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Luce dal…piattino

Foto Borrelli Romano.TorinoDa Caronte a Circe. Afa, acqua, tregua…almeno fino a….lunedi in una buona fetta d‘Italia alle prese con le partenze. E qui? Qui, da noi, Torino, tra Valdocco e …La pioggia ha alzato il calore mentre lo scritto (del blog, di ieri, del piattino) ha sollevato curiosità in molti che a loro volta vorrebbero alzare il “velo” e scoprire se i capelli della giovane sacrista torinese (nascosti da un velo grigio), sono a coda di cavallo, raccolti a chignon o raccolti a treccia o se nulla di tutto cio’ perché frutto solo di una fantasia. Molto probabile che sia così. Insomma, vorrebbero metterci il naso, nella storia, ficcanasi come sono. Come che sia ha acceso in piu’ di qualcuno una lampadina: quella della curiosita’ spicciola e della voglia mai soddisfatta di guardare dal buco della serratura. Curiosita’: accendere le lampadine a zona a seconda degli argomenti o della “funzione” non è un lavoro anche da sacrista? Ma allora e’ o non e’? Immaginiamo il momento esatto in cui dopo aver provato ad immaginare la “funzione” del piattino la giovane sacrista si dedichi ad altro, altra funzione  avvicinandosi sempre con le stesse movenze gentili al tabellone luci della chiesa: “clic” , un gesto e con  questo semplice e umile clic dia forma, da questa “macchina della luce” ad altra luce. Le luci della Chiesa trasformate  in un enorme riflettore da stadio al pari di un microfono generatore di voce per gli ultimi e dal fondo (ovviamente non poteva che essere cosi) dove e’ presente una sola persona comincia a parlare inanellando parole in una sorta di comizio: “Imperiali Gasparri”. Questa e’ una storia di sfruttamento, di emarginazione e di lotta per ottenere un mondo diverso….dove un mondo diverso e’ possibile”. …La funzione ha inizio…..Si parla di una citta’, Torino, ovviamente,  di una via, Varano, di manutenzione, di lavoro, lavori, lavoratori….

Luce, che trasforma tutto.

Ps.Non posso sapere come sono raccolti i capelli sotto il velo così come non posso dire se sia fantasia o realta’

Storie nel…”piattino”

E alla fine venne la pioggia. A Torino. Annunciata. Sperata. Dopo il caldo killer ecco affacciarsi in locandina “temporali tropicali” in un luglio di fuoco ma con “la tregua alle porte“. Pare il titolo di un film, andato, “Il nemico alle porte”. Ma non lo è, in questo luglio senza mezze misure. In lontananza il cielo torinese è grigio (sembra altro film, il cielo sopra Berlino) e il vento alza polvere mentre le nubi non annunciano nulla di buono. Una, due, dieci gocce insistono e dopo tanto insistere daranno forma a pozzanghere di varia entità. Corso Principe Oddone e corso Regina Margherita divengono nel giro di un battito di ciglia “corsie olimpiche“: gente al ritorno dall’ufficio, mamme con “pupi” al seguito, giovani in libera uscita e saggi che contemplano le trasformazioni della città su questa “spina” dorsale. Corrono, giustamente, tutt*. Ripiego velocemente verso la Sida alla ricerca di un tetto, di un riparo. Sarà un temporale breve, penso, passeggero, estivo, come certi fuochi d’amore. Ordino un’acqua e menta, come una “saggia” anziana torinese, abitué del posto. La polvere osservata fuori dalle vetrine “alza” all’interno della sala polverosi ricordi letterari e frammenti di storie e di vite personali”. Poi chino il capo sul moleskine e roteo la penna che si  pronuncia in stanghette e svolazzi vari fino a comporre frasi. Quasi due secoli fa, da queste parti, a Valdocco, qualcuno era alla ricerca di una tettoia divenuto il primo cortile poi dieci poi cento cortili…La Sida mi offre riparo, una penna e un blocco. “Se il maltempo si protrae bhe’, nell’attesa, qualcosa scriverò…” così ho pensato Torino 24 7 2015.foto e scritto Borrelli Romano.Intanto osservo fuori dalle vetrine mentre “va ora in onda una maratona continua”. Tutt* infatti corrono sotto la pioggia, ormai fradici e zuppi. Senza misure. Mentre scrivo penso alla Chiesa di ieri, luogo di rifugio e di frescura che aiuta altri a ripiegare oggi, cosi immagino, probabilmente ad verso altro “riparo” così come un 31 agosto di un po’ di anni faTorino 24 7 2015 foto Borrelli Romano Da qualche parte (in quella Chiesa) la giovane suorina- sacrista avrà lucidato a dovere il piattino argentato pronto a contenere e raccogliere “corpo glorioso“. Un gesto che si trasforma simbolicamente nel suo “raccoglimento” di vita nel suo incontrare: il piattino non ha anche la funzione di raccogliere quanto di più sacro possa esistere nella storia di una persona? Mi piace pensare quelle movenze gentili della suorina in questione rotesa verso l’accoglienza del prossimo, al servizio di persone che si raccontano si raccolgono e si accolgono e mettono tutte se stesse in quel…piattino. Un gesto reciproco, come bozzoli che si aprono dispiegandone le ali della libertà. A turno, in coda, Senza “perderne” una…briciola di quel pane che si chiama vita, degli altri. E allora mettersi in coda e immaginarie una sorta di Esodo non potrà che essere un piacere.

