Archivi tag: Professori

Prima campanella: per 539 mila in Piemonte (276 mila torinesi)

20150914_083023Torino, 14 settembre 2015, ore 9. Fermata metro. E’ il grande giorno del “primo giorno”. Al via l’anno scolastico. Incontro il prof. Giovanni Carpinelli, che a suo tempo, pazientemente mi ha accompagnato alla conclusione dei cicli di Scienze Politiche. Un’amicizia. Non trovo le parole giuste per dirgli grazie ma ci tengo sia lui a condividere con un caffe’ la mia gioia. E’ quasi una sorta di accompagno (certo li ricordo tutti i prof. delle tesi, Reburdo, prof.Bennardo e dedica). Parliamo del passato, quando questo si fa storia” e del presente. Poi, ci salutiamo, con un arrivederci a presto, da queste parti. E’ ora di “andare”. La scuola, la classe, la campanella  e si accede alla…classe. E’ l’ora. Mia. Si spengono i device per due ore.  Poi…Una spremuta di emozioni. Un cappello sopra la tesi in tempi di record perche’ fortemente volevo incontrare loro,  le classi, gli studenti. Una quinta per due ore, per cominciare. Non potevo chiedere di meglio. Un sogno che si e’ avverato, lungamente atteso, rincorso. Con tutte le forze. Penso ai saluti istituzionali del Sindaco di Torino (in visita all’Istituto Comprensivo Marconi-Antonelli) e allo stesso tempo rileggo le sue congratulazioni per “l’obiettivo raggiunto”. A tempo di record. Il sogno nel cassetto ha lasciato ora solo “il secondo”(il cassetto, nell’aula insegnanti), come contenitore. Due ore scivolate via, nel migliore dei modi. Il registro elettronico, volantini distribuiti all’entrsta da chi compra-vende libri usata, adagiati  sui banchi, emozioni stemperate e tanta voglia di raccontarsi. I saluti, i ringraziamenti e l’appuntamento a domani. Certi sogni di sa…si realizzano anche.

Dalla lavanderia

1 9 2015.foto Borrelli RomanoUn caffe’, veloce. Un espresso e “faccio la valigia”. Ma in vacanza non mi reco io ma alcuni capi d’abbigliamento. Un giro veloce “centrifugato” o forse 10 o forse 400. In lavatrice. Fino a questa mattina non avevo ancora pensato alle lavanderie come luoghi in cui, parlando o no,  si depositano e si raccolgono storie. Si condensano, tutte ammucchiate, ancora una volta, forse l’ultima, insieme, e poi si scioglieranno. Storie. Strampalate o meno. Ci si svuota, posando sul bancone, di cose utili, inutili, intime, importanti, meno. Ricordi di una estate: “Impasto umano”. Riprese dal borsone, ripiegate o meno, in ordine, come giorni del calendario. Cosa non esce dalle tasche dei capi d’abbigliamento  quando ci frughi ancora una volta: uno scontrino che di colpo si anima e diviene un bar  diviene bar (il Lido.Belvedere, la stazione di Lecce, un ristorante ad Otranto, un biglietto per Melpignano, un aperitivo a Gallipoli…), aperitivo, negozi, alimentari, incontri, notizie. “L’estate addosso”, tormentone estivo, e’ tutta li sopra. E’ uno dei pochi casi in cui ci si spoglia e l’altra non vede). E’ lo sfogliare l’album dei ricordi. Poi ci saranno un getto d’acqua, uno di vapore, e si puliscono e ci ripuliscono e ci rinnovano. Un capo abbinato ad un numero, emozioni abbinate,  questo e quella poi…Una puntina, una pinzata, i vapori che vengono da dietro. Gocce, umido e vai a capire cosa e quali emozioni e sentimenti in questo momento disegnano la storia, di un giorno, una settimana, un viaggio, uno sguardo, un amore. Li per li osservi e pensi: “Ecco, e’ come un tergicristallo che espande le gocce mischiate al pulviscolo fino a farle sparire, ripulendo il vetro”. Poi, alcuni giorni dopo ritorni, ritiri i capi Torino, foto, Romano Borrellili indossi e cosi inizia il gioco del “reinterpretare” quelle emozioni, quei ricordi, magari addomesticandoli, per farci compagnia. Foto,Borrelli RomanoPer quando si accorceranno le giornate.E i ricordi. Anche se talune e taluni sono ben fissi nel cuore di ognuno e gli altri non li vedranno mai.

Ps.In attesa che altri riversassero le loro storie sul bancone ascoltavo i discorsi sulle stabilizzazioni degli insegnanti e sulla foto del bimbo siriano morto annegato, trasportato dal mare sulla spiaggia. Cercava liberta’ e ha trovato morte, insieme al fratellino. Un soldato turco lo tiene tra le sue braccia: una pieta’ maschile.

