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Tirocinio di Passaggio

Torino 15 marzo, foto Romano BorrelliAppena terminato un lunghissimo week-end a rendere più “commestibile” il nutrimento per “la fame di cultura” manifestata dai ragazzi tra un banco e l’altro, tra una classe e l’altra. PassaggiFoto Borrelli Romano.Torino e tirocinio.lTorino.Piazza Castello.marzo 2015.Foto Borrelli R. Libri a confronto, schemi e cartelloni, dai colori carnevaleschi. L’appetito vien mangiando ed anche la forma oltre che il contenuto ha la sua importanza.  E’ ora non resta che aspettare domani e “servire” il pasto. La buona scuola siamo noi, non un sondaggio o una proposta o un decreto. Sono persone in carne ed ossa. Apro una parentesi. Bersani, Vendola, Sinistra-sinistra, battete un colpo, non fatecelo prendere.  Intanto non resta che chiudere, un occhio al mare del Salento, sempre sullo schermo, un altro a “Gli anni al contrario” di Nadia Terranova e un altro a “L’invenzione della madre” di Marco Peano. Nel frattempo, un orecchio alla radio…………….in tema di anni al contrario, non poteva che essere “Don’t You” (forget about me), dei Simple Minds. Intanto su Torino, capitale dello sport 2015, piove e tra una goccia e l’altra mi appresto a fare ritorno. A casa.

ps. Aspirazione mancata, certo ma non negazione dello stato attuale che mi permette di raggiungere l’obiettivo, il traguardo. Non se ne voglia a male nessuno,  ma senza “accompagnamenti”. Per anni.  E’ la condizione di certi “adattabili”. Certi. Molti preferiscono farsi “accompagnare” per anni. La storia di un adattabile, con la valigia in mano solo  er aver girato la provincia di Torino, annualmente. Senza accompagnamento.

II concorso letterario nazionale “Adriano Zunino”

da Liberazione (12 gennaio 2010):

Quotidiano Organo del PrcSono aperte le iscrizioni per partecipare al II concorso letterario nazionale “Adriano Zunino” , ideato ed organizzato da Pagine Ribelli, sezione culturale del circolo “Adriano Zunino” di Carcare (Sv) , in collaborazione con la Federazione provinciale. La prima edizione del concorso, conclusasi con la premiazione del 23 maggio 2009, ha registrato l’adesione di 1.463 autori per un totale di 1.811 opere pervenute e si è conclusa con la realizzazione dell’antologia “Pagine Ribelli”, prenotabile sul sito www.pagineribelli.it o direttamente su www.ilmiolibro.it al prezzo di 15 euro. Il concorso intende promuovere la pubblicazione di opere e pensieri ispirati ai temi più cari alla letteratura di sinistra, la Resistenza innanzitutto. Questa edizione si arricchisce di una sezione importante e di grande attualità: “Declinando al femminile”, che vuole essere uno spunto di ragionamento e di riflessione sui diritti collettivi, sulle differenze di genere, sul ruolo della donna nella difesa dei diritti globali e, perché no, una sollecitazione sui temi dell’omofobia. La sezione si si affianca a quelle relative alla poesia, al racconto inedito e alla Resistenza, tema con il quale è nato il progetto e che continuerà a caratterizzarlo. Un ulteriore omaggio al partigiano casarese Adriano Zunino detto Afro. Chi vuole partecipare al concorso deve spedire i propri elaborati per posta tradizionale entro il 17 aprile 2010 (a Circolo Prc “A. Zunino” c/o Furio Mocco, via Gioberti 20, 17043 Carcare-Sv) e per posta elettronica a concorso@pagineribelli.it entro le 24 dello stesso giorno. Le sezioni del concorso: poesia inedita (massimo 32 versi ognuna); racconto inedito (massimo 3 cartelle); “Declinando al femminile”, sezione rivolta ad opere di poesia o narrativa, che ricordino il ruolo della donna nella società e nella difesa dei diritti collettivi; “La Resistenza ieri e oggi”, sezione dedicata ad opere che ricordino l’impegno civile ed ideale della Resistenza per mantenere vivo il ricordo di quel periodo, e ad ad opere che ricordino l’impegno civile di milioni di uomini e donne che ogni giorno in tutto il mondo lottano contro fascismo, precarietà ed emarginazione. Regolamento e scheda di adesione sono scaricabili su http://www.pagineribelli.it. La premiazione si terrà sabato 5 giugno 2010 alle 15 presso i locali della Soms di Carcare in piazza Caravadossi. Info: 019518591, 3356172960.

