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Aspettando la Francia; a Grugliasco, un voto a Simone Ciabattoni

Aspettando le 20….i risultati delle Presidenziali francesi….non dimentichiamoci che anche in Italia si vota in alcune grandi realtà……Amministrative: test importante ad un anno dal termine della legislatura. Nove milioni di elettori  chiamati a votare; il 20% del totale, per eleggere sindaci di quasi mille comuni. Mentre, fra poche ore, sapremo se Hollande sarà il Presidente Francese.

In Italia, la prima consultazione dopo venti anni di berlusconismo, in un periodo di “scollamento” tra società e partiti. Ah, quante liste civiche presenti, anche se spesso mascherano partiti.

In Provincia di Torino le urne aspettano circa 200 mila elettori, un voto per 27 Comuni, dalle 8 alle 22, oggi, e domani, dalle 7 alle 15.

In particolare, a Grugliasco (Torino), un candidato “consigliere”, Simone Ciabattoni, studente universitario, al secondo anno di agraria, “fotografa” la realtà, ma elabora anche proposte.  Un giovane che si “mette al servizio”, che crede nella politica, nella giustizia sociale, nella redistribuzione delle risorse, nella partecipazione, nell’inclusione delle fasce piu’ deboli, nell’affermazione di diritti elementari, istruzione, sanità…nell’Italia ad alta disoccupazione e a bassa percentuale di futuro. Code ai centri di distribuzione alimentare e “domande” a “go-go” per un concorso in Comune, a Roma, dove le domande affluite erano circa 300 mila. E code anche per fare “X factor“. Potenza dell’immagine. Speriamo di svegliare con un’immagine diversa.

“Tutti i giorni ci han detto che la politica è un lavoro da specialisti….e invece la cosa pubblica siamo noi: dobbiamo curarla direttamente, personalmente, con il nostro lavoro piu’ delicato e importante” (Giacomo Ulivi, studente fucilato a Modena, 1944).

Un voto, Simone, lo merita davvero, per il suo impegno e la sua partecipazione.

Lavori in…”comune”

 Avrei voluto scrivere del corteo del Primo Maggio, giornata dedicata alla festa del lavoro, lavoro che non c’è, manca, poco, precario, a tempo, determinato e poco indeterminato; degli amici incontrati, come ogni anno, anche se per soli pochi minuti, di uno spezzone di corteo sotto “casa del sindaco”, o sotto casa nostra e dei lavori in…..comune. Delle bandiere che sventolano, degli striscioni, di mamme, papà e bambini, insieme, festosi. Di spille e gagliardetti, di una sinistra frantumata ma viva. Ogni viso un ricordo, una manifestazione, un volantinaggio, un presidio.  Un viso in particolare mi riporta all’università e ai grandi insegnamenti, la pazienza nel seguire tesi, comprese le mie, e i valori trasmessi: quello del prof. Carpinelli che mi saluta.  Come ogni anno, ci si rivede. Quanti ricordi, quanti libri, in pochi secondi. Un grazie che vale vita. E poi, tornando al tema,  del carrello della spesa che corre,  velocemente e dei circa settecento euro in piu’ che una famiglia di tre o quattro persone si troverà “sul groppone” o meglio, fuori dal portafoglio. Dei lettori forti, coloro che riescono a leggere almeno dodici libri all’anno, della differenza tra racconto e romanzo ( magari d’amore), passione di una notte il primo, storia d’amore di una vita il secondo, così attento, quest’ultimo alla psicologia dei personaggi, individualismo, forse il primo e condivisione, cura, carico.  Dei due che nel corteo discutevano d’amore: uno sosteneva che “si puo’ trasformare l’amore, ignorarlo, sprecarlo, ma non si puo’ estirparlo dall’anima”, e continuando sosteneva di sapere, per esperienza, che i poeti avevano ragione e che l’amore è eterno. Mentre il  vicino sosteneva che secondo lui i poeti avevano torto, perchè amore vuol dire “senza morte” mentre l’amore te la dà, la morte,  nel momento in cui, attraverso ipocrisie e altro si pone la parola fine. Avrei voluto parlare del candidato della Federazione, a Grugliasco,  Simone Ciabattoni, così giovane, impegnato, politicamente attivo, in un periodo in cui tutto sembra parlare di “antipolitica”. E invece, la manifestazione e poi lo studio, l’impegno e il servizio. Perchè politica è servizio alla collettività.   Domani i giornali parleranno ampiamente, “dell’assalto” e dei lavori “in comune”, qualcuno sosterrà “piccole frange”, “contestazioni risibili”; altri scriveranno quanti erano in piazza, in una guerra di numeri, della  crisi che morde, questa si,  effettiva, e dei supermercati aperti.

