C’era una volta…

C’era una volta, o forse erano due, e fu così che con Alex Britti nella testa insieme a due bellissime note mi accingo a ridiscendere nelle viscere della nostra città. Una bella rovesciata di ricordi mentre infili, non la rete, ma la scala mobile della metro in piazza XVIII Dicembre, a Torino, e sei proiettato indietro nel tempo, mica tanto poi, quando là correvano, e fermavano, treni sul livello stradale. Un bancomat, un tabacchino, un giornalaio, cabine telefoniche e altre cabine scendendo le scale del sottopasso. Poi le biglietterie, il bar, le sale d’attesa e appena fuori i binari tronchi, 1-2 della Torino- Rivarolo -Castellamonte, coi trenini bianchi e rossi, rigorosamente a gasolio. Con le panchine per innamorati di…passaggio. O stanziali. In alto a sinistra il ponte in ferro che congiungeva corso Bolzano con corso Inghilterra, che passava appena sopra il fascio dei binari, prima che fossero inghiottiti direzione Porta Nuova. Altri tempi, quando i treni notturni correvano verso Trieste e Parigi, e per quanti ne avessero voluto ingannare l’attesa, un ristorante divenuto poi mc.Donald. Altri tempi. Quando non ci si faceva mancare nulla, in semplicità.

oggi, nella nuova Porta Susa, un toro verde è pronto ad essere visibile. E quando lo scopriremo….. Il presente che avanza.

Il “pacco” della maturità

ll “pacco” della maturità (e a dirlo così, pare bruttino, il famoso terno al lotto, la sorpresa, o fattore…”c” come… caldo oppure la famosa questione di fortuna….in Machiavelli) è stato chiuso e sigillato quasi come fosse una cosa sacra, e, a mio modo di vedere, un pochino lo è. Contiene tutto, tutti, di molti abbastanza. I volti, le emozioni, i sentimenti, le storie, appena appena, a dire il vero’…però. I numeri espressi o impressi, sul tabellone, i voti, dello scrutinio finale, certo non racconteranno mai abbastanza le persone coinvolte non solo in questi giorni da colloquio finale, compresi quei numeri che trascinano il triennio, insieme come scritto, le 2 prove, italiano e igiene (almeno qui) e colloquio. Probabilmente non le rappresenteranno neanche totalmente, integralmente, quelle storie, di persone, anche se quel numero, su 100, presto, farà la differenza per poter accedere all’università o per qualche concorso in particolare. Classifiche, che noia, non mi appassiona molto. Si chiude così, con la ceralacca, il sigillo, quasi sacramentale, con le firme apposte sul pacco dei commissari e del Presidente, e poi, i saluti, i ringraziamenti, che farai domani e in quale scuola andrai, o, in che regione ti sistemerai, come capitato al collega, dopo anni di onorato servizio sempre nella stessa scuola. Si chiude così, per me, una esperienza giunta in maniera inaspettata, sulla sfortuna di una collega, in sua sostituzione a far parte della commissione di maturità. Cero avrei preferito una domanda giusta in più al concorso di maggio, posto fosse terminato tutto in quel momento e diventare commissario di diritto e per merito, mio,e non per sfortune altrui, ma, qualcuno in ogni caso avrebbe dovuto farlo, e forse, meglio io che, tutto sommato, la classe la conosco, anche se metà, anzi, diciamo tutta, dato che “si deve” tenere tutti fin quasi alla vigilia di Natale. Catapultato così su suggerimento dei colleghi, che al momento opportuno hanno ricordato la mia “disponibilità” del titolo per la A046 e la motivazione-passione a far parte di questa bellissima commissione, esperienza, formativa, costruttiva, mi son trovato a porre alcune domande sul loro programma svolto. Indimenticabile il viso di molti all’annuncio della sostituzione. Spero di esser stato capace di metter gli studenti a loro agio, tenedo un certo equilibrio tra il rispetto della collega e dei suoi 5 anni di metodo e gli studenti, che hanno introiettato quel metodo, e la professionalità che quel momento richiede. In ogni caso, cosa principale, lasciar parlare loro, i maturandi, il loro momento, il loro palcoscenico, sulla sedia della maturità. Una cosa spero l’abbiano portata a casa, insieme a quel voto, quella di non classificare mai le persone, in serie A o B, ma magari, provare ad ascoltarle tutte, lasciando sempre spazio a tutte. Perché…..beati gli ultimi che……(continuate voi). Buona maturità a tutti.

