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Domenica 26 luglio

Atrio Porta Nuova Torino.foto Romano BorrelliTorino,  città a portata di turisti. A Porta Nuova, fin dal mattino presto vanno in onda le partenze con saluti “ripetuti”. L’atrio è colmo di gente in partenza.Giù, al Sud. Angolo molto feeling-home. La banchina del binario 6 si riempie in un attimo. Soffia di tanto in tanto un vento, quello della storia, delle storie. La freccia è quasi pronta. Sta per schioccare. La prova porte, i fischi ripetuti del ferroviere, hanno l’effetto di strozzare di continuo caldi abbracci e tenerezze. Peccato.  No, non è una pubblicità per il Mulino Bianco. Una manciata di minuti per le prove e poi, “Il treno ha fischiato” (un’opera letteraria?) e cosi il ferroviere: il treno lentamente si è fatto strada Porta Nuova Torino.foto, Borrelli Romanoe finalmente tutti si sono salutati. In centro, a Torino, vanno in onda gli arrivi. E per questi ultimi,  Palazzo Madama, Reale, Egizio, le mete più  gettonate dai turisti. Le rilevazioni sui consumi dell’acqua dicono che sono 180 mila i torinesi che hanno lasciato la citta in questo week- end di questa estate considerata la più calda degli ultimi 150 anni. Come dicono i metereologi,  con picchi superiori a 5 gradi rispetto alla media. Un’estate calda ma non come quella del 2003. Almeno per durata.Foto Romano Borrelli.Torino.Tabellone Porta Nuova In ogni caso, da domani afa e temperature bollenti a parte qualche sporadica pioggia, su, al Nord. Questo per quanto riguarda “il collettivo”. Per quanto riguarda le domande poste sul blog ….bhe’, provate ad immaginarvi che molto probabilmente “la giovane suorina” avrà espletato le sue funzioni quotidiane  e riposto in un cassetto il pane avanzato dal pranzo; lo avrà avvolto in un tovagliolo rendendolo adatto al consumo di una cena frugale di comunità, da condividere con Anna e Gioacchino. Il resto, proveremo a raccontarlo strada facendo. Em, scrittura facendo. Poi pomeriggio e tramonto e sera. La notte intanto si avvicina con una gran voglia di sfilarsi di dosso le calze in una “prova d’amore”  senza tempo…restando, così, in attesa di un’alba. Amore: passione che travolge o incontro che permette di esprimere il proprio talento??

27 Dicembre. Neve su Torino

Torino 27 dicembre 2014, Piazza Carlo Felice, Porta Nuova, foto, Romano BorrelliUna spruzzata di zucchero a velo sopra un dolce “pandoro” chiamato Torino. Nel pomeriggio. Solo il tempo di guardarla, ammirarla, ricordarla, e fotografarla, la neve su Torino. In un tempo piccolissimo.  Poi, ha salutato quanti alle finestre l’ammiravano in una sua  discesa “sul palco” torinese, come una stella del cinema. Il tempo di ammirarla in tutto il suo candore, da una Porta ad altra Porta e dal cielo di Torino, lattiginoso, non “piovono” più fiocchi di neve. Per il momento, non ha concesso il bis. Staremo a vedere. Dietro le finestre delle nostre case. Torino 27 dicembre 2014, cielo di Torino da un cortile, foto, Borrelli RomanoAd attenderla sono in molti, venuti anche da lontano. Pronti, in gruppo a documentarla e portarla appresso come souvenir. Torino 27 dicembre 2014, foto di gruppo in via Roma, foto, Romano BorrelliPer le strade intanto, pronti spalaneve e spargi sale. La notte è lunga, Jvan ormai è alle…porte. Un giro di carte, un giro di orologio, una fetta di panettone, un bicchiere, due chiacchiere sulla potenziale “acconciatura” e sapremo…Basta saper aspettare….Torino 27 dicembre 2014, foto, Romano Borrelli