La Federazione della Sinistra intende sbarrare il passo a Cota.

Petrini (Segr. reg. PRC) e Chieppa (Segr. reg. PDCI):
La Federazione della Sinistra intende sbarrare il passo a Cota.
Il PD scelga con chiarezza cosa vuol fare: una coalizione di centro–sinistra o una coalizione di centro e basta?

La Federazione della Sinistra intende sbarrare con decisione il passo a Cota. E’ indispensabile che le forze della sinistra e democratiche facciano ogni sforzo per impedire che la Regione Piemonte sia guidata da una coalizione di destra, per di più capeggiata da una figura come quella del leghista Cota.

E’ chiaro che per farlo occorre una coalizione di centro sinistra, non di centro e basta, come alcuni sembrerebbero volere. Per battere le destre occorre infatti chiarezza programmatica e di indirizzo politico, non confusione e spostamenti al centro.

In questo senso il PD non può mantenere l’ambiguità che ha nel rapporto con l’UDC. Le forze che sostengono Bresso hanno deciso unitariamente, nell’ultima riunione di maggioranza, di ripartire dalla coalizione uscente per la discussione del programma. E così andrà fatto.

Nello specifico noi crediamo che la discussione dovrà riconfermare alcune scelte di fondo. Per esempio: rafforzamento della sanità pubblica, no al nucleare, aiuti e sostegno per i lavoratori, necessità di un piano dei trasporti che risponda alle esigenze dei pendolari e tuteli l’occupazione dei ferrovieri. A meno che non si voglia cedere ai vari diktat interessati che l’UDC lancia a mezzo stampa: più privati nella sanità, sì al nucleare.

Noi siamo contrari. Il PD cosa pensa?

Il Pd non può continuare a comportarsi da irresponsabile e rischiare di far saltare la coalizione di centro-sinistra. E lo diciamo chiaro da subito: l’ipotesi di diritto di tribuna che il Pd vorrebbe “concederci” è del tutto inaccettabile.

Torino, 17 Dicembre 2009

“Primo: il lavoro!”: “Primo: il lavoro!” nasce in Piemonte la Federazione della Sinistra

“Primo: il lavoro!”
nasce in Piemonte la Federazione della Sinistra
Giovedì 3 dicembre, ore 21

Sala dell’Antico Macello
Via Matteo Pescatore 7, Torino

intervengono
Armando Petrini (PRC), Vincenzo Chieppa (PDCI), Fulvio Perini (Lavoro e
Solidarietà)

sono state invitate associazioni, forze sindacali e politiche

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“Primo: il lavoro!”

QUATTRO PROPOSTE CONCRETE

Blocco dei licenziamenti sia dal punto di vista delle modifiche normative, sia dal punto di vista dell’azione politica. Proposta della modifica della legge 223 per 3 anni; proroga per 3 anni della cassa integrazione e dei contratti di solidarietà; azione politica a livello regionale e comunale per il blocco di fatto dei licenziamenti; sostegno alle lotte dei lavoratori contro i
licenziamenti.

Stop al precariato. Attraverso il reddito di cittadinanza e due obiettivi intermedi: estensione della tutela a chi, non tutelato dalle norme di legge, perde il lavoro; esenzione dai ticket sanitari e dalle spese per trasporto pubblico da casa a lavoro per i precari.

No alle delocalizzazioni. Sostegno alla proposta regionale attualmente in Commissione. Come obiettivo intermedio la richiesta ai comuni di procedere al sequestro cautelativo.

Piano straordinario per l’occupazione ed il lavoro dignitoso. Tre ambiti di attuazione: grande e diffuse opere di risanamento, attività di formazione scolastica permanente e di assistenza alle persone, riconversione energetica (risparmio/energia rinnovabile), azione per il rafforzamento salute e sicurezza dei lavoratori, istituzione di un organismo pubblico per il recupero e la riconversione produttiva di aziende in crisi.

Elezioni e impegno. 4.

