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Otranto

Otranto 21 8 2015 foto Romano BorrelliNon si può non venire, a Otranto.  E cosi decidi e parti e vai. A Porto Cesareo e’ un sali e scendi continuo, un incrocio umano  fra un bus che va verso Gallipoli ed un altro che va verso Lecce: sembra Milano, stazione centrale: sliding doors. Qui puoi davvero incontrare tutta l’ Italia o quasi nel loro-nostro sali-scendi. Ragazzi,  ragazze, donne, uomini…muniti di tutto punto: code, trecce, cappelli e storie. E’ tutto stupendo e le piccole cose scomode le scrolli di dosso con una spallata, o, per meglio  dire, con una scrollata di spalle. Poi arrivi a Lecce e sali sul bus Lecce-Otranto per  un’ora circa di “tangenziale”. Concentro l’attenzione sugli ulivi e altre bellezze. Da Maglie (Lecce) ne cominci gia’ a sentire il profumo, di bellezza che aspetta. Hai solo un pensiero tra la testa: la voglia di goderti Otranto, l’aria e il panorama. Poi, quando cominci a vederla, con la Cattedrale i mosaici, faro di cultura, i suoi segreti e il mare e i suoi colori, i suoi meandri, tutto sembra sia rimasto tale e quale alla volta prima. La citta’ e’ bellissima cosi come ogni persona che si incontra anche quando non le conosci. Anche quando incontri giovani sposi, sorridi e ti sorridono. E capisci che e’ una bellissima storia, nell’anno del cappello.Loro lo sanno e vogliono dire a questo e altri scatti “per sempre” proprio sotto “il cappello”. Gli avvicini porgi loro gli auguri e dici:”una foto, vi porto a Torino, in viaggio”. E sorridono. E io pure. E allora dico: “Tanto di cappello”. Spero si vedano o si rivedano in queste foto. Lei è bella. Poca storia. Per gli altri.Per lui, una, tutta bellissima. Auguri! Vi Porto a Torino e….oltre.

Verso mezzogiorno qualche lacrima dal cielo e nuvole oltre. Non qui. Forse anche il cielo riconosce che è ora di rifare il trolley e piange qualche lacrima, come due amanti che stanno per lasciarsi, fino alla prossima. Mi fermo in un ristorante, “Da Fernanda”: ottimo, da dieci. Un primo, secondo, caffe’. Ci tornero’. Esco, un giro, una visita alla Cattedrale, i mosaici, qualche competenza in piu’ su di loro, i vicoli, le stradine.

Osservi, respiri, ti innamori del posto, del mare. Gli occhi non li staccheresti mai…di dosso da quel vestito ondulato, un mantello, una copertina, lievemente, mossa. Verde, azzurro, blu….ti stordisce. E ti viene da pensare: quasi quasi ci rimango, qui. Ad Otranto: tanto di cappello.  Otranto, sposi, 21 8 2015 foto Romano BorrelliOtranto 218 2015 foto Borrelli RomanoOtranto 21 8 2015,foto Borrelli Romano20150821_131744Otranto 21 8 2015 foto Borrelli21 8 2015 sposi Otranto foto Romano Borrelli21 8 2015.Otranto.foto Borrelli RomanoOtranto 21 8 2015 foto Borrelli RomanoOtranto, 21 8 2015, foto Borrelli RomanoOtranto.21 8 2015 foto Borrelli RomanoOtranto, 21 8 2015 foto Borrelli Romano21 8 2015 Otranto, foto Borrelli Romano20150821_134845Otranto.Sposi.21 8 2015 foto Borrelli RomanoOtranto 21 8 2015 sposi.foto Borrelli RomanoOtranto.Sposi.21 8 2015 foto Borrelli Romano21 8 2015, Otranto foto Borrelli Romano

Da Gagliano a Tricase-Spongano -Lecce

Lasciatomi alle spalle Gagliano Gagliano-Leuca (Le) 14 8 2015 foto Borrelli Romanoraggiungograzie alla littorina Tricase e poi Spongano. “Andiamo a fare un giro nel Capo?”  Dopo ferragosto, S.Rocco, festeggiatissimo da queste parti. Una provincia vastissima: Poggiardo, con il suo “prossimo” jazz, Racale, Sanarica, Ugento, Taviano, Melissano e per ciascuno piazze, birrifici, cantine, feste del contadino e storie di contadini e un “mangia mangia” collettivo e individuale e continuo di cibo casereccio;  dolci in grandi quantitativi: mustazzoli, cupeta, pasticciotti di ogni fattura e gusto, rustici, calzoni, ciciri e tria e “frisedde”. E’ un rito. E in ogni paese una “villa” per la banda musicale. San Donaci, Br. 6 8 2015 foto.Borrelli RomanoE’ davvero una piu’ strade del gusto. Per ciascuno ricordi di case bianche e terrazze con fichi spaccati da seccare insieme a pomodori da girare e rigirare con un occhio al tempo perche’ si sa, la pioggia potrebbe bagnarli e rovinare tutto il lavoro. Mangio pane casereccio sentendone il profumo del grano e del sole e della mietitura.Pane pucce e frise, 8 2015 foto Borrelli Romano“E’ amaro il pane” sostiene un contadino. Altri condividono e attaccano a parlare: gomitoli si storie personali e famigliari che si dipanano. “Quando…” e attaccano. Poi attacco io, con il pesce e ne sento il profumo del mare.Sapori del mare esaltati da friture miste, insalate di polipo e polipo preparato nella “pignata”. E ancora orecchiette, “pezzetti” e “pitta de patate”. Insomma “piatti vosci-nosci” diventati “puru mei”.Frutti di mare, Salento 8 2015foto Borrelli Romano Passo da Tricase 14 8 2015 Tricase,.Le.foto Romano Borrelliresa ulteriormente famosa dallo spot di R.Gere a favore di una aranciata forse…giapponese: “Orangina”. L’orologio della stazione e’ fermo. Tricase, Le.agosto 2015 foto Borrelli RomanoQui il tempo non “sgocciola”mai. Le olive, servite ora, queste si. Immagino la sala d’aspetto 20150814_151306e la confusione di quei giorni: una Tricase “blindatissima”. Mi domamdo:”Con Internet non e’ tutto accessibile ovunque?” Allora, “sbircio” e…vado avanti. Poi Spongano, con le sue case, i colori e il film con Giovanna Mezzoggiorno. Qui parmigiane e friselle con “antichi sapori”. Trovo un lavoratore dei campi, stanco morto. La panchina forse è la sua casa. Chissa’. Un grande cuore dice che qualcuno la eletta a domicilio.Spongano (Le), agosto 2015 foto Borrelli Romano Mangio ora qua ora là.Poi guardo l’ora: il tempo “sgocciola” lento e veloce allo stesso…”tempo”. E’ ora di rientrare. A Lecce. 4 8 2015 FOTO Borrelli RomanoLecce 4 8 2015.Foto Borrelli RomanoLecce.4 8 2015 pzza s.Oronzo foto Romano BorrelliSanta Croce, Le.14 8 2015 foto Borrelli RomanoLecce 14 8 2015 foto Borrelli Romano 14 8 2015 Lecce.foto Borrelli Romano