Verso l’incontro. Dei 2 mari. Santa Maria di Leuca

20140807_100503Proviamo a muoverci nell’interno. Prima da Torre Lapillo verso Porto Cesareo (Lecce), dove il giovedi si svolge il mercato. Il bus è azzurro.20140807_101303 Copio gli orari dei passaggi tra Porto Cesareo e Torre Lapillo e li riverso sul blog,   potrebbero essere utili nell’eventualità che qualcuno decidesse di passare qualche giorno di vacanza da queste parti. L’attesa poi, a Porto Cesareo, in attesa del bus, direzione Lecce. L’edicola -tabaccaio dove si possono comprare i biglietti è in via Cilea. Poco distante. Scopro anche che con una applicazione da scaricare sul cellulare è possibile munirsi da casa del biglietto. L’autista leggerà poi sul cellulare l’avvenuto pagamento del biglietto.  Potenza delle “App”. Una modalità che permette anche di risparmiare qualcosa. Partenza, in “Salento in bus“: Leverano, Copertino, poi Lecce.  Il bus, Chiffi, verdino, e’ arrivato ora.20140807_10204720140807_120135Quasi 40 minuti di tempo mi concedono la possibilità di una breve visita di Lecce, prima di rimettermi in cammino, anzi, di risalire sul bus, diretto  “verso l’incontro, con i due mari”. La Cattedrale, il Campanile, l’anfiteatro, Piazza Sant’Oronzo. I balconi dei palazzi leccesi, le corti. Lecce, Estate 2014. Foto, Romano Borrelli Lecce barocca trabocca di turisti.La cartina del Salento. Foto, Romano Borrelli Poi, di corsa verso il gazebo, luogo di informazioni e fermata per i bus che si manifesta con  puntualità. Salgo. I nomi dei paesi che si attraversano  hanno qualcosa di magico, evocano ricordi, profumi gradevoli. Di tanto in tanto si comprende che nei paesi è in atto qualche festa, una sagra. Il cielo  è nuvolo la temperatura non eccessivamente calda (almeno fino a questo momento).20140807_11283820140807_11322020140807_134336Siamo in pochi, sul bus. Un paio di studenti universitari (uno di Brindisi che durante l’anno accademico fa la spola tra la provincia leccese e Brindisi e una studentessa universitaria di Roma, di ritorno a casa) e un’altra coppia. Peccato non sia molto utilizzata questa forma di mobilità. Mi informo se è sempre così, la risposta è che “i tempi sono cambiati ed ora, in quasi tutte le famiglie ognuno ha la sua macchina”. Peccato. Non che abbiano la macchina, ma che non approfittino di questo servizio. Migliorare le indicazioni, le paline dei bus, luoghi di interscambio con le bici per un’attenta mobilità. Si riuscirebbe a gustare “lentamente” il tutto. Dopo un’oretta di viaggio, tempo ridotto rispetto al altra linea che  attraversa i paesi e ci impiega più tempo, sono quasi a destinazione. Gagliano è uno degli ultimi paesi. Un campeggio rinomato, la ferrovia, terminale, un ospedale trasformato a presidio (mi è stato detto),  qualche km e sono a destinazione.20140807_133123 Scendo dal bus, mentre questo continua a percorrere la sua corsa. Un attimo e mi trovo davanti ad un piazzale, grande. Con una chiesetta. Entro, un po’ per cercare un attimo di pace e fresco, un po’ per un attimo di raccoglimento. Santa Maria di Leuca. 7 agosto 2014. La Chiesa, interno. Foto, Romano BorrelliSanta Maria di Leuca. 7 agosto 2014. La Chiesa. Foto Romano BorrelliUna fontana. Acqua, tra le acque.Santa Maria di Leuca. 7 agosto 2014. La fontana. Foto, Romano Borrelli  Un’altura. In questo momento mi trovo su questa piazza, all’estrema punta della Puglia, dell’Italia. Il mare in basso.O forse, i mari. L’incontro e’ servito.  Una carezza del vento, del sole, del mare, di questa terra che ci apre al mondo. Un vero peccato accampare scuse su euro da centellinare e costi vari, pur di evitarne l’incontro. Non dare la giusta importanza ad una tale bellezza ad  un paesaggio così  ricco di storia e’ davvero un peccato.Santa Maria di Leuca.  7 agosto 2014. Foto, Romano BorrelliDella piazza e di questo lembo di terra. Il faroSanta Maria di Leuca. 