I risultati elettorali sono stati una “doccia gelata”. Doppia. Delusione nella notte, con i risultati delle europee. Delusione nel pomeriggio, con i risultati delle amministrative. A fronte di un grande impegno, nell’ascoltare e nell’agire, solo tanta amarezza e tristezza. Nel voler provare a rimuovere le cause di tante ingiustizie, non siamo riusciti ancora una volta a comunicare, a essere chiari. Nella vita come sui e  nei posti di lavoro. Essere chiari in quello che è la nostra politica e quelle che sono le nostre politiche. Nel voler provare a rimuovere le cause di tante  ingiustizie, evidenziarle e chiederci perché esse esistano, non siamo riusciti ancora una volta a comunicare. Deficienza di comunicazione ma anche tanto egoismo da parte di altri nella voglia  di seguire strade più semplici, solcate da slogan gridati sempre più forte. Già nelle notte i risultati usciti dalle urne, nelle sezioni da me visionate, non pagavano dell’impegno svolto. I giornali in mattinata titolavano: “Sinistrati”, il Manifesto; “Stop a Berlusconi, arretra il Pd”; “In Europa crollano le sinistre. Tiene Sarkozy, la Merkel cede 6 punti ma allunga sulla Spd. Disastro Brown, sorpasso Ppe su Zapatero”. Ancora, Il premier: ” E un brutto risultato”. Vince la Lega, Di Pietro raddoppia e sale l’Udc”, La Stampa.  La Repubblica invece titola “Berlusconi non sfonda, cala il Pd”. Ancora: “Secondo le prime proiezioni il Pdl arretra rispetto alle politiche, l’Udc oltre il 6%. A sinistra nessuno supera il quorum del 4%”. “Boom della Lega e di Di Pietro. Astensione record, tutta l’Europa va a destra”.

Già durante la notte avevo intravisto un buon risultato a favore di Di Pietro e della Lega; per la Lega, il risultato era prevedibile. Il caso “Moschea si, Moschea no”, sicurezza reclamata a gran voce da tantissimi abitanti del quartiere Aurora Valdocco, voglia di “pulizia” sbandierata nelle ultime manifestazioni; le prime ronde; la voglia di disfarsi della “filiale del tossik park” relegato su Corso Principe Oddone e vie laterali avevano inoltre offerto “la sponda”, alla Lega,  per cavalcare quei temi. Un quartiere schierato a sinistra ha visto  quest’ultima ridurre visibilmente i propri consensi. Consensi in calo anche nel momento in cui si sono aperte le urne delle provinciali. In quattro sezioni ho visto immediatamente ridursi della metà i consensi di Rifondazione. E non è che quei voti siano andati a Sinistra Critica o al Partito dei Lavoratori (che hanno preso davvero pochissimi consensi). “9, 13, 12, 12″…questi erano i consensi…..e potrei continuare con altre sezioni. Dove sono andati a finire quei voti? (Il mondo operaio del Nord ha tradito i Comunisti, non il contrario adesso che c’è Ferrero come guida ottima del Prc?) Non penso che siano rimasti nelle matite degli astensionisti. Penso che molti abbiano preferito girare le spalle, votare proprio Lega o Di Pietro. Anzi. Molti conoscenti so per certo che vedevano di buon occhio proprio Di Pietro. Ma la sovranità dell’elettore è sovrana. E mentre la delusione si fa grande, all’uscita dai seggi incontro persone con cui discutiamo e analizziamo i risultati. E proviamo a ragionare. Futuro? Per qualcuno un “gruppetto” che diventa sempre piu’ extra-parlamentare, termine che fa tornare in mente gli anni ’70. Per altri, è urgente provare a creare un soggetto, di sinistra, sullo stile tedesco: un soggetto costruito negli anni, capace di raggiungere il 6%, 7%. Per altri ancora forse sarebbe meglio abbandonare il simbolo…..insomma, tante chiacchiere in libertà. Purtroppo non è un brutto sogno. E’ la realtà. A me dispiace molto vedere questa nostra città, Torino, che vede Rifondazione con un  esito elettorale pari a 3,79%, ovvero 14.033 voti.Davvero poco.  Una tristezza. Ma dobbiamo ripartire, da subito. Tra la gente. E mentre penso ciò, spero che almeno gli amici di Poirino, Palazzo Claudio e Michelina Cardamone siano riusciti ad ottenere molti consensi nelle elezioni comunali. A Poirino.

