Archivi tag: Rsu

“Per tutte le altre destinazioni”

 Caro amico ti scrivo, riecheggia nell’aria………..e già manca, un po’ a tutti, Lucio Dalla.  Cassetta, per le lettere, forse un pochino datata, come le cabine telefoniche. Destinate, parrebbero, ad un massiccio ridimensionamento, causa invasione cellualri e utilizzo dei social network. E’ la globalizzazione, bellezza. E chi non possiede cellulari o pc? “E chi se ne frega”, ormai è il motto imperante di chi conosce solo e soltanto forme d’egoismo. E tagli. Una sforbiciata all’istruzione, una alla sanità, una ai trasporti, ai treni, un’altra………Massì, tagliamo. Qui, si,“accaventiquattro“, pronti a tagliare, armati di “forbice”. E’ l’Europa che lo chiede, bellezza. Si, ma l’Europa non chiede che si taglino servizi essenziali, che si cancellino “persone”. Bellezze, tagliate altrove!  Ma la cassetta fa anche ricordare che “per tutte le altre destinazioni” sono i centomila, circa, laureati dall’Italia, a cercare fortuna altrove. Centomila che “partono”. “Che fare?” Restare a guardare entrando così nel novero del “9%” di disoccupazione? Partecipare ancora piu’ attivamente al grande ammortizzatore famigliare? Buono si, come cuscinetto fino a quando non arriva l’ora di “metterci contro”: “colpa dei padri”, sostengono per mettere contro generazioni. E la soluzione che propongono i benpensanti? “abolire l’articolo 18″. “Pazza idea”, scrivendo con canzoni. Anzicchè estendere a tutti la garanzia, il diritto, lo cancellano. Per fortuna esiste la Fiom, che quotidianamente ci ricorda qualcosa.

Già, che fare? I Tfa, partiranno, (a giugno?) ma molti laureati non sanno “che pesci prendere”. La loro laurea è ancora valida per poterli frequentare (i Tfa) o è stata “depennata” e quindi non adatta per essere inseriti nelle classi di concorso?  E se depennata, questo cosa vuol dire? Insegnamento precluso? Solite annose domande a fronte del fatto che esistono, ad oggi,  insegnanti sprovvisti di titolo universitario ma con cattedra a tutti gli effetti, e magari te li ritrovi come Presidenti di commissione alla maturità. Dove ci si informa? Miur o Università? E chi è in possesso del titolo universitario, magari due, se impossibilitato a frequentare (il tfa)”cosa farà?” o “cosa sarà?” per riprendere il testo di un’altra canzone del grande Lucio Dalla? Già, cosa sarà…Cosa sarà nel frattempo di coloro che non parteciperanno ai Tfa, perchè non potranno? “Delocalizzati” ancora, magari in qualche amministrazione, magari col “grembiulino”? Delocalizzati, piazzati, parcheggiati, a guardare, come accaduto alcuni giorni fa, le elezioni rsu, appena concluse, in alcune amministrazioni, e non poter dire nulla, non poter decidere nulla, ma solo “osservare”, partecipare al lavoro collettivo, al servizio, questo si, ma non poter esercitare un diritto elementare: il diritto di voto. O di candidarsi.  Alla faccia della democrazia. Sul posto di lavoro. Magari inseriti per anni in un sistema “precario”, da cinque, sette, dieci anni, magari con un velato “nonnismo”. E non soltanto decidere chi, cosa, ma neanche potersi candidare. E nel frattempo  prepararsi a lasciare il posto. Altro giro. Altra destinazione. Ciao….

«Non applicheremo l’accordo separato»

fiom

«Non applicheremo l’accordo separato»

di Antonio Sciotto

Fiom all’attacco sulla firma di stasera. Anche la Cgil ribadisce il no. Caso Ggp: così le deroghe a perdere

