Tutti gli articoli di Romano Borrelli

Dottore in Scienze Politiche e dottore in ISSR polo-teologico piemontese, Teologia (laurea ISSR Polo Teologia Torino).

6 settembre

Nel giro di poco tempo, si è affacciato settembre scivolando addirittura al 6 settembre. Alle spalle il Collegio docenti (via meet) dipartimento e prime confidenze con un luogo famigliare, la scuola; lentamente il suono della prima campanella del 14 settembre si avvicina. Suinera in modo diverso, probabilmente. Avevamo maniche lunghe, giubbino, maglioni pesanti quando iniziò, o termino’ il tutto , (le chiusure) e ora anche il nostro abbigliamento sarà incerto, a cavallo tra….vedremo. Nel frattempo, ricordandomi quello, e di avere dei libri da restituire ho scoperto che anche i volumi presi in prestito dalla biblioteca devono rispettare la quarantena prima di essere rimessi in circolo. Chissà cosa capiterà per i mercatini (se ci saranno) dei testi usati. E chissà perché se i libri devono rispettare la quarantena perché non dovrebbero farlo anche gli oggetti del mercato delle pulci? Chissà….

31 Agosto 2020

20200828_094544Agosto volge al termine e così, lentamente, giorno dopo giorno,  l’estate pare congedarsi. Almeno, a Nord Ovest. Ti alzi, al mattino, come ieri, e nel giro di pochi istanti “viene giù” di tutto. A sera, tanto per cambiare, idem con grandine. Eh, non ci sono più le stagioni di una volta! E non ci sono più i “recuperi”  ed esami di ripetizione, come accadeva prima del Covid. E in molte zone mare, neanche il falò  e il bagno di fine estste. Una volta, il 31agosto si festeggiava la fine dell’estate. Allora,  allughiamo le maniche, la scuola si prepara e così pure gli studenti. Chiusa una pagina se ne apre un’altra.  Al 14 settembre, saranno 200 giorni da quando la scuola ha chiuso le saracinesche della “carrozzeria”, delle parole,  e di molto altro. Domani ci saranno anche i test di ammissione, l’università infatti riapre i battenti. Lentamente si comincia a riaccogliere studenti. Finalmente. E finalmente, a undici giorni dall’arrivo ho riposto, collocandoli nei giusti settori della libreria personale, parte dei libri letti tra un pomeriggio assolato a 38 gradi e  l’altro e ora posso dire  che qualcosina su Raffaello forse la so. Qualcosina da “raccontare” al momento giusto.

A proposito di caffè (e tazzina)

