San Valentino

Le giornate allungano “il loro fiato sul collo” alla sera, che seppur fredda e gelata annuncia in un qualche modo primavera, scomparsa dai nostri radar lo scorso anno, in realtà da noi mai adocchiata, chiusi nelle nostre case, in letargo forzato; primavera che si annuncia lungo i binari del tram 16 e tre, questo,per intenderci, divenuto famoso per esser stato la prima metropolitana leggera pensionata a tempo di record, nel giro di pochissimo tempo (la famosa rete a griglia!) e famoso per esser divenuto indicatore di analisi politica nel post elezioni da amministratori, politici e giornalisti (il tre che taglia la città evidenziandone le sue fratture e composizione)da settimane si procede alla potatura degli alberi e anche questo è un indizio che dell’inverno dovrebbero restare solo briciole e ricordi da calendari, seppur con le mani in tasca. Lungo le strade coriandoli colorati fanno ben pensare al Carnevale, cosi diverso dagli altri, senza trucco e inganno ma con le mascherine calate sul volto di tutti (o quasi!). Nei 4 passi intorno al mio Borgo, Valdocco, allungando per Aurora e poi Rossini, profumi di dolci invitano ad entrare e fare rifornimento di zuccheri in pasticceria (Sida) aperta oggi “causa amore San Valentino” in un trionfo di baci di dama, chiacchiere, bugie zuccherate, e bucon d’or, insieme ad altre prelibatezze. Baci, e “saprai tutto quello che è stato taciuto” (Neruda). Bugie, meglio se zuccherate. Lungo le strade noto che molto è cambiato e tanto resta intatto. Come le scuole professionali salesiane che si rinnovano restando fedeli al carisma e al progetto educativo del fondatore. In fondo, oltre la collina, Superga osserva tutto ciò. In silenzio. Nel giorno degli innamorati.

31 gennaio

Gennaio ha qualcosa di giovane nel suo cuore, molto probabilmente grazie al giorno dedicato al Santo che lo chiude: San Giovanni Bosco. Oratorio, casa, accoglienza, educazione, scuole professionali, contratto, lavoro, sistema preventivo, tutto in un’unica espressione: don Bosco, il suo lascito, i giovani. Ci sarebbe molto altro ma credo non mai sufficiente per descrivere l’orgoglio che fin da piccoli si prova nell’ attraversare quella piccola porticina che augura, accoglie, nel ‘1 Oratorio di don Bosco e immette in un grande campo da gioco. Più o meno tutti in circoscrizione 7 siamo passati da quella porticina per vari motivi e in tanti samo stati in uno dei tanti oratori del Santo dei giovani. A Torino, molto parla di lui, dei giovani. Lungo le strade del quartiere , dalle case rimbombano oggi le parole del suo successore, della messa celebrata a Roma e trasmessa in tv. Più o meno quasi tutti sono a conoscenza che la giornata di oggi è a lui dedicata e se non ci fosse stato il problema Covid, pane, salame, lenta e allegria l’avrebbero fatta da padroni. A Torino, città della manifattura, un tempo del lavoro, i salesiani, sull’esempio del Santo fondatore, ci provano sempre, a dare risposte, dalla formazione al lavoro. Ai giovani…così probabilmente poco presi in considerazione in questo difficile periodo di pandemia.

Vecchio e caro Stadio Comunale

Talmente tanti di quei giorni passati a non scrivere che continuando di questo passo, l’epidemia avrebbe portato via quelle e le prossime feste. Neanche il tempo della focaccia con la fava e, bum, tutti a scuola. E chi le ha viste le vacanze? “Scherzi a parte”, mica tanto, la ripresa della scuola, aperta, mai chiusa, si è presentata densa di appuntamenti, via meet, con gli scrutini, di primo trimestre, talmente densi e fitti, che non vi è stato tempo di rifiatare. Una critica doverosa: non capisco come mai si siano previsti bonus per monopattini e biciclette dimenticandosi i Precarioni scolastici di lunga data, quelli storici, continuando a dividere in tal modo ancora la comunità scuola, tra chi percepisce il bonus formazione e chi no. Misteri della scuola! E così, l’Epifania tutti i miei giga si è portata via. Pazienza. Dopo tutte le ore via meet occorreva una sana e lunga passeggiata e un pochino di moto, per le articolazioni e una sorta di benessere, in quei luoghi dove sorgeva lo stadio comunale ora (dal 2006) divenuto Olimpico. Molte cose cambiate, perché si sa, ” il tempo cambia molte cose”, e le radioline alle orecchie di signori affezionati a Tutto il calcio minuto per minuto, sono sparite (loro, i signori, no, certamente!!!) mentre restano e vaghi e anbebbiati o confusi ricordi da chi passeggia da queste parti; il segno dei cambiamenti, come altri. Un tempo, qui, nei pressi sorgeva una pista di pattinaggio, non su ghiaccio, ma a rotelle, dove fra uno scontro e l’altro, fortuito o voluto, nascevano simpatie, amori adolescenziali e ritrovi. Una specie di piazza reale, dove il “mi piaci” non era un dito ma un’espressione, uno sguardo, un sentimento, magari non espresso, all’ ombra della torretta del Comunale, dove proprio all’ombra di altra Torre pendente, Pisa, durante una gita scolastica, una tal Simona conosciuta in treno, di altra o di alta classe, introdusse ai rudimenti delle rotelle, in un fuoco di paglia. Stadio Comunale, ricordi di fumogeni, formazioni annunciate, fischiata e osannate. Il catino torinese dei derby. Dove sarà tutta quella folla? Un fazzoletto di ragazzi sorseggia il suo caffè lentamente, ma nulla a che vedere con le folle delle partite. Pure i tram verdi in seconda corsia sono spariti da tempo, quelli che avrebbero raccolto i deflussi dallo stadio. Solo una giostrina lentamente scarrozza qualche bimbo per una parvenza di normalità. Un tempo, ci sarebbero state le ultime caldarroste, lo zucchero filato, fiocchetti…..ora resistono, si, ma nella memoria. A proposito di memoria, un cartello, lungo il viale di piazza d’Armi, ricorda il 27 gennaio…