7 agosto 2014. Foto, Romano Borrelli con la sua luce,  dall’alto dei suoi 48,60 metri, (e la sua collocazione a 102 metri sul livello del mare) anche in questo caso, prendendo a prestito pagine del libro Gilead, oserei affermare, Luce nella luceSanta Maria di Leuca, con quest’acqua e la sua colonna. Quella corinzia, del 1694, recentemente ristrutturata, posta sul piazzale, che segnala il ricordo di un passaggio.Santa Maria di Leuca, 7 agosto 2014. Il faro.Foto, Romano Borrelli. Passaggio, a quanto si afferma, di un santo, San Pietro, arrivato dalla Palestina diretto a Roma. Passaggi di uomini in cerca, alla ricerca.Mi piace molto l’ idea, leggenda,  che sia stato il primo approdo di Enea.  Era da tempo che immaginavo “questa discesa”, e “salita”, meta, simbolo. Un faro, che iilumina la luce che e’ in noi. Un cammino. Difficile dipanarne pensieri, emozioni. Semplicemente, luce. L’emozione e’ indescrivibile. Un vento ti avvolge, coinvolge, stravolge. Ma non e’ un cioccolatino da scartare, con una di quelle poesie che si attaccano sul diario e  convivono con noi un anno intero. E’ un Bacio Perugina antropologico che aderisce e si presenta congiuntamente al nome. Santa Maria Di Leuca, bellissima. E’ “tipa” ideale, non solo amore metafisico. Davvero, quassu’, “clima” da vertigini.  A sinistra di questa piazza, dalla parte opposta rispetto alla “vista” santa Maria di Leuca, i colori piu intensi, il  verde dei fichi d’indiaSanta Maria Di Leuca, 7 agosto 2014. Foto, Romano Borrelli, quello del mare, con  l’azzurro del suo cielo. Panorama da musica, fondamentale per ogno uomo, ideale per incontri come questo, anche se, a dire il vero, questo incontro e’ musica  che si autogenera. Friedrich Nietzche sosteneva che l’ esistenza umana senza musica sarebbe un errore, come vivere senza contemplare questo paradiso musicale. Musica di questo “tenore” e’ un linguaggio dell’ anima per giungere al cuore. Delle persone, del cielo, della terra, in ogni genere di cose. Santa Maria di Leuca:” E vide che fu buona cosa”, pare un pezzo di Genesi. Santa Maria di Leuca. 7 agosto 2014. Foto, Romano Borrelli (2) A gruppi ci scambiamo apparecchiature fotografiche e tablet, per immoralare il momento, per scrivere un pezzo. Di storia, personale. Sono convinto che se esiste un’altra vita, eterna, tutta questa bellezza ne fara’ parte.20140807_13530820140807_13531920140807_13425520140807_13414320140807_13403420140807_133437Il sole si affaccia continuamente e quando aderisce alla pelle, brucia, ma e’ un calore ed un bruciore gradevole, al tessuto, all’anima, spesso stracciate dopo averle offerte a chi avrebbe dovuto proteggerle da intemperie.  Questo contatto, a questo punto, è più che un cerotto. E’ una seconda pelle che aderisce.  Rinnova. Acqua e luce. Santa Maria di Leuca.  Il sole che ci avvolge ha l’effetto di bloccare la melatonina, l’ormone che induce il sonno. I raggi che si irradiano sul nostro corpo fanno aumentare il livello di serotonina, l’ormone della felicità, che quando è carente lo si associa ad uno stato depressivo. Il sole ci rende diversi, giocosi e gioiosi. Più estroversi. Spensierati.   Per mesi l’ho cercato, nascosto, ora tra una nuvola, ora dalla pioggia.  Cercando i suoi raggi per un nuovo corso. Migliore. Diverso. Eccolo. E “la pioggia è una cosa che succede nel passato“, disse Borges.  Una meta desiderata, da tempo. Vedere l’incontro, le orme, di altri che ci hanno preceduti. Una ricerca. interiore e di una terra,  comune e in comune a molti. E in tanti affondano le loro braccia e mani nell0 zaino per una pesca particolare, alla ricerca di un qualcosa su cui scrivere, blocchetti e  penne che ne tracciano  pensieri.  Gli strumenti moderni, sono insufficienti a qualcosa di più profondo. Sguardi persi, altrove, come pensieri. Oltre il mare, oltre la colonna. Occhi verso lo Jonio. O verso l’Adriatico. Occhi verso l’incontro, perenne. In questo caso due innamorati che si accolgono. Rifletto su alcuni ombrellini che servono da riparo per un paio di coppie. Ecco, quella sorta di cupola che unisce, per questi due mari, non ve ne è bisogno. Vanno a braccetto anche senza. Una quota aggiunta di romanticismo. Anzi, la cifra del romanticismo. Per due che si sono fortemente voluti non possono restare che braccia accoglienti. Trovo gentilezza in questo incontro, rispetto e disponibilita’.E’ l’ora del pranzo, ma davanti ad un incontro così desiderato, voluto, cercato, non esiste piatto di pasta che chiami.  