E invece…..e invece mi sono soffermato per lungo tempo a guardare tra cielo e mare….questa apertura….questo lasciarsi andare, questo preludio di una estate….Immaginare di poggiare la nuca su quella sabbia, incrociare le braccia, socchiudere gli occhi e ipotizzare……….”e se…”. Lavori in corso, lavori in….”comune”….non piu’ “gnocchi” che salgono nell’acqua che bolle, come ricordi che affiorano, ma………  ” e se…….” E questo mare, così bello, che verrebbe voglia di nuotarci, fino allo sfinimento, per avere la sensazione  di essere vivi.  E di bracciata in bracciata, andare avanti, per “sottrazione” e sfuggire così alle tentazioni infernali e alle facili promesse….promesse…………..si logora ogni parola, di piu’ non puoi farle dire”. La parola logorata, quando la pronunci non ne senti piu’ il  peso. La parola logorata, quando la pronunci non ne senti piu’ nè il peso nè il senso delle parole, bisogna smettere di usarle, per un lungo tempo”.  (Angela Bianchini, Le labbra tue sincere”).

Un grazie a Juri Bossuto e Simone Ciabattoni

6639 battiti di mani. a Juri Bossuto. 66 volte bravo a Simone Ciabattoni, che, per la prima volta, candidatosi alle elezioni di circoscrizione, (la 4, Parella, a Torino), ha riportato un ottimo risultato.

Da ricordare, per entrambi, la carenza, anzi, la nullità, dei mezzi di informazione. Una sproporzione mai vista. E poi, che non si dica che i mezzi di informazione non risultano importanti.

Ieri pomeriggio, mentre con Simone osservavamo i flussi dei risultati, sezione per sezione in uno dei totem messi a disposizione dal Comune, pensavo, sulla soglia dell’1,5% a quanto labile sia la memoria nell’elettore. E nel militante politico. Anche oggi, sul posto di lavoro, commentavo con alcuni colleghi i risultati elettorali. Non so se la lista Federazione della Sinistra sia fuori dalla storia, compresi quei 6.639 voti, so per certo che ha fatto breccia il “voto utile” di veltroniana memoria: “l’elettore, per paura di far vincere Coppola ho votato Fassino”. Voti andati per simpatia e mancanza di informazione. Quanti avranno letto il programma dei grillini? Quanti quello di Sel o quello dell’Idv? Quale voto? Mercato, identità, protesta? D’accordo, questa volta l’affluenza è stata maggiore e quindi questo ha inciso sulle percentuali. Il richiamo, ancora una volta del voto utile. La scomparsa del terzo polo, in quanto sovrastato dai grillini. Questo, questi, erano gli argomenti questa mattina. Peccato che non si ricordassero, i miei interlocutori, come tantissimi altri elettori, che quest’inverno, davanti ai cancelli di Mirafiori, insieme alla Fiom, c’erano tantissimi militanti della Federazione della Sinistra. Bossuto e amici di Ciabattoni compresi. Fassino, e molti del Pd, non li ricordo. O, se erano lì davanti lo erano per sostenere il si di Marchionne.

Ho provato a chiedere, questa mattina, quanti ricordavano cosa prevedeva l’accordo di Mirafiori. Pochi, quasi nessuno si ricordava cosa prevedeva quell’accordo. E se alcuni diritti sono stati compressi in uno stabilimento, anzi, in due, tre, altri diritti sono compressi nel mondo della scuola, con la precarietà. Ho provato a parlarne con l’amico prof. Marco Revelli, proprio della vicinanza della Federazione della Sinistra agli operai di Mirafiori. “Gli operai, forse, si affidano di più proprio alla Fiom, che la forza la possiede”. Effettivamente, il peso della Federazione è modesto. Abbiamo parlato anche delle allenze, e probabilmente, il fatto di “correre” da soli, non paga. Probabilmente anche questo ha inciso.

