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Oltre quarantamila persone marciano per il Lavoro a Torino, contro la crisi una soluzione c’è: Lavoro e Contratti

marcia-lavoro-crisiIl titolo riassume la sintesi della marcia indetta per oggi a Torino, con lo scopo dichiarato di tutelare posti di lavoro e diritti messi in discussione. Una Cgil che “marcia” da sola, da Piazza Vittorio Veneto, costeggiando poi via Po con arrivo a Piazza Castello. Ora di partenza: 9,30. Tutto questo mentre a Roma, nei palazzi, da un paio di giorni ormai non si fa altro che predisporre bozze per un disegno di legge sulla “riforma” del diritto allo sciopero. Tutelare il lavoro affermavo, ma questa affermazione, o meglio, quel concetto, appare oggi sempre più un concetto valvola, un concetto “flessibile” come è appunto per molti il lavoro; concetto valvola perché per tante persone il lavoro non c’è, e per altri o altre si allontana sempre più. Penso ad alcuni amici visti presso il gruppo regionale nei giorni scorsi, dove gli amici di Rifondazione Comunista, in particolar modo Juri Bossuto, si sono dati un gran da fare per cercare di capire la situazione di alcune fabbriche e allo stesso tempo trovare il modo più idoneo per non lasciare soli compagni e compagne in questi momenti davvero tragici, vittime di questa non facile congiuntura economica, e non solo. Penso ai compagni della Indesit, della Cabind e della Bertone, incontrati con i loro carichi di sofferenze lungo il viaggio per la manifestazione di Roma, e, come detto, presso gli amici di Rifondazione, al gruppo. Penso agli amici di “scompartimento” della Skf che incontrerò nuovamente.
marcia-lavoro-crisi-4-raiLa Cgil “marcia da sola”, titolava un quotidiano ieri nelle pagine di cronaca (La Repubblica), ma come altre volte ho ribadito, “meglio avere un nemico chiaro che un amico ambiguo”, quindi, va bene così. Rimaniamo gli unici a ribadire che si deve fare di più, in una regione come la nostra dove 50 mila lavoratori ogni mese sono collocati in cig, 28 mila in mobilità e altri 125 mila precari a cui quest’anno non verrà rinnovato il contratto. 200 mila le persone implicate nella crisi. Numeri, sempre freddi, che a volte nascondono persone in carne ed ossa non menzionate. Ad esempio, proprio in questo periodo, molti precari della scuola hanno lasciato il posto perché con contratto articolo 40. (Avevo accennato, insieme ad una interrogazione di Bossuto in consiglio regionale alla precarietà dei collaboratori scolastici: nella scuola dove lavoro, dopo tanti mesi in cui mancavano due dipendenti, finalmente, sono arrivati i sostituti: a febbraio, un po’ tardi, vero? Nei mesi precedenti, siamo rimasti senza colleghi a compiere anche il loro lavoro; forse questo blog non merita l’attenzione dei giornalisti perché non è scritto dall’Arcivescovo (grande enfasi sul giornale locale), né perché “non dà notizia”, nel senso che non sono “forti” da poter permettere il “dilagare a dismisura la notizia stessa,” o, forse perché “tanto i collaboratori