Villa Doria Pamphilij

Uno dei posti più belli in assuto, e nuovo, almeno per me, è Villa Doria Pamphilij. Le informazioni su rete e di popolo mi forniscono tre ingressi e ci arrivo da Porta di San Pancrazio dopo un lungo e faticoso cammino: le mura del Gianicolo e poi su, su, su.. e cammina e cammina. Il parco è immenso, bello, fresco. Qui dovrebbero essersi svolti, mesi fa, “gli stati generali” ma di cosa non so. In ogni caso, diciamo che sono pronto, anche da solo, per quelli della scuola. E magari attendo qui, per contratto, graduatorie, ecc., che passi qualcuno, degli stati generali.

Roma dai terrazzi

Abbracciare Roma (in una mattina d’estate d’agosto) da una delle sue terrazze e un’operazione meravigliosa. Terrazze decorate da piante di ogni tipo e fattezza, sedie, lettini, gomme d’acqua, rubinetti, stendini e panni stesi,che danno l’idea di non essere in città ma al mare, e voci che “evaporano” dalla strada, accendono, bisbigliate, urlate, gridate, colte, raccolte, parole messe insieme, da condire come la pasta e farci un buon pranzo, e qui, un bel racconto. Taxisti e ministeriali che si apprestano al loro lavoro. Mancano gli studenti, ma la città pulsa di gioventù pronta a scoprire o riscoprire la citta. Terrazzi come accumulatori di calore e dispensatori di fresco e di ogni altra cosa nel corso della giornata , dalle chiacchiere alle storie , sotto un ombrellone. Profumi di caffè, limoni e di creme dei turisti intenti a ricoprire i propri corpi come fossero cartelloni pubblicitari. Da quassù si progetta l’uscita, la passeggiata, con i monumenti a portata di mano, sempre meglio di una mappa, parziale, di quelle fornite dai botteghini in bella vista, qua e la’ in giro per la città.

Roma, Parco degli Acquedotti

Esiste un posto, a Roma, al quale sono sinceramente affezaffezionato, in maniera quasi ruffiana, e, quando capita, di dover andar via senza aver affondato i piedi in quella terra, in quella polvere, sotto il sole o in una giornata estiva al tramonto, di quelle belle, col cielo disteso, in quella ricca storia cherivedo d’inverno sulle pagine dei libri, bye, allora, resto particolarmente amareggiato come un bimbo cui hanno portato via i giocattoli. Quel luogo è il Parco degli Acquedotti, sito ad una manciata di fermate di metro (un paio) prima del capolinea Anagnina. Diciamo che a detta di alcuni si potrebbe entrare-vedere anche dalla fermata Metro “Colli Albani”, ma in tanti anni da qui non ci sono mai andato. Preferisco altra entrata.Meglio da Subaugusta Mi piace osservare il senso della storia di questo acquedotto, che si muove, come il senso dell’acqua che purifica e fa rinascere, vedere che questa millenaria costruzione prosegue verso le colline e diradarsi verso la città. Mi piace osservare la città perdersi, in lontananza, oltre Cinecittà e immaginare l’università, Tor Vergata, le torri, oltre, Tivoli. È un luogo ricco di fascino, sembra sentir lanciare la carrozza del marchese del Grillo, vedere gente correre, giocare, camminare, rilassarsi, Un posto dove l’anima è in pace, così come me, che oggi l’ho rivisto e vissuro anche se per poco. E pazienza per le scarpe che sono da pulire. Tanto è domenica.

Gazometri

A Roma, il caldo è davvero insopportabile, oserei dire, infernale. Però esistono alcuni luoghi da set cinematografico, nel senso che ci si muove in città , lo si è a pieno titolo, ma ecco che improvvisamente si aprono stradine o luoghi che paiono di campagna, ed è sufficiente poco, unfiume, il Tevere, degli alberi, sterpaglie, un gazometro, o più gazometro per rendere il tutto una diversa atmosfera. Per esempio prendendo la metro de Termini e scendendo a Piramide, nel giro di poco ci si trova su via Ostiense, il ponte, via del commercio, via del gazometro, i magazzini generali e sulla destra si vedono i treni che corrono verso la stazione Trastevere (o che sono diretti a Ostiense) e costeggiando il fiume, a sinistra, il gazometro. Ai suoi piedi sembra di essere in strade del sud, di campagna, dove anche i gatti, annoiati, ricercano il fresco per non muoversi più, almeno fino a sera. Qualcuno prova a correre, sudaticcio, ma, si vede che annaspa. Sono corse che racconterebbero molto. Romanzi criminali. Come che sia, recupero Trastevere, un tram e……ho voglia di una bella mostra. Raffaello? Certo che si… e allora, Villa Farnesina è il posto ideale uno dei tanti.

