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100 lire, biglietto due corse. Novanta, la notturna. Buona corsa a tutti

Torino 20 novembre 2014, Luci d'Artista, foto, Romano BorrelliTorino. Un pomeriggio novembrino. Dopo la maratona, una breve “corsa”, un viaggio. Una “radiografia” di un giorno, per una storia. Foglie gialle, rosse e di ogni altro colore, formano un arcobaleno sulla terra dai colori variopinti, un arlecchino fuori tempo e fuori dal tempo, un  bellissimo tappeto, sul manto stradale e sul terriccio di questi giardini che si frappongono fra scuola e scuola. E sotto i miei piedi. Alcuni sentieri sono ben disegnati e raggiungono “piazze” perimetrate da panchine affollate da individui di ogni età. Nonostante il tempo. Calcio, letture, (qualche giorno fa, per la gran pioggia, potevano essere due, i libri,”Capitani coraggiosi” e “Una questione privata”), quotidiani e “pet” i temi dominanti, ma anche l’amore ha sempre il suo dire oltre che il suo fare. Dire, amare, baciare, lettera e…testamento. Vecchio o Nuovo. “People”  che si godono le scarne gioie novembrine, fatte di pallidi soli, veli di nebbia e queste vie che rappresentano un quadro fedele della natura. Sole pallido, prime nebbie, e chi cammina riempie il circostante e l’atmosfera con il suo alito caldo. Chi espone il viso al sole e chi cerca di ritrovare, o trovare quell’ energia che accende il fuoco interiore e che fa camminare e ballare all’ insegna della fantasia, creazione, ispirazione.  Ma restiamo alla lettera e al suo corpo.  Su di una panchina una  coppia legge un “buongiorno” ormai divenuto presto un  “buonasera” di  un ieri divenuto a sua volta oggi e domani: “Così vicino che la tua mano sul mio petto è mia, così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno” .  Per fortuna. A leggere i giornali sembrava, o sembra, che l’unico legame possibile fosse quello del cemento, che continuamente, ingordamente, si è mangiato e mangia bellezza.  Resistono altri legami… I sentieri, vie in riduzione, non si “impennano” come talvolta accade in alcuni grandi  giardini. Solo una decina di gradini fra il manto stradale e i giardini stessi. Un rialzo di un metro e mezzo. Torino 21 novembre 2014. Giardini del centro. foto, Romano Borrelli I pensieri, invece, questi, si che si impennano. “Attenzioni distratte”  avevo letto da qualche parte. Il tappeto di foglie  è appiccicoso e qualcosa finisce sempre che te  lo porti dietro, volente o nolente.Torino 13 novembre 2014. Foto, Romano Borrelli Un souvenir. Questione di fortuna. O di sfortuna. Il più delle volte, è solo residuo di… qualche foglia che ha deciso di lasciare prematuramente le “sorelle”, affacciate ancora sui rami, per vedere cosa si dice quaggiù dopo mesi di “lassu'” sugli alberi.  Pensieri che si impennano, dicevo e che col tempo, forse, si appannano anche un po’, complice i primi freddi, le prime nebbie. Talvolta basta poco, per risvegliare antichi  e recenti amori. Una musica, composta con poche lire, anzi, pochi centesimi. Un viaggio, una corsa.  Dopo la maratona, una del tutto diversa. “Una corsa sessanta lire, due corse cento lire. 90 il notturno”.  Per restare nel piattino e nella storia, nel piattino di un caffe’.  Nei pressi del Comune di Torino,Torino 21 novembre 2014, davanti al Comune. Foto, Romano Borrelli dove L. lavorava, come impiegata. E cento lire, erano proprio quelle che M. girava e rigirava tra le sue dita, ben impresse sui bus di quel periodo, famosi elefanti cui tirare le orecchi ogni qual volta transitava in quei pressi. Per M., una “donna” nel cerchio della vita. Cento lire…chissà…Nei fine anni ’70 torinesi,  girati e rigirati tra le mani,(anni e lire) una domenica, di di festa, per raggiungere L.Torino, via Roma, musica con poco, ecologica, foto, Romano BorrelliGirare per Torino, sul 50, o sull’8, via Milano, Porta Palazzo,Torino, 21 novembre 2014. Porta Palazzo di sera. Foto, Romano Borrelli Barriera. Torino, Luce nella luce, fatta di luci, ieri come oggi, luci  di ogni provenienza.Torino, Porta Palazzo di sera. 21 novembre 2014. Foto, Romano BorrelliOggi, invece, una corsa a piedi è più che sufficiente. Le monete sono un optional e cosi pure i biglietti cartacei. Il resto, viene incontro da sé, con musica e fantasia.  Secchi vuoti e mani e ritmo e un cappellino per vincere il primo freddo e convincere i passanti che la buona musica si puo’ fare, anche a basso prezzo. Basta poco, un po’ di musica, qualche luce, buona luce, e il richiamo di un qualcosa di dolce e il più è fatto. Tutto torna, tutto ritorna, le nebbie si dissolvono e quel qualcosa di appiccicoso che era avvolto nella nebbia si ridesta e si risveglia. Il pasticciotto a Torino, foto, Romano BorrelliAl centro del pensiero, il cuore del tema, la dolcezza del discorso in vetrina, diviene il pasticciotto. Un pasticciotto al Nord, a Torino. E tutto si impenna, compresi i ricordi. Basta davvero poco. Un “lettore”, le cuffie nelle orecchie, e una, dieci, cento volte una musica da ascoltare per restare avvolto nella grande bellezza di un pezzo che scalda come un sole che feconda il mare e che sa di Salento.