scolastici” la notizia l’hanno fatta “già” nel mese di dicembre; se poi è la salute a rischio, perché i carichi di lavoro sono doppi, non fa nulla: ormai il concetto di “fannulloni è entrato nel linguaggio comune, quindi il disinteresse di molti è giustificato. marcia-lavoro-28-02-09-torinoOggi si prepara una grande marcia per il lavoro e per i diritti (come riportato nell’articolo de La Stampa di ieri “La Cgil urla la rabbia di 200 mila posti a rischio”, di Marina Cassi), che “sono coinvolti dalla crisi 200 mila piemontesi”. Un numero enorme ma che non fa perdere la voglia a tantissimi operai e non solo di tornare in piazza e urlare la propria rabbia, per la propria condizione. Fino a ieri le adesioni erano tantissime . La voglia di tornare in piazza è grande, tanto quanto lo era nei giorni precedenti la manifestazione di Roma. difendiamo-la-costituzioneE poi, la voglia di tutelare anche la Costituzione e diritti garantiti come il diritto allo sciopero è grande. La paura di svolte autoritarie è enorme.
Questa mattina quindi, dopo essermi svegliato presto, ho fatto un salto presso il giornalaio, dove avevo appuntamento con un operaio della Indesit, abitante nella mia stessa circoscrizione. Insieme ci siamo recati a Piazza Vittorio, dove io avevo appuntamento con gli amici di partito della Rifondazione Comunista. Lungo il tragitto abbiamo incontrato Giorgio Airaudo, con il quale abbiamo scambiato velocemente qualche parola.
marcia-lavoro-crisi-7-brunetta-cgilDurante il corteo ho incontrato vari gruppi con i propri striscioni; fra questi, Rsu Thyssenkrupp Acciai Speciali Terni, Torino; Federazione Italiana Lavoratori Trasporti Cgil Torino; Cgil Camera del lavoro di Cuneo; Cgil Funzione Pubblica Agenzia fiscali Piemonte; la Regione Piemonte; Ente Provincia di Torino Cgil Funzione Pubblica; lo striscione già visto anche a Roma, Funzione Pubblica Torino; Fillea Cgil Piemonte; Borsci “maestri del fallimento”; Flai Cgil Consiglio di Fabbrica Streglio; Flc Cgil; Tessili abbigliamento; Cigl Fiom Iveco Area tecnica Torino; Cigl Fiom Spa Stura; Rsu Fiom Microtecnica Torino; Lavoratori Fiom Pininfarina; Fiom Cgil Bertone; Fiom Fiat Mirafiori; Le Metalmeccaniche; Rsu Key Plastics Beinasco; Rsu Filcem Cigl Pierlli Settimo; Gruppo Skf Airasca Torino; Lavoratori Cabind; Coordinamento immigrati Cgil Pinerolo e tanti, tantissimi altri.
Rimando ad alcune foto fatte ai cartelli o striscioni particolarmente significativi.
paolo-ferrero-marcia-lavoroImmenso piacere aver visto il segretario nazionale di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero in compagnia del segretario della federazione della rifondazione comunista di Torino Patrito.
La presenza oggi era indispensabile non solo per dare concretezza e spessore al corteo “contro la crisi una soluzione c’è: lavoro e contratti”, ma, anche, per fermare gli strappi alla democrazia. Come afferma Rinaldini: l’obiettivo è arrivare ad una modificazione materiale della Costituzione. Strappo dopo strappo si andrà verso una svolta autoritaria.

