San Benedetto….

San Benedetto, la rondine sotto il tetto. Invece a piazza Statuto, a Torino, crescono 5 mazzolini di fiori sopra il passante ferroviario. Chissà quale mano si è fatta carico di tanta gentilezza. Fa freddo. Il calendario ice una cosa e il tempo pazzerello ne indica altre. Raggiungo velocemente il giornalaio, Appena terminato, finalmente, la lettura di 2 libri, “La chimera” di Sebastiano Vassalli e “Il ballo delle pazze”, di Victoria Mas. Entrambi davvero interessanti.

14 marzo 2020-14 marzo 2021

Il vento di questa mattina non è riuscito a spazzar via quello che da un anno “disturba” le nostre vite, spesso spezzandole. Cumuli di foglie figlie di bisticci di venti impetuoso, incapaci di concedere precedenze, cumuli di polvere che si alzano e aria che violentemente si abbatte su finestre, porte, e altro a caso come vasi di fiori simili a cornicette infantili poste a perimetro di quelle che sono le nostre sicurezze ed i nostri obblighi: confinamenti e coprifuoco. Casa.Vento che ritorna puntuale così come un decreto travestito. Da dpcm

8 marzo 2021

Le parrucche degli alberi annunciano il fiorire della primavera e cosi alcuni venditori di mimose poste agli incroci cittadini. Giallo è il colore dominante, oggi, e gli occhi delle donne sorridono. Sono orgogliose, raggiante, fiere, con un mazzo giallo tra le mani e piccoli ramoscelli appuntati sul cappotto. Mi piacerebbe vederle, immaginarle così, sempre. 365 volte 365 volte …auguri.

4 marzo 2021

Questa mattina, non tirava una bella aria, a scuola. Notizie filtrate, quotidiani, tv, scuola da remoto, dad, forse si, forse no, aspetta un pochino e vedremo che colore che fa. Tempo da …ultimi giorni di scuola. Solo che mancano più di tre mesi. Solo che non è la prima volta che si sperimenta questa sensazione da ultimi giorni. Almeno, in questo anno scolastico. Poi, vedi i ragazzi tristi, cosa spetta loro e cosa e come immaginano da lunedì. “Odio il lunedi” canterebbe Vasco. Ma quali? Quanti? Quasi un anno dopo il Dpcm del 9 marzo, “soffiato” via sulle mimose, un lasciapassare per la grande fuga dalle città. A scuola, dove pensi che spesso la pazienza sfila via, altre volte scendono le lacrime e molte altre ci rubano il cuore.

1 marzo 2021

Marzo è una canzone dal sapore di giardini che si vestono di nuovi colori. L’aria è fresca, nuova, la luce che allaga all’uscita dalla metro, senza esserne fastidiosa, anzi, tanto attesa mentre Superga è li, che sembra da sempre, in attesa che qualcosa accada anche quando non accade nulla. Marzo è la mano tesa di una zingara intenta a leggere le vie tortuose o dritte di qualche palmo, e chissà come, in un quadro di Caravaggio, tra Barberino e San Giovanni, fermo il primo, con lo stesso anello e volti da 400 anni, mobile e mutevole quella di San Giovanni. Marzo è un calendario da girare, e pagine da scrivere con cambi di scarpe e cambi di passo.

