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Quando il sorriso allaga il mare

Profumo di mimosa, e l’occhio si allarga, e le narici dilatano, su quel fiore appuntato al bavero del cappotto. L’occhio della mente si dilata, fino a Ventimiglia e da li in Provenza e poi mare, tanto mare, nella giornata della donna. Un piano bar e le note di Cammariere Sergio si diffondono nell’aria. E dimmi, di che mese sai? Si, “sai”. Il tuo viso roseo ha un profumo intenso che quando si allarga, allaga il mare. Questo mi capita di pensare, osservando sbocciare un fiore che si apre come il tuo sorriso, ogni qual volta osservo il mare. Certo, vorrei scrivere di mimose e di storia, di “E tre”, articolo del blog, al  quarto anno del suo compleanno, oppure del convegno, dell’altro ieri, a Torino, su don Milani e  la figura dell’Idr.  E che dire del sig. Antonio Corapi, artista, sarto approdato a Torino  da “Gasperina” omaggiato da Bruno Gambarotta su Torino Sette? Che bello il primo, e il “tre” , le emozioni per una  bella pagina di storia, personale, che a pensarci bene, nessuno ci avrebbe scommesso un euro  su. Ma le cose piu’ belle sono le piu’ difficili. Il parka blu, il vento, il sorriso, un volume rosso tra le mani. Torino era mia. Cerco di “chiudere” il volume. Ma il mare allontana molto e avvicina te. Il Profumo di mimosa, sul bavero e in ogni dove, nella giornata-festa-ricorrenza della donna.

Una storia importante. Completa.

DSC00310Un piatto di salsiccia fumante, delle verdure e il riflesso di una storia nel bicchiere. Riavvolgere il nastro. Nell’inverno o dell’inverno del nostro scontento, citando Steinbeck. C’era tutto. Eppure mancava qualcosa. Mancava qualcuno. Passare il dito su di una carta geografica. Come si era soliti durante le lezioni di geografia. Atlante in mano. Bacchetta sulla carta geografica appesa al muro della classe. O agli inizi, o al termine, che poi è lo stesso, di un vagone. Quando eri prossimo all’arrivo. Così, tanto per ricordare la strada che avevi fatto e ricordare in prossimità dell’arrivo di tutti quei paesini e della loro bellezza, che mai avresti rivisto, se non fuori dal finestrino.  Il pranzo, lentamente si avviava al termine, tra fumi e vapori dei ricordi. Avere le coordinate eppure non trovare il posto esatto al quale  stiamo pensando. Un gran bar, in piazza. Un bar, una stazione, luci accese, un albero di Natale. Neve al Valentino e raffiche di vento, come brezza marina. Mancava qualcuno, più che qualcosa. Per definire una storia importante, occorre la parte mancante di sé. Il completamento. Una analisi su storie a distanza, condite o infarcite e conti che non tornano. Sommatorie, sottrazioni, treni che partono, che arrivano; un dialogo, l’ascolto, la condivisione. Città elencate come posti in cui poter lavorare. Snocciolare numeri di chiamate, di mail e di biglietti. Mancava qualcuno. Assenza.  Una figura. Un nome. Solo a fine pranzo ho realmente realizzato che mancava una lei, nel qualificare una storia davvero importante.  Il figlio, le figlie, c’erano già, in qualche modo. Chi mancava, nei meandri dei ricordi era la moglie, di Antonio, il protagonista di una storia importante, che mancava nel quadro famigliare, non dipinto ma inscritto nell’alveo di  una storia che continua. Un po’ come la nostra città, che “è sempre in movimento”.

Un salto presso il laboratorio, un saluto veloce, lui dedito al suo “lavoro”, ed ecco finalmente le cose che son tornate a posto. E’ la moglie di Antonio che mancava nel quadro famigliare. Difatti, lui, fiero, la mostra nell’ultimo quadretto. “Guarda mia moglie. Quanto è bella. Il quadro, il suo, l’ho terminata da poco. Anche se, tutti possono guardarla, ora, nel quadro, mentre io l’ho avuta al mio fianco. Una vita intera. Fiero perché tutto quel che ha avuto è avvenuto perchè  “la moglie, nel silenzio quotidiano, mi ha permesso di dipingere la vita come la volevo io. Lei, i colori della mia vita. Sempre al mio fianco.”

Prima di andar via, ci mostra una m, sul palmo della mano. Una m che abbiamo tutti, sostiene. E’ bello tornare da queste parti, in questo laboratorio, in questa culla di valori. Molto bello.

La storia importante: Antonio Corapi, richiesto da alcuni lettori

DSC00162Alcuni lettori del blog, hanno chiesto, se era possibile vedere DSC00128 i due quadri dipinti dal Sig. Corapi, relativi ai santi sociali torinesi e il testo della canzone “Il ragazzo”, elaborazioni artistiche  che stanno bene insieme.

Come è stato detto è una persona industriosa, grande lavoratore, ricco di fantasia e molto interessato agli aspetti pedagogici e della scuola in genere.

Il signor Corapi ha posto numerose domande sull’universo giovanile oggi, sul disagio e sulla questione lavorativa  rispetto ai grandi cambiamenti della società. Sui laboratori e sugli oratori. Sugli apprendisti e alcuni lavori del passato che non esistono più.  Il suo modo garbato e gentile riflettono una vita pensata e vissuta come un viaggio, lungo, non sempre comodo, talvolta faticoso, problematico, ricco di ponti che spesso ne hanno spezzato il ritmo.  Nella sua vita ha sempre saputo, grazie al proprio estro, che per ogni problema, esiste anche una soluzione. Ed è grazie a quei ponti, attraversati al suo passaggio,  che è riuscito a farne il simbolo più importante della sua vita: il punto di congiunzione fra passato e avvenire. Una pagina di storia ben scritta, ben riuscita, senza aver mai dimenticato la terra natia, il mare, la collina. Il passato e il futuro da disegnare, scrivere e cucire, per sé e per i figli. Un quadro di vita ben riuscito.

Ora, pero’, se potete, passate a dare un’occhiate presso il suo laboratorio:

Corapi Antonio, Via Ignazio Giulio, 27. Torino. (zona Anagrafe).