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Epifania, tutte le feste si porta via

“L’Epifania, tutte le feste si porta via”, così esordiva mio nonno, al mattino presto del 6 gennaio,  senza dimenticarsi  di noi nipoti,nel  porgerci una calza, corredata al suo interno da qualche mandarino, frutta secca, caramelle, quelle classiche monete al cioccolato, sigarette, rigorosamente di cioccolata e…lire, che ora come ora, non saprei ricordare e quantificare. E insieme alla calza, si ergeva a storico della domenica, inanellando “conditi” racconti privati all’interno della storia pubblica, spaziando da “tessere per lavorare”, orgogliosanente da lui, mai richieste, e anni nella resistenza, sua e dei suoi fratelli. E anni, suoi, di come era la Befana….Ricordo ancora il suo viso, invecchiato precocemente come potevano esserlo quelli di tutte le persone che hanno conosciuto la guerra, gli stenti e le sofferenze imposte dalla ricostruzione di un Paese che usciva da molto, con le “ossa rotte”. Poi era la volta del “manifestarsi” in cucina  di mio padre: “con la festa dell’Epifania, da domani, chi a scuola e chi al lavoro”, forse. “Ma se la fortuna dovesse mai  bussare da queste parti…” nell’atto di mimare che probabilmente non ci sarebbe piu’ andato,  sventolava come una bandiera  i biglietti della Lotteria Italia, abbinati a qualche programma televisivo. Come se la fortuna davvero avesse avuto il compito di bussare da quelle parti. Ma questo, era enunciato con solennita’ più forte  solo dopo il classico dolce, la focaccia del dopo pranzo che aveva oramai  sfrattato e dichiarato chiuse le maratone di pandoro e panettoni. In fondo, a ricordare bene, era proprio l’estrazione finale, la lotteria italia, l’atto conclusivo delle vacanze natalizie, piu’ che della focaccia e la sua fava. A sera, poi, tutti davanti la tv, a sentire il nome di citta’, e serie e numero dei biglietti estratti. A ricordare ancora bene, c’era poi sempre qualcuno che aveva parenti residenti in altre grandi e piccole  citta’, e/o piu’ spesso paesini, che richiedeva un paio di biglietti come regalo natalizio. E nello “scendere” per lo stivale, con il treno, là dove questo sostava un pochino, giu’ di corsa, fiondandosi, con il rischio di perderlo, lasciando famiglia e  bagagli, a fare incetta di biglietti nel giornalaio -edicola “stazione”. A sera poi, nel caldo della cucina, dopo che  qualche foglio, era stato sfrattato dal quaderno, lapis (come amava chiamate le matite il nonno)gomma a corredp e tutti in religioso silenzio. E ovviamente, le trascrizioni dei numeri e serie  e l’immagine di citta’ e potenziali vincitori. In ultimo, tornando al racconto mattutino, l’apparizione piu’ dolce, del 6 gennaio, era quella di mia madre, che ne ricordava, redarguendoci,  il senso religioso, della manifestazione di Gesu’ al mondo.  “Oggi Gesu’ appare ai Re Magi. Ricordate. I re che seguono la stella per rendere omaggio al Re dell’umanita’ fattosi povero”. E difatti, nel Presepe della Basilica di Maria Ausiliatrice, facevano la loro comparsa i Re Magi, amorevolmente posizionati dal sacrista Torre in una stanza della Basilica composta  da giochi di specchi. Quindi, a seguire, messa, oratorio e il “cate” (figura del catechista appartenente al mondo salesiano) che bombardava noi ragazzini, appena usciti da messa, sulla predica del prete,  sul senso della festa, dell’Epifania, il suo significato mentre  tutti noi scalpitavamo per una partita a pallone o calciobalilla. Poi fu il tempo delle “ragazze”fidanzatine, biondine o morette, guarda caso,   “animatrici”, che chiudevano il ciclo delle feste dell’oratorio, vestite, o mascherate, rigorosamente da Befane e che quindi ti  inchiodavano tutto il giorno a diventare spettatore di quello spettacolo senza nemmanco riconoscere la tua  lei. Ovviamente,  per la focaccia e la fava, la dea bendata, aveva deciso diversamente.Poi…e poi…a piazza Navona così come in quelle torinesi le Befane si fanno largo tra ingorghi stradali e code kilometriche direzione saldi e outlet. La gente pare impazzita. Qualcuno ha in mano foglietti di carta, con i prezzi dell’altro giorno, ante saldi e quelli di oggi, “saldati”. Manco fossimo nel 2002, anno dell’entrata in circolazione dell’euro, cartellini esposti, 4: lira prima, lira dopo, euro prima, euro poi. Commercialisti e ragionieri si aggirano per lo “Stivale”.