Lettera inviata da Lucia tramite e-mail

Ciao Romano! Non è facile commentare il tuo scritto, che porta come sempre cifre e notizie che dovrebbero farci indignare e che passano nell’indifferenza. berlusconi-crisiAnch’io sono molto preoccupata della situazione in generale, ma non tanto per le “porcherie” che sta facendo Berlusconi (le risposte alle crisi, da destra, sono sempre populiste e dittatoriali, e il “Berlusca” non ha alcuna intenzione di costituire un’eccezione!) quanto per l’incapacità che sta dimostrando la “sinistra” in generale di affrontare questo attacco che viene portato avanti contro qualsiasi diritto dei lavoratori. Il partito, il nostro partito, si sta dimostrando non in grado (per tutta una serie di motivi, che vanno dalla rissosità interna alla carenza di analisi della situazione, dai tentennamenti elettorali al timore di nuove scissioni) di indicare ai lavoratori le strategie che possono portare a una nuova stagione di conflitto, nelle fabbriche e nella società in generale. Il movimento studentesco dell’autunno scorso ha fatto capire che una buona parte della società è pronta a lottare per opporsi a scelte sciagurate, ma la mancanza di direzione politica della lotta non ha permesso che si sviluppasse quella consapevolezza che sola può portare a una vittoria anche parziale. Ti domandi come mai al convegno di sabato sulle delocalizzazioni non eravamo in tanti; forse proprio perché manca la volontà di cercare una risposta che sia comprensibile per i lavoratori, perché magari dopo tocca parlarci davvero con gli operai, cercando di capire come mai siamo (noi del partito) così “incompresi” dalla classe cui vorremmo essere riferimento. Ma non voglio fare polemica, vorrei solo che nel partito si aprissero delle discussioni serie, tra compagni che vogliono capire e intervenire, e non solo salvaguardare i propri posti o le proprie prerogative. Ti faccio un esempio: a Pomigliano a fine febbraio c’è stato uno sciopero territoriale molto riuscito. I compagni del circolo di fabbrica della Fiat-Avio erano in prima fila nell’organizzazione; nel suo intervento Rinaldini ha proposto una manifestazione nazionale del gruppo Fiat a Torino che difatti è stata convocata per il 18 aprile. Nel frattempo i compagni di Pomigliano hanno organizzato delle “trasferte” per andare ad incontrare altri lavoratori di altre situazioni per discutere con loro e ampliare il fronte di lotta. A Torino un’iniziativa simile era stata proposta al responsabile della commissione lavoro della federazione che non aveva manifestato alcun interesse per realizzarla. Dopodiché è intervenuto il partito regionale dando la sua disponibilità per organizzarla il 17 aprile, la sera prima della manifestazione nazionale; e la commissione lavoro cosa fa? invece di unire i suoi sforzi a quelli del regionale indìce per la sera del 16 aprile un seminario per spiegare ai lavoratori come utilizzare gli strumenti legislativi per affrontare la crisi. A me questo pare un esempio di quello che ti dicevo prima: salvaguardia a tutti i costi dei propri piccoli pezzi di potere a discapito dell’interesse collettivo. Che fare? Continuare ad arrabbiarsi, cercare (come hai fatto tu con il tuo blog) di aprire degli spazi di confronto e di ricerca comune, intervenire e lavorare con gli operai che ancora hanno voglia di spendere tempo ad ascoltarci, ma soprattutto cercare (con loro) di individuare quelle azioni capaci di riattivare percorsi di lotta e di opposizione. Attenzione però: non sono di sicuro i convegni e i seminari, per quanto interessanti, che possono sortire questo risultato, ma piuttosto le azioni concrete, realistiche, e soprattutto che possano portare a qualcosa di comprensibile. A me pare ad esempio che un’azione simile, concreta, spiegabile potrebbe essere la ripresentazione della proposta di legge a livello nazionale attraverso una raccolta firme da effettuare davanti alle fabbriche spiegando ai lavoratori che quello che appare ineluttabile (la delocalizzazione) loro possono -con la loro sottoscrizione- contribuire ad arginarlo, e che la forza che avrebbe questa proposta di legge (che noi avevamo già presentato durante il governo Prodi, e quindi è ancora depositata in parlamento) sarà quella delle migliaia e migliaia di firme apposte dai lavoratori. Forse potrebbe essere un modo per ritrovare un contatto e un confronto con tutti quegli operai che pensano, magari con tristezza e disperazione, che anche il PRC è solo a caccia di poltrone e di voti. Sarebbe bello se gli operai che hanno scritto sul tuo blog dessero un parere, si esprimessero su questa ipotesi; è possibile che non ne esca fuori nulla, che anche questo appaia come una possibilità lontana, ma non si sa mai… Hasta siempre!