Che dire? Il pacco è stato chiuso e sigillato, e le 5 appena scrutinate già in archivio. Eppure è un lustro, composto di errori, cadute, crescite, gioie…..delle persone, ognuna per la propria destinazione, proprio come un libro. Resta l’odore di una candela che ha un sapore di speranza, e anche di fede.

ps. Grazie a tutta la commissione e al presidente che davvero mi hanno insegnato molto in questa breve ma grande esperienza

Esami

Oramai tutti i candidati agli esami orali di maturità, almeno per quanto riguarda una sezione, sono passati. Il fatto che più mi ha colpito è stato osservare molti maturandi concentrati sui loro blocchi, appunti, libri, mappe: attenti al via vai quasi a concentrarsi su questi ultimi spiccioli di quella che è stata la loro notte prima degli esami di questa che è stata casa loro, quasi a voler assorbire tutto di quel che è stata casa, a tratti magari fastidiosa, ristretta per i tanti non fare, ma comunque casa. Loro. Simili a carte assorbenti, finivano in questi giorni col respirare di tutto in quel corridoio trasformatosi ben presto in una sorta di via Roma dove a passeggiare erano amiche, amici, candidati, maturati degli anni passati, fidanzate, fidanzati, amici, genitori e collaboratori scolastici, oltre a prof diversamente occupati. Assorbire tutto quasi a voler evitare in futuro qualche incubo maturità con parti di programma da terminare. Capita a molti. I candidati chini su mappe quasi a voler incollare a mo di francobollo notizie utili da inserire nella mente come fossero francobolli. Ma si sa, lo stimolo non perdona e quel che viene viene. Per i non addetti ai lavori, lo stimolo non è una via di uscita ma…una foto, un disegno da somministrare al candidato che, penna e foglio, riempe quelli che potrebbero essere per lui o lei i collegamenti per ciascuna materia, motivandoli. Poi, un walzer di domande, la correzione dei compiti e un breve video pcto. E poi il the end con il che vorrai fare da grande. Chissà. Tutto è bene quel che finisce bene. Ora si attendono i….voti

Caro sig. Ministro dell’istruzione….

Si poteva…Signor Ministro. Per una traversa o palo che si voglia considerare, non ho portato in rete un goal che avrebbe significato per me, la qualificazione ai mondiali di calcio, ovvero l’accesso all’orale per diventare docente di A046.Si poteva prevedere la sufficienza come requisito “sufficiente,” per accedere all’orale della classe di concorso A046, e invece è stato deciso il 70. Sono uno di quelli che per una sola domanda non ha superato il tanto agognato concorso bandito. Iscritto nel luglio 2020, ricordo la trafila per accedere. Una laurea, il piano di studi non sufficiente per alcuni crediti (meglio, c’erano ma la disciplina non era esattamente quella richiesta (avevo diritto costituzionale italiano e comparato che era opzionale a pubblico durante il corso di laurea ma non per il concorso. Avevo tributario ma non commerciale. Ho dovuto provvedere a quelli e ai 24 cfu richiesti, provvedere a quei 2 esami, da 12 crediti ciascuno e ancora, e ancora e ancora che non sto a scrivere. Ora, ogni notte, benché sia passata una settimana esatta dall’esito, sogno e immagino quella sola domanda mancante ma che era un compito sufficiente e oltre per superare lo scritto e accedere all’orale. Se non sono sogni, meglio, incubi, per una pagina finale non scritta, è un bus quotidiano che mi rinnova il dolore: il suo numero infatti è identico al risultato ottenuto nella prova. Non posso farne a meno di salirci, l’alternativa è recarmi a scuola-casa a… piedi. E a piedi ci son rimasto, dopo tutta la strada e le scarpe consumate per giungere alla partecipazione del concorso ordinario.. Esami, lauree, cfu. Anni di studio e studi e rinunce. E ora? Sogno infranto. Chi ha fatto palo o traversa? Direbbe Fantozzi aggrappandosi ad una finestra in uno dei suoi bei film. E scopro che quel cazzotto l’ho beccato io, poi. Perché stabilire 70 dato che, per me, la strada per il concorso straordinario non è fattibile? Come dire: “per te, mister concorso finisce qui”, un pochino come lo era per te miss Italia finisce qui. Insegno inoltre da anni su altra classe di concorso dove “niente di nuovo all’orizzonte”. A piedi anche qui. Peccato. Quanto rammarico per quella domanda. Ma perché, cari ministri, caro ministro, quel 70? Mi serviva, ci ho creduto, ho studiato. Si poteva prevedere 60 e invece… Ora appartengo ad un gruppo numeroso, che ha fatto palo o traversa, e che si è beccato un cazzotto. Mi sento come quel lottatore esposto a Roma, museo Massimo, a due passi dalla stazione Termini.

