Tutti gli articoli di Romano Borrelli

Dottore in Scienze Politiche e dottore in ISSR polo-teologico piemontese, Teologia (laurea ISSR Polo Teologia Torino).

Villa Farnesina

Uno dei posti che mi piace molto, visitare, a Roma, è Villa Farnesina, sita in via della Lungara 230, pochi passi da Campo del Fiori e Ponte Sisto. Situata nel cuore di Trastevere si configura come una realizzazione del Rinascimento italiano commissionata da Agostino Chigi il senese a Baldassare Peruzzi e affrescata da Raffaello Sanzio, Sebastiano Del Piombo, Giovanni da Udine, Giovanni Gazzi detto il Sodoma, Giulio Romano e Giovanni Penna. Purtroppo la Galatea è in zona restauro e quindi non accessibile alla visita del pubblico. Dovrò accontentarmi di riguardare alcune mie foto scattate nelle precedenti visite e munirni ancora una volta di audioguida, e, di tanto in tanto, ergermi ad “accumulatore”di notizie dalle guide di gruppi, cogliendo informazioni “rubate” a chi staziona vicino. Non è una nobile cosa ma va bene così,si staziona nella villa per forza di cose e si è obbligati all’ascolto. Ci arrivo da queste parti con un treno preso a Roma Termini, con fermata e discesa a Trastevere. Verifico sulle pagine dei bus e scelgo di prendere un tram, il 3 e scendo dopo il ministero dell’ Istruzione. Una visita a Santa Maria in Trastevere e relativa occhiata ai mosaici, poi la farmacia più antica di Roma, la casa della fornarina e…….voilà dopo l’arco, Villa Farnesina. Dopo la Galatea, oscurata, nel salone, secondo me, gli affreschi piu belli con le storie bellissime, mitologiche, e figure femminili forse tra le piu belle. Chissà, per quel poco che conosco e ho visto io di arte…Immagino la faccia del Papa al tempo dell’inaugurazione eapertura al pubblico. Scandalizzato lui? Con tutti quei motivi dai doppi sensi…..ma io, non credo proprio.Al primo piano la “firma” dei Lanzichenecchi, passati devastando molto in quel tempo, ma anche che in una zona dell’affresco scopro, grazie ad una guida, la villa della fornarina impressa dal grande Raffaello. Già, perche la Fornarina durante i lavori era qui presente proprio per “aiutare” il giovane Raffaello nella sua realizzazione. E l’amico Agostino Chigi avrebbe fatto tutto il possibile per l’amicoartista. La visita alla Villa avviene proprio nel momento in cui, a sera, durante le ore piu fresche, cerco di leggere un bellissimo libro su quel periodo, tra cattolici, luterani, anabattisti….quante storie, quanta storia.

San Pietro in Montorio, il Tempietto del Bramante e…un matrimonio

La Chiesa di San Pietro in Montorio, e’ un luogo di Roma che mi piace sempre visitare, quando ciò è possibile, in funzione dei tempi, del tempo. È situata sulle pendici del Colle Gianicolo e secondo la tradizione l’apostolo Pietro fu crocifisso attesta in giù. Sull’altare maggiore era collocata, un tempo, la Trasfigurazione, capolavoro di Raffaello, ora visibile nei musei vaticani. Entrando sulla destra, uno dei xapolavori de Sebastiano Del Piombo, ” La flagellazione”. Vicino la Chiesa, il Tempietto del Bramante, divenuto famoso dopo il film “La grande bellezza” di Sorrentino. In Chiesa si celebra un matrimonio, quello di Marta e Davide. Il sacerdote dialoga con i neo sposi, un bellissimo momento. Da fuori ascolto qualche invito, un pasdo, ammiro il coraggio e la bellezza degli sposi, dei presenti, anche per il giorno scelto per convolare a nozze. La grande bellezza nel grandissimo caldo.

Villa Doria Pamphilij

Uno dei posti più belli in assuto, e nuovo, almeno per me, è Villa Doria Pamphilij. Le informazioni su rete e di popolo mi forniscono tre ingressi e ci arrivo da Porta di San Pancrazio dopo un lungo e faticoso cammino: le mura del Gianicolo e poi su, su, su.. e cammina e cammina. Il parco è immenso, bello, fresco. Qui dovrebbero essersi svolti, mesi fa, “gli stati generali” ma di cosa non so. In ogni caso, diciamo che sono pronto, anche da solo, per quelli della scuola. E magari attendo qui, per contratto, graduatorie, ecc., che passi qualcuno, degli stati generali.

