Una “saggia” torinese, un giovane, il nuovo

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Una giornata a vedere cosa succede in città. La signora Angela, parente della citata partigiana, in altro posto del blog,  attenta lettrice de La Stampa. Una saggia dal cuore giovane, datato 1922.  Molto conosciuta in circoscrizione, la 7, racconta le ristrettezze del periodo di guerra, paragonandole a quelle di oggi. La Torino, che in pochissimo tempo divenne metropoli, con l’arrivo di forze fresche dal Sud, impiegate dapprima nell’edilizia e poi in fabbrica. Racconta di come nella casa in cui abita da un po’ di temo, frequentata già precedentemente per via della cognata, si siano “dati il cambio” famiglie di provenienza ed etnie diverse. Nell’appartamento vicino, dove un tempo abitava la democristiana, “don Camillo” in versione femminile, vi sia ora una famiglia albanese. Al piano di sotto, dove un tempo abitava una classica famiglia “Rossi“, i rumeni. Un rimescolamento. Oggi un ipotetico duello “Don Camillo e Peppone” non saprebbe con chi farlo”. Detto questo “la politica è cambiata e forse non ne avrei tanta forza a farne”. Solo i colombi, che di tanto in tanto affollano il suo balcone, alla ricerca di qualche briciola, sembrano essere gli stessi, da anni. Anche il carrozziere che un tempod lo si sentiva rumoreggiare nel palazzo affianco, ha ormai abbassato le serrande. Da un po’. E così il rumore delle molle di un materassaio, dall’altra parte del palazzo. Una  lettrice particolare de La Stampa. Un tempo, comprarlo era un appuntamento quotidiano. Oggi, questo appuntamento avviene “di tanto in tanto”, con grande dispiacere;  “qualche copia, finisce per mancare nel suo “quotidiano” investimento. Una vita dedicata al lavoro e al volontariato, al Cottolengo, tra i fornelli, le mense e gli ammalati. Una vita di lavoro, in città, a Torino. Un negozio. Lei, una commessa. Ora vicinissima ai novantadue. Ricorda quando in “via Garibaldi” si sentivano sferragliare i tram. Ricorda il “leone”, l’adesivo Marus, di un negozio dalle parti di via Roma.”Sai, quel negozio che regalava gli adesivi con il leone. Sulle macchine, di quegli adesivi se ne vedevano tanti. Forse, ma ora la mia memoria è ballerina, da quelle parti vi fu un incendio”. Ricorda la scala mobile della Standa. E ricorda ancora quando “il bus a due piani, quello inglese, passava da via Roma e in piazza San Carlo c’erano le macchine con il parcheggio”. Ricorda. Parecchio. Quando la “mente non fa i capricci”. Fratello partigiano, cognata partigiana. Bella ciao,  da cantare, il 25 di aprile e il 1 maggio. E “pentole di pasta” al “bisogno” di qualcuno. Che spesso, erano davvero in tanti, ad averne bisogno. La politica, una passione, come il prossimo. Persone silenziose che meriterebbero un riflettore, ogni tanto, ad illuminarne la storia. Con la s minuscola, ma, una grande storia. Una storia di vita. Orme e impronte, anche da qui. Qualche fotografia datata. La compagnia negli anni, prima di un cane, ma non il suo, e poi di un gatto. Anche questo non suo. Anche nella vita di Angela, tanto lavoro e tanto prossimo.

Il nuovo, che canta e suona più strumenti contemporaneamente, allietando la passeggiata, o meglio, lo struscio dei torinesi. Bella voce, niente da dire. Una chitarra, al braccio. Anzi, abbracciata. Dopo tanti abbracci inflazionati nel virtuale, qualcosa di concreto da abbracciare, effettivamente esiste. Un artista davvero bravo. Bella musica, e così i testi.

Il nuovo. Tanta umanità, in attesa del mercato di domani. Dalle parti di Borgo Dora e Porta Palazzo. Due volte al mese. E per due volte al mese un “fiume” di persone, prova a chiedere, in preghiera “dacci oggi il nostro pane quotidiano“.  A sentire la loro provenienza, i loro sogni, le loro speranze. Di un riscatto e una vita migliore. La notte è lunga. E fredda. Qualcuno la trascorrerà nel posto dove domani sarà posata un po’ di mercanzia, da vendere a due soldi. Anzi. Qualche centesimo di euro.

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Stazione Torino Ceres. Nella Torino di una volta

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Alcuni lettori mi hanno gentilmente richiesto se era possibile documentare con alcune fotografie la facciata della stazione Torino-Ceres, posta su Corso Giulio Cesare.

