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Rientro con vecchi problemi, a 81 euro e 50 centesimi

Lecce, 24 agosto2009, ore 11.28. Partenza. Rientro. Avrei voluto utilizzare il tempo previsto per effettuare questo lunghissimo viaggio, per scrivere di quanto e cosa successo in questi giorni d’agosto. Un mese che ha visto la riscoperta e la vittoria di valori antichi ma un po’ sbiaditi, ultimamente: la vittoria della classe operaia in conseguenza delle sue lotte, della sua resistenza. Al capitale. Alla chiusura della loro fabbrica. Una lotta condotta da un carro ponte. Vittoria. La fabbrica non chiude.
Avrei voluto parlare del viaggio effettuato da me in Germania, a Berlino, in un mese, questo d’agosto, identico a quello di un altro anno, particolare, politicamente, diverso, che vide la costruzione a Berlino di un muro. In un anno, questo, in cui si celebra il ventennale della caduta, di quel muro. Invece, mi ritrovo a raccontare di problemi antichi. Un treno, un vecchio Eurostar che ora si chiama Eurostarcity. Ma cosa avrà di eurostar se il locomotore è di quelli per gli intercity, se i vagoni sono un po’ da intercity e un po’…intercity simili (simili) a quelli dell’eurostar, e che, per il momento non vedo il vagone bar?

Che differenza? Bhe’, lo aveva già chiesto il consigliere regionale piemonntese di Rifondazione Comunista, Sergio Dalmasso, a settembre dello scorso anno, presentando una interrogazione regionale. Oggi, lo stesso treno, ha il formato di un “arlecchino”, nel senso che le ultime tre “carrozze” sono ulteriormente diverse rispetto a quelle dell’eurostarcity.

In questo momento, mentre scrivo vedo gente muoversi, da quei tre vagoni, alla ricerca di un posto migliore….forse mancherà l’aria condizionata? forse quei vagoni andranno bene per gli intercity? ma questo dovrebbe essere un eurostarcity, e doveva essere un eurostar, come accadeva fino ad un paio di anni fa. Eppure il costo del biglietto è identico. Non un vagone, bensì tre! differenti. E i treni che sono diretti a Milano, come saranno? Eurostar, o Eurostarcity con “vagoni diversi”? E siamo soltanto nei pressi di Bari. Il viaggio è ancora lungo. Mi scuso, ma nello scrivere si presentano difficoltà.

Lavoratori Antibioticos S.p.A.: Rifondazione Comunista è con voi

In seguito alla lettera sui 95 esuberi all’Antibioticos di Settimo Torinese pubblicata sul blog, ed ai continui contatti avuti con numerosi compagni preoccupati per la loro condizione lavorativa, il gruppo regionale di rifondazione comunista, come potete leggere nella sezione riservata ai commenti, esprime tutta la solidarietà, e a nome del consigliere Deambrogio,  promette un impegno anche in sede istituzionale mediante un’interrogazione in consiglio regionale.

Potete contattare il gruppo regionale di rifondazione comunista e chiedere di Alberto Deambrogio o Juri Bossuto. In ogni caso, provvederò.