Costo ďi un caffè. All’anno. “Ma mi faccia il piacere”, diceva Totò. Caffè nel thermos. Mi è sempre piaciuto. Conserva sempre un pochino di “casa”, quando questa è lontana da noi, messa tra parentesi,  e versarne un goccio, nel tappo-bicchiere, dopo aver separato il tappo sughero, sprigiona le nostre sicurezze, certezze, agi. Poi, diciamocelo, sembriamo , nell’atto di versare, “La lattaia”,  del famoso olio su tela, di Jan Veermer. Il caffe, nel thermos,  si conserva, caldo, trattiene l’aroma. Mi piaceva sorseggiarlo in treno, quando nello scompartimento si era in 6 o in 8 in un viaggio infinito, Treno “espresso” Torino-Lecce. Buono, sia nei viaggi estivi che invernali. Il viaggio dell’andata, indifferentemente  versione caldo, freddo, era sempre piu dolce, piu “nenia”,  cullato e quando le prime luci dell’alba spegnevano quelle dello scompartimento e accendevano quelle dell’umanità, il sole penetrava nello scompartimento e “allagava” tutto e si appiattiva su di noi che ci stiravamo, con poco sonno alle spalle e schiene a forma di sedili, e con quello “schiaffo” pensavi fossero già le 8 ma in realtà erano le 6, ma eri ad est e non al nord ovest. Ad est, ad est si va. Meglio: Sud, est.  “Il Barletta”, (chiamato cosi perché  originario della cittadina pugliese a pochi km da Bari), chitarrista dell’oratorio Valdocco, incontrato casualmente nello stesso scompartimento del treno che ci avrebbe riportati giu per le vacanze, svegliò  sua sorella, che viaggiava con lui (ma come facesse a dormire, difficile dirlo) dicendole: “sveglia, guarda, guarda, questa alba che  la vedi solo in cartolina. Questo farà  passare tutti gli stress.  Stress era una parola usata spesso in quel periodo, per indicare ogni tipo di stanchezza. E lei e noi invitati da lui a spirgerci oltre il corridoio guardammo fuori e capimmo che era proprio cosi. Sole, terrazze, cani sulle terrazze, anziani in bicicletta. A quell’ora! Quello del ritorno invece era un caffè più forte ma amaro, molto. Mi piaceva anche quello sorseggiato in autostrada, non in autogrill, perché le ristrettezze cominciavano già dalla partenza, bisognava pensare ai 4 pieni di benzina, il casello autostradale, le spese che sarebbero arrivate,ma, era troppo bello andare al mare con le lire, e guardare Vialli e Mancini che sorridevano con le loro sagome di cartone alle pompe della benzina, ma intanto il Mondiale delle notti magiche era terminato e i mondiali li avevamo persi. Ci restavano occhi spiritati e medaglie da terzo posto e stadio Delle Alpi e San Nicola di Bari. Era buono quel caffè, con le auto che andavano verso il mare e qualche zanzara che, finestrini aperti, la faceva franca e, zac! Come erano lontani i condizionatori. Era buono quel caffè oramai, tiepido, divenuto tale dopo ore di viaggio, centellinato nei vari passaggi,  ingoiato quando pensavi di essere giunto a destinazione, ma papà alla guida della vettura, alle 5 del mattino, a 100 km dall’arrivo, si attendeva, annunciando,  “ho sonno, mi fermo”. Era difficile comprendere, per me,che il viaggio, iniziato dopo il loro primo turno in fabbrica, alle 14, sommava la stanchezza cumulata a montare auto in catena di montaggio, a questa del guidare alla chiusura delle fabbriche….per me, che avevo la freschezza degli anni  e la massima stanchezza era lo studio di “ragio”, e mi mancava lo sfruttamento del padrone. Vedevo alberggiare, il mare, la Grecia e l’Albania dall’altra parte del mare, ma noi dovevamo andare dalla parte opposta, lo Jonio. E mi restava un fondo di caffè e la voglia di andare al mare. Ieri e oggi. Buono il caffe del thermos che poi sorseggiai in seguito quando presi il posto, dei miei, in fabbrica e poi quando mi sono “imborghesito” quello della scuola….”caffe….caffè…amico, “quattro e quattro 8….”  per dire che i lavori si fanno. Ora col carrellino, il caffè, in treno è acqua, …ma si è imborghesito anche l’atto o il ritodel caffè…..Poi ho iniziato a pensionare il thermos….e 2, 3, 5 tazzine di caffè e caffè sospesi….E poi con ghiaccio, macchiato, ristretto, lungo, amaro, dolce, espressino…Figuriamoci se risparmio il costo di una tazzina di caffè. All’anno, poi….