Incontro dei 2 mari un anno dopo: Santa Maria Di Leuca

14 8 2015 Santa Maria d Leuca foto Borrelli RomanoLe parole hanno un loro peso specifico, un loro valore. Sprecarle ora in un “sali e scendi”continuo di bus e treni sarebbe fare un torto a questa grande bellezza. Attreversata e solcata con ogni mezzo. Ho deciso di “”sviscerarla” per alcuni giorni partendo da Santa Maria Di Leuca, raggiungendo quest’ultima in bus, da Porto Cesareo con Salento in Bus,  (con cambio a Gallipoli). 20150814_190729Bisogna raccontarla tutta,  ma raccontarla proprio tutta con calma. Dal finestrino o declinato al plurale, finestrini, si distendono atlanti geografici e libri di storia. E’ l’Italia che si distende, non solo sulle spiagge, (con turisti provenienti dal Nord al Sud come ampi rotoli di carta geografica) quella  che fuori, paese dopo paese, si mostra i nomi delle vie e materializzano città e paesi: via Torino, Milano, Trento, Genova e Pesaro e via cosi. E lingue e dialetti che si confondono e impastano. Sul bus.  E “lu”,( articolo salentino anteposto ad ogni discorso), Panama sventolato un po’ per fare sria un po’ per salutare e’ di ogni tipo e  cosi visiere a go go calate. E calcato su trecce, code  e “rape”. E storia con nomi di Torri che richiamano pagine di storia e saraceni e Carlo V: Torre Mozza, Torre San Giovanni e altri ancora.

E lidi. Da Porto Cesareo a Gallipoli, l’apoteosi. E’ Salento sold out. Impossibile provare a descrivere le meraviglie. Occhi incollati ai finestrini del bus e olfatti sviluppati. I ragazzi programmano gia’ la serata, tutta da ballare. Non da sballare. Dormono ora approfittando della nenia del bus  stracarichi nel loro “pendolare” per 11 volte al giorno. Passano velocemente, ai nostri occhi, paesi come S.Isidoro, Porto Selvaggio, Le 4 Colonne…fino a Gallipoli per un viaggio inizia o alle 10 e 20 e terminato un’ora dopo per il cambio. Ma è Santa Maria Di Leuca,14 8 2015Sants Maria D.Leuca foto Romano Borrelli oggi, la mia meta. Una Santa Maria Di Leuca “Total white”, in bianco dalle parti di “Gibo'”. Poi saranno sagre (Spongano, Sagra della “cunserva amara”, ad esempio), e cultura e paesi da set cinematografici come Spongano, Tricase…E per questi posti utilizzerò il mitico treno diesel tante volte oggetto di lamentele: arriverà o non arriverà con l’aria condizionata? Ci faranno cambiare? Sarà pieno? Bho’ così ho sentito ma sono qui e verifico con alcuni viaggi. E poi spazio per Otranto, “in processione” per i martiri e lungo i suoi “Sentieri del gusto”.

Poi sara’la volta del trenino,.da Gagliano-Leuca, a 4 km da Leuca.(ultima stazione). E gia’ immagino il sole che entra dai finestrini stendendosi, spandendosi, avvolgendo ogni cosa contro ogni volere di verde tendine. Avvolgendo ogni cosa, pensiero e parola. 14 8 2015 Gagliano (Le) foto Borrelli Romano14 8 2015 Gagliano, Le.Foto Borrelli Romano

Anche queste poltroncine marroni di questo treno diesel che molti snobbano per vari motivi hanno una storia, un’anima, tante stagioni .Diciamoci la verita’: sono qui anche per voi, poltroncine adorate. 14 8 2015 treno sud-est foto Borrelli RomanoHo la penna dello zio,  e il blocco dove appuntare le emozioni, gli incontri, le parole, il piu’ il meno. Allora, possibili lettori, vi saluto momentaneamente. Per me è passato un anno da quando da quassù, dal santuario di Santa Maria Di Leuca, o da quaggiu, sotto la macchina della luce (il faro) 14 8 2015 Santa M.D.Leuca, Le,foto Borrelli Romanomi dissi:” Faremo un’impresa, quest’anno, senza se è senza ma. E tornero'”. Perche’ negli anni si cambiano numerosi vestiti ma quelli primordiali, delle prime emozioni, odori, colori, questi quelli, no. Resistono, in fondo a ciascuno di noi. O, per meglio dire, “in Capo”.  Nel Salento. Qui, Santa Maria di Leuca ha la “febbre”: fa caldissimo. Sono giorni festa, la Madonna, la Basilica, la devozione, i fedeli, i colori. Entro nel bar del piazzale: un caffè con ghiaccio, per dissetarmi. Ora però… Ora davvero uso la penna. Passo al blocchetto e annoto, per non distrarre gli occhi, il cuore, mente.

A dopo.Ps.Davvero difficile scrivere in determinate condizioni: in piedi sul bus e connessione che va e viene.