Torino. E’ generale. Sciopero 12-12-2014

TORINO 12 dic 2014, foto Borrelli Romano20141212_102529TORINo 12 dic 2014 foto Borrelli Romano20141212_10295220141212_100451Torino 12 dic 2014,foto Borrelli RomanoTorino 12 dicembre 2014, foto di Romano BorrelliTorino 12 dicembre 2014 foto di Borrelli RomanoTorino, 12 dicembre 2014, foto Borrelli Romano20141212_10312420141212_10333212 dic 2014, Torino, foto Borrelli Romano12 dic 2014, Torino. Borrelli Romano12 dic 2014 Torino. Romano Borrelli12 dic 2014 Torino. Borrelli Romano12 -12-2014, foto Borrelli Romano12 12 2014, Torino. Foto Borrelli RomanoTorino, 12 dicembre 2014, foto Romano BorrelliTorino 12 dicembre 2014, foto, Romano Borrelli20141212_120612Torino 12 dicembre 2014, Piazza San Carlo, foto, Borrelli RomanoLasciamo parlare le immagini di questa bellissima piazza. Giovani, operai, cassintegrati, studenti, universitari, in mobilita’, e gente costretta a licenziarsi pur di averla ancora e uscire dalla tagliola Fornero, professori, tecnici, amministrativi, collaboratori, disoccupati, vigili del fuoco, donne, uomini per dire e gridare che “non ci siamo”. Una giornata colorata e parecchio, gelata per dire no, che cosi proprio non va.

Lungo il corteo amiche, amici, compagne, compagne…Turigliatto (Franco) in testa,  Airaudo  (Giorgio) e tantissima bella gente.

Il corteo, “fratello gemello” del primo maggio termina, meglio,  “sfocia” in  piazza San Carlo con un interessantissimo elenco di articoli della Costituzione e l’intervento della Camusso. Una parte del corteo da Piazza Castello prosegue verso via Pietro Micca per svoltare poi a destra verso il Comune. Da qui, svolta a sinistra  verso via Garibaldi fino a dividersi in due tronconi ulteriori…

Ps. Tra questo mare di gente ho potuto constatare che e’ partito ufficialmente il mantra “ci dobbiamo assolutamente vedere prima di Natale…combiniamo dai!”

Oramai la giornata è terminata. Si conta quanta gente ha aderito allo sciopero, quanti erano presenti in piazza e via dicendo…pero’ fa riflettere il fatto di aver cominciato la giornata con un caffè, tra le pieghe di un racconto, di una storia  e questa si è trasformata in realtà. Torino 12 dicembre 2014, Bar Casa del caffè, foto, Romano BorrelliPiazza San Carlo sembrava la piazza di altri tempi, di altri anni. Piena, partecipata, colorata, attenta. Ogni parola del comizio non sfuggiva e non doveva sfuggire. Quella parte del corteo, defilatasi, arriva a due passi dello stesso bar. E il cordone dei poliziotti, fermo, sotto l’arco,  riflesso  contro le vetrine del bar…uno sguardo reciproco e poi…ognuno per la propria strada…via Garibaldi il primo, il Comune il secondo…

Ora non resta che dire: è stata una bella giornata. Buonanotte Torino. Uno sguardo alla Mole e…un saluto alla piazza.Torino, 12 dicembre, piazza Castello e la Mole. Foto, Romano Borrelli

Dalla scuola. Ultime ore prima dell’ultima campanella.

DSC01078Tema. Foto, Romano Borrelli

Meno due giorni. O meno dieci ore, per coloro che (come gli studenti) conteranno  il tempo che ci separa dal suono dell’ultima campanella. Quella  che darà il via alle “danze” del dj “Kevin e co. nei vari cortili delle scuole, quella del rompete le righe, delle foto, e della foto, degli abbracci, dell’ arrivederci a settembre o chissà dove, delle promozioni e delle bocciature. Della pizza di classe o della cena prima della maturità.  Del giudizio in sospeso e dell’amore  sospeso “che durante le vacanze non si sa mai”.  Ore mancanti.  Quelle che separano la fine da un altro inizio.  Nel frattempo continua la “caccia” al tema, alla riflessione, all’interrogazione di recupero. A proposito. Divertenti le corse per i corridoi a cercare presso la bidelleria le ultime confezioni di “misericordina”. Un sollievo e un ultimo tentativo di speranza per i casi disperati. “Quante materie insufficienti hai?” La classica domanda. “Forse tre. In realta’ 4″. ” Speriamo bene, allora”. ” Si, si. Ma per caso tu hai la misericordina? Fra un’ora passo di mare”. Se non ci fosse stato Francesco sarebbe stata la stessa musica.   Ultimo tema “sulla classe”:  Quando manKi (con la K) tu e (senza accento) come se mancasse una parte di me“. Svolgimento. Non ora. Quando ti mancherà. Quando se ne sentirà la mancanza e un un pochino di nostalgia sara’ capace di attraversare tutto il corpo. Ora, presto per svolgerlo e viverlo. Quindi, desescriverlo e raccontarlo, questo sentimento. Una professoressa sulle scale, prima di imboccare la via dell’ uscita ha affermato:”Ho grande fiducia, terminata questa fase, di adolescenza, saranno uomini e donne di un grande spessore”. E forse il bello della scuola, in chi la fa, consiste proprio in questo: non conoscerne i tempi e i soggetti che raccoglieranno i frutti. Per ora restano le grandi sfide. Un tempo le calcolatrici andavano in gita per l’istituto, di classe in classe. Nelle ultime ore, prima dell’ultima campanella. Ora non più.  Ci pensa il pc. Di tanto in tanto, da qualche classe, porta aperta, una voce squillante, in ordine alfabetico, elenca, ad uno ad uno gli allievi. Viso davanti al pc, il professore assume veste notarile. Sono le medie. Anche se siamo in una scuola superiore. O di qua o di là. E abbina al cognome un numero, talvolta una virgola.  In altre classi “mucchietti” davanti alla cattedra. O di qua o di là, anche in questo caso. Zona cesarini. Per altri, quelli di quinta, gli ultimi ripassi o i primi argomenti da studiare. A proposito di maturità. Per alcuni di fede musulmana questa maturità conciderà con il loro digiuno. Sarà dura. In condizioni normali, prima dell’esame, la temperatura è già alta. Quindi un pensiero  doveroso ai tanti “momo” maturandi. Momo, studente maturando- Foto, Romano BorrelliPer ora, lasciamoli, tutti, “giocare” al toto titolo tema. (Pare già di leggere i giornali il giorno dopo della prima prova scritta, quando tutti i giornalisti saranno andati a ricercare “la maturità” dei personaggi famosi dei tempi andati. Ricordi infarciti di europei e mondiali di altre annate. Nella foto, “Momo” uno dei maturandi che ha l’abitudine di informarsi “quotidianamente”  leggendo La Stampa al fine di preparare con più accuratezza la maturità.

