà più bello, ci sarà posto per qualche numero in più. Dalle tabelline al tabellino al cedolino. Come promesso. Forse un 85. Euro. (Senza promesse, pero’, e con altre premesse, le notizie e le tasche ci han ricordato che ne abbiamo persi per strada un bel po’…2.400?). Pero’, 85 ricorda anche il numero dei miliardari in giro per un’altra piazza, affari. Un numero che possiede tanto quanto possiedono tre miliardi di persone. Allora, davvero nonostante tutto “l’effetto pilota automatico” è sempre inserito a prescindere dalle scelte e dalla volontà dell’elettore? Davvero sempre e solo “la piazza?” A vederci giusto, anche senza occhiali, è una vera…ingiustizia.   Mha.  Intanto la piazza continua ad animarsi. E rianimarsi. Baci e abbracci. Abbracci di piazza e abbracci d’Europa. L’Europa abbraccia l’Ucraina, la Russia riabbraccia la Crimea. A vedere questa piazza,  ricordi  politici riaffiorano. Le elezioni europee “bussano” alle porte.  Intanto, mentre un ex-sindaco inforca la bici, noi, “inforchiamo” gli occhiali. Per vederci meglio. E il panorama, la piazza e Torino sono davvero stupende.

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L’amore con gli occhi giusti. O con occhiali, giusti

DSC00562Aspettando il “colore” cangiante della Mole…arrampicato fin quassù, sul monte dei Cappuccini, a “vedere” una Torino diversa, sotto una luce ancora migliore, sensibile, accogliente, solidale, ancora più bella.Mondiale.  Con gli occhiali giusti, seduto su di una di queste panchine, che somigliano a tanti altari iinnalzato,  si riescono  a vedere i confini della nostra città e punti passati della nostra biografia “storica”.Moncalieri, Rivoli, Caselle, Superga, e per ciascuna di queste centinaia di ricordi, che affiorano, lentamente. Questo piccolo monte e’ una lanterna magica, una macchina da presa, e una macchina del tempo. Una macchina che guarda avanti, con occhi nuovi. Ai nostri piedi, il mito della velocita’, qui, qualcisa di eterno, un incongro con noi stessi e con altro.  Una piccola processione, con frate in testa, passa cantando. Giovani che mai avresti pensato passare da qui, a pregare e cantare. Il frate alla testa è di quelli tosti. Lo osservo attentamente. Sul suo viso paiono scritti i versi del Vangelo di Giovanni. E cosi presumo che sia. E li trasmette, con le le parole, i gesti, gli esempi. Tra le mani, una Croce”. Immediatamente rifletto sulla cristologia implicita ed esplicita. Chissa’. Periodo di Passione.Sulle panchine qualcuno scarta la sua cena: qualche tozzo di pane, una bottiglietta d’acqua, due chiacchiere, per chi ha poco e nulla più da offrire e di che nutrirsi. Quando la Parola conta.E aiuta a comprendere meglio il senso della parola e interpretare il silenzio di quelle persone che se ne nutrono. Sul cornicione di questa terrazza panoramica che fa tanto balcone di Giulietta e Romeo, coppie che pensano e ripensano l’amore e ridefinendolo finiscono per accoglierlo in maniera migliore. Ah, i contenuti. Da qui, si contempla, e lo si riesce a chiamare e definire in modo migliore, con gli occhiali giusti.  Si promettono il mondo, i ragazzi, e gli innamorati in genere e si concedono questo stupendo  panorama. E da quassù, uno sguardo alla processione che lentamente termina il suo corso e lassu’, a contemplare, che le cose si spieghino e ce le spieghi in modo diverso. E chi, avvolto in questo cielo torinese c non vedrebbe l’amore con gli occhi giusti? (Non con gli occhiali).  Con gli occhi giusti,  e gli occhiali, riesci a prendere la vita in modo positivo. Ma quali?Una statua fa ombra, un po’ a tutti. Ma forse, meglio dire, protezione. In lontananza, Superga.  Non la si vede molto bene, ma è la, a custodire nitidi ricordi. Il fiume scorre e riflette, luci, vita e amore Lasciata Piazza Vittorio,  (dove stazionano degli enormi occhiali Generali) e i suoi locali, sul corso, la villa di un altro “profondo”, “rosso“, diverso da quello di oggi pomeriggio, dopo averlo fotografato e scritto. Dai Cappuccini, la vista è davvero mozzafiato. I Murazzi, le luci, le arcate, il passeggio in un via vai continuo, sotto questo balcone, dall’altra parte del fiume, che pare di rileggere il libro di Alice Corsi. Pagina dopo pagina, personaggio dopo personaggio, universitarie, universitarie, …Tutto così magico.  Tutto cosi molto… Passion…Passioni che muovono, anzi, smuovono le persone ad andare oltre.

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