Bologna 2 agosto. 10. 26

2 agosto. Il treno corre,  i momenti di spensieratezza alle spalle e tra poco identica sorte tocchera’ al  mar Adriatico: lasciata Rimini,  sulla destra,  direzione Nord, mentre si allontana sempre più, col suo porticciolo,  il ponte,  l’arco,  e   mentre l’intercity Pescara Milano accelera la sua corsa e rende sempre più  distante ogni cosa. È  sempre triste lasciarsi cosi,  ma è  la vita,  il suo corso,  e la corsa  di questo treno. Poi,  molto sfuma,  “vola” via: alberi,  case,  trattori,  terra appena lavorata. Frutta,  alberi da frutta,  chi la raccoglie,  chi no,  cassette piene e vuote,  lavoro, uno stadio,  sulla sinistra: e’ Cesena,  che “mi ritorna in mente” quando era in serie A,  con un grande giocatore,  passato poi al Torino. E’ Cesena,  che il “notturno”un tempo rasentava la cittadina alle 0.1. 50,  e in tanti a correre al finestrino,  quando l’aria condizionata ancora non c’era e piaceva godersi la notte a molti. Ed erano sicuramente certe notti. E piaceva guardare davanti,  che indietro c’era rimasta la fabbrica e le sue porte e finalmente si era in ferie! E pace alle zanzare e a quel caldo appiccicoso. La tredicesima rendeva un pochino piu ricchi,  e  con quella e lo stato di famiglia si faceva il biglietto per tutti e il Sud era a portata di mano.   Ah, si intende: posti in treno rigorosamente a sedere;  per  le cuccette non sarebbero bastati i soldi di quel premio produzione. Poi,  e’ la volta di Faenza,  con un giro che non so se “di do” ma di memoria “si”, e spunta con il ricordo del treno delle 7. 30,  un cuore di metallo senza l’anima, e  Marco che chissà dove è,   ora,  e se ogni tanto ci pensa ancora,  a Laura.  Laura che nel frattempo e’ cresciuta e divenuta famosa. Quello era il tempo della Laura piccolina,  studentessa  e al Festival,  così che ogni volta che ci passi,  da questa cittadina, ripensi a quel periodo e alle sue nebbia (cittadine)e al suo buon cibo. E a quelle sue canzoni che fecero amare,  innamorare e piangere. Strani amori. Il cibo peto’,  quello si che rende allegri! E poi,  le vacanze di Natale,  il freddo pungente,  le belle ragazze… poi lentamente arrivi a Bologna. La locomotiva tossisce,  rallenta,  non riesce ad espettorare,  neanche dando un colpo con la mano. Un paio di gocce scivolano sul finestrino. Umore acqueo della locomotiva. Sono passate da poco le 10 di mattina. È  il  2 di agosto.  “Io non dimentico”. C’è  il bus 37 in piazza,  oggi,  come nel 1980, che da bus cittadino divenne ben presto una sorta di ambulanza dopo lo scoppio di  quella bomba lanciata propria nella stazione di Bologna. Io non dimentico.  Sono le 10. 26. A Bologna.

Senigallia

Le conchiglie che danno corpo ai numeri del mese,  inserite all’interno di un piccolo giardino al centro di una rotatoria cittadina,  sono stati “girati” nella notte: 1 agosto 2018.   Sarebbe interessante conoscere l’addetto a questo lavoro e ugualmente interessante conoscere se quel “datario” è  modificato anche in inverno,  il 25 dicembre,  a mezzanotte, per esempio,  o il primo gennaio,  spumante alla mano. Curiosità.  La fontana è  a due passi,  pronta a disettare la moltitudine dei passanti che rasentano la rotonda per immettersi nelle vie dello struscio in questi giorni e serate tanto anni ’50. La fila degli stabilimenti,  e i loro numeri “civici” comincia ad animarsi, di primo mattino,  tra aroma di caffe’ e brioches,  tra  chi corre e chi suda, e chi non corre e suda ugualmente,   chi passeggia e chi va in bici nell’apposita pista,  chi gioca a pallavolo in minuscoli campetti adiacenti la spiaggia e chi invece semplicemente guarda e attende.  Gli “occhietti” dei numerosi alberghi lentamente si aprono: “cra,  cra,  cra… “,  il rumore delle finestre che si aprono, dopo aver tirato su,  e lasciar passare luce, e riflettere ogni cosa, dopo la notte che ha sigillato e trattenuto il fresco,  grazie ai condizionatori e alle pale dei ventilatori o semplicemente,  grazie alla notte.  Il sole si sta affacciando sul mare,  lato Grecia,  e alle 8 il sole e’ gia alto e fa caldo come fossero le 12. Alla stazione,  a due passi,  i  treni,  a sera si svuotano di tante ragazze e ragazzi “anni ’50” riempiendo  i sortopassaggi della stazione e le vie della cittadina,  tra la Rocca e il centro storico e le vie che danno sul lato mare. E sempre festa,  qui,  a Senigallia. È  l’avvio del Festival Summer Jamboree.

