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Firenze-Faenza -Bologna

firenze-foto-borrelli-romanoLasciata Firenze,  le sue meraviglie e bellezze,  la destinazione e’ Faenza. 100 km di strada ferrata e “quasi mare di colline” e oceano di alberi spogliati e senza parrucca bianca,  separano il capoluogo fiorentino con la citta’ romagnola,  adagiata  quasi al confine con la Toscana. A meta’ strada,  un saluto al luogo natio di Dino, (Campana)  a quello dell’amore sui con Sibilla,  alle rose e al loro “viaggio chiamavano amore”.  E uno sguardo quindi al contenitore di tutto cio’: Marradi,  terra di sagre e di castagne (tutte le domeniche di ottobre).  Un’ultima occhiata a qualche documento,  la’ dove studio’ il grande Dino Campana (presso i Salesiani),  Istituto non piu’ dei Salesiani e un altro a quel che resta dell’edificio  in via di ristrutturazione.  faenza-3-1-2017-sales-d-bosco-foto-borrelli-romanoSuperato il portone di un antico e nobile palazzo,  l’atrio,  ecco a sinistra una “manica” dove sono collocate  aule,  forse luighi per corsi universitari,  forse logopedia.  Numerose targhe ne ricordano il direttore e i benefattori e ovviamente,  il passaggio di Dino Campanafaenza-3-1-2017-foto-borrelli-romano. All’interno del palazzo si apre uno di quei cortili cosi tanto simili ai  quelli salesiani,  fondamentali nella pedagogia di don Bosco20170102_171259 20170103_211935. A chiedere che ne è  stato di tutto cio’ alcuni ne sanno davvero ben poco.  Un gruppo di ragazzi si ritrova tutte le sere,  nel cortile,  un ritrovo, forse ignari di chi era don Bosco. Faenza e’ una bellissima cittadina dotata di  una stupenda piazza,  “Del Popolo”,  colorata al suono di una musica;  un loggiato,  un Duomo,  Cattedrale,  20170102_171259del 1400 (iniziata nel 1474 e terminata nel 1515)circa,  il cui vescovo è  Monsignor Mario Toso.  faenza-3-1-2017-foto-romano-borrelliUna scalinata,  una fontana ed un albero di Natale separano quello della piazza.   faenza-3-1-2017-foto-borrelli-romanofaenza-3-1-2017-foto-romano-borrellifaenza-3-genn-2017-foto-borrelli-romanoUna staffa di cavallo con due porticati e tanti localini uno piu bello dell’altro. Il freddo e’ pungente e nella nebbia ci si perde. Nebbia fitta e luci e dolci melodie si spandono nel centro cittadino. Su molti scalini che dividono porticato e loggiato sostano elfi e babbi natale. A sera la piazza del mercato e’ un posteggio con macchine in sosta per chi ha deciso di consumare la serata in citta’,  in centro,  scegliendo tra uno dei molti  locali aperti.  Al mattino,  prima di riprendere la strada verso Bologna,  non mi faccio mancare una buonissima colazione presso il bar Rossini,  gia’ testato in precedenza. Le ragazze del bar  sono affabili e professionali. Il locale e’ animato,  pur essendo passate da poco le 7 del mattino. Sul bancone fanno sfoggio paste che si presentano davvero buone. 20170103_081830Il cappuccino è  servito in un tazzone enorme che andrebbe bene per due clienti.  Sui tavolini,  ogni tipo di quotidiano aspetta per diffondere a moltitudini di mani le voci del giorno ptima. La Voce e’ uno di questi. Due chioschi di giornali distribuiscono alcune copie di quotidiani a clienti appena arrivati li in bici. Dopo aver pagato e scambiato qualche parola con i giornalai, le bici si perdono,  tra le stradine di questa graziosa cittadina. Ma per perdersi,  qui, basta davvero poco. Nebbia. faenza-3-1-2017-foto-romano-borrelliTutto è  famigliare e i rapporti cordiali;  animano il centro rare persone a piedi che recuperano il centro della piazza per buttare l’occhio a terra dove luci di ogni colore disegnano chissà  cosa di speciale,  per poi sparire alla mia vista, verso la lunga via Mazzini,  la direttrice che avvicina alla stazione.faenzs-2-1-2017-borrelli-romano-foto20170102_170711 La stazione e’ al fondo del viale,  subito dopo l’Istituto di ceramica. Il mio treno e’ annunciato. Bologna e’ li che aspetta,  come sempre. Faenza e’ bellissima. Ci tornero’. Peccato che l’Istituto Salesiano non esista piu’ dal 1999… Faenza,  anni fa la abbinavo ad un treno,  una canzone,  un viso di una cantante timida,  giovsne,  una maturanda,  degli anni ’90,  la Pausini. Ora so che Faenza e’ davvero tantissimo. Molto. Faenza e’.. 20170104_084128bologna-4-1-2017-foto-romano-borrelli

