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Torino Jazz Festival

21 4 2016 foto Borrelli RomanoFermata Metro Torinese. Davanti: Marconi, Porta Nuova, ecc.ecc. Dietro: Dante, Carducci, ecceteta eccetera. Dentro. A sinistra una signora sulla settantina risponde al cellulare. Voce altissima. Ci porta a conoscenza dei suoi tentativi per una prenotazione ad un tal ospedale. Si sdoppia e mima l’operatrice, l’agenda, il calendario, il dottore e nel giro di poco sappiamo tutto delle sue cartelle cliniche. Condivisione sociale non voluta e non cercata. Solo passivamente sopportata. Cento occhi tutti a sinistra. Verso di lei. “Ti preghiamo, smettila” pensiamo collettivamente. Al centro della metro. Un ragazzo probabilmente in mancanza di una rotella  o di un giovedi intero con bottiglia d’acqua in mano da portare a passeggio in pochi centimetri quadrati si avvicina ad ogni passeggero dicendo:”eccoti!” sorridendo. Ma chi e’? Mima le mosse di ciascuno e ognuno. Si abbassa, si alza, ride, sorride, guarda dove osservano i viaggiatori. “Signore e signori, dalla metro torinese va ora in onda Uno nessuno e centomila”, dice urlando e ridendo sotto i suoi baffetti. Mha’. Tra alcune fermate scendero’. Musica e  Jazz mi verranno incontro e la musica si fara’ strada, tra le mie e altrui orecchie.  Giorni di musica a cavallo tra il 25 aprile e il primo maggio, tra Costituzuone (da salvare!!!) e lavoratori, e lavoro da creare. Velocemente perche’ A.A.A. lavoro cercasi! Urgentemente al reparto 18-35. Il referendum, con i vari cambi di campo stile tennis, strategie   di alcuni politici tra una consultazione referendaria e l’altra e’ ormai alle spalle. Chi vince e chi perde, tutti vincono nessuno perde. 32,1 per cento. Quorum non raggiunto. Tredici milioni di si. I No 2 milioni e tot. Vince la Basilicata e il Salento (perche’ far arrivare tubi e tubicini a S.Foca? E allungare cosi di 50 km e arrivare proprio sulla perla del Salento?). L’astensionismo tiene banco. I voti si contano. A ottobre conteremo. Aria di 2006. Sana e robusta Costituzione. Sopra la metro. Torino 21 4 2016, Romano Borrelli fotoOggi, domani e dopo in piazza a Torino, lungo le strade musica e festa. A ottobre, sara’ tutta un’altra musica. Qualcuno si ricordera’ di un ‘ciaone’. E allora, la corsa e’ finita. Si scende. Ciao. Solo ciao. Ne. Dicono a Torino.

 

 

Referendum popolare: urne aperte

20160417_114720E finalmente il tanto atteso 17 aprile e’ arrivato. Urne aperte dalle 7 alle 11. Referendum popolare. Proposto dalle Regioni.

51 milioni di elettori alle urne tra un si e un no. La consultazione  sara’ valida se si rechera’ alle urne la maggioranza degli aventi diritto,  cioe’ 25 milioni e “tot.” di elettori.

Se vince il si le societa’ petrolifere che hanno “in mano” concessioni per cercare-estrarre petrolio-gas entro le 12 miglia, una volta scaduta la concessione, chiuderanno la piattaforma e riconsegneranno la concessione. Lo stop per la prima trivella sara’ previsto per il 2018. L’ultimo per il 2034. Nel frattempo con il si le piattaforme sottocosta chiuderanno. Sottocosta significa  cioe’ entro le 12 miglia.

Se vince il no tutto resta come e’ con attivita’ di estrazione fino ad esaurimento giacimento.

Ora all’interno delle 12 miglia le piattaforme  sono 92 su un totale di 135 trivelle.

