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Torino, città impoverita

Torino è la mia città, ma oggi non la si riconosce più. La povertà è scesa su essa in ampi strati della popolazione. La crisi del sistema capitalistico quì è arrivata sin da settembre 2008, rapidamente, inesorabilmente ed indipendentemente dalle capacità professionali dei lavoratori. Sono tante altre le città italiane a risentire della crisi finanziaria. Sono scelte, quelle delle chiusure delle fabbriche o della messa in cassa integrazione di tanti lavoratori, che partono da lontano, dalle multinazionali, ma che piombano vicino e nelle vite delle persone, le attraversano, e le dilaniano finanche insidiando il senso dell’onestà in alcuni. Quest’ultima cosa non deve mai accadere: vi è la lotta che deve ripartire contro questo mostro invisibile del mercato globalizzato. Oggi è evidente a molti: “A genova nel 2001, quando un ragazzo perdeva la vita, aveva ragione chi protestava contro quell’indirizzo che poche persone stavano dando al mondo“. Spegnamo le TV, accendiamo la coscienza sociale, ridiamo la fiducia a chi pur avendo commesso errori: sta dalla parte dei lavoratori. Il governo diffonde attraverso i media dati ottimistici sui consumi, ma si dovrebbe rispondere all’unisono con uno slogan: “Le chiacchiere stanno a zero: Noi la vostra crisi non la paghiamo“.

L’associazionismo, un raggio di sole in giornate nebbiose

Una sera mentre percorrevo la strada, in treno per recarmi a Bra, ripensavo agli studi effettuati su questa meravigliosa cittadina, il suo territorio, la sua economia, la sua popolazione, tra l’800 ed il ‘900. Un aspetto particolare mi aveva particolarmente colpito: il dinamismo di una gran fetta dei suoi abitanti, così pronti, veloci, in ogni momento, e in particolare nei periodi di crisi, a costituire associazioni.