chissà.. devo continuare a tenermi questo dolore?

Un ricordo per Luana

Sono a Roma per alcune iniziative culturali ed un convegno. Nel tempo libero però ho cercato “il Parco delle Energie” ex Snia per andare a vedere il sorriso di Luana, “comunicato” su di un murales, in zona Prenestino. Da quelle parti sferragliano da anni 2 tram, il 14 ed il 5, mi pare giungano da Termini, se non ricordo male. Ai tempi delle manifestazioni per la pace ricordo che stavo in quella zona, Prenestino, ma non avevo mai sentito di quel parco, delle energie ex Snia. Il Presidente della Repubblica recentemente ha ricordato Lorenzo, ragazzo morto a gennaio, ultimo giorno di “stage”, “ex alternanza scuola lavoro” ora “pcto” e Luana, giovane lavoratrice morta durante il lavoro un anno fa. Ricordati entrambi dal Presidente della Repubblica, il primo maggio, festa del lavoro e dei lavoratori, “senza il festeggiato”, però. Lavoro sbiadito, scomparso, sommerso, invisibile, frammentato, sottopagato, a chiamata, poco degno….Ne ho parlato molto, nelle classi, della centrita’ del lavoro e lavoratore, della dignità, della dottrina sociale. Di Luana, di Lorenzo. Di sicurezza. Comunque, non ho raggiunto il Prenestino come quel periodo in cui molto era “Not in my name”, con il 14 o il 5 o, come in tempi recenti, (anni) con un gruppo di studenti alla Caritas, a fare volontariato. No, ci sono arrivato con 2 bus, poi al ritorno, a piedi, fino a Tiburtina e poi metro. Il murales di Luana è stato facile trovarlo. Li nei pressi alcuni ragazzi giocavano a basket e una volta giunto ho sostato e rivolto un ricordo ed una preghiera a Luana. Più difficile è stato trovare il lago e onestamente pensavo più…conservato come luogo. Forse ci sono lavori in corso…chissà…

Festa della mamma

Non avrei potuto chiudere la giornata e riposto nel cassetto penna e foglio senza aver dedicato una riga di pensiero alle super eroine di sempre e non di oggi e non per oggi, solo. Le mamme, che ricevono un plauso e un grazie. Che ci hanno insegnato pazientemente a camminare e rialzarci dopo esser caduti. A riempire quei puntini per far fiorire lettere e letterine, e poi baci e testamenti, e cominciare a scrivere e mettere il cappellino ai riporti nei conticini e a dividere in sillabe quando le cose si fanno difficili e complicate e allora, anticipando quel che sarà la vita, risolvere prima le parentesi, poi le quadre e poi le graffe di quando sarà ancora più difficile, e ancora aggrapparsi alla maniglia del frigo e tutti in un ohhhh……Piccoli gesti, e sempre pronte a fare notti ed albe pur di aspettare i nostri rientri, quando certe notti dimenticavamo tutto. W la mamma perché davvero, è tutto molto bello. Come il primo giorno di scuola con lei si nostro fianco.