E proprio di questo, discutevo oggi. Nel 2006 si erano sfiorati 40 mila voti, con Rifondazione comunista, oggi, invece, con la Federazione, siamo fuori dal Consiglio Comunale. Dove sono andati a finiretutti quei voti? E i militanti? Nel serbatoio dei grillini? In quello dell’Idv? In Sel? Difficile dirlo. Giustamente, come afferma Juri Bossuto, la rabbia è tanta. Peccato che proprio quei colleghi e quelle colleghe, si lamentino sempre, soprattutto in questo periodo, con il solito refrain: “quest’anno mi daranno la nomina?“, oppure, “certo che con tutti questi tagli, il carico di lavoro è aumentato enormemente” o ancora, “nella scuola mancano tante cose“e tanti altri motivi che hanno preso il ritmo delle sole lamentele. Poi, all’atto dell’unico momento utile, quello di partecipare ad uno sciopero, il loro atteggiamento diventa da free-rider. “Tanto non cambia niente”, e nel frattempo è cambiato tutto. E siamo tornati ai tempi dei padroni delle ferriere federf. Penso che sia un atteggiamento culturale, di egoismo incancrenito, uomini e donne incapaci di guardare il prossimo. Capaci di salvaguardare le proprie tasche.

Proprio a scuola, dove a guardare i ragazzi, le ragazze e l’incognita del loro futuro si rende necessaria la volontà di organizzare per loro un mondo migliore, diverso. Educhiamo loro alla raccolta differenziata e nello stesso tempo li spingiamo ad una concorrenza spietata fin da piccoli. Perché non sappiamo offrire loro buoni esempi. I corsi proliferano, come le teste piene, mentre mancano le teste ben fatte. Un po’ come i bar nelle scuole. “Odio gli indifferenti”: forse sarebbe utile una bella ripassata di Gramsci. O studiarlo, per chi non lo ha ancora fatto. Forse gli scioperi tolgono qualcosa nel presente, 40 o 50 euro, ma potrebbero dare un segnale diverso, la voglia di avere certezze, di conquiste, stabilità. Forse perché lamentarsi non costa nulla. E’ l’impegno che costa tanto. E allora, ecco che i circoli, le sezioni sono vuote. I giornali si leggono poco, tranne quelli distribuiti nella metro o nelle stazioni che si limitano a riprendere un cocktail di notizie dei poteri forti mediatici.

Penso sia utile tornare all’impegno. Come ne hanno profuso molti militanti per una buona riuscita della Federazione. Come Juri, come Simone. Come tutti gli amici di Simone. A gennaio, le parole d’ordine, nelle battute finali del convegno di Micromega erano state chiarissime: in ogni luogo, associazione, circolo, posto di lavoro, impegnatevi e informate. Parole prese davvero alla lettera dagli amici Juri e Simone. Sguardo volto agli studenti, al futuro di tutti sul posto di lavoro. Per combattere questo stato di cose. E l’indifferenza.

Piero Fassino non lo scordare mai o stai con la Fiat o stai con gli operai

Lo slogan “Piero Fassino non lo scordare mai o stai con la Fiat o stai con gli operai” intonato dai compagni della Federazione della Sinistra nella biciclettata del 12 maggio 2011 assieme al candidato sindaco di Torino Juri Bossuto! Uno stupito Sergio Chiamparino, sindaco uscente di Torino, ode lo slogan mentre si trova a pranzare in un ristorante all’aperto con degli amici. Nel video seguente Chiamparino ripreso dalle telecamere.

Juri Bossuto e Simone Ciabattoni

“Impatto devastante della precarizzazione delle condizioni materiali d’esistenza sulla vita affettiva....”, leggevo Zygmunt Bauman, questa mattina, mentre, col mio solito treno mi recavo sul posto di lavoro, precario, insieme a tantissimi altri precari, o, senza “fissa dimora lavorativa”. Bauman,  interprete della crisi attuale, di questo terzo anno di crisi….”in questo treno che passa, in questa vita di merda”, risuonava nelle mie orecchie  una nota band italiana salentina. Libro e musica, interrotte da una telefonata mattutina. Un compagno di lavoro, licenziato. Fatto accomodare, fuori, dalle mura di una fabbrica. Disoccupati, precari, in mobilità, respirano, invisibili si narrano, alcuni posti avanti al mio, e l’aria sembra impregnata dai loro lamenti.  Un treno, come le scuole che impastano come lievito i racconti degli ultimi, e alla fine ti rendi conto che quei racconti sono simili, dove la cifra finale è la sofferenza, l’incapacità di giungere a fine mese, dove le disuguaglianze tra ricchi e poveri aumentano sempre piu’. E allo  scendere dal treno, degli invisibili, anche quei,  sedili incapaci di raccoglierne le forme, paiono raccontare quelle loro sofferenze, le loro grida. Un tempo senza un orizzonte temporale certo. Per tantissimi. Con un governo e una maggioranza che indifferenti vanno avanti insensibili. Allure istituzionale? Macchè….neanche una comunicazione, del cambio di maggioranza, di governo. La centralità del parlamento, soggetto e non oggetto. Un Parlamento poco considerato da un governo che è una fiocina negli occhi di molti. Spero che queste elezioni amministrative diano un segnale diverso, capace di porre un argine, un’inversione di tendenza. Spero in un’ottima riuscirta, di Juri Bossuto al Comune di Torino e di un giovane, in circoscrizione, Simone Ciabattoni.

