Tutti gli articoli di Romano Borrelli

Dottore in Scienze Politiche e dottore in ISSR polo-teologico piemontese, Teologia (laurea ISSR Polo Teologia Torino).

Tivoli: Villa Adriana

20190304_113704Esistono certi luoghi che non mi stancherei mai di rivedere e in quelli ve ne sono altri che non esiterei mai di scoprire. A Tivoli, per esempio, Villa d’Este e Villa Adriano. Comincerò  dalla seconda, a 4 km circa dalla cittadina, raggiungibile con il bus urbano numero 4 o con quelli della Cotral, che però fermano a circa 1 kilometro e 300 metri dalla Villa. Per cui, armarsi di buone scarpe e marciare, nel secondo caso. Nel primo, il bus ferma proprio a due passi  sul piazzale della grande scrittrice delle  memorie di Adriano, Margherite Yourcenare.20190304_133936Il tempo è  decisamente primaverile. Fa caldo, molto, e la vastità del luogo è pari alla fama dell’imperatore. È  una tappa che davvero merita. 20190304_123254E forse due giorni non sarebbero neanche sufficienti per visitare il tutto.

Roma, prima domenica di marzo

20190303_134007Alle 9 in punto ero in attesa che si aprissero i cancelli delle Terme di Diocleziano. Termini alle spalle,  piazza della Repubblica e santa Maria degli Angeli avanti a me. Varcato il cancello, e poi il giardino, al desk ricevo il biglietto numero uno. Una volta tanto…primo senza vincere nulla. C’ero stato una domenica di ottobre del 2015, poi, mai più. Ricordavo proprio poco, a parte il chiostro michelangiolesco e i suoi “raggi” che convergono verso il centro ove sono collocate le statue a forma di animali. Oggi in più avevo degli occhiali spaziali che con soli 5 euro ricostruivano il percorso fedele, quello dei tempi di dei due Augusto e due Cesare. Piscine, spogliatoi, palestre…quante cose non ho visto…Poi epigrafi, cippi, sarcofago…uscito da li, mi dirigo verso San Pietro in Vincoli, per il “mio”caro Mosè  di Michelangelo, riposata Prudenziana e i mosaici. Infine, per due ore buone, il primo sole in faccia, schiaffeggiata di tanto in tanto da qualche colpo di vento, in attesa che si esaurisce la kilometri da coda per l’accesso al Colosseo.Guadagnata l’entrata, faccio ingresso dopo non so quanti anni, al Colosseo. Era il  tempo delle Superga ai piedi, bianche, o delle All Stars,  ricercatissimee carissime, a sole 40 mila lire. Era il tempo di Jovanotti che non era ancora il Cherubini  azionale e le sue canzoni erano un impasto di “na na na,  è  qui la festa?” Mi ha davvero impressionato, tanta bellezza e tanta grandezza, cosi “aristocratica e imperiale” del Colosseo; bellezza così resistente. Mi ha impressionato questa fame di cultura, di gente in coda, per amore dell’arte, per costituire quei granai in attesa delle carestie culturali. E a dire il vero, si sente la fame, da un ventennio circa. È  stato bello, così, come sedersi davanti all’Arco di Costantino e decifrare, e poi quello di Tito, dopo altra coda, per entrare ai Fori.

La sorchetta

20190302_213323Le statue della piazza, dei comizi e del concertone del primo Maggio, è  vuota; la Basilica di San Giovanni è  immensa e ombreggia “fazzoletti” di turisti, cittadini, studenti, e fedeli, sparsi qua e la, carte, cartine e rosari tra le mani; il tram sferraglia verso Porta Maggiore e oltre, rasentando un vecchio “Oviesse” mentre nell’altra direzione, scorre via veloce, verso “Manzoni” e una discesa, un  teatro dove nacquero partiti e tesi. 20190302_213524Come una, delle mie. Ad un tratto dalle porte dei tram, in entrambe le direzioni, sembrano fuoriuscire personaggi di libri, letti e conservati e animati in qualche anfratto della memoria: ora di Pasolini, intenti alla vendita di qualche oggetto, ora della Morante, con Nino, e Useppe, ora dell’orologio di Levi, politici in atto di dareun assetto all’Italia, e ora dell’altra Levi, Natalia, con uno dei fratelli. Che bella la lettura!E lafantasia., esercitata e militante. In piedi, al centro della piazza, una zingara legge  la mano, come fosse li, immobile nello stesso gesto, da anni, come l’avevo lasciata, in posizione caravaggesca.In città,  un pochino ovunque, si stende un profumo di aranci, ma è  da un sottoscala, poco distante dalla Basilica, in quella zona dominata da vie Piemontesi, che sale il profumo più buono e intenso:quello della sorchetta del sorchettaro piu famoso, almeno in via Cernaia.Se è  doppia poi…