Primo sole che annuncia estate,  in mattinata. Primo temporale estivo nel pomeriggio. Un inizio, una fine. Erba tagliata e porte che si aprono alla libertà.  Poche ore e sarà tutto riposto  nello zaino. Tutto nel libro di  storia personale. Lezioni, campanelle, orari, bidellerie, professori, quaderni, libri e quel che rimane del libretto delle giustifiche. Pensieri. Questi no.  Resteranno. Non si vede l’ora che finisca il tutto  tranne accorgersi poi che mancherà  (con la c) qualcosa: mancheranno loro. Una parte fondamentale.  Il mondo della  scuola.

Chissà cosa resterà. Cosa restituirà quel mondo appena (intensamente) vissuto, partecipato. Come la riva restituisce al mare quando arriva.  Sulla sabbia resta  sempre qualcosa. Il resto è  mare aperto. Inevitabilmente, lentamente qualcosa tornerà.  Prima o poi. O forse quel qualcosa  è già presente.  Qualcosa tornerà. Magari restituita in forma diversa. Il tempo farà la sua parte. Intanto mancheranno i campanelli festosi delle bici gialle smaniose di entrare,  (“con la bicicletta in due senza mani”) le code al bar e le loro richieste pressanti alle povere bariste (e con educazione, a chiedere al bancone, superando tutti per paura che finiscano, le ultime scatole di misericordina.Ragazzi sempre “affamati” di cultura!), le fughe, i ritardi, le uscite anticipate… Ma faranno presto a ritornare, perché in fondo, i ragazzi, son sempre uguali.

Che fantastica storia e’ la vita!

???????????????????????????????