Intanto ci apprestiamo all’ennesimo sciopero, pur di farci sentire…Indigamoci, anche se non è sufficiente.

Simone Ciabattoni, candidato FdS circoscrizione n. 4 Torino

Nascita Federazione Giovanile della Sinistra (ricevo e pubblico, da Simone Ciabattoni)

Ricevuto e pubblico da Simone Ciabattoni

Come giovani iscritti alla Federazione della Sinistra, la nostra volonta’ e’ quella di unire sotto un’azione politica comune le giovanili dei principali partiti che la compongono fgci e gc, al fine di collaborare tutti insieme nel nome dell’unita’. E’ importante che i giovani ritornino a fare politica in un futuro sempre piu’ incerto, bloccato nella morsa del precariato e della disoccupazione giovanile, che in Italia sfiora il 30%. Nostra intenzione pero’, e’ anche quella di far partecipare ragazze e ragazzi ancora esterni a questo progetto politico che ne condividono il programma e la visione anticapitalista della societa’. La Federazione nasce con l’intenzione di unire, all’interno di questo progetto, movimenti, associazioni, singoli compagni e compagne, che hanno come riferimento storico- culturale, gli ideali comunisti, socialisti, pacifisti, ambientalisti, femministi, antifascisti; collaborare e cercare di unire le altre realta’ della sinistra torinese ad esempio i laboratori dei giovani impegnati nell’associazionismo e movimenti studenteschi. Non sara’ per nulla facile, ma la passione politica e la volonta’ che la fds possa realmente essere considerata come una forza in grado di essere utile nella societa’, ci stimola nonostante sicure difficolta’ di percorso. E’ bene che i giovani compagni e compagne, si impegnino a fare politica perche’ la partecipazione e’ l’essenza della democrazia. In relazione alla richiesta dei compagni gc nella riunione del 3\3\2011 di trovare un portavoce per facilitare i ” ponti ” comunicativi si e’ deciso di nominare Ciabattoni Simone

Dove è la politica

Il testo scritto da Simone Ciabattoni pone implicitamente una domanda: dove è la politica a fronte di dati afferenti persone “in carne ed ossa” che non riescono a trovare collocazione (e non solo “posto a tavola”) ma solo e semplicemente, visibilità? Simone ha un’età compresa tra i 15 ed i 24 anni, fascia di età piagata e piegata dalla disoccupazione pari al 29%, percentuale in aumento se confrontata con il dicembre del 2009. E dato che Simone nel suo articolo ci descrive anche una condizione femminile, è utile ricordare le statistiche che ci indicano come il tasso di occupazione femminile è pari al 46,5%, in rialzo si, ma pur sempre basso.

