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A Torino è cominciato l’autunno. Caldo? Non si sa. Minuscole goccioline, di tanto in tanto, ci bagnavano. Torino, una città con circa 76 mila studenti e con 12.400 borse di studio erogate nell’anno accademico (con un importo da 2mila a 4.500 euro l’anno: borse ora a rischio?). In Piazza Arbarello, luogo storico per le partenze delle manifestazioni studentesche, sono già in tantissime e tantissimi per la manifestazione indetta dalla Rete degli Studenti, per dire no. Studenti e lavoratori della scuola, insieme, per dire no “alle politiche della scuola del governo”. Un’ora di sciopero, invece, promosso dalla Flc-Cgil e un’intera giornata promossa da Unicobas. Chiedo a Igor Piotto, Segretario Provinciale Flc di Torino, perchè un’ora soltanto. “Abbiamo programmato pacchetti di sciopero da un’ora cadenzati ogni 15-20 giorni, per tenere alta alta la mobilitazione. Nelle precedenti assemblee non vi è stata un’ attenzione alta per uno sciopero da indire per un’intera giornata,e questo sicuramente spiegabile con la crisi economica e la conseguente perdita di salario che dallo sciopero deriverebbe. Penso che con oggi si sia aperta una possibilità. Esiste un movimento in piazza e noi ragioneremo su questo. Se cambia il contesto nelle assemblee, noi siamo pronti. Il problema, ripeto, è di capire se vi è un movimento. E cosa ci chiedono i lavoratori nelle assemblee”. E la crisi economica, in città, picchia duro. Un mercato del lavoro che ondeggia sulla e nella crisi: diminuiscono gli avviamenti, aumentano i contratti precari, diminuiscono anche le famiglie che ricorrono “alla badante”. E nella crisi chiedo al professor di sociologia del lavoro, Luciano Gallino, se, negli ultimi mesi, qualcosa è cambiato, magari con un approccio diverso. Magari ipotizzando una riappropriazione del nostro futuro. “Rispetto ad un po’ di mesi fa, esiste un sintomo in piu’ che consiste nella partecipazione. Le varie facce della crisi spingono le diverse parti e componenti di lavoratori e studenti a trovare un accordo. Alla fine degli anni ‘70 l’ideologia legava il movimento; vi era una sorta di rappresentazione della necessità di cambiare, di “sbloccare la società”, come sostenevano i tedeschi. La crisi in atto è davvero forte; potrebbe avere sviluppi, imprevisti, sia a destra, sia a sinistra. Ricordiamoci della crisi degli anni ‘30. In ogni caso, ripeto, rispetto ad alcuni mesi fa, vi è piu’ partecipazione”. Personalmente ho optato per lo sciopero di sei ore. Pensando ad Ilaria studentessa di scienze politiche, specialistica, a Torino, che vorrebbe “vivessimo in un mondo migliore”. Con il sogno di un futuro, ma sembra che ci stiano lentamente togliendo perfino la capacità di sognare; ad Alberto, studente lavoratore di Scienze Politiche, lavoratore presso un grande centro commerciale, (“tasse universitarie elevate”)che non saprà se e quali corsi seguire, ai fratelli gemelli, Simone e Mattia Ciabattoni, bravi, meritevoli, ma forse, senza borsa di studio? Pensando a chi mi chiede di scrivere per denunciare con la penna, o la tastiera,una ingiustizia, perchè scritti nel nome della Pace.

Si fa un gran parlare di banchi sponsorizzati da privati e pubblicità che entra nelle scuole. Ma di loro, cioè delle persone che ho visto durante la manifestazione e ricordato ora? Del loro futuro? Oggi, e sempre, con voi, domani, con la Fiom, con Barbara e gli amici della Skf. Poi, voi con noi, perchè in ogni scuola, potrebbe nascondersi una Pomigliano.

Movimentiamoci”, con lo spirito di Genova.