Lecce

20150731_085612Incredibile ma vero.Il treno  “757” che avrebbe dovuto partire alle 20 . 20 da Torino Porta Nuova per Lecce è giunto a destinazione  in orario.Il tempo di scendere, salutare e….si va ancora…Poi, dimenticavo: un caffe’ Quarta e un pasticciotto!!!come da prescrizione medica. Nello stesso posto dove avevo consumato i due (caffe’ e pasticciotto, vedi blog) l’anno scorso mentre promettevo a me stesso che sarebbe stata una storia (la mia) fantastica, unica, irripetibile. Ero qui, su questo stesso binario, a ferragosto, e poi ancora per la notte della Taranta e ora, eccomi ancora qui: sono ritornato.Con la mia valigia: i miei occhi, come sostiene il libro “Gli anni al contrario” e la mia…nuova laurea al posto della…valigia di cartone. Ho sentito il profumo di casa quando ancora mancavano km.Poi il profumo di caffe’ che invadeva binari e il deposito stazione ed entrava (ed entra nello stesso luogo)nel treno e ti sveglia:”oh, guarda che sei arrivato”! Scendi dal treno ti aiuti con gente che non hai mai visto prima ma che condividi il ritorno..A casa. Poi il bar poi…Una cinquantina di passi, il viale, i bus…non so dove andare: e’ tutto bello, tutto meritato. Non sento nulla addosso. A parte tanto calore. Solo un “cambio di vocale”: colori e trecce e code….di cavallo; sembra mezzogiorno ma non importa, tanto e’ lo stesso…330 giorni dopo….ancora il mare. L’estate e’ addosso, un anno e’ passato, l’estate e’ la liberta’….saluti dallo spazio…Lorenzo Cherubini canta e cosi pure il bus “Salento in bus” e tutti balliamo fino a quaando non rimane neanche un posto in piedi; musica nelle orecchie e panama in testa comincio a girare e quella mi duole…”baby I love you..” I cartelli mi indicano varie direzioni: Gallipoli, Porto Cesareo…Non so cosa scegliere.Tutto e’ casa. Sollevo il mio panama e saluto ogni cosa. Gli ulivi. Uno di quelli e’ danneggiato seriamente. Un altro e ancora un altro. Non siamo piu sul binario 10 di qualche anno fa o “al centro” e coda “fago”? PIANGO davanti all’ulivo.Poi decido, scelgo dove andare. A casa-casa. A porto Cesareo il bus prosegue per Gallipoli.Io scendo. Ho la navetta per Bacino Grande. Poi, la grande abbuffata. Sembra il titolo di un film. Nel pomeriggio un tuffo e una salutare nuotata…esattamente e veramente un anno dopo.20150731 Salento foto Borrelli Romano20150731 foto Borrelli Romano20150731 foto Borrelli Romano.Salento31 7 2015 foto Romano Borrelli Salento20150731_090057

Un caffè reale. Buonanotte Torino, Buongiorno Torino

Torino, Galleria Sabauda, foto, Romano BorrelliTorino,10 dic 2014, foto, Romano BorrelliTorino, 10 dic 2014, foto Romano BorrelliTorino fermata metro. 8 dicembre 2014. Foto, Romano BorrelliTra “buonanotte Torino” e “buongiorno Torino” , ci sta un giorno intero. Una rotazione, un giro di una “palla” su sé stessa. Se palla è sconveniente, meglio allora, una storia. L’aria è fredda e il profumo è di neve. Cappelli di ogni tipo calati sulle orecchie e tipi diversi con cappelli dalle svariate forme ondeggiano con le loro ombre tra una via e l’altra del nostro centro cittadino. Ogni cappello ha la sua storia.  I bus Gtt, in testa, hanno invece “la tendina” aperta con un acronimo, FS, color arancione. Penso siano diretti verso una qualche ferrovia dello stato, così come erano “targati” un tempo i treni, al centro del vagone, bianco su sfondo grigio e lo sfondo e il contorno e il contenuto era un intero presepe che faceva ritorno nella terra d’origine: artigiani, agricoltori, contadini prestati alla catena di montaggio pronti a far ritorno nella propria terra, dove solo pochi mesi prima avevano salutato il mare, dal colore verde azzurro e altri colori che in diverse ore del giorno sembravano (e sembrano, esplodevano) esplodere sotto il sole del Sud. Fs. Mi he messo allegria, almeno per un momento, perché con la fantasia è un andare, viaggiare, in posti lontani, magari sconosciuti. O semplicemente, ritornare. Ero in treno, o in Salento in Bus. Invece, povero me, era  un semplice, banale, fuori servizio. Era un semplicissimo ritorno, dalla luna, al pianeta terra.  Bus che vanno in garage, dopo aver ciondolato ore intere da un capo all’altro della città e aver fatto ciondolare al loro interno carichi di umanità, quando i palazzi cittadini hanno ormai deciso di chiudere ogni loro occhio per cedere, complice la stanchezza, ad un sonno profondo. “Dormono tutti” e silenzio profondo.  Qualche passo, di tanto in tanto, “interrompe” il silenzio. Attendo, che si materializzi  qualche strillone, che ormai non strilla più, da quando ha la sua pettorina addosso ed è riconoscibilissimo. Un’attesa tanto attesa per questo nuovo formato del nostro giornale. (“La Stampa che cambia in un mondo che cambia”. Ps. Pero’ mi pare che nell’articolo di pag 50 “Scuole cattoliche, a rischio, gli stipendi”, mi pare che sia la foto di una scuola materna comunale di Corso Cirie’. E i bimbi sono in procinto di cantare “questo e’ il treno, lungo lungo, che attraversa la citta’….). Una scorsa veloce: è agile, veloce, forse un passo verso un modello smart. Anzi, dal, o sul, cellulare, notizie immediate, sempre fresche. Non più calde. La notte è lunga ma la lettura di un libro, per farla breve, la fa breve, l’accorcia. La notte. E anche io la faro’ breve. Promesso. Si materializzano i personaggi, quelli del libro (per quelli reali, mancano ancora un po’ di ore), che prendono corpo, dalla carta alla fantasia. Lidia, venditrice di elettrodomestici, e poi, i figli, e ancora Vanda, la moglie, Sandro, Anna e lui, Aldo. Le pagine corrono, velocemente, slacciate, ma non ancora del tutto. Nel frattempo, i palazzi si svegliano, si stropicciano, qualche saracinesca si stira all’indietro e comincia ad aprirsi. Gli FS escono dai loro garage e prontamente diventano un numero. Bhè, si, qualcuno è stato anche Battezzato e ha un nome, magari anche di speranza e di salvezza. La Barca, ad esempio…Tutti sulla barca…L’elenco degli esempi sarebbe lunghissimo. E’ giunta l’ora del caffè, e questo è Reale. Un bel posto, a due passi, dico due, da dove ho immortalato quella “manica” Reale con la foto promessa, il giorno in cui, dal blog, ho  augurato la Buonanotte a Torino. Meglio, Buonanotte Torino. Il posto è bellissimo, ad altri due passi da Piazza Castello, due dal Duomo e tre o quattro dal Polo. Reale. Veramente vero. Non è una storia. Sorseggiato il caffè, anche questo, RealeTorino 10 dic 2014, foto Romano Borrelli, chiuso il giornale, mandati a dormire Vanda, Aldo, Anna, Sandro e Lidia, buttiamo l’occhio su come si sono svegliati i tanti Marco, Andrea, Laura, Marta, Francesca…Marta, ha il cappello calcato sulla fronte, gli occhi come il mare che brillano e le loro tendine ben alzate. L’amore, forse, ha bussato alla porta del suo cuore, ma per saperlo con certezza, dovrà recarsi alla fermata di un’altra Porta…Un incontro. Proprio li, presso la Porta della felicità. Una storia, dal cappello di Marta.