Buon 2021

Da alcune ore il vagito del nuovo anno ha iniziato a farsi sentire. I botti, anche se in tono minore, e tenuti nascosti per le proibizioni, hanno fatto la loro comparsapoco prima della mezzanotte, con il loro rumore, svegli quelli della notte e non solo, e al mattino come sempre le strade su cui camminare erano ese simili a numerosi tappeti di residui di petardi, miccette, stelle filanti ed ogni altra diavoleria che un tempo avrebbero anche chiamato ” bomba Maradona”. Piazze vuote, ristrette, ridotte al limite per le restrizioni, in zona rossa, col coprifuoco, cosi le tavolate senza quei posti in più ma probabile traboccante di ogni ben di Dio. Un pochino come avviene il primo maggio quando si festeggia senza il frsteggiato ptincipale: il lavoro. Sintonizzati davanti la tv, incollati milioni di italiani per il discorso finale del Presidente della Repubblica. 14 minuti di discorso intenso volto a ricordate la particolarità di questo anno e l’importanza della scienza, tecnica e del vaccino.

Lenticchie cotechino, pandoro o panettone e via.

Buon anno. Buon 2021.

Voltar pagina

E così, faticosamente, siamo giunti al momento esatto, quello in cui San Silvestro ci indica che è giunto l’istante in cui non ci resta altro che voltar pagina. San Silvestro Papa, Silvestro gatto, Silvestro piazza, di Roma, con le poste, i vecchi capolinea, i palazzi del potere. Silvestro santo, 31 dicembre. Voltar pagina, rappresentazione plastica usata come modo di dire quando si chiude qualcosa, definitivamente, e spesso con la giusta consapevolezza, magari sollecitati dal consiglio di qualche amico: “dai, gira pagina, non ci pensare più, non rimuginare. Volta pagina, chiuso un capitolo se ne apre un altro”. E spesso, oltre al capitolo si chiudono storie, cassetti, grandi amori, obiettivi; una storia, un capitolo,una relazione, vanno, e si sa, poche volte tornano a noi, vengono”; “morto un Papa, se ne fa un altro”, sostiene piu di uno. Dai, voltiamo pagina. Scriviamone insieme delle nuove. Non cantiamo piu, solo e soli dai balconi. Cerchiamo di diventare compositori, musicisti, orchestra, cantanti e non solo spettatori. L’immagine e le immagini di un anno che sta per chiudersi è , sono, forte, forti. Avremo Pagine bianche su cui scrivere nuove cose, capitoli, storie, appunti. Un quaderno nuovo, bianco, diverso/i da quelli che si aprono allo scoccare esatto della mezzanotte, pagine rigate da bollicine di qualcosa. Il tutto senza fuochi d’artificio. Senza botti. Al momento, a parte uno, ieri, zona porta Palazzo, non si registrano botti particolari e cosi si spera fino a mezzanotre e oltre. Si chiude un anno di sofferenze, lutti, malattie. Voltimo pagina. Si chiude il primo ventennio del 2000 che era iniziato con un “balliamo sul mondo” In una piazza del Popolo a Roma gremitissima. Imbottigliati per un tempo indecifrabile, quella sera, ammassati, senza paura, tranne quella dei pc: che ne sarebbe stato del cambio millennio nei nostri pc? Avremmo perso i dati? Venti anni dopo mai più avremmo pensato di perdere molto, tanto, tantissimo. Sembravamo invincibili, immortali, forti e ci siamo scoperti diversamente. Un mondo cambiato, stravolto da un piccolissimo essere proveniente dalla Cina. Osservo la gente sui bus, tram, quasi tutti con le mascherine, code, frastornati da nuovi modi di tanto, molto. All’inizio di ventennio del 2 mila che iniziava, sullo sfondo Roma, il parco degli Acquedotti, l’eterna bellezza….chi avrebbe mai pensato che 20 anni dopo…..”non avremmo ballato piu sul mondo urlando contro” ma avremomo cantato le cose “messe via”. Tra poche ore, volteremo pagina sperando, serenità, pace, amore,salute, baci e abbracci. Riannodando i fili della memoria, dei desideri espressi in uno dei tanti alberi in giro per il mondo e in migliaia dei nostri cuori.