La scuola prestata alla politica

Una sezione di Torino. Ai seggi. Elezioni europee e regionali. 25 maggio 2014Torino. La Dora, la Biblioteca, la mongolfiera.La scuola prestata alla politica. Dalle parti della Dora, di scuole prestate alla politica se ne contano un po’. Fa un certo effetto vedere i corridoi, le aule, l’atrio, le scrivanie dei bidelli, “occupate” dal popolo sovrano elettore. In ogni sezione, al suo interno,  la suddivisione, con i cartelli vergati a mano. Elettori, elettrici. Banco per le donne, banco per gli uomini. L’alternanza. Registri, numeri. Uno scrutatore diligentemente controlla, verifica i numeri corrispondenti tra tessera e registro e sigla. Registri, che vagamente ricordano quelli della scuola,  sostituiti nel tempo, con quelli moderni, elettronici, talvolta non funzionanti.  Nelle sezioni, numero in   blu in bella vista, sull’uscio e all’entrata dell’edificio,  le lavagne, pulite con diligenza dai bidelli, sono ora trasformate in nomi “di cose”  e percentuali, puntualmente “attualizzati” durante la giornata di voto. Le cabine, tipo mare,  “spiaggiate” contro il muro, al fondo dell’aula, con le loro luci “volanti”, per quando si farà sera. Posizionate contro il muro luogo in cui quotidianamente prendono posto, da mesi, gli studenti arrivati prima, ad inizio anno scolastico per esserne gli ultimi.  All’epoca fu la prima corsa ad ostacoli: evitare il presidio dei bidelli. “In fondo”, dal fondo, si vede meglio. Forse, l’acustica è anche migliore. Cabine, tipo caselli. La uno, la due, la tre, la quattro. E via con l’immaginazione. A pensare queste aule piene di ragazze, ragazzi, mette un po’ di nostalgia. La presenza del “vigile” non è come quella del bidello, quando gli studenti  scattano in piedi non appena  bussa,  circolare in mano.  “Si esce prima?”. La domanda più in voga. Al mattino, l’appello, con qualche ritardatario che ci prova comunque ad eludere la sua sorveglianza  e contare sulla magnanimità del professore. Di tanto in tanto,  quando qualche professoressa ligia al proprio lavoro, solerte, si accorge che il registro elettronico non funziona “invia”  immediatamente qualche alunno a cercare il “signore” del pc. Ragazzo che puntualmente staziona sull’uscio dell’aula, forse in “attesa” che il pc “resusciti” o forse, perché, in “religioso silenzio” medita e cerca comprensione o complicità negli occhi di qualche compagno: “cosa, faccio? Ne approfitto e vado al bar?” Poche frazioni di secondo e senti dal lato opposto del corridoio “la puortaaaaaaaaaaa“, con l’eco mimato da studentesse e studenti che fanno il verso alla professoressa. Due, tre, cinque volte…….Una porta che diviene ventaglio nel suo “si chiude non si chiude”. E dopo vari tentativi, giunge il momento. Il ragazzo ha deciso. La classe anche. Cercherà il signore del pc e il modo per reperire il suo “panino quotidiano”. Il “tempo zero”, sarà per la prossima volta. Un’occasione per uscire, si troverà sempre. Anche nell’epoca delle lavagne elettroniche, il gesso lo si dovrà pur sempre rimediare, in uno di quei cassetti dei bravi e saggi bidelli. Gesso riposto e spezzettato all’interno della cassettiera, in un involucro da caramelle  “ricoperto”  da strati di  cibarie varie.  Da consumarsi al bisogno. Le ore sono lunghe e la fame è sempre da placare. Torino 25 maggio 2014. Ai seggi. Percentuali E all’interno della sezione, mentre sei in coda, carta di identità alla mano e scheda elettorale, ti accorgi di quante cibarie, come quelle della bidelleria sono posate su di un doppio banco, appositamente congiunto.  Sembrano i “regali di nozze” ricevuti” dalla sposa pronti per essere fotografati. Biscotti di ogni tipo, posizionati tipo “banco autogrill” su banchi della scuola, termos di ogni formato, con caffè, latte, cappuccino, thè, perché si sa, l’umidità è in agguato, “potrebbe piovere”, e le ore sono davvero parecchie.  E la fame incombe sempre, anche qua.  A proposito di termos. Ricordo una “bidella” (ma io vorrei chiamare questa categoria con il proprio nome omettendo bidello o bidella) che aveva con se sempre il termos di caffe alla sua portata, nei pressi dello sgabuzzino. E in tanti, quando la vedevano sorseggiare, ne chiedevano un “sorso”. La sua bontà, gentilezza premura è stata proverbiale e scritti per sempre nella memoria dei ragazzi. Anche questa, è stata relazione, al pari di quella professore-allievo. Anche questa, resterà. Per sempre.Torino 25 maggio 2014. Ai seggi. Il banchettoFino alle 23, la vedo dura. La chiusura dei seggi. Quello che colpisce in questa scuola prestata alla politica è che anche gli odori sono quasi identici a quelli che emanano i bar delle scuole. Di cibo.  Panini dai nomi più disparati e ragazzi al banco sempre più disperati.  Una ventata di odori e sapori che dal bar, velocemente salgono a raggiungere chiunque. Bidello compreso. Panini, pizzette, brioches tenuti in braccio  come un bambino da coccolare, da qualche allievo volenteroso, solidale con i compagni. Non si sa mai, tutto potrebbe terminare. Meglio pensare in anticipo. E così, mentre la “puoooooorataaaaaaa” si riapre e si richiude, insieme al rientro dell’allievo volenteroso fanno il loro ingresso odori e sapori, avvolti da carta stagnola. E mentre la professoressa spiega, il  rumore o meglio, i tintinnii di monete, in caduta libera dai banchi, involontariamente, naturalmente,  si “spargono”  e si liberano nell’aula. Poi, dopo la  semina di uno, la raccolta di tutti coloro che possono dando prova di forte solidarietà  nell’aiuto. Compito a cui partecipano  anche quelli seduti dalla parte opposta- Tutto per   la “processione” del cibo, o meglio, la sua distribuzione. A  P.  andrà questo, a G. quello, a M. quell’altro. Poveri professori. Poveri bidelli. Povera…pooortaaaaa! Quei due banchi sembrano  davvero un catering.  Intanto, dal corridoio, altre urla, “la puortaaaaaa” e capisci che, altri pc hanno subito un infortunio. Bisognerà richiamare il signore del pc. Dopo questi pensieri, lo scrutatore chiama, è giunto il momento. Passo vicino a quei due banchi, uniti congiuntamente. Le ore passate in quest’aula hanno conferito a quelle cibarie  rimaste o cominciate un che di vissuto.  Dopo aver riposto le due schede nell’urna, riprendo la carta di identità e la scheda elettorale, e mi ritrovo a pensare che davvero lavorare nella scuola è il lavoro più bello del mondo. Varco la porta e ‘istinto mi verrebbe da chiuderla. Uno scrutatore mi raggiunge dicendomi: “la puooooooooortaaaa“.

Il tramonto in una tazza

Una lettera che fa scuola e  che merita una pagina.

” E’ bello poter pensare che ognuno di noi abbia una missione nella vita ed io sono alla continua ricerca di segni propiziatori, come li hai definiti, che mi facciano capire chi sono e cosa posso fare. Qual è il mio posto nel mondo. Credo che la storia di Suor Lucia possa ispirare tutti quanti su molteplici aspetti, laici e/o religiosi: il ruolo FONDAMENTALE dell’insegnamento e della scuola nella società, l’Amore per i giovani, il rispetto e la coltivazione dei propri talenti, messi a disposizione degli altri, perchè dobbiamo sentirci parte di una società e portatori di un contributo al cambiamento. E poi, ricordarsi sempre che c’è quel vuoto incolmabile, che non ci fa bastare a noi stessi e che dobbiamo riempire di spiritualità. Qualsiasi altro espediente risulterebbe illusorio e fallace. “

DSC00574
Torino. Piazza Vittorio (pubblicità Generali). marzo 2014.

E’ una delle tante considerazioni arrivatemi via mail. Una bella lettera, degna di una L 28.  Non si commenta, perché contiene tutto. Una di quei pensieri che meriterebbero di portarle ” un tramonto in una tazza”.

 

Si, la storia di suor Lucia, mi è piaciuta, come mi era piaciuta quella di Torre Giuseppe, (con gli auguri per i suoi 98 da parte di Fassino, e quindi della città di Torino) di Corapi Antonio, di Angela la partigiana.……e altre ancora. Provare ad ascoltare le storie e lasciarti coinvolgere. Tante storie, tanta realtà, a volte complessa. Come quando misi un articolo contenente  le istruzioni per la richiesta dei sussidi di disoccupazione. Mai avrei pensato di ricevere tantissime mail con situazioni davvero complicate. Storie di persone.

