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Bucon d’or

To, 2G 18 10 2017 foto Romano Borrelli.dolce SidaHo fatto la sua scoperta da circa un paio di anni, esattamente agli inizi di questo meraviglioso “viaggio” che comincia il primo settembre di ogni anno e che si chiama scuola: meraviglia, stupore, dolcezza quando lo vidi all’interno della vetrinetta.. No, non è certo la scoperta dell’America ma con “l’oro”e con “l’ora” ha molto in comune. Provando a declinare il nome è un “bucon d’or” e davvero tale, almeno per me, ed i miei sensi, è stata la sua scoperta. “Rinascimentale”. Un arricchimento al “piacere”.Chi lo ha detto che il piacere, a scuola, deve essere solo “D’Annunzio”? E al piacere nel portarlo in giro, con me, lo presento con classe. Un bollino “Sida”, il pacchetto rosa e via. In classe, che a dire il vero è tutta sua, del “bucon d’or” e anche tutta…”loro”, questa volta, senza apostrofo…Loro, di classe, per l’ora della classe, di religione. Quando entra in classe, i ragazzi, le ragazze, non scattano in piedi, sull’attenti: non ve ne è affatto il bisogno, e si che per  loro, “i bisogni”, e’ un argomento principe e da assimilare. Gli studenti e studentesse attendono, in “religioso” silenzio, il loro turno per assaporarne la sua bonta’. E ai “consigli” si tace, un attimino, dandogli parola e noi i nostri palati. Ma di chi o cosa stiamo scrivendo?Ma del bucon d’or , il dolce di classe, della classe il preferito e apprezzato. Ha quel gusto leggermente mandorlato, e nella “mandorla” si sa, artisticamente troneggia il “buono”, “il vero”. Il misericordioso. E se ne siamo tanto golosi, bhe’, non importa . Alla pasticceria Sida, l’anno della misericordia non si è ancora concluso. E la “porta” è sempre aperta. E lui, il bucon d’or in “religiosa atesa”. E allora l’invito non puo’ che essere uno solo: “buon Bucon d’or”.

