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Tra finzione e realta’

30 4 2016.Torino. Cidi.foto Romano BorrelliIl mese volge al termine. Si volta pagina. Si chiude e si accosta. Lentamente. Gli oratori della conferenza “La cultura cinematografica e il curricolo scolastico” parlano a braccio e snocciolano dati, date e film. Sono bravissimi. Ho fatto benissimo a recarmi qui. Bella gente e interventi di 5 grandi oratori. Film. Segni particolari:  belli. “Riso amaro”, “Roma citta’ aperta”, “Grande guerra”, Danton”, “E la nave va”, Aldo dice 26 per uno”…mi distraggo. I film, una frangia e una “scheggia” di un ricordo dell’ultimo tango. A Parigi. Non ne so molto in questo campo. Ma neanche di filosofia. Devo sforzarmi….Invece la penna segue la fantasia che tra vero immaginario ed estetica si perde scegliendo quest’ultima. Volgo lo sguardo a sinistra. Mi colpisce una ragazza dai capelli rossi. Frangetta. Ecco. Avra’ trent’anni. Forse. La matita vorrebbe  “schizzare” sul foglio bianco. Ma e’ una biro.Tratto.”Taaac”, scrivo. Mi sento un po’ artista e un po’ fanciullo, per un mo.ento, come i filosofi sempre. Lei prende appunti. E io pure. Su di lei. Mi esercito nella “descrizione del personaggio”.  E’ mancina e ha un grosso anello infilato nel dito medio. Si, medio!!. Ha un modo particolare di tenere la biro. Pollice e indice si toccano e la parte terminale della biro scompare. Polarizzo l’attenzione e muovo lentamente la “telecamera” dell’occhio. Di tanto in tanto quando smette di prendere appunti posa il pugno sulla guancia sinistra. Ha una camicetta chiara e i colletti di questa che sembrano due alette di un aereo pronto per il decollo. Il suo corpo, una pista. Indossa un golfino blu sopra la camicetta e sopra tutto una bellissima frangetta, come accennavo in precedenza. I capelli sono raccolti. Muove le labbra inferiori e cosi facendo si disegna un tratto sul suo viso. Ha dei bellissimi lineamenti. Un naso ben fatto che sorregge gli occhiali. Rossicci anche loro. Di tanto in tanto la lingua inumidisce le labbra. L’ambiente e’ secco. Poi china il capo sul blocco e riprende a scrivere. Ha un paio di jeans con una riga laterale e degli stivaletti. Questo dopo. Perche’? Perche’ nel suo prima riesco a immaginarmela nera o bruna. Perche’ prima avra’ avuto i capelli neri, con la solita frangetta, due occhi neri, malinconici o tristi, un bel nasino. Ma oltre che essere prima e’ anche davanti di una fila. E questo e’ prima.Gia’ perche’ le due ragazze hanno tratti simili e sembra un deja’…”visto”. Ma secondo me e’ la stessa ragazza frutto della fantasia. Un movimento sul banco degli oratori ci informa dice che e’ l’ora dei gruppi di lavoro. Cinque. Prima delle disposizioni mi sveglia l’intervento di un relatore che ci illumina :”in classe noi prof.siamo dei dj. La classe e’ la pista, la discoteca. Noi mixiamo. Siamo strati di cultura che ci rende flessibile”. A questo punto ci alziamo. Muobiamo le sefie e ci raccogliamo in una mano per cinque. Seguo con la coda dell’occhio la rossa e la nera: si rassomigliano molto. Il dopo e il prima. Ma e’ sempre lei. O e’ finzione cinematografica. O solo l’estetica, un ricordo. Bello. Buon primo maggio per domani.

ps. Insomma…come dire…un po’ giocattolo e un po’ giocatore…un po’ come per i filosofi un po’ artisti e un po’ fanciulli. E il gioco si sa e’ alla base di tutto.Il gioco, il cortile, l’oratorio…Eraclito diceva che il tempo e’ un fanciullo che gioca ai dadi col mondo. Ho voglia di vedermi “l’ultimo tango a Parigi”. E ballare quindi. O giocare. Il che forse e’ lo stesso.