L’amore per i giovani…Sul comodino “riposa” un libro, anzi a dire il vero, ne riposano due. L’infinito viaggiare, di Claudio MagrisLettera al padre, di Kafka.

Il primo è quello a cui sono affezionato. Forse per una questione di maturità, di tema, di scuola, di ragazzi che si apprestano a compiere gli ultimi viaggi, a scuola, dopo cinque anni.  Libro che ha viaggiato con me e continua a viaggiare. Spesso.  Insieme abbiamo conosciuto la bellezza del viaggio in tutte le condizioni atmosferiche: caldo, freddo, aria condizionata, a volte il gelo, treni, scompartimenti, sale d’attesa, passeggeri, mare, spiagge, ombrelloni, Sud, albe e tramonti, notti, mare, Alpi, e albe. E tanta  grande bellezza. A volte ha avuto un posto tutto suo, nello scompartimento, come un passeggero a tutti gli effetti. Non poteva certo “accomodarsi” sul semplice tavolino. No. aveva bisogno di altro. Una volta comprato e iniziato a legge  viaggia,  e stabilisce un patto, con il lettore. Forse di essere guardato, letto e capito. Pagina dopo pagina, giorno dopo giorno. E’ un bel libro.  E poi, diciamoci la verità: quando gli occhi si posano sopra il titolo, provi un misto di gelosia ma anche di felicità. Una grande bellezza, va scrutata. Con discrezione. Con alcuni capitoli dell’intero corpo della lettera davvero interessanti. Il libro, quello, che è stato  anche di una maturità. Quella dello scorso anno. Nella scuola, forse, qualcuno avrà cominciato a contare quanti giorni mancano. Alla sua conclusione.  Per altri, son sicuro, non è così. Dalle cronache cittadine, intanto, scopri anche spaccati di realtà piacevoli, come chi rinuncia alla gita per dedicare qualche giorno al volontariato o chi va a portare letteratura e poesia a chi vive la sofferenza del carcere.

Tornando alla lettera, invece,   dice tanto; di amore per la  scuola e giovani.  Quando la campanella suona e i ragazzi entrano a scuola o consumano i loro intervalli o escono, insieme al loro carico di studio e di libri, bhè, trasportano anche tutta la loro la grande bellezza:  la vita. Insegnamenti, stili di vita, educazione e non soltanto,  nozioni. Portano con loro valori e chi li ha instillati. Educatori, insegnanti.   (anche se a volte, l’esuberanza…diventa tanta, questo, onestamente, bisogna ricordarlo). Ecco perché a mio modo di vedere i ragazzi insieme alla scuola sono la “grande bellezza“. Portano “orme” all’interno delle quali si sono inseriti. Ognuno ne ha una propria, da migliorare, come tutti, del resto.

DSCN3337
Spiaggia. Salento. Tramonto. Tra Porto Cesareo e Torre Lapillo (Lecce). Estate 2013

Chi pane e politica, chi una primavera, chi una tazza con dentro un tramonto e chi nella tazza vorrebbe vederlo, il tramonto; chi corre e chi rincorre amore e amori, chi li giudica impossibili e chi fa il tifo per le cose impossibili;  chi il lavoro, saltuario, e chi pensa continuamente al lavoro e non in maniera saltuaria, chi concentrato al recupero per una maturità e chi la scoprirà, forse, quando tutto sarà finito senza rendersi conto che poteva essere più di un passeggero in questa grande bellezza che si chiama scuola.

La campana suona. Con in testa la maturità e in testa di tanti “Iolavoro”, un’occasione, a Torino, per lasciare un curriculum e sperare nella sorte. Quando un biglietto, anzi, un curriculum, puo’ cambiarti la vita. Un tentativo di togliersi il gesso di dosso in una scuola ingessata.

 

 

 

Torino: capitale del libro

DSCN3116

Ehiiiii!” che cielo, sopra Torino. Un amico sostiene che era da novembre che non si vedeva un maggio così. Pioggia novembrina. Un’astronave verde  sembra appena atterrata in Piazza Castello. Persone con ombrelli,  incuranti di questo diluvio, diretti verso la metropolitana, destinazione Salone del libro. E collegare, là, quello che si sa. E quello che si sa, con quello che si fa.  Con tanto cuore. Ehiiii! Ma Fonzie, è  davvero al salone del libro? O in qualche ricordo di ex adolescente. Un mare di gente a ciondolare tra gli stand. Guardare, osservare e ciondolare. E ciondolare, stanca. Alzare gli occhi al cielo e pensare che, basta poco, per avere quel cielo con noi, nel cuore. Nella settimana del libro, del salone, “dove osano le idee”, nonostante l’editoria accusi il colpo e la coda per accedere al salone, (dicono e scrivono sia chilometrica), mi appresto a concludere il bellissimo libro, vincente, nel finale, “Pronti a tutte le partenze” (per tutti i protagonisti,  come per tutte le persone che sanno puntare i piedi).
“Perché dolore è piu dolor, se tace” (Pascoli). Ma le lotte, il senso del sacrificio, contestualizzati nel libro, alla lunga, pagano. Ed è bello, consolatorio, come una carezza ricevuta da bambino, averne  terminato la lettura sapendo che, nello stesso istante, altri, metalmeccanici, portano in piazza, e la gridano,  la propria disperazione, la rabbia, il senso di di giustizia, un posto di lavoro, dopo anni di “spremiture” gratis a vantaggio della finanza. Manifestazione,quella di Roma, della Fiom, svolta anche per me, anche in mio nome. Lottare.   L’importante è “non sentirsi come una tartaruga girata sul dorso”. Inevitabile non pensare a quanto faticoso sia  trovare il giusto posto, o il posto giusto. E trovare la forza e la speranza di incidere nella situazione e modificarla. “…chi era stato ad abbattermi  fino a diventare estraneo a me stesso, a togliermi il lavoro, la speranza che domani sapro’ come guadagnarmi da vivere, a togliermi dalla testa la convinzione che pur nel precariato la mia situazione migliorerà? Chi era stato? E quanta colpa avevo io per averglielo lasciato fare? Non mi sapevo rispondere. Sapevo solo di voler tornare a casa” (“Pronti a tutte le partenze”, Marco Balzano, Sellerio editore).
 