Cento lire, due corse. Novanta lire, una corsa notturna. per gentile concessione, a Romano BorrelliE a guardare queste luci,  questo è il costo della mia corsa. Bip. Con gli auguri di una “buona corsa” a tutt*. Una corsa, due corse o notturna.

Buonanotte, Torino.

Per quanto mi riguarda, un blocco, una penna, una macchinaMacchina da scrivere. Foto, Romano Borrelli da scrivere, con ottantacinque volte voglia di scrivere, una panchina Torino, 21 novembre 2014. Panchina. Giardini, centro. Foto, Romano Borrelli.e…90 lire, per una corsa nella fantasia, nella immaginazione, “sorella della menzogna”…e quando ancora giorno si fara’ un ritorno certamente sulla panchina non manchera’. Il sole, novembrino, sapra’ vendemmiare i giusti ricordi e le belle letture…

“Uno straordinario mezzogiorno di gelo. Scintilla il sole in ogni cristallo di neve. Non tira vento, non c’e’ una nuvola. Su una panchina del viale e’ seduta una coppietta. “Io vi amo”, mormora lui. Sulle guance della ragazza si accendono amorini rosa. “Vi amo”, procede lui…”La prima volta che vi vidi capii per cosa vivo, conobbi lo scopo della mia vita!o una vita con voi, o il non essere assoluto…”(Anton Cechov…Del piu’ e del meno…).

Viaggio nella storia di un..”Otto…volante”