Un viaggio chiamato amore

“Questo viaggio chiamavamo amore” e’ terminato. I titoli di coda scorrono velocemente mentre TFF Torino p.zza Castello 27 11 2015.Borrelli Romanova avanti, sequenza dopo sequenza, ancora per qualche giorno.20151127_182941 Fa sempre piacere rileggere una pagina di storia, quella di Sibilla Aleramo e Dino Campana. Provare a inquadrarla, oggi, diversamente da ieri: il carteggio, la prima guerra mondiale, italiano, storia e psicologia. Oggi con qualche strumento in piu. Qualche nozione da restituire a scuola. Quando in una classe la storia e la scuola non sono due sofferenze. Massimo  T. di Giunti afferma che “Una donna” e’ un libro da comodino. Dopo averlo rivisto, (film) e in merito ad alcune scene, pensavo dicesse da…”letto”. Ma era Campana che era un…tipo. Nonostante fosse lui a voler scrivere un tipo, di lei. E, “baciarle la mano”. In ogni caso ha ragione Massimo quando afferma che e’  un ottimo libro.. Infatti uno lo custodisco nei pressi, del comodino, mentre questo che ho appena comprato, da Giunti, mi serve per regalarlo. Anche la scuola e'” un viaggio chiamato amore”. Una passione. Fa freddo, questa sera, a Torino,  ma fuori si sta bene e sotto la luna piena pure. Nell’aria vibra vento gelido e polemiche sul Dome, il pallone posizionato in piazza Vittorio: 22 metri per 16 in una piazza “aulica”. Nell’aria risuonano ancora musiche e danze di donne nella giornata contro la violenza sulle donne, quando era mercoledi, sotto l’atrio di Porta Nuova. 25 11 2015 foto borrelli romano.porta nuova Probabilmente e’ l’effetto Campana. Via GaribaldiTorino bia Garibaldi 27 11 2015 borrelli romano e’ una poesia, scritta da una L28. A dire il vero e’ un pochino piu’ lunghina e  mi sembrera’ fra qualche ora non piu’ una ragazzina ma una bellissima.. trentenne. Gia’ perche’ l’85 e’ l’anno in cui mori’la Morante e l’anno in cui nacque un’altra grande passione.  E’ l’effetto tempo. Sara’ una L 30. La percorro tutta e la srotolo. Poi torno indietro, in piazza Castello. Il presepe e’ pronto. Sull’albero invece ci si lavora. Costeggio la Facolta’di ieri, il mio passaporto per oggi. Un biglietto. Per un viaggio chiamato amore.

Je suis “en terrasse”

