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1 dicembre

20191201_185401Novembre alle spalle, dicembre alle porte, giornate si accorciano, ulteriormente, luci si accendono, precocemente, e con queste, anche il maestoso albero di Natale, posto in piazza San Carlo, a Torino.20191201_185438 Nella stessa piazza, il Presepe, con le 25 caselle, da “abbassare’ fino a Natale. Un tempo, non molto lontano (due anni?), tutto era concentrato in piazza Castello. Ricordo l’attesa, le luci, le autorità,  l’accensione, il rito, le camionette dei vigili del fuoco. Tre, due, uno, selfie a go go. Tutti stipati ammassati come un esercito di mosche, d’estate, davanti a prodotti zuccherino. Poi, per un mese circa, le vasche, su e giu,  ora li, ora qui, tra le bancarelle che fanno tanta montagna. Luci di Natale illuminano la citta’, e l’asfalto, reso ancor piu luccicante dalla pioggia che insiste fin dal mattino. Le bancarelle nei pressidel Comune smobilitano, complice la pioggia. Ci sarà, comunque,  profumo di zucchero, miele,  pace e armonia,  tra l’eterno dilemma “panettone versus pandoro”. Zucchero a velo e canditi. Tutto scivola velocemente come la giornata odierna, con la sua  “zona rossa” istituita per il ritrovamento di una bomba della seconda guerra mondiale, in zona San Salvario. Tram e bus deviati e punti di ritrovo per quanti, nella giornata di oggi, dovranno abbandonare le proprie dimore. A sentire il tg regionale,per gli intervistati, una giornata diversa. Molto.

Cala la nebbia

14 11 2015 foto Borrelli RomanoDopo l’estate nel cuore di Torino cala la nebbia. Da quanti anni non si vedeva la nebbia, qui,  a Torino?Torino 15 11 2015 Valentino.foto Romano Borrelli Di quelle che ti ci perdi dentro e non ne esci. Ieri avevo caldo e sete. Oggi  ho freddo e sono algido. La micrometeorologia locale non esiste. Un’insegna all’interno del parco del Valentino afferma  che sono attive le giostre a parture da oggi, almeno fino a gennaio: “Natale in giostra”. Quanti ricordi da queste parti. Ma come si fa ad andarci in giornate come quella di oggi? Non nel senso del meteo ma per i tragici accadimenti, gli attentati a Parigi. Un’ altra insegna indica per il Castello, dove forse e’ allestito un Presepe. Una rapida occhiata al circostante, fiume, parco, quartiere San Salvario, raccatto qualche ricordo e convergo verso casa, con la sporta dei libri sotto il braccio. Infilo la chiave nella toppa. Uno, due scatti e apro. Accendo la tv. Ho ancora un libro sotto mano, “La Ferocia” ma lo ripongo ben presto sul cassetto. Mi Incollo come un francobollo davanti alla tv per  cercare di capire qualcosina sugli attentati a Parigi ma non riesco a pensare. Solo rabbia per una situazione di impotenza. Una parola per Parigi: un abbraccio in tutta liberta’. Una canzone per Parigi: la Marsigliese.