A Monte Mario, ex- manicomio.

In mattinata con un bus di quelli i cui numeri rasentano il 1000 in zona corso Giulio Cesare, via delle Milizie, (un 900 e qualcosa) sotto una buona dose o spremuta di calore, di quelli di fine luglio che ti sfiancano, anche solo nel ricercare aria in piu, giungo, dalle parti di stazione Monte Mario, (dopo aver passato via della Camilluccia, via Fani) dove li nei pressi è situato l’ex manicomio della provincia ed il Museo Laboratorio della Mente. Avvertenza: occorre prenotare e pare che nel mese di ottobre si avvi ad essere in parte ristrutturato o disposto ad aggiustamenti varii. Il che significa che se siete intenzionati ad effettuare una interessante visita a qualcosa di diverso e lontano dal centro storico ma che ne ha segnato, la storia, quindi, datevi da fare se siete interessati a tutto quel che è stato Basaglia, prima e dopo. Intanto ringrazio la direttrice della biblioteca del direttore che davvero è stata molto gentile nel presentarci la realtà e raccontarcela con “inquadrature” storiche normative. La nascita, il perché Monte Mario e le trasformazioni, il lascito. Allego comee quando prenotare. Ci sono dei murales bellissimi.

Roma, gran ritorno

Roma ha sempre il suo fascino, in ogni momento. Recupera e di molto gran parte del suo turismo, fermo lo scorso anno causa covid. Non sarà il boom ma sicuramentee’ il gran ritorno.

E che il turismo sia tornato lo si percepisce dai fischietti dei vigili a piazza di Spagna.

In mattinata, zona Eur, le cascate: mai viste. Devo dire che risultano interessanti, col suo laghetto artificiale. Dalle parti del Circo Massimo, Fao, i badge che sventolano come medaglie olimpiche appena vinte fanno capire che è in corso il pre-summit G20, interessante appuntamento per discutere su alimentazione, disuguaglianze e altro ancora. E proprio dalle parti dell’Aventino, zona utile per recarmi nella Basilica di Santa Sabina, mi imbatto in alcune zone del set cinemstografico di 20 anni fa, “L’Ultimo Bacio” presso la scuola di Francesca ed il posto di lavoro di Carlo.La prima, in realtà scuola di danza, la seconda una abitazione qualsiasi. Più su, la visita di Roma vista dal buco della serratura, alimentava una nutrita schiera di “guardoni”. Il giardino degli aranci resta a tutte le ore Un bellissimo panorama da non lasciarsi scappare.

“Bianca come il latte, rossa COME il sangue”

Complice il film andato in onda in tv l’altra sera ho desiderato con forza tornare, dopo molto tempo, in quei luoghi dove gran parte del film è stato girato e dove proprio in quegli anni in cui si montavano le scene, amavo correre, ovvero dalle parti di parco Dora dove un tempo sorgeva una delle più grandi industrie a Torino una zona “tempio” del lavoro e del movimento operaio, così almeno, la penso io. Sotto quell’ossatura, ora ragazzi in vacanza trascorrono il loro tempo libero, giocando, riposando, sperando, immaginando e plasmando il loro domani. Tutto all’ombra di quella struttura che riceve fresco ora dal fiume Dora ora dai numerosi alberi che incorniciano uno degli affluenti del Po. Per me e’ sempre stato un luogo misterioso, affascinante, capace di generare riflessioni, durante le mie corse. E dopo. Un posto che sentivo e sento mio, e anche senza gli operai che li sotto hanno fatto la storia mi pare sempre di immaginare le loro fatiche, turni sudore. Se non ricordo male, quel tratto di strada separava 2 grossi poli manifatturieri tagliati di tanto in tanto dall’attraversamento di un treno che caricava e scaricava matetiali e poneva in stazionamento il traffico cittadino.Un mondo sparito, e pure con esso un tram, forse il 19, sostituito negli anni da una metro leggera, sparita anche questa. Resta una delle tante fermate, “Piero Della Francesca”. Sotto quella grande struttura, in parte oraci sono dei lavori in corso che paretermineranno verso metà agosto. Chissà. Tutto Un mondo che cambia. La panchina dei 2 protagonisti del film, (Silvia in particolare, non c’è ma con una buona dose di immaginazione, la si può immaginare) e con essa, la protagonista, affascinante, sincera, sognatrice, altruista e conun cuore grande cosi. La panchina non c’è ma restano i ricordi di mio padre quando ci andavamo insieme. E forse non ci tornavo più proprio da quei giorni. Forse ora che sono in pace con me stesso ci tornerò piu spesso, magari non so se a correre, dato che per questa attività ho cambiato fiume e zona. Ma ci tornerò, anche perché quel film e quel libro da cui è tratto mi è entrato un pochino dentro. Anche questi, capaci di generare riflessioni. Come chesia da quelle parti sorge anche una intera zonz di supermercati che non nomino, templi del commercio. Anche in uno di questi mancavi da molto tempo, e così per una oretta mi trasformo in accumulatore di fresco con la scusa di buttare un occhio ai prezzi di alcuni prodotti. Da qui decido di allungare in centro,corso Palestro dove alzando gli occhi, altezza secondo piano, scopro un busto di Cavour. Non ci avevo mai fatto caso.

