Roma, a zonzo per..

Lasciata alle spalle Roma e le vacanze romane non posso fare a meno di ricordare alcune puntate di luoghi già conosciuti ed altri a me nuovi.

Tra i primi annovero Castel S. Angelo, così maestoso, affascinante e ricco di storia, partendo dall’Imperatore Adriano fino alla sequenza dei Papi Rinascimentali, che in un modo o nell’altro lo frequentarono, abitarono, abbellirono. Ciò che più mi fa sorridere di più è il Passetto, luogo che unisce il Castello a San Pietro, utilizzato dai Pontefici come via di fuga nei momenti più critici e di pericolo. Ho provato a chiedere se percorribile, in gruppo, come visita guidata, ma purtroppo non è possibile. Per il resto una guida del comune, la presente è stata davvero paziente e professionale, dandomi la possibilità, con le sue spiegazioni, esaurienti, approfondite, chiare, di poter comprendere alcune cose a me sconosciute. Bravissima. Molto bello il passaggio a metà del castello, da dove è possibile ammirare buona parte di Roma cosi come sul terrazzo superiore, da dove una volta giunti, facile è riconoscere il Quirinale, l’Altare della Patria, la Farnesina, Monte Mario, il gazometro, la zona delle torri e molto altro ancora. A parte il caldo un venticello rende gradevole l’attesa qui sopra, la “stessa aria” che mi porterà a visitare altro luogo dove spiro’ altro vento che generò quello del’68 e la contestazione: Valle Giulia, raggiungibile con il tram numero 3. Ed è quello che ho fatto una volta lasciata alle spalle la visita al castello.

In serata, in tema di storia, non potevo certo farmi mancare la visita al liceo Giulio Cesare, cantato da Venditti.

Musei Vaticani

Questa volta ci sono arrivato con la prenotazione in mano, stampata, pagata su internet ed il”pass” in mano. Dove? Ai Musei Vaticani. Ogni volta che entro nei Musei Vaticani inizio il mio percorso dalla Pinacoteca, per fiondarmi verso i capolavori di Giotto, Raffaello, Caravaggio. La Trasfigurazione di Raffaello poi è un capolavoro che mi entusiasma. Il pensiero che questa tavola venne messa ai piedi del letto del “maestro” in punto di morte Qui passo gran parte del tempo, a focalizzare l’attenzione sul gioco di luci, il bambino “ossesso” (o epilettico, o estasiato), dopo tutti i libri letti l’anno scorso per i 500 anni dalla morte (1520) e la grande mostra allestita alle scuderie vaticane. Povero Raffaello, non meritava proprio (Come noi) la pandemia e il tutto in suo prestigio, fama, passati sotto tono. La Trasfigurazione e gli Arazzi sono davvero dei capolavori. Certo, poi, La Scuola di Atene, La disputa del Sacramento e L’incendio del Borgo sono sullo stesso livello e gia solo per questi calolavori, il museo,merita la visita. Unica nota dolente, non son riuscito a rivisitare La stanza del Borgia con gli affreschi del Pinturicchio. Sarà per la prossima volta.

“Ultimo bacio”

A Roma, a volte, certi luoghi li riscopri così, per caso, magari arrivandoci perché ci dovevi passare proprio da li, per giungere ad una meta prestabilita oppure perché cerchi un aiutino in rete e si viene a conoscenza che quella zona è stata un set cinematografico. O per più di un set. Altre volte poi, restano impressi, quei luoghi, perché affiorano ricordi che segneranno un rito, un passaggio, un prima e un dopo, la libertà come era prima e come abbiamo avuto modo di conoscerla poi. Per esempio, dell’Aventino ricordo la vigilia del lockdown, una passeggiata, fine febbraio, e fra centinaia di persone, in giro per la città eterna, delle voci, fra la massa, si levano, “prof prof”, studenti a Roma durante le vacanze di Carnevale. Nessuno poteva essere a conoscenza che quelli sarebbero stati gli ultimi spicchi di una libertà poi limitata e soggetta a restrizioni. Insomma, ero, eravamo, appena in tempo per rientrare s casa. Il lockdown ci avrebbe segnato per molto e impedito i nostri movimenti e visite per molto tempo.

Scopro così di essere “comparsa”, o volendo, protagonista solitario, venti anni dopo, di un “Ultimo bacio”, giungendo sull’ Aventino dopo esser sceso con la metro al Circo Massimo per una visita a tre Basiliche importantissime e già visitare altre volte. E così, scopro che potrei esser Carlo al lavoro, o che incontra, per caso, Francesca all’uscita di scuola. Complice il caldo, gira di qia per seguire l’ombra che offre riparo in una Roma dove il caldo spacca anche le pietre, e scendi di la, si giunge in Largo Arrigo VII, luogo di riprese del film citato. Esattamente nel cuore, anni dopo, della “Grande Bellezza”, un Oscar.