Occupazione precaria, flessibile. Occorre un serio piano per il lavoro dinanzi ad una situazione così drammatica, e invece, dove è la politica? Una carenza di politica, ma anche, a mio modo di vedere una carenza nel fare politica, poco rispettosa della prassi costituzionale. Utile ricordare le parole del Presidente della Repubblica: “irricevibile”. Governanti poco abitutati a maneggiare la Costituzione. Si, questo è un Paese politicamente alla deriva, capace solo di offrire, grazie alle immagini televisive che inondano le nostre case, (a tutte le ore), un’opulenza ostentata, mentre la realtà è altra. Altrove. Nelle fabbriche, quelle aperte, nelle scuole strapiene di precari, nelle mense, alla Caritas, per le strade. Altrove. Dove non si ha voglia di guardare. Dove? Nei portafogli degli italiani, con i redditi in calo (le statistiche nei giorni scorsi ci descrivevano un calo nel periodo 2006-2009 pari al 2,7%). Come ci ricorda Marco Revelli,la povertà non è solo un dato numerico, è anche questione di mediatori e mediazioni culturali. Attiene la testa ben fatta non solo quella ben piena”. Televisione, immagini, ipnosi collettiva”. Già, finché la barca andava, finché la ruota girava…e tutti eravamo presi nel e dal meccanismo inclusivo del consumo, in quanto consumatori, la realtà, o/e, la “voce del padrone” stentavamo ad ascoltarla ed a riconoscerla. Ora, dopo anni di delocalizzazione selvaggia, di shopping dei diritti, (dove i processi di delocalizzazione si son fatti sentire? proprio dove viene meno il rapporto tra Stato, sovranità, territorio e cittadinanza) eccoci ora sentire voci imponenti, camuffate da referendum, “dammi tutto in cambio di nulla”, “votate o altrimenti chiudo”. Stracci di contratto si, grazie alla generosità abbondante di “gazzettieri con penna sempre a portata di mano. ”Affermazioni e richieste, quelle, (dammi tutto in cambio di niente) che si perdono fin dalla notte dei tempi come la sproporzione esistente fra il reddito dei manager e di chi lavora e produce. Dove è la politica quando si chiedono riduzioni di pause, aumenti di produttività intesa come intensità del lavoro, straordinario non contrattato, limitazione del diritto alla malattia? Dove è questo Governo che permette “omogeneizzazioni” al ribasso? Ma il problema non riguarda il solo settore privato. Simone ha sollevato, da studente il problema che esiste anche in chi lavora nella scuola. Se nel privato, know-how, condivisione degli obiettivi e dei processi di tutti i lavoratori, consenso, pari opportunità sono elementi di economicità di un’azienda (partecipazione e democrazia!!!) ma solo per alcuni, anzi, per pochi, (così dovrebbe essere) anche nell’ambito scuola, dove regna la presenza costante, anno dopo anno, del 50% dei precari, le condizioni di lavoro a mio modo di vedere non sono poi tanto differenti. Perchè i precari devono essere esclusi dalla partecipazione di momenti così fondamentali all’interno di quella che è la comunità scuola? Comunità formata da: insegnanti, insegnanti di sostegno, educatori, ata di tutte le forme, imprese di pulizie: con contratto a tempo indeterminato, determinato, di fatto, di diritto…vogliamo continuare? (e’ un Paese civile, questo? che non permette di provare a immaginare il suo futuro perchè la cosa grave è che questi Governanti, così facendo, così operando, lo cancellano il futuro. Perché, mi viene in mente un esempio che mi tocca da vicino, i precari Ata, nelle scuole sono destinati, ogni anno, a cambiare scuola, nonostante siano necessari, utili,soprattutto se inseriti in un certo percorso formativo educativo? perché non stabilizzarli? Perché, pur essendo privi di formazione specifica, nelle scuole dove sono iscritti e frequentano ragazzi sfortunati, diversamente abili, gli Ata, non possono “aprire una trattativa” con il dirigente scolastico, per quanto riguarda il cammino ed il percorso di quei ragazzi ? Coinvolgere gli Ata, ad esempio nella commissione hc; coinvolgerli a partecipare a colloqui con i genitori e incontri anche con i fisioterapisti, se necessario. Coinvolgere i lavoratori nella crescita e nella formazione. Quello che non si capisce è che se non si investe nella scuola questo Paese è destinato ad un continuo decadimento. “Non esiste cultura politica (ricordava la sociologa Chiara Saraceno) all’altezza e abbiamo una cultura imprenditoriale che usa la flessibilità senza investire nel capitale umano”. Identico modo di operare nella scuola. Qualcuno investe sui precari? L’argomento sarebbe da approfondire perché nelle scuole quale crescita ci potrà essere senza partecipazione?

Un’ultima notazione: le diseguaglianza sociale e territoriale, crescono. Questo Governo continua a sostenere come un mantra che la disoccupazione in Italia, grazie agli ammortizzatori sociale, è ferma all’8,6%. Gli ammortizzatori, prima o poi, sono destinati a terminare ed è utile ribadire che sono utilizzabili solo da coloro che hanno un contratto a tempo indeterminato. I giovani, come Simone, non ne avranno diritto. Dove è la politica se non ha approfittato di questa grave crisi economica per produrre vera politica e non “nani e ballerine”?