Torino in...bici, per le vie del centro. 6 novembre 2014. Foto, Romano BorrelliTorino, 6 novembre 2014. Bar Casa del caffè, Giancarlo e Gaetano, foto, Romano BorrelliSempre per quel  suo corso naturale del “rimettere tutto in equilibrio”… da parte, o dalla parte,  della natura… mi son reso  conto di aver menzionato due baristi ma  documentatone uno soltanto, e cosi, ecco che durante la giornata una irresistibile voglia di cappuccino, caffè e cantuccio prendeva il sopravvento e  bussava alle porte dello stomaco e della pancia  realizzando presto  che in realtà non era il desiderio di cose buone da assaporare, o quel senso di fame, quanto tornare sul luogo e ristabilirne l’ordine. Delle cose.  Per la par condicio…Ecco ai lettori i due baristi della Casa del caffè. (Giancarlo e Gaetano). A ripensarci ancora meglio, non era l’urlo dello, stomaco che reclamava “cose buone dal mondo” facendo il verso ad una nota pubblicita’ di quegli anni, ma, come ho avuto modo di appurare, “era l’urlo ”  che aveva dovuto cedere il passo ad un tram che precedeva”. O forse un pizzico di gelosia, dato, che dall’otto, volante, mai e poi mai il, conucente del mezzo avrebbe tirato “l’orecchio” per passare sotto il portico. Di quale otto, volante si sta scrivendo,, bhe, un pochino di pazienza Con l’obbligo di tornare nella casella principale. Nella casa, del caffe’. Il caffè, come sempre, che poi è solo ieri ma sembra una vita, delizioso. L’acqua, il piattino e  il cantuccio nel cantuccio. Entrato oramai in confidenza, su di un piattino a parte mi vengono servite lettere, scritte, imbucate e  venute da lontano per confezionarne altre con il “succo” della penna. Si, venute da lontano, proprio come un Papa. In quelle lettere  ci ho visto fili di storie, “fili di trolley” (a volte non ci si pensa troppo su quel che si dici, meglio, scrive) ovvero, tram, di quando era trolley e non pantografo. Su quel piattino non c’era solo il potenziale filo di un racconto che viene da lontano, ma un mondo intero da esplorare e un po’ da inventare.  E sul piattino che ci trovo?Torino, 6 novembre 2014. Giancarlo e Gaetano, presso bar, Casa del caffè. Foto, Romano Borrelli Storie ricche di di contenuto, contenuti, pensieri, pensiero. Storie stratificate, ricche di profmi e di odori, complice il mercato, a due passi da qui. Anzi, due mercati, particolari, il secondo, Porta Palazzo. Otto lettere, come il numero del tram che passava da qui, sotto al porticato, in modo alterno al bus 50. In questo caso, mai, il conducente del tram avrebbe tirato  le orecchie all’automezzo, tantomeno mai avrebbe abbassato il finestrino. Talvolta, poteva capitare di peggio, quando il “trolley”  lasciava il suo filo del “ragionamento” e proprio non ne voleva di stare in sede.  In queste occasioni, rarissime volte. poteva capitare il tranviere arrestava l’automezzo, saliva sulla scaletta e con un ferro, ricomponeva il tutto, sempre pere quel rimettere il caos in ordine. Ed era in questi frangenti, che un occhio svelto e sveglio avrebbe potuto intravvedere  M seduto in uno dei sedili posti davanti al bigliettaio. Ne i suoi momenti liberi, e quando il tram effettuava la sua sosta, proprio davanti la casa comunale, da dentro, il palazzo, si sentivano  fuori urla e schiamazzi dei tanti “rossi” e “bianchi“. M  lo si notava andare su e giù, felice,  sull'”otto” volante dell’amore . Due fiori avrebbero posto una buona ipoteca per una altrettanto buona giornata. Sicuramente  L. sarebbe stata orgogliosa di lui. E già, perché così come nel nostro Belpaese esiste l’autostrada dei fiori, così a Torino, negli anni 70 esisteva la linea del tram numero otto, quella che conduceva, trasportava, eesaltava come in un giro di giostra anche  innamorati diretti  al mercato dei fiori.  E guarda caso, il passaggio del tram avveniva  proprio sotto questo piccolissimo porticato. Quante storie son venute fuori da quel piattino. Un piattino della bilancia ricco di cose buone. Storie lette, rilette, pensate ed immaginate. Tante che ormai è buio. Nonostante il ritorno a casa ma resto con la testa immobile e ferma in quel cantuccio a divorare quelle storie e sorseggiare quel caffè…Di oggi e di quegli anni.

Oggi, una bicicletta, poggiata contro il muro. Dentro il cestello, i fiori.Torino 6 novembre 2014, foto, Romano BorrelliMa  se fosse lui stesso, M., un fiore che consegna se stesso all’amore? Bella storia.Torino, 8 novembre 2014. Corso Galileo Ferraris, foto, Romano Borrelli

Buonanotte, Torino.

Artisti e luci. Luci d’artista

Torino 1 novembre 2014. Il Comune. Foto, Romano BorrelliUna Torino in clima di festa, oggi, a Torino, prima che si accendessero…”le luci”…Poi, festa continua…Torino. Il Municipio. Luci d'Artista. Foto, Romano Borrelli 19 per 17, installazioni per edizione numero. Da Porta Nuova, piazza Carlo Felice, il ritrovo alle 17.15, una “scia”luminosa le accendera’ una per una al passo di una maratona. Mi trovo davanti   al Comune, il Municipio di Torino, dove solo qualche metro piu in la esiste un piccolo porticato  e vi “stringeva la pancia”il 50  (bus) prima di riprendere il, suo normale percorso.Torino. Incrocio via Milano con via Garibaldi. Dove una volta passava il 50. Luci d'Artista. Foto, Romano Borrelli Alle spalle. O davanti, il che e’ lo stesso, un piccolissimo bar, di quelli che ci ambienteresti un film o bellissime pagine per un racconto. Bar dove confluiscono impiegati terminato il loro lavoro, oggi come ieri, più ieri che oggi, a dire il vero, dove nella Torino degli anni ‘ 70, una impiegata poteva incontrare di sfuggita il suo amore ed esternarlo con delicatezza, per un giovane militare, riuscito a scendere velocemente da quel camion   proprio grazie   a “quella pancia” che ne rallentava l’ andatura, dell’automezzo.Torino, incrocio via Garibaldi-via Milano, Luci d'Artista, foto, Romano Borrelli Potrebbe chiamarsi l’amore di Laura per Mario. Una storia d’amore e di un amore che viene da lontano, dagli occhi piccoli ma curiosi ed entusiasta per un mondo nuovo. Chissa’ che la penna….Scrivere e’ nascondere qualcosa diceva Calvino, per essere poi scoperto da qualcuno. O forse lasciarlo nel mistero. E a proposito di libri,  proprio qui, l’amico Juri, che nelle intenzioni di molti avrebbe dovuto risiedere qui, dove ora il 50 e nessun altro bus si stringe la pancia, ha appena terminato il suo, di libro. Cerchi. Che ricordano quelli olimpici. Figure geometriche.Torino 1 novembre 2014. Foto, Romano Borrelli