Poi, dal mio punto di vista, osservare una “coda”, (di cavallo!) è sempre un “Belvedere” (ah! la mia Belvedere a Porto Cesareo!) oltre che…un piacere per un’estate da…”ponytails“….Ci raccontiamo su qualcosa?

Tra caldo e calore a Torino

Il caldo e l’afa, a TorinoTorino dai Cappuccini, 19 luglio 2015. Foto, Borrelli Romano, proprio non vogliono mollare la presa e ce li sentiamo addosso. Sulla pelle. Gli eritemi da sudore non si fanno mancare. E si “gratta”. Mica ci facevamo mancare anche questo no? Vorrei continuare a svelare i sogni, miei (un paio) e dei ragazz* annotati in giro nella scuola,foto  Borrelli Romano ma i fogli di questi racconti preferisco srotolato per i giorni che verranno e così preferisco staccare e rimandarne il racconto e la sua traiettoria a  data da destinarsi. Parto dal p.m. (pomeriggio). Sul tram, capita di origliare storie, cosi come al mercato, al tempo in cui tutto si smobilita e tutti smobilitano. Cartoline da Torino. È il cuore del pomeriggio e in queste scatole di ferro grigie e blu che si chiamano tram si contavviene al “divieto di parlare al conducente” e “obliterare entro la prima fermata dopo quella iniziale del percorso”: le macchine obliteratrici, almeno di questo tram, non funzionano. Il via vai  interno , direzione conducente, è continuo e i discorsi identici: trovare cioè un’annata simile a questa cosi “condizionata” dal caldo. “Quando il peso delle parole”…”Era da 150 anni”, ” no, era dal 2003″ risponde pronto un altro, “ricordo le vacanze a Roseto degli Abruzzi, l’anno della finale di Champions, Juve-Milan, vista in piazza Castello, e sai, c’era ancora  lei con le scarpe regalate da lui, che erano nuove simili ad un tappeto da salotto”….”già hai ragione quell’anno che poi lei lasciò lui…””no”, interviene un altro sullo stesso sfondo calcistico,  “è dal 1994, quando si disputava Argentina Grecia ai tempi del Mondiale USA. Ricordo che c’era una pizzata di piazza in piazza Statuto, all’aperto…noi, cioè gli artefici del racconto, davanti ad uno….”screen wall”. Questo è il tema dominante. Potrei continuare ma  ad “Università'” devo scendere. Una voce metallica femminile dice: “Università” cosi metallica come ho sentito in altri luoghi e piazze, lontane da qui. Devo  ritirare dei libri. La copisteria mi rimanda ai ricordi della tesi, l’ultima, ovviamente, con la prima pagina, la sua scrittura dedicata… Entro, pago ritiro. Mi dirigo verso Piazza Castello: fontane sold out.Torino 23 7 2015 foto Borrelli Romano Il caldo è davvero infernale. Decido di rientrare. La gola è secca. Vorrei un’acqua e menta. Pochi passi e sono alla Sida. Entro.” Acqua e menta, per favore”. Mentre la sorseggio lentamente, in vetrina, in attesa di qualcuno, è in bella mostra una tortaTorta Sida. foto Borrelli Romano simile alla mia, quella della tesi, di due settimane fa. Saprei a chi regalarla per festeggiare e sfogliare ancora la tesi e brindarci su, su quello e questo di  record. Di laurea e di calore. Fa caldo. Nei pressi,  una Chiesa. Si sa che oltre ad essere luoghi sacri sono anche luoghi freschi. È quasi buio. Entro, mi siedo. C’è una funzione ma non sono qui per pregare: sono soltanto un accumulatore di fresco. Dalla sacrestia entra ed esce una sacrista: una giovane suorina espleta quelle funzioni che un tempo…accende delle luci ed ha un microfono in mano. È gentile nelle sue movenze. Io intanto vago nel tempo e nella storia “mangiando” del tempo, incurante che allo stesso tempo, una flotta di zanzare ha trovato il loro pasto tra i miei piedi. Esco. Oramai è tardi. Il loro dovere lo hanno fatto. E si gratta. Mica poteva mancare questo.