L’Epifania tutte le feste, con i soldi, si porta via…

L’Epifania…tutte le feste si porta via

Ravenna, 20 luglio 2014. Sant'Apollinare Nuovo. I re Magi. Foto, Romano BorrelliL’Epifania …quasi tutte le Luci…d’Artista si porta via. Le feste volgono al termine e domani si rientra a scuola. Ma  oggi abbiamo ancora tempo per una passeggiata e rileggere le poesie di queste “benedette luci d’artista” prima che si spengano. “Ehi ma ti ricordi dieci anni fa? Torino 2006… Le Olimpiadi…il rosso cinabro, la passione da vivere che…lives here….o lived here. Tu che dici? Le luci le spensero a marzo!” Cosi raccontavano alcuni oggi, nei loro dialoghi post panettoni e cibarie varie che hanno messo alla prova fegato e stomaco. Ma i racconti piu’ interessanti erano in voga in alcune palestre. Bastava, con una scusa qualsiasi, prezzo, costo, orari, per una ipotetica iscrizione, avvicinarsi al bancone  ed entrare in una di quelle, (ieri, ma anche oggi), per sentire certi discorsi (cibo, calorie e…)su questi 15 giorni appena trascorsi. Volete appagare la vostra curiosita’? Bhe’ facciamo un’altra volta, ok?Torino via Garibaldi 6 1 2015 foto Borrelli Romano

Facciamo solo un passo indietro e “rileggiamo” le parole di Francesco nella giornata di oggi: “L’esperienza dei Magi ci insegna a non vivacchiare ma a cercare il senso delle cose assecondando il cuore”. Occorre mettersi in viaggio. A domanda cosa hai letto, richiesta da lettori blog, rispondo: bhe’, ho preparato…il vecchio programma! Certamente fossi liberissimo parlerei dei Mosaici di Ravenna (vedere foto dei Magi), del significato del termine “compagni” (condividere il pane) ritrovato nel libro di Enzo Bianchi,  ancora “Spezzare il pane”, poi, “Mangiare da crisiani” di Massimo Montanari, “Vino e pane” di Ignazio Silone e quel periodo storico, di pane, di vino e del “Cantico dei cantici”, “la persona e il sacro” di Simone Weil…e pagine e pagine esplorate se solo…Ma questo sara’ domani. Oggi c’era ancora un giorno di festa; facile intercettare “cacciatori” di saldi e befane Torino 6 1 2016.foto Borrelli Romanoper le strade torinesi a distribuire dolci vari.  Belle erano belle, coi loro fazzoletti sul capo e menti allungati. Diciamoci la vetita’: certe ragazze con la “sbessola” non sono male! E poi poverine, a solcare i cieli sulla scopa non e’ che abbiano respirato il meglio del meglio. Questione di naso. Ma certe befane il naso sanno sempre dove ficcarlo. Torino 6 1 2016.foto Borrelli Romano.pza.San CarloCode nei negozi aperti e molti a socializzare con tutti ingannando cosi il tempo di attesa. Il Toro e la Juve in testa a tutto e nella testa di molti.I discorsi:  “Le giovani vite spezzate delle partorienti (e figli) Giovanna, Marta e Angela mentre doveva essere cronaca e futuro, speranza e gioia. Si puo’ nel 2016 morire di parto?” E ancora il “guano di Roma”, il Giubileo, il referendum abrogativo o confermativo e “dove batte il quorum”,  l’intervento del Presidente della Repubblica: “piu’alla Pertini o alla Napolitano?” Da caminetto, lo giuravano e vicino a questo ci va sempre la pipa.  Ancora: il prossimo ponte. Beati certi professori che non devono aspettare Pasqua per la prossima fermata: Carnevale fara’ la sua parte. Ultima annotazione. Dopo tante polemiche di inizio periodo natalizio (meglio, Avvento)chiudo con la foto di un Presepe (Basilica Maria Ausiliatrice, Torino).20160106_191538

Saldi. “Fuori tutti” per un “fuori tutto”