Uscita didattica. Tra le scuole di Valdocco

Valdocco To 29 1 2016.borrelli romano e 4 g GiulioAvevo intenzione di mostrare ai ragazz* di 4 G il telefono nero a disco di zia Mariuccia, la macchina da scrivere della nipote di zia Mariuccia (un tempo “la mia lei”) e il pannello delle cose “rottamate” in mostra alla fermata della metro torinese di Torino Porta Nuova256 1 2016 foto Borrelli Romano.Porta Nuova. Luogo di transito come tutte le stazioni e luogo dei “non luoghi” e  ancora rappresentazione quotidiana di un presepe capovolto. Una moltitudine di personaggi al lavoro, o diretti, disoccupati, studenti, operai…Personaggi in un continuo via vai. No, scherzo. Nulla di tutto cio’. E noi? Un passo indietro. La scuola si apre (ed e’ aperta a tutti, vedi costituzione) e noi, classe 4 G, usciamo. La classe? Sono tutti bell*, avvolti nei loro cappotti, giubbotti, sciarpe e si, anche in un velo islamico. Visi rosei e rossi, schiaffeggiati a tratti da colpi di vento mentre  altri “vendemmiati” da un sole di fine gennaio. Visi dolci e aggrazziati incorniciati dalla felicita’ che tutti noi abbiamo conosciuto e  conosciamo quando la gioia e serenita’ di cuore ci rapisce. Occhi neri, castani, azzurri, brillantati. Capelli neri, biondi al vento. Sono belli e leggeri come un soffio di vita. Ci lasciamo il cancello alle spalle e via,  e, “bomba o non bomba noi arriveremo a…”(vedi Venditti). E’ una uscita didattica,  non “fuga per la vittoria” ci tengo a puntualizzare. Non camminiamo, non corriamo ma danziamo semplicemente. Nella nostra “Schengen” scolastica di libera circolazione, tra un’ora e l’altra, non e’ mancata, con la classe,  una visita nella storia e nel presente -“futuro” delle scuole professionali (e non solo) salesiane. “La formazione al lavoro nell’esperienza di don Bosco e dei salesiani”.  Sembra il titolo di una tesi.  Difatti e’ la mia. Storia passata e presente con la 4 G. Il Cnos-Fap, il ginnasio, l’oratorio di don Bosco Valdocco, il primo della serie. Devo dire che camminare insieme ai ragazzi del mio Istituto sul campo di Valdocco in erba sintetica e mescolarsi per pochi istanti ad altri ragazz* delle scuole professionali e’ stato davvero emozionante. E poi i cortili, dove ci si mischia ancora, ci si contamina e ci si conosce. Occorre partire dai punti che ci uniscono e non quelli che ci differenziano. E a scuola si unisce, si cuce, si parte e riparte insieme. Le conoscenze, le abilita’ e le competenze. “Cosa sai fare?” “Nulla, rispose il ragazzo in  cortile nella Torino ottocentesca proprio su questo suolo. Bhe’  tranne che…fischiare”.  Giovanni, il prete dei giovani, rispose semplicemente:” ok. Arruolato”. Una….”competenza” di quei tempi. Ottocenteschi. A parte gli scherzi, esperienza positiva, la visita odierna. Da ripetere. Nulla da dire. Una foto nel cortile di Valdocco, tutti insieme. L’odore delle officine nei ricordi che hanno forgisto tantissima gente, l’olio, il grasso, il sudore, gli anni’70, molto della Torino che e’ stata ed e’ in queste dale ora di ricreazione. Una panchinaTorino 29 1 2016 foto Borrelli Romano per sederci (nei pressi) un salto “dolce” alla Sida, due mele (gentilmente offerte da Veronica)29 1 2016 foto Borrelli Romano.Torino e.. il rientro. A casa. Emmm…a scuola. E il coro della classe quando questa la possiede:”Prof.prof. quando ci riporta?” La visita e’ piaciuta. Torni a scuola/casa soddisfatto con loro. Ps. E pensare che solo alcuni mesi fa, questi modelli di scuola li studiavo alla luce delle innovazioni e modifiche legislative…Oggi invece…provo a narrarli.

In metro

20150925_184836Torino. MT.Metro torinese.Tra una spallata e l’altra, sulla metro, di tutto un po’. Una olimpiade mattutina per conquistare quei pochi centimetri utili per non rimanere sulla banchina. A bocca aperta. Pressati, pressata la borsa, pressato il giornale e le idee.Eppure c’e’ chi riesce a ritagliarsi ulteriori centimetri per una limatina alle unghie, chi si giura “sempre”, chi ri-gira “Verdone e Jessica e ‘o famo strano”, e chi dorme in piedi…fino a “next-stop is…”.Mentalmente preparo la mia lezione: tratti salienti della stanza del figlio o colpa delle stelle? E se fosse “analisi e riflessioni su Kafka e Tolstoy?” Next stop is…

Oggi 30 settembre..ieri 29 settembre…”seduto in quel caffe’….”E se fosse: “raccontatevi con una canzone?” In fondo…cosa vogliamo?teste ben fatte o teste piene? Seduto in quel caffe’…

Ps.A fine giornata si cosa voglio:  Il caffe’ ci sta e la torta (Sida) pure! 30 9 2015 Torino.foto Borrelli Romano.torta Sida

Storie nel…”piattino”