Sono molte le mamme cu va il mio pensiero, a cominciare dalla mia, e poi amiche, colleghe, vicine, lontane….Bello risentire la canzone w la mamma di Bennato mentre scorrono volti nella memoria di mamme. Per sempre.

auguri, mamma, mamme.

Buona festa della Liberazione

A rileggere la data dell’ultimo scritto non mi par vero sia passato tanto tempo così. Eppure….Schiacciato da impegni infiniti, scolastici, letture varie per tematiche inerenti i corsi e, diciamo pure la verità, forse a corto di energie, mi sono addirittura reso conto di aver dimenticato la password per poter scrivere e prima, accedere al sito.

in ogni caso una buona festa di Liberazione, che per Torino poi è davvero festa resistente, coi suoi partigiani che ricordano quei giorni ancora prima che arrivassero gli alleati. Torino che afferma “Aldo dice 26 X1”, Torino così immensa e fiera e bella, e che si fa ancora più bella, oggi, coi fiori che molte mani depositeranno sotto le varie lapidi cittadine là dove hanno perso la vita in molti, per la libertà, per la nostra libertà, per la nostra Costituzione, in un CLN che anticipava già molto. In questo mese “senza” scrittura ho realizzato di non aver svolto molti temi, eppure…Ieri per esempio mi aggiravo tra i banchi della Basilica di Maria Ausiliatrice, dove seduti qua e là c’erano bambine e bambini pronti per la loro Prima Comunione, stretti nei loro vestiti e giubbotti e ho pensato augurandomi nella navata ” chissà se anche loro e genitori avranno girato in lungo e largo per il vestito, le scarpe, il giubbotti o, “i”, perché in molte famiglie spesso i figli in attesa di quel Primo Incontro sono due”. Uno che rinviata la sua Prima Comunione all’anno successivo per farla col fratello o sorella. Ho ricordato altri tempi, i miei, quelli delle macchinette fotografiche al collo e rullino incorporato, e quello di riserva a portata di mano. Un parente che si offriva per la causa e poi se andava male lo sviluppo tutti a dargli addosso in stile manzoniana ,Promessi Sposi,e dagli all’unione. Per fortuna c’era sempre Elio l fotografo di quartiere , con negozio, sempre presente, che si aggirava in Basilica e nei cortili che qualche scatto rubato lo nascondeva sempre in quell’aggeggio al collo.. .”Sorridi”, posa, clik, e tutto era mica come oggi. Eppure in mezzo a tutti quei bambini ho ripensato a quei tempi, dal mio punto di vista, belli, e in silenzio, mio, interiore, schiacciato da un gran vociare e gente che, prima della funzione era alla ricerca del posto assegnato, mi pareva di aver sentito quel profumo di paste alla panna e alla crema e di rivedere molti di quei sorrisi non più qui, oltre la macchina fotografica, pronti, al loro posto, vicini,ora, e nella vita, stretti in quel gruppo, in una delle rare occasioni dove si vedono tutti. Proprio tutti.

7 minuti

La maestra Luciana chiamava a turni i bambini e con una bacchetta tesa verso una enorme carta geografica (ma forse non lo era) di quelle non più presenti perché nel frattempo è successo molto, ci faceva cominciare dell’URSS, allora presente, in quel viaggio un pochino curioso, uscendo dalla carta, tra fiumi, monti, città, confini, la cornice bianca, le pareti, gli appendi abiti, e si seguivano, bacchetta alla mano, le pareti dell’aula, enormi (ma forse neanche queste lo erano, a ripensarci) e poi i banchi, la cattedrale, la porta, l’oceano e con la bacchetta si rientrava nella carta, piombati dentro gli Stati Uniti, accedendo dalla California. E così spiegava il bipolarismo e le sfere di influenza in 7 minuti di giro dell’aula. Tanto era il tempo tra il pulsante premuto in una famosa valigetta e l’obiettivo. E poi? Poi una nube, un fungo. E poi sullo sfondo della memoria l’Afghanistan e poi “The day after”, usciti dall’aula descritta prima e le sue pareti e lacarta geografica e le elementari e medie per piombarci insieme,grandicelli, tutto l’istituto con altri in una multisala per la proiezione del film “Il giorno dopo”. Ho provato a farne vedere alcuni pezzi, parlando di attualità sollecitato dagli studenti. Qual è il modo migliore per fermare la guerra? Fermare la carneficina? Il nesso guerra e fame? 13 milioni di persone affamate in più dalla guerra? Quali i Paesi dipendenti dal grano ucraino? Come affermare il ruolo della diplomazia e giungere ad un compromesso? Ho ripensato a quei 7 minuti e all’attualità. Alla speranza e alla pace. Tacciano le armi e parli la diplomazia.