Torino saldi 5 1 2016.foto Borrelli Romano“Mercati stressati”, “mercati malati”, “vendite da panico”, “tonfo dei mercati”, “raffreddamento dei mercati”, “ripiego dei listini”, “borse che faticano a risalire”, “mercati che faticano a rimettersi in piedi”, “rimbalzi”, “tempeste”, ” chi va la?” Questo per il “grande mercato”.Torino, saldi.5 1 2016 foto Borrelli Romano Titoli da temi, tg, radiogiornali e giornali.  Per i piu’ piccini invece…Da oggi in molti proveranno a “scaldare” le vendite. Al via i saldi.  Rito  di stagione, occasione di investimento per molti, atto scientifico per altri.Torino, saldi.5 1 2016.foto Romano BorrelliFin dalle prime ore del mattino non solo a Milano, citta’ che “fa passare” le immagini tv ma anche a Torino uno sciamare per le vie, e negozi, ovviamente, alla ricerca del buon affare. Il tutto dopo aver perlustrato strade e zone torinesi un pochino “ripulite” da alcune gocce piovane. Il tutto ancora dopo aver “zigzagato” tra “mangiatori della strada” con cartocci di castagne comperati in offerta e super scontati e “tappeti” di giubbotti e borse di ogni tipo.  Fuori fa freddo. Gelo. Ma le condizioni atmosferiche non hanno fermato e non fermeranno nessuno. “Tutti fuori” per un “fuori tutto”. Saldi. 50, 70 per cento. Gioco a “caccia al saldo”. Dove c’era Benetton, in via Garibaldi,  code alle casse gia’ verso le 10.30. Qualche fiocco ha ingannato molti, “nevica, nevica!”, ma al momento, infioccati sono solo i pacchi. Alcuni “cacciatori” di buoni saldi sono usciti da casa di primo mattino muniti di blocco e matita, altri, smartphone alla mano pronti a verificare, pixel impressi, i prezzi di ieri e quelli di oggi. Saranno buoni affari per tutti? Staremo a vedere. Affari imperdibili? Se son rose fioriranno. Dopo l’anticipo del 2 gennaio in 4 regioni ( Basilicata, Campania, Sicilia, Valle d’Aosta) da oggi fino ad inizio marzo “espansione” delle speranze d’affari in tutto il resto d’Italia. Ora noi e loro, tutti pronti. Occasione grande. Per i commercianti, ovviamente. Qualcuno sparge sale. Sulle strade. Altri “spargono” consigli: “fate le fotocopie degli scontrini! Con il tempo la carta potrebbe deteriorarsi e alcune garanzie potrebbero non servire” e ancora “abbiamo guardato fino a ieri, verifichiamo oggi”. Sono consumatori attenti e consapevoli quelli che si muovono e hanno anticipatamente determinato il budget. Duecento-trecento euro. Torino secondo i sondaggi dovrebbe essere la citta’ piemontese dove si spendera’ di piu’. Mai come quest’anno il venduto a saldo sara’ strumento di valutazione economica. Secondo le associazioni dei consumatori (Fismo e Ascom) dall’inizio della crisi economica, quest’anno, le famiglie che aumenteranno la capacita’ di spesa saranno maggiori di quelle che la ridurranno. Turisti i primi in coda e scontrini in linea con quelli di Natale.  Code come ogni anno sotto i portici di piazza Statuto da Vestil. “Scusi ma lei cosa vorrebbe comprare in saldo e quanto e’ disposto a spendere?” Domando. ” “Un cappotto color cammello, delle scarpe, un maglione.  Un 50 duro in piu’ dell’anno scorso per un tetto massimo di trecento euro”. Queste le risposte piu’ in voga.Torino p.zza Statuto 5 1 2016.foto Borrelli Romano

Tra saldi e libri

3 gennaio 2015 foto Borrelli Romano3 gennaio 2015, Torino, foto Borrelli RomanoTorino 3 gennaio 2015, Palazzo Madama, foto, Romano BorrelliTorino 3 gennaio 2015, foto Romano BorrelliTorino 3 gennaio 2015, foto, Romano BorrelliTorino 3 gennaio 2015. Foto Borrelli RomanoPenso abbia ragione Massimo, “pizzardone” della libreria Giunti, grande conoscitore di libri, (oserei dire che e’ esso stesso una vasta biblioteca mobile) teso   a smistare  fin dal pomeriggio “flussi” interminabili di gente, meglio, di lettori, “poco meccanici”  e molto segnalibri di se stessi. Lettrici e lettori sconosciuti ma che condividono uno spazio democratico, si ritrovano in libreria, tesi al recupero non solo della socialita’ ma di tutto quell’essere che altrimenti resterebbe inespresso.  Una sorta di partecipazione ad un rito, la  condivisione di un amore.  Si afferra un libro, con cura, delicatezza, se ne legge una riga e quell’oggetto poco misterioso, capace di modificarsi a seconda di chi lo legge, un po’ come avviene per le citta’ , (diversamente belle da ciascuno di noi, anzi, per ciascuno) termina per passare di mano in mano. Un po’ come quando hai tra le braccia un bambino. Ogni libro e’ un’opera d’arte, e l’occhio posato  su uno di quelli e’ un lungo corteggiamento. E’ la forza del libro che contribuisce a costruire ponti, tra persone, epoche, soggetti. Fuori da qui, dalla libreria,  la città è in delirio, un continuo sciamare per le vie, pronti al via, a “fare zapping” tra vetrine e negozi alla ricerca dell’offerta migliore. La caccia e’ partita. Offerte e prezzi vari  tra sconti declinati in vari modi. Poi, se saranno 300 euro a famiglia, 100 individualmente, la spesa dedicata ai saldi, lo sapremo ben presto. Torino 3 gennaio 2015, foto Romano Borrelli. Fuori lo sturuscio impazza fra saldi di Natale e qualche “calza” 3 genn 2015, foto Borrelli Romanoche anticipa il di qualche giorno il pre-pensionamento di Babbo Natale, almeno quello del 2014, ormai defilatosi dietro l’angolo. Un prepensionamento contro un anticipo al lavoro  di una Befana vista da sempre come contentino, con le sue caramelle, cioccolatini (per i buoni) e carbone, per i cattivi. Un anticipo probabilmente recuperata, come festa, negli ultimi anni. Una festa non più e non solo per bambini. Non più e non solo, una volta svuotata la calza, riempita di ricordi che chiudono una lunghissima maratona di cibo e non solo. Ma l’anno dedicato al cibo è solo agli inizi e Torino si appresta, nel suo “un po’ più piccola” ad essere porta o cancello d’accesso, ulteriori,  dell’Expo 2015. In fondo, bastano solo una trentina di minuti per essere a Fiera-Rho. Il tram storico sferraglia e congiunge diversi punti della citta’, un ponte, un po’ come capita per il libro. Massimo racconta come in libreria si  dona, si restituisce….E forse davvero nell’anno del “noi” come libro e come costruzione, allargamento o recupero di quelle comunità definite di ripiego, la libreria, come la biblioteca, possono essere dei luoghi di rilancio, di collaborazione, di scambio, di mutualità. Un anno del noi, di noi, della fiducia, in sé stessi, negli altri. Guardando avanti.Torino via Garibaldi, dic. 2014, foto, Romano Borrelli

