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Francesco, una carota… al “merito”…questione di fiducia

Giornata di sciopero, per la scuola, sinonimo, quest’ultima, da un po’ di anni, di tagli e spese da ridurre. Senza controllo, a piu’ non posso. Il cuore della società che viene colpito, ferito, mortalmente. Così come feriti senza considerazione i suoi  lavoratori. E chissà per colpa di chi, senza stipendio, ora, almeno per una parte dei lavoratori precari. Illusi, a fine agosto,  di poter essere stabilizzati. “Una, dieci, cento carote”, a Francesco. Dopo il bastone. Una carota al cuore della testa.  E pazienza per i cinquanta euro. Li sommiamo agli altri. Non sono persi.  Vero “Francesco mediatore”? Non sono persi. Quando è l’idea che conta, quindi,  occupati delle cose che contano.  La richiesta di oggi, anzi, le richieste, stabilizzazione, piu’ soldi perchè molteplici sono le mansioni svolte dai lavoratori, e piu’ scuola. Davvero ve ne è bisogno. Forse ci sarebbe meno ipocrisia, meno opportunismo. La scuola non è un’azienda.

Bella giornata, a Torino. In compagnia di Juri Bossuto a parlare anche del suo libro.

Indisponibili

A Torino è cominciato l’autunno. Caldo? Non si sa. Minuscole goccioline, di tanto in tanto, ci bagnavano. Torino, una città con circa 76 mila studenti e con 12.400 borse di studio erogate nell’anno accademico (con un importo da 2mila a 4.500 euro l’anno: borse ora a rischio?). In Piazza Arbarello, luogo storico per le partenze delle manifestazioni studentesche, sono già in tantissime e tantissimi per la manifestazione indetta dalla Rete degli Studenti, per dire no. Studenti e lavoratori della scuola, insieme, per dire no “alle politiche della scuola del governo”. Un’ora di sciopero, invece, promosso dalla Flc-Cgil e un’intera giornata promossa da Unicobas. Chiedo a Igor Piotto, Segretario Provinciale Flc di Torino, perchè un’ora soltanto. “Abbiamo programmato pacchetti di sciopero da un’ora cadenzati ogni 15-20 giorni, per tenere alta alta la mobilitazione. Nelle precedenti assemblee non vi è stata un’ attenzione alta per uno sciopero da indire per un’intera giornata,e questo sicuramente spiegabile con la crisi economica e la conseguente perdita di salario che dallo sciopero deriverebbe. Penso che con oggi si sia aperta una possibilità. Esiste un movimento in piazza e noi ragioneremo su questo. Se cambia il contesto nelle assemblee, noi siamo pronti. Il problema, ripeto, è di capire se vi è un movimento. E cosa ci chiedono i lavoratori nelle assemblee”. E la crisi economica, in città, picchia duro. Un mercato del lavoro che ondeggia sulla e nella crisi: diminuiscono gli avviamenti, aumentano i contratti precari, diminuiscono anche le famiglie che ricorrono “alla badante”. E nella crisi chiedo al professor di sociologia del lavoro, Luciano Gallino, se, negli ultimi mesi, qualcosa è cambiato, magari con un approccio diverso. Magari ipotizzando una riappropriazione del nostro futuro. “Rispetto ad un po’ di mesi fa, esiste un sintomo in piu’ che consiste nella partecipazione. Le varie facce della crisi spingono le diverse parti e componenti di lavoratori e studenti a trovare un accordo. Alla fine degli anni ‘70 l’ideologia legava il movimento; vi era una sorta di rappresentazione della necessità di cambiare, di “sbloccare la società”, come sostenevano i tedeschi. La crisi in atto è davvero forte; potrebbe avere sviluppi, imprevisti, sia a destra, sia a sinistra. Ricordiamoci della crisi degli anni ‘30. In ogni caso, ripeto, rispetto ad alcuni mesi fa, vi è piu’ partecipazione”. Personalmente ho optato per lo sciopero di sei ore. Pensando ad Ilaria studentessa di scienze politiche, specialistica, a Torino, che vorrebbe “vivessimo in un mondo migliore”. Con il sogno di un futuro, ma sembra che ci stiano lentamente togliendo perfino la capacità di sognare; ad Alberto, studente lavoratore di Scienze Politiche, lavoratore presso un grande centro commerciale, (“tasse universitarie elevate”)che non saprà se e quali corsi seguire, ai fratelli gemelli, Simone e Mattia Ciabattoni, bravi, meritevoli, ma forse, senza borsa di studio? Pensando a chi mi chiede di scrivere per denunciare con la penna, o la tastiera,una ingiustizia, perchè scritti nel nome della Pace.

Si fa un gran parlare di banchi sponsorizzati da privati e pubblicità che entra nelle scuole. Ma di loro, cioè delle persone che ho visto durante la manifestazione e ricordato ora? Del loro futuro? Oggi, e sempre, con voi, domani, con la Fiom, con Barbara e gli amici della Skf. Poi, voi con noi, perchè in ogni scuola, potrebbe nascondersi una Pomigliano.

Movimentiamoci”, con lo spirito di Genova.

Partecipiamo allo sciopero di domani 18 marzo 2009

Invito, i visitatori ad aderire allo sciopero e/o alla manifestazione regionale piemontese di domani contro i tagli del governo nel settore scuola; appuntamento in piazza Arbarello ore 9,30 Torino. Abbiamo più volte ribadito come le scuole pubbliche necessitino urgentemente di forti investimenti pubblici sia edilizi che di formazione di tutto il personale e non di tagli (investimenti che potrebbero rilanciare l’economia interna, invece di pensare a dare soldi alle banche o alle aziende per poi puntualmente delocalizzare la produzione): guarda caso riguardanti i lavoratori precari, ossia coloro che cercano di entrare nel mondo della scuola ed hanno competenze  professionali , senza timore d’essere smentito, di gran lunga superiori a coloro che sono di ruolo. Quantunque, se saranno effettuati, questi tagli toccheranno anche i lavoratori di ruolo in quanto una mole di lavoro in più si riverserà su di loro. La barca è una sola e se affonda non si salveranno coloro che pensano che non li possa riguardare: avranno dei figli? Allo stesso tempo invito a vigilare sull’operato di alcuni RSU e di lì a salire nella gerarchia, (stando attenti a non fare di tutt’erba un fascio) che, spesso e volentieri tradiscono le aspettative di coloro che dovrebbero rappresentare per puro opportunismo e convenienza personale: è ora di far capire loro che il lavoratore deve essere protagonista e che le deleghe in bianco non le si firmano con nessuno;  hanno sempre la possibilità di passare la mano “se sono stanchi di svolgere tal ruolo” ad altre persone che credono nel sindacato con la S maiuscola. Il sindacato siamo noi. Il lavoratore deve tornare al centro dell’attenzione, sia nell’agenda politica sia in quella sindacale per cui ribadiamolo con la nostra presenza alla manifestazione di domani.

P.s.

Informo e vi ringrazio per il nuovo record del Blog di 487 visitatori di ieri 16 marzo 2009; aggiungendo andiamo avanti insieme!

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