Recanati

Dopo un breve passaggio a Loreto per un ripasso veloce sul significato delle formelle poste sui portali della Basilica  (nascita di Adamo,  Eva,  nascita del lavoro,  teologicamente,  uccisione di Abele,  cacciata dal Paradiso,  caduta,  ecc. ecc. ),  all’interno della Basilica,   sulle sibille e profeti,  sul Pomarancio e sul Lotto,  d’obbligo era il recarmi ancora una volta presso “Casa Leopardi”,  a Recanati,  città  della poesia. C’ero stato un paio di volte ma ad ogni visita aggiungo un pezzetto di conoscenze che per un motivo o un altro non avevo ben recepito nelle passate visite. Solo un dato si è  scolpito bene-bene fin dalla prima visita: la quantità di libri letti dal poeta italiano,  catalogati dalla stessa famiglia ed esposti al pubblico.  Un gioiello,  una biblioteca che il papà di Giacomo  avrebbe voluto a disposizione di molti.  Un’ altra informazione che voglio condividere e ritengo sia utile a quanti si appresteranno in futuro a fare visita.   Nel Palazzo che si  apre al turista si manifesta con tutta la sua imponenza con uno scalone monumentale,  il primo consiglio-obbligo,  utile e’ che non è  ammesso scattare fotografie.  Nel Palazzo infatti (che vede la prima pietra di costruzione,  indietro negli anni,  ben prima dell’insediamento del Conte Monaldo),  al secondo piano,  risiedono ancora i discendenti di Giacomo Leopardi.  Unica concessione,  si possono scattare foto ma fuori dalla finestra della biblioteca, affaccio direzione piazza e casa di “Silvia”. Il caldo è  davvero insopportabile e quel piccolo fazzoletto di ombra prima dell’accesso e inizio percorso con  visita guidata,  ce lo contendiamo in una quindicina di innamorati della cultura e della storia di un grande uomo,  poeta,  letterato, e della sua grande famiglia. Nell’attesa che si faccia l’ora esatta  per la visita, si sconfigge il caldo con tutti gli stumenti a disposizione: ventagli,  acqua e ventilatori portatili,  di quelli a pila. Si,  anche questi,  “ventolatoli” con pile a “mandola”.  Troppo forti e simpatici. Gli orientali non si fanno mancare nulla,  neanche l’autan contro le punture dei “moschito”.

Tra i 12 mila e i 15 mila,  letti dal giovane Giacomo,  la sua biblioteca,  il ruolo dei precettori,  il suo luogo di studio e punto di osservazione per la bella Silvia,  cioè  Teresa Fattorini. “Ah,  Silvia… ” morta così precocemente,  nel fiore degli anni,  quando a quella età,  normalmente si progetta,  si programma.  Ma “a Silvia” era più  che altro la necessità di scrivere,  10 anni dopo la morte di Teresa,  un giudizio sulle speranze disattese dei giovani. Questa volta non mi sono fatto mancare una visita presso la residenza dei Fattorini (il papà  di Giacomo,  Conte Monaldo,  aveva promosso a rango superiore quello di Teresa,  adibendolo a cocchiere di famiglia),   la dimora di Teresa (la Silvia),   la sua cameretta,  i suoi attrezzi da lavoro. “E l’amore? C’era posto per l’amore tra Giacomo e Teresa? ” Chiede qualcuno tra i visitatori.  Certamente i due,  Giacomo e Teresa,  si conoscevano e probabilmente qualche scritto e qualche occhiata ci saranno stati ma… socialmente erano posti su gradini differenti,  quindi,  probabilmente, niente amore. Anche se il dubbio,  a visita conclusa,  a qualcuno,  resta.