20151121_074156Torino, 21 novembre 2015.Ore 7.00. La citta’ ancora assonnata si stropiccia gli occhi, un po’ annebbiati come a tutte le sue ore, del giorno e della notte. Il cielo  di Torino “piange” lentamente e il freddo e’ pungente. Dal soffitto lattiginoso il cielo  piange di dolore. Sono stretto nel mio cappotto: e’ di qualche anno. S. ci lascio’ le sue impronte e il suo odore e un po’ di quell’azzurro-verde dei suoi occhi, uno piu’ verde dell’altro, mi diceva, fino a quando pensai fosse giunta l’ora di vederli da vicino. Trmendamente belli e profondi. E cosi mi avvicinai sempre piu’, a lei, fino a quando, lei, si allontano’. “Si dice che se non altro i luoghi serbano una lieve impronta delle persone che li hanno abitati. Impronta: segno incavato o in rilievo” (Dora Bruder, Patrick Modiano). Mi stringo nel suo interno (del cappotto) per patire meno il freddo, una borsa arancione con libri e giornali mi accompagna, direzione  Porta Susa. Diciamoci la verita’: ho voglia di poter dire “je suis en terrasse” e godermi la liberta’, per e di questo viaggio. Voglio staccarmi da pagine quotidiane di giornali e tg e vedere un po’ cosa capita al fine di poter rispondere alle numerose domande dei ragazzi,a scuola, (terrorizzati) relativamente a quanto accaduto a Parigi e ilsuo riflesso. Scale mobili, biglietteria. Allungo 109 euro per un biglietto di prima classe a Roma. E il ritorno, a parte. Sono le 8.00 e la freccia 9615 per Roma Termini spunta ed e’ pronta. Semaforo verde. Pronti, via, sfreccia. Arrivo previsto: 11.55. Qualche sedile piu’ avanti una giovane donna estrae libri da una borsa in tela con tante scritte: “Paris”.  Mi piace, l’idea. La osservo e lei si sente osservata nella sua borsa. Mi sorride. Ha uno sguardo alla Laura Morante, “una donna”. Mi piace. Avrei voluto porgerle delle rose. “In un momento”. “Giornali?” la domanda di una signorina  trenitalia che spunta dal fondo del corridoio. E si posiziona col carrello aggiungendo   un “dolce o salato?” Poi lentamente dopo tanta fretta della durata di 45  minuti “infiliamo” sotto le volte di Milano Centrale, poi,  e’ la volta del passaggio veloce da Bologna sotterranea, e Firenze con la sua pioggia obliqua che si stampa sui finestrini. Il finestrino e’ un foglio le gocce una scrittura. 15 minuti di ritardo e…sono a Roma Termini. Scendo dal treno. In  molti attendono oltre i varchi. Sotto le volte di Termini. Militari “corredati” di fucile e forze dell’ordine, pure, posizionati ora qua ora la. Compro due biglietti metro e mi infilo nella pancia direzione Battistini. Ad Ottaviano scendo dalla metro. Avrei voluto fotografare la scritta “Ottaviano” e altro ancora ma alcuni militari mi avvicinano e mi intimano  di mostrare il cellulare dicendomi che “e’ vietato fotografare: “ordinanza”! Mi chiedono di cancellare se ne ho gia’ fatte altre, di foto. Mostro lo smartphone. Ok. Penso: “Divieto di filmare e fotografare. Zona militare”. Un passo cosi identico a quello di pag. 123 del libro “Dora Bruder”. Cosi identico ancora a quello di  pag.128 Dall’alto  della metro stavo osservando le arcate di quella e gente in attesa, coi loro segreti, di perdersi verso i 4 punti cardinali. “Ora posso andare”. Esco su viale Giulio Cesare: due o tre camionette sono disposte lungo l’accesso alla metro. “Divieto di filmare o fotografare”. Piove. Allungo verso la Feltrinelli. Da qui torno indietro e mi dirigo verso San Pietro. Militari e gruppi di fedeli. Piove insistentemente e  la gente fuori mi pare in numero inferiore rispetto al solito. La gente comunque e’ fuori ugualmente. Fossimo a Parigi diremmo “En terrasse”. Velocemente raggiungo Santa Maria Maggiore e forse qui e’come sempre. Un paio di militari che c’erano anche altre volte. Il tempo stringe. 20151121_164102Il tempo e’ brutto. Il tempo e’ poco. Fuori piove e piovono ricordi mentre passano tram: “Marta di qua, Marta di la, questo non si dice e quello non si fa. Marta, Marta..”Il 5 ne  copre le voci e i ricordi. “Si dice  che se non altro i luoghi serbano una lieve impronta delle persone che li hanno abitati.Impronta: segno incavato o in rilievo” (Patrick Modiano, Dora Bruder).20151121_164013Raggiungo Termini, i varchi di accesso ai binari: incontro alcuni compagni della Fiom di ritorno dalla manifestazione. Sono le 17. Il treno parte. Ho raccolto materiale a sufficienza da raccontare ai ragazzi lunedi a scuola: alla quinta e alla quarta. Mi son fatto una idea.Tutta e solo mia.