Romano e amici di scompartimento
Romano e amici di scompartimento

Per quanto mi riguarda, seppur in un contesto di emergenza, crisi, in cui si ha poca voglia di ridere o scherzare, mi ha fatto molto piacere aver rincontrato, esser chiamato come uno di loro, compagni di lavoro, gli amici della Skf di Airasca. Prima di incontrare loro, qualcuno mi ha chiesto come mai, nonostante gli studi, l’occupazione che ricopro è precaria e non rispondente alle mie aspirazioni. Ho pensato alla mia situazione, che non evidenzia una mobilità sociale e nonostante ciò non perdo la voglia di approfondire o studiare per cercare valide alternative alla posizione attuale. Ho rivisto mentalmente a quando sia difficile trovare una casa editrice che abbia voglia di pubblicare, gratis, un volume, come è capitato al mio collega ing. Capano Domenico, seppur –  poi – collocato nel web e, scelto come testo di riferimento dall’università di Chieti-Pescara; ho visto come l’amico Maurizio, con un 110 e lode, si trovasse ancora in piazza a manifestare con noi, per un lavoro che non ha, e che per sperare continua a frequentare un corso di specializzazione: laurea che adesso hanno fatto diventare punto di partenza e non più punto di arrivo come lo è stata per anni nel pensiero popolare e nella realtà lavorativa. Ho pensato ad una amica, che dopo il suo dottorato, post dottorato, Usa, Australia, ancora non riesce a trovare una collocazione consona alla sua professione, lontana dalla sorella Elena e dai suoi genitori; ho pensato a mio fratello, laureato, e precario anche lui. Ho pensato: che cosa succederà in futuro, in questa società caratterizzata dal capitalismo così spinto, dove lo sviluppo pare non abbia limite? Ho ripensato a tutte quelle persone e a quante non erano presenti alla manifestazione, e mi sono chiesto cosa potrà capitare a me, a noi, che ci inseriamo in questa piazza, che è Italia, e che il capitalismo ha contribuito a identificarci non per via “simbolica” quanto per “via consumistica”? Dovevo e dobbiamo essere presenti in ogni piazza per opporci al disegno dell’egemonia del consumo che ha reso obsoleti i vecchi rapporti. Per questo, ho trovato enorme gioia nel rivedere tanti visi visti a Roma, ma ancor prima, che hanno segnato l’inizio di una nuova relazione, di amicizia e solidarietà.

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Arrivederci al 4 aprile

piazza-san-giovanni-roma-13-02-09Sono tornato da poco; era, infatti, passata la mezzanotte da quando ho rimesso piede a Torino, dopo la splendida manifestazione a Roma, dove metalmeccanici e pubblico impiego si ritrovavano per la prima volta a manifestare insieme.  L’indecisione: “a quali delle due categorie appartenere si è manifestata da subito” pur essendo iscritto nel treno del pubblico impiego, dove peraltro attualmente lavoro,  mi ritrovavo contemporaneamente iscritto nel treno dei metalmeccanici, grazie al pensiero sempre fisso del mio ex RSU Claudio Palazzo ( una storia, una figura carismatica in una grandissima azienda in provincia di Torino). Volevo stare con chi “soffre di più” la condizione economica e lavorativa, ora. Chi soffre di più?

