Un grazie

DSC00284Un grazie a quanti hanno scritto, privatamente, dicendomi di aver gradito la storia di Giuseppe  Torre e di Antonio Corapi,  prima. Due personalità particolari. Dediti al prossimo, alla famiglia, a quei particolari che fanno tanta gentilezza e delicatezza d’animo. Semplicità, apertura di cuore. Lealtà, fedeltà. Occhi azzurri entrambi. E in entrambi non riesco a vedere rughe. Il loro viso sembra  quello di tanti puttini che si vedono in alcune chiese. Giuseppe, in particolar modo ha lasciato davvero un segno in tantissimi che lo hanno incrociato. A chi ha ricevuto una parola di incoraggiamento, speranza, preghiera. A quanti hanno incrociato un sorriso, bonario.  Una pregheria. A  quanti ancora ricordano di aver ricevuto una di quelle cioccolate Kerestin, avvolte nella carta lilla. I fiori da prendere al mercato, le pulizie, il lavoro. Benedetto. Antonio, poi, che vorrebbe “ricambiare” quando nulla è da ricambiare. Anzi. Regala pezzi di vita, di storia. Il suo narrare pone  orme, impronte, per chi segue, che sta poi a chi lo incrocia, o ha incrociato provare ad entrarci.  Che dire? Penso ci sia poco da dire, solo grazie, per aver avuto la fortuna di incontrare e conoscere queste persone che davvero meriterebbero tantissimo. E hanno contribuito a scrivere storia. A Torino ve ne sono e ve ne erano tantissime di persone di questa levatura. Ad esempio, Enrica, Angela. Le prime che la mia mente ricorda.  La prima, che lavorava presso un opificio, zona stazione Dora e  zona industriale biscottificio Wamar poi (qualcuno ricorda ancora i biscotti Wamar e il biscottificio in corso Vigevano dove ora sorge l’Inps?). E forse proprio con l’odore dei biscotti Wamar ha costruito una storia. Era solita regalare, ai bambini del quartiere, quelli più svantaggiati, i biscotti tondi, bucaneve. Quelli con il buco. La “comunista di Valdocco” la chiamavano. Una sua vicina era una fervente democristiana. Una storia  di genere femminile, Don Camillo e Peppone. In tanti ricordano i telegiornali ascoltati insieme, dalla comunista e dalla democristiana. Nel palazzo in tanti raccontavano di aver sentito urla, ogni volta che “pioveva” e che quindi il governo ere….La comunista, che leggeva sempre La Stampa. La comunista di Valdocco che proprio in quel quartiere dove, a suo dire, si trovavano le “cantine di don Bosco“, (del quartiere). La compagna perché era solita donare,  qualcosa a qualcuno, come  era nel suo stile, come lo era stato ai tempi della guerra e del  dopoguerra, quando da vera staffetta era solita condividere carne sottratta ai tedeschi e portata alla bella e meglio nel cortile. Da condividere con i disperati.  Angela, una donna attiva nel volontariato al Cottolengo dopo anni di lavoro. Persone che con il loro esempio hanno dato davvero molto, tanto. Tantissimo. Chissà che non si continui nei racconti. La nebbia avvolge molto, di noi, degli altri, di quella lunga e continua trama che si chiama sentimento, diversamente da una, pur importante ma spicciola emozione. I neuroni specchio fanno la loro parte. I ricordi.  Urgente lasciarne traccia . Esistono persone che non ti stancheresti  ai di incontrare, di passarci del tempo insieme, e ti rendi conto di quanto davvero poco sia quel tempo davanti alla mole di bene che realmente si manifesta. In genere, nelle relazioni, capita che vi siano piccole incomprensioni, ma poi… poi, come dice un proverbio africano, quando i rami bisticciano, le radici degli alberi si abbracciano. Basta davvero poco. E poi, dopo anni di precariato, in giro per la provincia di Torino, è un po’ come esser uno storico della domenica. Dismettere gli abiti che non calzano a pennello, anzi, e provare a mettere altri abiti e provare a rileggere un po’ di storie importanti. E provare a scriverle. DSC00148

Incendio al 153 di corso Regina Margherita, a Torino

DSC00300DSC00296Il fumo era bene visibile da scuola. “Buttando” un occhio fuori dalla finestra”, il tempo per la professoressa di terminare i suoi “compiti” con il registro elettronico, e “un’occhiata” ad una classe alle prese con un “collettivo”  dopo aver ascoltato l’ennesimo “taglia risorse” relativo ai fondi d’istituto che un fumo in lontananza, oltre la nostra scuola, oltre i giardini di Piazza Sassari, appena tornati alla cittadinanza,  catturava la nostra attenzione. Pensavamo, osservandolo, fosse il fumo di una macchina. Invece, dopo il termine del servizio a scuola, all’altezza di corso Regina Margherita, 133,  quasi vicino l’assessorato regionale  alla sanità, si rendeva visibile una realtà differente: un incendio con  fumo proveniente dalle soffitte. Probabilmente. Dall’altra parte del controviale, quindi, oltre corso Regina Margherita, e l’altro controviale,  si trova  la scuola elementare De Amicis e nelle vicinanze della scuola,  la sede del Partito Democratico. Nel controviale numerose macchine dei vigili del fuoco e vigili. Corso Regina Margherita. I ricordi vanno ad altro……Come ogni volta che salgo o scendo le scale mobili della metropolitana…Un brivido corre lungo la schiena.

In serata, non restava che acqua a terra, e segnali che delimitavano il traffico e il divieto di sosta. Alcuni ne parlavano ancora, di quanto successo nel pomeriggio.

Probabilmente nelle mansarde, soffitte.

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