Loreto

Tornare a Loreto, guardando l’orologio, e scoprire di essere in ritardo,  di un paio di anni. Un posto,  Loreto,  dove la fede la tocchi davvero con mano. Lungo la scalinata che porta su,  in cima al Santuario,  non si incontra nessuno. Si sente,  e si ascolta(cicale cantare) e l’odore del mare,  qui,  a due passi,  ad una collina d’altezza che,  sale su;  si vede il luccicchio  del mare,  a distanza,  il Conero,  immaginando Numana,  e i bagni fatti,  e Sirolo,  quelli immaginato. Il Conero, che sembra una balena spiaggiata,  l’ A 14 e l’Italia che parte,  o riparte, gli ulivi e molto altro ancora. Le “macchinine” perche’ dall’altro sembrano tanti modellini, vanno,  giu,  verso Sud mentre le “frecce”,  quelle bianche,  “tagliano” l’Italia. Le “pagode” della stazione sono ben visibili e riconoscibilissime dall’alto e danno l’idea della moltitudine dei pellegrini,  inizialmente disorientata ma via via felice e serena. Scalini,  via Crucis,  cimiteto polacco,  ancora un altro sforzo e ci siamo.

In cima e dentro al Santuario, si incontra e si porta la fede. E qualcuno la trova anche.   Un gruppo di Pellegrini, si salutano si danno appuntamento all’anno prossimo.  Più puntuali di me. Hanno appena terminato la loro settimana di ritiro spirituale. Dentro al Santuario mi perdo e lascio raccontare il tutto. E mi accingo ad ascoltare.

29 luglio: santa Marta

L’asfalto è lucido,  sembra bagnato.  Alle 13. 12,  il dislpay oltre la “rotonda” stradale che unisce Settimo Torinese a Torino ci informa che e’ il 29/07/2018 e che in quel “fazzoletto”di cittadina ci sono 37 gradi e  poi 38. La palina del bus 49,  fermata “Centro Sportivo” di Settimo,  direzione Torino,  segna che il bus passerà da qui alle 13. 21. Per non perderlo arrivo prima.  Come molti altri,  in uscita da un ospedale,  chi per trovare parenti,  chi amici,  in una domenica del Signore che ricorda Santa Marta.  Non lo vedremo,  in gruppo, appollaiati come tanti turisti giapponesi sotto la pensilina, un po’ di lamiera e qualche cespuglio, almeno fino alle 14. 06. Nessuna indicazione sul perché del ritardo. Chi ha un dispositivo  “app” sul cellulare informa il gruppo in attesa che l’arrivo “scivola” via dalle 13. 56 alle 14. 05. Uno dietro l’altro,  come tanti vagoncini di un treno,  ci giriamo e avvisiamo il nostro vicino. Quasi un’ora di attesa mentre dall’altra parte,  direzione Settimo,  ne passano due,  di bus. Una volta saliti,  e giunti a Torino,  in via Bologna e fino alla rotonda, un tempo luogo della stazione Dora,  il bus si riempie fino all’inverosimile. Ci vorrebbe un autosnodato per contenerci tutti, con mercanzie varie a corredo. Il bus ad ogni fermata tossisce,  espettora. Nessuno sciroppo potrà rimetterlo in sesto. Almeno nell’immediato. Al suo interno-inferno,  è  un festival di profumi.  Le macchinette azzurre “bip” restano “disoccupate” o “sottoutilizzate”.  Il pensiero corre alle rilevazioni: se ci saranno delle “contabilità” su quanti clienti hanno usufruito (e prendono,  perché  oramai è  un po’ di tempo che uso questo bus,  mentre prima identica sorte,  in alcune fasce orarie, accade per 3-16 tra rondò della forca e ospedale Maria Vittoria) del passaggio- bus,  la macchinetta potrebbe “dirci”: pochissimi! Un brivido caldo  corre lungo la schiena: e se dovessero tagliare le corse ulteriormente perché non giustificate dagli utenti? Gia’…. Un tempo erano gli omini Doxa a segnalare entrate e uscite e contabilità… quando la tecnologia era lontana e vicina da venire.   E quindi corse e passaggi. Oggi dovrebbe essere questo affarino blu a rendicontare. Mi piacerebbe verificare quante persone oggi su quel bus sono state contabilizzate e smentire.  Forse sarebbe il caso di mobilitare il personale gtt… forse… Cosi da cominciare a capire che sono piu adatti i bus doppi. Avere dei bus migliori, senza tosse,  sani e robusti,  costituzionalmente,  tutti,  ognuno come puo’,   paline con orari esatti, aria condizionata…. E pensiline e panchine per anziani,  in attesa.