Una nuova disoccupazione alle porte

A volte, alcune notizie ne sbiadiscono altre. Feste, festini, braccialetti a farfalla, escort, e via dicendo, allontanano l’attenzione su preoccupazioni ben piu’ grandi. Di questo parlavo con un mio collega rimasto “intrappolato” all’interno di un treno, causa guasto, sabato pomeriggio. “Guasto manda in tilt le Ferrovie. Ritardi di ore e treni cancellati. Isolate le linee verso Milano, Canavese e Aosta. Passeggeri inferociti”. Questo è capitato sabato pomeriggio. Persone di rientro dal lavoro, e che avrei dovuto vedere alla stazione di Torino Porta Susa, hanno comunicato il loro ritardo all’appuntamento, e di conseguenza, non soltanto la loro presenza al seggio, da predisporre, in vista del referendum e del ballottaggio. Il nostro appuntamento era finalizzato inoltre alle lettura e compilazione delle domande per inserimento nelle varie fasce, terza, seconda, al fine di ottenere un lavoro precario: quello di insegnante. Lavoro precario che si assottiglia sempre più. Proprio sabato, La Rebubblica titolava “Persi 200 mila posti, colpiti giovani e sud“, e, sempre su La Repubblica, un articolo di Tito Boeri citava “La decimazione dei precari“. Così La Stampa titolava a pagina 7 “La recessione lascia a casa quattrocentomila precari” e a pagina 6 “Per i giovani e Sud il lavoro non c’è più‘”. Sempre nella stessa pagina dello stesso quotidiano, in un’intervista a Luciano Gallino, “Ecco la conseguenza di 45 tipi diversi di contratti a termine”, ci chiarisce bene il senso della realtà: ” E’ accaduta la cosa piu’ semplice che potesse accadere: a perdere il lavoro sono stati anzitutto coloro che possono essere mandati via senza dover affrontare alcuna trattativa sindacale”. E, anche se nelle pagine dei quotidiani mancava un nuovo dato, penso che quella frase cogliesse il senso di una nuova disoccupazione alle porte. Italia Oggi di martedì 23 giugno 2009 evidenzia a pagina 11 lo spettro di una nuova disoccupazione: “A settembre 10 mila bidelli a spasso. Niente rinnovo del contratto, i posti non ci saranno piu‘”, articolo di Franco Bastianini e Alessadra Ricciardi. Leggendo l’articolo, si nota che “si tratta del decreto interministeriale di riduzione delle dotazioni degli Ata, il personale ausiliario, tecnico, amministrativo della scuola, attuativo della normativa finanziaria estiva: saranno circa 14.300 i posti che spariranno ogni anno per i prossimi tre anni. Un taglio che a settembre, alla luce anche dei pensionamenti, dovrebbe produrre la perdita del contratto a tempo determinato per circa diecimila bidelli e amministrativi”. Ecco perchè più volte affermavo: “Contratto”, “contratto“, e riaffermavo, a suo tempo, l’utilità degli scioperi contro i tagli. Così come sostenevo la necessità di affiancare i numerosi operai in sciopero, e con la pancia vuota, che magari, con qualche cartello o striscione possono aver offeso la sensibilità di qualcuno, che magari non marciava, perchè tanto aveva e avrà la pancia piena. Noi, intanto, sotto un cielo plumbeo, ferrovie permettendo, ci rivedremo, con le nostre domande già compilate, da consegnare in qualche scuola, e che alla luce dei tagli prospettati, forse, fra qualche lustro, riusciremo in qualche supplenza, temporaneamente. Forse! Presumibilmente senza farci problemi di coscienza; a noi, così, proprio non va, e speriamo sempre in un “altro mondo possibile”.

Dalla parte di Saragnese

prof. Luigi Saragnese
prof. Luigi Saragnese

Esprimo la massima  solidarietà nei confronti del prof. Luigi Saragnese, assessore, di Rifondazione Comunista, alle Risorse educative al Comune di Torino, oggetto di richieste di autoritiro della delega da parte del sindaco Sergio Chiamparino. Ho avuto modo di conoscerlo, di ascoltarlo durante le riunioni di partito o di avere la sua presenza fra il pubblico alla discussione della mia tesi di laurea, e so di certo che ha operato sempre per il bene della nostra città. Il suo stile lo ha connotato,  sempre,  come un politico “dalla parte delle fasce sociali più deboli”.  Persona colta e sensibile.  Sono allibito di come spesso le persone subiscono un trattamento che non meritano. Persone che si vorrebbe mettere nell’angolo, perché a molti fa comodo che i rapporti non siano duraturi. Persone, anche comuni cittadini, che “si preferirebbe non vedere”, magari come qualcuno ha ventilato, trasmesso nei tg, costituire vagoni della metropolitana riservati ai cittadini italiani, milanesi “doc”, e altri, al resto del mondo. Persone che non si vorrebbe vedere, e per questo, qualcuno propone anche di concedere loro “solo un’ora per l’elemosina”. Tutto ruota, persone comprese, come fossero monete: oggi qua, domani chissà.