Ricordando Diego e Marilisa …anni dopo

Una passeggiatina tra quel che resta di coriandoli di neve torinese, “virgole e punti” “infangati”, residui della nevicata annunciata, un paio di giorni fa. Temperature rigide, panchine innevate e “Convivenze forzate”, opera posizionata in piazza Statuto, divelta, vandalizzata. Peccato. L’uomo riesce sempre a dare il peggio. Canmin facendo lungo le strade della nostra città ricordo anche l’anniversario di Diego Marilisa, reso pubblico alla città da una missiva ed una rosa abbandonata al cancello della Rai di via Verdi. Il tutto pubblicato per alcuni giorni sul giornale La Stampa. Chissà se col tempo si saranno ritrovati, magari 2 chiacchiere, un caffè, due sorrisi a parlarsi ancora, e, perché no, dell’amore. Magari anche il loro.

Buon Natale 2020

Natale 2020. “Rosso” Natal. Resterà nella storia, con le ordinanze, i blocchi, il virus, il covid 19, il vaccino che attendiamo e le scuole che chissà… Osservo il presepe e penso al vero senso del Natale, un bambino che…scende dalle stelle. Quante volte ci è passata sotto gli occhi la foto del bimbo appena nato che tenta di strappare la maschera dal viso del dottore che lo ha appena aiutato a nascere. Un bambino che ci smaschera! Che forza quel bambino. Quele forza, un bambino…..

Auguro a tutti un Buon Natale

A 2 passi dal Natale

Poco voglia di scrivere in un periodo particolare, diverso, insolito. Certo non mancano code, folla, nei momenti di libertà, nei negozi, fuori, occhi distratti e altri no, nel lnostro saltellare tra un colore e l’altro, semaforo simbolo che ci permette l’uscita dalle nostre dimore, ma l’atmosfera, è diversa dagli anni precedenti. In piazza San Carlo, a Torino, l’albero ed il Presepe sono ai loro posti ma manca quello posto nell’ atrio di Porta Nuova, dove si poteva lasciare un pensiero, un ricordo, dove ci si ritrovava per una fetta di panettone, tagliato li, sotto gli occhi dei viaggiatori, di chi in procinto di una partenza o di un arrivo. Chissa quando potremo rientrare, sotto l’albero, e quindi, anche a scuola, in classe…chissà….Un Natale diverso, e a riguardare le pagine, cartacee o del blog, in molti ci hanno salutato, Acutis, Palazzo, Rossi…..tanto per dirne alcuni. Però Natale si rinnova ogni anno, il mistero della vita che nasce e rinasce ancora…e che belle quelle letterine di quando piccini, aiutati dalle maestre scrivevamo un nostro pensiero, ben riposto sotto il piatto di un papà che siapprestava alla sua apertura mentre noi recitavamo a memoria, ricevamo tutte le attenzioni diparenti, invitati, che chissa come facevano a starci tuttiin cucina, 2 minuti di applausi per augurare a mamma, papà, fratelli, sorelle, parenti, amici tutti, a questi e quelli e pace in terra a tutti gli uomini di buona volontà. Che bello….e ora, poveri bambini e bambine, se tutto va bene, solo pochi uditori…..

Thyssen

Lascio alle mie spalle il Rondò della forca, e Valdocco, rasentando il muro di corso Valdocco ed il murales che ricorda le vittime del rogo Thyssen. Quanti anni sono già passati, e sembra ieri. Mi soffermo a lungo, lo riguardo, ne leggo i nomi, ad uno ad uno. Un pensiero, prima di riprendere la breve camminata, verso il centro, lasciandomi inghiottire dal freddo, dalle luci, di un periodo senza.

Ciao, Diego

la notizia mi coglie impreparato, tra uno spazio meet e un altro. ” Diego” è morto. Diego, il grande, a soli 60 anni. Il periodo attuale mi toglie tante motivazioni ed entusiasmo, forse complici queste serie di monologhi davanti al una scatola che si chiama pc. Però, Diego, un saluto qui sopra lo merita, eccome. Ricordo ancora quel 30 giugno, data ultima per concludere l’affare per il passaggio a Napoli. Che poi non era la mia squadra, quella per cui tifavo, ma pensare di avere un campione cosi in Italia, la cosa mi piaceva. E molto. Mi risvegliai il primo di luglio sul treno, verso il Salento, appiccicato ad un sedile simil pelle col profumo del mare, del sole, del caffè e dell’estate addosso e nelle narici. Maradona era stato comperato dal Napoli. Epiche le partite poi coi grandi olandesi del Milan e le sue punizioni, fino ai fischi, forse immeritati nella finale di Italia 90. Che dire? Le cose sarebbero tantissime, ma….resto all’essenziale: ciao Diego e grazie per aver creato occasioni di divertimento.

Un altro mondo è possibile!

<span>%d</span> blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: