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A Roma la più antica farmacia

20190303_173023Nel cuore di Roma, a Trastevere, poco lontano dal Ministero dell’istruzione, si trova la più antica farmacia, in piazza della Scala, 23, gestita dai Carmelitani Scalzi.20190303_174755Farmacia nata nel XVI secolo  e aperta al pubblico nel secolo successivo. 20190303_173047Era  inoltre conosciuta, come la farmacia dei Papi, e infatti, una volta dentro, noto una “bolla” di Leone XIII, il Papa della Rerum Novarum, o delle “cose nuove”. Dopo aver scoperto la sua esistenza, così, per caso, decido di mettermi alla sua ricerca. Non è  distante da Trastevere, e la si raggiunge anche da  via della Lungara, che collega la via della farmacia al Vaticano. Già,  via della Lungara, quella dove per intenderci sono collocate meraviglie di Raffaello. Faccio fatica a trovarla: giro intorno alla Chiesa Santa Maria in Trastevere, e quando chiedo,  scopro che mi è  stata indicata altra farmacia. Non demordo.  Dall’altra parte del Tevere, Sinagoga e ghetto. Mi metto letteralmente in marcia, passando da strade appena “solcate”. La trovo. Mi metto in coda poi, insieme ad altri, in attesa che si formasse un gruppo, per  la visita della farmacia. Molto bella, ricca, con prodotti e scatole antiche,20190303_173029 una cassa che sembra una macchina da scrivere, 20190303_173908una bilancia antica, manifesti, prodotti, i laboratori. È  davvero meravigliosa. Conviene farci un salto.

La richiesta di lavoro entra in Chiesa

DSC00078DSC00074La crisi del lavoro entra in Chiesa. E domanda. Questa mattina, una pagina del quotidiano La Stampa dedicava un articolo sul problema, disoccupazione:” la parrocchia diventa agenzia di collocamento”. Ho cercato di capirne di più.  Via Po, parrocchia Santissima Annunziata, lato destro, bacheca. Pareva davvero  di vedere una di quelle vetrine di lavoro interinale fine anni ’90. Offerte, domande. Situazione davvero drammatica. La disperazione. La richiesta di lavoro si fa viva anche in Chiesa. Preme per entrare. I poveri che si ritrovano al lunedì, al centro di ascolto, sono triplicate. Un intento che ha come scopo, quello di far incontrare una comunità, responsabile, di aiuto e sostegno reciproco. Condividendo. Tanta, tantissime persone ai margini di una società polarizzata. Fino a poco tempo fa, era il vestiario, il cibo, che usciva, ora, il lavoro, attraverso una bacheca, che entra. Un tempo erano pagine di giornali, diocesani. Oggi, dietro quelle richieste, si materializzano persone, in carne e ossa. Con mille difficoltà. Lavoro. Troppe persone sono ancora “collocate” ai margini della speranza: capita ancora oggi, gennaio 2014, come nel gennaio di un cinquantennio fa. In altro regno, quello delle opportunità. Forse. Un regno da stato “tascabile”. Purtroppo viviamo in metropoli ma privati di comunità, spesso non conosciamo neanche chi abita nel cubicolo affianco al nostro. Tristezza. Così, il “collocamento”, dalla marginalità a cui è stato relegato, prova ad entrare nella Casa della Speranza. Nel segno del Padre.  Quante encicliche dedicate al tema. Dalla Rerum Novarum alla Laborem Exercens…Questione sociale, questione operaia…la storia che si ripete.

(La foto è del Duomo di Torino. Parenti e amici in attesa dell’uscita dei novelli sposi. Al margine, una zingara osserva il momento di festa. I margini della speranza, ridotti).