Forza Luigi, respingiamo uniti al mittente!!!

Invito festa di inaugurazione della campagna elettorale di Torino di Rifondazione comunista

Riceviamo e Pubblichiamo:

INVITO PER LA FESTA DI INAUGURAZIONE DELLA CAMPAGNA ELETTORALE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

Lunedì 11 Maggio 2009 Ore 20
ALL’ANATRA ZOPPA
circolo Arci in via Curmayeur, 5 a Torino

Locandina di Invito alla Festa
Locandina di Invito alla Festa


“L’avvenire della democrazia ha come caposaldo gli ideali della Resistenza”

resistenzaLa riflessione odierna, in differita, perché sintetizza la meravigliosa giornata di ieri, (il corteo del primo maggio), non la “titolo” il mondo che vorrei, ma prendendo in prestito “lo striscione” dell’A.N.P.I. , Associazione Nazionale dei Partigiani d’Italia (Comitato Provinciale di Torino), la dedico “all’avvenire della democrazia che ha come caposaldo gli ideali della Resistenza”. A loro, ai partigiani, dobbiamo tutto. A loro sono stati tributati i migliori e i più lunghi applausi. A loro, anche il mio.

Il loro gruppo è stato il primo che ho incontrato in via Po. Loro, le loro storie, la loro appartenenza, il loro lascito. L”emozione che ha mi ha suscitato, nel vederli dietro lo striscione, ha rotto l’ansia che mi ha accompagnato lungo il percorso che da casa mi portava in Piazza. “Clop, clop, clop”: Palazzeschi? No: era il mio incedere veloce verso la Piazza, come capita tutti gli anni, il primo maggio, a partire dal lontano 1994, (quando a Torino si organizzò la manifestazione nazionale). Che sole quell’anno. Che sole quest’anno. Chi governava nel 1994, governa anche oggi. Tristezza. Allora era stata sconfitta “la gioiosa macchina da guerra”: disintegrata. Aveva preso piede la “destrutturazione sociale e politica” nel nostro Paese; una destrutturazione per la verità già avviata nel decennio precedente. Oggi, forse anche per colpa del “voto utile”; e non solo.

Dopo il primo striscione ecco il secondo: “Associazione Nazionale Partigiani d’Italia” di San Mauro, Castiglione, Gassino Torinese. E poi ancora un altro: “A.N.P.I. “di Settimo Torinese. Poi la Filarmonica di Torino, il Sindacato Pensionati Italiani, di Ciriè e Valli di Lanzo; quello Fillea di Torino; “Sanità Privata” Funzione Pubblica Cgil; il “SILP”, Sindacato italiano lavoratori di polizia di Torino; la Cgil, Cisl, Uil Scuola; “l’Associaione Giuristi Democratici”; “Lavoratori Fiom-Cgil Ind. Pininfarina Torino”; quello della Thyssenkrupp listato a lutto; Fiat Cgil Mirafiori; quello dell’Iveco SPA Stura”; Cgil Fiom Iveco Area Tecnica; quello della New Holland, consiglio di fabbrica, Fim, Fiom, Uilm; poi Michelin Stura Torino; il coordinamento immigrati Cgil torino; e poi tanti, tantissimi cartelli: “Contro il razzismo diritti uguali per tutti”; “La pelle ha tanti colori. Le lacrime uno solo.”; “Fermate il genocidio in Sri Lanka”; “Contro i padroni, contro i baroni”; “O la borsa o il lavoro”. E tanti, tantissimi altri ancora che sicuramente non ho menzionato. La partecipazione è stata enorme. Proprio tanta bella gente. Bello ed utile il lavoro svolto dalla Commissione Lavoro di Rifondazione Comunista di Torino: un grazie a Carmelo Inì, Giorgio Pellegrinelli e gii amici di Chivasso, che insieme al primo maggio festeggiavano anche il loro amore. Un grazie anche al segretario Paolo Ferrero.

L’arrivo in Piazza Vittorio mi pone una riflessione: “C’era una volta la sinistra italiana”. Appongo un interrogativo: “?” ripenso al titolo di una bella rivista, “Internazionale” che ho sfogliato poco tempo prima. Un dubbio, una perplessità che si manifesta solo nel momento in cui vedo “tre pezzi” che erano “uno”: Vendola con la sua nuova formazione; Franco Turigliatto, con Sinistra Critica, Ferrando, con il Partito dei Lavoratori. I tre, con Paolo Ferrero, in momenti diversi si salutano, si parlano, e inevitabilmente, il mio personale ascensore della memoria mi porta alle prime riunioni di circolo. Quanta gente, quanti ricordi. Saluto “vecchi compagni” di viaggio, e mi inserisco dove ritengo di appartenere, e rimanere: lo striscione della Federazione di Rifondazione Comunista fa da argine e dietro esso tantissima gente. L’interrogativo precedente è evaporato. Non ho sentito applausi, come negli altri anni invece si sentivano. E questo, sì, dovrebbe far riflettere. Chiudeva il corteo un nutrito e compatto gruppo di Lotta Comunista. Solite domande durante il tragitto, prima di sfociare in Piazza San Carlo verso le 12 circa. Anche per quest’anno il sole ci ha garantito una giornata davvero stupenda. Inizio a canticchiare anche io il “mondo che vorrei”, quello con una redistribuzione delle risorse più giusta, un mondo senza precariato, senza infortuni sul lavoro, senza cassaintegrati, mobilità, senza disoccupati non per scelta, e tutte le stranezze con cui “i mandanti” di questa crisi, che dura da ormai tantissimi anni, ci hanno apparecchiato la tavola del futuro, anche se noi, “la vostra crisi non la paghiamo“. Un mondo che vorrei: senza più accordi al ribasso, dove un altro mondo è possibile, dove chi corre troppo senta dentro la necessità di fermarsi e aspettare chi è rimasto indietro. Un mondo che potrebbe essere anche Airasca, e la SKF dove a vincere “nella competizione sindacale” è la mitezza, l’impegno, la solidarietà di una persona e di una organizzazione, certo le migliori, a mio modo di vedere: Barbara e la Fiom.

IRIDE ENIA “Servizi per azioni”

Riceviamo e Pubblichiamo:

Torino 24 aprile 2009

IRIDE ENIA “Servizi per azioni”

Il Gruppo di Rifondazione Comunista in Consiglio comunale a Torino ha votato contro la liberazione per l’aula della delibera di fusione Iride Enia, la cui trattazione è prevista nel Consiglio di lunedì 27 aprile.

Il lungo elenco di attività previste dall’articolo 4 del nuovo Statuto ci consegnerebbe una realtà in cui i Consigli comunali non sarebbero più chiamati a decidere sui servizi pubblici erogati, scelte che verrebbero operate da una società quotata in Borsa il cui scopo prioritario è quello di distribuire utili e dividendi ai propri azionisti.

Oltre agli aspetti tecnico-finanziari di non facile comprensione per i non addetti ai lavori, stupisce la sottovalutazione delle implicazioni dirette per i servizi pubblici locali che questa votazione avrà, a cominciare dalla possibilità per la new.co di occuparsi dell’imbottigliamento e vendita al dettaglio o all’ingrosso di acqua potabile sia direttamente che indirettamente.

È l’inizio della fine per i servizi pubblici locali e un’ulteriore mina all’autorità e all’autonomia delle assemblee elettive; stupisce la retorica di quanti, ancora oggi nel mezzo di una crisi che riscrive le leggi dell’economia, continuano a lodare termini quali la concorrenza, la competizione e il mercato.

Confermata anche dalle risposte dei vertici Iride la possibilità di entrare nella gestione o progettazione di impianti nucleari, scenario tutt’altro che lontano, anche grazie alle scelte dissennate del Governo.
Avvertiamo un senso di responsabilità nei confronti dei cittadini torinesi e siamo da sempre impegnati nella battaglia per i beni comuni e a tutela dei servizi pubblici locali. Anche per questo condurremo nelle sedi istituzionali e pubbliche la battaglia per la loro difesa, senza ambiguità alcuna.

Renato Patrito
Segretario Provinciale Rifondazione Comunista

Luca Cassano
Capo Gruppo PRC Comune di Torino

Provincia di Torino. CONCORSI PUBBLICI: REGOLE UGUALI PER TUTTI

tommaso-deliaPochi mesi fa la Provincia di Torino ha stabilito “nuove regole” per lo svolgimento dei concorsi.

Come conseguenza di queste “nuove regole”, allorché si terranno i 22 concorsi indetti il 3 aprile 2009 per l’assunzione di 80 lavoratrici e lavoratori, un certo numero di dipendenti assunti a tempo determinato con contratto di tipo privatistico e fiduciario (c.d. Bassanini) non verrà sottoposto alla preselezione.

Tale preselezione è prevista invece da quelle medesime “nuove regole” per tutti gli altri candidati, siano essi disoccupati, lavoratori precari o dipendenti di ruolo che intendono partecipare ai concorsi per il livello superiore. Ma le regole non dovrebbero essere uguali per tutti? Se la risposta è ovvia, la conseguenza è che l’Amministrazione provinciale, violando i principi di imparzialità, trasparenza ed efficienza, mette in atto una grave discriminazione a danno di precari e disoccupati perché crea una ingiustificata condizione di privilegio a favore di pochi altri.

Tale condizione è inaccettabile.

Chiediamo pertanto che le modalità con cui sono stati banditi i concorsi dalla Provincia di Torino siano modificate affinché le regole siano uguali per tutti.

D’Elia Tommaso

Capogruppo PRC al Consiglio provinciale

Calcio, in campo scende l’odio razzista

Calcio, in campo scende l’odio razzista

Il pareggio dell’Inter contro la Juventus a Torino spegne ogni residua illusione bianconera di riaggancio e, di conseguenza, ribadisce l’inattaccabilità del primato nerazzurro. Ma, ciò constatato, non è su questo che segue dibattito sui demeriti degli uni e sui meriti degli altri e così via. Lo strascico più vistoso di un confronto che per tradizione non si esaurisce col fischio di chiusura si chiama Mario Balotelli.

