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In Italia c’è chi pensava di “Magnare” e chi non lo ha mai pensato perché tanto, a pensarlo non gli avrebbe certo cambiato la vita

In Italia c’è chi pensava di “Magnare” e chi non lo ha mai pensato perché tanto, a pensarlo non gli avrebbe certo cambiato la vita; infatti, continua e continuerà a non mangiare, ieri, come oggi, come domani. Ieri quasi tutti i giornali riportavano la relazione del Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi; una relazione dalla quale si evince “una crisi economica grave che non solo potrebbe portare un italiano su dieci a perdere il lavoro, ma anche un calo del Pil del -5%”. Certo non c’era bisogno di una relazione per conoscere la situazione attuale. Quanti hanno già perso il lavoro e non sanno davvero cosa “mangeranno” questa sera? Ecco perché ancora una volta si sente urgente e necessario prendere coscienza e “alzare su la testa”. La Repubblica, in prima pagina titolava “Draghi: crisi grave. Un italiano su dieci rischia il lavoro”. La parte rilevante è situata nelle pagine successive: “Lavoro, un esercito senza paracadute. 1,6 milioni a zero euro se licenziati“, di Luisa Grion a pagina 9. Un numero certo elevato di persone che se dovessero perdere il posto di lavoro si troverebbero senza sostegno al reddito. Niente cassa integrazione, niente disoccupazione. Un numero certamente elevato. Inoltre gli strumenti che “paracadutano” in qualche modo il lavoratore sono differenziati per settore, contratto, azienda. Una non comunità prima, in azienda, dove proliferano tipologie differenziate di lavoro, una non comunità dopo: “non comunità” che genera “guerre tra poveri”. Sta qui la vera causa che aveva prodotto disaffezione verso la sinistra, a mio modo di vedere. E, a qualcuno fa piacere che le cose stiano così, tanto che se andiamo a vedere l’incidenza delle quote destinate dall’Italia al rischio disoccupazione si vede che esse sono pari allo 0,5% del pil contro una media europea del 1,6%. Insomma, dalla lettura si capisce che esistono licenziabili di serie A e licenziabili di serie B. Sempre la Repubblica asserisce che tra i primi, 12 milioni e 557 mila  (l’85% sul totale) ci sono lavoratori a tempo indeterminato, il 72% di quelli a tempo determinato, una larga fetta di interinali e di apprendisti. Non ci sono collaboratori a progetto e altri autonomi parasubordinati. All’interno della cifra “1 milione e 638 mila”, contenente “lavoratori più sciagurati” di altri, ovvero, lavoratori senza alcuna tutela ci sono oltre ai co.co.pro e parasubordinati e c’è quasi il 30% dei contratti a tempo determinato e il 34% degli interinali”. Inoltre le “forchette” in termini monetari per chi è “meno sciagurato” di altri ed “è baciato dalla fortuna” (già, la chiamano fortuna), e potrebbe godere della cassa integrazione o dell’indennità di disoccupazione le cifre potrebbero raggiungere l’80% ed il 60% rispettivamente dell’ultimo stipendio. Ovviamente, anche per i fortunati è stato posto un tetto, perché si sa, a tutto bisogna mettere un limite. I limiti sono: 886 euro se la busta paga percepita era non superiore ai 1.917 euro, e di 1.065 euro se l’ultima busta paga non era superiore a quella cifra. Riassumendo i soggetti “senza nessuna copertura” sono: tra i lavoratori a tempo indeterminato, 468 mila pari a 4,1%; tra i lavoratori a tempo determinato 547 mila pari al 27,8%; tra gli interinali contratto di somministrazione 39 mila pari a 33,6%; tra gli apprendisti, 35 mila pari a 13,5%; tra i collaboratori a progetto e autonomi parasubordinati 542 mila pari al 100%. Il totale è pari a un milione 631 mila, pari a 11,5% del totale. (Fonte tratta dal box di repubblica, il dossier di sabato 30 maggio).