Loris Campetti, sul Manifesto di oggi, afferma che un operaio che manifesta oggi, non lascia soltanto la parte economica relativa alla giornata di lavoro: se, infatti, la sua azienda è in cassa integrazione, quell’operaio che ha deciso di manifestare perderà anche una parte degli “istituti” ad esso connessi (tredicesima, ferie, ecc). Se, infatti, non si lavora per 15 giorni  al mese i “ratei di ferie, tredicesima e quattordicesima non vengono corrisposti. Il lavoratore assunto il giorno 16 del mese, in quello stesso mese non vedrà corrisposti i ratei corrispondenti.  Se partecipa con il pubblico impiego – continua nell’articolo, – (dopo tutte le cose già dette) è un eroe. Io penso che eroi siano entrambi i lavoratori, “uniti dove qualcuno vuole disunire”. Avessi potuto rimanere per un tempo’  su un treno ed un altro tempo’ sull’altro lo avrei fatto volentieri. Alla fine ho deciso che avrei voluto ascoltare “storie” che fanno la storia, di persone, di fabbrica. Come dice Dino Greco, nell’editoriale di Liberazione in edicola questa mattina, “Democrazia e lavoro”, volevo ascoltare “Il lavoro, non nella sua astratta espressione sociologica, ma con i volti di donne e uomini in carne ed ossa” capaci di fare sentire la loro voce. Così, nel viaggio d’andata mi sono aggregato ad un gruppo di lavoratori di  Mirafiori, lavoratori delle “presse”, che già il nome incute timore. Mi hanno raccontato i loro trent’anni di lavoro, i cambiamenti, le condizioni attuali e le prospettive. Mi hanno raccontato di come, spesso, condividono anche quel po’ di tempo libero che rimane loro dopo il lavoro quotidiano. Il loro lavoro, continuavano nel racconto,  mentre i colleghi sono in cassa integrazione,  spesso “pare trasformarsi in più produttività'”, più movimenti, più sforzo fisico: più “toc””. E, nonostante ciò avevano tanta delicatezza nel ricordare i molti colleghi che non erano presenti su quel treno: impossibilitati ad esserci, vuoi perché con contratto scaduto, vuoi perché “stanchezza ed incertezza rendono talvolta impossibile condividere qualcosa, perché facilmente, se non hai prospettive, è facile cadere in depressione”. Durante il viaggio di ritorno invece ho condiviso “lo scompartimento” con un gruppo di una grande azienda in provincia di Torino: Barbara (che merita la mia stima e di tutti i lavoratori della sua fabbrica, in maniera incondizionata, dato che la condizione di genere la porta a “raddoppiare”, se non “triplicare gli impegni”: lavoro, mamma, sindacato: coraggio, Barbara!!), Massimo, Lello, Giuseppe, Stefano ed Altri mi hanno raccontato le “loro storie di lavoro”. Mi piacerebbe, se vorranno, “ospitarli” in questa specie di diario, affinché, anche in forma anonima, possano raccontare ciò che il tempo e la stanchezza di un viaggio ha reso difficile. In ogni caso, ho avuto la possibilità di conoscere un gruppo che davvero sa “materializzare” la solidarietà anche fuori dalla loro fabbrica. Una solidarietà che ad un certo punto mi ha fatto quasi sentire parte attiva di quello stesso gruppo, quasi come se lavorassi con loro da anni. Anche con questo bel gruppo si è parlato di cassa integrazione, crisi, difficoltà economiche; ma, anche tanta riservatezza nel “trattare” casi personali nella tutela della salute dei loro iscritti; i loro racconti erano pieni di una serietà e solidarietà che hanno reso e rendono grandi i valori espressi dalla FIOM.

Rinaldini – dal palco di San Giovanni – ha affermato: “Dobbiamo contrapporre la solidarietà all’odio, l’intolleranza e la divisione che diffondono il governo e la Confindustria: attaccano il diritto alla salute, con la misura sugli extracomunitari, manganellano gli operai di Pomigliano e dell’Innse, vogliono sterilizzare il Testo Unico sulla sicurezza perché – dicono – costa troppo alle imprese”. E, sempre, a proposito di “solidarietà” e medici, che parrebbero trasformarsi in “poliziotti”, ricordo che nella stessa città dove ho manifestato, un po’ di anni fa, in seguito ad una forte distorsione, sono stato  curato gratuitamente da alcuni medici presenti in un poliambulatorio nei pressi di San Giovanni: umanità e solidarietà resteranno sempre, nonostante i decreti.

A Roma, inevitabilmente la memoria è corsa ad un’altra manifestazione, quella del 15 febbraio 2003: quanti eravamo! Ieri non eravamo in egual numero,  ma si era in tantissimi ed è stata davvero “Una grande impresa”, portata a termine da tanta “Bella gente“.

Infine, un ringraziamento anche a Marco Prina, compagno di partito che si è adoperato per i biglietti nel treno “pubblico impiego”.

Un saluto ai compagni de Il Manifesto, che per combinazione ho incontrato a Roma, in particolare Katia, che mi ha ringraziato enormemente per gli abbonamenti, da me regalati, all’Inca Cgil di Torino  e, la compagna di area Valentina Steri, incontrata a Ostiense, e Pietro Passarino, grande funzionario Fiom, che ho avuto accanto durante tutto il tragitto del nostro corteo: da Roma Ostiense a Piazza San Giovanni.

Infine, un saluto al gruppo Magneti Marelli di Venaria Torino: amici di fabbrica, impegnati sempre a tutela della democrazia in ogni elezione politica, in qualità di rappresentanti di lista. Un contributo enorme, oltre che impegno e partecipazione.