Stamattina  alle 5 e 30 il tempo non volgeva al brutto ne si sentiva odore di pioggia ma verso est il tempo era “decisamente” non bello. Fogli alla mano (designazioni, bolli, atti) in direzione dei seggi verso le scuole. Non avevo ombrello con me ma un pochino mi sentivo “Amerigo Ormea”.  Torino intanto dormiva ancora e in giro si potevano vedere solo Presidenti di seggio, scrutatori, scrutatori dell’ultima ora che andavano a sostituire quelli assenti per malattia o altro. Nella citta’ che era stata della Fiat ora Fca, i nuovi “operai” sono gli addetti ai seggi. Qualche bus strideva nel tratto antecedente la via dei Santi Sociali. I tetti delle case si alzavano e abbassavano a piacimento in un “ronf-ronf”, “zzżz” stile fumetti. Un colpo di vento allontanava dai miei piedi alcune cartacce di un sabato sera consumato da chissa’ chi e chissa’ dove. Non diro’ ora in  quale scuola  sono diretto ma l’obiettivo si. Sentirsi per un giorno proprio Amerigo. Senza ombrello e altro ancora. Ma…ci provo…il cancello, le famiglie, un altro cancello, il cortile, un numero. Suono il campanello. Un visino carino, occhi dolci e chiari mi apre. Ha un berrettino “d’arma” calato sulla fronte e occhi bellissimi. Mi apre e riconosce, dal giorno prima. Entro. Ritrovo il Presidente, un amico, una vecchia conoscenza. Prendo confidenza con i registri, firmo e sento l’organizzazione dei lavori impartita dal Presidente. Le pause…la prima elettrice. Sono le 7: si comincia. Dopo un’ora cerco la macchinetta del caffe’ o il bar. E’ chiuso. Nel salone una tv e’ accesa. La corsa va in onda. In molti vedono ma non guardano. Chissa’ dove sono. Un caffe’ e rientro in sezione.

Il resto lo annoto tra le pieghe di un blocco.

L’affluenza al momento (sono le ore 16:15) non e’ molto alta. 15-20-12 per cento….Da questo mio banco scruto gli elettori che come gocce d’acqua, scheda e carta di identita’ alla mano attendono un gesto da parte degli scrutatori “appollaiati” su di un banchetto “uomini-donne”. Oggi a dire il vero non vi e’ bisogno di un cenno…nessuna attesa, nessuna coda al momento…la giornata in ogni caso e’ ancora lunga. “Amerigo” scruta” in religioso silenzio. Davanti a me solo una lunga fila di banchi accatastati “circondati” da un nastro bianco e rosso. “Magari fosse una coda di elettori” afferma uno scrutatore uscito un attimo dall’aula per una boccata d’aria. In alto a sinistra i numeri delle sezioni a me famigliari. Molto. A ricordo di competizioni elettorali andate nel tempo. ..

Oggi un numero davanti a 58-un sltro 59-e un altro ancora al 61….in quest’ultima sezione  risuonano ancora i complimenti del Presidente. Era il 2006.   Fra un cartello e l’altro, sezioni, sanzioni, convocazione dei comizi e norme resistono attaccati i cartelli….Un carabiniere sale e scende portando documenti mentre un vigile contempla plichi e annuncia numeri. Il “quorum” batte ma e’ lontano.

E  dalle parti di Amerigo? Qui le suore vestite di bianco sono una rarita’. Difficile scovarle. E’ormai calata la sera. E’  buio e un filo volante pende tra una cabina e l’altra. A illuminare il tutto, due occhi bellissimi che incorniciano il viso della “finanziera”…quando li incroci il “quorum” comincia a battere.

E’ mezzanotte.Il referendum non ha ottenuto il quorum. Oserei dire o scrivere un titolo “referendum…impopolare”.

La mia citta’, Torino,  ha concluso con il 36,6per cento dei votanti e la cosa mi rasserena per il lavoro svolto. Al momento unica regione da premiare la Basilicata. Unica citta’ al momento che supera il quorum e’ Potenza.

Non resta che trovare un po’ di luce. Esco sconsolato, saluto seggio e…finanziera e…”buonanotte” agli aventi diritto che il loro diritto non hanno utilizzato.

Referendum del 12 e 13 giugno 2011: andiamo a votare

Referendum 12 e 13 giugno 2011
Non tutte le febbri sono la conseguenza di uno stato di malattia. Per esempio ci sono la febbre degli innamorati o quella della crescita che non sono per niente malsane.

Dal giorno dopo la manifestazione delle donne del 13 febbraio “Se non ora quando” questo paese ha cominciato pian piano a crescere. E la febbre è salita. E non si tratta di questioni politiche legate ai partiti. Ma di dignità.

Ora che la febbre è cresciuta non è proprio il caso di correre a prendere la tachipirina. Il lavoro iniziato dalle donne il 13 febbraio non è finito. Va completato il 12 e il 13 giugno ai referendum.