Dalla visita a Valle Giulia, invece, ritornerò sul “set” come comparsa ….ma di questo racconterò poi.

Villa Farnesina

Uno dei posti che mi piace molto, visitare, a Roma, è Villa Farnesina, sita in via della Lungara 230, pochi passi da Campo del Fiori e Ponte Sisto. Situata nel cuore di Trastevere si configura come una realizzazione del Rinascimento italiano commissionata da Agostino Chigi il senese a Baldassare Peruzzi e affrescata da Raffaello Sanzio, Sebastiano Del Piombo, Giovanni da Udine, Giovanni Gazzi detto il Sodoma, Giulio Romano e Giovanni Penna. Purtroppo la Galatea è in zona restauro e quindi non accessibile alla visita del pubblico. Dovrò accontentarmi di riguardare alcune mie foto scattate nelle precedenti visite e munirni ancora una volta di audioguida, e, di tanto in tanto, ergermi ad “accumulatore”di notizie dalle guide di gruppi, cogliendo informazioni “rubate” a chi staziona vicino. Non è una nobile cosa ma va bene così,si staziona nella villa per forza di cose e si è obbligati all’ascolto. Ci arrivo da queste parti con un treno preso a Roma Termini, con fermata e discesa a Trastevere. Verifico sulle pagine dei bus e scelgo di prendere un tram, il 3 e scendo dopo il ministero dell’ Istruzione. Una visita a Santa Maria in Trastevere e relativa occhiata ai mosaici, poi la farmacia più antica di Roma, la casa della fornarina e…….voilà dopo l’arco, Villa Farnesina. Dopo la Galatea, oscurata, nel salone, secondo me, gli affreschi piu belli con le storie bellissime, mitologiche, e figure femminili forse tra le piu belle. Chissà, per quel poco che conosco e ho visto io di arte…Immagino la faccia del Papa al tempo dell’inaugurazione eapertura al pubblico. Scandalizzato lui? Con tutti quei motivi dai doppi sensi…..ma io, non credo proprio.Al primo piano la “firma” dei Lanzichenecchi, passati devastando molto in quel tempo, ma anche che in una zona dell’affresco scopro, grazie ad una guida, la villa della fornarina impressa dal grande Raffaello. Già, perche la Fornarina durante i lavori era qui presente proprio per “aiutare” il giovane Raffaello nella sua realizzazione. E l’amico Agostino Chigi avrebbe fatto tutto il possibile per l’amicoartista. La visita alla Villa avviene proprio nel momento in cui, a sera, durante le ore piu fresche, cerco di leggere un bellissimo libro su quel periodo, tra cattolici, luterani, anabattisti….quante storie, quanta storia.

San Pietro in Montorio, il Tempietto del Bramante e…un matrimonio

La Chiesa di San Pietro in Montorio, e’ un luogo di Roma che mi piace sempre visitare, quando ciò è possibile, in funzione dei tempi, del tempo. È situata sulle pendici del Colle Gianicolo e secondo la tradizione l’apostolo Pietro fu crocifisso attesta in giù. Sull’altare maggiore era collocata, un tempo, la Trasfigurazione, capolavoro di Raffaello, ora visibile nei musei vaticani. Entrando sulla destra, uno dei xapolavori de Sebastiano Del Piombo, ” La flagellazione”. Vicino la Chiesa, il Tempietto del Bramante, divenuto famoso dopo il film “La grande bellezza” di Sorrentino. In Chiesa si celebra un matrimonio, quello di Marta e Davide. Il sacerdote dialoga con i neo sposi, un bellissimo momento. Da fuori ascolto qualche invito, un pasdo, ammiro il coraggio e la bellezza degli sposi, dei presenti, anche per il giorno scelto per convolare a nozze. La grande bellezza nel grandissimo caldo.

Villa Doria Pamphilij

Uno dei posti più belli in assuto, e nuovo, almeno per me, è Villa Doria Pamphilij. Le informazioni su rete e di popolo mi forniscono tre ingressi e ci arrivo da Porta di San Pancrazio dopo un lungo e faticoso cammino: le mura del Gianicolo e poi su, su, su.. e cammina e cammina. Il parco è immenso, bello, fresco. Qui dovrebbero essersi svolti, mesi fa, “gli stati generali” ma di cosa non so. In ogni caso, diciamo che sono pronto, anche da solo, per quelli della scuola. E magari attendo qui, per contratto, graduatorie, ecc., che passi qualcuno, degli stati generali.

