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Ultima campanella

Torino 9 6 2016 foto Borrelli RomanoQuesta mattina presto,  all’ alba, in giro per Torino, si respirava un odore particolare, di legna bruciata, come quando capitava di sentire lo stesso identico odore, giu’, al Sud, spesso, d’estate. Fa caldo, afa. Come capitava giu’ al Sud. E’ l’ultimo giorno di scuola. Ultima campanella. Fra poco. L’anticipo di una liberta’, una campanella che apre le porte dell’estate. Poi, al mare. Giu’, al Sud. In Salento. Intanto bisogna andare. A scuola. Ultimi appelli. Intercetto lo sciopero dei metalmeccanici che obbliga ad altre soluzioni, nel movimento. Li incontro con piacere. Li ammiro a “dare” ancora scioperando pur avendo poco e di molto solo tanta fatica. Forse piu’. Le scale mobili di “XVIII” mi inghiotte. Pochi minuti e sono a scuola. Ultimo intervallo e…”marasma”. Una campanella, la fine dell’intervallo  e ancora un’altra. L’ultimissima.

Intanto, ultimi minuti e tutti giu’ in cortile. E’ l’era dei cellulari ma quanto avrei voluto cantare “gira gira il mondo….”. E invece….ma un’ultima cosa: buone vacanze.

30 novembre

20151130_150326C’e’ una grande poltrona a forma di labbra in una delle tante stazioni della metro torinese. E’ il Divano Bocca, la poltrona Money-Money. Precisamente a “XVIII”. Gia’, i ragazzi quella che noi chiamavamo la vecchia Porta Susa loro han cominciato a chiamarla “XVIII” omettendo come sono soliti fare, Dicembre. Gia’, domani sara’ il primo dicembre. E allora cominciamo questo viaggio da qui. Devo far rientro a scuola per quelle cose “straordinarie” che di tanto in tanto i ragazzi fanno capitare, alla loro eta’, e che poi, noi, “educatori” per come possiamo, siamo tenuti ad apporre un “timbro” al loro corso. E al…consiglio. Ho le gambe piegate, la testa pesante e tanta stanchezza. Non passa nessuno, a quest’ora del pomeriggio. Mi accomodo, rileggo l’ultimo articolo del blog, poi, reclino il capo all’indietro e, non so se sia stato un sogno o una visione, ma la costruzione del personaggio femminile pare abbia voluto dare continuita’ al suo scritto e prendersi ancora la sua parte.

Oggi in questo dito di costa, di sole raro e generoso, pallido nei ricordi, mi fa compagnia un libro di Modiano. Mi piacciono i suoi  personaggi, femminili, misteriosi, quelle fughe, sempre piu’ in profondita’ quasi a sfidare l’assenza precedente. In alcuni tratti, mi raccontano. Ce la metto tutta a cercare dei punti fermi. La vastita’  del mare e’  lo spazio di cui avrei bisogno, per emergere, non per sommergere. Provare a lasciare sul fondale una universalita’ di volti, inutili, superflui. Lo scruto, come se da un momento all’altro potesse trasmettere qualcosa, un consiglio, una parola, come se tra un’onda e l’altra potesse allungarmi una nuova carta di identita’…per una nuova narrazione: possibile. Insomma, non una semplice storia ma una grande Storia. Pero’, tutto si tiene: e’ la mia storia, ed e’ bella per questo.Unica.Come me. Mi domando se non sia proprio la mia presenza “a dare al luogo e alle persone quella loro aria strana, quasi li avesse impregnati del suo profumo” (P.Modiano, “Nel caffe’ della gioventu’ perduta”). Sembra Parigi, anche questo dito di costa che mi ha conferito i natali, trenta anni fa. E’ successo in novembre. E’ arrivata la metro e l’ora del consiglio e il metro del giudizio con cui dovremmo giudicare.

Volevo rimpolpare le “quattro paginette e scriverne almeno trenta. Avrebbero prodotto un effetto valanga e sarei potuto arrivare a cento pagine” , cosa possibile forse quando ci si sente definitivamente guariti dalle ferite di cere infanzie e adolescenze senza nessuna ragione per restare nascosti nelle zone neutre. E’ una bella Storia.

Il rumore di un Val che sta arrivando mi ha ridestato.