Il mio piccolo contributo in proposito è di aver curato un romanzo di un giovane autore sul tema dell’energia. Uno di quelli che non si vedono in tv, ma che vale la pena leggere per non farsi passare la febbre. Si intitola ENERGY FEVER. Appunto.

E’ un romanzo breve in forma di pdf che ci aiuta a riflettere se andare al mare oppure no i giorni delle votazioni.
Ed e’ GRATIS scaricabile QUI: Energy_Fever

Mauro Sandrini

 

Lavoro, solidarietà, volontariato….referendum

Alla lavagna.Valori importanti: amicizia, amore, famiglia e molti altri. Mancano pero’ lavoro, solidarietà, volontariato. Non solo non è presente l’operaio Faussone, descritto ne “La chiave a stella”, di Primo Levi, e neppure un riferimento ad un filmato quale “Amianto, storia di morte” di Giuseppe Orciari, già Sindaco di Senigallia e Tommaso Mancia, un filmato che ci ricorda come si muore e si continua a morire sul posto di lavoro.
Manca, non solo scritto con il gessetto, il termine lavoro; mancano anche termini come solidarietà, volontariato. Magari in questa Italia del 150 si conosce l’articolo uno della Costituzione, dove si ribadisce che il nostro Paese è fondato sul lavoro, un lavoro perso, dall’aprile 2007 da circa 460 persone ogni giorno, senza contare i “sospesi” che vivono in una sorta di limbo: invisibili, per un totale da due milioni. Perchè manca il termine lavoro, provo a chiedere? Perchè, mi rispondono alcuni ragazzi, “è lontanto dai nostri orizzonti”. Strano, che in un Paese come sostiene l’Istat, un under 24 su tre “è in giro”, o meglio, a spasso. Per non contare la nostra provincia, a Torino, dove il tasso di disoccupati è raddoppiato. Non demordo, provo ad immaginare di tracciare una “short story”, una narrazione personale. Quanti di loro avranno avuto un genitore o un parente, anche lontano in cassa integrazione o mobilità o disoccupato? E allora le mani si alzano, prima timidamente, poi, sempre piu’. Altri chiedono cosa sia la disoccupazione, altri ancora la mobilità. Qualcuno prova, sulla base dell’esperienza personale, “il sabato non posso uscire, perchè quei dieci euro per una pizza, tolti al bilancio famigliare, romperebbero un certo equilibrio che solo la sapienza della mamma riesce a mantenere”. Altre mani si alzano, chi chiede cosa sia un ammortizzatore sociale e chi perchè l’insegnante, ogni anno è costretto a cambiare scuola. Altri provano a chiedere come mai alcuni insegnanti terminano il loro lavoro a giugno altri a settembre. Ma non si vive sotto lo stesso tetto? Si, ma i contratti sono differenziati.La discussione, provo ad immaginare, prende altre pieghe; si cerca di comprendere il lavoro, nelle sue forme, se meglio quello dipendente o quello indipendente. Si cerca di capire meglio la congiuntura economica. Un giro, una “cavalcata” che tocca temi quali la solidarietà, il volontariato, lavoro, che manca e quando è presente con quali nessi e quali sfaccettature con il tempo libero. Solidarietà informale piu’ forte, nel caso di disoccupati al Sud che al nord. L’analisi continua, con alcuni articoli della costituzione, quelli sui referendum, gli articoli della Costituzione, il 75, il 138. Una bella discussione che tocca temi di economia, comprese l’inflazione, la delocalizzazione, la deindustrializzazione. Penso ad un film “I lunedì al sole”, storia di una deindustrializzazione di Vigo, con i suoi cantieri navali smantellati.
A proposito di referendum. Una grande possibilità, per continuare a dire ancora la nostra, dopo aver imbandierato di arancione numerose piazze. “Scassiamo ancora”, alla De Magistris.

Il 12 e il 13 giugno, “riferiamo” alle autorità, 4 Si secchi.

Si per dire che siamo contro la privatizzazione dell’acqua e contro la gestione dei servizi idrici da parte di prviati (scheda di colore rosso-quesito 1).

Si per dire che siamo contro la norma che permette il profitto nell’erogazione del bene acqua pubblica (scheda di colore giallo-quesito 2).

Si per dire che siamo contro la costruzione di centrali nucleari in Italia (scheda di colore grigio-quesito 3).

Si per dire che siamo contrari al principio che il presidente del Consiglio o un ministro possano chiedere di non comparire in tribunale nei processi che li riguardano scheda di colore verde-quesito 4).