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Buon Natale

Natale 2018. Basilica stracolma. Presepe a sinistra, in quel che è  l’altare di San Giuseppe, nuova ubicazione rispetto al tradizionale posto; a destra, quello di don bosco, padre e maestro dei giovani. Il coro posto sopra la navata sinistra della Basilica di Maria Ausiliatrice attacca “Tu scendi dalle stelle, o Re del cielo…” e nel medesimo istante, da uno dei TANTISSIMI banchi di legno, lucidi, profumati di un simil Sidol, (panche ove stazioni,  in religioso silenzio, partecipando ad una “delle  sante messe del Santo Natale ) “parte il nastro dei ricordi, di uno dei tanti Natale della mia infanzia, relegato in un angolo della memoria, depositati per chissà  quanti anni nella memoria locale e lungo le strade di Roma, tra la stazione di Trastevere e la Magliana, dopo una lunghissima  notte insonne, in piedi, ovviamente, “incapsulati” in uno dei treni notturni, “espressi” verso la dorsale tirrenica; correva l’anno…al mattino, viso stropicciato, occhi semi chiusi, stanchezza nelle gambe, ci attendeva  una lunga corsa in bus, di quelli rossi, “biglietto a bordo”, una corsa 100 lire, una salita mitigata dalla mano “possente” di mio padre che conteneva la mia e le parole di quella canzone che lentamente mi faceva ripetere, insistendo nel ripetere, parola dopo parola,   e in affanno,  per insegnarmela, tutta.  Pare leggere un fumetto di Topolino,”puff-puff-pant-pan”,salita.  Canto, ricordo, past-present: “Tu scendi dalle stelle…”per lunghi istanti ho avuto la sensazione di averlo vicino, come guida di quel ieri e di oggi , pronto nello stendere e stirare i suoi, di ricordi, depositati in quella Roma che forse non era piu la sua, di pasoliniana memoria: dito che fende l’aria, come a disegnare e stendere una mappa geografica: “Li il ministero dell’istruzione, dall’altra parte Porta Portese, il Ferrobedo’ (?, ma,ricordo bene?), ecc.ecc. Come che sia, la messa chiude e apre memoria, ed estende i miei migliori auguri di buon Natale a tutti voi.

Dal libro ai libri

Questa contrapposizione Torino-Milano sul salone del libro e sul leggere pero’…che noia:  “chi ruba cosa”…. leggere… ma quanti leggono cosa e chi? E a chi? Davvero bisognerebbe cominciare a spiegare il tutto dall’abc? Quotidiano,  settimanale,  mensile,  rivista in tutte le declinazioni. Davvero poi all’esame di maturita’ i maturandi finiscono di fare “cilecca” sull’articolo di giornale? “Leggete,  leggete”,  diceva la prof. ssa Morganti delle medie. E ancora.  “Partite dal biglietto del tram,  poi da Topolino e poi… “L’Agnese va a morire”. E poi, se vi piace,  continuate con  “Lessico famigliare” e “Se questo è  un uomo”. E poi fini’ davvero, che da  quella frase buttata li  dalla prof. ssa Morganti sulla storia del biglietto del tram da leggere porto’ molti ragazzi a fare incetta  di biglietti Atm: giornalieri,  settimanali,  mensili. E fu l’inizio. Della lettura. Poi fu la biblioteca e librerie. La Morganti fumava e penso pure i suoi libri,  dato l’odore che emanavano.  Aveva una borsa di tela,  e ogni settimana ne estraeva uno e lo prestava a chi lo desiderava. Piu’ tardi arrivai alle superiori. La prof. ssa di lettere,  qui,  non fumava. Aveva capelli neri,  fin sulle spalle,  una frangetta,  occhiali neri e un piccolissimo neo a lato della bocca. Leggeva un capitolo dei Promessi Sposi  ogni settimana. Era “la Melloni” e oltre ad essere impallinata sulle descrizioni dei personaggi dei Promessi Sposi ci assegno’ in seguito  un compito a noi e uno ai nostri genitori. Ai secondi,  comprare un libro. A noi,  leggerlo durante le vacanze di Natale. Con scheda e successiva interrogazione.   “Leggete la Storia,  di Elsa Morante”. Ah che bella quella lettura. Col tempo,  una,  due,  tre,  cinque volte. Poi in quinta,  una quantità incredibile   di giornali. Rinunciavo  alla colazione,  talvolta al pranzo,  pur di averli sotto il banco e a casa. “Repubblica”,  “La Stampa”,  “Corriere della Sera”. Guai a stropicciarli. E quindi,  guai se lo adocchiava quella di diritto. Me lo avrebbe chiesto o approfittando magari di un cambio d’ora o intervallo avrebbe (come faceva) allungato la manina per sfogliarli. Lo,  li,  avrei rivisto/i dopo ore  e tutto stropicciato. Poi,  dopo la maturita’  venne “il tempo delle mele” e delle parole e della “brezza marina”, dell’amore e del gioco a nascondino. Nelle librerie,  io e lei. Cioe’ noi. Partire,  entrare,  in libreria,  “contare”,  uno,  due,  tre… dieci e giocare a perdersi per poi ritrovarsi,  con un libro tra le mani. Nascondino tra i libri. Il gioco consisteva nel cercare una pagina qualsiasi di un libro altrettanto qualsiasi pensando all’altra. Per poi leggercela. In faccia. Alla faccia di chi… “parlava” male.