Leggendo un bellissimo manuale sull’associazionismo operaio in Italia (L’associazionismo operaio in Italia, 1870-1900), ho potuto constatare quante e quali erano le associazioni presenti  in Bra. Durante la presentazione della rivista “Bra, o della felicità”(forse non ho mai accennato, ma il titolo è tratto da un’opera di Gina Lagorio), il 22 dicembre , e in particolare  durante la presentazione di alcuni argomenti relativi all’ultimo numero, della rivista stessa, ripensavo a come momenti forti di solidarietà, di coscienza sociale possano essere d’aiuto a molte persone che in tempi di crisi economica, un po’ come quella che sta attraversando le vite di ciascuno di noi. L’associazionismo (ho notato qualche cosa di analogo alla condizione operaia di Terni, della solidarietà esistente non solo in quella fabbrica, ovvero quella descritta nel libro “Acciai speciali”, di Alessandro Portelli, ma anche nel contesto urbano, cittadino) mi ha portato a riflettere su alcuni dati dell’Istat presentati sui giornali nei giorni scorsi: “Istat, allarme povertà”, (la Stampa del 23 dicembre), “Allarme Istat: un milione di famiglie non ha i soldi per il cibo”, (La repubblica del 23 dicembre), “Un Natale da poveri” (il Manifesto). Potrei continuare nella rassegna stampa di qualche giorno fa, ma il dato che più mi fa riflettere è che potremmo pensare ad una città della grandezza di Torino, un milione di abitanti priva dei soldi per comprare il cibo. E il dato si aggiunge ad un altro, quello che il 15% della popolazione italiana arriva con difficoltà alla fine del mese, cioè quindici famiglie su cento faticano a giungere alla fine del mese. Qualche mese fa si parlava di crisi della terza settimana, ovviamente per i percettori di reddito fisso, mentre per altri si parlava di utili da ripartire, e tuttora per molti gli utili continuano ad essere buoni, tanto che alcuni bilanci si chiudono in attivo, è solo che per molti i bilanci famigliari si chiudono nuovamente in rosso. La questione importante è che i dati tengono conto anche di famiglie medie, ma quanti e quante sono le famiglie che non vengono “inchiestate” per così dire su quanti capi di abbigliamento, un maglione ad esempio, hanno in casa?  Infatti, altro dato che mi ha fatto impressione è che il 16, 8% non ha avuto i soldi necessari per i vestiti necessari, o che il 10,4% non ha avuto i soldi necessari per le spese mediche. Nel 2006 erano quattro le famiglie su cento che non riuscivano a sfamarsi; nel 2007 sono diventate  cinque, quindi un milione  di famiglie, e come dicevo prima, una città come Torino. I dati presentano una media come reddito disponibile pari a 28.552 euro al netto del prelievo tributario, ma peccato che nel conteggio ci siano i sig Rossi con un signore ricchissimo. Non oso pensare ai dati dell’anno prossimo. Un altro dato che rumoreggia è che in media per i regali di Natale si siano spesi circa 200 euro. Incredibile: personalmente ho visto delle vie della mia città piene di gente, ma  con le mani in tasca, e non a reggere alcun sacchetto. Anche in alcuni supermercati, un paio di giorni prima della vigilia di Natale ho visto poca gente a ridosso delle casse. Pare che l’unico settore che non abbia conosciuto crisi sia stato Slow Food, forse dovuto anche al fatto che i prodotti non sono molti, e la gente comunque si sta orientando su questo settore come idea di regalo natalizio. In ogni caso pare che si sia registrato un meno 25% sugli acquisti per gli addobbi della casa, un meno 23 % per i vestiti e le scarpe, ed un meno 10% per i profumi ed i mobili, oltre un meno 5% dell’elettronica e della casa. Un altro dato importante è che sì, è certamente difficile ipotizzare l’andamento economico futuro, ma molti hanno difficoltà a leggere anche il presente, con una voce fuori dal coro inaspettata, e che certo fa piacere, il vescovo di Milano, ha deciso di istituire un fondo per i cittadini in difficoltà, un fondo proveniente dall’8 per mille, gestito dalle Acli e dalla Caritas. Certo non si pensa di risolvere il problema, ma il modello pare verrà adottato anche dal vescovo di Torino. E altri? Si sta parlando tanto di “settimana corta”, ma forse, come afferma Loris Campetti, potrebbe esserci anche un “salario corto”; spalmare infatti la minor produzione su molti riducendo il salario, non mi pare una buona soluzione.  Se già lo stipendio medio di un operaio di terzo livello, si aggira sui mille euro, quando lavora, e non è in cig, con la settimana corta, come potrà essere? E poi, i precari? quelli che dal primo gennaio lasceranno il posto di lavoro che nel pubblico impiego potrebbero essere in molti? L’associazionismo dicevo, forse potrebbe essere un rimedio, ma prima dobbiamo eliminare molto egoismo. Alcuni giorni fa, leggevo da qualche parte che quest’anno chi consuma circa 2000 litri di carburante avrà un risparmio di 800 euro circa; chi ha un mutuo, sugli interessi, circa 4500 euro; poi luce e gas faranno altri 50 euro. Ma, mi domando, risparmio rispetto a cosa? Quale è il parametro di riferimento? Ai prezzi che avrebbero dovuto essere e sono alle stelle o a quelli che avrebbero realmente dovuto essere? E poi, onestamente, quanti euro si sono persi i lavoratori dipendenti considerando l’inflazione programmata rispetto a quella reale nel momento del rinnovo contrattuale? Un’ultima cosa, mi domando perchè devono esserci delle differenze sui rinnovi contrattuali tra impiegati pubblici, con 60 euro in più, ad altri dipendenti 600 euro in più a patto di avere due ore lavorative in più, o al altri ancora, una cifra totalmente differente? No Dramma, ci viene consigliato d’oltreoceano, pero’ a me pare che a “pagare” siano sempre gli stessi. Eppure, una notizia , anzi due belle c’erano state: un regalo di una panda da Pechino a Taiwan, ed il Manifesto che riuscirà a mangiare il panettone, grazie a tantissimi giornali venduti a 50 euro e a molti lettori che davvero conoscono il senso della solidarietà e dell’associazionismo Forse si è data troppa importanza al fisico di alcuni premier o presidenti, asciutti, magri, grassi, quello con addominali, fisico statuario, che “fa pensare ad una politica di forze”, notizie viste “dal buco della serratura, capaci solo di rafforzare, in molti che l’apparire forse è meglio che l’essere, ecco perchè la concretezza di Bra scoperta nella sua storia mi ha insegnato davvero tanto. Forse, ci vorrebbe una presentazione della rivista per ciascun mese dell’anno, tanta fiducia, tanta storia riscoperta e da attualizzare, e, perchè no, uno sguardo a quella “Zizzola”, capace di far innamorare e battere il cuore…. almeno una volta al mese.