E alla fine venne la pioggia. A Torino. Annunciata. Sperata. Dopo il caldo killer ecco affacciarsi in locandina “temporali tropicali” in un luglio di fuoco ma con “la tregua alle porte“. Pare il titolo di un film, andato, “Il nemico alle porte”. Ma non lo è, in questo luglio senza mezze misure. In lontananza il cielo torinese è grigio (sembra altro film, il cielo sopra Berlino) e il vento alza polvere mentre le nubi non annunciano nulla di buono. Una, due, dieci gocce insistono e dopo tanto insistere daranno forma a pozzanghere di varia entità. Corso Principe Oddone e corso Regina Margherita divengono nel giro di un battito di ciglia “corsie olimpiche“: gente al ritorno dall’ufficio, mamme con “pupi” al seguito, giovani in libera uscita e saggi che contemplano le trasformazioni della città su questa “spina” dorsale. Corrono, giustamente, tutt*. Ripiego velocemente verso la Sida alla ricerca di un tetto, di un riparo. Sarà un temporale breve, penso, passeggero, estivo, come certi fuochi d’amore. Ordino un’acqua e menta, come una “saggia” anziana torinese, abitué del posto. La polvere osservata fuori dalle vetrine “alza” all’interno della sala polverosi ricordi letterari e frammenti di storie e di vite personali”. Poi chino il capo sul moleskine e roteo la penna che si  pronuncia in stanghette e svolazzi vari fino a comporre frasi. Quasi due secoli fa, da queste parti, a Valdocco, qualcuno era alla ricerca di una tettoia divenuto il primo cortile poi dieci poi cento cortili…La Sida mi offre riparo, una penna e un blocco. “Se il maltempo si protrae bhe’, nell’attesa, qualcosa scriverò…” così ho pensato Torino 24 7 2015.foto e scritto Borrelli Romano.Intanto osservo fuori dalle vetrine mentre “va ora in onda una maratona continua”. Tutt* infatti corrono sotto la pioggia, ormai fradici e zuppi. Senza misure. Mentre scrivo penso alla Chiesa di ieri, luogo di rifugio e di frescura che aiuta altri a ripiegare oggi, cosi immagino, probabilmente ad verso altro “riparo” così come un 31 agosto di un po’ di anni faTorino 24 7 2015 foto Borrelli Romano Da qualche parte (in quella Chiesa) la giovane suorina- sacrista avrà lucidato a dovere il piattino argentato pronto a contenere e raccogliere “corpo glorioso“. Un gesto che si trasforma simbolicamente nel suo “raccoglimento” di vita nel suo incontrare: il piattino non ha anche la funzione di raccogliere quanto di più sacro possa esistere nella storia di una persona? Mi piace pensare quelle movenze gentili della suorina in questione rotesa verso l’accoglienza del prossimo, al servizio di persone che si raccontano si raccolgono e si accolgono e mettono tutte se stesse in quel…piattino. Un gesto reciproco, come bozzoli che si aprono dispiegandone le ali della libertà. A turno, in coda, Senza “perderne” una…briciola di quel pane che si chiama vita, degli altri. E allora mettersi in coda e immaginarie una sorta di Esodo non potrà che essere un piacere.

Poi, dal mio punto di vista, osservare una “coda”, (di cavallo!) è sempre un “Belvedere” (ah! la mia Belvedere a Porto Cesareo!) oltre che…un piacere per un’estate da…”ponytails“….Ci raccontiamo su qualcosa?