Anche La Stampa, in prima pagina titolava: “Draghi: subito le riforme. Interventi strutturali o non ci sarà ripresa”. Richiamo alle banche. La relazione del Goveratore di Bankitalia: “I disoccupati arriveranno al 10%, serve piu’ tutela. E il Pil cadrà del 5%”. 19 pagine di considerazioni. Ma l’interesse si pone a pagina 5, leggendo l’articolo di Paolo Baroni. “Senza rete 1,7 milioni di lavoratori”. Ancora, “Bankitalia: “Lo stock di cassintegrati e disoccupati potrebbe superare il 10% della nostra forza lavoro”. Ammortizzatori sociali inadeguati alle nuove realtà. Lampante all’interno dell’articolo il passo: “I primi a saltare saranno ovviamente i precari. Per oltre due milioni di lavoratori temporanei il contratto giunge a termine nel corso di quest’anno. Piu’ del 40% è nei servizi privati, quasi il 20% nel settore pubblico, il 38% è nel Mezzogiorno”. Insomma, per molti si avvicina il fine corsa. Per questo, “Su la testa”, e contrariamente a quanti ribadiscono che “più di così non si può ottenere”, noi diciamo che un altro mondo è possibile! Un mondo in cui ci riprenda la nostra dignità.

Un mondo di precari. Un mondo che non deve essere questo sintetizzato da una relazione che però è realtà, dove cassintegrati e disoccupati si avvicinano a sfondare il 10% della forza lavoro, dove un milione e settecentomila persone sono senza nessuna rete di protezione. Un insieme di persone che raggiunge l’11,6% della popolazione attiva, occupati per tre quarti nei servizi. Allora, su la testa. Sarebbe così utopia, alla luce di quanto successo, delle storture di questa economia auspicare una banca unica? Una banca che presti denaro alle fasce piu’ deboli, senza lavorare “coi soldi degli altri”? Basta con l’economia finanziaria che ha creato tanti guasti. Basta con tutti questi contratti che non creano “comunità”. E’ vero, forse per piu’ di un secolo, la classe più debole, quella operaia, ha percepito, perché lo viveva, un certo svantaggio sociale tale da indurla a “sentirsi comunità” e cercare nell’organizzazione politica una sorta di ribaltamento nei confronti del capitale. Oggi, forse, la paura, ingrediente fondamentale della destra, ha allontanato la classe operaia da concetti come solidarietà, internazionalismo. Ma nulla ci impedisce di riappriopriarci dei nostri valori e di continuare ad esistere. Infine, per rimanere al tema, Liberazione di ieri, in prima pagina titolava, “Paese reale”. “Draghi riporta la discussione sulla terra. Cioè sulla crisi”. Il riferimento è al Pil, con il suo crollo, degli investimenti, crollati, e della disoccupazione, anch’essa in caduta libera. Insomma, chi ha sognato per un mese, ha potuto farlo a pancia piena, anche se il risveglio è stato amaro. Ma per coloro che quotidianamente affrontano l’amara realtà sognare è impossibile (“Susan Boyle eccezion fatta“), perché dormire lo è ancor più.

E tra di noi ci divideremo

lavoro, amore, libertà.

E insieme ci riprenderemo

la parola e la verità.

Guarda in viso, tienili a memoria

chi ci uccise, chi mentì.

Compagno, porta la tua storia

alla certezza che ci unì.

(Franco Fortini)

Un grazie per la candidatura offertami

voto-utile-a-sinistraVorrei ringraziare gli amici di Poirino: dal candidato sindaco Giuseppe Stuardi a William Bonapace, e gli amici di sempre, della Fiom, Caludio Palazzo e Michelina Cardamone, che mi hanno proposto, la candidatura nel Comune di Poirino in una lista civica. Sarebbe stato un riconoscimento per quanto da me svolto, e come rappresentante di Rifondazione.  Dopo aver accolto, in una prima fase, con entusiasmo e gioia la proposta (forse con entusiasmo eccessivo) ho “declinato” l’invito.  Fa sicuramente molto piacere quando qualcuno riconosce l’attività e l’operato di altri come “buona politica” al servizio del cittadino.