 

Intransigenza. Le ingiustizie e le menzogne…dell’accordo

2326; 20; 9; 49,91%

2326 i No usciti dalle urne di   Mirafiori.

20 gli impiegati che hanno avuto   il coraggio di dire No al ricatto.

9 la differenza effettiva se…”al netto del voto impiegatizio i si hanno vinto per nove voti”.

49,91% gli operai che restano privi di rappresentanza a Mirafiori.

Il 51 % tanto ricercato da Marchionne non è così uscito dall’urna, bensì “50% piu’ nove voti”, che come ci ha ricordato Eugenio Scalfari, “non fanno il 51% (ne mancano ben “41 di voti”!).

Il 49,91 % è privo di rappresentanza, a Mirafiori. Tutto normale?

Con questi dati mi reco all’appuntamento di via Perrone,a Torino, a prendere parte ad una utile conferenza su analisi e ingiustizie dopo l’accordo di Mirafiori. (Ingiustizie che ci portiamo appresso ormai da decenni, a dire il vero).

 

Sabato 22 gennaio, ore 15.30, Torino, via Perrone 3, Sala Monaco.

Le ingiustizie e le menzogne dietro il piano Marchionne”.

 

Relatori. Cataldo Ballistreri, rsu; Giorgio Airaudo, Fiom; Gastone Cottino, professore emerito università Torino; Oliviero Diliberto, portavoce Federazione della Sinistra. Andrea Rivera alla chitarra e a metà incontro Margherita Hack in collegamento telefonico.

Il colpo d’occhio è magnifico. Sala piena. Occupo posizione grazie ad un posto riservatomi dagli amici Simone, Andrea e Marilisa.

Inoltre, Armando Petrini, Luigi Saragnese.


Penso a quei 2326 no, al bisogno di solidarietà e di vicinanza che necessitano, in un mondo dove “uno ride”, acuni “godono”. In questa sala i lavoratori incontrano la precarietà, il mondo della scuola, la politica. Si danno appuntamento al 28 gennaio. Anche prima. Una giornata in cui, secondo Airaudo, ci sarà l’apoteosi di un movimento che non vuole questa riscrittura del capitale e lavoro. Una riscrittura dove solo uno è il vincitore, il “win-win”.

Cataldo ci racconta un po’ di storia, dagli anni ’70 in avanti, sulle conquiste del movimento operaio ora messe in discussione: pause, mensa, malattia. Tutte rimesse in discussione con alcune compiacenze: il fronte del si. Cataldo, a proposito dell’indennità di malattia non retribuita, evidenzia come, anche la privacy sarà superata, in base a quell’accordo, dal giudizio espresso da una commissione. Nominata da chi? Nel momento in cui l’operaio produrrà il certificato medico (ora senza diagnosi) tutti saranno a conoscenza del suo stato di salute, “superando” così la professionalità di un medico.

Gastone Cottino ci “rispolvera” l’importanza di alcuni articoli della Costituzione: 1, 3, 35, 41. Ci narra qualcosina di Gobetti e della necessità di una “intransigenza”.

Prima di Airaudo la telefonata di Margherita Hack, con il suo grazie alla Fiom, ai lavoratori che hanno vissuto in prima persona una grande battaglia a nome di tutti. Un plauso a tutti i lavoratori. A quei 2326, alla Fiom, ai sindacati che hanno detto No.