la-zizzola1

Evento a Sorpresa e Manifesto Day

Oggi alle ore 12,30 presso l’Istituto Storico della Resistenza di Torino  c’è stata una festa a sorpresa per  la presentazione di un libro di una partigiana Marisa Sacco, attiva nell’Istituto, dal Titolo “La pelliccia di agnello bianco“, con  sottotitolo, la “Gioventù d’azione nella Resistenza” Edizioni Seb 27. La copertina del libro ha come sfondo una foto delle Langhe. La diretta interessata poco o nulla  sapeva di questa festa.

Ho partecipato all’evento sorpresa assieme cinquantina di persone.

Più in là spero di trovar modo di approfondire la conoscenza del libro e di condividere con Voi le mie impressioni.

Stamattina puntualmente, in edicola, ho acquistato una copia del Manifesto aderendo a Il Manifesto Day. Di seguito una fotografia realizzata con mezzi artigianali: io assieme all’edicolante.

Romano assieme all'edicolante

L’impegno!

Come promesso, ieri sera, in continuità con l’impegno preso, quello cioè di non lasciar cadere nel vuoto quanto successo a Torino un anno fa, nella tragedia della Tyssen, (e non solo, cercando di ricordare  tutte le vittime sul lavoro e ribadendo che la sicurezza non è un optional) ho riletto alcune pagine del libro “Acciai speciali” di Alessandro Portelli; l’elemento più significativo è stato un pensiero, un’analisi riportata a pagina 22, tratta da un articolo di Mario Pirani che su Repubblica scriveva: “Dopo anni di stoltezza sul prevalere del terziario e sul tramonto dell’era metalmeccanica ci troviamo con alcuni dati strabilianti“: l’elevato surplus generato dalle esportazioni dei prodotti manifatturieri, la posizione di testa dell’Italia nella classifica europea per valore aggiunto manifatturiero. E invita a riflettere su “cosa ha comportato negare la centralità del lavoro operaio per sostituirla col precariato dei servizi come archetipo attuale di riferimento” (da rubrica “Linea di confine in la Repubblica del 7 luglio 2008).

La classe operaia, l’operaio in genere, non è considerato come “fine della storia“; esiste ancora, forse una classe frammentata, per tipologie di contratti, forse non li si trova più in grandi capannoni come Mirafiori, ma stabilimenti più piccoli, da mille o duemila dipendenti, ma esiste, con la dignità che le è propria. Forse alcuni si adeguano al consumismo, forse seguono il mito della moda, del vestito o delle scarpe firmate, mia io li vedo pieni di contenuti. Quando ero piccolo ero fiero dei miei genitori operai, e nei miei discorsi, limitati dall’età, partecipavo a “quella, questa lotta di classe”, dove il salario rispetto allo sforzo fisico non era sufficiente per assicurare per sè ed i propri famigliari il giusto per poter vivere.