Fiom e Fp Cgil: «Quell’accordo è illegittimo. Sarà sciopero»

Fiom e Fp Cgil: «Quell’accordo è illegittimo. Sarà sciopero»

di Fabio Sebastiani

su Liberazione del 27/01/2009

Crisi e modello contrattuale, confermata la giornata di lotta del 13 febbraio

E’ nato pochi giorni fa, e ha già un sacco di problemi. L’accordo separato sul modello di contrattazione ieri è stato impallinato da Fiom e Funzione pubblica/Cgil che nel presentare lo sciopero generale del 13 febbraio (con manifestazione che terminerà in piazza San Giovanni) lo definiscono illegittimo, dal punto di vista costituzionale, e quindi non vincolante. Come se non bastasse, anche l’Abi ha fatto sapere che il testo firmato a palazzo Chigi senza la Cgil non va bene. Intanto, è guerra di cifre tra Cgil e Centro studi della Confindustria.
Secondo viale dell’Astronomia, i calcoli della Cgil, che applicando il “nuovo modello” aveva riscontrato una perdita secca in busta paga di 1.350 euro l’anno, sono sbagliati: dal 2009 al 2011 ci sarà, invece, un aumento di 2.523 euro. La differenza è facilmente imputabile ai riferimenti temporali. no-accordo-taglia-salari
La Cgil prende in esame il periodo dal 2004 al 2008, mentre la Confindustria no. Un dato, però, è comune. «Se si fosse applicata l’inflazione depurata dalla componente energetica, prevista con la nuova intesa – sottolinea Agostino Megale, segretario nazionale della Cgil – nel periodo 2004-2008, senza mai recuperare quella reale, i contratti avrebbero recuperato 2,5 punti in meno di inflazione (8,9% con i nuovi calcoli, contro l’11,4% osservato effettivamente, secondo di dati di Confindustria) pari a una perdita di 45 euro mensili nelle retribuzioni contrattuali».
Tornando alla risposta all’accordo separato di Fiom e Fp-Cgil, il segretario generale delle tute blu Gianni Rinaldini ha insistito molto sul concetto di rappresentanza. La Fiom ha già subito un paio di accordi separati. E il problema l’ha risolto stilando unitariamente una serie di regole che subordinano sia la piattaforma che l’ipotesi di accordo all’approvazione dei lavoratori. «Siamo la maggioranza assoluta – ha detto Rinaldini nel corso della conferenza stampa in Corso d’Italia – non ci sentiamo vincolati a nulla, per noi sia a livello aziendale, sia a livello nazionale l’accordo sulla riforma dei contratti non esiste se non sarà approvato dai lavoratori». Nel settore pubblico, ha sottolineato Podda, «dobbiamo chiudere ancora il contratto sul biennio precedente e per questo le nuove regole non valgono. Non dò per scontato che faremo una piattaforma separata: proporrò a Cisl e Uil di fare una piattaforma unitaria che non tenga conto dell’accordo poi vedremo la risposta e se saremo costretti a fare un accordo separato». In caso di piattaforma separata nel pubblico impiego, ha spiegato Podda, «come riferimento quello che è scritto nella piattaforma unitaria sulla riforma dei contratti (presentata a Milano un anno fa, ndr ) e cioè l’inflazione più vicina possibile a quella reale con la valorizzazione del salario nazionale e un integrativo più estensivo rispetto all’attuale». Rimango affezionato alla piattaforma unitaria», ha aggiunto Podda. Secondo il segretario generale della Fiom, «un accordo separato sulla riforma dei contratti è inconcepibile. Un accordo separato è destinato a far crescere le tensioni sociali». Senza contare il boom della cassa integrazione tra i metalmeccanici e i centomila precari che saranno messi fuori dalla pubblica amministrazione a partire da giugno. Secondo i dati forniti dalla Fiom, nel settore si registra un +1.000% nel 2008 rispetto all’anno precedente. Con la cassa integrazione, ha sottolineato Rinaldini, i lavoratori «in realtà percepiscono tra il 50 e il 60% della retribuzione». 13-febbraio-2009-sciopero
Lo sciopero del 13 febbraio, hanno spiegato Rinaldini e Podda, vuole dimostrare che i lavoratori pubblici e i lavoratori privati non sono dilaniati così come qualcuno sostiene. Lo sciopero, hanno ricordato i sindacalisti, era stato deciso prima di quello generale del 12 dicembre indetto dalla Cgil e ne fu decisa la sospensione dopo la presentazione della piattaforma della Cgil per una politica anticrisi. «Lo sciopero – ha spiegato Podda – è a sostegno della continuità del rapporto di lavoro, è un no ai licenziamenti. Chiediamo misure fiscali sul contratto nazionale, non su quello di secondo livello destinato a diminuire in un periodo di crisi, con drenaggio fiscale e revisioni delle detrazioni fiscali». Anche se «gli scioperi in questa fase sono un sacrificio pesante», come sottolinea il segretario generale della Fiom, sono «necessari perché di fronte a una situazione drammatica dal punto di vista sociale, Governo e Confindustria utilizzano questa fase d’emergenza per fare una vera e propria aggressione: l’intesa separata sulla riforma del contratto è un atto di aggressione alla democrazia e alla costituzione democratica del Paese».