Piovono neve e novità

DSCN3588DSCN3583Terminata la strana nevicata di ieri, (ma ampiamente annunciata)per il periodo,  trenta novembre, quando le cronache cittadine e le memorie personali raccontano che era il tempo della  nebbia a dominare sui giornali, radiogiornali e tv in genere, in questo periodo dell’anno,  restano sul selciato cittadino altre realtà poco usuali. Un paio di asini, ben coperti,  in attesa. alla fermata del tram, o forse in attesa di un desiderio chiamato tram, (e un cagnolino Dudù a far loro  compagnia) e il numero civico alla stazione super nuova di Torino Porta Susa, così, in vista di un incontro, d’affari, d’amore, di lavoro, ci si potrà dare appuntamento non piu’ ad una fermata della metro, ma “al numero civico 37 di Porta Susa”. Chi non scende al 37, per affari, lavoro, casa, love,  prosegue, destinazione Porta Nuova. Alcuni, parenti, amici, love, o forse nessuno,  l’accoglieranno, e probabilmente lo trascineranno in uno di quei  localini trendy a consumare qualche piatto raffinato in zona San Salvario e poi,  oplà, un giro in centro, da Piazza Carlo Felice, proseguendo sotto i portici verso via Roma e  Piazza San Carlo,  magari verso Cioccolatò dove sulla pianta della piazza sono sistemati numerosi tendoni tipo stand all’interno dei quali si puo’ gustare  ogni forma del  cibo degli dei. In fondo alla piazza, quasi sotto un orologio elettronico che indica giorno, ora, anno, gradi,  sedie sdraio “spalm beach” (che tanto sa di Nutella) stile mare pronte ad accogliere qualche deretano. E davvero, se non fosse per questo gelo pungente, sembra quasi di sentire il mare. Location interessante. Tornando al civico 37, invece, proporrei,  in prossimità dell’inaugurazione “binari uno  e due” e dell’ennesima sortita ministeriale al gran completo, l’installazione della classica buca delle lettere con la scritta: “segnalazioni utili al fine di migliorare il servizio”.

E dal 37 si accede, (ma se ne esce, anche) grazie alle scale  mobili, all’interno dell’avveniristica stazione. E dietro ogni persona che entra o che esce, esiste una storia, tante storie. Storie reali e storie di sognatori, esistenze chiuse in fantasticherie a tratti spezzate dalla realtà necessaria e necessitata di qualche incontro, come Nasten’ka. Non sono “Le notti bianche” ma giornate e storie imbiancate su Torino. Storie di persone che ora arriveranno “immancabilmente a casa”.  Il grattacielo Rai davanti. Alle spalle un altro “mostro” in cemento. Macchinette fotografiche, trolley, I-Phone di ultima generazione: il corredo di quanti arrivano e quanti partono. Un corredo provvisto di tutto, privo di una sola cosa: il lavoro. E proprio la mancanza di lavoro, spesso, spinge tantissimi ragazzi a partire.

Le scale mobili accompagnano, verso l’uscita e verso la pancia. Chi arriva da qualche  breve vacanza lo si sente raccontare, con enfasi, gioia, malinconia, a tratti, del tempo andato ma vissuto, liberato e ora in attesa del nuovo, da vivere, liberare, progettare. Racconti evaporati ma vissuti, di come era soffice la neve, per chi arriva dalle Valle d’Aosta, e di come era agitato il mare per chi ritorna da qualche riviera. Racconti, ricordi, di come è stato bello incontrarsi ancora dopo tanto tempo, e di quanto fascino generi  anche d’inverno il mare. (nonostante i cavalloni, il rumore, la schiuma, la spiaggia erosa, mangiata, modificata e i detriti accatastati in quella restante). Piovono parole di vicende altrui nelle orecchie. Racconti ancora di “come era buono il cibo in quel posticino, al tavolo 263, dove si servivano primi a base di frutti di mare, “gnocchi di porto”, “grigliata mare” (come non se ne vedeva), “verdure in padella” gustate con musiche di sottofondo”. E che musiche. “Claudio Baglioni, Avrai”. E forse avrà, o avranno.  E altra musica particolare, insistente negli ultimi periodi,  quella “cantata” da una pioggia insistente che batteva forte sui vetri, sul tetto a renderne più intima, gradevole  e accogliente la storia dell’incontro o del  ritrovo. Al tavolo 263 “il tempo trascorreva lentamente, a discorrere di tutto e di più. Il tempo pareva fermarsi,  cristallizzarsi”. L’estate era lontana, e così pure  il civico 37. Per questo, per la scala mobile, per la città, c’era ancora tanto tempo.

(foto asini in attesa, festa di quartiere)