Genova 20 anni dopo

Da una delle finestre aperte di un palazzo anonimo della nostra città, le pale del ventilatore girano velocente e più che a spostare aria come a sparare parole a casaccio tirate fuori da un dizionario e accendere riflettori sulla storia e pettinare ricordi e memoria: 20 anni fa il movimento di Genova: tragedia o speranza? Un altro mondo era davvero possibile. Piu che Genova mi sovviene la preparazione di quei giorni, con i suoi portavoce, i social forum, Don Gallo, Agnoletto, Caruso, Casarini, le tute bianche, la zona rossa, le reti, la sospensione dei diritti, le stazioni Brignole, Principe. La Tobin tax. Il partito, il movimento, il cappello su quello, ovviamente no, la passionee i bisticci sempre ricomposti con i colleghi su chi dovesse essere la cingjia. 20 anni dopo Genova ricorda il no al G8, piazza Alimonda, Carlo Giuliani e la riscrittura di un mondo possibile con la passione civile rimasta intatta. Spesso mi chiedo che fine abbia fatto tutta quella passione a volte sbiadita. Riavvolgo il nastro della memoria con le parole della Ginzburg messe in bocca ad Aurora, in Famiglia:” “Tre sono le cose da rifiutare nella vita e cioè l’ipocrisia, la rassegnazione e l’infelicita’.

10 luglio 2021

È stato sufficiente la lettura di un articolo di giornale di questi giorni sulle giornate di Genova nel 2001 per rispolverare parole e memorie di tesi di laurea, sulla stampa, i militanti di una forza politica in quei giorni, le prospettive, strstegie, tattica, i portavoce, Agnoletto e Casarini dai capelli lunghi. I giorni seguenti a quegli eventie le ferite di una città mai marginate, disinfettate e cosi probabilmente le fratture di una politica non adeguata e capace ad intercettare, aggregare, proporre. Non solo Genova per noi, per me, piazza alimonda ed i fiori depositati nelle settimane successive ma esattamente quei momenti delle giornate vissuti a distanza, durante il lavoro, le pause, il movimento, i suoi esponenti, i social forum. Le passiini nelle discussioni tra colleghi. Che tempi, consegnati poi ad una tesi di laurea. Passioni per un movimento forte in una città sospesa come i diritti e la democrazia. Quell’articolo ha suscitato le passioni di quei giorni, anni e soprattutto il racconto nella tesi e nells laurea. Giorni di memorie, ricordo, l’identità,…Genius loci. Come una bottiglia di vino Negramaro, capace di riproporre altre radici, come una radio, Petrini, un contenitore, tutto raccontato anche questo in altra tesi. I presidi sanitari e alimentari. Basta poco per ritrovare nelle tasche della memoria pezzi di vita tenuti insieme dai neuroni.

Quando tramonta il sol, si annidano e annodano ricordi.

ITALIA-Spagna

Seduto al bar Kennedy sorseggia il mio caffè ripensando alla storia di Raffaella Carrà, al suo lascito, alla grande bellezza, ai fagioli da indovinare, a Trieste in giù, al “tuca tuca” e altro ancora. Sono stati anni fantastici, davvero, nuovi per certi versi, che hanno accompagnato e reso più lieve la vita di molti italiani. Pagine che hanno segnato la storia italiana. Bar Kennedy, dicevo, il tempo di pensare alla maturità, sorseggiando il mio caffe, ma solo un attimo, alle domande poste ad alcuni candidati in sede di maturità. Una parentesi che mi permette di vagare con la fantasia a giorni vicini, sintesi di un anno intero di scuola. Lascia che sia, canta Baglioni dalla radio del bar, una canzone bella, a tratti struggente e malinconica. “Mangia un po’ di più che sei tutta….”, il tempo giusto per non riannodare i fili della memoria troppo stretti perché la radio passa da Baglioni a “siamo in finale”, sintesi di Italia Spagna terminata ai calcidirigore ieri sera. Il caffè è andato, ora tocca a me, ritornare, a casa.

Un altro mondo è possibile!

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