28 febbraio: san Romano

28 febbraio. Il calendario a blocchetto esposto all’interno del negozio “bon bon” annuncia, in rosso, che è  san Romano, santo che fa il paio con l’altro santo, di agosto, quello in cui il mitico “cate” (catechista) del “Primo Oratorio di don Bosco-Valdocco” (come campeggia la scritta in via Salerno 12, in fondo a via Ravenna, a Torino) faceva pervenire, nella buca delle lettere, la cartolina di don Bosco con  i suoi “migliori auguri”. Come caspita facesse, quel “benedetto” cate dei Luigini (associazione oratoriana salesiana), oramai gia anziano e claudicante, a ricordatsi dei quasi mille luigini iscritti e date di onomastici e compleanni, con relativa cartoline da inviare, era per tutti noi ragazzini, un gran mistero. Come le domande dell’altro Salesiano, Robaldo (anche lui, anziano e claudicante), con relativa vincita di francobolli A condizione di rispondere esattamente a domande su geografia e storia. 10 domande, fino a due errori, si poteva vincere la bustina di francobolli. Ma dove caspita era il Madagascar? Il più delle volte, capitava di trovare francobolli dei posti più…Restiamo però  al cate, sig. Mainardi. Senza pc, in quel periodo, dotato di sola tanta memoria. Oggi, dalla collina torinese spira un’aria che annuncia primavera e sembra sussurrarci che l’inverno è  oramai alle spalle o nelle tasche dei nostri cappotti prima di collocarsli nuovamente a riposo, tempo determinato, in armadi, “li, in fondo”. Dalla collina  luci, colori e profumi rimbalzano nella memoria, con un retrogusto di arance edi mare. Una guida telefonica, torinese, molti cognomi, alcuni nomi, Chiara e Paola, “amici come prima”, in copertina, in un festival, in una storia.

Sulla tavola di casa, non la cartolina d’auguri del cate ma una buonissima e graditissima torta di mele.

Lessico Famigliare

Era da un po` di tempo che mi frullavano nella testa alcune cose, incomprese, o comprese a metà, o semplicemente per  il non volerle accettare, in quel nostro essere finiti, come in una mancanza, delle parole o di persone. Volevo indagare, “Morettianamente” scrivendo, come quando nella “Stanza del Figlio” Nanni, si è  infilato in un negozio di attrezzi per sub cercando di capire il perché  non era filtrata aria nel respiratore incriminato per la morte del figlio. Volevo sentire chi ha visto “iddo” ancora una volta, e farmelo raccontare, per sentirmelo ancora vicino, indirettamente,  in un lessico intimo, famigliare, scivolato troppo velocemente nell’incomprensibile, dei nostri incontri quotidiani sempre nuovi. L’infermiera parlava, ripescava dalla sua memoria parole ben curate, pettinate, come fossero la medicina adatta al malessere ingiusto chiamata malinconia, nostalgia o mancanza. Sfogliava parole dai suoi ricordi, di una notte buia, che si affrettava a ad essere tempestosa e fredda. Erano le 5, poi le 6, diventate ben presto e troppo tardi allo stesso tempo,  le 6.53, quando l’orologio si fermò. Le pagine, forse quelle adatte, da sfogliare realmente, potrebbero esssere “Idda” (di Michela Marzano), e “Lessico Famigliare”…Forse. Non restava che lasciare l’infermiera, oltre il tavolo, e portarmi a casa le mie pagine nella mia testa. Perché  chi non ha un lessico famigliare tutto suo? Noi, per esempio,in famiglia, ne avevamo uno. Poi, ne abbiamo avuto un altro, da grandi, quando gli incontri erano diventati sempre nuovi e non restava che conoscerci perché il riconoscerci si affievoliva, giorno dopo giorno. Erano belle quelle parole, che non erano “sempiezzi” e neanche “malegrazie”, ma semplici come acqua e bere erano “brumba”, con i bicchieri di plastica azzurro e arancione. Quelle da grandi,e ultime, le ho dimenticate, per restare in tema, perché mio padre lo voglio ricordare quando il lessico lo dirigeva elo inventava, non quando ha incominciato a subirlo perche ogni parola era diventata sempre nuova.