lucia

Oltre quarantamila persone marciano per il Lavoro a Torino, contro la crisi una soluzione c’è: Lavoro e Contratti

marcia-lavoro-crisiIl titolo riassume la sintesi della marcia indetta per oggi a Torino, con lo scopo dichiarato di tutelare posti di lavoro e diritti messi in discussione. Una Cgil che “marcia” da sola, da Piazza Vittorio Veneto, costeggiando poi via Po con arrivo a Piazza Castello. Ora di partenza: 9,30. Tutto questo mentre a Roma, nei palazzi, da un paio di giorni ormai non si fa altro che predisporre bozze per un disegno di legge sulla “riforma” del diritto allo sciopero. Tutelare il lavoro affermavo, ma questa affermazione, o meglio, quel concetto, appare oggi sempre più un concetto valvola, un concetto “flessibile” come è appunto per molti il lavoro; concetto valvola perché per tante persone il lavoro non c’è, e per altri o altre si allontana sempre più. Penso ad alcuni amici visti presso il gruppo regionale nei giorni scorsi, dove gli amici di Rifondazione Comunista, in particolar modo Juri Bossuto, si sono dati un gran da fare per cercare di capire la situazione di alcune fabbriche e allo stesso tempo trovare il modo più idoneo per non lasciare soli compagni e compagne in questi momenti davvero tragici, vittime di questa non facile congiuntura economica, e non solo. Penso ai compagni della Indesit, della Cabind e della Bertone, incontrati con i loro carichi di sofferenze lungo il viaggio per la manifestazione di Roma, e, come detto, presso gli amici di Rifondazione, al gruppo. Penso agli amici di “scompartimento” della Skf che incontrerò nuovamente.
marcia-lavoro-crisi-4-raiLa Cgil “marcia da sola”, titolava un quotidiano ieri nelle pagine di cronaca (La Repubblica), ma come altre volte ho ribadito, “meglio avere un nemico chiaro che un amico ambiguo”, quindi, va bene così. Rimaniamo gli unici a ribadire che si deve fare di più, in una regione come la nostra dove 50 mila lavoratori ogni mese sono collocati in cig, 28 mila in mobilità e altri 125 mila precari a cui quest’anno non verrà rinnovato il contratto. 200 mila le persone implicate nella crisi. Numeri, sempre freddi, che a volte nascondono persone in carne ed ossa non menzionate. Ad esempio, proprio in questo periodo, molti precari della scuola hanno lasciato il posto perché con contratto articolo 40. (Avevo accennato, insieme ad una interrogazione di Bossuto in consiglio regionale alla precarietà dei collaboratori scolastici: nella scuola dove lavoro, dopo tanti mesi in cui mancavano due dipendenti, finalmente, sono arrivati i sostituti: a febbraio, un po’ tardi, vero? Nei mesi precedenti, siamo rimasti senza colleghi a compiere anche il loro lavoro; forse questo blog non merita l’attenzione dei giornalisti perché non è scritto dall’Arcivescovo (grande enfasi sul giornale locale), né perché “non dà notizia”, nel senso che non sono “forti” da poter permettere il “dilagare a dismisura la notizia stessa,” o, forse perché “tanto i collaboratori scolastici” la notizia l’hanno fatta “già” nel mese di dicembre; se poi è la salute a rischio, perché i carichi di lavoro sono doppi, non fa nulla: ormai il concetto di “fannulloni è entrato nel linguaggio comune, quindi il disinteresse di molti è giustificato. marcia-lavoro-28-02-09-torinoOggi si prepara una grande marcia per il lavoro e per i diritti (come riportato nell’articolo de La Stampa di ieri “La Cgil urla la rabbia di 200 mila posti a rischio”, di Marina Cassi), che “sono coinvolti dalla crisi 200 mila piemontesi”. Un numero enorme ma che non fa perdere la voglia a tantissimi operai e non solo di tornare in piazza e urlare la propria rabbia, per la propria condizione. Fino a ieri le adesioni erano tantissime . La voglia di tornare in piazza è grande, tanto quanto lo era nei giorni precedenti la manifestazione di Roma. difendiamo-la-costituzioneE poi, la voglia di tutelare anche la Costituzione e diritti garantiti come il diritto allo sciopero è grande. La paura di svolte autoritarie è enorme.
Questa mattina quindi, dopo essermi svegliato presto, ho fatto un salto presso il giornalaio, dove avevo appuntamento con un operaio della Indesit, abitante nella mia stessa circoscrizione. Insieme ci siamo recati a Piazza Vittorio, dove io avevo appuntamento con gli amici di partito della Rifondazione Comunista. Lungo il tragitto abbiamo incontrato Giorgio Airaudo, con il quale abbiamo scambiato velocemente qualche parola.
marcia-lavoro-crisi-7-brunetta-cgilDurante il corteo ho incontrato vari gruppi con i propri striscioni; fra questi, Rsu Thyssenkrupp Acciai Speciali Terni, Torino; Federazione Italiana Lavoratori Trasporti Cgil Torino; Cgil Camera del lavoro di Cuneo; Cgil Funzione Pubblica Agenzia fiscali Piemonte; la Regione Piemonte; Ente Provincia di Torino Cgil Funzione Pubblica; lo striscione già visto anche a Roma, Funzione Pubblica Torino; Fillea Cgil Piemonte; Borsci “maestri del fallimento”; Flai Cgil Consiglio di Fabbrica Streglio; Flc Cgil; Tessili abbigliamento; Cigl Fiom Iveco Area tecnica Torino; Cigl Fiom Spa Stura; Rsu Fiom Microtecnica Torino; Lavoratori Fiom Pininfarina; Fiom Cgil Bertone; Fiom Fiat Mirafiori; Le Metalmeccaniche; Rsu Key Plastics Beinasco; Rsu Filcem Cigl Pierlli Settimo; Gruppo Skf Airasca Torino; Lavoratori Cabind; Coordinamento immigrati Cgil Pinerolo e tanti, tantissimi altri.
Rimando ad alcune foto fatte ai cartelli o striscioni particolarmente significativi.
paolo-ferrero-marcia-lavoroImmenso piacere aver visto il segretario nazionale di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero in compagnia del segretario della federazione della rifondazione comunista di Torino Patrito.
La presenza oggi era indispensabile non solo per dare concretezza e spessore al corteo “contro la crisi una soluzione c’è: lavoro e contratti”, ma, anche, per fermare gli strappi alla democrazia. Come afferma Rinaldini: l’obiettivo è arrivare ad una modificazione materiale della Costituzione. Strappo dopo strappo si andrà verso una svolta autoritaria.