Ps. L’occhio cade su di un libro …(Professione angelo custode, di Arto Paasilinna, Iperborea, storia di Aaro Korhonen, con in testa una idea particolare, una impresa di un caffe’libreria e una donna piu’ giovane di lui, Viivi, e, ovviamente, “sulla spalla”il riferimento di un angelo. Come andra’ a terminare la storia?). L’occhio cade su una bella storia d’ amore che si dipana si avvita in altre situazioni. Il riferimento e’  ai tanti angeli custodi che quest’ anno, in piu’ occasioni, con il loro volontariato si sono resi utili a molti, dedicando risorse e tempo preziosi in situazioni davvero estreme. In seconda battuta penso all’ angelo riferito da Natale, che gli ha dato modo di evitare, a suo dire, situazioni davvero pericolose e al limite.Guardare avanti coltivando fiducia in situazioni, persone, se stessi.Viaggiando, camminando. Camminando, si apre cammino.

Ps.2.  Per Massimo cosi affezionato a Gianni Rodari, nella sua libreria, dove tra un libro e l’altro dirige il traffico dei libri e il passaggio di mano in mano:”Chi e’ piu forte di Massimo Trombi che ferma i tram con una mano. Con un dito calmo e sereno, tiene dietro un autotreno…”.

Un cuore di stella

DSC00095DSC00094Luna piena in cielo. Manca solo una stella.  I cuori disegnati sulla sabbia, chissà. Pero’ resistono, lì dove sono. Al proprio posto. L’acqua del monumento specchia palazzi e portici. Un’antenna  del grattacielo, poco distante da qua,  tocca la prima con un dito e finalmente, pur con i piedi per terra e  ben piantati, il secondo  ora è un gigante felice. Alcune finestre, simili a tanti occhi, sembrano sorridere. Altre sembrano pantaloni tapparella, così di modo ultimamente.  Via vai continuo per la strada, “sotto portego”. Vetrine illuminate e cartelli dei saldi ben in vista.  E sotto portego, di tanto in tanto, qualche mano dona qualcosa e un’altra accoglie. Con la firma di una stella.  Eppure da quelle mani (e da quei sorrisi) per alcuni istanti si irradiano forti caratteri di solidarietà, e fratellanza. Chi si ferma,  riceve “un cartoccio di minestra” ma non lo prende per sé. Lo raccoglie, con delicatezza, per consegnare quel pensiero a qualche conoscente, che versa in condizioni precarie: qualche anziano, la badante, il vicino di casa che fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, e così via.  Un “cuore” di gente, oserei dire.  Come ai tempi duri di Giovannino e Margherita. O magari più recenti a noi. Come la storia di quell’impiegato, che dopo aver preso come era consuetudine, il treno locale del mattino, per essere pronto  al suono della campana, trovava sempre un sorriso, incorniciato a un bel paio di baffetti, camici, gilet e giacca di velluto. Un caffè,  al bar, non  perché ne avesse necessità o desiderio, di andarvi, quanto un modo gentile per tendere una mano, e offrire velatamente un momento di dignità, di esistenza, strappata   dalle circostanze della vita, di quell’esistenza  precaria; un cappuccino, una presenza, un qualcosa con cui ristorarsi e riaffermare se stesso, per un breve momento.   Era ben cosciente di cosa volesse dire “fare tanta strada“, in mezzo alla neve, con i due trasbordi, da quando qualche “genio“, su quella tratta, non c’era più, e qualche altro genio, non poneva in essere politiche diverse di trasporto alterative  alla gomma. Eppure erano solo 40 km di strada ferrata. A binario unico.  Possibile che ci si mettesse lo stesso tempo di percorrenza come 60 anni fa? Già, sessanta. E sessanta, quasi, erano i suoi anni, e negli anni, di racconti sotto la neve, ne aveva sentiti. Parecchi. Storie di trasbordi e di deportazione.  Del  padre. Sotto la neve. E forse proprio quei km sotto la neve, i trasbordi, e la precarietà di quella condizione, lo portavano a chiedere con tanta naturalezza: “andiamo al bar?” Che poi, lui, al bar, non è che prendesse chissà cosa. Si limitava semplicemente al suo caffè. Corto, ristretto.  Sapeva però, forse un po’ come Giovannino, che, a stomaco pieno, si ragiona e si lavora meglio. Sulla sua scrivania, un pc sempre acceso, una macchina da scrivere, dei tempi andati, a fare anche qui, un po’ di museo,   come l’altro, lì nei pressi, e pratiche circolari che circolarmente gli giravano intorno. Anche quando non era ora la trovava sempre. Per gli altri. Sempre al servizio. Un mattino, l’ultimo, prima del congedo col pendolare, guardando le montagne, in lontananza, gli disse: “Che bel panorama. Le sere d’estate, il cielo, è bellissimo. Le stelle sembrano danzare e mentre piroettano, compiono magnifici disegni. Da domani, forse, quel cielo, sarà ancora più bello, nonostante un viaggio,  di questa nostra amicizia sia giunto al termine. Il cielo sarà più completo. Un nuovo carro, sarà presente, e trainerà, da domani in poi, anche  quello dell’amicizia”. Detto questo, gli pose in dono un libro. “Neve” di Orhan Pamuk.  Una dedica e la sua firma     ne  vergava  la prima pagina: “Ogni persona ha una stella, ogni stella ha un amico e ogni persona ha qualcuno che gli somiglia, una stella simile alla sua  che si porta dentro come confidente. Con amicizia, V.”