Cesare Pavese, stanza 346

“L’uomo mortale, non ha che questo d’immortale, il ricordo che porta e il ricordo che lascia” (Cesare Pavese). Non avevo letto molto di Pavese, quantunque la nostra prof. (Delle medie!!) ce ne parlasse in continuazione, con “Lavorare stanca”, ” I dialoghi con Leuco’”, “Tre donne sole”, “La luna ed i falo’ “, “La bella estate”, ecc.ecc l; fu in seguito, avanti nel tempo che mi introdusse alle sue letture, L. Non so, ci vedeva qualcosa che io non riuscivo, in maniera superficiale, quando le cose, le passioni,  avvengono e maturano prematuramente. Forse perché  anche lei, L,  riusciva a vedere le cose “con un occhio solo”, anticipatamente, con una intelligenza emotiva superiore. Era affascinata di Torino degli anni andati, (con i  suoi tram verdi) e di quelli recenti (con le sue contraddizioni), e di Pavese cosi una volta, passando davanti all’hotel Roma di Torino, durante una passeggiata tra via Roma e Porta Nuova, chiedemmo, in maniera improvvisa,  in portineria, di poter visitare la stanza 346 dove il tempo è  fermo dal 1950. Ogni tanto mi capita ancora di  passarci, davanti l’hotel Roma, lungo il tragitto casa scuola e viceversa,  e mi capita di ricordare quel giorno e  di riportare alla mente alcuni passi delle opere di Pavese. Durante le vacanze di Natale mi è  capitato di passare nell’atrio della stazione di Torino Porta Nuova, e tra i tanti biglietti sopra l’albero uno riportava una brevissimo scritto, dei Dialoghi con Leuco’, “l’uomo mortale non ha che  questo  di immortale, il ricordo che porta ed il ricordo che lascia”, ed era firmato L. a due passi dall’hotel Roma. Stanza 346, dove il tempo si è  fermato.

Il rientro

Insieme alla malinconia e alla tristezza che sempre accompagnano chiunque sulla via del ritorno, questa volta, in treno, a Lecce, sale anche dell’altro: almeno 2 mascherine (da cambiare ogni 4 ore), lo spry igienico, da passare sul sedile, quello sulle mani, guanti plastificati. Per la cronaca: nessuno ha misurato la febbre a qualcuno!Il treno,  ad una delle tante stazioni, (anche se Frecciarossa ne farà  davvero abbastanza) una coppia si saluta, si abbraccia, mentre il treno decelera e si posiziona attestandosi in direzione di parallelepipedi numerati, poi, le porte si aprono, lei sale, lui resta, sulla banchina. La stazione è  una di quelle di mare, ancora Sud, gente che passeggia, infradito ai piedi, e non sai mai se viaggiatori o per un caffè,  al bar della stazione. I due, tra quei 2, tutto il messaggio e la comunicazione passano  dagli occhi,  le dita, un cuore, di quelli tanto cari e postati sui social. Un vetro, quello del finestrino, li divide, e così il treno è così la temperatura: lui al caldo, lei al gelo, nell’aria condizionata della Freccia che non conosce mezze misure. Poi il treno parte, la distanza tra i due aumenta, la forbice si allarga, lui rimpicciolire, fino a scomparire, mentre lei resta,  invia un  messaggio, toglie la mascherina, indossa un golfino, spoglia  il panino dalla sua  stagnola. E mentre lui è  stato inghiottito la città di mare rimpicciolire, sbiadisce e sparisce. Case e alberi volano via, il treno sfreccia. Molto si perde, altro fa la sua comparsa. Il mare si allontana e si avvicina, tutto in pochissimi secondi. E della ragazza, a scacchiera  due posti in là, si scopre che ha delle lentiggini, due occhi chiari,  gli occhialetti capelli rossi, carina.  Ha il suo panino tra le mani e…dopo una rapida occhiata si decide…Anche altri che  indossano le mascherine, la imitano, come avesse dato il la, srotolato la  stagnola e facendo cominciare le danze delle mascelle. Già  perché al bar del treno non ci si potrà andare. Chissà fino a quando. Era un modo per fare una passeggiatina, e  anche di sguardi. La posizione dei sedili è  “a scacchiera”, due posti occupati, due liberi. Zig-zag. Ad un metro e piu da “rime buccali”  viaggia con me una signora anziana, con la mano ingessata. Conosco esattamente la storia di come è  capitato,  da Termoli o giù di lì fino quasi alla stazione d’arrivo, talmente tante le persone cui racconta l’evento. Poverina. Nei vari intervalli fra una chiamata e l’altra sgranocchia e gentilmente vorrebbe offrirmi qualcosa. Il treno sfreccia via, e riconosco Porto Recanati, on le sue casette colorate, sbircio per individuare l’oratorio (ex di don Bosco) Loreto e la sua bellissima Chiesa, Osimo (e un pensiero s san Giuseppe da Copertino che veglia sempre sugli studenti!) e il campo dabasket e le colline de” la stanza del figlio”, la galleria, Ancona, il suo Duomo, Senigallia, la spiaggia di velluto, la Rotonda. Avrei voglia di un caffè e riavvolgere il nastro ma il bar è  chiuso e qui, il treno non si ferma. Il treno corre. Riconosco molti posti e mi piace immaginare la vita in questa estate che lentamente torna a giganteggiare sullo Stivale del Bel Paese. Qui, da queste parti, iniziava sempre la Bella Estate. Son certo sia ancora cosi. Il treno corre d fischia e dei 15 o 18 minuti di ritardo che  aveva tra una stazione e l’altra di Milano (Rogoredo e Garibaldi) scompaiono drl tutto. Alla faccis della velocità cosi alta!. Il tempo di sbirciare fuori e nel giro di 40 minuti si intravedono Settimo e Superga. Il treno infila il tunnel, la voce mettalica ringrazia di aver viaggiato con loro. Il treno si ferma. Scendo e con la coda dell’occhio intravedo la ragazza  con gli occhialetti e le lentiggini. Era torinese anche lei.  Pochi secondi e ci si perde tutti, nelle viscere di Porta Susa A.V., ognuno verso le proprie vite. Verso altre destinazioni.