Una ex stazione a due passi dal mercato, il più grande d’Europa, Porta Palazzo e nel contempo, vicina al Serming,  una scuola superiore (Steiner); stazione a due passi  da un fiume, una delle due Dora. Intorno, tantissima umanità. Una Torino in continuo movimento, che non sta mai ferma. Dietro, alle spalle della stazione, Borgo Dora. Esattamente otto anni fa, una “casettina” funzionava da punto informativo della città per le Olimpiadi Invernali. Un punto strategico.  Dalla parte opposta del corso, sul controviale una Chiesa. I jumbo tram, che tagliano da Nord a Sud la città, sfrecciano in continuazione. Un fiume di gente si disperde, ognuno verso casa, data l’ora. Altri, borse della spesa in mano, si prepareranno per la cena della sera. Qualche “anima” vaga direzione fiume. Il “pallone”  mongolfiera staziona stancamente davanti i giardini.  Qualche bambino, accompagnato dai nonni lo osserva attentamente, immaginando domani. Da lassù, Torino è ancora più bella. Oggi, resta la tristezza. Immensa. Tempi e modi non sono accordati. La scuola Holden resta sempre un sogno. Ogni giorno di più. Dietro, il Maglio. Il mercato, per domani, è in preparazione. Barriera di Milano è alle porte. Una fetta di umanità, pure. Prendo la stradina che scende, direzione Cottolengo. A destra, un cancello è aperto. Tra le case di un tempo, la stazione, anch’essa di una volta, si mostra alla vista in tutta la sua bellezza. Erano anni che non entravo. Un cartello Ogr mi accoglie. Mezzi binari e motrici e vagoni in riparazione. Sembra il set di un film. E chissà quanti ne avranno girati.  Mi faccio strada. I vagoni son in aumento. Fermi. Un gruppo di ragazze e ragazze percorre la strada del ritorno. Rumori che divengono sempre più forti. Un paio di gloriose lucide del 1911-1913 sembrano in attesa. Un gruppo di operai sta lavorando. E’ un “pronto soccorso” di treni storici, d’epoca.  Quanta storia, qui dentro. Ecco la stazione Torino-Ceres.Dietro, un paio di “gloriose”. Operai, volontari, rimettono a posto questi locomotori a carbone. Volontari, ci tengono a precisare. DSC00338DSC00335

La Mole allo specchio di un Palazzo Nuovo

DSC00317Davvero curioso osservare la Mole allo “specchio“, nella facciata di una “fetta” di quello che un tempo era Palazzo Nuovo, (ma ancora oggi, chissà perché, continuano a chiamarlo “Nuovo”) oggi, ri-Nuovo-ato. Rinnovato. La Mole, una vecchia signora, sempre bella. Imponente. Luogo di storia, di cinema e di amori del cinema o più semplicemente di amori. Che salgono e che scendono. E altri che si perdono. Alcuni si rinnovano, altri sfioriscono come una “rosa”, altri  si specchiano  un po’ come la Mole domandandosi a che punto siano. Amori infuocati, come quelle poltroncine rosse poste all’interno della pancia da “due centesimi”.  A volte crescono diventando una stella, altre volte, quando va bene, ne faresti un bottone. “Specchi” nuovi e teloni, quà e là a coprirne i lavori. Studentesse e studenti in uscita da un liceo vicino. Studenti alle prese con i tomi universitari, all’uscita dall’atrio di Palazzo Nuovo. Profumo di tesine e tesi, fresche di stampa, ma lunghe nei tempi di elaborazione. Argomenti importanti. Tempo investito nella ricerca, ritagliando quà e là quel poco di tempo che era possibile.  Insieme alle notti, accorciate anch’esse, dallo studio, nelle notti estive già corte e ricolme di pensieri. Tempo breve, ricavato a ” cavallo” tra lavoro, lezioni, e fatiche varie di ogni tipo.  Qualcuno recita una poesia, osservando  il gioco di specchi. Una poesia dolce. Pare una preghiera. “Sii dolce con me. Sii gentile. E’ breve il tempo che resta. Poi saremo scie luminosissime. E quanta nostalgia avremo dell’umano. Come ora ne avremo dell’infinità. Ma non avremo le mani. E nemmeno guance da sfiorare leggere. Una nostalgia  d’imperfetto ci gonfierà i fotoni lucenti. Sii dolce con me. Maneggiami con cura. Abbi la cautela dei cristalli con me e anche con te. Quello che siamo è prezioso…”. Il resto della poesia, mi è sfuggito.  A tratti, in quello specchio, è passato un pezzo di vita.  Un pezzo di noi. Un pezzo di altri. Un pezzo di chi preferisce questa poesia ad altra “musica”. Il tempo passa. Altre Olimpiadi invernali si sono aperte…quanta Passion lives ancora here… DSC00316

Torre Giuseppe. Storia completa

DSC00314Alcuni lettori del blog mi hanno chiesto di documentare ulteriormente la lettera proveniente da Roma, dal Rettor Maggiore dei Salesiani per il sig. Torre. Eccola. Giuseppe, fiero, con la lettera tra le mani. Felice perché nella vita “non ho mai avuto o voluto nulla. Sempre con distacco dalle cose. L’importate è l’uomo. E’ sempre stato al centro. I suoi bisogni,  le sue necessità  e poter dare, per quanto possibile il mio contributo, e svolgere al meglio il mio servizio per la collettività”. Ovviamente continua a svolgere ancora la parte di Marta, al “lavoro”, al mattino, e di Maria, con la preghiera, nel resto della giornata.  Entrambe, le parti migliori per questo uomo, così grande. Un quadretto di don Bosco,  all’entrata di questo edificio, ricorda come siano così impegnative certe intenzioni. “Studia di farti amare”. (don Bosco).

Oggi i suoi ricordi erano sulla riforma conciliare. Concilio Vaticano II.DSC00315