Pietre d’inciampo

20190122_121935“Gli anni come giorni, son volati via…” pare sentir risuonare Raf, alla fine degli anni ’80, nel raccontare il decennio trascorso,  il tempovolato via. E il tempo vola;  in realtà mancano idee, voglia, foglio, penna, e altro, e uno, non è  che tutte quelle cose, almeno le prime due, se le può  dare, per pensare e scrivere qualcosina. Tornando da scuola, tra la fermata della metro e corso Regina, in via San Donato, interdetta al traffico,  si è  posizionate una  pietra d’inciampo, al numero 27, in ricordo di Vittorio Staccione, antifascista, calciatore, operaio. La folla osserva e ascolta. Poi, Gunter Demnig  si inginocchia e posiziona la pietra a ricordo dell’ultima abitazione di Vittorio Staccione.  Il mio  ricordo va a quella posata in via Vicenza, a due passi da qui,  alcuni anni fa, quando c’era mio padre e molto era davvero diverso. Insieme cercavamo in quali vie avrebbero posizionato la pietra d’inciampo e insieme si andava.

Al via i saldi

Dove eravamo rimasti? Al discorso  del Presidente della Repubblica, cenone con lenticchie incorporate che fanno parecchi soldi e rosso intimo che fa passione per ogni cosa e porta fortuna, almeno per chi lo crede e ne è  fermamente convinto, che andrà  “cosi​ e cosi"ogni anno  almeno un pezzetto lo dobbiamo avere  addosso, per convenzione; è  il nuovo che entra in  noi, e pagine tutte da scrivere o riscrivere, e quindi il rosso sarà fortuna che trabocca, come una cornucopia, e allora,  3-2-1 tappo che salta, calici in alto, auguri, buon 2019, che sara così difficile da scrivere, almeno per un pochino, e poi botti e botte come sempre e tappeto sulle strade delle città, come niente fosse  nonostante i richiami, i sequestri, i consigli; poi, che le danze, altre, dopo quelle della forchetta abbiano inizio e via ai mega trenini almeno fino alle tre, le quattro del mattino, e per chi non danza, ci sara` sempre da rivedere Fantozzi e il suo capodanno anticipato di un buon paio di ore; 1-2-3-4-5 ,e siamo al via ai saldi, altra maratona per piedi e portafogli buoni e ancora pieni, o con avanzi, davanti le vetrine, per quel capo che avevamo visto e non potevamo. E cosa stiamo aspettando allora? Ci sarà da sgomitare, e pochi vinceranno la corsa al ribasso, quindi, meglio essere i primi, prima che il  negozio apra , e accaparrarsi quel capo così tanto desiderato e ora molto, tutto  scontato.

Ciao 2018 e Buon 2019

31-12-2018. L’anno sta per concludersi, come sempre, tra molto rumore, nebbia, freddo, gelo. Chissà come gli addetti ai media chiameranno quest’anno il super-petardo, vietatissimo, ma sempre in “caduta libera” da qualche balcone. Mentalità   dura da sradicare, come se tutto, nella vita, nella pagina di calendario da girare, dipendesse da qualche petardo senza tener conto  dei 364 giorni rimanenti.  Molti ricordano la”bomba di Maradona”, ma chissa quante e quali negli anni ne sono state confezionate. Lungo le vie del centro di molte citta’, prese d’assalto per l’ultima passeggiata del 2018, si registrano gli ultimi acquisti, per il cenone, da consumarsi in casa, con parenti o amici,  davanti ad una tv per ascoltare il discorso del Presidente della Repubbblica, Mattarella. Ultimi selfie davanti a qualche albero in comune e piccoli scambi di battute, ultimi, di fine anno.  Più  diventa buio e piu automobilisti sprovvisti di box si mettono  alla guida alla ricerca di un posto auto lontano da palazzi a piu piani al fine di scongiurare eventuali danni all’auto. E a fine anno è sempre tempo di rendicontazione, di cosa “L’anno appena concluso ha dato e , o, tolto”.

