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A Torino

A Torino oggi non c’e’ il sole di ieri e il tepore gioca a nascondino. Non importa: sempre meglio del freddo polacco. Manciate di coriandoli sparsi lungo le vie torinesi, sono  indice di Carnevale alle porte di qualcuno,  anche nostro.  Cento,  Venezia,  Viareggio, Fano e Senigallia non sono poi così distanti da Gianduja. Tempo speso al “recupero” delle notizie durante il tempo “polacco”. I giornali,  in una settimana,  mi sono davvero mancati e cosi i tg. A proposito: l’escursione termica tra i meno 8 gradi di Cracovia e i nostri “piu'” torinesi fanno sembrare questo clima l’inizio di primavera. Anche se non è  così. Lavati,  stesi,  asciugati,  stirati maglioni e “compagnia”;  idem per  zaino uno e zaino due,  lavati e appesi al chiodo. Ora,  ” viaggero’ da solo,  come scriveva la Perosino. Che dire? La scuola è  ripresa normalmente venerdì,  anche se in realtà  sono io che ho ripreso dato che le attività  didattiche han sempre funzionato regolarmente. La politica rimanda le discussioni interne al PD,  Renzi,  maggioranza,  Bersani,  minoranza,  D’Alema e compagnia,  la sinistra che si aggrega, dopo lo scioglimento di Sel,  intorno ad un nuovo soggetto politico;    Baggio,  divin codino,  festeggia i 50 anni nelle zone terremotate,  esprimendo così la sua solidarieta’ verso quelle popolazioni private di molto,  il Festival di Sanremo ha espresso il suo trionfatore e “partorito” come sempre le sue polemiche sulle esclusioni dei Big. Ci sarebbe molto altro da raccontare osservando lo zaino da poco relegato in soffitta,  ma preferisco avanzare nuove argomentazioni piuttosto che avvitarmi su quelle vecchie. Sfioro lentamente la dolcevita e gia’ mi entusiasmo per non avere addosso altri due maglioni. Va bene così. È  sufficiente. Osservo un’altra volta lo zaino: una buona impresa all’insegna del “siate realisti: chiedete l’impossibile” (Camus).

Le due “camerette” di Torre Giuseppe.

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“Il tre di febbraio alle ore sei e trenta meridiane, nella casa posta in Corso Umberto I numero sedici, da papà Giuseppe fu Carlo e mamma “Margherita“. Anche la sua. Era quindi nel segno. Destino segnato. Mamma Margherita, anche di Giuseppe. E in Corso Umberto I, a Villafalletto, si trovava la sua prima “cameretta”. Affacciandosi ora  da quest’altra (nei pressi della seconda “cameretta”) finestra qualsiasi torinese,  potrà notare quell’edificio a due piani, comprendente le “camerette” di don Bosco con tre meravigliosi “grappoli di vite”. Che fanno tanta storia. Una finestra, come quella, come questa, come quelle e come quella di Mornese. Per la par condicio.  Oggi si dice spesso una finestra sul mondo e le notizie ci entrano dentro, ci invadono. Siamo sommersi nella rete, dalla rete. Ci prendono e ci perdiamo. Anche i politici, “passata la settimana di discussione” han provato a “tirare la rete”. (Vedi Renzi). Si pensava dovesse venire su qualche pesce spagnolo, invece, a ben vedere, potrebbe essere un “pesce d’aprile” anticipato.  Chiusa parentesi. Da qui, da questa finestra, al terzo piano,  sulle note dei racconti della memoria, si puo’, con l’immaginazione, ipotizzare di  andare in giro per il mondo. In pochi minuti.  Chiudendo gli occhi, la voce di un nastro registrato ci parla di altre case, di scuole,  di mondi che un tempo erano lontani, ora molto più vicini a noi, e non solo per la rete.  Camerette. Anche oggi i torinesi salgono sul podio. Probabilmente le “camerette” le hanno proprio nel Cuore, da sempre. Terzi a livello nazionale nel choucsurfers, ovvero i torinesi pronti a cedere appunto un letto o la propria cameretta in cambio di pochissimo. Magari una piccola manutenzione o la spesa prima di andar via.  (provare con le scuole? far dormire la notte in cambio di una bella manutenzione-ristrutturazione e la mattina, lezione. Sarebbe una idea!). Torinesi davvero aperti. Non più soltanto “affacciati” alla finestra, ma davvero con Cuore e aperto, al prossimo. Si potrebbe dire, parafrasando il libro, da “Cuore aperto“.  Ora si, parrebbe, almeno in questo caso, una Torino con tanto, cuore.  Passion lives here, again? E corsi e ricorsi storici, sul Podio, ci saliva anche il don, per una bella bevuta, di metà percorso. E chissà, magari le radici del choucsurfing sono proprio da quelle parti.