Tra caldo e calore a Torino

Il caldo e l’afa, a TorinoTorino dai Cappuccini, 19 luglio 2015. Foto, Borrelli Romano, proprio non vogliono mollare la presa e ce li sentiamo addosso. Sulla pelle. Gli eritemi da sudore non si fanno mancare. E si “gratta”. Mica ci facevamo mancare anche questo no? Vorrei continuare a svelare i sogni, miei (un paio) e dei ragazz* annotati in giro nella scuola,foto  Borrelli Romano ma i fogli di questi racconti preferisco srotolato per i giorni che verranno e così preferisco staccare e rimandarne il racconto e la sua traiettoria a  data da destinarsi. Parto dal p.m. (pomeriggio). Sul tram, capita di origliare storie, cosi come al mercato, al tempo in cui tutto si smobilita e tutti smobilitano. Cartoline da Torino. È il cuore del pomeriggio e in queste scatole di ferro grigie e blu che si chiamano tram si contavviene al “divieto di parlare al conducente” e “obliterare entro la prima fermata dopo quella iniziale del percorso”: le macchine obliteratrici, almeno di questo tram, non funzionano. Il via vai  interno , direzione conducente, è continuo e i discorsi identici: trovare cioè un’annata simile a questa cosi “condizionata” dal caldo. “Quando il peso delle parole”…”Era da 150 anni”, ” no, era dal 2003″ risponde pronto un altro, “ricordo le vacanze a Roseto degli Abruzzi, l’anno della finale di Champions, Juve-Milan, vista in piazza Castello, e sai, c’era ancora  lei con le scarpe regalate da lui, che erano nuove simili ad un tappeto da salotto”….”già hai ragione quell’anno che poi lei lasciò lui…””no”, interviene un altro sullo stesso sfondo calcistico,  “è dal 1994, quando si disputava Argentina Grecia ai tempi del Mondiale USA. Ricordo che c’era una pizzata di piazza in piazza Statuto, all’aperto…noi, cioè gli artefici del racconto, davanti ad uno….”screen wall”. Questo è il tema dominante. Potrei continuare ma  ad “Università'” devo scendere. Una voce metallica femminile dice: “Università” cosi metallica come ho sentito in altri luoghi e piazze, lontane da qui. Devo  ritirare dei libri. La copisteria mi rimanda ai ricordi della tesi, l’ultima, ovviamente, con la prima pagina, la sua scrittura dedicata… Entro, pago ritiro. Mi dirigo verso Piazza Castello: fontane sold out.Torino 23 7 2015 foto Borrelli Romano Il caldo è davvero infernale. Decido di rientrare. La gola è secca. Vorrei un’acqua e menta. Pochi passi e sono alla Sida. Entro.” Acqua e menta, per favore”. Mentre la sorseggio lentamente, in vetrina, in attesa di qualcuno, è in bella mostra una tortaTorta Sida. foto Borrelli Romano simile alla mia, quella della tesi, di due settimane fa. Saprei a chi regalarla per festeggiare e sfogliare ancora la tesi e brindarci su, su quello e questo di  record. Di laurea e di calore. Fa caldo. Nei pressi,  una Chiesa. Si sa che oltre ad essere luoghi sacri sono anche luoghi freschi. È quasi buio. Entro, mi siedo. C’è una funzione ma non sono qui per pregare: sono soltanto un accumulatore di fresco. Dalla sacrestia entra ed esce una sacrista: una giovane suorina espleta quelle funzioni che un tempo…accende delle luci ed ha un microfono in mano. È gentile nelle sue movenze. Io intanto vago nel tempo e nella storia “mangiando” del tempo, incurante che allo stesso tempo, una flotta di zanzare ha trovato il loro pasto tra i miei piedi. Esco. Oramai è tardi. Il loro dovere lo hanno fatto. E si gratta. Mica poteva mancare questo.

Tra sogni e realta’

20150714_090530Ancora sogni e spezzoni di quelli e personaggi che li disegnano che al mio risveglio hanno avuto l’effetto riempitivo della testa, al pari di fumo e ancora fumo. Mi sbrigo e corro alla ricerca di un blocco, la penna dello zio Vito regalatami  per l’ultima laurea,  al fine di appuntarne frammenti, di sogni e di vite. Cartelline colorate di “maturi”, suddivise per sezioni, banchi e temi sui banchi scritti con pennarello indelebile,  hanno avuto l’effetto di dare corpo a personaggi che in qualche modo animano le notti e i sogni e i giorni dando loro nomi e anni scolastici di riferimento che mi indicano gli autori sul banco. “Frugo” cosi nelle loro sensibilita’ e vite e costruisco  attraverso i loro segni “a perenne” ricordo. M.ad esempio ha “mangiato tanta solitudine e malinconia che alla fine della scuola si descrive obesa e si rappresenta con un cerchio. Poverina.Ma tanto non ci credo. La stessa aveva festeggiato da poco i suoi 18 con il suo amore: una collana di caciocavallo era stato il regalo per la “maturita’”di un amore.Cosi pensava. Cosi credevano. Anche S. e’ triste perche’ e’ finita. A stretto giro di posta, cambiando penna, R.risponde loro con “filosofia”: “Non piangete perche’ e’ finita, sorridete perche’ e’ successo” (Scriveva:” Me lo ha detto Marquez”). Aristotele pensava che in ogni tragedia ci sia un inizio, un centro, una fine…come cominciamo? Con quest’ordine? O un altro? Cominciamo dalla bellezza, allora, perche’ abbiamo la fortuna di incontrarci. E sorridiamo. A prescindere. La giornata continua…ma non era un sogno? Gia’ forse era un sogno che intrecciava la realta’ o forse erano o sono entrambi. Non importa. Basta inizisre a scrivere e misurare e misurarsi.La faro’ breve. Altri personaggi e storie li raccolgo e accumulo per me, da fissare sulla carta e….li conservo nel blocc. In futuro provero’ ad animarli. A proposito. Il caldo e’ intenso. Decido di “scroccare” un po’ di fresco, ma non voglio inflazionare questo modo di dire; oggi, infatti, mi va di pensarmi come un accumulatore di “fresco” e fresche speranze. La Sida e’ aperta e cosi immagino  anche il fresco “condizionato”.  Convergo, entro. Saluto. Mi accomodo, ordino una acqua e menta e….”accumulo”. Saluto.Saluti.