Intanto, per alcuni minuti, con le storie, lasciamo che il cuore continui a battere.

Vetrine nuove e capo congelato

DSC00070DSC00072Via vai per le strade del centro, affollato e festoso tra i saldi, a Roma come a Torino alla ricerca di un capo, poco costoso, mentre altri,  pochi,  a dire il vero, a sostegno di un “capo” che momentaneamente è stato congelato. Gelato.  Come un bicchiere d’acqua, gelata. Come un’ampolla, d’acqua, del Po. Le sentenze non si commentano. Il Tar ha detto e dato la sua. La  ditta,  quella del “capo congelato”,  almeno per il momento, dovrebbe essere chiusa. Entro 45 sapremo dal Consiglio di Stato se ci saranno elezioni regionali. Lo slalom tra un’aula e l’altra continua.  Sembrerebbe una nuova disciplina olimpica. In tema di Olimpiadi. Alle porte. O chiuse. Da pochi anni, nella nostra città. Certamente non mi riferisco alle due bellissime vetrine di negozi che non avevo ancora visto, in centro, a Torino. In via Po. Dove i ragazzi aspettano. Da sempre. Come usciti da un libro.  Mi riferivo ad un aspetto politico.

Torino, Passion lives here

DSC00019DSC00024E così, gettando lo sguardo su numerosi balconi e tarrazze della nostra città Torino, si scopre che lentamente, le luminarie, “babbo natale all’assalto” e stelle di ogni forma, lentamente riprendono il loro posto: richiuse delicatamente nelle loro cassette ad occupare il solito posto  per i prossimi undici mesi. La città “pullula”, gente che sciama, occhi puntati e attaccati alle vetrine, per i saldi, per l’occasione migliore. Ultime ore per riappropriarsi del proprio tempo. Una corsa in tram, il 7, immagianando di vivere la Torino anni ’70. “Salire sul predellino per prenotare la fermata”, immaginare il bigliettaio con il pollice “ricoperto” per “pescare” meglio i biglietti e provare a immaginare, come una volta, “una città al lavoro per tutti”, con le sue fabbriche, i suoi operai,  l’odore del pane fresco e dei cornetti caldi, davanti a Lingotto, che non potevi vedere, dietro quella recinzione, la sua pista, il ronzio dell’elicottero, la collina e il Cto dall’altra parte. E poi, ancora Mirafiori, i giornali freschi, La Stampa, i volantini di partito, talvolta un giovane Fassino, ora sindaco della nostra città…le 127, le 128, le cinquecento, le 850, questi tram, che scorazzavano verso lo Stadio Comunale, il Toro che vince lo scudetto…provare a ricordarla, così.  Lasciare il tram e prendere la bicicletta e scoprire una Torino ugualmente bella, rifatta. Diversa. Negozie che ora non ci sono più. Come il negozio di trenini, in via Pietro Micca, che ora ha reso triste la Befana e tantissimi bambini, perchè al posto del negozio di giocattoli, si trova altro. (Paissa). Negozio di scarpe, in piazza Carlo Felice, ora diventato panetteria; caffetteria in via Garibaldi, ora….Provare a scoprire o  trovare e ritrovare storie che hanno lasciato il segno, come in questi giorni, la storia “in attesa” di Diego e Marilisa. Provare a rileggere alcuni desideri e speranze riposte sull’albero posizionato nell’atrio di Porta Nuova. (“l’anno prossimo, pero’, rivogliamo il caro e vecchio albero”). E ricordare come Astin 813 vorrebbe un fidanzato per il 2014,  Valentina che  chiede  e vorrebbe la gioia di rimanere incinta e diventare finalmente mamma,  a chi, nonostante Natale sia passato, chiede alla Befana, insieme a tanti dolci chiede un po’ di stabilità e creare un futuro insieme come Paolo e Federica da Livorno, a chi come zia Marina comunica a Babbo Natale che puo’ portarle cosa vuole, tanto “per quest’anno è già felicissima”, firmato zia Marina, a chi chiede che “l’anno prossimo facciamo le feste tutti insieme Torino-Milano-Brindisi, tutti insieme, a metà strada” (bella iniziativa, speriamo solo che questa metà strada non sia ancora causata dalla crisi economica), a chi saluta Karim, “ciao Karim, saluta tutti gli angioletti, Ti vogliamo bene e ci manchi tantissimo. Buon Natale, tesoro”, con un cuore con le ali disegnato; a chi come Simone chiede una cosa che non ha mai avuto “nell’affrontare qualsiasi cosa nella vita, la pazienza”; a chi dice a Babbo Natale che non vuole niente “perchè il regalo più bello della mia vita è già arrivato mesi fa, si chiama Anna, l’amore della vita”; ad Annarita, che ha un due richieste, e una promessa,  una per se stessa e una per le persone “disperate”,  affinchè possano avere un po’ di serenità ” Ora che ci siamo ritrovati farò di tutto per ridargli l’amore e la felicità che gli è stato tolto in passato, nel cuore e nell’anima”; a chi come Camilla e Sabrina chiedono invece a Babbo Natale di riprendersi il dono dell’anno scorso, chiesto per Maria loro amica del cuore,  il Signor Effe,  “l’anno scorso il tuo regalo è stato un flop. Riprenditi il signor Effe. Le ha portato solo nervosismo…a lei, ma anche a noi.  Portale invece un vero principe che le regali gioia e allegria. Babbo Natale sei la nostra ultima speranza”.  E infine chi “vorrebbe stare insieme, uscire  per ragionare. Firmato, “il cervello.”   Esami da superare, di ogni tipo, salute, amore, soldi. E forse, per ricordare alcuni politici nelle loro abbuffate, qualche ricevuta fiscale “corposa”. Ma anche il numero dei commensali, a dire il vero. E poi, biglietti ferroviari dall’Italia intera….