Il mio, di anno che sta per chiudersi non è stato di quelli particolarmente felici, ma sono certo che papà  mi accompagnerà ugualmente in ogni momento della mia vita. Lavorativamente parlando ho avuto molte e molti iscritti a scuola che sono frutto di un lavoro costante e continuo, e dell’innesco  di una relazione costruita nel tempo, col tempo, e che ha dato molti e buoni frutti, soprattutto un grandissimo affetto delle ragazze e dei ragazzi della mia scuola, così presenti nei momenti più difficili. A loro auguro un buon 2019 nella serenità e nella gioia, fiducia, pace, interiore, ed esteriore, e speranza. Tanta.

Roma

Roma è.  Così spesso ho scritto e così essa è.  Roma concede, Roma toglie, in una sorta di partita doppia. Roma è  storia, arte, religione, letteratura. Passato e presente, fuga dal quotidiano; rottura dell’ordinario ed entrata nello straordinario. Roma è  festa Eterna Bellezza .Roma è  sfida o complice rivalità tra B&B&Cche non vuol significare  bed and breakfast ma Bernini e Borromini, ai quali poi, aggiungiamo Caravaggio. Barocco romano. Cominciamo da quello, dai piedi dei contadini, nella Madonna di Loreto, con le mani giunte, bastoni inmano, a venerare la Vergine, Bimbo in braccio, sulla porta della Casa Natale, in uno dei suoi capolavori a due passi da piazza delle Cinque Lune, dal Senato, dal lento fluire del Tevere; a pochi centimetri da altro capolavoro, quello di Raffaello; piedi di contadini che sporchi di fango sembrano così veri e attuali; viso della Conversione di Matteo, del suo stupore, delsuo “proprio io?”, della Luce, che “quando entra entra”; del contatore di monete, assorto; del viso di Pietro, quello di Paolo, racchiusi tra San Luigi dei Francesi, Santa Maria del Popolo e Sant’Agostino. E  la presunta leggendaria rivalità  di Bernini e Borromini, in piazza Navona e via del Quirinale. La musica di una giostrina e profumi di dolci “stordiscono” la visita che continua come fosse sempre la prima volta. Roma sarà  sempre e sempre è  in una continua giostra che si chiama vita, perché la prossima volta, sarò  ancora qui a ri-ammirarli. Tutti.

 

Buon Natale

Natale 2018. Basilica stracolma. Presepe a sinistra, in quel che è  l’altare di San Giuseppe, nuova ubicazione rispetto al tradizionale posto; a destra, quello di don bosco, padre e maestro dei giovani. Il coro posto sopra la navata sinistra della Basilica di Maria Ausiliatrice attacca “Tu scendi dalle stelle, o Re del cielo…” e nel medesimo istante, da uno dei TANTISSIMI banchi di legno, lucidi, profumati di un simil Sidol, (panche ove stazioni,  in religioso silenzio, partecipando ad una “delle  sante messe del Santo Natale ) “parte il nastro dei ricordi, di uno dei tanti Natale della mia infanzia, relegato in un angolo della memoria, depositati per chissà  quanti anni nella memoria locale e lungo le strade di Roma, tra la stazione di Trastevere e la Magliana, dopo una lunghissima  notte insonne, in piedi, ovviamente, “incapsulati” in uno dei treni notturni, “espressi” verso la dorsale tirrenica; correva l’anno…al mattino, viso stropicciato, occhi semi chiusi, stanchezza nelle gambe, ci attendeva  una lunga corsa in bus, di quelli rossi, “biglietto a bordo”, una corsa 100 lire, una salita mitigata dalla mano “possente” di mio padre che conteneva la mia e le parole di quella canzone che lentamente mi faceva ripetere, insistendo nel ripetere, parola dopo parola,   e in affanno,  per insegnarmela, tutta.  Pare leggere un fumetto di Topolino,”puff-puff-pant-pan”,salita.  Canto, ricordo, past-present: “Tu scendi dalle stelle…”per lunghi istanti ho avuto la sensazione di averlo vicino, come guida di quel ieri e di oggi , pronto nello stendere e stirare i suoi, di ricordi, depositati in quella Roma che forse non era piu la sua, di pasoliniana memoria: dito che fende l’aria, come a disegnare e stendere una mappa geografica: “Li il ministero dell’istruzione, dall’altra parte Porta Portese, il Ferrobedo’ (?, ma,ricordo bene?), ecc.ecc. Come che sia, la messa chiude e apre memoria, ed estende i miei migliori auguri di buon Natale a tutti voi.