Pioggia

Previsioni azzeccate. Pioggia al Nord. Ombrelli di ogni misura aperti e in “cima” a tutti. I tombini tengono e cosi gli argini dei fiumi. Ai semafori,  di tanto in tanto per qualche pedone e’ come andare all’autolavaggio  mentre l’automobilsta rincorso da parole affettuose termina dritto dritto a quel…paese. In altri paesi, invece, giu’, al Sud, nonostante l’acqua del mare sia freda, i piu temerari provano un tuffo anticipatore, di primavera, pero’. L’acqua obliqua e traversa bagna capelli e pettina pensieri. La pioggia, non e’ solo nel pineto. La pioggia e’ chimica, ricordo e in ogni posto conferisce all’ambiente un dolce rumore differente, dai saperi e sapori delicati, lasciando  in bocca un certo retrogusto. Per esempio, la pioggia scrosciante di Roma, ha il gusto  della fuga, per la vittoria, l’odore di pini, cipressi, tra le “porte”, gli odori delle piante di via Margutta, quelle sere, che a pensarci ora…, quella di Recanati, invece, fa tanto  “sabato” di festa e di “villaggio”, e di fughe notturne, fra Loreto e la cultura; quella del Salento di risveglio mattutino, della natura, di fichi e  angurie, sole nascosto dietro qualche nuvola, terrazze fresche da ballare profumi, di bagno schiuma e camicie di lino fresche; quella dentro un treno poi,  sa di culla e di nenia e di futuro, imprevedibile ma da accogliere sempre, senza orologio, tanto il tempo è “personale”; quella sulla sabbia sa di Jovanotti e bagno e balli di mezzanotte; quella di Barriera, ancora, sa di Vasco Rossi, due cuffiette, una a me, una a te…Senti che fuori piove? ma lo senti che bel rumore?

Quando il sorriso allaga il mare

Profumo di mimosa, e l’occhio si allarga, e le narici dilatano, su quel fiore appuntato al bavero del cappotto. L’occhio della mente si dilata, fino a Ventimiglia e da li in Provenza e poi mare, tanto mare, nella giornata della donna. Un piano bar e le note di Cammariere Sergio si diffondono nell’aria. E dimmi, di che mese sai? Si, “sai”. Il tuo viso roseo ha un profumo intenso che quando si allarga, allaga il mare. Questo mi capita di pensare, osservando sbocciare un fiore che si apre come il tuo sorriso, ogni qual volta osservo il mare. Certo, vorrei scrivere di mimose e di storia, di “E tre”, articolo del blog, al  quarto anno del suo compleanno, oppure del convegno, dell’altro ieri, a Torino, su don Milani e  la figura dell’Idr.  E che dire del sig. Antonio Corapi, artista, sarto approdato a Torino  da “Gasperina” omaggiato da Bruno Gambarotta su Torino Sette? Che bello il primo, e il “tre” , le emozioni per una  bella pagina di storia, personale, che a pensarci bene, nessuno ci avrebbe scommesso un euro  su. Ma le cose piu’ belle sono le piu’ difficili. Il parka blu, il vento, il sorriso, un volume rosso tra le mani. Torino era mia. Cerco di “chiudere” il volume. Ma il mare allontana molto e avvicina te. Il Profumo di mimosa, sul bavero e in ogni dove, nella giornata-festa-ricorrenza della donna.