Ps. Ultima considerazione. Anche  le “pipinare” di Pasolini bell’Italia anni ’50,  Roma, si preoccupavano del biglietto.

Oggi,  Santa Marta…. qualcuno indicava la giornata di oggi come la più indicata per andare alle urne…

Ritorno a Roma

Dopo aver lasciato Spello,  Spoleto e Assisi faccio ritorno velocemente nella capitale. A Spoleto ho respirato aria internazionale, da “due mondi”,  inserito in un contesto da “Festival”non  di canzoni ma di cultura.  A Spello,  profumo di fiori tra vie cittadine ben “infiorate”,  e profumo di arte,  alla ricerca di Baglioni,  (ma nom il cantante! ) Cappella, affrescata dal grande Pinturicchio.  Ad Assisi,  l’aria e’ decisamente spirituale.. ,  da raccoglimento e ricerca.  C’erano un tempo,  dalle parti di Valdocco,  i “gruppi ricerca”.  C’erano,  un sabato e una domenica,  una volta al mese. Erano belli, interessanti. Se non ricordo male… una volta a Valdocco,  una volta da qualche parte,  una volta,  perfino ad Assisi. Una volta,  quando non c’erano smartphone,  facebook e le storie erano diverse da quelle di Instagram. Terminati gli incontri,  ci si scriveva sulla mano il numero di telefono fisso,  la via,  il cap e la scuola. “Cosi una volta ti vengo a prendere”.. “Scrivimi,  ti prego,  ti amo,  yeah… “.  Cosi nascevano le amicizie. Ah, Roma c’e’….! A Roma il Tevere “score” e così l’Aniene. Lentamente fluiscono. E cosi il flusso dei pensieri e della coscienza. Apro e chiudo il libro “Ragazzi di vita” e ne intercetto i luoghi,  il Fontanone,  piazza san Pietro in Montorio,  cosi difficile da raggiungere in bus (nulla da aggiungere nel qual caso uno di quelli si dovesse rompere,  perche’,  mi dicono sia solo uno e uno soltanto a fare il giro del Gianicolo. Sara’ vero?  Quello che avrei dovuto prendere “espettorava” gia’ da  un pezzo, all’ombra della pensilina,   e cosi,  l’uomo con tuta Iveco giunto da qualche officina con l’ossigeno in mano,  ne decretava qualche minuto piu tardi il ricovero coatto)scendendo giù,  per gli scalini,  arrivando a  Trastevere, il palazzo del Ministero dell’Istruzione…

Il “Riccetto”,  pischello di P. P. P.  tuffatosi,  anni prima,  dalla barca, (nel fiume),  che lentamente segnava il fiume,   per salvare la rondinella che rischiava la vita,  ha guardato,  da “grandicello” la lenta agonia di Genesio,  travolto dai mulinelli,  attratto e  respinto dall’acqua.  Genesio,  mentre affonda,  guardato dai fratellini,  panni stretti fra lebraccia.  Lacrime,  che velano la vista mentre svelano chi siamo. Qualche anno in più  e l’individualismo e l’egoismo del Riccetto prendono il sopravvento. Eppure… solo poche pagine prima era impregnato di una tensione ideale,  di solidarietà,  di prossimità,  di vicinanza alle creature piu fragili. Fosse il titolo di una canzone sarebbe “come si cambia”…

