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Orologio e primavera

Bentornata primavera. Almeno sulla carta, che in verita’, addosso, adesso,   tutti noi abbiamo ancora “cuciti” residui e strascichi di inverno travestito da Burian. La voglia di sole e di profumo di erba, che poi se non è appena tagliata, va bene ugualmente, e’ indicibile. Quei profumi, dolci, di latte e miele, capelli mielati sulle spalle, puliti, ondeggianti, al vento; camicette colorate e jeans ripresi dall’ultimo cassetto,  e scarpe da ginnastica, colorate e basse, riposte nello sgabuzzino che era ottobre,  invadono cosi ogni posto dela città, vie, piazze, corso e ricorso storici, tanto che viene da chiedere ad ogni piè sospinto,  a capelli “camomilla”, scusa ma…”di che mese sai”? Si, “sai”, perché profumi cosi tanta primavera.Uscire di casa più leggeri, in tutti i sensi, senza più quel torpore, è una sensazione lungamente cullata. Dovremmo esserci ed esserci nel tempo: il tempo di un cambio, alle lancette, e la sensazione sarà proprio quella di essere entrati in una nuova prospettiva. Almeno, speriamo. A proposito di lancette, cambio ora all’orologio e  ‘l’orologio”, libro:  penso che questo di Carlo Levi, che descrive molto bene la febbrile attività e non solo politica di un’ Italia appena uscita dalla guerra sia un libro davvero bello, scritto benissimo. Sembra di vederli, politici di gran spessore darsi da fare per il bene comune. Di un’Italia da ricostruire. Altri tempi, altra epoca. A proposito, sempre di ora e cambio ora, da solare a legale. Esco di casa, un pensiero a mio padre, appena festeggiato, come tutti, il 19 di marzo. Un tempo era lui che si occupava di tutti gli orologi presenti e sparsi in giro  per la casa: quarzo, a pila, a corda, con la gallina che “becca” e mangia in continuazione, con le due campanella sopra la “testa” della sveglia stessa, retaggi di turni e di fabbrica e di catene e di montaggio. Un personaggio, mio padre, insieme a mia madre veramente, alla Arpino. Naturalmente, tutte le settimane era “primo turno”: una settimana ciascuno e  “A ciascuno il suo”e  quella successiva era per l’altra. Tutto sommato, erano bei tempi…anche col primo turno sempre in casa e la sveglia, né legale, né solare ma sempre cosi puntuale alle  sue 4.20.

Torino-Chivasso-Aosta: altra vergogna

“Ridateci Porta Susa”. Torino Porta Susa, sotterranea, binario 4. Così si poteva leggere su di un foglio  lungo le pareti della nuova stazione torinese, fiore all’occhiello per molti. Per altri, no.: per tutti i pendolari che fanno fatica a raggiungere le scale e quindi l’uscita. Avete mai visto quando arrivano due treni cosa succede lungo le rampe? Ma chi ha progettato una cosa del genere? per tutti coloro che arrivano e per quelli che partono. In ritardo. Come oggi, come ieri, come da troppo tempo. Ancora una volta sono stato raggiunto al telefono da  conoscenti che mi  forniscono indicazioni utili per descrivere quanto e quali disagi devono subire, in ordine di tempo, e di denaro: lavoratori,  studenti. Ore 11.38. Il treno per Chivasso-Ivrea-Aosta è presente, sul binario. Ma, partirà, in ritardo. Come altri treni. Arriverà, a destinazione in ritardo. Circa 45 minuti a Chivasso. Ritardo che si traduce in un’ennesima decurtazione economica. Per altri, in richiami. “Il nuovo orario taglia troppi treni”, segnalava La Stampa. Quasi un presagio di quanto sarebbe successo più tardi. Tagli, tagli, tagli. Tagli nella scuola pubblica: personale, fondi, corsi. L’istruzione che viene catapultata “nel mercato”: master, scuole di specializzazione. “Ridateci la vecchia scuola pubblica”. “Ridateci la vecchia Università senza crediti”. Questo vorrei scrivere, su cartelli da apporre presso le scuole, presso le Università. Ridateci il sapere.  Ma vi ricordate quante poche persone potevano permettersi la scuola? E chi la forniva? E come è diventata pubblica? Non certo per paternalismo. Ridateci l’acqua! Ridateci il lavoro, quello vero, a tempo indeterminato. Ridateci le sicurezze. Ridateci i sogni che volete rubare. Ridateci il futuro. Ancora una volta. Ridateci!!! Ma non ci avrete! Avete pensato per troppo tempo, per troppi anni a far felice il capitale, a far compromessi, a sottoscrivere accordi, al ribasso, come alcuni sindacati. Basta. così non va. Ridateci, anche se non è sufficiente. Perché prima, molti dovrebbero SVEGLIARSI!!! Fra poco, anche andare a lavorare utilizzando un treno, sarà un lusso! SVEGLIA!