“Cambia il tempo” da il Manifesto del 13 dicembre 2008

Oggi avrei voluto iniziare commentando alcune pagine di un paio di libri iniziati l’altra sera. “Acciai speciali“,  sempre per continuare sul filone del ricordo della tragedia Tyssen, libro scritto da Alessandro Portelli,  Donzelli Editore, e, con un altro libro, “Largo all’Eros alato!“, di Aleksandra Kollontaj, casa editrice il Melangolo. Il primo, perchè rientrava nella seconda parte dell’incontro tenutosi al Circolo dei lettori di Torino (subito dopo la proiezione del film di Mimmo Calopresti) e presentato a noi in quell’occasione. Volevo soffermarmi su alcuni punti e commentare e, o, suscitarne altri. Il secondo era un libro che avevo ordinato da tempo e che avevo scordato di ritirare dalla libreria. Ma, di entrambi, ne parlerò in seguito. In realtà, ho anche altri due libri dei quali vorrei parlare: il primo è di Andra Bajani, “Domani niente scuola“;  in settimana ho avuto la possibilità di scambiare qualche chiacchiera (presso  la libreria “la Torre di Abele“, dove il sig. Rocco, il proprietario, è sempre pronto a darmi suggerimenti su qualsiasi tema, mi ha dato modo di incontrare l’autore. Ho chiesto alcuni lumi per capire questa generazione. Il secondo libro  è intitolato “La vita bassa” di Alberto Arbasino, casa editrice Adelphi. Ma, di tutto ciò ne parlerò in seguito. Ora vorrei soffermarmi sulla giornata di ieri. Innanzitutto i numeri, dato che qualcuno continua a guardare ciò come si si guardasse dal buco  della serratura, oltre che minimizzarli  in continuazione. La Repubblica titola a pag. 6:  “Sciopero, in piazza il popolo della Cgil. Un milione e mezzo in 100 città“, La Stampa, a pag. 12: “Sulla crisi staneremo il governo“, Epifani: “In piazza un milione e mezzo di lavoratori“. Cisl e Uil: “No, è stato un flop“. Il Manifesto –  giocando un po’ con il titolo – : “Cambia il tempo” in prima pagina, ovviamente per dare risalto alla grandissima e bellissima manifestazione avvenuta in 108 città d’Italia. Nella foto campeggiano tanti ombrelli con dei cartelli al riparo che riportano: “Più lavoro, più pensione, più sanità, più scuola“….che analogia, almeno per me, con quell’apertura di pagina di tanti anni fa, del 1994 con su scritto “Che liberazione“, con una Milano sotto la pioggia. A pagina 2, continua con “I lavoratori insieme contro tutti“, e poi, nelle pagine 5 e 6 una immagine che dice tutto solo a guardarla. Un operaio con un casco, di quelli usati per la sicurezza con su scritto “Metalmeccanico al 100%“. Liberazione, in prima pagina riporta: “Sciopero, la Cgil vince la sfida“.  Rinaldini: “Crisi mai vista“, e ancora a pagina 2, “La Cgil vince la sfida. Riuscito lo siopero generale“.