Insomma, Passion LIVES here. A Torino.

Giro d’Italia. Dei saldi

DSC00007DSC00008Al via i saldi, e via i soldi, pochi, rimasti, messi da parte, per questo evento. Pioggia battente  verso metà mattina, a Torino. Ombrelli aperti e chissà i cordoni della borsa. Chissà, magari, saldi bagnati, saldi fortunati. Budget, per chi può, 300 euro, in media. Di spesa. In giro per l’Italia, qualcuno ha avviato una promozione particolare: i primi cento, in attesa, nudi, sarebbero stati rivestiti.

Chissà….in attesa che si sappia di piu’… In attesa. Sempre in attesa. Per ora “la corsa è appena partita”. Sotto la pioggia, invernale, che entra dappertutto. Anche nel cuore. Come quella parigina. La pioggia batte insistente in questo giro circolare seduto all’interno di un treno. Poco distante, la nuova stazione, pare una balena spiaggiata. Pulsa vita. Al suo interno.  Continua ad inghiottire persone trasformate in “consumatori”, venuti in città appositamente per i saldi. Pacchi in mano. Gente che si fotografa immortalata in una specie di Grande Fratello all’aperto. Personalmente ho optato per qualche buon  libro. La cultura non è mai in saldo.  Un libro in particolare, mi accompagna nel  breve viaggio. E nell’attesa che questo treno termini il suo giro.  “L’amore è tutto“, di Michela Marzano, suggerito dal mio parlamento interiore in seguito dalle vicende di cronaca cittadina, “quell’amore legato al cancello”. Sfogliando le pagine, resto seduto, ora all'”opposizione parlamentare”, della storia di Diego e Marilisa, ora al centro,  e ora “mi astengo,prenoto la discesa, mi alzo, e alla prossima stazione scendo”.  Tornando all’ “amore non fa rumore”. Non dovrebbe farne, almeno. Quindi, scelgo l’astensione.  Il libro è illuminante, per la storia relativa a Diego e Marilisa. Per i dispensatori di consigli. Per noi. Un salvagente.  Da leggere. E rilegggere. Alcune frasi, sottolineate. Più volte. Letto e riletto. Un ferroviere, controllore, mi distoglie dalla lettura. Chiede il “biglietto”. Lo vidima. A modo suo. E allora, un pezzettino cade a terra. Un biglietto “mutilato”, nel contenuto, privato della sua metà. Come la storia, in alcune interpretazioni. Una storia dolce, quella dell’amore rimasto al cancello. O del biglietto al cancello. Come le storie altrui che a volte piacciono più delle proprie,  e che solo quelle, solo loro sanno comprendere, anche quando si socializzano e paiono le migliori del mondo. Osserva la pagina de La Stampa spiegazzata, riposta nel libro, in corso di lettura. In corsa. Commenta e interviene. Si sdoppia, e nel suo sdoppiarsi il suo parlamentare lo materializza, gli da voce. Lo fantastica. Pare un Salgari prestato alla fantasia, più che alla poesia. Un viaggiotre fasullo che non ha mai viaggiato. Forse solo nel suo io. Non è più la stessa storia. Storie banali, sostiene pensando di fare filosofia. Ma l’amore non è mai banale.  Non è più lo stesso viaggiare.  Piu’ o meno, alcune osservazioni sono di questo tenore.  “La vita ci ferisce”. E allora mi rituffo nella lettura del libro. Osservo alcuni passi appena sottolineati.