ROMA «Quell’accordo non è stato firmato dalla Cgil ed è bene che si sappia da subito: noi non lo applicheremo». Il messaggio di Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom, è più che esplicito e cade direttamente sul tavolo che si riunirà questa sera, presso la foresteria di Confindustria, per siglare in modo definitivo il patto separato sul modello contrattuale firmato nelle linee generali il 22 gennaio. Faccia a faccia siederanno la Confindustria, Cisl, Uil, l’Ugl, avrà il benestare dello stesso governo – dato che viene applicato anche al pubblico – ma sarà presente pure il segretario Cgil Guglielmo Epifani, che comunque ieri ha ribadito che non firmerà. In ogni caso, il «paesaggio» che si prospetta da domani è evidente: in tutte le fabbriche, quell’accordo sarà ingestibile perché la gran parte dei lavoratori – vedi il referendum Cgil con 3,6 milioni di votanti e il 96% di no – non lo ha digerito, dunque anche per le imprese il calice sarà amarissimo. Senza contare che lo stesso contratto collettivo dei meccanici, in scadenza a fine anno, rischia di partire con due piattaforme diverse e aspre divisioni. Se poi si aggiunge la crisi, la prospettiva è di una conflittualità tutta a salire: ieri a buttare benzina sul fuoco ci ha pensato il segretario Cisl Raffaele Bonanni, che ha accusato la Cgil di essere «ambigua» sui «rapimenti» dei manager che si stanno susseguendo Oltralpe con cadenza settimanale: tanti in Francia, ma ha fatto parlare molto quello dei dirigenti Fiat avvenuto in Belgio. Secondo Bonanni, che ha sparato praticamente a freddo su Epifani – forse infastidito dai grandi numeri portati in piazza il 4 aprile dalla Cgil – il segretario Cgil «liscia la tigre della rivoluzione e soffia sul fuoco».

Lo spirito del 22 gennaio è già vivo La Cgil ha risposto che «Bonanni ha ormai passato il segno», mentre Rinaldini ha spiegato che «il problema non è avallare o meno quei gesti, ma bisogna capire che con tutti i licenziamenti c’è esasperazione: a me impressionano di più i tanti suicidi o i gesti disperati di violenza che avvengono negli Usa. E non è forse più violenta la dismisura tra lo stipendio di un manager e il licenziamento di un operaio? Io dico: attenzione, perché per chiudere certe fabbriche in Italia e lasciare migliaia di persone senza posto ci vuole l’esercito».

C’è un contratto che la Fiom ha portato a esempio di quello che può significare la deroga ai diritti sanciti dal contratto nazionale, possibilità che viene istituita dal patto separato del 22 gennaio: è l’integrativo siglato in una grossa azienda, la Ggp di Treviso, che produce tosaerba. La Ggp ha un personale fisso di 625 persone, ma nella stagione di massima produzione – da settembre a giugno – grazie agli stagionali «gonfia» fino a 1200-1300 persone. Il 75% del personale stabile è composto perlopiù da uomini italiani; al contrario, la gran parte dei precari è fatta di donne e immigrati. La mole di stagionali, fino a oggi, è stata gestita attraverso i contratti a termine. Nel contratto dei metalmeccanici è previsto che chiunque compia 36 mesi di lavoro (o 44, se inclusi i periodi di interinale) maturi il diritto al tempo indeterminato. Analogamente, il Protocollo welfare del 2007 dispone l’assunzione dopo 36 mesi, con al massimo una sola proroga; ancora, la legislazione Ue prevede che non si possano ripetere all’infinito contratti a termine presso la stessa azienda. Ebbene: la piattaforma unitaria proponeva di non gestire più gli stagionali con i contratti a termine, ma di passare gradualmente a tempi indeterminati con part time verticale: cioè vieni pagato solo i mesi che lavori, ma almeno hai la garanzia del posto fisso (utilissima per gli immigrati, per il permesso di soggiorno) e, in proporzione, hai come gli altri i premi di risultato (2400 euro annui, negati ai precari). L’azienda ha detto no, e con le sole Fim e Uilm, e con la maggioranza delle Rsu, ha firmato un integrativo che deroga al contratto nazionale, introducendo la ripetizione all’infinito dei contratti a termine. Aziz Bouigader, delegato Fiom, spiega che «già 168 operai hanno maturato il diritto al tempo indeterminato, ma così dall’1 aprile sono fuori». Maurizio Landini, segretario Fiom, aggiunge che «la Fiom, che propone sempre il referendum per dirimere le divisioni, in questo caso non è disposta a votare contro diritti indisponibili dei lavoratori: faremo causa in forza del contratto nazionale, della legge del nostro paese e delle norme Ue».

Rinaldini ha concluso: «La Fiom non firmerà mai quell’accordo, anche contro il parere dei propri iscritti: perché una maggioranza non può decidere il licenziamento di una minoranza». Sull’accordo separato del 22 gennaio, Rinaldini ha ribadito che «per la Fiom non esiste» e che «contano le regole in vigore, la cadenza biennale», profilando la possibilità di presentare la piattaforma in ottobre, 3 mesi prima della naturale scadenza (31 decembre); mentre le nuove regole, al contrario, la fisserebbero 6 mesi prima, cioè in giugno. Deciderà comunque il comitato centrale Fiom del 28 e 29 aprile.

15.04.2009

Fonte: Il Manifesto