Airaudo ha analizzato il voto, dai no, ai 20 impiegati, che hanno votato no perchè conoscono bene la realtà della catena di montaggio, dove un’operazione dura un minuto, un minuto e mezzo al massimo; dove una pausa ridotta di dieci minuti ha un valore elevatissimo per il recupero psico fisico e non per il suo valore monetario. La pausa ridotta infatti, oltre a non essere di dieci minuti è, analizzandola bene, di 40 minuti. La pausa ridotta, è l’equivalente di diciotto centesimi l’ora, pari a circa un euro al giorno. Un caffè. Trentadue euro al mese. Come ricordato da questo blog, senza rientrare nel computo del Tfr. Diventano 40 perchè la pausa mensa verrà spostata a fine turno, quando le forze sono ormai al culmine, quando la “resa”, un po’ come avviene per la curva dell’attenzione, si avvia a scemare. Airaudo ci parla di empatia, di solidarietà, di chi “seppur un mutuo, una rata, un figlio all’università, votero’, dovro’ per forza votare si, ma tu, voi della Fiom, continuate la lotta anche per me”. Continua il suo racconto, Airaudo, nell’aver incontrato gente alla fermata del tram che sente il bisogno di “toccare” chi crede in un’idea diversa, di chi crede che solo il conflitto sociale porta qualcosa nelle tasche dei lavoratori e non una firma veloce su uno straccio di accordo”, distribuito, con coraggio dalla sola Fiom. Toccare chi ha avuto con la lotta, grazie alla lotta, il coraggio di dire che “il re è nudo”. Airaudo ci ricorda ancora una volta come gli ipotetici 3600 euro in piu’ sono semplicemente una ipotesi, di qualche cosa che è fittizio, non esiste, come “la finanziarizzazione dell’economia”. Euro derivanti dallo straordinario, pari a 120 ore, se “l’azienda vorra”. Airaudo ci ricorda come il costo del lavoro per prodotto sia pari al 6% e “competere comprimendo quel fattore” significhi non avere le idee chiare su formazione e innovazione. Viene tirato in ballo l’esempio dell’industria di tessitura di Bergamo, dove i telai vengono cambiati ogni sei mesi, al fine di prevenire “scopiazzature” cinesi. E quei telai, a chi sono venduti? A proposito di cinesi. Li si cominciano a registra aumenti salariali, qui si segue la strada opposta. Intanto i lavoratori, causa cassa integrazione hanno perso 8000 euro dal proprio già magro bilancio annuale.

Snocciola Airaudo dati e diritti “andati in fumo”: malattia, sciopero, rappresentanza. Diritti previsti e garantiti dalla Costituzione. Ci ricorda ancora che lo scambio lavoro-diritti nella versione Marchionne, non ci porta affatto verso la Mitbestimmung cioè la co-gestione dei sindacati tedeschi della IG-Metall presenti nei consigli di sorveglianza della Volkswagen. E non porta neppure alla partecipazione all’azionariato ottenuta dai sindacati americani.

Airaudo ci parla di brevetti che mancano, in questo Paese. Ci troviamo negli ultimissimi posti nel deposito di brevetti. Ultima la Grecia. 650 mila auto prodotte in Italia da circa 22.100 operai. Eccesso di offerta. Il mercato e non solo quello mondiale riuscirà ad assorbire? Possibile che non si riesca ad immaginare un nuovo modello di mobilità? Quei 2326 no non verranno lasciati soli, così come non verrà lasciata sola la città ora che si sta ricomponendo una sorta di ricucitura, dopo lo strappo degli anni ’80.

Infine l’intervento di Oliviero Diliberto: la crisi consiste nella scellerata politica di distruzione della scuola, della formazione e della ricerca. In sintesi, Tremonti, Marchionne, Gelmini sotto braccio. Mentre altri Cesare ridono.

 

Occorre una dura Intransigenza.

Arrivederci al 28 gennaio.

 

Un 46% di No. Una responsabilità da allargare. Sciopero generale

L’immagine è volutamente inserita in questo modo. Mi piace vederla così, in orizzontale, e forse perchè mi ricorda una quasi parità, quella ottenuta dall’esito referendario.

Un referendum “viziato” in origine, con l’ ipotetico rifiuto di un risultato: il No. “Se passa il no, vado via”. E nemmanco i monumenti ne vogliono sapere. Un monumento fasciato da una sciarpetta Fiom nel centro di Torino.

Un referendum passato col si, grazie a 441 voti impiegatizi (20 hanno avuto il coraggio di dire No). Un voto impiegatizio, “crocettato” prevalentemente da “Capi Ute” (qualche quotidiano ci ricorda che il merito è anche dei “pipistrelli”, dediti cioè al lavoro notturno. Solo 9 voti di scarto fra i due fronti se prendiamo in esame il voto delle tute blu (carrozzerie). In definitiva, 54% si, 46% no. Ora, qualcuno dovrebbe rivedere alcune cose. Rimettere in discussione. Tutto. Utilizzando quell’intelligenza che è mancata. E che non ha invece fatto mancare il senso di divisione. “Dividi e impera”, per qualcuno. Forse piu’ di qualcuno. E magari anche qualche sindacalista di professione. Perchè, e vorrei ricordarlo ad un lavoratore intervistato su La Stampa che auspiacava il si, che non è vero che “si possono poi migliorare gli accordi”. Ma dove è stato girato questo film? Quando si apre una fessura, questa, prima o poi diviene un cratere. E quante fessure, negli ultimi anni sono state aperte?