A tratti sembrava di esser tornati a frequentare le scuole medie: “una circonferenza inscritta...”. Cerchio nel cerchio all’interno di un altro cerchio, in muratura.  A vederci ancora meglio, ci si potrebbe vedere un paio di occhiali, e un…neo. Il neo della luna.  Non nascondo il fatto di aver pensato anche a Gramsci. Il suo viso, i suoi occhialetti, il suo pensiero per farlo confluire, di cerchio in cerchio in cerchio, in ogni conversazione possibile.  L’universita’ e i suoi anni, Palazzo Nuovo e Scienze Politiche, la politica e la militanza (no, non sto scrivendo di Gentiloni, da pochissimo “all’estero”, anzi, agli Esteri) le lettere e le lettere dal carcere. Di Gramsci. E il cerchio e il pensiero inevitabilmente mi portano alla musica della poesia, “Nel cerchio di un pensiero”, di Alda Merini, scomparsa proprio in una giornata come oggi, il 1 novembre 2009.  Qualche negozio aperto, fiume di gente e caldarroste in abbondanza. Per le strade e per le case. Molti infatti conservano l’ abitudine “di quando c’era la zia” di ritrovarsi in casa raccolti intorno ad un tavolo e, per chi la possiede ancora, vicini ad una di quelle stufe antiche, per cuocere castagne e condire storie di altri tempi, lasciando scivolare via il tempo in armonia. Per le strade inoltre, non mancavano fuoriprogramma, ancora con i costumi di ieri addosso. E un paio di bravi musicisti. Anzi, artisti. In via Garibaldi.Torino. Via Garibaldi. Luci d'Artista. Foto, Romano Borrelli Le luci, si accenderanno solo… “più tardi”…dopo la corsa. Anzi, durante. Strada facendo.Torino 1 novembre 2014. Via Garibaldi, caldarroste. Foto, Romano Borrelli Luci al seguito, torce o pile, in attesache durante il cammino si faccia luce, sopra e davanti. Luci, luce, sembra tornare al punto di partenza anche se a quest’ora il percorso e’ ormai ultimato. Alla poesia di Alda e  alla sua “santita’: bisogna essere santi per essere anche poeti”. Il caos ci abita, la poesia gli conferisce un suo ordine. Torino 1 novembre 2014. Foto, Romano Borrelli.Torino 1 novembre 2014. Foto, Romano Borrelli (2)

Fabbrica delle parole con la “28” e…colori al…”27″ di una piazza

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Torino. Piazza Maria Ausiliatrice 27. Entrata scuola.