 

Che dolcezza… la poesia

DSC02258 (2)Non possiede puntine, ma resiste. Lavagna come bacheca di un giorno, talvolta di un’ora soltanto. Alcune  preposizioni semplici la tengono “fissata” al muro: “di”, “in”, “con”.  Per anni. “Bacheca” di classe, bacheca in classe, bacheca con classe.  Libero lo svolgimento sul perché. Il suo contenuto, spesso è per sempre anche se un colpo di spugna, apparentemente, lo porterà via, nel giro di pochi istanti.

Quotidianamente, queste bacheche temporanea, meglio conosciuti come lavagne, sono ripulite con accuratezza, senza aloni, dagli operatori scolastici, comunemente noti come bidelli o, talvolta, “confessori”. Ultimo suono di campanella e vaschetta alla mano, sono le prime, normalmente, a fare il bagno, dopo aver vestito e rivestito di sapere e di saperi almeno una ventina di ragazz*, al giorno. “Pagine di bordo” di un “viaggio” quotidiano,  girate e rigirate, da professori, insegnanti di vita. Prof. che scrivono, leggono, intonano. Studenti, interpretano, interpreteranno, rileggeranno, durante un altro viaggio. Pagine che viaggeranno, si contamineranno e andranno a contaminare altre pagine di viaggiatori, più grandi, più piccoli, stranieri della stessa scuola ma di classe diversa, magari in gita o magari tra un giro di macchinetta (del caffè) e l’altro. O ancora, di scuole diverse, di città diverse…….Quanta poesia, davvero, circola, nel “breve giro di posta”, tra un cambio e l’altro, una campana e l’altra. Ma solo apparentemente. Una poesia, è per sempre.(Mi piace sempre ricordare il tema di maturita’, il viaggio, il senso del viaggio, di Magris. Ultimamente le pagine di un altro viaggio e la solitarieta’, “Io viaggio, da sol*). Ogni poesia, un sogno, una fantasia…amore. Poesia da far vibrare il cuore. Poesia che li regge fa viveree sopravvivere. Poesia e sogni. In un colpo, solo, scrittura che “non muore” (dai, la prossima volta vedremo le aste, il tondo, il pieno, il manico, la curva e tanto…corsivo. E magari  un “Infinito” insieme al “Tramonto, in una tazza”  e insieme “L’infinito viaggiare” (Claudio Magris). “E tu ai sogni ci credi?”Torino 25 novembre 2014, piazza San Carlo, CioccolaTo', foto, Romano Borrelli (2) Già. Sogni. Dolci. Dolci sogni. Di tanto in tanto, fa piacere, coccolarsi, tra una poesia e l’altra. E forse, in questo periodo, Torino è l’ideale, per gustare la dolcezza di una poesia nel modo più adatto. Pazienza per le calorie, almeno se ne ricava la metrica. Un po’ di panna, una sdraioTorino 25 novembre 2014, piazza San Carlo, CioccolaTo', foto, Romano Borrelli e …tanta …”buona” lettura. Un po’ di fantasia e siamo al mare. La fantasia è Centrale. Torino 25 novembre 2014. Piazza San Carlo, stand Centrale del Latte. Foto, Romano BorrelliDalla piazza di CioccolaTo’, un salto in piazza Castello. Una “navetta” personale, come capita per le leggi. Non da una piazza all’altra (quasi quasi, pero’) ma da una Camera all’altra. Torino 25 novembre 2014, piazza Castello, foto, Romano Borrelli (3)Su questa piazza, Castello,  operai al lavoro per l’albero di Natale.Torino 25 novembre 2014, Piazza Castello, foto, Romano BorrelliOperai al lavoro….Lavoro, attento, meticoloso…Torino 25 novembre 2014, piazza Castello, foto, Romano Borrelli (2)