Precari e supplenti sulla cresta dell’onda

Precari e supplenti sulla cresta dell’onda
tre giorni di dibattiti e festa: un punto d’incontro trasversale
per i precari e supplenti della scuola
12,13,14 DICEMBRE 2008
…troverete info e un caffè caldo…
tendone piazza Vittorio – Torino

PROGRAMMA

    Venerdì 12 Dicembre

14.30: Conferenza stampa
15.30: Non pagheremo noi la vostra crisi ma ve la risolviamo.
Dibattito con le realtà operaie e precarie toccate dalla crisi.
Thyssen, Bertone, Fiat Mirafiori.

21.00: Daniele Contardo in School Days. Lezione-giullarata con organetto

    Sabato 13 Dicembre

11.00: Le rivendicazioni di noi precari e un confronto con le
Rappresentanze sindacali: Cobas, Cub e Flc-Cgil

16.00: Le lotte dei precari di altre realtà italiane: Liguria, Milano.
A che punto è l’onda?
Incontro cittadino con i protagonisti dell’onda:
• assemblea universitaria NO GELMINI
• assemblea del Politecnico NO TREMONTI
• precari della scuola
• precari della ricerca,
• Scuole elementari, medie e superiori, genitori

21:00: Il grande freddo, Catalano & soci – cabaret

• Domenica 14 Dicembre

10.00: Assemblea sulla legge Aprea e sulla Riforma:
Cosa sta succedendo? Il punto della situazione spiegato per ogni ordine e grado.
Intervento sulle Materne, Elementari, Medie Inferiori, Superiori, Aprea
11.30: Coordinamento genitori e la campagna iscrizioni nelle elementari e medie
Converso, Spertino
15:00: A scuola di legalità con l’avvocato Claudio Novaro: il processo al G8 di
Genova
COOSUP – Coordinamento Provinciale scuole superiori di Torino
17:00: ASSEMBLEA CITTADINA DEGLI STUDENTI MEDI
Concerto a seguire

Documento Invito Precari e Supplenti Scuola

Martedì 9 dicembre 2008: ancora sulla TyssenC

Martedì sera, alle 17 30, presso il Circolo dei lettori di Torino, in Via Bogino, ho assistito, insieme ad una ventina di persone, alla proiezione del film, La fabbrica dei tedeschi, di Mimmo Calopresti.
Al termine della proiezione, qualche parola di Mimmo Calopresti, il modo di condurre le interviste e la sua storia personale su situazioni simili a quella descritta nel film, riferita ad anni passati.
Il mio intervento è stato mirato a mettere in evidenza la lontananza di gran parte della città: 4000 persone? Mi sembrava un numero esagerato. Ma, la mia analisi metteva in luce come la globalizzazione abbia portato nella testa di molti ad accettare qualsiasi modo di lavorare: per la paura di perdere il posto di lavoro, forse. Non è che accettiamo passivamente questo stato di cose? Non è che per caso siamo diventati tutti un po’ troppo “concertativi”? La classe operaia, a mio modo di vedere, e perchè lo dicono i numeri, esiste, e in gran numero, soltanto che è molto più frammentata, sia sui luoghi di lavoro, con le varie tipologie contrattuali, sia all’interno delle fabbriche, che sono state suddivise; non esistono più le fabbriche di una volta, con venti o trentamila operai, ma tantissime, che racchiudono in esse mille operai quando va bene. Io ho trovato una certa passività, poca voglia a spendersi, a “spersonalizzarsi”, ad entrare nelle situazioni altrui, cercando se non di viverle, di provare a immaginarle. Io vorrei, se difficile e lungo il cammino per una coscienza politica, provare ad avere consapevolezza per una coscienza sociale.
Costruttivo mi è sembrato l’intervento di un partecipante che ha dato la chiave di lettura proprio sulla differenza tra coscienza sociale e coscienza politica e la capacità di individuare i “mandanti”di questa crisi, mandanti che hanno nomi e cognomi.