“E, sono quattro (lauree)… Laurea in tempi da record”

“Scusate,  volevo sbalordire tutti”.  O quasi. La prima,  l’avrebbe detta Sartre. Anche io volevo provarci e

ho sbalordito molti.

Ecco giunta finalmente la mia quarta laurea … Ci sarebbe da ridere (non ne dovrebbe bastare una?). Non so ancora se è quella che mi ha dato maggiori gratificazioni – di certo, potrebbe e dovrebbe essere quella che darà una svolta alla mia futura vita lavorativa. Vita lavorativa iniziata in fabbrica, quella fabbrica che ti forgia anche il carattere e che non si dimentica mai! I compagni di lavoro, come si potrebbe mai dimenticarli.
Ho sudato, credetemi, davvero per questo ultimo fine – penso sinceramente di essermelo meritato. In Italia non ti regala nessuno niente se non hai dei Santi in paradiso è vox comune. Però, ripensandoci, sì: è frutto di un sogno cullato, inseguito, programmato e al penultimo esame, un sogno quasi messo in discussione, per colpa di una banalissima stanchezza. E non solo. Ma “il non solo” ormai non minteressa più. Fa parte del passato e io vorrei tenere solo le cose buone. Quello che interessa, e che mi inorgoglisce, è il fatto che dalla prima volta che mi accomodai su una sedia di una di queste aule universitarie, “correva” il  20 settembre 2010. L’ultima, il 9 luglio 2015. Sì, neanche cinque anni. Scusate se è poco.image1