28 febbraio 2021

Febbraio sfila via veloce lasciando poca voce ad un mese di suo già corto: 28 febbraio, san Romano, per la precisione. Nei ricordi del Santo di oggi, una prof.che mi manda, su consiglio, ad uno ad uno gli studenti a farmi gli auguri. Forte. Poche ore e si aprirà marzo con tutte le sue incertezze ed i suoi chiaro scuri, i suoi caldi ed i suoi freddi, i suoi timidi accenni alla primavera, ma mese ancora ben piantato nell’inverno. Le luci serali che giungono dalla collina torinese hanno una luminosità nuova quanto antica nelle serate tiepide e musicali di un mese dedicato a Sanremo e alla sua gara canora mai cosi controversa come quello di quest’anno. Sanremo si, Sanremo no, perché “Sanremo è sempre Sanremo”. E allora, “portami al mare” con Pattu Pravo è ancora bella e orecchiabile, sempre attuale. Due passi in centro, alla vigilia di un arancione piemontese con folle in alcune zone in un continuo “cin cin” e calice in aria e birra in mano. La sensazione che spesso , a fondo non si percepisce bene, ed il comportamento corretto solo nelle intenzioni. “C.zo, questa me la tolgo, non riesco a parlarti bene”, il motivo più ripetuto, dopo i bicchieri in mano per brindare chissà che alle 17 del pomeriggio”. Ad un anno dai primi numeri di tutto sfoglio “l’album dei ricordi, un tabellone degli arrivi, partenze, i primi casi. Il pensiero va a Roma, in quei giorni, come in altri. Le catacombe di San Callisto, il parco degli Acquedotti, piazza San Giovanni, poi…….ultimi scampoli di libertà… “Lasciarsi un giorno a Romw”, perché Sanremo è Sanremo.

17 febbraio 2021

Corso Regina Margherita, il rumore di chj e intento a potare gli alberi, il gazometro che fa credere per alcuni versi di essete a Roma, il fiume ed Il toro posto all’entrata del Campus Universitario Einaudi di Torino che è come una scatola di ricordi: apponendovi la mano ed estraendone uno a caso ecco il rientro, proprio qui, dal viaggio di istruzione ” il treno della memoria” di alcuni anni fa. Appena varcato il confine e rientrati in Italia pareva di essere in primavera inoltrata, forse perché dall’altra parte, il freddo era stato davvero molto. Oggi la giornata era identica. Ma non è questo il pensiero. Quante cose ci siamo e si sono persi i ragazzi causa pandemia? Una di queste è proprio il treno della memoria. Quanta comprensione, lacrime, relazioni, emozioni, sentimenti, insostituibili, si ottenevano da quel viaggio. Istruttivo. Per sé stessi, per le ricadute sulle altre classi. A questo, e a molto altro, pensavo, oggi, alle cose che si è portato via questo covid-19, che nessun meet, video, potrà mai restituire .

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San Valentino

Le giornate allungano “il loro fiato sul collo” alla sera, che seppur fredda e gelata annuncia in un qualche modo primavera, scomparsa dai nostri radar lo scorso anno, in realtà da noi mai adocchiata, chiusi nelle nostre case, in letargo forzato; primavera che si annuncia lungo i binari del tram 16 e tre, questo,per intenderci, divenuto famoso per esser stato la prima metropolitana leggera pensionata a tempo di record, nel giro di pochissimo tempo (la famosa rete a griglia!) e famoso per esser divenuto indicatore di analisi politica nel post elezioni da amministratori, politici e giornalisti (il tre che taglia la città evidenziandone le sue fratture e composizione)da settimane si procede alla potatura degli alberi e anche questo è un indizio che dell’inverno dovrebbero restare solo briciole e ricordi da calendari, seppur con le mani in tasca. Lungo le strade coriandoli colorati fanno ben pensare al Carnevale, cosi diverso dagli altri, senza trucco e inganno ma con le mascherine calate sul volto di tutti (o quasi!). Nei 4 passi intorno al mio Borgo, Valdocco, allungando per Aurora e poi Rossini, profumi di dolci invitano ad entrare e fare rifornimento di zuccheri in pasticceria (Sida) aperta oggi “causa amore San Valentino” in un trionfo di baci di dama, chiacchiere, bugie zuccherate, e bucon d’or, insieme ad altre prelibatezze. Baci, e “saprai tutto quello che è stato taciuto” (Neruda). Bugie, meglio se zuccherate. Lungo le strade noto che molto è cambiato e tanto resta intatto. Come le scuole professionali salesiane che si rinnovano restando fedeli al carisma e al progetto educativo del fondatore. In fondo, oltre la collina, Superga osserva tutto ciò. In silenzio. Nel giorno degli innamorati.