13 marzo 2022

Incalzato dagli studenti su una presunta stanchezza, visibile ovviamente solo a loro, capaci di radiografie e risonanze magnetiche a distanza, oltre la mascherina e metri di distanza dal dispositivo che ricopre gran parte del volto, provano a chiedere, con la curiosità che da sempre li distingue, quali interessi mi, ci, assorbono nei pomeriggi o week end liberi. Liberi chi da cosa? Scartoffie loro da compilare, consigli, uda, pfi, glo, corsi di formazione e compagnia, sono parte degli intrattenimenti di chi è attaccato per un lavoro di sole 18 ore e con le vacanze più lunghe del West, così da sentirci meno soli e non annoiarci. “E ma così corre il rischio di una depressione, prof”. Il tempo che si organizzino velocemente in assemblea, senza permessi e consultazioni se non fra di loro, rimedio nell’ordine una pizza di classe, una discoteca di gruppo, una passeggiatina serale con loro, amici a 4 zampe prestati per qualche giorno, così, da sentirmi meno solo e riempire le mie solitudini. Quando si organizzano, i nostri studenti, son capaci di coscienza sociale, politica, ecologica, ambientale critica trasformativa. Anche per loro, un mondo diverso è possibile. Lasciata la scuola alle spalle, lo studio è davvero continuo. Immagino il provveditore che si preparava per i candidati a preside, ai loro esami orali, e così è per noi immaginare le domande poste sul tema conflitto Russia-Ucraina in questo momento, a cavallo fra religione con le tre Chiese, la Costituzione con l’art 11, le risoluzioni, il pacifismo, la storia recente, con Andreotti e le operazioni di polizia internazionale, per non nominare la guerra. Per non parlare di economia, di Rumor e la famosa carta assorbente quando è ora di ritirare moneta dal sistema economico. L’inflazione, stagnazione, Gorbaciov, Reagan. C’era una volta la fine della storia, c’era una volta la globalizzazione, c’era una volta …

Zaporizhia

Questa mattina alzando gli occhi al cielo ho visto spuntare da un balcone torinese nei pressi della stazione torinese di Porta Susa una bandiera della pace. Probabilmente saranno tantissime, se solo ne avessi il tempo e modo di girare per la città. Il vento è favorevole, il tempo meno. Quale tempo? Il popolo della pace si fa sentire e vedere. A Piazza San Giovanni c’era gente, ieri. Molta. Come quel lontanissimo 2003. Certo, numeri lontani dal 2003 ma…il popolo della pace esiste e resiste. Persiste. Intanto la tv passa notizie della centrale nucleare di Zaporizhia, occupata, dai russi, della resistenza ucraina, dei bombardamenti, dei profughi, memorie dal sottosuolo e Idioti che non si fermano. Zaporizhia ha gli occhi azzurri e 2 trecce bionde, una curva delle guance che le incornicia il sorriso, e il suo nome un destino. Martha è una ragazza universitaria, preoccupata, la sua mamma è rimasta laggiù, forse proverà a muoversi verso Berlino, nelle vicinanze della figlia, poi chissà..Martha, “guarda che il mio nome ha l’h”, ha una catenina, stella di David, parla della nonna, un tempo ebrea, un tempo, che non era il tempo, parla delle tre Chiese, e parla tedesco, e parlerà italiano e parla, e parla….Martha che sa tutto delle olimpiadi torinesi e dei mondiali in Germania, quando il cielo era azzurro e ora cerca anche il giallo….

Martedì, nel cortile della scuola raccoglieremo prodotti per il popolo ucraino….

Un altro mondo è possibile!

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