Milano, un appartamento, condiviso, da quattro persone provenienti da mondi diversi, in cerca di un posto, nel lavoro, nella società, negli affetti. Tutti precari, tempo determinato. Professori, muratori, camerieri. Perchè, si sa, due camerieri “in nero posso tenerli”, sostiene il titolare di uno dei quattro. Ma non andiamo troppo lontano, se nella scuola, luogo di azzaremento delle differenze, per gli studenti, ci si dimentica dei lavoratori. “Two is meglio che one”, sarebbe lo slogan che si addice meglio. Due precari, meglio di un fisso. E ripenso a come quest’anno, davvero, scandalosamente non sia partita una che una assunzione da parte del Ministero dell’istruzione, che davvero, “distrugge” ogni possibile partenza. Ma torniamo al libro, “Pronti a tutte le partenze”  al significato del suo titolo e al suo contenuto.Partenze, trolley sempre pronti. Per lavoro, per bisogno, per un dottorato, in un altro Paese, diverso dall’Italia, che ha poco da offrire, se non contratti a termine, a chiamata, dalle scuole. In un Paese dove la disoccupazione giovanile viaggia verso il 40%  e dove per i precari ammalarsi è diventato davvero un lusso. Stando ben attenti a non ammalarsi, altrimenti, son dolori. Chi è a conoscenza ad esempio che un insegnante chimato come supplente, da una scuola, nel caso si dovesse ammalare è pagato al 50%? NOn è forse un pricipio lesivo della dignità? Discriminazione? Chi ha firmato questa clausola? Non erano già sufficienti quelle esistenti che limitavano già di molto?  Partenze, per un gesto di solidarietà nei confronti di chi lotta da un’impalcatura gridando: “Assunzione, assunzione”. E la storia  pare ricordare la lotta dei ferrovieri della Centrale di Milano. Gesto di amicizia, quello di partire, e dire “sono con te”; gesto di solidarietà che merita certamente un viaggio aereo per essere uniti nella lotta. E dopo la testimonianza, il ritorno. Solidarietà, amicizia, sentimento, empatia. Qualcosa che lega i protagonsiti che hanno scritto un pezzo della propria esistenza condividendo lo stesso appartemento e sperimentando nuovi ruoli: pulizia, spesa, cucinare…il muratore, come il cameriere, il professore. La precarietà. E i valori sono piu’ forti. Si viaggia per loro e con loro. Partenze, in solitudine, un aereo, un treno, magari, con la luce di stazioni che ci passano velocemente accanto, che ci impediscono di prendere sonno, o solo per la voglia di rimanere svegli, stringeno al petto valori, per non farceli rubare.  Tanta fatica ma anche tanta voglia di vivere. E la voglia di cambiare, anche quando non si ha molto. Ma se si ha un cielo in tasca, e nel cuore, vuol dire che si ha davvero tutto. E pensare così ad un altro ritorno. Con un biglietto in tasca, diverso da quello aereo. Uno di quei biglietti che puo’ cambiare la vita. Con il ruolo in tasca. E l’amore, questa volta, quello vero, da vivere.
 
La lettura del libro, e del suo epilogo finale. A volte basta poco, un biglietto, per avere il cielo nel cuore.  E ricordarsi di qualcuno, quando lo ritroviamo tra le pieghe di una giacca, di una tasca, nel cuore. Magari col ricordo di Tiziano Terzani. ” E ricordati, io ci sarò. Ci sarò su nell’aria. Allora ogni tanto, se vuoi parlare, mettiti da una parte, chiudi gli occhi e cercami. Ci si parla, ma non con il linguaggio delle parole, ci si parla con i silenzi.”
 
La lettura del libro, che è uno spaccato di questa Italia, arriva ancora una volta nel momento in cui, per la disperazione, per la crisi, e per la crisi di non farcela, molti si lasciano andare. Un pensiero a tutte queste persone e ai loro famigliari.