Torino. Giovedi mattina, mentre ero ancora intento nella ricerca della mia camicia bianca e giacca blu, molto “Tsipras”, ecco suonare il campanello di casa. Lo zio Vito, di buon mattino, è passato a “prendermi”  per “riversare” il contenuto di questo “bellissimo” libro blu che si chiama tesi. Zio Vito, giunto da Ivrea per partecipare alla mia ultima “discussione”. Il volume in mano sulle scuole professionali salesiane e le leggi che hanno caratterizzato il panorama di quelle dal 1978, e l’ultima “cantata” sulle scale. Ok è tutto a posto. La porta è richiusa. Penso a Platone: qualcuno vorrebbe lasciarlo fuori. Come che sia. Mi manca qualcosa? Qualcuna? Sono rilassato. L’ansia si è diradata come la nebbia d’estate. Bisogna far presto. Il tempo stringe. Valdocco e il mio quartiere, di quà, il Duomo di là. Nel mezzo un caffè “Sida”. Luca aspetta alla Sida, la Sida e la torta alla frutta aspettano noi e la commissione d’esame e gli amici aspettano me e cosi pure la sedia per l’ultima seduta, la prima a tempo di record. Saliamo in auto. Il navigatore dello zio segnala “via don Bosco”. Inutile ogni distrazione. Anche l’auto ne ricorda l’appuntamento. Nel cortile sprechiamo una manciata di chiacchiere. Coriandoli di saluti a quanti,  fogli alla mano,  sobo intenti a ripassare. I miei,  li ho lanciati da poco nelnon dimenticatoio. Ora i pensieri convergono sul “libro” blu. Stringo fortemente il  volume che racchiude cinque anni della mia vita e che per nulla al mondo lascerei… o forse si, per una causa davvero nobile e per chi merita davvero gioia e felicità. L’orologio che batte le sue ore ogni quarto d’ora da quasi cinque anni tanti quanti “il mio domicilio” pre-serale eletto qui (in realtà suona  da chissà quanto) batte “45” dopo le 11. Il Direttore mi chiama. Convergo insieme ai presenti. La presentazione: “correva marzo del 2014 quando il candidato ha ottenuto la laurea triennale, oggi si presenta per…”. Ho ripensato a quel giorno, a quella felicita’ dimezzata, non completa, al voler fare e rifare qualcosa di ancora piu bello e grande, per me e per …l’amore. Una lettera.Ha 15 minuti per presentare il suo elaborato… Parto… 15 minuti corrono via come non avevo immaginato. Avrei voluto dire questo, quello e ancora altro… Comincio dal “cuore”: con la legge 845 del 1978,  un anno dopo la nascita del Cnos-Fap… e dipano grappoli di conoscenze mischiati a fili di ansia. Parte la bella presentazione del relatore poi quella bella del controrelatore, le domande. Mi accomodo fuori. Mi richiamano. Rientro in classe, mi accomodo per l’ultima volta. Mi sistemo la giacca alla Tsipras. L’acclamazione, il battito di mano degli amici. Il mio è nel mio cuore. Me lo merito. Ho accorciato le notti per arrivare fino a qui. Ora è terminata! Il pubblico ha tra le mani l’applauso da far fuoriscire…. questione di secondi,  eccolo: “E’ partito! ” Ho portato a termine una grande impresa, almeno dal mio punto di vista. Son passate due notti soltanto eppure continuo a sognare che devo preparare la tesi. È una gioia grande, immensa. La dedico ai miei, al fratello, ai Salesiani di Valdocco Maria Ausiliatrice, (Valdocco che è il mio quartiere) che mi hanno permesso di reperire ogni materiale possibile e girare liberamente nelle scuole professionali e negli archivi, agli amici, a Luca, a Domenico,  a sister, a Laura, alla maestra, Angela e le sue poesie, alla matematica e matematici, a “BuBu”, al Professor Carpinelli (storico presso l’universita’ di Torino, per anni) con cui abbiamo collaudato le tesi, a suo tempo, per quelle precedenti, al Cnos-Fap regione Piemonte, a prof. E prof. sse,  amici/e,  a chi c’era e chi no, ai compagni, allo zio, ai ragazz* delle scuole che ho incontrato in questi anni, forse sfiduciati, e fiducios, ma mai rassegnati. Aristotele diceva: “I giovani non sono sospettosi perche’di male non ne hanno avuto ancora visto molto; sono fiduciosi perche’ non hanno ancora avuto il tempo di essere ingannati”.

Un altro mondo è davvero possibile.

I ringraziamenti al Direttore ISSR, alla commissione, al Relatore e Controrelatore. “La seduta e’ tolta”.

Sulla tavola la torta attende. Riavvolgo personal ente il nastro della memoria… accendo lo smart-phone, “puntualizzo” su Jovanotti…”Il piu’grande spettacolo dopo il big-bang…”…Ho scritto una bellissima pagina di storia che rimarrà per sempre. Una corsa… terminata nel migliore dei modi possibili. Un grande spettacolo… dopo il big-bang.

Scusate, oggi, senza alcuna falsa modestia, quel che otterrò in futuro è soltanto frutto di immensi sacrifici e testimonia che di santi in paradiso ne ho davvero avuti pochini. Ringrazio tutti coloro che mi hanno in qualche modo aiutato, stimolato ad affrontarli tali sacrifici. Grazie di cuore! E, sono quattro!