Bus e macchine arrivano dandosi il cambio. Tutti a cercare qualcosa, in questo incontro, come fosse il racconto di una storia, di un destino, di un amore. La storia che passa e ripassa e viene ripassata, quassu’.  I colori indescrivibili, blu, azzurro, verde in ogni luogo dove lo sguardo si posa e riposa.  Passeggi, avanti, indietro e pensi come sarebbe bello fermare il tempo, abitare in questo faro, eleggere a domicilio questo luogo e il suo perimetro. Qui si fa la storia. Qui  si e’ scritta e si scrive la storia. 20140807_133658Dispiace prendere questa discesa, per andare verso “Le Terrazze”,  luogo di ripartenza. Qui sopra, ti senti padrone, di te stesso, una volta tanto. Ci si riprende da dove ci si era interrotti, dopo la trascuratezza che gli eventi portano ad avere verso se stessi, interrompendo ogni confronto con se stessi. E non sara’ il vento o  una bugia  a  spostarti di un centimetro.  Non saranno mai abbastanza forti, quelle onde, a tenerti in balia. Si riparte da qui, riprendendo i fili di una relazione trascurata, quella con se stessi.  Dal piazzale, un balcone dove poter ammirare l’incontro, e dove l’ho gustato il giusto abbastanza,  mi muovo, lentamente, scendendo gli scalini, dopo averli percorsi, faticosamente, prima giù, poi su, poi ancora giù,  con la gioia e l’entusiasmo di un bimbo. A volte sembra non giungere mai, su una vetta, un obiettivo,  faticosamente raggiunta, raggiunto, solo col tempo. Ora li ridiscendo, ad uno ad uno, direzione colonna. E’ semplicemente stupendo, tutto. Meraviglioso. Genera davvero dispiacere lasciare questo posto. Ma sono sicuro che sara’ solo un arrivederci. Restituiro’ gran parte di quanto ho respirato, in termini di emozioni. Tra poco il bus mi catapultera’ in altro posto, in altra piazza. Dopo aver percorso la scalinata, mi dirigo presso Le Terrazze. Domando e cortesemente qualcuno si offre di accompagnarmi. I titolari Sailorman, addetti alle visite guidate alle grotte, mi offrono un passaggio e indicandomi la biglietteria per una eventuale visita guidata alle grotte, in futuro. Ecco un tratto che accompagna la gente salentina, la gentilezza e l’ ospitalita’ che non viene mai meno. Tratto questo che si ripetera’ anche a destinazione, quando una famiglia gentilmente mi offre un passaggio per il ritorno. Davvero cordiali, e questo vuole essere un modo per dire grazie. Tra Santa Maria Di Leuca e Gallipoli, la strada e’ panoramica. Penso che nei primi km di questo tragitto esista il piu’ bel mare sulla faccia della terra. Va bene, per non offendere alcuni, uno dei piu’ bei mari. Un consiglio: cercate di venire. Col cuore. Come accennato, opto  per Gallipoli.20140807_14545020140807_15081720140807_14405820140807_14525920140807_145249Lngo il percorso si attraversano una infinità di campeggi. 20140807_150948Un gruppo, è piemontese. Si presenta. Di Novara, esattamente. Chi si siede affianco, mostra di gradire la musica del bus. Mi fa notare come “l’acchiappa e la trattiene”.  Nuove diavolerie che catturano, “Baby I dont’t  know just i love you so”.  Molto. Mi illustra come poter fare.  Si muovono dal campeggio al mare con questo bus o con la navetta. Un po’ di traffico, ma, mi dice, ne vale la pena. E’ insieme ad un gruppo di amiche. Staranno qui, nei pressi della città bella, per una quindicina di giorni.  Non appena scendono, mi salutano: “ciao. A presto”.  Si, siamo ancora a scuola o università, molto più  probabile, anche sotto questa cupola di lamiera che si chiama bus. La fermata dei bus, a Gallipoli è una sorta di interscambio con altri bus, e’ appena fuori la cittadina. Un dieci minuti a piedi e si trova la stazione, la Sud Est, che come una vetrina di un negozio del centro ne approfitta per mettere in bella mostra il treno nuovo di zecca. Non ci crederete ma il mio intento era quello di montare su una littorina datata.20140807_171040 E andare dove il caso avrebbe voluto. In una sala d’attesa, alcune turisteGallipoli 7 agosto 2014, Stazione Sud-Est. In attesa del treno, sotto l'orologio. Foto, Romano Borrelli attendono il loro treno.Gallipoli, 7 agosto 2014. Stazione Sud-Est, il trenino. Foto, Romano Borrelli20140807_170957Il colore che ne indica l’arrivo o la partenza, “Gallipoli” e’ in verde. Gallipoli, 7 agosto 2014. Orologio della stazione Sud Est. Foto, Romano BorrelliCome accennato, una rapida occhiata all’interno, all’orologio, 20140807_171121“saggio” da quando si e’ cominciato a “saggiare” il gusto di andare su e giu con il treno. 