Il dopo

Urne chiuse, numeri, vincitori e vinti. Tutti vincitori e tutti che “hanno tenuto” e che “di piu’ non si poteva fare” e che “e’ mancata la comunicazione” o “non siamo stati capaci di intercettare il consenso perché il disagio, questo non  lo abbiamo intercettato”, tutto un eco come un mantra consolidato. Ora, pero’,che cabine, lampadine, colla, matite, nastro adesivo, riposino in pace in qualche magazzino comunale. Fino alla prossima. Presidenti e scrutatori persi per la citta’ dopo una lunga intensa notte di conteggi, riconteggi e vigili che fanno la spola, foglio in mano, tra la sezione, il corridoio e presumibilmente un pc con dati da riversare.  Alle pareti delle stanze, ridivenute classi, dopo una giusta occupazione, rifanno la loro comparsa le belle sbiadite cartine com  nomi di Stati, fiumi, montagne, città e capitali con la fantasia di chi ha stretto tutto. Faceva freddo quando le squadre comunali  “vestirono” e “rivestirono” le classi nel dicembre 2016 (referendum sulla Costituzione) e c’erano freddo e  gli strascichi di Burian domenica scorsa. Facciamo che c’eranl e non ci sono piu’, come nei giochi di bimbi quando “facciamo che io ero”. Nei corridoi di quelle scuole son tornati cosi ai loro posti, banchi e giochi e speranze di studenti, mentre la “rabbia” di una giornata di votazione (cosi a sentir dire) è divenuta segno e  consenso, a detta di tanti. Dall’una è uscita  un’ Italia con  tre Italie, scriverebbe qualche politologo: centro-sinistra al centro, Centro-destra- Lega al Nord e Movimento al Sud. Ma chi governerà non è dato sapere. A breve cominceranno le consultazioni del Presidente della Repubblica. Ma per sapere qualcosa in piu occorrera’ aspettare Pasqua  e mangiare la “dolce colomba”.

 

Al voto

Oggi è il giorno delle elezioni. Oramai la giornata scivola via, lentamente, verso la chiusura delle urne; a sera, guardando all’interno delle scuole, attraverso le inferriate, le finestre e ogni sorta di divisorio, e dopo aver oltrepassato con la vista, corridoi e porte di quelle che sono classi e sezioni, la coda degli elettori, scheda alla mano, è impressionante. Come lo è stato vederla in mattinata: una cosa che non si vedeva, a mio parere, da tempo. Elettori, giornali in mano, e rabbia, tanta, scambiata in quelle parole di circostanza col vicino di turno,  in attesa della chiamata di uno scrutatore: “Uomo-Donna, avanti”. Carta di identità, scheda e deposito cellulare, come a scuola, e via alle nuove regole del seggio. Questa mattina, inizialmente, avevo pensato fossero state proprio le nuove regole a creare traffico tra i corridoi delle scuole,molte, a sentire amici e conoscenti. Ora, presumo che gli indecisi abbiano ricercato motivazione, scheda e voglia di partecipazione in zona cesarini. In attesa dei primi exit-poll ricordo quando la passione era davvero molta, con le notti insonni tra Mentana, Vespa e altro…e al mattino poi, all’Università o al lavoro. Ricordi di pomeriggi passati nelle sezioni a firmare registri, spille degli altri in evidenza sul colletto, passione, nel cuore per altri. Questione di passione e di politica. Siamo tutti un po’…Calvino, in una giornata da…”scrutatore” e non solo.

Neve

Un accenno di affaccio sul balcone, di primo mattino, e scopro che folate di neve attecchiscono sull’asfalto e sui tetti della nostra citta’, Torino, come in ogni dove.  Sull’asfalto si sentono geattare gli spalaneve e le grida felici di bimbi non piu sotto sequestro famigliare: e’ in corso l’Olimpiade delle “palle” di…neve. Su Internet “fioriscono” foto torinesi della Pellerina e Superga, come di San Luca a Bologna, come Urbino e Arezzo. L’inverno proprio non vuole lasciare il passo, tanto oramai siamo tutti informati e preparati  su perturbazioni, scaldiglie, deviatoi, scambi, treni e cosi via. Solo nel pomeriggio, la sospensione e strade, per la cronaca, pulite. In attesa di capire, cosa succede e succedera’ in citta’, a partire da questa notte. Una notte di silenzio, prima del voto. Di domani.

