Tra vapore e “fumetto” i fumetti allo Steamboat

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“Una croce di S. Andrea e un suono particolare e si mettevano in allarme. Ma ne eravamo anche contenti, che al suo passare, eravamo noi, a farle l’inchino.  Un piccolo casello e i binari del treno della stazione di corso Giulio Cesare, la Torino Lanzo”.  Così raccontano i più anziani della zona di Porta Palazzo e della circoscrizione 7 a Torino. Con tanti binari e i cartelli dei binari, fino a poco tempo fa, in numero maggiore rispetto ai primi. E lei, la regina, la locomotiva a carbone. Uno spettacolo per tutti.  Quando passava la gloriosa locomotiva a vapore, tutto il circostante  si fermava. Era la regina. Da ammirare. I ferrovieri avevano una  competenza  impareggiabile nel metterla a puntino e in “pista”. Davvero una gloriosa regina. Certo, tutta un’altra storia, poi, con i diesel. Ma quella gloriosa macchina, quando la vedi, dietro il cancello blu, sembra proprio che ti stia chiedendo una carezza. E molti dei ragazzi seduti a “cavallo” del ponte, la guardano, tra un capitolo e l’altro del libro, in attesa di un ripasso. Ora, il vapore,  insieme alla gloriosa macchina a vapore, “stazionano in rimessa”.  Resta in attesa, speranzosa che prima o poi, qualcuno apra quel cancello blu, si metta in “sella” e che qualcuno, buttando legna e carbone  gli faccia fare una bella “camminata”. Come ai vecchi tempi. Ora è li, a due passi dal Serming. Il vapore invece spesso trova un valido  sostituto: la nebbia cittadina, così avvolgente in alcune fredde giornate torinesi. Ma, poco distante da qui, un bellissimo locale ospita “nuvole di vapore”, un luogo dove stazionano fumetti pronti per essere sfogliati. E’ Steamboat,  “the fantastic comics tour“.  Lo spazio del fumetto, in via Po 53, a Torino. Un locale dove si puo’ leggere, sfogliare e anche gustare un buonissimo caffè. La disposizione dei locali poi, con il piano superiore, fa molto biblioteca.

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Le due “camerette” di Torre Giuseppe.

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“Il tre di febbraio alle ore sei e trenta meridiane, nella casa posta in Corso Umberto I numero sedici, da papà Giuseppe fu Carlo e mamma “Margherita“. Anche la sua. Era quindi nel segno. Destino segnato. Mamma Margherita, anche di Giuseppe. E in Corso Umberto I, a Villafalletto, si trovava la sua prima “cameretta”. Affacciandosi ora  da quest’altra (nei pressi della seconda “cameretta”) finestra qualsiasi torinese,  potrà notare quell’edificio a due piani, comprendente le “camerette” di don Bosco con tre meravigliosi “grappoli di vite”. Che fanno tanta storia. Una finestra, come quella, come questa, come quelle e come quella di Mornese. Per la par condicio.  Oggi si dice spesso una finestra sul mondo e le notizie ci entrano dentro, ci invadono. Siamo sommersi nella rete, dalla rete. Ci prendono e ci perdiamo. Anche i politici, “passata la settimana di discussione” han provato a “tirare la rete”. (Vedi Renzi). Si pensava dovesse venire su qualche pesce spagnolo, invece, a ben vedere, potrebbe essere un “pesce d’aprile” anticipato.  Chiusa parentesi. Da qui, da questa finestra, al terzo piano,  sulle note dei racconti della memoria, si puo’, con l’immaginazione, ipotizzare di  andare in giro per il mondo. In pochi minuti.  Chiudendo gli occhi, la voce di un nastro registrato ci parla di altre case, di scuole,  di mondi che un tempo erano lontani, ora molto più vicini a noi, e non solo per la rete.  Camerette. Anche oggi i torinesi salgono sul podio. Probabilmente le “camerette” le hanno proprio nel Cuore, da sempre. Terzi a livello nazionale nel choucsurfers, ovvero i torinesi pronti a cedere appunto un letto o la propria cameretta in cambio di pochissimo. Magari una piccola manutenzione o la spesa prima di andar via.  (provare con le scuole? far dormire la notte in cambio di una bella manutenzione-ristrutturazione e la mattina, lezione. Sarebbe una idea!). Torinesi davvero aperti. Non più soltanto “affacciati” alla finestra, ma davvero con Cuore e aperto, al prossimo. Si potrebbe dire, parafrasando il libro, da “Cuore aperto“.  Ora si, parrebbe, almeno in questo caso, una Torino con tanto, cuore.  Passion lives here, again? E corsi e ricorsi storici, sul Podio, ci saliva anche il don, per una bella bevuta, di metà percorso. E chissà, magari le radici del choucsurfing sono proprio da quelle parti.