20140807_171245E giusto per restare in tema, di saggiare, gusto e felicita’ per le papille gustative, a quattro passi da qui, cerco, appena dietro una scuola superiore, la pasticceria residenza del grande pasticciottino. (ArteBianca, pasticceria). Appena messo piede, la felicita’ e’ tutta davanti i miei occhi. Pasticciottini di ogni tipo: pistacchio, ricotta, mandorle, caffe’, nutella, classsico. Opto per il pasticciottino al  pistacchio e un caffe’. Gallipoli, 7 agosto 2014. Il pasticciottino ArteBianca pasticceria, Foto, Romano BorrelliForte, come la gente del Salento. 20140807_172101Basterebbe avere tempo e non avere viceversa problemi di linea. Poi, una visitina al teatro, e anche qui, davvero uno spettacolo. Per la visita ci tengo a ringraziare il signor Antonio, che mi haconcesso la possibilita’ di visitarlo e sentire direttamente dalla sua voce, con l’ausilio di alcune immagini, il racconto della nascita di questa bomboniera di Gallipoli. 20140807_173844Una emozione intensa. Teatro vuoto e la fantasia mi faceva percepire quel luogo, pieno, sentirne il fragore degli aaplausi, musica, teatro. 20140807_173409Un posto in prima fila, d’onore. Un teatro tutto per me. Gallipoli. 7 agosto 2014. Foto, Romano Borrelli20140807_173403Per alcuni minuti. Per un evento importante. Rincorso. Un applauso di mani, non battute. E doppiezze.  A volte, ne basterebbero solo due, di mani, che battono davvero, sinceramente.  Ad un incontro. Un appuntamento. Al ritrovarsi. Come i due mari. Che si attraggono. Non si chiede mica un teatro intero. Stupendo davvero questa bomboniera. Grazie sig. Antonio. Perquanto riguarda la stazione di Gallipoli i ringraziamenti vanno a coloro che nel pomeriggio prestavano servizio in stazione,  mostrandomi  vecchie relazioni ferroviarie e il famoso orologio, che viaggia ormai fisso sui muri della stazione  da cento anni e  mai un   ritardo. Anzi. Poi, la visita contempla il porto, alcune esibizione di tuffi, di alcuni ragazzi che davanti ad un mare da sogno non si annoiano mai.Gallipoli, 7 agosto 2014. Il tuffo. Foto, Romano Borrelli il castello, Gallipoli, 7 agosto 2014. Il castello. Foto, Romano Borrelli20140807_174348 con le sue “aperture per ferie”, Gallipoli, 7 agosto 2014. Foto, Romano Borrelli il centro storico20140807_174700i suoi locali,Gallipoli, 7 agosto 2014, Foto, Romano Borrelli passeggio molto altro, compresa una fontanaGallipoli, 7 agosto 2014, La Fontana. Foto, Romano Borrelli che è la fine del mondo, nel suo complesso e nei suoi dettagliGallipoli, 7 agosto 2014. La fontana, particolare.Foto, Romano Borrelli.  E’ la fontana greco-romana. Pare che prima di trovare qui, in questo luogo,  la sua dimora definitiva, ne abbia cambiate altre due. Qui dovrebbe trovarsi dal 1560. Una fontana composta da due facciate. A me è piaciuta molto la facciata con i decori, quella “Sud-Est”.. Dovrebbe avere un’altezza di circa 5 metri.. E’ composta da tre blocchi. I bassorilievi raffigurano le metamorfosi delle mitologiche Dirce, Salmace e Biblide20140807_18344320140807_17490320140807_174756Appena si scende dal bus,nel grande p4iazzale e attraversata la strada, un cartello elettronico ci conferisce il suo il benvenuto. Appena sotto, il trincerone della ferrovia. Il richiamo per quanti approfittano di un sonnellino durante il viaggio. Ma farlo, sarebbe davvero un attentato contro questa grande bellezza. Nel suo movimento cangiante, ma sempre fedele a se stesso, fa il paio con il datario e  la temperatura. 20140807_183436Una fedelta’ a se sresso che a sua volta trova l’ alter ego. Nei pressi, una ragazza in maglietta bianca esibisce il suo motto:”sono fedele solo a me stessa”.