Foto Borrelli Romano.2 7 2015 Torino.ultimo esameFoto Romano Borrelli.Torino.2 7 2015 ultimo esame

Torino 9 7 2015.foto Borrelli Romano

Foto Romano Borrelli.Torino luglio 2015 laurea-teologia-romano-borrelli

P.S.
Avviso per gli amici naviganti. Il blog da oggi è raggiungibile direttamente con il dominio romanoborrelli.com

1 Maggio

Torino 1 maggio 2015. Piazza  San Carlo. Foto, Romano Borrelli

Torino Valdocco.2.5.2015 foto Borrelli RomanoE così è passato anche il primo maggio…….solo un affacciarsi……..Qualcosa aveva tolto anche l’entusiasmo di scrivere due righe.  Forse la mancanza di chi doveva essere presente e invece manifestava la sua assenza. Lavoro, dove sei finito? Una giornata un po’  sottotono, forse, con una strana sensazione addosso, quella di essere stato un tantino “ingabbiato”  lungo il breve percorso, o “incappato” come molti tra “cuscinetti” blu, ora per strada ora sotto i portici di via Roma. E così, un salto dalle parti di Valdocco dove era di scena la storia.

Un caffè, la colazione, senza mail, presso la pasticceria Sida. Tra i giornali, il profumo della rivista sul bancone che si confondeva con profumi migliori, provenienti dalla pasticceria. Sfoglio la rivista e……………….sorpresa, l’articolo scritto tempo addietro. Sul bancone una moleskine. L’afferro, scrivo due pensieri…..

ps. In un periodo dove tutto corre velocemente, un pensiero a Senigallia, un anno dopo l’alluvione.

Buona Pasqua

Torino 5 4 2015 dalbalconcino.foto Borrelli RomanoDal bslconcino.Foto Borrelli Romano.To 4 4 2015Tutto ormai e’ quasi in fiore.E splosione di colori.Esplosione di boccioli Rosa. Bianco. Ciliegio. Pesca. In una natura che rinnova e si rinnova. Alberi dsi tronchi scuri e chiome frondose e coloratissime che incorniciano il circostante.  E poi uova come simbolo di rinascita,  di vita.  Di cioccolata e sode. Da colorare. Perche’ si sa,  colorare ci rende piu’ rilassati,  a tratti bambini felici e contenti.E allora, colori amo.  Dire, fare,  baciare,  lettera,  testamento. Fiori,  colori,  festa.

E non solo il venditore di fiori e piante sommerso  da quelli e queste sotto il suo tendone multicolore mentre accoglie l’uscita dei fedeli dalla Santa messa.  Le campane in ogni luogo annunciano la Pasqua. La gente accorre per fruire “dei Beni spirituali”. Rinascita,  Risurrezione dopo tanta Passione. Le Chiese traboccano di gente e le campaneTorino 5 4 2015.foto Borrelli Romano a festa dettano i ricambi per ogni santa messa per i fedeli.  Chi entra e chi esce. Quotidiani,   fiori e colombe sono indicatori che la gente si riappropria,  oggi,  del proprio tempo libero.  Un’infilata di case su case,  profumi di cibo dalle piu svariate provenienze Torino 5 4 2015.foto, Borrelli Romanoe una babele di  lingue  aiutano a comprendere quanto affacendate siano ai fornelli tante casalinghe.  Fa freddo, parecchio. Un caffe,  espresso,  ristretto,  un dolce di distensione,  made in Sida e una buona Pasqua a tutt*Torino 5 4 2015.foto,Borrelli Romano