Spoleto-Spello

Orvieto,  Viterbo,  Tivoli. Poi,  alla fine,  ho scelto diversamente.  Spoleto e Spello, Assisi. Forse troppo “amore” per Pinturicchio,  protrattosi negli anni e mai finalizzando l’incontro.  Benedetta arte!Benedetto “pittore” dei Borgia.  E cosi, la voglia di vedere le due cittadine, il Duomo, l’abside,  l’incoronazione della Vergine di Filippo Lippi (artista del ‘400) il fascino “dei due mondi”,  i pittori del ‘300-‘400, mostra espositiva,  su,  “alla rocca”, scarpinando,  in giornate da bollino “rosso”,  ha finito per prendere il sopravvento sul resto.  E se a tutto cio’ ci aggiungo,  una volta arrivato a Spoleto,  ai piedi della cittadina, la non completa comprensione tra salita meccanizzata,  scale mobili e tapis,  la fatica-gioia nelle gambe si è  ben presto sentita e materializzata.   E gia’ perche’ stupore e meraviglia sono state pari in entrambe, per la bellezza di “esserci” e per la fatica da sostenere,  sotto un  sole che… lascio solo voi probabili lettori,  immaginare. A Spoleto ci sarebbe la possibilita’ di salire su,  cioe’ arrivare nella parte alta,  fruendo o delle scale mibili o dei tapis rulant. Ma  ovviamente,  la soluzione “fatica zero”  e’ stata subito  scartata.  Forse la stanchezza e il sole veramente forte mi impedivano di cogliere le indicazioni giuste.  A piedi quindi,  non si sbaglia mai,  e,  come sosteneva mio nonno,  tutte le strade portano (o riportano,  nel mio caso) a Roma. La salita, verso il centro storico,  e’ stata cosi completata a… “fette”,   sempre come scrive P. P. P.    Spoleto,  a dire il vero, la contemplo,  attentamente,   prima  in solitudine;  in seguito,  ho cercato un’ audioguida per una migliore comprensione del tutto,  dove il tutto sta per Duome,  intetno,  estetno,  campanile;   ho scoperto inoltre,  presso la biglietteria,  della Cattedrale, che  essendoci anche una guida, (fisica) a disposizione,  con una aggiunta  di qualche euro, e in gruppo,  ho preferito aggiungere anche per questa a quella cartacea,  da tablet e da audioguida. Sempre meglio abbondare. Un’oretta  all’interno del Duomo e alla sua scoperta,  compresa la  salita sul campanile,  così,  per non farmi mancare nulla,  aggiungendo ai pregressi gradini,  altri (in cima alla Torre, nelle giornate limpide si può  vedere Todi,  Spello,  Assisi e un pezzettino di Perugia). Il Duomo,  dimenticavo,  è  dedicato alla Madonna dell’ Assunta e al suo interno,  in una cappella appena entrati,  un dipinto del Pinturicchio  della madonna e di Gesù  Bambino.  In seguito, dopo avet  visto l’abside di Filippo Lippi e le altre cappelle,  l’appuntamento era per le 12,  con salita al campanile;  qui, una coppia di attempati  canadesi,  tra una chiacchiera e l’altra con la guida, e domande tipo “quel paese è? ” al sentirci dire,  “Spello”mi anticipano la chiusura della Chiesa (causa terremoto 30 ottobre 2016) e quindi,  di conseguenza,  della Cappella Baglioni,  a Spello.  Ma forse,  se la fortuna ci mette il suo…. chissà.  È  nel si dice e non si dice che ci sta il tutto. A Spello lo scopriremo. Qui,  infatti,  con una gran botta di fortuna, ho potuto accedere all’interno e visitare quello che sembrava un sogno impossibile: la Cappella Baglioni ed i capolavori del Pinturicchio.

A Spello il profumo dell’infiorata del Corpus Domini è  ancora vivo. O almeno,  così mi pare. E salendo su,  per le magnifiche stradine medioevali,  il panorama è  davvero fantastico.  Assisi è  soltanto una manciata di terra e un paio  di colline. Assisi è  a portata di mano.