Contare per non essere contati

E così, anche le due ultime “strisciate” di badge sono andate. Un orologio elettronico, a ridosso della nuova stazione ferroviara, segna le 6.10. Quello scheletro di vetro e acciaio sembra crescere di ora in ora, così rifletto prima  che  la pancia della metro e del sottopasso mi inghiotta, ancora una  volta in questo giro di provincia. Davvero strano questo giro, anzi, questi giri, che ricordano un nuovo colonialismo, un capitalismo dalle fattezze nuove. Già, non si commerciano piu’ cose ma istruzione, cure, accoglienza, vigilanza, attenzione ai diversamente abili. Ogni anno, sempre un nuovo “giro”. Posti di lavoro che continuamente risultano scoperti e continuamente si riempiono, con visi, volti nuovi. Ogni anno. Come un ritmo. Quali diritti posso accampare in questo nuovo “colonialismo”? Posto di lavoro, precario, come tanti altri: professori e ata, a migliaia, dove restiamo “giovani” pur invecchiando ogni anno. Un ossimoro. E restando giovani, ma invecchiando, continuiamo a pagare la crisi che altri hanno innescato. Mille miliardi persi dal sistema bancario europeo tra il 2007 ed il 2010. Chi ne paga il conto? Il contribuente europeo, italiano. Servizi ridotti, welfare ridotto, retribuzioni bloccate.  E la manovra economica certo non aiuta, così come non aiutano le critiche all’articolo tre della Costituzione. “Rimuovere gli ostacoli…..”già….e qualcuno critica quell’articolo. Rendiamolo effettivo piuttosto. Introduciamo delle compensazioni a chi, precario, continuamente sostiene costi di trasporto, mutando, annualmente posto di lavoro, scuola. Introduciamo degli sconti, delle tessere gratuite di trasporto, almeno per il treno,per chi lavora nello stato e subisce anni e anni di precariato. Introduciamo forme di compensazione, tipo buoni basto, dal momento che chi lavora nella scuola ne è escluso e non ne fruisce, diversamente da altri lavoratori;  eppure  buona parte del proprio tempo, della giornata viene trascorsa sul posto di lavoro. Introduciamo delle compensazioni, dal momento che viviamo in un posto, senza utilizzarne i servizi, ma lavoriamo in un’altra cittadina. Non facciamoci criticare ingiustamente ma chiediamo almeno uno sforzo “empatico”. Si sostiene spesso che la società è cambiata, e la scuola anche, e quindi le competenze richieste sono mutevoli. Chiediamo corsi di aggiornamento che ci facciano percepire la realtà odierna, con le mille difficoltà dei ragazzi. Chiediamo che ci vengano forniti corsi attinenti al mondo della disabilità, per una perfetta integrazione dei ragazzi e dei lavoratori. Chiediamo piu’ partecipazione, ad ogni livello. Chiediamo di essere coinvolti in ogni processo decisionale. A partire dalle piccole decisioni. Chiediamo che la leva fiscale faccia il suo corso per una corretta redistribuzione delle risorse in un Paese che vede continuamente incrementare le disuguaglianze. Chiediamo una retribuzione piu’ dignitosa. Chiediamolo ora, diamogli conseguenza all’atto del voto. A questo pensavo, nel momento in cui “strisciavo” per l’ultima volta, in quel posto di lavoro, il badge. Con la speranza di poter contare e non essere ancora una volta contato  e relegato nell’immenso serbatoio della precarietà. Un anno davvero pesante, sotto tanti punti di vista. Non lo auguro davvero a chi sostiente che i precari sono la parte peggiore dell’Italia.

Unica cosa positiva, quest’anno, i treni. Almeno quelli utilizzati dal sottoscritto, sempre puntuali.

Indisponibili

A Torino è cominciato l’autunno. Caldo? Non si sa. Minuscole goccioline, di tanto in tanto, ci bagnavano. Torino, una città con circa 76 mila studenti e con 12.400 borse di studio erogate nell’anno accademico (con un importo da 2mila a 4.500 euro l’anno: borse ora a rischio?). In Piazza Arbarello, luogo storico per le partenze delle manifestazioni studentesche, sono già in tantissime e tantissimi per la manifestazione indetta dalla Rete degli Studenti, per dire no. Studenti e lavoratori della scuola, insieme, per dire no “alle politiche della scuola del governo”. Un’ora di sciopero, invece, promosso dalla Flc-Cgil e un’intera giornata promossa da Unicobas. Chiedo a Igor Piotto, Segretario Provinciale Flc di Torino, perchè un’ora soltanto. “Abbiamo programmato pacchetti di sciopero da un’ora cadenzati ogni 15-20 giorni, per tenere alta alta la mobilitazione. Nelle precedenti assemblee non vi è stata un’ attenzione alta per uno sciopero da indire per un’intera giornata,e questo sicuramente spiegabile con la crisi economica e la conseguente perdita di salario che dallo sciopero deriverebbe. Penso che con oggi si sia aperta una possibilità. Esiste un movimento in piazza e noi ragioneremo su questo. Se cambia il contesto nelle assemblee, noi siamo pronti. Il problema, ripeto, è di capire se vi è un movimento. E cosa ci chiedono i lavoratori nelle assemblee”. E la crisi economica, in città, picchia duro. Un mercato del lavoro che ondeggia sulla e nella crisi: diminuiscono gli avviamenti, aumentano i contratti precari, diminuiscono anche le famiglie che ricorrono “alla badante”. E nella crisi chiedo al professor di sociologia del lavoro, Luciano Gallino, se, negli ultimi mesi, qualcosa è cambiato, magari con un approccio diverso. Magari ipotizzando una riappropriazione del nostro futuro. “Rispetto ad un po’ di mesi fa, esiste un sintomo in piu’ che consiste nella partecipazione. Le varie facce della crisi spingono le diverse parti e componenti di lavoratori e studenti a trovare un accordo. Alla fine degli anni ‘70 l’ideologia legava il movimento; vi era una sorta di rappresentazione della necessità di cambiare, di “sbloccare la società”, come sostenevano i tedeschi. La crisi in atto è davvero forte; potrebbe avere sviluppi, imprevisti, sia a destra, sia a sinistra. Ricordiamoci della crisi degli anni ‘30. In ogni caso, ripeto, rispetto ad alcuni mesi fa, vi è piu’ partecipazione”. Personalmente ho optato per lo sciopero di sei ore. Pensando ad Ilaria studentessa di scienze politiche, specialistica, a Torino, che vorrebbe “vivessimo in un mondo migliore”. Con il sogno di un futuro, ma sembra che ci stiano lentamente togliendo perfino la capacità di sognare; ad Alberto, studente lavoratore di Scienze Politiche, lavoratore presso un grande centro commerciale, (“tasse universitarie elevate”)che non saprà se e quali corsi seguire, ai fratelli gemelli, Simone e Mattia Ciabattoni, bravi, meritevoli, ma forse, senza borsa di studio? Pensando a chi mi chiede di scrivere per denunciare con la penna, o la tastiera,una ingiustizia, perchè scritti nel nome della Pace.