Roma dai terrazzi

Abbracciare Roma (in una mattina d’estate d’agosto) da una delle sue terrazze e un’operazione meravigliosa. Terrazze decorate da piante di ogni tipo e fattezza, sedie, lettini, gomme d’acqua, rubinetti, stendini e panni stesi,che danno l’idea di non essere in città ma al mare, e voci che “evaporano” dalla strada, accendono, bisbigliate, urlate, gridate, colte, raccolte, parole messe insieme, da condire come la pasta e farci un buon pranzo, e qui, un bel racconto. Taxisti e ministeriali che si apprestano al loro lavoro. Mancano gli studenti, ma la città pulsa di gioventù pronta a scoprire o riscoprire la citta. Terrazzi come accumulatori di calore e dispensatori di fresco e di ogni altra cosa nel corso della giornata , dalle chiacchiere alle storie , sotto un ombrellone. Profumi di caffè, limoni e di creme dei turisti intenti a ricoprire i propri corpi come fossero cartelloni pubblicitari. Da quassù si progetta l’uscita, la passeggiata, con i monumenti a portata di mano, sempre meglio di una mappa, parziale, di quelle fornite dai botteghini in bella vista, qua e la’ in giro per la città.

Roma, Parco degli Acquedotti

Esiste un posto, a Roma, al quale sono sinceramente affezaffezionato, in maniera quasi ruffiana, e, quando capita, di dover andar via senza aver affondato i piedi in quella terra, in quella polvere, sotto il sole o in una giornata estiva al tramonto, di quelle belle, col cielo disteso, in quella ricca storia cherivedo d’inverno sulle pagine dei libri, bye, allora, resto particolarmente amareggiato come un bimbo cui hanno portato via i giocattoli. Quel luogo è il Parco degli Acquedotti, sito ad una manciata di fermate di metro (un paio) prima del capolinea Anagnina. Diciamo che a detta di alcuni si potrebbe entrare-vedere anche dalla fermata Metro “Colli Albani”, ma in tanti anni da qui non ci sono mai andato. Preferisco altra entrata.Meglio da Subaugusta Mi piace osservare il senso della storia di questo acquedotto, che si muove, come il senso dell’acqua che purifica e fa rinascere, vedere che questa millenaria costruzione prosegue verso le colline e diradarsi verso la città. Mi piace osservare la città perdersi, in lontananza, oltre Cinecittà e immaginare l’università, Tor Vergata, le torri, oltre, Tivoli. È un luogo ricco di fascino, sembra sentir lanciare la carrozza del marchese del Grillo, vedere gente correre, giocare, camminare, rilassarsi, Un posto dove l’anima è in pace, così come me, che oggi l’ho rivisto e vissuro anche se per poco. E pazienza per le scarpe che sono da pulire. Tanto è domenica.

Gazometri

A Roma, il caldo è davvero insopportabile, oserei dire, infernale. Però esistono alcuni luoghi da set cinematografico, nel senso che ci si muove in città , lo si è a pieno titolo, ma ecco che improvvisamente si aprono stradine o luoghi che paiono di campagna, ed è sufficiente poco, unfiume, il Tevere, degli alberi, sterpaglie, un gazometro, o più gazometro per rendere il tutto una diversa atmosfera. Per esempio prendendo la metro de Termini e scendendo a Piramide, nel giro di poco ci si trova su via Ostiense, il ponte, via del commercio, via del gazometro, i magazzini generali e sulla destra si vedono i treni che corrono verso la stazione Trastevere (o che sono diretti a Ostiense) e costeggiando il fiume, a sinistra, il gazometro. Ai suoi piedi sembra di essere in strade del sud, di campagna, dove anche i gatti, annoiati, ricercano il fresco per non muoversi più, almeno fino a sera. Qualcuno prova a correre, sudaticcio, ma, si vede che annaspa. Sono corse che racconterebbero molto. Romanzi criminali. Come che sia, recupero Trastevere, un tram e……ho voglia di una bella mostra. Raffaello? Certo che si… e allora, Villa Farnesina è il posto ideale uno dei tanti.

A Monte Mario, ex- manicomio.

In mattinata con un bus di quelli i cui numeri rasentano il 1000 in zona corso Giulio Cesare, via delle Milizie, (un 900 e qualcosa) sotto una buona dose o spremuta di calore, di quelli di fine luglio che ti sfiancano, anche solo nel ricercare aria in piu, giungo, dalle parti di stazione Monte Mario, (dopo aver passato via della Camilluccia, via Fani) dove li nei pressi è situato l’ex manicomio della provincia ed il Museo Laboratorio della Mente. Avvertenza: occorre prenotare e pare che nel mese di ottobre si avvi ad essere in parte ristrutturato o disposto ad aggiustamenti varii. Il che significa che se siete intenzionati ad effettuare una interessante visita a qualcosa di diverso e lontano dal centro storico ma che ne ha segnato, la storia, quindi, datevi da fare se siete interessati a tutto quel che è stato Basaglia, prima e dopo. Intanto ringrazio la direttrice della biblioteca del direttore che davvero è stata molto gentile nel presentarci la realtà e raccontarcela con “inquadrature” storiche normative. La nascita, il perché Monte Mario e le trasformazioni, il lascito. Allego comee quando prenotare. Ci sono dei murales bellissimi.

Un altro mondo è possibile!

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