Romano e amici di scompartimento
Romano e amici di scompartimento

Per quanto mi riguarda, seppur in un contesto di emergenza, crisi, in cui si ha poca voglia di ridere o scherzare, mi ha fatto molto piacere aver rincontrato, esser chiamato come uno di loro, compagni di lavoro, gli amici della Skf di Airasca. Prima di incontrare loro, qualcuno mi ha chiesto come mai, nonostante gli studi, l’occupazione che ricopro è precaria e non rispondente alle mie aspirazioni. Ho pensato alla mia situazione, che non evidenzia una mobilità sociale e nonostante ciò non perdo la voglia di approfondire o studiare per cercare valide alternative alla posizione attuale. Ho rivisto mentalmente a quando sia difficile trovare una casa editrice che abbia voglia di pubblicare, gratis, un volume, come è capitato al mio collega ing. Capano Domenico, seppur –  poi – collocato nel web e, scelto come testo di riferimento dall’università di Chieti-Pescara; ho visto come l’amico Maurizio, con un 110 e lode, si trovasse ancora in piazza a manifestare con noi, per un lavoro che non ha, e che per sperare continua a frequentare un corso di specializzazione: laurea che adesso hanno fatto diventare punto di partenza e non più punto di arrivo come lo è stata per anni nel pensiero popolare e nella realtà lavorativa. Ho pensato ad una amica, che dopo il suo dottorato, post dottorato, Usa, Australia, ancora non riesce a trovare una collocazione consona alla sua professione, lontana dalla sorella Elena e dai suoi genitori; ho pensato a mio fratello, laureato, e precario anche lui. Ho pensato: che cosa succederà in futuro, in questa società caratterizzata dal capitalismo così spinto, dove lo sviluppo pare non abbia limite? Ho ripensato a tutte quelle persone e a quante non erano presenti alla manifestazione, e mi sono chiesto cosa potrà capitare a me, a noi, che ci inseriamo in questa piazza, che è Italia, e che il capitalismo ha contribuito a identificarci non per via “simbolica” quanto per “via consumistica”? Dovevo e dobbiamo essere presenti in ogni piazza per opporci al disegno dell’egemonia del consumo che ha reso obsoleti i vecchi rapporti. Per questo, ho trovato enorme gioia nel rivedere tanti visi visti a Roma, ma ancor prima, che hanno segnato l’inizio di una nuova relazione, di amicizia e solidarietà.