Ps. Proprio li, un biglietto di una moglie che sembra sfuggito dalle pagine del libro, scivolato dalle mani irreali di Vanda per confluire su quelle reali dell’albero di Porta NuovaTorino 8 dicembre 2014, albero di Natale a Porta Nuova, foto, Romano BorrelliIn aggiunta, vorrei condividere un biglietto, di speranza, per chi è in viaggio…….verso un cambiamento.Torino 8 dicembre 2014, atrio Porta Nuova. Foto, Romano BorrelliE una storia dalla scuola, di scuola e che fa scuola…di amicizia…Torino 8 dicembre 2014, atrio Porta Nuova, albero di Natale. Foto, Romano Borrelli

Verso l’incontro. Dei 2 mari. Santa Maria di Leuca

20140807_100503Proviamo a muoverci nell’interno. Prima da Torre Lapillo verso Porto Cesareo (Lecce), dove il giovedi si svolge il mercato. Il bus è azzurro.20140807_101303 Copio gli orari dei passaggi tra Porto Cesareo e Torre Lapillo e li riverso sul blog,   potrebbero essere utili nell’eventualità che qualcuno decidesse di passare qualche giorno di vacanza da queste parti. L’attesa poi, a Porto Cesareo, in attesa del bus, direzione Lecce. L’edicola -tabaccaio dove si possono comprare i biglietti è in via Cilea. Poco distante. Scopro anche che con una applicazione da scaricare sul cellulare è possibile munirsi da casa del biglietto. L’autista leggerà poi sul cellulare l’avvenuto pagamento del biglietto.  Potenza delle “App”. Una modalità che permette anche di risparmiare qualcosa. Partenza, in “Salento in bus“: Leverano, Copertino, poi Lecce.  Il bus, Chiffi, verdino, e’ arrivato ora.20140807_10204720140807_120135Quasi 40 minuti di tempo mi concedono la possibilità di una breve visita di Lecce, prima di rimettermi in cammino, anzi, di risalire sul bus, diretto  “verso l’incontro, con i due mari”. La Cattedrale, il Campanile, l’anfiteatro, Piazza Sant’Oronzo. I balconi dei palazzi leccesi, le corti. Lecce, Estate 2014. Foto, Romano Borrelli Lecce barocca trabocca di turisti.La cartina del Salento. Foto, Romano Borrelli Poi, di corsa verso il gazebo, luogo di informazioni e fermata per i bus che si manifesta con  puntualità. Salgo. I nomi dei paesi che si attraversano  hanno qualcosa di magico, evocano ricordi, profumi gradevoli. Di tanto in tanto si comprende che nei paesi è in atto qualche festa, una sagra. Il cielo  è nuvolo la temperatura non eccessivamente calda (almeno fino a questo momento).20140807_11283820140807_11322020140807_134336Siamo in pochi, sul bus. Un paio di studenti universitari (uno di Brindisi che durante l’anno accademico fa la spola tra la provincia leccese e Brindisi e una studentessa universitaria di Roma, di ritorno a casa) e un’altra coppia. Peccato non sia molto utilizzata questa forma di mobilità. Mi informo se è sempre così, la risposta è che “i tempi sono cambiati ed ora, in quasi tutte le famiglie ognuno ha la sua macchina”. Peccato. Non che abbiano la macchina, ma che non approfittino di questo servizio. Migliorare le indicazioni, le paline dei bus, luoghi di interscambio con le bici per un’attenta mobilità. Si riuscirebbe a gustare “lentamente” il tutto. Dopo un’oretta di viaggio, tempo ridotto rispetto al altra linea che  attraversa i paesi e ci impiega più tempo, sono quasi a destinazione. Gagliano è uno degli ultimi paesi. Un campeggio rinomato, la ferrovia, terminale, un ospedale trasformato a presidio (mi è stato detto),  qualche km e sono a destinazione.20140807_133123 Scendo dal bus, mentre questo continua a percorrere la sua corsa. Un attimo e mi trovo davanti ad un piazzale, grande. Con una chiesetta. Entro, un po’ per cercare un attimo di pace e fresco, un po’ per un attimo di raccoglimento. Santa Maria di Leuca. 7 agosto 2014. La Chiesa, interno. Foto, Romano BorrelliSanta Maria di Leuca. 7 agosto 2014. La Chiesa. Foto Romano BorrelliUna fontana. Acqua, tra le acque.Santa Maria di Leuca. 7 agosto 2014. La fontana. Foto, Romano Borrelli  Un’altura. In questo momento mi trovo su questa piazza, all’estrema punta della Puglia, dell’Italia. Il mare in basso.O forse, i mari. L’incontro e’ servito.  Una carezza del vento, del sole, del mare, di questa terra che ci apre al mondo. Un vero peccato accampare scuse su euro da centellinare e costi vari, pur di evitarne l’incontro. Non dare la giusta importanza ad una tale bellezza ad  un paesaggio così  ricco di storia e’ davvero un peccato.Santa Maria di Leuca.  7 agosto 2014. Foto, Romano BorrelliDella piazza e di questo lembo di terra. Il faroSanta Maria di Leuca. 7 agosto 2014. Foto, Romano Borrelli con la sua luce,  dall’alto dei suoi 48,60 metri, (e la sua collocazione a 102 metri sul livello del mare) anche in questo caso, prendendo a prestito pagine del libro Gilead, oserei affermare, Luce nella luceSanta Maria di Leuca, con quest’acqua e la sua colonna. Quella corinzia, del 1694, recentemente ristrutturata, posta sul piazzale, che segnala il ricordo di un passaggio.Santa Maria di Leuca, 7 agosto 2014. Il faro.Foto, Romano Borrelli. Passaggio, a quanto si afferma, di un santo, San Pietro, arrivato dalla Palestina diretto a Roma. Passaggi di uomini in cerca, alla ricerca.Mi piace molto l’ idea, leggenda,  che sia stato il primo approdo di Enea.  Era da tempo che immaginavo “questa discesa”, e “salita”, meta, simbolo. Un faro, che iilumina la luce che e’ in noi. Un cammino. Difficile dipanarne pensieri, emozioni. Semplicemente, luce. L’emozione e’ indescrivibile. Un vento ti avvolge, coinvolge, stravolge. Ma non e’ un cioccolatino da scartare, con una di quelle poesie che si attaccano sul diario e  convivono con noi un anno intero. E’ un Bacio Perugina antropologico che aderisce e si presenta congiuntamente al nome. Santa Maria Di Leuca, bellissima. E’ “tipa” ideale, non solo amore metafisico. Davvero, quassu’, “clima” da vertigini.  