La sedia della maturità. Ora, una buona sedia a tutt*

La sedia della...maturità. Torino. Foto, Romano BorrelliLa sedia della maturità. Si è conclusa oggi la “seduta” di una classe impegnata nella maturità.  E con essa, il lavoro della commissione. Nel migliore dei modi. Con un ritorno al “fanciullino”, quando i nostri libri non erano quelli pesantissimi riposti nello zaino, in questi cinque anni, per farci compagnia per cinque ore al giorno, (senza contare quella in casa), ma erano, libri,  in quel periodo spensierato, i  fumetti di topolino. Ultime tesine adagiate sui banchi della scuola. Tesine che sanno di rivincita sul tempo mai sufficiente adiscettare su argomenti che piacciono, pensati e fantasticati. Una delle ultime riguarda Topolino. E la tesina della candidata, veramente ben fatta,  verteva proprio sul personaggio cosi adorato non sol o dai piu’ piccoli, ma anchedagli adulti, quando la testa soffocata dai pensieri e dagli impegni trova una utilissima valvola di sfogo sfogliando le pagine coloratissime di quel fumetto. Tesina che parlava di suoni, il sonoro, inseriti dalla maturanda in quel filmato, per arrivare a spiegare anche storicamente, gli anni ruggenti negli Stati Uniti. Una lunga chiacchierata sul biennio rosso, l’avvento del fascismo, il ’43 e il ’45…e tanto romanticismo e sentimento. Di tutta questa maturità quel che restera’ nella storia saranno la tensione, le  lacrime, la gioia. Di una madre che accompagnava la figlia all’esame. E quella scena, non era un fumetto. Ma storia di vita reale. Tensione sciolta in un abbraccio mamma-figlia senza fine. Una scena regina della maturita’ e forse e’ giusto chiudere il racconto con quella luce. Raccontarne ancora sarebbe dichiarare scacco al re e sbiadire una bella prova di maturita’. Un ricordo, il rimando ad una campanella, il Presidente che “in nome del popolo italiano proclama dottore in…” e vedere un’altra madre impietrita, immobilizzata, felice per un ciclo che sembrava chiuso, per un progetto faticoso e per quella parolina che si affianchera’ per sempre al nome di battesimo. Una aggiunta  che nulla toglie e nulla aggiunge, a dire il vero, ma cosi importante per una mamma. Una giornata di luglio di anni fa, un viaggio alle spalle. Una madre, quella di oggi, che richiama alla memoria un’altra madre:la mia. Rovistare nella soffitta e lasciare che si aprano quei bauli che contengono ricordi. Pagine di vita e di storia. Non tutti i bauli lasciati in soffitta sia o pronti a riaprirli o lasciarceli rovistare per vedere cosa abbiamo depositato, volontariamente o meno,  ma quello, resta un bel ricordo  che si lascia rovistare, pettinare, coccolare. Non tutte le esperienze le sigilliamo. Aproposito, il sigillo, come conclusione della seduta. Vedere poi la luce della candela e il sigillo al pacco in tutti quei verbali è stato come vedere luce nella luce.  “Non  era un film, o una vita da film, ma  in realtà esiste un film dentro ogni storia”. In ogni persona che si incontra per caso. Come quel ragazzo che appena uscito dall’ aula si slaccia la cravatta e posa la giacca sulle spalle, insieme ai cinque anni. Come quella ragazza dalla frangetta nera, capelli lunghi e una speranza nel cuore. Un cento in tasca e un’ immatricolazione a medicina, per far felici i genitori quando suonera’ la campanella e la voce di un Presidente la proclamera’ dottoressa. Un sogno. Non il suo, forse. Ora, domani, una buona sedia a tutte, tutti. Una festa o piu’ feste per una cifra. Poi, il giusto e meritato riposo del maturo 2013-2014.

Paperino e Paperoga in una Cuneo triste: Dalmasso non ci stà

Il consigliere regionale di Rifondazione Comunista Sergio Dalmasso non ci sta a consegnare ai lettori di Topolino una Cuneo collocata ai primi posti della classifica delle città tristi: come redatta dai fantasiosi autori del fumetto. Infatti, in un numero del settimanale Topolino dello scorso anno, è stata pubblicata una storia che vedeva quali protagonisti i noti personaggi Disney: Paperino e Paperoga, impegnati nella partecipazione ad un festival cinematografico dedicato ad opere tristi.

Sergio Dalmasso
Sergio Dalmasso
Nel sopra citato fumetto si indicava nelle opere cinematografiche, frutto della fantasia dei “simpatici autori di Topolino”, “Vacanze a Cuneo” e “Vacanze a Cuneo 2” i films collocati nei primi posti della triste classifica.
Presenta, quindi, una interrogazione al Consiglio Regionale Del Piemonte chiedendo: azioni contro gli autori del “messaggio trasmesso”: “meste vacanze = Cuneo”.
Pare che, il tracciato del grande Totò, con i suoi: “tre anni di militare a Cuneo,” continui.

Interrogazione Consiglio Regionale Dalmasso