 

19 Agosto 2020 e…”titoli di coda”

20200819_190307Il brutto tempo ha scippato l’ultima possibilità di una nuotata nel bellissimo mare del Salento, in questa zona soffocato dalle numerose costruzioni  a corona. Pazienza. Per la nuotata e per il bene comune cosi messo a dura prova nel corso degli anni. Cerco di “nuotare” in altro nello scorreredei titoli di coda, di un finale del film che si chiamano ano vacanze estive 2020. 20200819_125913Un piatto di orecchiette? 20200819_132159Un caffè,  forte, robusto? Può  essere e proprio questo, la sua tazzina, mi invita ad un “merci” che volgo alla terra, rossa, dura,  al mare, a mio padre, sempre presente, anche se da due anni non è  più qui, a solcare e prendersi cura di questa terra e a mia madre, sempre premurosa e attenta.

Buon ferragosto

20200814_191647“Sfoglio” velocemente la galleria fotografica al fine di trovare una istantanea adatta ad augurare un buon ferragosto. Un gesto non semplice tra  una fetta biscottate e l’altra da immergere in una tazza di latte, e fantasþicare su cosa possa essere il tazzone e cosa il cucchiaio, diventando ogni mattina un pochino di quel che siamo stati: bambini; la tv che gracchia, sintonizzata sul tg,  rimanda numeri di positivi, contagiati, sul rientro a scuola, sulla viabilità sulle autostrade, le mete degli italiani,  ecc ecc ed il vento che disturba il mio sfogliare. Osservo oggetti che sono la somma di estati e altri momento racchiusi tra parentesi che si chiamano anni, mai sbiaditi dal sole ma sempre baciati e si sa che il sole ha il vizio di baciare le bellezze. Sfoglio. Ne individuo una, ma sono tutte belle perché raccontano qualcosa che è  stato e che porta con sé  altre storie. E baci.Mi godo il momento, “istantaneo” se paragonato all’anno intero così lungo e distante, come una dad. Estate, e state sempre giovani. Come sempre ma mancherà  un editoriale e un augurio, di Sandro Curzi e la sua analisi sul nostro Paese ed il suo  buon ferragosto. Chissa cosa avrebbe scritto oggi. Mi mancherà  non andare a comprare la mazzetra dei giornali con papà, come oramai capita da tre estati, sfidando traffico e qualche bisticcio con automobilisti che mettono tra parentesi, soprattutto in giornate come questa, buon senso, educazione civica e molto altro, pur di avere  sempre un posto in prima fila. Dal mio fazzoletto di Eden sperduto un buon ferragosto a tutti.