A sinistra di questa piazza, dalla parte opposta rispetto alla “vista” santa Maria di Leuca, i colori piu intensi, il  verde dei fichi d’indiaSanta Maria Di Leuca, 7 agosto 2014. Foto, Romano Borrelli, quello del mare, con  l’azzurro del suo cielo. Panorama da musica, fondamentale per ogno uomo, ideale per incontri come questo, anche se, a dire il vero, questo incontro e’ musica  che si autogenera. Friedrich Nietzche sosteneva che l’ esistenza umana senza musica sarebbe un errore, come vivere senza contemplare questo paradiso musicale. Musica di questo “tenore” e’ un linguaggio dell’ anima per giungere al cuore. Delle persone, del cielo, della terra, in ogni genere di cose. Santa Maria di Leuca:” E vide che fu buona cosa”, pare un pezzo di Genesi. Santa Maria di Leuca. 7 agosto 2014. Foto, Romano Borrelli (2) A gruppi ci scambiamo apparecchiature fotografiche e tablet, per immoralare il momento, per scrivere un pezzo. Di storia, personale. Sono convinto che se esiste un’altra vita, eterna, tutta questa bellezza ne fara’ parte.20140807_13530820140807_13531920140807_13425520140807_13414320140807_13403420140807_133437Il sole si affaccia continuamente e quando aderisce alla pelle, brucia, ma e’ un calore ed un bruciore gradevole, al tessuto, all’anima, spesso stracciate dopo averle offerte a chi avrebbe dovuto proteggerle da intemperie.  Questo contatto, a questo punto, è più che un cerotto. E’ una seconda pelle che aderisce.  Rinnova. Acqua e luce. Santa Maria di Leuca.  Il sole che ci avvolge ha l’effetto di bloccare la melatonina, l’ormone che induce il sonno. I raggi che si irradiano sul nostro corpo fanno aumentare il livello di serotonina, l’ormone della felicità, che quando è carente lo si associa ad uno stato depressivo. Il sole ci rende diversi, giocosi e gioiosi. Più estroversi. Spensierati.   Per mesi l’ho cercato, nascosto, ora tra una nuvola, ora dalla pioggia.  Cercando i suoi raggi per un nuovo corso. Migliore. Diverso. Eccolo. E “la pioggia è una cosa che succede nel passato“, disse Borges.  Una meta desiderata, da tempo. Vedere l’incontro, le orme, di altri che ci hanno preceduti. Una ricerca. interiore e di una terra,  comune e in comune a molti. E in tanti affondano le loro braccia e mani nell0 zaino per una pesca particolare, alla ricerca di un qualcosa su cui scrivere, blocchetti e  penne che ne tracciano  pensieri.  Gli strumenti moderni, sono insufficienti a qualcosa di più profondo. Sguardi persi, altrove, come pensieri. Oltre il mare, oltre la colonna. Occhi verso lo Jonio. O verso l’Adriatico. Occhi verso l’incontro, perenne. In questo caso due innamorati che si accolgono. Rifletto su alcuni ombrellini che servono da riparo per un paio di coppie. Ecco, quella sorta di cupola che unisce, per questi due mari, non ve ne è bisogno. Vanno a braccetto anche senza. Una quota aggiunta di romanticismo. Anzi, la cifra del romanticismo. Per due che si sono fortemente voluti non possono restare che braccia accoglienti. Trovo gentilezza in questo incontro, rispetto e disponibilita’.E’ l’ora del pranzo, ma davanti ad un incontro così desiderato, voluto, cercato, non esiste piatto di pasta che chiami.  Bus e macchine arrivano dandosi il cambio. Tutti a cercare qualcosa, in questo incontro, come fosse il racconto di una storia, di un destino, di un amore. La storia che passa e ripassa e viene ripassata, quassu’.  I colori indescrivibili, blu, azzurro, verde in ogni luogo dove lo sguardo si posa e riposa.  Passeggi, avanti, indietro e pensi come sarebbe bello fermare il tempo, abitare in questo faro, eleggere a domicilio questo luogo e il suo perimetro. Qui si fa la storia. Qui  si e’ scritta e si scrive la storia. 20140807_133658Dispiace prendere questa discesa, per andare verso “Le Terrazze”,  luogo di ripartenza. Qui sopra, ti senti padrone, di te stesso, una volta tanto. Ci si riprende da dove ci si era interrotti, dopo la trascuratezza che gli eventi portano ad avere verso se stessi, interrompendo ogni confronto con se stessi. E non sara’ il vento o  una bugia  a  spostarti di un centimetro.  Non saranno mai abbastanza forti, quelle onde, a tenerti in balia. Si riparte da qui, riprendendo i fili di una relazione trascurata, quella con se stessi.  Dal piazzale, un balcone dove poter ammirare l’incontro, e dove l’ho gustato il giusto abbastanza,  mi muovo, lentamente, scendendo gli scalini, dopo averli percorsi, faticosamente, prima giù, poi su, poi ancora giù,  con la gioia e l’entusiasmo di un bimbo. A volte sembra non giungere mai, su una vetta, un obiettivo,  faticosamente raggiunta, raggiunto, solo col tempo. Ora li ridiscendo, ad uno ad uno, direzione colonna. E’ semplicemente stupendo, tutto. Meraviglioso. Genera davvero dispiacere lasciare questo posto. Ma sono sicuro che sara’ solo un arrivederci. Restituiro’ gran parte di quanto ho respirato, in termini di emozioni. Tra poco il bus mi catapultera’ in altro posto, in altra piazza. Dopo aver percorso la scalinata, mi dirigo presso Le Terrazze. Domando e cortesemente qualcuno si offre di accompagnarmi. I titolari Sailorman, addetti alle visite guidate alle grotte, mi offrono un passaggio e indicandomi la biglietteria per una eventuale visita guidata alle grotte, in futuro. Ecco un tratto che accompagna la gente salentina, la gentilezza e l’ ospitalita’ che non viene mai meno. Tratto questo che si ripetera’ anche a destinazione, quando una famiglia gentilmente mi offre un passaggio per il ritorno. Davvero cordiali, e questo vuole essere un modo per dire grazie. Tra Santa Maria Di Leuca e Gallipoli, la strada e’ panoramica. Penso che nei primi km di questo tragitto esista il piu’ bel mare sulla faccia della terra. Va bene, per non offendere alcuni, uno dei piu’ bei mari. Un consiglio: cercate di venire. Col cuore. Come accennato, opto  per Gallipoli.20140807_14545020140807_15081720140807_14405820140807_14525920140807_145249Lngo il percorso si attraversano una infinità di campeggi. 