La bellezza della nostra città, Torino. Una Madonnina, lo stemma della nostra città, e sotto un locale di Kebab. Via Milano. Una corsia a senso unico. E così, davanti al Duomo, alcune ragazze gustano un Kebab e altri analizzano e riflettono i rapporti tra Antico e Nuovo Testamento. Sara, Agar e così via.  Settimana di passioni e di Passione. Qualcosa in “comune”. Compagni di classe. Condivisione del pane. (E il pane, e col pane, si fa mensa. Interessante anche una iniziativa politica, di chi davvero ora il pane lo cuoce anche). O di un kebab. Sotto la Mole. E sotto quella  stella azzurra che è la cornice di una Madonnina, posta lassù, in cima alla via da chissà chi. E chissà quando. Il Comune al centro, che media. E qui, siamo a due passi dal Comune. Un “crocevia” di tradizioni e futuro. Una bacheca sotto il porticato, dalla parte opposta del “Conte Verde”. Lettere esposte e lettere segrete. Memorie e memoria. D’oro, alla Resistenza.  Lettere che si  scrivono, si perdono e lettere che si trovano. Lettere che meritano risposta. Storie che si registrano e si memorizzano. E si foderano, con carta marmorizzata. Quinta, quarta, terza…Una ex insegnante di educazione artistica ed educazione tecnica racconta e si racconta. Volti che passano, veloci, come gli anni. Quando i kebab non c’erano e le classi non erano ancora miste…Il sistema Brocca, i laboratori e anni come giorni, che son volati via…Il racconto continua, la storia e le storie anche…I tasti continuano a battere e creare. Come la storia di Tamagnone Lucia, nata a Riva Presso Chieri nel 1945. Un pezzo di storia, che con l’dducazione e l’istruzione, la storia, ha contribuito a crearla. Una professoressa in pensione, che negli anni di attivita’ ha contribuito a colorare vite ed educare persone. Da queste parti si diceva spesso ‘onesti cittadini e buoni cristiani’. Una vita al servizio degli altri. Una suora, con un cognome che predice. Tamagnone, ‘in piemontese, Tamagnun’, un mezzo di trasporto robusto quanto basta, per” farsi carico” degli altri. Storia di laboratori e di oratori, anche questa volta. Per la par condicio, dopo Torre Giuseppe, un uomo che non sta mai fermo, una donna che non sta mai ferma. Una FMA, all’ ombra della cupola di Maria Ausiliatrice, a Torino. Una “Fabbrica di Allievi Migliori” . Sostiene qualcuno.  Al “27”, della Piazza Maria Ausiliatrice, si puo’ incontrare la fabbrica e la storia della carta marmorizzata, dell’arte della carta pesta, di porta chiavi, ciondoli, e creta in grande quantita’. Chissa’ quante ex allieve  ne conservano ricordi e il suo ricordo. Una storia che merita un…”passaggio”! Naturalmente, da “TAMAGNUN”.

 

Intanto, la fabbrica delle parole non chiude mai.

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Lavori con colori e carta di Suor Lucia Tamagnone.
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Immagine di una Madonnina e il simbolo della città di Torino in via Milano, nei pressi del Comune di Torino. Più in basso, l’insegna di un Kebab.

Comunicazione “murale”

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Da un po’ di tempo pongo l’attenzione a forme di comunicazione particolari, tradizionali, per alcuni versi, che rimandano a vernice e colla (i famosi attacchini) e quindi non da nativi digitali…Osservo con attenzione facciate di case, palazzi, muri e scritte con spry e vernice di mani anonime…….frasi che si appoggiano a vite reali. Sfoghi, esternazioni varie di sentimenti repressi, messaggi, passioni, delusioni, confronti…. Insomma, una sorta di diario pubblico. Via Bligny, Via Milano, via Palazzo di Città…messaggi, disegni…

La fotografia a sinistra, ad esempio, ritrae un disegno murale della nostra città, e non si comprende bene se il cuore venga lasciato andare al suo destino o  cestinato, miseramente, per disperazione…..

Nella fotografia a destra, poi…un manifesto incollato sui muri cittadini.

Penso a Charles Baudelaire e una sua poesia: “Avremo letti pervasi da profumi leggeri/e divani profondi come tombe/ e su mensole poggiati, fiori strani, e per noi sbocciati sotto ridenti cieli”.. . ….

ripenso anche a Spinoza, al suo ordine, le sue leggi necessarie (e quelli di molti), allo spirito di autoconservazione, alla geometria delle emozioni… “se tutto avviene necessariamente“……se tutto avviene necessariamente….

Sfoglio una storia d’amore………”storia d’amore e comunismo”. Da una settimana la cercavo. O forse piu’. Cercavo una pulsione del cuore, un viaggio anche spericolato dentro le caverne intime della passione. Il turbamento costante di una vita non vissuta ma solo pensata. L’attesa febbrile di lei…Il maremoto procurato dagli incontri mancati. E poi l’emozione nel ritrovarsi…un lungo silenzio. Solo occhi che si cercano…”. Chissà cosa direbbe Spinoza davanti davanti al libro” Emma. Diario d’amore di un comunista al confino”, Gianfranco Porta, Donzelli, (memoriale di Giulio Turchi)….anzi, davanti al passo:…”Lui la prega di riprendere tutta intera la sua libertà, la vita con lui era un punto interrogativo…Lei lo ringrazia per l’offerta, che respinge tra le lacrime…La loro storia era stata interrotta quando forse doveva ancora cominciare”.