Da Monte Mario al Gianicolo

Mancavo da molto tempo, su,  a Monte Mario,  a Roma, e non ricordo neanche “il” tempo e “il” modo.  Me ne hanno concesso,  il modo,  e il tempo,  di riportarlo in vita,  alla luce, tra i miei pensieri, pettinandoli tutti, nessuno escluso,  il caldo,  il canto delle cicale, la Quercia del Tasso,  e tutti quei “numeri,  alti,  dati”,   e presi nel corso degli  anni. Ovvio,  per me,  che i numeri,  dati e presi, erano e sono quelli appena rivisitati,  dei bus, non appena ne ho sentito “soffi” e “carezze” a qualche centimetro dalla mia “cara” pelle.   E non solo per “arrampicarsi” su,  in cima, a  Monte Mario, da via Trionfale, all’ Olimpico,   (visto dall’alto, fa un certo effetto) rasentando l’osservatorio,  ed addentrandomi nel suo fresco, (visto e percepito dal di dentro), ridiscendendo poi   da via  De Amicis, vista e percorsa,  “curva dopo curva”,  con   quella voglia matta di vederla,  un’opera,   di Raffaello, Sanzio;  benedetto  lui e la sua Madama,  fornarina o tela o costruzione o  opera che fosse. Ma tra tutte le “alture”,  quella scarpinata e preferita,  è  certamente quella  del Gianicolo,  quando proprio li,  a mezzogiorno in punto,  mentre stai tracannando tutte lescorte delle bottigliette, d’acqua,  uno sparo ti coglie e sorprende, ti ferma e fermi per cercare di comprendere meglio,  e alla Pozzetto,  accenni un “chi e’ la”, mentre Garibaldi,  ti strizza un occhio e tu alla città che l’abbracci,  nella sua interezza,  con tanta voglia di lei..    e si che vorresti portarla via con te,  nonostante il tutto.  Ricambi il saluto a Garibaldi e lo raccomandi,  tanto,  di girarlo anche ad Anita e a tutti i suoi amici,  quei  mezzi busti,  non della tv ma “de ‘a storia”. Ti rimetti nel viale,  alla ricerca del Fontanone,  della Basilica e del Tempietto del Bramante,  che la prima,  la volta precedente,  era chiusa,  il secondo,  ammirato troppo velocemente da capirci poco quasi nulla.  E questa volta,  ancora,  il rischio di capirci come l’altra, e quindi poco o nulla,  è  serio e reale: una compagnia di ragazze “ammerricane” “armate” di matite,  occupa la prima fila,  per ripridurre colonne e scalini del “Bramante” sui loro fogli A 4. E portarselo cosi,  stretto stretto in uno zaino,  in America,  o giu di li. Ma non mi perdo d’animo: mi siedo e faccio finta di disegnare anche io,  Ma non come loro,  e ammiro il Tempietto e i loro fogli e aspetto di vedere quello che viene fuori. Disegno da esposizione. “Ecceziunalo veramente”. Dopo un paio di fogli,  loro,  decido di togliere il disturbo e recupero quel che resta di strada,  fra curve e scalini,  buttando un occhio al Tevere e pensando a quei “ragazzi” di P.  P.  P. ai loro bagni nel Tevere,  al Ferrobedo’, ai loro teaffici, continuando,  di lettura in lettura,  fino ad imbattermi nel Ministero dell’Istruzione.. . Era luglio caldo,  nel 1946, quello narrato da Pasolini,  è  luglio  bollente,  quello “raccontato” nei calendari e che mi sento addosso, ora, nel 2018. All’epoca ci dacevano il bagno,  ora il coraggio ce lo hanno solo qualche canoa e piccolo battello che lentamente,  al suo passaggio,  ci “scrive” qualcosa.

12

Così come capitato per l’Italia, attendere cioè  12 anni per un’altra finale mondiale,  così è  successo oggi  alla Francia,  campione del mondo,  di calcio,  2018.  America 1994-Germania 2006 per l’Italia;  Francia 2006- Russia 2018. 12 anni dolo per entrambe. Da Maldini,  Baresi,  Baggio (in finale ’94 contro il Brasile,  ai rigori) a Bufon Cannavaro,  Totti,   Del Piero… Materazzi,  testata,  espulsione di Zidane,  cartellino rosso,  rigori, questa volta,  vinti e  Italia e il cielo che era azzurro sopra Berlino. Onestamente non ho seguito con assiduità  questo mondiale,  anzi.   Archiviata finale e ricordi in serie, mi fiondo tra un’ afa e un temporale nella stessa giornata  immerso tra le pagine di P. P. Pasolini, “Ragazzi di vita”.  Un libro,  a onor del vero,  che ad intervalli prendeva polvere in…  “continuazione”: alcune pagine e riposo. Apri,  chiudi,  apri. Alcune pagine e riposo… e così via. Ora sembrerebbe la volta buona. Per chiuderlo. Si,  ma all’ultima pagina e riporlo finalmente in libreria,  lontano dalla polvere. Auspicio: speriamo di archiviare anche questa lettura senza rispettare i 12 del mondiale di Italia e Francia.

11 luglio 2018

Scivolano via velocemente sugli schermi gli ultimi minuti di Inghiltera Croazia,  semifinale mondiale 2018,  ultimi “assalti” da una parte e dall’ altre,  tra giri palla e secondo che passano e segnali dell’arbitro,  mentre,  nella giornata di oggi,  il ricordo va ad altro 11 luglio,  quello del 1982,  con un tifoso particolare al Bernabeu durante un”ennesima  Italia Germania: il partigiano Pertini,  il Presidente degli italiani. Tre volte con le braccia alzate,  tre volte campioni del mondo. Altro tempo. Si è  da poco congedata la tesina e la sedia della maturità  serbando per sempre segreti e numeri,  mentre i maturi,  in ordine sparso,  hanno preso la loro via del mare o della montagna e delle loro strade.  A pensare,  ripensare,   e progettare le loro vite.

Un altro mondo è possibile!

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