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Paghiamo la crisi quando i managers guadagnano 500 volte più dei lavoratori comuni

Subito dopo il lavoro, ho contattato alcuni sindacalisti della Fiom per avere ragguagli sulla situazione attuale. Purtroppo, tutto è opaco; effettivamente, come avevo sentito dire in una conferenza, anche per gli economisti è una situazione davvero difficile, oltre che di scarsa comprensione. capitalismprotectstheenvironmentIeri, anche, sul quotidiano torinese La stampa i commenti non mancavano; veniva descritta una “Torino svuotata” se effettivamente i posti di lavoro a rischio dovessero essere quelli ipotizzati in questi ultimi giorni. Ha senso sosteneva una signora, rimanere a qui Torino, quando con lo stipendio talmente ridotto non si riesce più a fare nulla? Non si starebbe meglio al Sud? Quindi, ritornare? Peccato che, proprio in un periodo in cui la Sinistra avrebbe avuto da dire, e molto, non è presente nell’arco costituzionale. Questo sarebbe stato un periodo in cui avremmo potuto dire qualcosa, progettare, parlare e fare di pubblico; prospettare un intervento dello stato, invece….dobbiamo leggere ulteriormente la parola “sbarramento“, a mio dire, anche questo passaggio, poco democratico. Penso che il problema sia a monte; come mai esistono manager che guadagnano “500 volte più dei comuni lavoratori”? La notizia apparsa mercoledì 28 gennaio su Liberazione, a pag. 10 fa riferimento ad un libro, “La paga dei padroni” e come sottotitolo, Banchieri, manager, imprenditori. Come e quanto guadagnano i protagonisti del capitalismo all’italiana” (Chiarelettere, pag. 268 , Euro 14,60).
Una società, dunque, sempre più polarizzata. Intanto, contiamo i licenziamenti, i disoccupati, i contratti scaduti….ecc. ecc.

“Previsioni capovolte” e “Tettamanzi sta coi poveri”

Consiglio vivamente di andare a leggere degli articoli che trovo essere davvero interessanti. La prima pagina odierna de l’Unità ad esempio, la trovo molto interessante: “Previsioni capovolte”. Il succo sta tutto nel fatto che la disoccupazione viaggia verso l’8%. Un altro giornale che consiglio di leggere è la Repubblica la quale parla di “Italia in profondo rosso”. Ma, un altro articolo molto interessante l’ho trovato anche sull’ultima pagina di Liberazione; una intervista a Dario Fo che afferma: “Perfino Tettamanzi ha scelto da che parte stare. E la sinistra?”.

Cardinale Dionigi Tettamanzi
Cardinale Dionigi Tettamanzi
Già! Sembra che tante cose che dovrebbe fare la sinistra siano fatte dalla Chiesa; dal Welfare dei parroci alla sensibilità, il lavoro e la dedizione di alcune persone che gravano nella galassia religiosa:ho già citato nel blog Sr Paola; a lei ho chiesto di descrivermi la situazione di povertà nella mia circoscrizione, la numero sette di Torino. Prossimamente ne parleremo anche qui, nel blog. Purtroppo, quello che fa la sinistra è stato offuscato da litigi su un giornale che vende circa sette mila copie….
Invece di parlare di povertà diffusa……si è data un’idea diversa con quel giornale ed i litigi interni a Rifondazione. Per fortuna il cambio, però, oggi un articolo di Liberazione torna a parlare di “conflitto di classe”.