“L’amore è fatto di cose piccole piccole. Cose che sono niente, e che nonostante il niente, sono  più forti di tutto il resto”.  Vetri appannati, in questo scompartimento.  Provi a scrivere qualcosa, poi, inevitabilmente, qualcuno o qualcosa cancellerà il fumetto. Riprendo la lettura. Qualcuno ha scritto: “Ti amo”. Ma chi ama chi? Quali dei tanti io che ci portiamo dentro ama quel tu? Ascoltare e ascoltarsi. Perchè solo quando si ascolta il rumore che ci si porta dentro si può  poi esser pronti ad  accogliere la parola altrui.  La vittoria di chi ama è nell’accettare la possibilità della perdita.” “Non si ama una persona perchè arriva al primo appuntamento con il mantello azzurro o il cavallo bianco, ma forse perchè sotto quel mantello si nasconde un segreto che ci commuove. Qualcosa di indefinibile”.  “Domanda d’amore, che resta insoddisfatta”. Ancora. “La vita ha bisogno di verità. Quando si è prigionieri delle menzogne, si soffoca e si muore”.

“L’amore, la chiave, la risposta”. E allora, Diego e Marilisa, riprovateci, rivedetevi, parlatevi. Perchè, Passion lives here, per un amore olimpico.

L’amore, un dettaglio.  L’amore è tutto, è tutto ciò che sappiamo dell’amore. Emily Dichinson.

Il viaggio sta per terminare. Anzi, il viaggio è terminato.

Il libro è un capolavoro.

Tra prosperità e povertà

Tempo di saldi, vetrine da grande richiamo. Nonostante la spending review.  Con i suoi decreti che fanno inorridire. Oh, yes! Che “tecnicismo”. Gente che parte, chi puo’, pochi, a dire il vero. Gente che avrebbe voluto, partire, e non parte . “E se non parti ora, quando parti?” (altra pubblicità! Con i soldi di chi?). E la gente, resta a casa. A guardare. Ad aspettare. Chi resta, invece, osserva cosa capita a chi non si dedica ai saldi, alle partenze, allo studio, “all’io” in una città sonnolenta, surriscaldata.  Per alcuni prosperità, per altri, tanta povertà. E tra un mese, sarà il quinto anno consecutivo di crisi. Che non termina.

Su di una panchina, posta nei pressi ai alcune cabine telefoniche, ormai reperti storici di un tempo “lento”, consumato, un foglio di giornale, posizionato a mo’ di tovaglia. Su quello, è apparecchiato un misero pasto, di un uomo, non anziano, non giovane, appena arrivato, lì, dalla distribuzione pasti di un centro di volontariato. A leggere attentamente,quel foglio di giornale, con discrezione, per non disturbare chi si appresta a pranzare, poveramente, si puo’ facilmente leggere che le famiglie spendono in media quasi 2.500 euro mensili: la parte del leone, di quella cifra, spettano alle spese per affitto e gli acquisti per il cibo. Quel signore, seguito da altri, intenti a spartirsi la panchina, come una tavola imbandita, si apprestano al pranzo della domenica, composto da alcune carote, qualche pezzetto di carne, un succo di frutta, un panino. Pochissimi euro, a dire il vero. Che stridore fra teoria e pratica. Visi tirati con ampie fosse da accamparci sopra ne tratteggiano la cattiva alimentazione. Alcuni passanti, poco prima, avevano chiesto: “Perchè non mangiare proteine, carboidrati…?”quasi a rimproverare quella condizione. Domanda ingenua,  oziosa, se solo si sapesse leggere meglio la realtà, degli altri, e magari,  esibire meno la propria, senza accorgersi  così di quanto abbiamo. A leggere le cronache, qualcuno ha provato a conteggiare i km che si effettueranno nel periodo saldi: 15! E sette sono le ore passate a lustrare le vetrine. Sarà questa la motivazione dei visi scavati di chi è appena rientrato dalla distribuzione pasti.  Provare a pensare alla teoria dei “vasi comunicanti”, o delle “coperte corte”, tanto di moda in questo periodo.  Eppure, proprio la solidarietà e la teoria dei vasi comunicanti si configura come vita. Magari provare a meditare, magari provare ad essere felici per quello che si ha, quel poco, che magari costa fatica, fatiche. Magari provare ad essere meno egoisti. Meditare. Già. Sulla stessa panchina, qualche studente universitario, di passaggio, ha lasciato scritto un post, forse prima di un esame. Chissà se di vita, universitaria o altro.