Piuttosto, cerchiamo di analizzare cosa si nasconde dietro questo investimento, un vestito da spaventapasseri. O meglio, non, “nascosto”, ma “non detto”.

No, un lavoro senza diritti non è un lavoro. Se non si è liberi di scegliere cosa, non sarai libero.

L’entusiasmo, nella notte passata davanti ai cancelli, è stato enorme. Moltissimi operai. Empatia, ci ricorda nella sua lettera Barbara. Tutela della Costituzione e dello Statuto dei lavoratori (affinchè non diventi statuto dei lavori) ricordava Simone Ciabattoni proprio davanti ad alcune telecamere in attesa dei risultati. Una domanda: ma insieme al prof. Marco Revelli, nello studio televisivo, alle 23.30, in collegamento da Milano, non doveva essere presente anche Bonanni? Forse era raffreddato. Speriamo….non gli venga decurtato….”il giorno di malattia”. Telecamere che “sono mancate” a Mirafiori e tra gli operai in genere prima del referendum e a ritroso negli anni; telecamere accese in ritardo, piazzate come in un set cinematografico; telecamere proiettate su questa classe operaia, lasciata sola. Soprattutto da una forza politica che ha rescisso il legame con il movimento operaio, per puntare “all’equidistanza fra operaio e imprenditore”. Per fortuna la sinistra-sinistra c’era. Con la Fiom, ovviamente. E cobas, slai cobas. Telecamere, invece, che non fanno mancare la loro presenza per la “difesa dall’attacco dei giudici” del Presidente del Consiglio, in un noto tg. Davvero, troppa sproporzione. In tutto. Quel 46% dimostra che la classe operaia non è andata in Paradiso, ma esiste. Il dialogo con loro, fra loro e per loro non si è interrotto il 15 gennaio, a risultati avvenuti. Il dialogo continua. Deve continuare, collegandosi con le vertenze dei precari. Perchè Mirafiori e precari non sono disgiunti. Anche dentro quel contenitore i diritti sono stati “toccati”. A proposito di precarietà: domenica prossima (come previsto dal Collegato lavoro) scadono i termini per impugnare i contratti di lavoro precario davanti ai giudici. I precari con 36 mesi di anzianità si attivino presso un sindacato.

Cerchiamo di allargare questo ampio ma piccolo fronte di responsabilità. Non lasciamo solo questo “46%” che poi sono persone, in carne ed ossa. E spesso lo si dimentica. Soprattutto i “padroni delle ferriere” e quelli a cui piace vedere i film ma senza farne un’analisi di cio’ che hanno visto e senza documentarsi su cio’ che vedranno. No, gli accordi di questo tipo, non sono migliorabili.

Allarghiamo il fronte alla precarietà della scuola. E’ miope la visuale di chi sostiene “ho famiglia, voto si”; forse proprio perchè si ha famiglia, e figli, bisognerebbe liberarli, questi figli, da queste gabbie che il neoliberismo ha costruito intorno ad essi.

Empatia e Costituzione, ricordavo. La lettera di Barbara ci ha ricordato che ognuno di noi ha avuto, ha, una madre, un padre, un fratello, parente, amico che ha lavorato a Mirafiori. E quanto del nostro rapporto affettivo ci è stato tolto, perchè quello scatolone enorme, nella sua pancia, “ci rubava un affetto”. Ma solo chi è dotato di una forte sensibilità e memoria storica puo’ capire e ricordare certi sentimenti. Proprio per tale motivo, ho deciso di visitare, oggi, l’allestimento della mostra “Arte e Shoah”, a Torino, presso il Museo Diffuso della Resistenza. (Corso Valdocco, 4/a). E che vi consiglio di visitare. Al piu’ presto.

...”Ma dove il forte vuole prevalere, imporre la propria supremazia, esiste sempre uno debole, una vittima…e allora il corpo diventa un involucro svuotato della sua essenza, violentato nella dignità, spogliato dell’animo e dei sentimenti…”(opera di Luca Zurzolo, “Stessa carne”, 2010).

Per terminare, i numerosi post-it lasciati a centinaia, a ricordare cosa è, cosa dovrebbe essere la nostra cara Costituzione, quella che qualcuno vorrebbe smontare.