20140807_150948Un gruppo, è piemontese. Si presenta. Di Novara, esattamente. Chi si siede affianco, mostra di gradire la musica del bus. Mi fa notare come “l’acchiappa e la trattiene”.  Nuove diavolerie che catturano, “Baby I dont’t  know just i love you so”.  Molto. Mi illustra come poter fare.  Si muovono dal campeggio al mare con questo bus o con la navetta. Un po’ di traffico, ma, mi dice, ne vale la pena. E’ insieme ad un gruppo di amiche. Staranno qui, nei pressi della città bella, per una quindicina di giorni.  Non appena scendono, mi salutano: “ciao. A presto”.  Si, siamo ancora a scuola o università, molto più  probabile, anche sotto questa cupola di lamiera che si chiama bus. La fermata dei bus, a Gallipoli è una sorta di interscambio con altri bus, e’ appena fuori la cittadina. Un dieci minuti a piedi e si trova la stazione, la Sud Est, che come una vetrina di un negozio del centro ne approfitta per mettere in bella mostra il treno nuovo di zecca. Non ci crederete ma il mio intento era quello di montare su una littorina datata.20140807_171040 E andare dove il caso avrebbe voluto. In una sala d’attesa, alcune turisteGallipoli 7 agosto 2014, Stazione Sud-Est. In attesa del treno, sotto l'orologio. Foto, Romano Borrelli attendono il loro treno.Gallipoli, 7 agosto 2014. Stazione Sud-Est, il trenino. Foto, Romano Borrelli20140807_170957Il colore che ne indica l’arrivo o la partenza, “Gallipoli” e’ in verde. Gallipoli, 7 agosto 2014. Orologio della stazione Sud Est. Foto, Romano BorrelliCome accennato, una rapida occhiata all’interno, all’orologio, 20140807_171121“saggio” da quando si e’ cominciato a “saggiare” il gusto di andare su e giu con il treno. 20140807_171245E giusto per restare in tema, di saggiare, gusto e felicita’ per le papille gustative, a quattro passi da qui, cerco, appena dietro una scuola superiore, la pasticceria residenza del grande pasticciottino. (ArteBianca, pasticceria). Appena messo piede, la felicita’ e’ tutta davanti i miei occhi. Pasticciottini di ogni tipo: pistacchio, ricotta, mandorle, caffe’, nutella, classsico. Opto per il pasticciottino al  pistacchio e un caffe’. Gallipoli, 7 agosto 2014. Il pasticciottino ArteBianca pasticceria, Foto, Romano BorrelliForte, come la gente del Salento. 20140807_172101Basterebbe avere tempo e non avere viceversa problemi di linea. Poi, una visitina al teatro, e anche qui, davvero uno spettacolo. Per la visita ci tengo a ringraziare il signor Antonio, che mi haconcesso la possibilita’ di visitarlo e sentire direttamente dalla sua voce, con l’ausilio di alcune immagini, il racconto della nascita di questa bomboniera di Gallipoli. 20140807_173844Una emozione intensa. Teatro vuoto e la fantasia mi faceva percepire quel luogo, pieno, sentirne il fragore degli aaplausi, musica, teatro. 20140807_173409Un posto in prima fila, d’onore. Un teatro tutto per me. Gallipoli. 7 agosto 2014. Foto, Romano Borrelli20140807_173403Per alcuni minuti. Per un evento importante. Rincorso. Un applauso di mani, non battute. E doppiezze.  A volte, ne basterebbero solo due, di mani, che battono davvero, sinceramente.  Ad un incontro. Un appuntamento. Al ritrovarsi. Come i due mari. Che si attraggono. Non si chiede mica un teatro intero. Stupendo davvero questa bomboniera. Grazie sig. Antonio. Perquanto riguarda la stazione di Gallipoli i ringraziamenti vanno a coloro che nel pomeriggio prestavano servizio in stazione,  mostrandomi  vecchie relazioni ferroviarie e il famoso orologio, che viaggia ormai fisso sui muri della stazione  da cento anni e  mai un   ritardo. Anzi. Poi, la visita contempla il porto, alcune esibizione di tuffi, di alcuni ragazzi che davanti ad un mare da sogno non si annoiano mai.Gallipoli, 7 agosto 2014. Il tuffo. Foto, Romano Borrelli il castello, Gallipoli, 7 agosto 2014. Il castello. Foto, Romano Borrelli20140807_174348 con le sue “aperture per ferie”, Gallipoli, 7 agosto 2014. Foto, Romano Borrelli il centro storico20140807_174700i suoi locali,Gallipoli, 7 agosto 2014, Foto, Romano Borrelli passeggio molto altro, compresa una fontanaGallipoli, 7 agosto 2014, La Fontana. Foto, Romano Borrelli che è la fine del mondo, nel suo complesso e nei suoi dettagliGallipoli, 7 agosto 2014. La fontana, particolare.Foto, Romano Borrelli.  E’ la fontana greco-romana. Pare che prima di trovare qui, in questo luogo,  la sua dimora definitiva, ne abbia cambiate altre due. Qui dovrebbe trovarsi dal 1560. Una fontana composta da due facciate. A me è piaciuta molto la facciata con i decori, quella “Sud-Est”.. Dovrebbe avere un’altezza di circa 5 metri.. E’ composta da tre blocchi. I bassorilievi raffigurano le metamorfosi delle mitologiche Dirce, Salmace e Biblide20140807_18344320140807_17490320140807_174756Appena si scende dal bus,nel grande p4iazzale e attraversata la strada, un cartello elettronico ci conferisce il suo il benvenuto. Appena sotto, il trincerone della ferrovia. Il richiamo per quanti approfittano di un sonnellino durante il viaggio. Ma farlo, sarebbe davvero un attentato contro questa grande bellezza. Nel suo movimento cangiante, ma sempre fedele a se stesso, fa il paio con il datario e  la temperatura. 20140807_183436Una fedelta’ a se sresso che a sua volta trova l’ alter ego. Nei pressi, una ragazza in maglietta bianca esibisce il suo motto:”sono fedele solo a me stessa”.