“Meditare significa comprendere che la meta dell’esistenza è raggiunta nell’attimo presente in cui viviamo”. Ed è vero, non occorre sempre aspettare di Vivere..aspettare che arrivi un momento migliore, la laurea o chissà cos’altro. Imparare a non dipendere dalla contingenza, è importante. Cambiare occhi..cambiare prospettiva.

Chissà………………Restiamo con la speranza, di prosperità per tutti. Come ci ricorda questa bellissima statua in una nota cittadina di mare, del Sud Italia, (Porto Cesareo, Lecce, statua in onore di Manuela Arcuri) che invita ad esser fiduciosi. La meta, dell’esistenza, è raggiunta, nell’attimo in cui viviamo. Con chi ci aiuta a sopravvivere. Compartimentare, per raggiungere la meta.

In piazza con la Fiom

Giornate di saldi, da ieri, nella nostra città, Torino. Folla lungo le vie del centro. In Piazza Castello, intanto, un gruppo di lavoratori, studenti (molti, e fra questi, Simone Ciabattoni) pensionati, militanti della sinistra-sinistra, (Luigi Saragnese, Armando Petrini, Paolo Ferrero e tanti altri) uniti a presidiare e informare sulla grave situazione posta in essere a Mirafiori. E la Fiom, naturalmente.  Alternativa o ricatto? Continuo a pensare recandomi velocemente in piazza. Il ricatto incorpora il dolo, ci ricordava un quotidiano alcuni giorni fa. A voi la scelta. Personalmente ritengo che le grandi conquiste di civiltà debbano essere difese, mantenute. Certo a fronte di un situazione così grave mi sarei aspettato piu’ mobilitazione, partecipazione su una questione così importante. Diritti in cambio di un investimento. Ma di chi sono questi soldi che si stanno per investire a Mirafiori? Ma chi è il vero proprietario della Chrysler? A cosa hanno rinunciato gli operai della Chrysler? Dollari, fondi pensione….Pensavo avesse  investito dollari suoi, del manager, cioè!!! Molte cose sono già state dette, ridette, scritte. Pomigliano non era una situazione contingente, eccezionale, che non avrebbe mai avuto il ruolo di “apripista”. Era forse un’operazione collocabile nel solco di una strategia, ribadita poi con Mirafiori. Perchè tagliare le pause dei lavoratori ( e poi, sotto il profilo contabile, perchè se dieci minuti diventano lavoro a tutti gli effetti non devono concorrere a formare il tfr?), il primo giorno di malattia, e poi, via via, anche il secondo, e non  tagliare sui benefit magari di chi percepisce un compenso elevato perchè dirigente o funzionario? E’ o non è l’Italia un Paese con uno squilibrio delle risorse, della ricchezza posseduta? Vogliamo cominciare a mettere a posto questa differenza o accettarla acriticamente? Perchè, in tempi in cui tutto deve essere messo in competizione, il recupero della produttività deve riguardare il fattore lavoro e non il fattore imprenditoriale? Perchè non tagliare quelle famose “600 volte il reddito percepito rispetto ai sottoposti” del manager in maglioncino blu?  “La classe operaia non è andata in paradiso”, ci ricorda Marco Revelli nel suo testo “Poveri, noi”. E non andrà in paradiso con quei 3500 euro o 4000 euro in piu’, lordi, che percepiranno nell’arco di un anno (eruo, utile ricordare, che verranno incamerati a fronte delle ore svolte in piu’ e presumibilmente come straordinari o notturni, a scapito di tutto quello che è il benessere: piu’ stress, piu’ fatica, meno tempo in famiglia, ecc. ecc.). Venti anni di drenaggio continuo di risorse ai percettore di reddito fisso. Borse che esultano, titoli che volano, e che di volo in volo, dal settembre 2007 sono finiti nella “spazzatura”. Titoli tossici. Ripuliti. E ripulite le tasche dei percettori di reddito fisso. Perchè banche e aziende si devono pur salvare, le persone no. Gongolano gli imprenditori di una certa levatura, gongola questa parte politica al governo. “La nave va”, solo per pochi. I molti restano a piedi. O in cig, da febbraio. Per un anno. E chi la paga la cig per un’operazione “strategica”? Molte cose sono state dette; passanti che si coprono gli occhi e chiudono le orecchie. I saldi continuano. Ma i diritti non sono merce in saldo. Diritti indisponibili. In un’Italia fondata sul lavoro.  Noi ci abbiamo provato, ieri, al presidio, perchè “ci interessa”, forse non “Care” piu’ all’ideatore del voto utile e agli amici che tagliano a fette un accordo. Già, voto utile e sbarramento e mancanza di sponda politica, mancanza di rappresentanza. Accordo di Mirafiori e mancanza di rappresentanza. Noi ci proveremo. Oggi e domani. A difendere diritti, non monetizzabili. Al mio fianco, persone anziane, ma giovani per andare in pensione…”col viso vizzo”. Reggeranno quei nuovi ritmi di lavoro? Occorre un bel colpo di….frego….di questi ultimi vent’anni.

Arrivederci al 28 gennaio.