“In questi tempi decadenti non essere donne veline e ricevere candidature in liste elettorali vale doppio”.

Questo Blog è stato davvero grande, ma io, ne sono solo il tramite. I protagonisti sono altri “gli invisibili”. Non io, anche se il riconoscimento fa piacere a molti.  In ogni caso non mancherà  l’appoggio ai candidati. Con un tifo particolare per Palazzo Claudio e Michelina Cardamone.

Tramite questo blog, molto letto fra gli operai e non solo “gli invisibili”, lancio un appello: VOTATELI;  LO MERITANO.

Colgo l’occasione, inoltre, per ringraziare Juri Bossuto, consigliere regionale piemontese che apprezza quanto svolto, incoraggiandomi e lasciandomi libero nella scelta; così come il Segretario Regionale di Rifondazione Armando Petrini. Sicuramente la mia candidatura non avrebbe “fatto volare la borsa”: Poirino-Torino è un breve tragitto, nulla a confronto dei viaggi transoceanici, e visite tedesche.

Ho letto ed apprezzato il commento di Daniele: condivido. L’atteggiamento con cui ci dobbiamo porre davanti ad una notizia è di riflessione. A me piacerebbe conoscere, ad esempio, l’andamento dei titoli di aziende farmaceutiche, dopo “l’influenza suina” messicana. Può darsi che sia stata soltanto un’influenza passeggera. L’atteggiamento culturale con cui ci dobbiamo “riporre”  (mettere nuovamente) davanti a ciò che ci circonda è importantissimo.  Il cambiamento non può essere immediato, caro Daniele, ma convergo con te e sono fiducioso.  Purtroppo questo è un periodo economicamente poco favorevole, dove l’atteggiamento culturale stenterà ad essere modificato. Lo stesso Juncker afferma che in Europa è crisi sociale, a livello nazionale assistiamo “al lancio dei Presidi-spia” a livello circoscrizionale “insofferenza verso gli immigrati”, verso le moschee, verso il diverso. La paura “stringe come una cinghia”. Tutti. E lo straniero potrebbe essere anche il nostro vicino di casa: anche italiano. Tutto questo clima non fa che aumentare la competitività fra poveri e, ciò che mi spaventa è che ci sarà sempre più “concorrenza”, non aziendale, ma fra individui.

E così, mentre qualcuno brinda, e brindando viaggia, altri rimangono “fuori dai cancelli”: senza biglietto per una partita, che non dura 90 minuti. Una partita che dura da tantissimo. Senza intervallo che tenga.  Pare che la grande impresa,  la “semifinale dei campionati mondiali di Calcio”, Germania Italia, 2 a 0, giocata nel 2009, abbia contribuito a spegnere i  riflettori di “altri campetti”, come quello di None, di San Mauro, o quello nei pressi di “piazzale autostrade Torino”. E dopo questa “partita”, rilassiamoci, magari, con una cioccolata, al posto di un liquore. La cioccolata, almeno per ora, prende il largo, magari senza confezioni vistose. Ma va.  E noi?  Il giorno del corteo del primo maggio, qualcuno affermava: “Siamo una luce spenta”. Per ora. Ah, fossimo stati in una posizione differente. Fosse capitata questa crisi “quando eravamo in sella” …. ma la storia, non si fa con i se …..

SU LA TESTA, comunque!!!

Un’ultima notizia, penso che interessi a chi frequenta il mondo della scuola (e forse, “fuori dai cancelli” ci sarò anche io): “I docenti precari che rinunceranno a una proposta di assunzione a tempo determinato da parte di un ufficio scolastico provinciale saranno esclusi per un anno dalla possibilità di ottenere contratti nella stessa provincia. Ma potranno accettare altre supplenze in una delle altre tre province. E’ questo uno dei chiarimenti più importanti che il ministero dell’istruzione è in procinto di emanare per agevolare i docenti precari nella scelta delle tre province aggiuntive”. Tratto da Italia Oggi, martedì 5 maggio 2009, pagina 13 di Carlo Forte.