A sera inoltrata, il rientro. Penso che posti così, meritino davvero. Penso sia utile, raggiungere questa meta perché nella mobilità verso l’ignoto, ripensando ad Enea, si riesce  a  trovare molto, in se stessi. O ritrovarsi.

Una carezza in un incontro. Una tenerezza, un legame che aiuta. Senza un amorevole ritocco della carezza, l’ essere umano non termina la sua nascita. Ecco, Santa Maria di Leuca e poi Gallipoli, sono state una carezza sul, viso. Carezzare, carezzarsi. Caresser, se caresser. Lasciamoci carezzare, quando l’ incontro e’ di tale fattezza. Un incontro, un legame, un’ integrazione, l’ essere umano che termina la sua nascita.

Lecce

20140807_09351020140801_20350620140801_20483720140801_17302220140801_16211820140801_17300320140801_17290020140801_170327Come gia’ scritto, la c20140801_191401osa migliore per conoscere parte del Salento e’ provare a prendere un bus, e andare. Mi dirigo a Porto Cesareo nei pressi delle scuole, dove il bus (Salento in bus)  proveniente da “altri lidi” (Gallipoli)  si dirigera’ nel giro di cinquanta minuti a  Lecce, denominata la Firenze del Sud. Il bus, a dire il vero si fa aspettare un po’, come capita con alcune donne, ma, come gia’ scritto altre volte, in tempo di vacanza siamo tolleranti, pazienti e generosi. (per la cronaca il bus, questo,  parte da Gallipoli alle ore 14 per arrivare, se tutto fila, alle 14.50 a Porto Cesareo).  Il biglietto non e’ caro e lo spettacolo che la natura dona in questo tratto di strada, è garantito. Pago una sovratassa per l’emissione del titolo di viaggio a bordo, come capita altrove. Sarebbe bene munire la femata di una emettitrice automatca, perche’ onestamente non si capiva dove poter comprare il biglietto. Vero e’ che siamo in un inizio di pomeriggio particolarmente caldo e risulta faticoso girare nei pressi dei giardini antistanti la fermata al fine di poter  comprare il biglietto. Dopo la partenza sfilano via alcuni paesi e tra questi, Leverano (dove è in corso la festa della birra) Copertino… Dal bus noto i contrasti tra quella che e’ la  vocazione contadina e quella turistica. La terra con le sue  sue bellezze e i suoi frutti resistono nel temo come se questo non fosse mai passato. Fazzoletti di terra con pomodorini  ricavati in ogni angolo, possibile, rendendo evidente l’alternarsi del tempo: il passato e il presente. Dopo quasi un’ora di strada e bus quasi pieno, si giunge a Lecce. La fermata “Salento in bus” e’ situata proprio davanti un gazebo dove fino a sera sono assicurate le risposte ad ogni tipo di informazioni dei turisti; gazebo poco distante dalla Camera di Commercio e un dieci minuti a piedi, zaini o trolley alla mano, dalla stazione. (Una cortesia a chi di dovere: qualche cartello che ne indichi dalla stazione la strada per arrivare a questo incrocio di bus, stazione di arrivo e di partenze  in un incrocio di culture. Due auspici: un noleggio di biciclette nei pressi del gazebo. Piu’ paline alle fermate degli autobus che ne indichino i passaggi, le ore e fermate, il che vale soprattutto anche per le fermate iniziali del percorso e della zona in cui ho usufruito fino ad ora dei bus). Una breve sosta in stazione, perche’ questa volta, pasticciotto e caffe’ Quarta, saranno gustati con calma, senza il dolcificante delle lacrime, senza la mazzetta dei giornali per lenire almeno le prime ore di una lunga e lenta sofferenza. Oggi sorrisi. Ma lacrime e sorrisi sono emozioni sorelle nella loro friabilità, e allora, le lacrime si offrono. O si ricevono E allora, se così, sono l’ultima cosa che si ha il diritto di sprecare.  Gustare queste bonta’, mentre la voce femminile  ci fa sapere di porgere  “attenzione, allontanarsi dalla linea gialla. E’ in arrivo al binario uno, frecciabianca, proveniente da…”  . Mangiare il pasticciotto, buono ovunque e bere il caffè Quarta. I.c.s.: buono ovunque.  Con la dovuta lentezza e osservare gli altri, intenti alla partenza, o all’ arrivo. Trecce, cappellini e zaini, direzione sud, con la Sud-est e direzione Nord. Oggi il sole spacca anche le pietre. Un via vai continuo con la voce che annuncia treni per posti sperduti, all’inizio o alla fine di questo tacco. Gagliano evoca antichi ricordi, in altro mare, a nord, questa volta. Il trenino e’ pronto. Leggo attentamente la cartina esposta nel bar della stazione, con  le sue meraviglie, del Salento e della citta’ e la sua offerta culturale, davvero notevole, prendendomi il tempo giusto e necessario per individuare e scegliere cosa visitare, come  fosse una tesi di laurea, che non si termina mai di scrivere e di leggere. Percorro il corso antistante la stazione. Un viale alberato con un chiosco. Una via taglia il viale, e anche qui, sembra di essere a casa, a Torino, coi salesiani e don Bosco.  