Si fa un gran parlare di banchi sponsorizzati da privati e pubblicità che entra nelle scuole. Ma di loro, cioè delle persone che ho visto durante la manifestazione e ricordato ora? Del loro futuro? Oggi, e sempre, con voi, domani, con la Fiom, con Barbara e gli amici della Skf. Poi, voi con noi, perchè in ogni scuola, potrebbe nascondersi una Pomigliano.

Movimentiamoci”, con lo spirito di Genova.

Keepsake

Piove su Torino. Cerco velocemente un riparo. I portici offrono un “ombrello”Portici di carta permanente, in queste occasioni. La settima scorsa, nell’identico posto, si è “consumata” la quarta edizione di “”, circa due chilometri di libri esposti e un “fiume” di potenziali lettori e altrettanti curiosi. Una sorta di salone del libro, all’aperto. Anche quest’anno, come per le altre edizioni, ho “buttato l’occhio” su questa interessante manifestazione. Settembre, mese in cui si ricorda Vittorio Foa, che il 18 corrente avrebbe compiuto cento anni. E anche grazie a Vittorio Foa si possono ricordare riannodare i fili della memoria con  l’assemblea costituente, l’Italia che riscopre la democrazia, l’antifascismo. Settembre, altri grandi personaggi da ricordare: Italo Calvino, a 25 anni dalla sua scomparsa, e, un altro grande da ricordare Alberto Moravia. Iniziativa, quella dei Portici di Carta, interessante, capace di suscitare riflessioni. Sollevo gli occhi al cielo e il tempo non promette nulla di buono. Accantono così quei ricordi. Comincia a piovere. Per poco. Il cielo pare smettere di piangere e qualcuno intravede un arcobaleno. Fatto strano, di questi tempi, così cupi. Così tristi. Il tempo mi rimanda al barometro. “Che tempo che fa“? Viviamo nel terzo autunno di crisi finanziaria, con un saldo ipotizzato, fra assunti e licenziati, (per quest’anno), negativo: quasi duecentomila posti di lavoro “andati in fumo” (178.390). Uno “spicchio” di pomeriggio sotto la pioggia; pomeriggio che appartiene ad un torrido autunno scolastico dove migliaia di insegnanti precari e tantissimi Ata scendono in piazza, perchè, a detta di alcuni esponenti di questo Governo, “politicamente strumentalizzati“. Professori e Ata senza un “becco di un quattrino”, colpevoli di aver perso, per colpe altrui, appuntamenti con il futuro. Alcuni giorni fa si sosteneva che il reddito reale disponibile per abitante si attestava, nel periodo 2003-2007, sui 15 mila euro. Oggi, penso sia molto meno. Neanche sui 14.500; ancora meno. Credo. Molto meno. Una giornata, o meglio, giornate senza Profumo intorno. Ma quanto ve ne è stato…con che valore!!!!Paradossale che vi sia una differenza così. Come si vede, la “lotta di classe” non puo’ essere terminata. Non si puo’ chiedere di “fare le cose insieme”, per sette volte, come esponenti di Confindustria chiedono, quando si socializzano le perdite e si privatizzano i profitti. Eppure, i lavoratori della scuola, corrono serie possibilità di non vedere l’accredito del proprio stipendio nei tempi usuali. Altro che milioni di euro. Stiamo parlando di mille, lo stretto necessario per non sopravvivere. Già,perchè quando si cambia scuola,  scelta “voluta fortemente” (si fa per dire) dai “politicamente strumentalizzati che osano scendere in piazza”, la registrazione del contratto, nella nuova scuola, avviene presumibilmente in ritardo, o, magari per “colpe del sistema informatico”, per cui, se hai la sfortuna di incappare in quel ritardo di registrazione, bhe, il cassiere, ora senza Profumo, (ma anche prima di quello), sicuramente potrebbe rispondere: “No bonifico, no Party“. E il bonifico, anzicchè arrivare il 23 del mese, come consueto, arriverà chissà quando. Davvero questo capitalismo è incompatibile non solo con la democrazia ma anche con la vita. Torno velocemente verso casa, ma ricomincia a piovere. Recupero la scala mobile della metropolitana. Una scala mobile in discesa, come succede per i lavoratori della scuola. Sempre piu’ al buio. Povera scuola, scuola povera, poveri noi. Certo, qualcuno potrebbe ricordarci Flaiano:“la situazione è grave ma non seria”. Serve non solo un dibattito in Parlamento. Occorre una mobilitazione. Occorre una fortissima partecipazione allo sciopero che verrà.