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“I miei martedi col professore” (M.Albom)

Due mesi dagli inizi delle lezioni e dal primo suono della campanella a.s. 2019/2020.  Tutti insieme, con e senza zaini, come immagini di Topolino: Puff puff, pant pant e “Pfi”, Uda, debiti, crediti..Dum dem dum….Non so esattamente cosa stessi facendo trenta anni fa tra un passaggio di tv e l’altro, a vedere ragazzi della nostra eta a cavallo, su di un muro, ad abbattere confini, ma sicuramente nel frattempo ero impegnato in qualche “mastrino” da poter chiudere per il giorno dopo, come una chiusura di partita doppia e dare e avere  e mai pensando di ritrovare alcune cose, oggi. Detto detto. Il muro di Berlino crollava e noi, studenti, ragazzi, ne avremmo parlato per molto tempo, molti anni. Al Ginzburg,  libro di storia contemporanea, economica, sociale, con una ruota su di una pagina bianca,  quella iniziale, ne sarebbero state aggiunte molte altre,  negli anni successivi.  Oggi. Il calendario di “Frate Indovino” rammenta che ricorre la festa   della Dedicazione della Basilica Lateranense.

Oggi. Libro. Lettura. “I miei martedi col professore” di M. Albom. Non conoscevo libro ed autore. L’ho appena terminato. Matita per stenografia, Tirone, di quelle del mio biennio di ragio”, per sottolineare le parti piu importanti. Una conoscenza casuale, un suggerimento, un consiglio e onestamente dalla lettura del titolo pensavo ad altro. Il titolo mi piaceva  e  molto. Rimandava ad una sorta di ricevimento, di quelli, tanto per intenderci riservati alle tesi, alle code in qualche piano di Palazzo Nuovo con la conesgna di un capitolo nuovo e la restituzione di quello vecvhio, corretto dal professore o suo assistente. Quindi, incontri finali, prima della discussione finale. La tesi o tesi, difatti, c’erano nelle pieghe del libro,  di quelle gia discusse. Qui, si parla di una nuova tesi.  16 anni dopo una tesi in sociologia  un ex studente laureato incontra il suo professore.  E quale incontro! Mi è  piaciuto molto e lo consiglio. Nelle pagine del libro ho avuto modo di reincontrare situazioni, luoghi,persone a me care, per esempio, mio padre. Ne consiglio la lettura. Difficile trovarlo, ma si riesce. Ne ho prese alcune copie, da donare a persone care. Un libro, una pista di discussione sulla religione, religioni, valori e temi importanti. Che affrontiamo tutti noi. Prima o poi.

Macchina da scrivere

Torino Porta Nuova. Stazione metro. Pannelli dei ricordi…26 1 2016.foto Romano Borrelli.Porta Nuova TorinoSe il telefono a disco, fisso e aggrappato al muro mi ha ricordato cosa,  o meglio, colei che difficilmente  non scordero’, zia Mariuccia, la macchina da scrivere, invece,  sul pannello di Porta Nuova, a Torino,  e’ stata, vedendola,  un fiume in piena di ricordi. Meglio: una messe di ricordi: ecco allora  il film ed il flah della mitica “Taglia”, la prof.di (“dattilo”) con i suoi urli rituali : “dovete coprire le tastiere! 3 errori un voto in meno!”…Si partiva dal voto dieci, ma, velocemente, colpiti dall’ansia, si poteva arrivare a…quattro. E poi i rulli, i tabulatori, il nastro da cambiare, i libri sotto le ascelle per imparare a scrivere con la schiena dritta, la “coperta” (un foglio bianco) alla tastiera e la testa girata a destra sul libro a spirale con una musica di sottofondo che, ragazzi miei, tasti di macchine da scrivere lanciati  a grandi velocita’ di battuta, per 29 o 30 ragazz* moltiplicando per tutti quei tasti, la classe diveniva un ippodromo o la pista di Monza con F1 ai blocchi di partenza!!!Che tempi!! Dattilografia, stenografia, e calligrafia (quest’ultima, da poco  abolita), chiudevano, (ancora per poco), la fila delle materie nella pagelle. Ottimi voti da accarezzare il sogno di una scuola di “oratoria” a Roma, per stenografo parlamentare. Che …Cima”!!!Da li a qualche anno, una staffetta generazionale avrebbe mandato quelle materie in pensione,  immettendo nel mercato del sapere, “trattamento testi ed elaborazione dati”, meglio definite, classi di concorso 075-076. Vogliamo parlare poi dei pc di quel periodo? Si ma…un’altra volta, talmente erano grandi e ingombranti che un’aula non era affatto sufficiente!!! No, no, meglio evitare. Col tempo, la macchina da scrivere non e’ stata un oggetto di culto o soprammobile, ma ha continuato a svolgere il suo onesto lavoro:  e’ stata strumento utile per i “curriculum” da inviare…”a pacchi”, come diceva la nipote di zia Mariuccia a sua figlia che poi era quella mia lei. Ma nei ricordi di quegli anni dei curriculum “da spedire a pacchi” ci collocavamo esattamente  a ridosso della famosa notte che avrebbe detto addio al Millennio: 31 dicembre 1999.  Era l’anno in cui,  per molti,  i bancomat avrebbero potuto dare forfait.  Tutto invece ando’ come doveva andare, i bancomat vomitarono ancora  lire mentre i curriculum non vennero spediti a pacchi. Il nuovo Millennio, io e la lei,  lo salutammo, sfaccendati, o quasi, a Roma,  intenti ad ascoltare Ligabue a Piazza del Popolo. Poi arrivo’ il tempo della fantasia al potere, le parole presero il sopravvento e si cominciarono ad impastare ricordi e fantasia. Il blog sostitui penna e diario, la scrittura comincio’ il suo “corso” e l’imperativo divenne provare a seguirli con profitto e impegno; piazza Castello divenne una tastiera e una L28 inizio’ ad ispirarmi in questo nuovo lavoro. Purtroppo non feci mai quel corso di oratoria “stenografica” a Roma per diventare “stenografo parlamentare” ma rifeci numerose volte Via del Corso dopo il concerto di Ligabue…e i tasti della memoria continuamente battono e scrivono i loro ricordi. Oggi che  dalla stenografia, o con la stenografia, si sono raccolte in un libro 600 domande di giornalisti appartenenti a nazionalita’ diverse, a Papa Francesco: “Risponde Papa Francesco”, a cura di Giovanni Maria Vian, Editore Marsilio.  Con un po’ di amarezza ho pensato: qualche risposta avrei potuto stenografarla io. Che …”Cima”!