A sera inoltrata, il rientro. Penso che posti così, meritino davvero. Penso sia utile, raggiungere questa meta perché nella mobilità verso l’ignoto, ripensando ad Enea, si riesce  a  trovare molto, in se stessi. O ritrovarsi.

Una carezza in un incontro. Una tenerezza, un legame che aiuta. Senza un amorevole ritocco della carezza, l’ essere umano non termina la sua nascita. Ecco, Santa Maria di Leuca e poi Gallipoli, sono state una carezza sul, viso. Carezzare, carezzarsi. Caresser, se caresser. Lasciamoci carezzare, quando l’ incontro e’ di tale fattezza. Un incontro, un legame, un’ integrazione, l’ essere umano che termina la sua nascita.

Pedoni sul lato opposto

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Torino. Piazza San Carlo sotto la pioggia.

Il giorno dopo. The day afterTorino sotto la pioggia. Pioggia insistente, noiosa, fatidiosa. E le previsioni del tempo, non promettono nulla di buono.  Occhi al cielo. Ho provato a mettermi alla ricerca del blocchetto con gli appunti di storie, di lavoratori e non, scivolato via, ieri, tra la calca e il fuggi fuggi, ma nulla da fare. Evidentemente, certe storie, devono andare così. La via, Roma,  e la piazza, San Carlo, oggi,  almeno intorno alle undici, per l’esattezza, erano quasi vuote. Complice la pioggia. Ma non solo. Forse l’acqua ha  fatto si che pescassi nei ricordi delle superiori qualche nozione di fisica.  Ho ritrovato  infatti il principio dei vasi comunicanti e ho cercato di applicarlo alla situazione di quel momento, torinesi e turisti in coda, arrivando a comprendere il perché in quelle via e piazza regnasse la “solitudine”. Molti   infatti si erano trasferiti nella via laterale. Torinesi e turisti  in coda, in religioso silenzio, ombrello alla mano, in attesa di entrare al museo. Alcuni, simili ad operatori Doxa, riparatisi sotto qualche portone, osservavano, da buoni spettatori, il flusso, del principio: velocità, minuti trascorsi da un angolo all’altro dell’isolato prima di attraversare il varco e accedere così al museo.  Orologio alla mano, qualcuno cronometrava, non solo il movimento, tra un passo e l’altro, ma anche dopo quanto avveniva la “desistenza”. Posto “riempito” velocemente dai nuovi arrivati. Insomma, un via vai continuo. Una volta tanto, “code” e “rallentare” non sono due termini  in voga soltanto sulle autostrade italiane. Termini affiancati dai famosi bollini rossi o blu, vicino alla Salerno~Reggio Calabria o sulla A 4. Pare che i musei stiano andando alla grande. Anche a ritmo rallentato su una “corsia” non appropriata. E anche gli ombrelli venduti nei pressi, conoscono una gettonata richiesta. Ma in questo caso, per i pedoni collocati “non dalla parte opposta” un’eccezione, bisogna pur farla. Una volta tanto la meta non è mare o monti, ma la cultura. Per questo, si puo’ tollerare anche se i pedoni non  sono collocati “sul lato opposto”. Ovviamente, per la cultura, si puo’ derogare. Ps. Il blocchetto contenente  le storie raccolte ieri, purtroppo, non l’ho piu’ ritrovato, ma, questa coda e questi ombrelli sono un ottimo tema per raccontare storie. Storie di ombrelli dimenticati, lasciati, scambiati, a volte volutamente. E gli ombrelli, si, che ne conoscono di storie…

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Torino. Turisti e torinesi sotto la pioggia. In coda e in attesa di poter entrare al Museo Egizio.
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Torinesi e turisti in coda, sotto la pioggia per accedere al Museo Egizio. Via Maria Vittoria. “Pedoni sul lato opposto”.