31 gennaio

Gennaio ha qualcosa di giovane nel suo cuore, molto probabilmente grazie al giorno dedicato al Santo che lo chiude: San Giovanni Bosco. Oratorio, casa, accoglienza, educazione, scuole professionali, contratto, lavoro, sistema preventivo, tutto in un’unica espressione: don Bosco, il suo lascito, i giovani. Ci sarebbe molto altro ma credo non mai sufficiente per descrivere l’orgoglio che fin da piccoli si prova nell’ attraversare quella piccola porticina che augura, accoglie, nel ‘1 Oratorio di don Bosco e immette in un grande campo da gioco. Più o meno tutti in circoscrizione 7 siamo passati da quella porticina per vari motivi e in tanti samo stati in uno dei tanti oratori del Santo dei giovani. A Torino, molto parla di lui, dei giovani. Lungo le strade del quartiere , dalle case rimbombano oggi le parole del suo successore, della messa celebrata a Roma e trasmessa in tv. Più o meno quasi tutti sono a conoscenza che la giornata di oggi è a lui dedicata e se non ci fosse stato il problema Covid, pane, salame, lenta e allegria l’avrebbero fatta da padroni. A Torino, città della manifattura, un tempo del lavoro, i salesiani, sull’esempio del Santo fondatore, ci provano sempre, a dare risposte, dalla formazione al lavoro. Ai giovani…così probabilmente poco presi in considerazione in questo difficile periodo di pandemia.

Vecchio e caro Stadio Comunale

Talmente tanti di quei giorni passati a non scrivere che continuando di questo passo, l’epidemia avrebbe portato via quelle e le prossime feste. Neanche il tempo della focaccia con la fava e, bum, tutti a scuola. E chi le ha viste le vacanze? “Scherzi a parte”, mica tanto, la ripresa della scuola, aperta, mai chiusa, si è presentata densa di appuntamenti, via meet, con gli scrutini, di primo trimestre, talmente densi e fitti, che non vi è stato tempo di rifiatare. Una critica doverosa: non capisco come mai si siano previsti bonus per monopattini e biciclette dimenticandosi i Precarioni scolastici di lunga data, quelli storici, continuando a dividere in tal modo ancora la comunità scuola, tra chi percepisce il bonus formazione e chi no. Misteri della scuola! E così, l’Epifania tutti i miei giga si è portata via. Pazienza. Dopo tutte le ore via meet occorreva una sana e lunga passeggiata e un pochino di moto, per le articolazioni e una sorta di benessere, in quei luoghi dove sorgeva lo stadio comunale ora (dal 2006) divenuto Olimpico. Molte cose cambiate, perché si sa, ” il tempo cambia molte cose”, e le radioline alle orecchie di signori affezionati a Tutto il calcio minuto per minuto, sono sparite (loro, i signori, no, certamente!!!) mentre restano e vaghi e anbebbiati o confusi ricordi da chi passeggia da queste parti; il segno dei cambiamenti, come altri. Un tempo, qui, nei pressi sorgeva una pista di pattinaggio, non su ghiaccio, ma a rotelle, dove fra uno scontro e l’altro, fortuito o voluto, nascevano simpatie, amori adolescenziali e ritrovi. Una specie di piazza reale, dove il “mi piaci” non era un dito ma un’espressione, uno sguardo, un sentimento, magari non espresso, all’ ombra della torretta del Comunale, dove proprio all’ombra di altra Torre pendente, Pisa, durante una gita scolastica, una tal Simona conosciuta in treno, di altra o di alta classe, introdusse ai rudimenti delle rotelle, in un fuoco di paglia. Stadio Comunale, ricordi di fumogeni, formazioni annunciate, fischiata e osannate. Il catino torinese dei derby. Dove sarà tutta quella folla? Un fazzoletto di ragazzi sorseggia il suo caffè lentamente, ma nulla a che vedere con le folle delle partite. Pure i tram verdi in seconda corsia sono spariti da tempo, quelli che avrebbero raccolto i deflussi dallo stadio. Solo una giostrina lentamente scarrozza qualche bimbo per una parvenza di normalità. Un tempo, ci sarebbero state le ultime caldarroste, lo zucchero filato, fiocchetti…..ora resistono, si, ma nella memoria. A proposito di memoria, un cartello, lungo il viale di piazza d’Armi, ricorda il 27 gennaio…

Un altro mondo è possibile!

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