Mi immergo nel centro. I turisti sono tantissimi. Le case, bellissime, in tufo. Negozi di cartapesta e trionfo del barocco. I leccesi sono gentili e particolarmente accoglienti. I negozi aperti dal sorriso leccese per qualsiasi informazione e necessità’ e non per una vendita dei loro prodotti ad ogni costo. Indicano vie e città da scoprire lasciando le loro faccende per mettersi al servizio del turista, con un entusiasmo e una meraviglia fanciullesca, con la consapevolezza di essere loro il primo biglietto da visita per un ritorno da qui al 2019. Anche l’ ufficio informazioni turistiche si e’ mostrato particolarmente attento e gentile nel restituirmi ogni tipo di risposta alle mie domande. Ho notato con piacere che i lavori per quell’appuntamento, fervono. E Vendola, ne è un accanito tifoso. Lecce, la Firenze del Sud. Raggiungo piazza Santo Ronzo, con l’ anfiteatro, piazza Mazzini per fare ritorno verso Santa Croce. Entro. Iniziata nel 1549, con i lavori della facciata di impianto generale, e semplice,   sotto la dominazione spagnola  con l’attiguo convento.  Lavori protrattisi fino al 1695. Una basilica nata come simbolo di fede cristiana in relazione alla battaglia di Lepanto (1571) quando i Turchi furono sconfitti definitivamente. Nel 1549 i lavori iniziarono sotto la direzione dell’Arch. Gabriele Riccardi e il suo impianto ricorda l’influenza del gusto rinascimentale della prima metà del ‘500.  Il portale centrale è del 1606 ed è inserito tra due coppie di colonne. I due portali minori mostrano, a destra, lo stemma dell’ Ordine dei Celestini e a sinistra lo stemma dell’Ordine di Santa Croce.  Si possono notare anche piccoli rosoni sui portali minori. L’interno della Basilica è a croce latina. Uno spazio tripartito da una serie di colonne. Sui capitelli delle colonne è possibile notare la raffigurazione dei volti degli apostoli. Due coppie di colonne introducono al transetto corto  con le figure degli Evangelisti, Luca e Marco sulla destra e Matteo e Giovanni sulla sinistra I capitelli si presentano con foglie d’acanto, figure tratte dalle Sacre Scritture. La cupola risale al 1590. Gli Altari posti all’interno della Basilica sono numerosi.  A destra troviamo l’Altare di S. Antonio con la tela, pare di Oronzo Tiso che ritrae una serie di santi e angeli che osservano il Santo al quale compare il Bambino.20140801_18470320140801_18574320140801_18534420140801_18403920140801_180405 Dopo le bellezze del barocco leccese di Santa Croce, un salto presso la Chiesa Cattedrale e una visita alla sua cripta. Meglio lasciar parlare alcune foto. Una bellezza davvero grande. Sotto la cattedrale una cripta, del XII secolo rimaneggiata nel XVI secolo con aggiunte barocche. E’ davvero  stupenda, composta da 92 colonne con i capitelli decorati da figure umane. E’ presente un corridoio longiutdinale contenente due cappelle barocche. Tra le colonne un dipinto del XVI secolo raffigura San Giovanni e la Madonna ai piedi della Croce.20140801_17031220140801_17001120140801_16414320140801_16542520140801_16483520140801_16515420140801_175752

Un po’di spazio e punti di sospensione per continuare il racconto e tornare in piazza sul far del buio. Molto movimento. Parecchio…. Il Duomo di Lecce è collocato nell’omonima piazza, costruito una prima volta nel 1144 e poi nel 1230. Venne ricostruito per volontà del Vescovo Luigi Pappacoda e dall’Architetto leccese  Giuseppe Zimbalo a partire dal 1659. Il Duomo è dedicato a Maria SS. Assunta. Presenta, nel suo interno, una pianta a croce latina e si presenta a tre navate. Nel Duomo vi sono 12 Altari più quello Maggiore.

Piazza Duomo e il suo complesso architettonico constano anche di un bellissimo Campanile, alto 68 metri. Lo si ammira a sinistra del largo ed è uno tra i più alti d’Europa e domina nel suo slanciarsi verso l’alto l’intero centro storico. La sua costruzione è a base quadrata e consta di cinque piani, decrescenti verso l’alto, ognuno con la sua balaustra decorata. Ogni livello presenta una finestra con arco.

La sera poi, un tripudio di colori rende vivo il centro e la zona dell’anfiteatro. E’ davvero capace di generare grandi emozioni, penso sempre, e non solo in una serata estiva, bella come questa. Monumento di epoca romana  situato appunto nella centrale piazza dedicata a Sant’Oronzo. L’anfiteatro risale all’età augustea. Insieme al teatro è il monumento più espressivo dell’importanza raggiunta da Lupiae, ovvero l’antenata romana di Lecce, tra il I e il II secolo d.C. Vederlo di sera è uno spettacolo. Vi sarà sicuramente una rappresentazione, a vedere il gioco di luci e la musica proveniente. Sono defilato, ma pare esservi una rappresentazione. Provo a chiedere ad alcuni leccesi quante persone poteva contenere. Mi rispondono circa 25 mila spettatori.

Ormai è tarda sera. Con una piccola idea su questa candidata europea alla cultura lentamente ritrovo la strada del ritorno. Piccola perché le bellezze contenute sono davvero tante. Occorre molto tempo per visitare la città.