A Torino, nella mia città, La Stampa, nella cronaca cittadina, afferma: “cinquantamila in piazza. No alla tessera del pane” (sciopero di pensionati, operai e studenti). La Repubblica nella cronaca cittadina di Torino: “Cgil e Onda: 30 mila in piazza, ma è guerra di cifre con la Cisl. Gli studenti “murano” una banca“. Come al solito, la guerra di cifre su una manifestazione che non piace a loro, direi io…loro, sempre per la …..”concertazione”.

Ma non ho parlato dei libri, o del libro, perchè ripenso, nelnostro sempre vivo modo di “spersonalizzarci” ad alcuni fotogrammi di ieri: operai, stanchi, malconci, con poche illusioni nell’immediato ma ricchi della loro diginità, del loro mangiare pane e sudore in quei posti che hanno contribuito ad edificare, ad arricchire con il loro sapere, e che si chiamano fabbriche. Ed ora, questi luoghi ricchi di memorie personali, intrise d’olio impastate a sudore e amarezze, quei volti, non li vuole più e non li degna neanche di uno sguardo. Penso a loro che incedevano mestamente, stanchi, ma pronti a dire di no ad una social card che li priverebbe di ogni dignità e che qualcuno vorrebbe garantire ai possessori un “ulteriore sconto” del 10% al bar, per la colazione o al ristorante, privandoli ulteriormente della propria dignità. Ma, è possibile proporre una cosa del genere a gente che stenta ad arrivare a fine mese? Ma, chi ha quelle monete in più da poter spendere per una colazione? per una pizza, per un ristorante?

La proposta è stata fatta nella mia città, a Torino, letta sul quotidiano di casa nostra. Ed io, cosa posso pensare, dopo aver distribuito pane ad un euro per molti sabati consecuitivi? Ma, chi propone queste cose, ha idea della realtà? Chi propone di spendere ha idea? Basta fare un’analisi della società: numero di dipendenti fanno tot, autonomi fanno tot, pensionati fanno tot…..quanti in cig?

Ripeto le cifre: a Torino 0 Milano nell’anno: 51943 a partire da ottobre. Tremila i lavoratori chimici; 500 nelle telecomunicazioni, centinaia in altri settori. La Cgil ha scioperato in una realtà drammatica, con convinzione, forza, e forse “cambia il tempo”. Lo sciopero è arrivato dopo aver visto 2 mila assemblee e 120 mila lavoratori che vi hanno partecipato.

La cig a novembre è a più 109% rispetto al 2007.

Quante facce ho visto ieri….e, di alcuni conservo le foto.

Un precario dell’Università laureato con 110 e lode, e tanti, tantissimi altri. Ma davvero tutta questa moltitudine può seguire il consiglio proveniente dal titolo di un articolo de “La Stampa” , “Bar e ristoranti scontati per chi ha la social card” ? Forse è vero, la politica è questione di tempi e luoghi prima che di opinioni, ma io, personalmente penso che a problemi e necessità urgenti bisogna dare risposte immediate, sempre. Forse, dopo questo sciopero, l’identità di questo popolo è visibile, c’è;  sono gli altri a non voler capire, quelli che hanno difeso sempre il mercato. Basti pensare che anche il Papa afferma che “La crisi alimentare è colpa della speculazione“, vedendo in questa affermazione i mandanti di questa crisi.