Roma dai terrazzi

Abbracciare Roma (in una mattina d’estate d’agosto) da una delle sue terrazze e un’operazione meravigliosa. Terrazze decorate da piante di ogni tipo e fattezza, sedie, lettini, gomme d’acqua, rubinetti, stendini e panni stesi,che danno l’idea di non essere in città ma al mare, e voci che “evaporano” dalla strada, accendono, bisbigliate, urlate, gridate, colte, raccolte, parole messe insieme, da condire come la pasta e farci un buon pranzo, e qui, un bel racconto. Taxisti e ministeriali che si apprestano al loro lavoro. Mancano gli studenti, ma la città pulsa di gioventù pronta a scoprire o riscoprire la citta. Terrazzi come accumulatori di calore e dispensatori di fresco e di ogni altra cosa nel corso della giornata , dalle chiacchiere alle storie , sotto un ombrellone. Profumi di caffè, limoni e di creme dei turisti intenti a ricoprire i propri corpi come fossero cartelloni pubblicitari. Da quassù si progetta l’uscita, la passeggiata, con i monumenti a portata di mano, sempre meglio di una mappa, parziale, di quelle fornite dai botteghini in bella vista, qua e la’ in giro per la città.

Roma, Parco degli Acquedotti

Esiste un posto, a Roma, al quale sono sinceramente affezaffezionato, in maniera quasi ruffiana, e, quando capita, di dover andar via senza aver affondato i piedi in quella terra, in quella polvere, sotto il sole o in una giornata estiva al tramonto, di quelle belle, col cielo disteso, in quella ricca storia cherivedo d’inverno sulle pagine dei libri, bye, allora, resto particolarmente amareggiato come un bimbo cui hanno portato via i giocattoli. Quel luogo è il Parco degli Acquedotti, sito ad una manciata di fermate di metro (un paio) prima del capolinea Anagnina. Diciamo che a detta di alcuni si potrebbe entrare-vedere anche dalla fermata Metro “Colli Albani”, ma in tanti anni da qui non ci sono mai andato. Preferisco altra entrata.Meglio da Subaugusta Mi piace osservare il senso della storia di questo acquedotto, che si muove, come il senso dell’acqua che purifica e fa rinascere, vedere che questa millenaria costruzione prosegue verso le colline e diradarsi verso la città. Mi piace osservare la città perdersi, in lontananza, oltre Cinecittà e immaginare l’università, Tor Vergata, le torri, oltre, Tivoli. È un luogo ricco di fascino, sembra sentir lanciare la carrozza del marchese del Grillo, vedere gente correre, giocare, camminare, rilassarsi, Un posto dove l’anima è in pace, così come me, che oggi l’ho rivisto e vissuro anche se per poco. E pazienza per le scarpe che sono da pulire. Tanto è domenica.

Gazometri

A Roma, il caldo è davvero insopportabile, oserei dire, infernale. Però esistono alcuni luoghi da set cinematografico, nel senso che ci si muove in città , lo si è a pieno titolo, ma ecco che improvvisamente si aprono stradine o luoghi che paiono di campagna, ed è sufficiente poco, unfiume, il Tevere, degli alberi, sterpaglie, un gazometro, o più gazometro per rendere il tutto una diversa atmosfera. Per esempio prendendo la metro de Termini e scendendo a Piramide, nel giro di poco ci si trova su via Ostiense, il ponte, via del commercio, via del gazometro, i magazzini generali e sulla destra si vedono i treni che corrono verso la stazione Trastevere (o che sono diretti a Ostiense) e costeggiando il fiume, a sinistra, il gazometro. Ai suoi piedi sembra di essere in strade del sud, di campagna, dove anche i gatti, annoiati, ricercano il fresco per non muoversi più, almeno fino a sera. Qualcuno prova a correre, sudaticcio, ma, si vede che annaspa. Sono corse che racconterebbero molto. Romanzi criminali. Come che sia, recupero Trastevere, un tram e……ho voglia di una bella mostra. Raffaello? Certo che si… e allora, Villa Farnesina è il posto ideale uno dei tanti.

A Monte Mario, ex- manicomio.

In mattinata con un bus di quelli i cui numeri rasentano il 1000 in zona corso Giulio Cesare, via delle Milizie, (un 900 e qualcosa) sotto una buona dose o spremuta di calore, di quelli di fine luglio che ti sfiancano, anche solo nel ricercare aria in piu, giungo, dalle parti di stazione Monte Mario, (dopo aver passato via della Camilluccia, via Fani) dove li nei pressi è situato l’ex manicomio della provincia ed il Museo Laboratorio della Mente. Avvertenza: occorre prenotare e pare che nel mese di ottobre si avvi ad essere in parte ristrutturato o disposto ad aggiustamenti varii. Il che significa che se siete intenzionati ad effettuare una interessante visita a qualcosa di diverso e lontano dal centro storico ma che ne ha segnato, la storia, quindi, datevi da fare se siete interessati a tutto quel che è stato Basaglia, prima e dopo. Intanto ringrazio la direttrice della biblioteca del direttore che davvero è stata molto gentile nel presentarci la realtà e raccontarcela con “inquadrature” storiche normative. La nascita, il perché Monte Mario e le trasformazioni, il lascito. Allego comee quando prenotare. Ci sono dei murales bellissimi.

Roma, gran ritorno

Roma ha sempre il suo fascino, in ogni momento. Recupera e di molto gran parte del suo turismo, fermo lo scorso anno causa covid. Non sarà il boom ma sicuramentee’ il gran ritorno.