Nel pomeriggio l’atteso concerto dal balconcino Torino 5 4 2015.dal balconcino.fotoBorrelli Romanonella sua veste sempre calda e accogliente nonostante qualche goccia di pioggia annunciata. Il benvenuto e gli auguri per tutti fin quasi  sul limitare della via dei Mercanti. Strette di mani da parte di tutti gli attori di questo spettacolo che va avanti da…140 domeniche e per ognuno dei presenti un bicchiere di rosso per rendere più  famigliare l’incontro che scivola via come sempre piacevolmente. Tra musica,  canti,  canzoni,  poesia e cantiche su Porta Palazzo e gli ultimi,  i barboni,  senza valigie,  esclusi o autoesclusi come difesa della propri autonomia e identita e ancora  comicità e altro ancora per uno spettacolo “dal basso ” e democratico oltre che partecipato. Bello osservare inoltre la partecipazione del pubblico. Universitarie, universitari, pensionati, opera*, impiegat*, insomma un pubblico variegato. Torino 5 4 2015.balconcino.foto Borrelli RomanoTorino 5 4 2015 il balconcino.foto Borrelli RomanoSul finire ombrelli aperti e struscio per le vie del centro torinese.

Sul fronte cittadino e dell’offerta culturale da registrare “nell”uovo”la sorpresa di un quasi tutto esaurito nelle strutture di recezione: l’85 % infatti e’ stato prenotato.
Torino 5 4 2015.piazza Castello.f.Borrelli Romano

Su al Colle, giù dai colli

 

Torino 30 gennaio 2015, Maria Ausiliatrice. Natale Gherardi in attesa. Foto, Romano Borrelli

Torino 30 gennaio 2015. Neve a Torino. Foto, Romano BorrelliGiornata di neve a Torino. Giornata di sorprese. Mentre a Roma, “su al Colle” a Torino, “giù dai Colli”. Mentre a Roma qualcuno scrive la storia  con un nome tra i candidati,  al Colle,  “Gigino”, a Torino, un incontro fra il Rettor Maggiore dei Salesiani, don Angel Fernandez Artime,  successore di don Bosco e Natale Gherardi, cooperatore salesiano dal 1938. Torino 30 gennaio 2015. Maria Ausilaitrice. Il Rettor Maggiore, successore di don Bosco incontra Gherardi Natale. Foto, Romano Borrelli.Torino 30 gennaio 2015, Maria Ausiliatrice. Incontro tra Rettor Maggiore, successore di don Bosco, Artime e Gherardi Natale. Foto, Romano Borrelli  Una piacevole sorpresa.  E quanta emozione. Torino, Valdocco, come era, come è e come la vediamo. Torino ieri, Torino oggi. Un Rettor Maggiore famigliare, che si informa su come è Torino, i giovani, la scuola, il lavoro. Torino 30  gennaio 2015, Maria Ausiliatrice. Il Rettor Maggiore, Artime, successore di don Bosco consulta il Vangelo del 1938 regalato da altro successore, don Ricaldone a Gherardi Natale. Foto, Borrelli Romano.Su come la vede Natale e come l’ha vista,  Torino, con le sue trasformazioni. E la scuola, dalla Boncompagni di Torino in avanti. La scuola, le sue riforme, la didattica, la pedagogia, il sistema preventivo e gli esami. Di ieri e di domani. Natale e via Ravenna. L’Oratorio, il primo e i vari direttori. Natale, Torino e la guerra. Gli spezzoni. L’amicizia con il nonno di Elena e Serena, “della Sida”. Natale e la sua fabbrica, il cartone. Il lavoro. Gli incontri.  E come tutti gli incontri, pubblicati e prossimamente da pubblicare  sulla rivista, un altro era in formazione, sotto forma di dolce,  un “dolce incontro” , la pasticceria Sida e l’intuizione delle sorelle Elena e Serena: “una mail a pranzo”.  Incontro reso ancora più piacevole e famigliare dai racconti  di altre  grandi storie del nostro territorio alla vigilia della grande festa del santo sociale torinese, don Bosco. Un invito a Gherardi ma in realtà esteso a tutti, per domani, 31 gennaio 2015.  Una storia che continua.

Torino 30 gennaio 2015. Maria Ausiliatrice. Il Rettor Maggiore, Artime, incontra Gherardi e Romano. Foto, Romano Borrelli.