Torre Chianca

20200811_193059Alla fine mi son deciso. A cosa? A dare  una sbirciatina all’interno della Torre (Chianca) rimessa in ordine da anni e aperta al pubblico, turisti, villeggianti, “locali”, insieme ad una corona di altre  torri “gemelle presenti” qui nei pressi su questo tratto di Mar Jonio. Torri,  edifici risalenti tra la metà  e la fine del 1500 erano vedette e luoghi di avvistamento e segnalazione di pericolo. Oggi con un biglietto d’entrata di soli 2 euro (ma con 5 sì può   attivare un circuito di visita con altre torri e visita guidata a resti dell’epoca greco-romana, sul fondale marino) si può accedere in cima e ammirare un bellissimo panorama. Si è  accolti da una volontaria, preparata e disponibile a rispondere a molte domande di storia locale. All’interno dell’edificio che apre con uno scaffale e numerosi libri, pannelli proiettano i diversi tipi di sabbia qui presenti, una vasca per tartarughe marine, modelli di uova delle tartarughe “caretta caretta” e ovviamente alcune indicazioni su dove e quando dovrebbero schiudersi le uova. Nei piani successivi, (un paio) raggiungibili con  una scala ripida, oggetti storici in bella mostra con visita guidata.Sono sul terrazzo di Torre Chianca, tra quelle di Torre Lapillo e Porto Cesareo dove il  vento costante, quotidiano,  accarezza, pettina, suggerisce  ricordi, nostalgie, speranze. Il posto è  suggestivo e con l’immaginazione si può esssere in più  posti nel medesimo istante e in piu tempi: presente, passato, futuro. Con Gallipoli sullo sfondo poi, basta davvero poco.

Notte di San Lorenzo

20190820_193354Siamo figli delle stelle. Tutti? Così si cantava nel 1977 e così si sentiva oggi, forse, preparandosi alla notte delle stelle cadenti. Mancheranno questa sera-notte, cortili espiagge teatri(che probabilmente ci saranno, e possiamo solo sperare bene) in cui si raduneranno cacciatori di stelle e  di sogni da raccontare quando le giornate saranno più corte e le maglie più lunghe e qualche sogno avrà  anche preso corpo e forma.  Chissà. Notte di San Lorenzo, di autogrill e benzina. Buon San Lorenzo, buoni racconti e buone letture.

8 Agosto

20200808_190921La prima cosa che mi viene in mente l’8 di agosto sono: gli auguri di buon compleanno da inviare (8 su 8, infinito su infinito, pensando al 2008 e alle Olimpiadi cinesi), gli auguri a quanti si chiamano Domenico, e un pensiero agli operai-minatori (262) che persero la vita a Marcinelle proprio l’8 agosto del 1956 . Quest’ultimo ricordo si intreccia alle ricerche sul tema lavoro, alle tragedie che spesso comporta, ai libri letti e alle tesine di maturità  sul tema. Inevitabile il ricordo della visita fatta nel 2006 quando dalla Francia passai in Belgio e poi in Germania. Altri tempi. Occorre farne memoria e tramandare il racconto a quanti non sanno. Intanto,  dopo alcuni giorni di maltempo rispunta il sole che non incide abbastanza complice un vento forte abbastanza. Meglio così. La tv gracchia e racconta numeri in Italia e nel Mondo, del decreto agosto e di come ci si sposterà,  ancora, in treno, del 1978, di Pertini e Paolo VI, dei Vamos a la playa e delle vacanze ad Alghero. Altri tempi.