Notti bianche-bianche notti

Nei giorni scorsi e ieri pomeriggio, lungo le strade, i vicoli e i corsi del nostro capoluogo, “fioccavano” e ancora fioccano gli auguri di buon Natale.  Mancavano solo i pacchetti nelle mani e le renne.Ovviamente per canzonare  un po’ questo tempo così bizzarro, a suo modo e…tempo. Burian in giro per l’Italia, ha soffiato gelo e  non ha tardato ad annunciarsi e così al suo primo scampanellio,  la strada ferrata è andata letteralmente in tilt: treni in ritardo a Nord come al Sud, per un’incolpevole Orte. Scaldiglie, deviatori, binari, tabelloni,arrivi e partenze,a tre numeri o cancellati. Immagino lo spettacolo fruibile dalla terrazza di Roma Termini. In alcune citta’ molti hanno gustato l’extended play di una dimentica aggiuntiva. “Riposo forzato”. “Tanto domani è domenica”, cantava qualcuno, anni fa. Anche se domenica  non lo è stata. A Roma qualcuno ha rispolverato gli sci al Circo Massimo dopo una nevicata di qualche centimetro e foto a km in ogni dove. Le nevicate non terminano mai e cosi le “notti bianche” ceratamente continueranno come quell’insondabile mistero che è l’amore. Da par mio ho terminato la rilettura di “Ciò che inferno non è” di Alessandro D’Avenia. Federico non ha trovato la sua Laura, ma Lucia, capelli neri e occhi verdi. Un amore a Brancaccio, nel libro e tanto amore per i libri, un po’ come il loro comune denominatoe Padre Puglisi. Leggiamo in classe le frasi migliori e le commentiamo. Una mano si alza e mi dice:”Prof.  ma i personaggi di questo scrittore si innamorano sempre di brune con occhi verdi, altro che Laura”! Ora, in teoria divrei controllare l’affermazione della ragazza e leggere il libro, ma con D’Avenia, ora, “passo…parola”.

 

Pino Puglisi

Dieci giorni con la “saracinesca” dell’inchiostro o dei tasti abbassata. Levigare le parole, proprio non mi riusciva. Ancorarle come tanti vagoncini per articolare un trenino di pensiero, ancor meno. Volevo solo leggere la bellezza degli scritti altrui, quella, si, che salva e salvera’ il mondo. Sui fogli bianchi, miei, nulla. Su quelli altrui, scritti, i miei occhi. Appendice d’inverno. Fiocca, nevica, piove, gelo, mani nelle tasche, incerto se recuperare i guanti o meno a questo  passaggio, general-Generale Inverno che non sarà sicuramente  veloce, al sentir e leggere le previsioni. Comune e strutture parrocchiali pronte all’accoglienza per riparare dal freddo e probabilmente notti bianche. Il vescovo di Torino invita e sollecita all’accoglienza. Le Istituzioni fanno la loro parte. Porta Susa, (i locali della vecchia stazione torinese), quella per intenderci sulla direttrice Torino-Milano-Venezia, riapre, mettendo a disposizione 40 letti. Burian sta arrivando. Per quanto riguarda le letture, sono reduce da “maratone” pomeridiane-serali-notturne di un paio di libri su Pino Puglisi, “3 P”, letti,  in pochissimo tempo e sbocciati nel cuore come fiori a primavera: “Pino Puglisi, il prete che fece tremare la mafia con un sorriso” (Francesco Deliziosi, prefazione di don Luigi Ciotti, Bur Saggi, 343 pagine) e “Cio’ che inferno non e'” (Alessandro D’Avenia, Oscar Absolute, Mondadori, 317 pagine). Sollecitato e spinto da interessi ed esigenze scolastiche, letti e studiati nel giro di pochissime ore. Tredici capitoli il primo libro, con una frase iniziale, un “incipit” del Nuovo Testamento o lettere di San Paolo o il Papa Buono…Il Concilio Vaticano II…Pagine bellissime, che a tratti fanno venire il magone e piangere. E’  bellissimo, il primo, davvero…talmente bello che la mia matita si è trasferita su quelle pagine: sottolineature, appunti, numeri. Pagine segnate, arate, solcate, e “salate”…Umor acqueo. Pagine ricche, d’amore di 3 P. Libro da comprare, assolutamente, e da tenere sul comodino. Un capitolo al giorno, s.c.