L’autoriduzione delle tariffe e la vendita del pane ad un euro

A volte mi capita di pensare a quanto ci si aiutasse un tempo, a dirimere contrasti e conflitti, a cercare forme alternative a forme di sfruttamento o malessere. Mi capita di rileggere gli anni ’70 e vedere come, quanti e quali erano i modi ed i metodi per uscire da una crisi che ha delle somiglianze a quella odierna. Nel 1974-1975 non si contavano le ore di cassa integrazione, la disoccupazione, il costo della vita. Pareva non si dovesse uscire da quella spirale. Eppure, per calmierare i prezzi nacquero ad esempio i “mercatini”, “gli spacci”, dove grazie all’aiuto di persone valide, solidali, che potevano esser compagni di lavoro o compagni di partito, o sindacalisti, vendevano il prodotto a prezzo di costo, facendo saltare così il passaggio dell’intermediazione. Mi domando: perchè oggi quella forma non dovrebbe essere più valida; mi domando perchè è osteggiata da alcuni, e mi riferisco, ovviamente, ad alcuni soggetti del Partito della Rifondazione Comunista che criticano questo tipo di approccio. Dovremmo vendere cellulari perchè i tempi sono cambiati? Dovremmo vendere i-pod, i-phone, perchè si è capito che bisogna andare ad intercettare questa fascia di elettori? Cioè, quello che alcuni vorrebbero sostenere è che bisogna spiccare il salto dal paradigma della politica come identità a quello della politica come mercato? Penso che l’esempio degli anni ’70 e quello della vendita del pane ci riconnetta nuovamente con la gente, con le masse. A me questa esperienza è piaciuta tantissimo, e sì, ci avrei messo altri prodotti. D’accordo, noi dobbiamo fare poltica, ma limitarci, ora, ad un semplice volantino, signori, non va bene. Non ricorda il fare? Non ricorda l’esperienza dell’autoriduzione delle tariffe elettriche degli anni ’70 questo tipo di attività? E, perchè non riproporre attività che sappiano andare incontro alle masse? Perchè si è dovuto accettare l’abbraccio dei movimenti, che poi durano brevi spezzoni di vita, ma non incidono se non a breve termine? Elettoralmente, dato che per molti il paradigma della politica come mercato è divenuto fondamentale, quanto ha pagato? Quanto ha pagato l’esperienza dei movimenti di Genova 2001? Seguiamo l’onda ora, in maniera “da metterci su il cappello”? Chi diceva nei documenti congressuali “no ai settarismi”, diciamocelo francamente, a livello pratico, come operava, se altri appartenenti ad altre mozioni congressuali chiedevano il radicamento nelle fabbriche? Personalmente in tutte, e dico tutte, le manifestazioni in cui c’erano in carne ed ossa operai ho visto poca partecipazione. E questo perchè? Forse perchè qualcuno ha voluto “guardare” altrove, pensando ad altri soggetti applicando il paradigma della politica come mercato. Chi si è allontanato dal partito? Se si deve sostenere che: il circolo è l’unità fondamentale (era stabilito così, no?), che la “democrazia”, la “partecipazione”, “il movimento operaio”, sono i temi fondamentali e radici di un partito che vuole essere comunista, così deve essere. Punto. Io sono contento che Luxuria abbia vinto quella trasmissione televisiva, ma Luxuria in quel momento rappresentava se stessa. Come si fa a sostenere, come sostenevano molti dirigenti del partito, che la classe operaia esiste ed è più numerosa di prima e poi dire che la società è cambiata e allora guardiamo da altre parti? Forse l’individuralismo è entrato, penetrato in ciascuno di noi, fino a farci fare straordinari per comprare un paio di scarpe alla moda, senza guardarci intorno se magari nella nostra stessa fabbrica esistono altri reparti o altre forme impiegatizie in cassa integrazione, buttando al mare tutta l’esperienza della solidarietà. Ma non è che la società sia cambiata e allora devo cambiare pure io. E’ un problema di “educazione” inteso come lenta abitudine. E, allora riabituiamoci. Non guardiamo altrove. Torniamo tra la gente che lavora. Poi, che siano operai della fabbrica, od operai della scuola, od operai dei call center, riproviamoci. Caro Fausto, solo tu puoi dire “Io ci provo”? Noi ci vogliamo provare e credere. Juri Bossutoad esempio, ha presentato un’ interrogazione sui collaboratori scolastici, quanti sono, come vengono impiegati, ecc. ecc. E’ vero, forse la frammentazione in quel pezzo di lavoratori rende difficile costruire qualcosa, ma sapere che qualcuno si stia occupando di te, fa sentire meglio. Non ti risolve la vita, ma ti aiuta. Sergio Dalmasso, ad esempio, è attivo tra gli studenti, fornisce indicazioni, continua un lavoro tra i lavoratori di ogni sito. E ne citerei altri ancora. Carmelo Inì ad esempio dovrebbe smettere di parlare delle fabbriche, di lavoro semplicemente perchè la società sta cambiando?

Luxur production
Luxur production

E, allora cambiamo nome, cambiamo tutto? Ah, quanta nostalgia dei dibattiti interminabili, delle discussioni, articolate e forti…..era solo quattro anni fa! Ora forse, molti tra quelli che non ci sono più e mai più discuteranno con noi, perchè stanno per viaggiare su un treno….superveloce senza sapere che fermerà, irrimediabilmente i Lavoratori.