E che il turismo sia tornato lo si percepisce dai fischietti dei vigili a piazza di Spagna.

In mattinata, zona Eur, le cascate: mai viste. Devo dire che risultano interessanti, col suo laghetto artificiale. Dalle parti del Circo Massimo, Fao, i badge che sventolano come medaglie olimpiche appena vinte fanno capire che è in corso il pre-summit G20, interessante appuntamento per discutere su alimentazione, disuguaglianze e altro ancora. E proprio dalle parti dell’Aventino, zona utile per recarmi nella Basilica di Santa Sabina, mi imbatto in alcune zone del set cinemstografico di 20 anni fa, “L’Ultimo Bacio” presso la scuola di Francesca ed il posto di lavoro di Carlo.La prima, in realtà scuola di danza, la seconda una abitazione qualsiasi. Più su, la visita di Roma vista dal buco della serratura, alimentava una nutrita schiera di “guardoni”. Il giardino degli aranci resta a tutte le ore Un bellissimo panorama da non lasciarsi scappare.

“Bianca come il latte, rossa COME il sangue”

Complice il film andato in onda in tv l’altra sera ho desiderato con forza tornare, dopo molto tempo, in quei luoghi dove gran parte del film è stato girato e dove proprio in quegli anni in cui si montavano le scene, amavo correre, ovvero dalle parti di parco Dora dove un tempo sorgeva una delle più grandi industrie a Torino una zona “tempio” del lavoro e del movimento operaio, così almeno, la penso io. Sotto quell’ossatura, ora ragazzi in vacanza trascorrono il loro tempo libero, giocando, riposando, sperando, immaginando e plasmando il loro domani. Tutto all’ombra di quella struttura che riceve fresco ora dal fiume Dora ora dai numerosi alberi che incorniciano uno degli affluenti del Po. Per me e’ sempre stato un luogo misterioso, affascinante, capace di generare riflessioni, durante le mie corse. E dopo. Un posto che sentivo e sento mio, e anche senza gli operai che li sotto hanno fatto la storia mi pare sempre di immaginare le loro fatiche, turni sudore. Se non ricordo male, quel tratto di strada separava 2 grossi poli manifatturieri tagliati di tanto in tanto dall’attraversamento di un treno che caricava e scaricava matetiali e poneva in stazionamento il traffico cittadino.Un mondo sparito, e pure con esso un tram, forse il 19, sostituito negli anni da una metro leggera, sparita anche questa. Resta una delle tante fermate, “Piero Della Francesca”. Sotto quella grande struttura, in parte oraci sono dei lavori in corso che paretermineranno verso metà agosto. Chissà. Tutto Un mondo che cambia. La panchina dei 2 protagonisti del film, (Silvia in particolare, non c’è ma con una buona dose di immaginazione, la si può immaginare) e con essa, la protagonista, affascinante, sincera, sognatrice, altruista e conun cuore grande cosi. La panchina non c’è ma restano i ricordi di mio padre quando ci andavamo insieme. E forse non ci tornavo più proprio da quei giorni. Forse ora che sono in pace con me stesso ci tornerò piu spesso, magari non so se a correre, dato che per questa attività ho cambiato fiume e zona. Ma ci tornerò, anche perché quel film e quel libro da cui è tratto mi è entrato un pochino dentro. Anche questi, capaci di generare riflessioni. Come chesia da quelle parti sorge anche una intera zonz di supermercati che non nomino, templi del commercio. Anche in uno di questi mancavi da molto tempo, e così per una oretta mi trasformo in accumulatore di fresco con la scusa di buttare un occhio ai prezzi di alcuni prodotti. Da qui decido di allungare in centro,corso Palestro dove alzando gli occhi, altezza secondo piano, scopro un busto di Cavour. Non ci avevo mai fatto caso.

Genova 20 anni dopo

Da una delle finestre aperte di un palazzo anonimo della nostra città, le pale del ventilatore girano velocente e più che a spostare aria come a sparare parole a casaccio tirate fuori da un dizionario e accendere riflettori sulla storia e pettinare ricordi e memoria: 20 anni fa il movimento di Genova: tragedia o speranza? Un altro mondo era davvero possibile. Piu che Genova mi sovviene la preparazione di quei giorni, con i suoi portavoce, i social forum, Don Gallo, Agnoletto, Caruso, Casarini, le tute bianche, la zona rossa, le reti, la sospensione dei diritti, le stazioni Brignole, Principe. La Tobin tax. Il partito, il movimento, il cappello su quello, ovviamente no, la passionee i bisticci sempre ricomposti con i colleghi su chi dovesse essere la cingjia. 20 anni dopo Genova ricorda il no al G8, piazza Alimonda, Carlo Giuliani e la riscrittura di un mondo possibile con la passione civile rimasta intatta. Spesso mi chiedo che fine abbia fatto tutta quella passione a volte sbiadita. Riavvolgo il nastro della memoria con le parole della Ginzburg messe in bocca ad Aurora, in Famiglia:” “Tre sono le cose da rifiutare nella vita e cioè l’ipocrisia, la rassegnazione e l’infelicita’.