Mario Balotelli
Mario Balotelli

Non ha ancora 19 anni, ma già numeri da fuoriclasse che gli valgono il soprannome di SuperMario. Ha la pelle nera e la cittadinanza italiana, come il nome, perché qui è nato (a Palermo, figlio di emigranti ghanesi) e cresciuto (adottato a tre anni da una famiglia di Brescia). Altri segni particolari sono un caratterino esuberante e l’incedere un po’ bullesco, cosa che raramente lo rende simpatico a chi ci gioca contro. Cosicché gli avversari più navigati sono soliti provocarlo, stimolandolo a dar fuori di testa e farsi espellere, più che tentando di intimorirlo, impresa considerata impossibile. E fin qui ci può anche stare. In fondo il calcio, si sa, non è sport da boy scout. Non ci sta, però, che dagli spalti si levino cori razzisti. A SuperMario non è la prima volta che capita di subire quegli insopportabili «buuuh», perché questa insana abitudine (che definire «idiozia» è riduttivo e insanamente quasi assolutorio) è assai diffusa negli stadi italiani ma non solo. Però sabato sera, a Torino, quel tipo di gazzarra si è manifestata in modo più eclatante di altre volte e, come un mefitico contagio, dalla curva degli ultrà ha preso a rimbalzare tra diversi settori dello stadio, con ululati intercalati da slogan che non vale la pena divulgare, perché vista l’aria che tira (non solo negli stadi, va sottolineato), anziché come cattivi esempi molti potrebbero prenderli come spunti da sviluppare. Balotelli, secondo propria indole, non si è fatto intimorire e quando gli è capitata la palla buona l’ha messa dentro senza esitare, dando il vantaggio all’Inter. Dicono gli avversari che facesse il cattivello a gioco fermo, quando l’arbitro era rivolto altrove. Mourinho, dal canto suo, dice di averlo sostituito a un certo punto perché gli juventini in campo continuavano a provocarlo. Il che, mixato coi cori dagli spalti rischiava di produrre un cocktail nervoso esplosivo per il suo baby-fenomeno, fino a lì capace di far perdere il controllo al bianconero Thiago, espulso per doppio fallo di quelli detti «di frustrazione» (il secondo dei quali su di lui), ma di mantenere il proprio. Massimo Moratti, che tra tutti i presidenti è il più papà, non c’era, ma ha visto la partita e sentito la colonna sonora. Poi ha ascoltato «certi commenti televisivi», come li ha definiti lui senza fare i nomi degli interpreti, e infine è sbottato. «Se fossi stato allo stadio – ha detto – sarei sceso in campo e avrei ritirato la squadra». Peccato che non ci sia stato. Un gesto del genere avrebbe creato certo uno choc, ma anche assunto una valenza esemplare e dato una scossa a quella sorta di torpore preoccupante che Moratti riconduce ai termini più appropriati: «assuefazione al razzismo». Giustamente il patron interista non sorvola su un «caso» che molti archivierebbero volentieri sotto la voce «sfottò», magari un po’ eccessivo, pure antipatico ma sostanzialmente innocuo. Sull’argomento, Platini, presidente dell’Uefa, è tutt’altro che morbido e da tempo invoca misure più severe per punire le escandescenze razziste negli stadi, dando licenza all’arbitro di interrompere le partite ogni qualvolta si manifestino. Potere ancora negato in Italia a chi deve salvaguardare la regolarità del gioco. Il quale può solo prendere nota e compilare referti, in seguito ai quali si penalizzano le società con multe ridicole. Chi non è incline a sminuire il problema (non solo estetico) posto dagli imitatori del verso della scimmia ogni qualvolta un ragazzo di colore ha il pallone tra i piedi, invoca anche multe ben più salate delle attuali, squalifiche dello stadio in cui le gazzarre vanno in scena, penalizzazioni di punti e quant’altro possa contribuire a mettere la sordina ai cori osceni e a stimolare le società a spargere semi di civiltà sulle loro tifoserie. Il giudice sportivo ha anticipato di 24 ore il proprio lavoro, condannando la Juventus a giocare la prossima partita casalinga a porte chiuse «per la gravità del fatto e per la pervicace reiterazione di tali deplorevoli comportamenti, che nulla hanno a che vedere con la passione sportiva». Sottolineando l’aggravante “dell’assenza di qualsiasi manifestazione dissociativa da parte di altri sostenitori ovvero di interventi dissociativi da parte della società”. Tra gli slogan dedicati a SuperMario ce n’è uno che magari è meno virulento degli altri ma più di tutti mortifica il civile buon senso. Rimpalla da un po’ anche tra siti Internet e recita così: «Non ci sono negri italiani». A chi ci si identifica basterebbe far vedere e rivedere a sfinimento, come in un «trattamento» alla “Arancia meccanica”, la foto della nazionale francese campione del mondo del ’98, in cui più della metà erano ragazzi di colore. Balotelli non è il primo “italiano” a vestire l’azzurro (Under 21 nel suo caso), prima c’erano già stati Ferrari e Liverani. Di lui però si parla molto di un approdo alla nazionale maggiore, in vista del Mondiale in Sudafrica dell’anno prossimo. Alla luce del suo caratterino, che anche Mourinho fa fatica a incanalare in traiettorie proficue per lui e per la squadra intera, Lippi, già alle prese con la spina-Cassano, non si pronuncia ancora ma lo osserva di sottecchi. Diventasse un emblema di una lotta davvero seria al razzismo negli stadi, avrebbe una ragione in più per smussare qualche spigolo caratteriale e gli azzurri si ritroverebbero in organico una potenziale star del prossimo Mondiale. Un Eusebio, o anche «solo» un Drogba italiano, finalmente.

20 aprile 2008

Roberto Duiz

Fonte: Il Manifesto online