Ps.Entrambi hanno prodotto una voglia di mare, di sole,  di Palermo, di Sicilia…

“La ragazza di Bube”

20180208_204348Il tempo trascorre velocemente. La musica sanremese ha smesso di adare in onda, decretandone nella notte di sabato, i vincitori, rispettando cosi le previsioni. Delle tre canzoni e dei cantanti sul podio, “Lo Stato Sociale” e quella ballerina sono le esibizioni, in quel contesto,  che oggi mi mancano di piu’. Oggi,  invece, “sull’onda” ci sono gli innamorati con la ricorrenza di San Valentino. Festa molto commerciale ma che comunque “apre” i cuori. Ne rivisito qualcuno, da Pinerolo, a Roma passando per il mare. Tutti belli. San Valentino e’ anche cultura congiunta all’amore. Mi piace l’idea di aver ritrovato “La ragazza di Bube”, un libro di Carlo Cassola, consigliatomi un po’ di anni fa dalla mia insegnante di italiano, alla vigilia di una partenza per Grenoble (soggiorno di classe). “Leggilo, non ti annoierai durante il viaggio”. E così, mentre molti compagni si davano da fare a “tessere relazioni” con le ragazzine, avidamente sfogliavo, le pagine del libro, immaginando e invidiando l’amore di Mara per Bube e la vita. Che forza. Questo è quello che mi è rimasto nel cuore e questo e’ quello auguro a ciascuno. Un amore intenso, fatto di attesa e di speranza. Dolce, come Mara.

Torino bianca. “Poco-poco”.

Una “spruzzata” di neve ha leggermente imbiancato la citta’. Appena appena….”Poco-poco”, bianca neve fresca e leggera, light, come il Philadelphia. “Poco poco”, due fi-occhi a mandorla! Era bella, quella pubblicita’. Fa freddo, il tempo passa e marzo lentamente di avvicina. Lasciate alle spalle nell’ordine,  la giornata della memoria, con le letture e le proposte (tiranno è il tempo!Quante ne avrei fatte, di letture!), la festa di don Bosco e l’articolo, su La Stampa,  bello, sul “senso della lezione” , mia, e di Bruno Gambarotta.

Bruno Gambarotta

Realizzo  ora che son trascorsi alcuni giorni dall’ultimo scritto. Distratto dalle notizie che la tv rimanda nelle case, relative alla tragedia del treno dei pendolari nei pressi di Milano e dal caso “”Zhong Zhong e Hua Hua” (scimmie clonate) avevo scordato di raccontare un pochino di scuola. A scuola, nella mia, in una seconda, Bruno Gambarotta è “salito in cattedra”. Magistrale. In una delle ultime giornate di vacanze natalizie, avevo intercettato, tra una pagina e l’altra, tra un libro e l’altro, nei locali della Civica Torinese, il giornalista “ciclista”  Bruno Gambarotta.  Un saluto, veloce, un ricordo dell’incontro precedente (anni fa, di ritorno, io, da Vernante, sul treno), e, “Bruno, pisso chiamarti Bruno, vero?”. E lui. “Certo, mi chiamo cosi. Ma se vuoi chiamarmi Filippo”…Troppo forte! E io: “Senti, ci verresti da me, a scuola, a raccontare qualcosa? Magari nelle seconde…”.E lui, in piemontese .”Esageruma nen…”.Fortissimo!! Bruno e’ stato ospite di una classe dell’Istituto. Avevo accennato, nel corso delle mie lezioni,  alla tragedia di Vermicino, la vicenda di Alfredino Rampi, il ruolo dell’informazione-comunicazione, la diretta televisiva, 72 ore, l’annuncio della vicinanza alla famiglia e la presenza sul luogo dell’evento di Sandro Pertini, scavalcando ogni protocollo, come talvolta era suo modo di fare e procedere; una vicenda, quella e Vermicino e tragedia,  “sfuggita di mano” all’informazione…e da questo punto in poi,  Bruno ha preso “il largo” e ha cominciato a raccontare, il suo punto di vista sulla vicenda, sul suo ruolo in Rai, in quel periodo, del suo  lavoro, di scrittore, del come è perché, …giornalista, studente, lettore, padre, nonno…insomma, grazie a Bruno, è stata una bella mattinata. Ovviamente un sentito grazie per aver accettato l’invito. Bhe’, gia’, come mi faceva notare durante la pausa caffè, altrimenti “avrei potuto tagliare le gomme”. Della sua bicicletta.

Un altro mondo è possibile!

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